LA FORZA DEL BLOGGING

La Rete produce un'opinione pubblica più autonoma e libera!!!

Articoli con tag ‘veltroni

Berlusconi e lo stupro: lui dice di scherzare, ma i militari arrivano davvero!!!

con 14 commenti

berlusconi

Innanzitutto voglio rassicurare i lettori del blog: non avete sbagliato indirizzo, ho solo cambiato la veste grafica. Ogni tanto bisogna rinnovarsi! ;-)

Poi voglio parlarvi dell’ennesima battuta di spirito del nostro Presidente del Consiglio che – come ormai è noto – di belle donne se ne intende e lo ha sempre dimostrato. E così, forte dell’autorevolezza che la sua fama di latin lover gli concede, Berlusconi ha deciso di pronunciarsi sulla delicata questione della violenza sulle donne (QUI).

Ecco quello che Berlusconi stesso ha definito un complimento:  “Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai“. Il discorso del nostro Presidente del Consiglio è semplice, non riesco a spiegarmi come mai tanta gente faccia fatica a capirlo:  gli stupri possono sempre succedere, è quasi inevitabile; è naturale essere oggetto dell’attenzione depravata degli uomini  quando si è belle ragazze. Mi pare ovvio, no!? ;-)

Davvero un bel complimento, peccato che nelle orecchie di molti (quelli che non hanno riso inneggiando all’ormai celebre simpatia incontenibile del Premier) è risuonato più come un insulto. Berlusconi, infatti, ha messo in relazione due elementi che solo superficialmente potrebbero sembrare legati:  lo stupro e le belle donne. Come se una sorta di principio primitivo e animalesco, simile a quello che spinge gli animali selvatici ad accoppiarsi durante i periodi fertili, fosse la norma in Italia. I maniaci sessuali e gli stupratori, inoltre, non discriminano certo tra belle e brutte ragazze perché spesso sono vittime di deviazioni psichiche o hanno dei problemi sociali e relazionali (quando non sono sotto l’effetto di droghe o alcool). Per di più si è pure fatto cenno a uno Stato militarizzo…

Successivamente Berlusconi è tornato sulla vicenda, probabilmente il vespaio di polemiche che ha sollevato la sua affermazione gli ha fatto capire d’aver commesso una gaffe. Ha quindi affermato che lo stupro è incivile (come se ci fosse bisogno di ricordarlo!) e si è giustificato dicendo: “Il mio era un complimento alle ragazze italiane che sono alcuni milioni, io penso che in ogni occasione serva sempre il senso della leggerezza e dell’umorismo“.

Il suo quindi era solo umorismo, lo stesso che lo spinge ormai da anni a raccontare barzellette in giro per il Mondo durante le cerimonie ufficiali, a fare battute discutibili con gli altri capi di Stato (se non sugli altri capi di Stato, anche del passato), a dire che Obama è abbronzato, a fare le corna nella foto ufficiale di un vertice UE, a dare del Kapò nazista a uno dei  rappresentati tedeschi al Parlamento europeo, ecc…

Mentre Berlusconi insiste nel dire che queste sue uscite infelici sono solo un elogio alla leggerezza e nulla più, c’è però chi lo prende sul serio. Uno di questi è Roberto Calderoli al quale utilizzare i militari in funzione anti-strupro non dispiacerebbe, anzi vorrebbe ridurre il numero di militari impegnati nelle missioni all’estero proprio per impiegarli contro i violentatori. Il Ministro per la Semplificazione normativa ha, infatti, affermato: “Non si può militarizzare tutto il territorio (che notizia, ci voleva Calderloli!). Detto ciò, per quanto riguarda tante missioni internazionali possiamo utilizzare i militari meglio per le nostra sicurezza. Sui numeri si può discutere, ma è anche necessario che l’esercito garantisca la sicurezza” (QUI).

