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Er Calippo e ‘na bira, armi di distrazione di massa! ;-)

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Tutto ebbe inizio quando Nicola Veschi, un giornalista di SkyTg24 iniziò a fare delle interviste in una spiaggia di Ostia, presso Roma, per uno di quei classici “servizi estivi “ che passano nei telegiornali della nostra televisione: vi divertite in spiaggia? Che cosa fate per proteggervi dal caldo? Che alimentazione mantenete durante le giornate trascorse al sole? Insomma, il classico servizio vacanziero spensierato.

Tre le intervistate c’erano anche due ragazzine che con un marcato accento romano raccontavano la loro giornata sul litorale laziale. In un primo momento questa intervista non è andata in onda, forse perché non ritenuta rilevante oppure proprio per via dell’intercalare buffo romanesco. Ma le dinamiche della comunicazione che si innescano su Internet sono spesso imprevedibili e a volte “perverse”, tanto da far diventare le due amiche due vere star involontarie (QUI). Le ragazze, infatti, stanno spopolando su YouTube con milioni di accessi e per di più una frase della loro intervita, “Er Calippo e ‘na bira”, rischia di diventare il tormentone dell’estate 2010 (alcuni Dj hanno già remixato le parole delle due ragazze aggiungendovi della musica che andrà in tutte le discoteche dell’estate).

Ma com’è successo tutto ciò? Semplicemente il video che il giornalista di Sky aveva scartato per il suo servizio è stato caricato ugualmente sul portale dell’emittente televisiva. Da qui è stato ripreso dai comici del “Trio Medusa” che conducono su Radio Deejay una trasmissione irriverente proprio su tormentoni e gag. Il video delle due giovani è stato sottotitolato con un linguaggio forbito – proprio per sottolineare ancora di più il loro accento “coatto” (come dicono a Roma) – ed è finito su YouTube, dove ha avuto un successo dirompente. Il resto l’hanno fatto gli altri siti Web e i social media che hanno ripreso il video, ma anche i vari TG nazionali in caccia anch’essi di notizie frivole e leggere per l’estate.

Fin qui i fatti. Facciamo adesso qualche considerazione in più. Rilevando come ancora una volta i meccanismi di diffusione che seguono le notizie sul Web siano completamente liberi e spesso imponderabili (con forme di diffusione che potremmo definire “virali”), andiamo oltre all’episodio in sé. Questa volta – inaspettatamente – una lezione ci arriva da Enrico Vanzina, uno dei famosi registi dei tanto vituperati film di Natale.

Intervistato sul Corriere della Sera sulla possibilità di far recitare le due ragazze in uno dei “cinepanettoni” da lui realizzati, Vanzina senza mezzi termini ha dichiarato che Debora e Romina (questi i nomi delle due star mediatiche del momento) “non mi fanno ridere”. Continua il regista: “Sono carine, tenere, ma la loro performance non è buffa, non è spiritosa. L’ironia romana è un’altra cosa. Si tratta di un fenomeno del Web che fa ridere due sole categorie di persone: gli italiani che provano gusto a credere che tutti i romani siano come le due ragazzine e tutti i romani che si riconoscono in loro che appartengono a un mondo, che vivono in un mondo per molti versi sconosciuto, distante, ma che pure c’è, esiste in questa città e che è vuoto, senza eroi e senza modelli. Sono i romani del Grande fratello, dei reality”.

Le due ragazzine naturalmente non c’entrano nulla in tutto questo, erano semplicemente due amiche al mare come tanti altri giovani che si incontrano in tutte le spiagge italiane. Solo che per via dei meccanismi virali di diffusione delle informazioni nel Web e dell’interscambio tra media tradizionali e Internet, la loro popolarità oggi è tale da non escludere che a breve le vedremo in un reality o in qualche programma in veste di opinioniste. Per di più che in questo momento vengono intervitati da tutti i media e tutti ne parlano.