Anche ad Ignazio La Russa, Ministro della Difesa, l’idea di Berlusconi (che ricordo, per ammissione dello stesso Premier, altro non era che una battuta scherzosa che voleva essere una sorta di complimento alle belle donne italiane, no a quelle brutte) è piaciuta. Secondo La Russa, infatti, i militari fungerebbero da deterrente e, fatti salvi i tempi tecnici, entro 6 mesi potrebbero essere impiegare 30.000 soldati, almeno in 100 capoluoghi italiani (QUI).

Insomma, il Premier scherza (facendo spesso battute offensive e di pessimo gusto), ma i suoi lo prendono troppo sul serio!!! ;-)

Scritto da salpetti

26 gennaio 2009 alle 18:03

Latorre (PD) manda un “pizzino” a Bocchino (PDL): destra e sinistra contro Di Pietro

con 7 commenti

L’altra mattina nel programma di La7 Omnibus si discuteva della questione della Commissione di Vigilanza Rai. Gli ospiti in studio erano Nicola Latorre (vice-capogruppo del Pd al Senato), Italo Bocchino (vice-capogruppo del Pdl alla Camera) e Massimo Donadi (capogruppo dell’Idv alla Camera).

Mentre l’esponete dell’Italia dei Valori di Di Pietro stava parlando dell’elezione di Villari (dimostrando come in questo caso la maggioranza avesse fatto un vero e proprio strappo istituzionale), Bocchino si trovava in difficoltà e non riusciva a replicare. Non era stato particolarmente brillante quando cercava di spiegare a che titolo il Pdl ha preteso di scegliere il presidente della Vigilanza in casa dell’opposizione.

A togliere dall’impaccio Bocchino ci ha pensato quello che in realtà avrebbe dovuto essere il suo avversario: Nicola Latorre. Il senatore del Pd afferra furtivamente un giornale che stava sul tavolo e scrive qualcosa. Poi passa il quotidiano a Bocchino che legge e subito chiede la parola come se fosse stato raggiunto da un’improvvisa illuminazione (il video ad inizio post).

Caro Donadi – dice – voi non volevate Pecorella alla Consulta e noi l’abbiamo ritirato. Ora dovete fare lo stesso con Orlando“. A parte il fatto che l’accostamento non regge perché le circostanze sono del tutto diverse, il fatto grave è che questo episodio dimostra come sia Pd che Pdl siano perfettamente d’accordo quando si tratta di screditare un membro dell’Italia dei Valori che, a quanto pare, è avversa a Berlusconi in quanto corrente “giustizialista” ed è avversa a Veltroni in quanto sta lì a ricordare che in realtà l’opposizione in Italia è ombra (come quel famoso governo alternativo di cui nessuno ha più sentito parlare).

Dopo che il suggerimento è stato accolto da Bocchino, Latorre ha ripreso in mano il giornale e ha strappato la parte della pagina in cui aveva scritto gli appunti. Poi l’ha appallottolata e l’ha messa in tasca (per buttarla a fine trasmissione).

Su questa vicenda, dopo che il video ha fatto il giro dei blog ed è stato ripreso in TV da Striscia la notizia, si sono dette molte cose e sono state fatte molte ipotesi sul contenuto degli appunti scritti da Latorre per Bocchino.

Finalmente oggi, sempre a Omnibus, si è fatta luce sulla vicenda: la redazione ha recuperato il bigliettino e, dopo aver rimandato in onda le immagini con il “suggerimento” al deputato del Pdl in difficoltà per gli attacchi di Donadi,  il conduttore ha mostrato il testo incriminato (QUI il video).

Sul pezzo di giornale c’era scritto: “Io non lo posso dire. Ma il precedente della Corte Costituzionale? E Pecorella?“. Insomma, Latorre consiglia a Bocchino una risposta politicamente efficace per quel momento (anche se non del tutto corretta) aiutandolo a controbattere all’avversario.

La reazione di Massimo Donadi è stata durissima: “Che un rappresentante dell’opposizione, mio alleato, suggerisca a un autorevole esponente della maggioranza come attaccarmi durante un dibattito televisivodice Donadiè una rappresentazione visiva della politica del compromesso che mira solo all’esercizio del potere. L’Italia dei Valori è il peggior nemico di questa politica e per questo siamo bersaglio persino di una parte dei nostri alleati“.

Insomma, per chi ancora non ci credesse, questa è l’ennesima dimostrazione che la nostra politica è malata. Pare pure che Provenzano abbia fatto scuola e che i “pizzini” siano adesso ritenuti più sicuri delle telefonate (che possono essere intercettate), tanto da essere usati anche dai politici! ;-)

Secondo il Censis i comunisti hanno votato Berlusconi!!!

con 14 commenti

Berlusconi ha fatto dell’anti-comunismo un suo cavallo di battaglia, ma secondo uno studio del Censis a decretarne una vittoria così schiacciante sul PD e a far uscire dalla scena politica la Sinistra di Bertinotti sono stati proprio i voti dei “comunisti” (QUI e QUI).

Sembrerà assurdo, ma i dati parlano chiaro: dall’analisi dei flussi nelle due elezioni politiche del 2006 e del 2008 emerge una consistente fuoriuscita di elettori dal centro-sinistra, intercettata dalla coalizione del centro-destra (non solo dalla Lega). A parte il grosso dei voti andati al PD, la seconda forza ad aver intercettato i voti mancati alla Sinistra l’Arcobaleno sarebbe, infatti, non la Lega ma direttamente il PDL di Berlusconi.

Ecco che circa il 16% dell’elettorato di sinistra ha passato il guado e si è spostato a destra e solo il 4% di questi elettori avrebbe scelto la Lega. In buona sostanza, secondo il Censis, “fatto 100 l’elettorato del 2008 di ciascuna coalizione, nel Centro sinistra oltre il 93% aveva già espresso il proprio consenso nel 2006, il 3% aveva votato per la Casa della libertà e lo 0,8% per l’Udc, mentre il 2,9% aveva votato scheda bianca o nulla o si era astenuto“.

Il dato ha stupito anche i ricercatori del Censis che hanno temuto in una scarsa rappresentatività del campione, tanto da fare una specie di “prova del nove: scomporre e proiettando tutti i risultati del campione sui dati nazionali del Viminale. Racconta Vittoria Coletta che fa parte dell’equipe di ricerca: “Eravamo noi stessi molto stupiti anche perché sapevamo che altri istituti valutano più alta la trasmigrazione casomai verso la Lega. E così abbiamo adottato questa procedura di controllo. Ma alla fine la stima ha confermato tutti i nostri dati“.

Sul perché ci sia stato questo strano travaso, il quesito resta però irrisolto. Com’è possibile che Berlusconi con il suo nuovo partito abbia attirato a sé una grande percentuale di voti che di norma sarebbe dovuta andare alla Sinistra l’Arcobaleno? Ai posteri l’ardua sentenza!!! ;-)

Berlusconi, comunque, non è la prima volta che grazie ai tanto odiati “comunisti” ci guadagna qualcosa… Nel1988, ad esempio, la sua concessionaria di pubblicità (Publitalia ’80) che in Italia aveva già il predominio sul mercato della pubblicità televisiva, ottenne l’esclusiva della raccolta pubblicitaria degli enti e delle aziende europee che volevano piazzare i loro spot nell’URSS comunista (alla faccia dell’anti-comunismo! ;-) ).

Oggi i “comunisti”, le cooperative e le toghe rosse sono come il diavolo per Berlusconi, ma negli anni Ottanta erano invece ottimi soci d’affari (QUI) e pare che questa partnership con i comunisti sovietici abbia fruttato al Silvio nazionale la cifra di 20 miliardi di vecchie lire in due anni di collaborazione!!!

Insomma, prima ci guadagna economicamente, adesso politicamente… Ancora una volta quelli che Berlusconi considera nemici si rivelano i suoi migliori amici!!! ;-)

Scritto da salpetti

24 aprile 2008 alle 20:22

La comunicazione del PD e del PDL a confronto

con 19 commenti

Sul blog ilcomunicatore (ciao Luca e ciao Simone) ho trovato due post molto interessanti che mi hanno dato lo spunto per scrivere questo mio post. Mettono a confronto la comunicazione del Partito Democratico (Veltroni) e del Popolo della Libertà (Berlusconi).