Ma del resto, in un’estate dove c’è solo voglia di divertirsi e di non pensare, mettendo da parte le riflessioni sociologiche sulla cultura e sul mondo dell’informazione (QUI), “er Calippo e ‘na bira” possono essere ottime armi di distrazione di massa! ;-)

In Iran continuano le proteste, ma dal G8 solo generiche condanne. Si pensa già alle vacanze!

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iran-proteste-università

Mentre il G8 sta finendo, in Iran – dopo giorni di tranquillità (forse solo apparente perché l’informazione viene censurata) – ieri sono scoppiate nuovamente le proteste (QUI). A Teheran, è stata organizzata una manifestazione in coincidenza dell’anniversario della rivolta studentesca del 1999, ma naturalmente il vero obiettivo erano i  controversi risultati elettorali dello scorso 12 giugno.

Ricordiamo che le precedenti manifestazioni avevano portato ai più grandi raduni di protesta nella storia della repubblica islamica iraniana con un bilancio di almeno 20 morti (tra cui la giovane Neda) dovuti alla dura e violenta repressione da parte del Governo. Anche questa volta il bilancio è tragico tra morti, feriti e numero degli arresti (QUI).

E la situazione continua ad essere tesa anche oggi: le forze antisommossa sono state schierate nei pressi dell’Università e in altri luoghi della città, il servizio di messaggi SMS – che da qualche giorno era stato ripristinato – è stato nuovamente interrotto per impedire i contatti fra i contestatori, la censura su Internet si è fatta ancora più pesante.

Ma perché i grandi della terra riuniti a L’Aquila non prendono una posizione netta, chiara e ferma contro Ahmadinejad, la repressione e la censura?

Gli otto grandi ricordano che continuano ad essere seriamente preoccupati per gli eventi in Iran, deplorano le violenze post-elettorali, condannano il presidente iraniano perché nega l’Olocausto. Ma nel concreto?

Nel concreto la questione è stata rimandata a dopo le vacanze estive (QUI e QUI). Ancora una volta il G8 si rivela per quello che è: una riunione d’affari tra illustri personaggi politici nella quale ciascuno cerca di portare il più possibile acqua al proprio mulino.

Evidentemente per Obama (USA), Taro Aso (Giappone), Merkel (Germania), Brown (Regno Unito), Sarkozy (Francia), Medvedev (Russia), Harper (Canada) e Berlusconi al momento le priorità sono ben altre.

D’altra parte, Medvedev ha fatto sapere che la repressione degli oppositori di Ahmadinejad è solo una questione interna sulla quale non intende sia necessario intervenire; Obama si è detto più preoccupato per la questione nucleare in Medio Oriente piuttosto che per le proteste interne; Sarkozy ha rammentato che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad formerà il suo nuovo governo il prossimo agosto e probabilmente allora la situazione si sarà sistemata da sola o comunque sarà più semplice e lineare per permettere un intervento.

Allora, mentre i grandi della terra vanno in vacanza, non possiamo far altro che sperare che in Iran la situazione si stabilizzi e che – ancora grazie alla Rete e a quei pochi giornalisti rimasti – le informazioni possano giungere fino a noi affinché l’opinione pubblica globale non si dimentichi degli iraniani mentre è in vacanza, come invece faranno i leader mondiali.

Che ne pensate? ;-)

La Casa Bianca diventa 2.0, ma sarà Obama ad aggiornare i profili?

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Che Barack Obama fosse il politico più attento nell’uso degli strumenti del Web lo si sapeva già. Ora il presidente degli Stati Uniti ha deciso di aprire la Casa Bianca ai social network. Così, dopo i profili su Flickr e i video diffusi su YouTube e Vimeo, adesso sono stati aperti profili su Twitter, MySpace e Facebook.

Il blog della Casa Bianca ha annunciato la mossa con un messaggio intitolato WhiteHouse 2.0, affermando che: “C’è molto di cui parlare. Dalla crisi economica alle guerre in Afghanistan e Iraq; il Presidente e la sua amministrazione vogliono assicurasi che il pubblico sia aggiornato e coinvolto nei nostri sforzi“. In questo momento, però, è l’influenza suina a preoccupare di più gli Stati Uniti e così m0lto spazio sarà dedicato a questo tema.