Facendo un confronto si vede subito come la comunicazione del Partito Democratico sia completamente diversa rispetto a quella precedente de L’Ulivo, dei Democratici di Sinistra e de La Margherita (formazioni politiche da cui il PD deriva). Sicuramente c’è stato un grande miglioramento rispetto al passato, ma si sa che Walter Veltroni è un buon comunicatore. Se una volta era Berlusconi ad avere la meglio per ciò che riguarda spot e campagne di propaganda politiche, adesso i due schieramenti stanno praticamente alla pari, almeno per ciò che concerne il mondo offline in cui pare che il PD stia copiando il modello comunicativo del PDL.

Ma è nel Web che il PD si dimostra più ricco nei contenuti e nelle iniziative del centrodestra, qui si può parlare addirittura di un sorpasso. E’ stato lo stesso Berlusconi, infatti, ad affermare che lui di Internet non capisce nulla!!! ;-)
Il sito web del PD è molto composito e al suo interno si possono trovare tutte le informazioni che si potrebbero cercare in un sito di un partito. La comunicazione Web del PD, quindi, sembra essere chiara e ben fatta, anche dal punto di vista del Web 2.0. Per quanto riguarda la partecipazione, infatti, un’ ottima iniziativa è sicuramente quella del social network, di Twitter e naturalmente del canale YouTube (bisogna dire che anche il PDL ha un suo canale YouTube).

Il sito VotaBerlusconi.it (punto di riferimento online della campagna elettorale del PDL), invece, non è altro che il sito di Forza Italia, modificato per le elezioni. Sulla destra dell’homepage è possibile partecipare via Web alla campagna elettorale del PDL, ma la partecipazione degli internauti è limitata alla possibilità di inserire un banner sul proprio blog! Più interessante è la funzione di aggregatore visibile in basso nell’homepage.
L’aspetto più partecipativo di questo sito è la possibilità si scegliere le priorità del programma, ma niente di significativo per quanto concerne le logiche di partecipazione del Web 2.0.

La comunicazione del PDL è, quindi, una comunicazione classica che si ripete rispetto alle precedenti esperienze della Casa delle Libertà. Quando Berlusconi approdò per la prima volta in politica(1994) ebbe il merito di aver introdotto in Italia un nuovo stile di comunicazione, preso in prestito dal contesto americano. Negli USA, però, rispetto a quel modello si sono fatti molti passi in avanti che la comunicazione del PDL sembra non aver seguito, sopratutto per la scarsa attenzione al mondo di Intenet.

Queste differenze si riscontrano, a parer mio, anche negli spot realizzati dai sostenitori dei due schieramenti: I’m PD (QUI) e Meno male che Silvio c’è (QUI). Il primo è una rivisitazione della popolarissima canzone YMCA dei Village People realizzato da un circolo milanese del Pd, mentre il secondo è un video che ha per base l’inno scritto da un giovane cantautore veronese in onore di Berlusconi. I due video, anche se perfettamente inseriti nel contesto amatoriale e spontaneo di Youtube, presentano delle differenze formali e sostanziali che secondo me rimarcano i differenti modelli di comunicazone dei due partiti (il primo mi è sembrato più “vero” e dinamico, mentre il secondo con i suoi protagonisti bellissimi e curatissimi, mi ha dato l’impressione di essere una fiction). Ovviamente questa è solo la mia sensazione a caldo appena finito di aver visto i due omaggi ai candidati leader dei due partiti più grandi…

Vi consiglio di vedere questi due video (se non l’avete già fatto), di fare un giro su Youtube e sulla Rete alla ricerca di esempi significativi di comunicazione politica dei due partiti più importanti. Poi potrete dirmi se avete riscontrato le stesse mie impressioni…
Allora, se come si dice, nelle lezioni moderne vince chi riesce a comunicare di più e meglio, che vinca il migliore (anzi, il meno peggiore!!!) ;-)

PS. Vi segnalo anche questa iniziativa di 8 giovani professionisti della comunicazione nata per supportare Veltroni. Riprende lo stile americano dei sostenitori di Obama (QUI su Youtube e QUI nel sito ufficiale).

Giustizia: ora ci si mette anche Walter!!! ;-)

con 7 commenti

     Giustizia precaria

La questione della giustizia in Italia è molto controversa: processi interminabili, colpevoli in libertà, innocenti costretti a subire anni di procedimenti giudiziari prima di poterlo dimostrare, carceri sovraffollate, indulti periodici, certezza della pena quasi inesistente, ecc, ecc, …

In campagna elettorale, quindi, non si può non toccare questo tema, innanzitutto perché il problema della giustizia è un tema prioritario e poi perché parlarne attira in un modo o nell’altro voti. Sia Veltroni che Berlusconi, pertanto, hanno cercato di affrontare la questione delle procedure penali. Mentre la posizione del Silvio nazionale è ormai chiara a tutti perché è da anni che lancia invettive contro i giudici e magistrati cercando di farla franca in ogni modo nei processi che vedono coinvolto lui o qualche suo stretto collaboratore (es. Dell’Utri o Previti), al contrario la posizione del Walter non è ancora ben delineata.

Il 19 marzo sul giornale ilRiformista è apparso, infatti, un articolo di Veltroni che ha lasciato perplessi molti, non solo tra i suoi sostenitori. Dopo aver fatto un’attenta disamina sui problemi del sistema giudiziario italiano, infatti, Walter ha scritto: “l’obbligatorietà dell’azione penale” va attenuata con “criteri di priorità” fissati da “Parlamento, Csm e Procuratori della Repubblica”.

E’ vero che i reati sono troppi e che si è già costretti a scegliere per far funzionare meglio la macchina della giustizia (i criteri di priorità di Veltroni), ma mettere in mano al Parlamento la facoltà di dire quale reato punire subito perché più grave e quale lasciare indietro o addirittura ritenere non punibile, mina l’indipendenza della magistratura e può avere conseguenze devastanti. Se davvero fosse il parlamento a scegliere quali reati ritenere gravi e quali no, infatti, i risultati sarebbero facilmente prevedibili pensando alla situazione del nostro parlamento pieno di gente con le “Mani sporche“!!! ;-)

Il giornalista Marco Travaglio nel suo blog, ci ricorda brevemente quel è stato l’atteggiamento del parlamento italiano negli ultimi anni nei confronti della giustizia: “Nel 1997 destra e sinistra depenalizzarono l’abuso d’ufficio non patrimoniale, legalizzando lottizzazioni, favoritismi, concorsi truccati. Nel ‘99 destra e sinistra tentarono di depenalizzare il finanziamento illecito dei partiti, e dovettero rinunciare solo grazie al no di Di Pietro e di alcuni grandi giornali. Nel 2000 destra e sinistra depenalizzarono l’uso di fatture false con relative frodi fiscali. Nel 2002 Berlusconi cancellò di fatto il falso in bilancio e dimezzò la prescrizione per i reati di Tangentopoli (due controriforme che, nonostante le promesse, l’Unione non cancellò). La Lega bloccò il reato di tortura (e Uòlter, che ora chiede “piena luce” su Bolzaneto, dovrebbe ricordarlo). Dal 2006 il governo Prodi boicotta il processo sul sequestro di Abu Omar. E da anni destra e sinistra tentano di dimezzare le pene per la bancarotta“.