Insomma, la Casa Bianca è online non soltanto con il classico sito istituzionale e con il blog (già de sé innovativo), ma anche con gli innovativi profili sui più diffusi social network e sulle più diffuse piattaforme di video sharing. “E’ soltanto l’ultimo passo per rendere la struttura amministrativa sempre più trasparente e comunicativa“, si legge ancora nel blog ufficiale.

Obama ha largamente utilizzato le nuove tecnologie per comunicare con gli elettori e raccogliere fondi durante la campagna elettorale; questa è stata probabilmente una delle mosse vincenti. Adesso continua questo trend tecnologico sul Web che, visto che si tratta della Casa Bianca, è rivoluzionario nonostante si tratta di qualcosa che è già ampiamente iniziato nelle vite di milioni di cittadini in tutto il mondo. Il racconto della  vita quotidiana avviene oggi sempre più spesso dentro la Rete attraverso la condivisione di immagini, video, dati (es. Slideshare) o brevi testi e racconti, eccetera.

Tutti inneggiano a questa novità e tutti sono concordi nel riconoscere ad Obama la lungimiranza e la modernità di un giovane Presidente. Ma la domanda che sorge spontanea è: come farà Obama a ridurre le distanze tra l’istituzione e i cittadini ricoprendo un ruolo istituzionale?

Sarà difficile per la Casa Bianca, ad esempio, scoprire su Facebook a qual è il personaggio dei cartoni animati che più gli somiglia, quali sono le posizioni sessuali preferite a letto da Obama, oppure scoprire dove andrà e cosa farà il Presidente durante la sua giornata, come avviene su Facebook. E’ inoltre difficile pensare che Obama in persona aggiorni i suoi profili oppure che racconti twittando cosa stia pensando…

Sicuramente l’apertura ai media sociali della Casa Bianca è rivoluzionaria, ma di certo dietro ai vari profili ci sarà uno staff di persone giovani che hanno familiarità con questi strumenti che verranno pagati per conquistarsi la simpatia e la familiarità del pubblico.

Come dice Massimo Mantellini nel suo blog, “in questa ottica, più che la capacità di raccontare per immagini, frasi e filmati la vita e le azioni (politiche e non) del Presidente americano, sarà importante osservare quale sarà l’attenzione dello staff di Obama verso strumenti e contributi di ritorno da parte dei cittadini verso l’amministrazione. Solo a quel punto lo slogan Whitehouse 2.0 potrà dirsi di senso compiuto.

Io sono d’accordo, voi che ne pensate? ;-)

Scritto da salpetti

4 maggio 2009 alle 22:58

Mediaset contro il Corriere: vince l’informazione!!!

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Chi la fa l’aspetti“, recita un vecchio proverbio. Così, una denuncia che avrebbe dovuto tutelare Mediaset ha finito per ribadire e affermare il diritto di cronaca in Italia tutelando tutti i cittadini.

Ma veniamo ai fatti:

  • Il Corriere della sera aveva pubblicato sul suo sito degli spezzoni tratti da vari programmi Mediaset al fine di parlare del palinsesto televisivo, di raccontare fatti e per esercitare il diritto di critica.
  • Al gruppo fondato da Silvio Berlusconi e guidato da Fedele Confalonieri non è piaciuta questa iniziativa e ha denunciato il gruppo RCS, l’editore del Corriere.
  • Il Tribunale ha accolto le richieste di Mediaset che lamentava la lesione dei propri diritti esclusivi sulle trasmissioni, ma ha ha riconosciuto il diritto di cronaca e di critica limitando l’azione a soli 4 video relativi al Grande Fratello (su 59 incriminati).
  • Mediaset, dal canto suo, ha fatto sapere che l’azione legale fa parte della strategia del gruppo Mediaset avviata la scorsa estate con l’azione di risarcimento danni contro YouTube (QUI e QUI) e tesa a difendere il diritto di disporre in piena esclusiva di propri contenuti televisivi; insomma, non era un’azione specifica e mirata contro un giornale di informazione.

Da una parte c’è una moltitudine di persone autonome che, per i motivi più disparati, prende spezzoni dalla programmazione Mediaset e li immette nel grande calderone di Youtube. Dall’altra c’è un giornale privato che prende degli spezzoni e li inserisce sulle proprie pagine per informare e per esercitare il diritto di critica. Dall’una e dall’altra parte, però, cedo che difficilmente Mediaset potrebbe subire un danno: ricava guadagni in termini di visibilità e pubblicità indiretta.

Ma se per quanto riguarda il video sharing Mediaset potrebbe avere ragione, non si può equiparare il Corriere della sera a Youtube. Il tribunale,infatti, non ha avuto dubbi e se nel caso di Youtube era prevalsa la linea Mediaset, questa volta la sentenza è stata chiara: per quanto riguarda i mezzi di informazione non può sussistere il generico divieto di riprodurre immagini da trasmissioni Mediaset perché minerebbe il diritto di cronaca e di critica.

Mediaset ha preso la sentenza come una vittoria annunciando con un comunicato  “nuove azioni legali contro siti web e provider” che diffondono contenuti Mediaset senza autorizzazione. Ma non si tratta di una vittoria per il gruppo ci Cologno Monzese, la vittoria riguarda tutti i cittadini perché ribadisce e sottolinea la necessità del diritto do cronaca e di critica.

La sentenza, tuttavia,  non mette fine alla questione sulla proprietà industriale e intellettuale, ma può avere ripercussioni molto forti su quello che è il rapporto tra TV e Web in quanto a diritti d’autore e informazione.

Che ne pensate? ;-)

Strip tease contro il precariato. Brunetta rimane impassibile

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Dopo la pausa estiva (che si è protratta più del previsto), rieccomi qua a dar vita a questo blog. Riparto parlandovi di un fatto che potrebbe sembrare una “notizia da spiaggia”, quelle di StudioAperto, ma può fornirci degli spunti di riflessione interessanti…

Veniamo ai fatti (QUI e QUI): undici centraliniste precarie, con contratti a tempo determinato, dopo ben 6 anni di lavoro, sono adesso disoccupate; erano impiegate al call-center dell’ospedale di Legnano (MI). Il motivo? Una norma anti-precariato del decreto legge 112/2008, detto “decreto Brunetta“.

Le ragazze (o quasi, visto che la media è di 35 anni con il picco a 50 anni) sono “colpevoli” di aver lavorato per l’ospedale di Legnano per più di 3 anni nel quinquennio che è appena trascorso. Secondo la norma di Brunetta, loro non hanno necessariamente diritto ad essere assunte con contratto a tempo indeterminato, ma non potranno più lavorare in quel posto.

La ratio della norma dovrebbe essere quella di impedire alle aziende pubbliche di erogare servizi continuando a tenere la gente in uno stato di precariato a vita. Gli effetti della norma  sono stati più disastrosi del precariato a vita: la nascita di nuovi precari e la formazione di nuovi disoccupati.

Ora arriva la parte da StudioAperto ;-) . Pare che ciò che la vicenda di queste ragazza abbia riscosso scarso interesse nell’opinione pubblica, così le 11 centraliniste hanno pensato di attirare l’attenzione sul loro caso (e quindi sugli effetti perversi del “decreto Brunetta”) in un modo particolare:  dopo un video (in alto) in cui annunciavano la loro iniziativa, venerdì faranno una video conferenza nella quale metteranno in atto uno streap tease collettivo!

Se è l’unico modo per farci ascoltare - spiegano le ragazzeben venga: ci spoglieremo. Tanto ci hanno già denudato dei nostri diritti. [...] Vogliamo - continuano – che venga a cessare il continuo scorrere del tempo senza che nessun diritto per noi precari venga acquisito [...] Ci spoglieremo davanti a macchine fotografiche e telecamere, ci venderemo per un posto di lavoro. Per tutti i precari“.