Se fosse davvero il Parlamento a decidere quali sono i “criteri di priorità” che i giudici dovrebbero seguire, è facile immaginare come andrebbe a finire: i reati meno gravi e quelli non perseguibili sarebbero quasi certamente quelli delle classi dirigenti!!! Chissà che gli è passato in testa a Walter… non bastava Berlusconi!? ;-)

Cercasi parlamentari. Requisiti: per lo più onesti e non saper far nulla!!! ;-)

con 18 commenti

Mentre in Italia i nostri politici sono in corsa per trovare gente da inserire nelle proprie liste elettorali, sull’International Herald Tribune (IHT) è apparso un annuncio di lavoro un po’ particolare che sta facendo il giro del mondo (nel video in alto un bel servizio di Sky Tg24, vi consiglio di vederlo). Aprendo il prestigioso giornale (nell’edizione di lunedì 25) alla pagina 4 si può leggere un annuncio che recita più o meno così:

Un gruppo di cittadini italiani sta cercando disperatamente politici onesti quanto basta per correre alle prossime elezioni per il Parlamento. Lo stipendio è estremamente competitivo (tra i più alti del mondo) e benefici al di là dell’immaginabile sono compresi. E’ anche garantita l’immunità penale. Una volta eletti i candidati possono portare con se amici e parenti a cui saranno offerti posti di alto livello nell’amministrazione pubblica e nella televisione nazionale. Il luogo di lavoro è uno dei più esclusivi nel centro di Roma. Non sono richieste particolari abilità (si può essere anche incapaci). Non è richiesto che si lavori, eccetto qualche apparizione nei salotti televisivi, dove però non ci si aspetta che i politici rispondano a delle domande, ma sono invitati insieme a note soubrette per cantare canzonette“.

Adesso si stanno cercando i “simpatici” autori di questa iniziativa che se, come dicono alcuni, danneggerebbe ulteriormente l’immagine dell’Italia all’estero (dopo le violenze negli stadi, la monnezza di Napoli e tutto il resto), secondo me può far capire a chi ci guarda da fuori come funziona la nostra politica in vista di queste elezioni. Dal momento che non è stata cambiata la legge elettorale, infatti, si impedirà ancora agli elettori di indicare una preferenza diretta. Nelle urne, quindi, si potrà scegliere solo tra liste pre-confezionate create ad hoc dai vertici dei partiti.

Ed è così che è in atto tra i nostri politici una vera e propria ricerca finalizzata a riempire queste liste con nomi più o meno noti capaci di creare un certo appeal tra gli elettori (QUI e QUI).

Veltroni candida gente del calibro dell’oncologo Veronesi o del prefetto Serra, ma anche giovani 30enni (es. Marianna Madia, giovane ricercatrice 27enne, capolista alla Camera nel Lazio), operai e pure figli di personaggi noti (es. il figlio di Roberto Colaninno);

Berlusconi mette sé stesso come capolista e Gianfranco Fini per secondo in tutte le circoscrizioni (Veltroni non è il primo in nessuna lista) e non manca di inserire a seguire nomi altisonanti come il famigerato Generele Speciale o la giornalista Fiamma Nirenstein, ma anche Eugenia Roccella (una delle portavoci del Family day) o Paolo Galimberti (presidente dei Giovani di Confcommercio) oppure personaggi “ambigui” come Zakaria Najib, un immigrato proposto dalla Lega (sembra una contraddizione, ma lui è uno straniero molto particolare: vive a Cadoneghe (Padova), ha sposato un’italiana, dal 1986 ha la nostra cittadinanza ed è stato consigliere comunale della Lega. A novembre ha scritto al presidente della Repubblica chiedendo, provocatoriamente, di tornare nello status di extracomunitario con tutte le facilitazioni che, secondo lui, comporta per casa e lavoro).

In questo contesto di ricerca ossessiva di parlamentari, l’annuncio sull’International Herald Tribune potrebbe pure essere verosimile; anzi, nel testo c’era anche un referente da contattare per chi fosse interessato (Lucrezia Marforio: rescue.italy@gmail.com), io un bel curriculum lo manderei, non si sa mai!!! ;-)

RAI e Mediaset: tutti contro Di Pietro. Perchè?

con 28 commenti

La campagna elettorale è alle prime battute e ancora si stanno definendo le alleanze, ma il clima pacato e disteso che Berlusconi e Veltroni hanno promesso ha rischiato per un attimo di cedere il passo alle solite accuse e alle solite polemiche. A dar fuoco alla miccia è stato Antonio Di Pietro che nel suo blog commentando le frasi di Berlusconi su Enzo Biagi e l’editto bulgaro pronunciate davanti al direttore del TG1 Gianni Riotta che non ha fatto una piega e non ha replicato (QUI), ha lanciato una proposta che io ritengo di buon senso, ma che su tutti i TG è passata come il peggiore dei mali.