Era un lavoro precario – sembra che lascino intendere – ma era pur sempre meglio della disoccupazione!!! Questa provocazione, però, non sembra aver colpito il Ministro Renato Brunetta, autore della norma incriminata. Il Ministro ha ribadito che ”il contratto di lavoro a tempo determinato ha per sua natura un carattere temporaneo e il suo protrarsi per lunghi periodi di tempo, in quanto segnale di un utilizzo improprio della tipologia contrattuale, non può essere assecondato”.

In attesa dello strip di venerdì, le ormai ex centraliniste si sono radunate davanti all’ospedale di Legnano per un presidio di protesta, organizzato con il sostegno del sindacato. Vedremo che sorprese hanno in serbo per questa singolare protesta… :-)

Se questa storia ha una morale, potrebbe essere questa: non sempre le leggi ottengono i risultati per cui nascono e poi… a farci le spese sono sempre quelli che si trovano già in difficoltà, cioè gli anelli deboli della catena!!! ;-)

Scherzi a parte, il ragionamento di Brunetta non è del tutto sbagliato. Non è possibile, infatti, che un’azienda (ancor di più se pubblica) lavori sfruttando il precariato a vita. Limitando a un certo periodo di tempo il rinnovo dei contratti precari si dovrebbe disincentivare questa pratica negativa. Non è nemmeno possibile, però, che chi ha lavorato per un lungo periodo in una stessa azienda non debba essere necessariamente assunto a tempo determinato, ma debba però lasciare per forza il posto di lavoro. Ovviamente le aziende per risparmiare preferiscono assumere altri lavoratori con contratti a tempo determinato piuttosto che trasformare i precari in lavoratori con contratti a tempo indeterminato.

Questo meccanismo fa sì che allo scadere dei 3 anni nascano altri precari (e disoccupati) e poi altri ancora… Ciò accadrà finché che non si modificherà la normativa oppure finché in Italia non cambierà la cultura del lavoro o addirittura l’intero sistema economico.

Che ne pensate? ;-)

> AGGIORNAMENTO (05/09/208): Come promesso, le centraliniste hanno attuato uno strip-tease, sia pur come si dice in gergo “velato” (dietro un lenzuolo bianco con retroilluminazione).  Allo streap, che si è svolto come prologo a una conferenza stampa al Teatro della Cooperativa in zona Niguarda a Milano, hanno preso parte 9 delle 11 manifestanti (QUI le foto e QUI il video).

> AGGIORNAMENTO (16/10/2008): Nella puntata di oggi di Annozero si è parlato della vicenda delle 11 centra liste. Sapete come è andata a finire questa storia? L’ospedale ha deciso di assumere le ex centralinista con mansione di donne delle pulizie. Per chi accetta ci sarà anche un corso di formazione ad hoc: oltre al danno la beffa!!! ;-)
Intanto l’azienda ospedaliera si ritrova senza un centralino e sta cercando di rimediare al problema con personale interno…

Bin Laden è morto! Lo disse la Bhutto, ma nessuno ci fece caso…

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Come spesso accade è la Rete a far emergere delle notizie che restano sotto-silenzio perché non si vogliono far sapere o semplicemente perché non ci si fa caso. L’ultimo episodio di “riscoperta” riguarda un’affermazione di Benazir Bhutto alla TV Al Jazeera del 2 novembre 2007 (la Bhutto fu uccisa poco tempo dopo, il 27 dicembre).

Durante l’intervista, la leader dell’opposizione pachistana ha parlato anche di quelli che lei riteneva fossero suoi potenziali nemici per vari motivi. Tra questi c’era il terrorista Omar Sheikh Ahmad del quale dice: “quello che ha assassinato Osama bin Laden”. Stranamente il giornalista non fece una piega e passò alla domanda successiva.

L’affermazione della Bhutto apparve così assurda che la Bbc, nel riportare l’intervista tagliò la frase incriminata, ma fu poi costretta a ripubblicarla integralmente in seguito alle proteste di alcuni spettatori, di fronte ai quali la Bbc si è giustificata dicendo che non c’era nessuna intenzione di distorcere il senso dell’intervista, ma solo quella di eliminare un evidente lapsus che avrebbe solo confuso gli spettatori.

Di questa affermazione non se ne parlò più nei media tradizionali, ma il video dell’intervista finito su Youtube (l’ho messo ad inizio post) ha iniziato da subito a fare il giro dei blog e dei forum: in Rete se ne parla da tempo. Anche nella Rete italiana si parlava di questa intervista, ma adesso la notizia ha avuto maggiore risonanza grazie ad un articolo di Giulietto Chiesa apparso su laStampa.

Le interpretazioni sono diverse, le dietrologie non mancano e sono state fatte molte ipotesi di ogni tipo. Si va da chi sostiene che si tratti di un banale errore dovuto alla distrazione della Bhutto che sovrappensiero disse Osama bin Laden convinta di dire invece Daniel Pearl (un reporter americano per il cui assassinio è stato accusato Omar Sheikh Ahmad), a chi sostiene che l’assassinio della leader politica pakistana sia stato compiuto proprio da alQaeda perchè lei sapeva troppo

Purtroppo la Bhutto non può ne correggersi, nè fornire chiarimenti. Credo che sarà molto difficile capire quale sia il vero significato di quelle parole. Quel che è certo è che ancora una volta la Rete si presenta come un mezzo di informazione veramente libero… ;-)

Una passeggiata nel Web 2.0

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Navigando sul Web ho scoperto molti siti e molti servizi interessanti. Vi riporto alcune “scoperte” che ho fatto nel mondo del Web 2.0, ovvero in quella parte di Internet dove le parole d’ordine sono condivisione e partecipazione. Spero che possano essere utili anche a voi (anche se sono certo che molti già li conoscerete di sicuro). Il post è un po’ lungo, speriamo che abbiate la pazienza di arrivare fino in fondo… ;-)

Il Web assume, infatti, sempre più una dimensione “sociale“. Sulla base dello spirito collaborativo e di condivisione nascono, quindi, servizi quali il social bookmarking che permettono di segnalare ad altri navigatori siti ritenuti interessanti, inoltre si sviluppa sempre più la possibilità di condivisione (sharing), si avranno quindi sistemi di image sharing, video sharing, data sharing, file sharing, …. La cooperazione interviene anche nella stesura di testi (strumenti di collaborative authoring, come la celebre enciclopedia Wikipedia o di collaborative writing & word Processing, come ad esempio Google Docs). Nel Web 2.0, ovviamente, si moltiplicano anche le possibilità di mettere in contatto tra loro gli utenti (social network, blogging, communication tools di vario tipo, …).

Il social bookmarking è un servizio dove vengono resi disponibili elenchi di segnalibri (bookmark) creati dagli utenti. Questi elenchi sono liberamente consultabili e condivisibili con gli altri utenti appartenenti alla stessa comunità virtuale. La sua utilità non è tanto quella di organizzare i propri bookmark (per quello, volendo, bastano i Preferiti di Internet Explorer o i Segnalibri di Firefox), il punto è condividere la conoscenza: segnalare ad altri navigatori un sito considerato interessante, sia per motivi professionali che per motivi prettamente ludici. Le tendenze del momento, i siti più interessanti, quelli più originali, ma anche quelli più utili per una professione o per svolgere qualche attività, vengono raccolti, segnalati e condivisi.
Oltre al più noto del.icio.us, abbiamo StumbleUpon. Il servizio combina la condivisione umana delle opinioni e l’apprendimento automatico delle preferenze. Il nome StumbleUpon (“Inciampare in”) ed è dovuto al carattere parzialmente casuale della ricerca delle informazioni. Mentre un utente sta navigando normalmente può esprimere un giudizio positivo o negativo del sito che sta navigando. Automaticamente l’indirizzo del sito viene salvato nel profilo dell’utente. Se il sito non èstato segnalato da nessun altro utente, si può comporre una breve recensione del sito e segnalare l’argomento e la lingua. Il servizio fornisce quindi la possibilità di formare comunità virtuali di persone che condividono gli stessi interessi ed ogni utente è membro sia attivo che passivo della comunità.