Sulla proposta hanno avuto la parola politici, opinionisti, direttori di TG e quant’altri… tutti si sono sentiti in dovere di dire qualcosa. Nel marasma generale, però, si è persa di vista quello che è l’oggetto del contendere, la proposta di Di Pietro che quasi nessuno ha chiarito e spiegato agli spettatori. Cerchiamo di fare chiarezza:

  1. una sola televisione pubblica senza pubblicità, pagata solo dal canone e sottratta all’influenza dei partiti;
  2. esecuzione sentenza europea su Europa 7 e spostamento di Rete4 sul satellite;
  3. limite di una sola rete televisiva per i concessionari privati (anche per Mediaset).

Andiamo per ordine:

1) Quante volte si è parlato di lottizzazione e di RAI politicizzata? Quante volte ci si è lamentati di programmi scadenti o non riconducibili al servizio pubblico pagato dal canone? Quante volte ci si lamenta della pubblicità all’interno di canali di servizio pubblico? Quante volte si è parlato della continuo rincorrersi di RAI e Mediaset in funzione degli ascolti a discapito della qualità dei programmi?
Tutto questo potrebbe risolversi semplicemente riducendo la RAI ad una sola rete finanziata solo dal canone e per questo priva di pubblicità (il canone per mantenere 3 reti sarebbe troppo alto). I contenuti sarebbero solo di servizio pubblico (documentari, informazione, approfondimento politico, ecc…), una sorta di BBC italiana.

2) Sul caso Europa7 c’è poco da discutere. Ecco i fatti in sintesi:

  • Dal 1994 la Corte costituzionale (sentenza n. 420/94) intima a Fininvest di cedere una rete o di spedirla su satellite. Berlusconi perde tempo e tergiversa finché la legge Maccanico (n. 249 del 31 luglio 1997) concede a Rete4 una proroga pressoché illimitata. Nel 1999, Europa7 vince la concessione delle frequenze su cui trasmette abusivamente Rete4 che tuttavia continua a occupare le frequenze come se nulla fosse.
  • Nel 2002, la Corte costituzionale con la sentenza 466/02, ribadisce quanto affermato nel 1994, cioè che nessun privato può possedere più di 2 frequenze televisive (fissa così il tetto massimo di due reti per Fininvest diventata Mediaset e le dà tempo fino al 31 dicembre 2003 per mandare Rete4 sul satellite). Berlusconi con il decreto legge “Salva Rete4” (del 23 dicembre 2003) e la legge Gasparri del 2004 chiudono la partita sostenendo che quando arriverà il digitale terrestre (previsto nel 2006) sbocceranno talmente tanti canali da rendere inutili le sentenze della Corte costituzionale sul pluralismo. La successiva legge Gentiloni non cambia nulla in proposito e si limita a spostare il digitale terrestre al 2012 rinviando a tale data la questione di Europa7 che già dal 1999 avrebbe dovuto trasmettere al posto di Rete4.
  • Intanto, il 19 giugno 2007, il commissario europeo per la Concorrenza mette in mora il governo italiano perché modifichi subito la Gasparri (che consente l’accesso al digitale solo a Rai e Mediaset) e annuncia la procedura d’infrazione contro l’Italia. Investito da Europa7, il Consiglio di Stato chiede alla Corte di Lussemburgo se le regole italiane siano legittime. La Corte, il 31 gennaio 2008, risponde che sono illegittime (la Maccanico, la Gasparri e implicitamente anche la Gentiloni) proprio perché consentono a Rete4 di trasmettere a discapito di Europa7, pertanto il Consiglio di Stato dovrà risarcire Europa7 per i mancati introiti e per le frequenze negate.
  • Il Commissario per la Concorrenza ha annunciato recentemente che questa è anche la posizione UE: se nel 2009 l’Italia non cambierà sistema, si beccherà una multa di 350-400 mila euro al giorno, con effetto retroattivo dal 2006. Cioè, gli italiani pagheranno alla UE e a Europa7 cifre da capogiro perché tutti i governi, dal 1994 a oggi, hanno favorito Berlusconi. A questo punto, attendere il Consiglio di Stato (che dovrà applicare la sentenza di Lussemburgo) o appellarsi all’ormai inutile legge Gentiloni (superata dalla sentenza di Lussemburgo) non sarebbe una genialata. Eseguire le sentenze della Consulta e della Corte europea non è fare un favore a Di Pietro o un dispetto a Berlusconi, ma è un dovere!!!