Tutto si può condividere, anche il proprio calendario personale. Strumenti quali Google Calendar, Yahoo! Agenda, iCal, permettono di condividere la propria agenda giornaliera con altri utenti. Un calendario può essere condiviso per intero, operazione che può risultare utile quando fai parte di un gruppo con eventi condivisi, ma che può essere utile anche per segnalare eventi o attività cui si prende parte.

Nella cultura della condivisione, ovviamente non si possono non condividere le foto e i video, cioè la condivisione delle nostre esperienze. Tra le applicazioni più utilizzate di image sharing c’è sicuramente Flirk che offre un’ampia scelta di servizi. Uno degli usi più socilai, se così si può dire, l’iscrizione a qualche gruppo tematico. Nei gruppi si discute, si guardano le foto degli altri utenti e le si commenta, eventualmente si può segnare una foto nei propri preferiti, si scambiano opinioni e riflessioni. Al pari di Flirk c’è Zoto, con la sua interfaccia facile da usare e il suo funzionamento user friendly.
Il video sharing è di certo uno delgi utilizzi del Web tra i più utilizzati. Il successo di servizi quali Youtube e simili ne è la dimostrazione. Esistono anche altre applicazioni Web in grado di trasformare il Pc in un piccolo studio di regia televisiva, un live broadcasting fai da te. Uno di questi è Ustream. Il presupposto su cui si fonda è che chiunque abbia un Pc, un microfono e una webcam può creare il suo programma. Il motto di Youtube è “Broadcast Yourself“, ma esso trova piena realizzazione con Ustream e applicazioni simili (es. Mogulus che permette di creare una vera e propria emittente televisiva da condividere nel Web. Oltre alla diretta, si possono mandare in onda video presenti sul proprio pc e video di Youtube). Insomma, adesso si possono condividere anche le TV (fatte in casa in modo del tutto amatoriale) ed è veramente semplice incorporare i clip video nelle pagine Web o nei blog.

La conoscenza nel senso tradizionale del termine passa invece attraverso il collaborative authoring, il collaborative writing & word Processing e il data sharing. Testi scritti grazie alla collaborazione di più persone che vengono condivisi. Wikipedia è un esempio su tutti. Se Wikipedia ha totalmente cambiato il modo in cui veniamo a conoscenza delle cose e collaboriamo per approfondirle, PBwiki ha però fatto un passo più: da la possibilità a chiunque di creare gratuitamente un propio wiki e di condividerlo con chi si vuole, una sorta di Wikipedia personale, una per ciascun utente. Oltre a creare un wiki, si può partecipare a quelli creati dagli altri o amministrare pagine in collaborazione con altri utenti, anche se queste non sono state create da noi.

Chiunque abbia un personal computer ha usato almeno una volta un word processor. Il Web offre la possibilità di lavorare in collaborazione sugli stessi documenti. E’ questo ciò che si propone Google Docs. I documenti sono condivisibili in tempo reale tra diversi utenti, che possono perciò aprire i file, modificarli e salvarli in contemporanea. Si possono produrre documenti direttamente all’interno di Google Docs, importarli da una mail o da un preesistente file: il sistema supporta tutti i formati più diffusi di office automation e può anche salvare in diversi formati (per intenderci, file di Word, file di Excel, .pdf, ecc). Con applicazioni quali Slide share, poi, si possono condividere anche presentazioni (es. quelle create con Powerpoint).

Anche i dati possono essere condivisi e scambiati. Swivel, ad esempio, definito dai suoi fondatori come il “YouTube dei dati“, permette di inserire dati (es. formato Excel o tab), visualizzare i dati inseriti, usare i dati inseriti da altri utenti, cambiarne le modalità di visualizzazione, comparare dataset diversi alla ricerca di covariazioni. Grafici, tabelle, database, elaborazioni statistiche, non sono più solo dati su cui lavorarci da soli, ma possono diventare pubblici e condivisi.

E addirittura anche la propria libreria personale si può condividere grazie a piattaforme come aNobii finalizzata alla condivisione di pareri e idee sui libri letti o che si vorrebbe leggere. I suoi utenti catalogano, votano, raccomandano, recensiscono libri, con la possibilità di scambiare, prestare o vendere i volumi. Ci si registra carica la propria libreria con i libri letti e le relative informazioni. Navigare tra gli scaffali di libri degli altri utenti leggendo recensioni e commenti, potrebbe essere l’occasione per conoscere nuovi titoli di cui altrimenti non si sarebbe mai sentito parlare o per saperne di più su libri che si vorrebbe leggere.

Vi è poi il famigerato file sharing che ai più è noto per il peer to peer (P2P) e il download “illegale”, come ad esempio per la musica quando si viola in diritto d’autore. Ma non è solo questo: vi sono strumenti quali Last.fm che ad esempio uniscono un potente sistema di ascolto di canzoni in streaming con la condivisione di gusti su vasta scala. Il suo funzionamento si basa su un filtraggio collaborativo dei brani musicali ascoltati su Web radio. Si possono segnalare con un clic se la canzone in onda fosse gradita o meno, in modo da adattare lo stream sempre di più alle preferenze dell’ascoltatore. Last.fm è il servizio di musica online più usato. L’utilità di Last.fm è proprio la condivisione delle proprie passioni musicali con gli altri utenti che contribuiscono con i loro ascolti alla generazione di classifiche e di “consigli per l’ascolto”.

Il web offre ovviamente la possibilità di comunicare agevolmente da una parte all’altra del Globo aumentando i flussi di comunicazione (si pensi ad esempio, a Skype, a strumeti di mssaggistica immediata come Messenger, alle chat, ecc.) e non possiamo dimenticare il fenomeno sempre più rilevante dei blog di cui ho parlato spesso. Ma è nei social network che trova adesso incarnazione la cultura del web. Tra i più diffusi c’è di certo MySpace e tra quelli i più in voga del momento c’è Facebox (da poco rinominato Netlog) da non confondere con l’altrettanto popolare Facebook (che ha funzioni simili). I membri di Netlog possono creare una loro pagina web, estendere la propria rete sociale, pubblicare playlist musicali, condividere video, postare blog e unirsi a gruppi chiamati “clan”. Netlog è una summa personale della propria identità, delle proprie competenze, dei propri interessi e della propria voglia di partecipare, anche giocando. Ogni utente ha un proprio spazio dove condivide con gli altri interessi personali, musicali, fotografici, bibliografici, ecc. Tra gli altri social network più usati c’è anche il celebre Twitter, un sisterma di micro-blogging.
Ma vi sono social network finalizzati anche alla ricerca del lavoro, come LinkedIn o Neurona che permettono di rendere disponibili i propri curricula e di mettere in contatto persone che lavorano in posti diversi con vari ruoli.

Nell’era del Web 2.0, le possibilità che hanno gli utenti di produrre e scambiare contenuti, nonché di collaborare sono moltissime. Addirittura esiste anche il cosiddetto social lending (tra i siti più importanti c’è Zopa), ovvero la possibilità di scambiare denaro in prestito direttamente tra persone, senza banche e finanziarie di mezzo. Chi possiede qualcosa la presta direttamente a chi ne ha bisogno e la community regola tutti i passaggi…

Questa è solo una piccola passeggiata all’interno dello sconfinato mondo del Web 2.0. L’immagine che ne viene fuori è ovviamente parziale e incompleta. Aspetto altri suggerimenti e segnalazioni…
Insomma, le risorse sono tante, spetta a noi internauti andarle a scoprire e usarle al meglio… ;-)

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