3) Visto che siamo in una condizione di oligopolio (se non di duopolio), togliere due reti alla RAI e lasciarne 2 a Berlusconi (sempre che Rete 4 vada sul satellite) o a qualsiasi altro imprenditore sarebbe un vero e propio regalo che avrebbe ripercussioni anche sulla libertà di informazione (che passa attraverso il pluralismo). Finchè la maggior parte della gente continuerà a fruire della TV attraverso l’etere, quindi, è necessario fare in modo che le frequenze (che per altro sono in numero limitato) siano assegnate al maggior numero possibile di soggetti. E’ in quest’ottica che si collocaca la terza proposta di Di Pietro. Le frequenze, infatti, sono dello Stato (non di Berlusconi) che le assegna in concessione a chi ritiene più opportuno e con le modalità che preferisce. Beppe Grillo, ad esempio, ha fatto sapere che se la proposta di Di Pietro va in porto, vorrebbe comprare RAI3 attraverso una raccolti fondi tramite il suo blog. Al contrario di quanto si è detto, nessun lavoratore di RAI e Mediaset perderebbe il posto di lavoro perché le reti andrebbero sul satellite e quindi chi ci lavora continuerebbe a lavorarci, oppure sarebbero vendute ad altri imprenditori che continuerebbero a fare TV.

Che ad accusare Di Pietro e a sollevare polemiche siano Berlusconi e i suoi, non stupisce (d’altra parte è il loro mestiere), a me ha colpito particolarmente l’atteggiamento dei 3 direttori dei TG della Mediaset che si sono coalizzai nell’attaccare Di Pietro e per gettare benzina sul fuoco contribuendo a confondere le idee ai loro ascoltatori e infischiandosene della deontologia professionale e dell’obiettività dell’informazione. Così i tre direttori sono apparsi in video (cronologicamente: Giorgio Mulé, direttore di Studio aperto alle 18.30; Emilio Fede, Tg4, alle 19; Clemente J. Mimun, TG5, alle 20) con tre editoriali. Ognuno con il suo stile: tagliente Mulè, irridente Fede, pragmatico Mimun. Tutti e tre d’accordo (si erano telefonati): Veltroni deve essere chiaro e prendere le distanze da Di Pietro. E poi dicono che grazie a questi 3 TG contrapposti a quelli della RAI (politicizzati) in Italia c’è maggiore pluralismo nell’informazione… ;-)

Inoltre, mi ha colpito l’atteggiamento dei politici del Partito Democratico o comunque avversari a Berlusconi. La Sinistra Arcobaleno, ad esempio, ha preso le distanze dal programma dell’Italia dei Valori sull’informazione. Sergio Bellucci (Rifondazione comunista) ha detto: “Lo spazio pubblico delle comunicazioni è un bene comune che appartiene a tutti i cittadini. Per questo deve essere difeso e valorizzato contro ogni tentativo di ridimensionamento o depotenziamento. Le proposte di Di Pietro in materia di comunicazione sembrano al momento troppo vaghe per prestarsi a una vera discussione. Aspettiamo di conoscere il programma del Pd per confrontarci su proposte concrete“.

Marco Follini, responsabile delle politiche dell’informazione del PD ha così risposto: “La posizione del Pd in materia di informazione è contenuta nei due disegni di legge che giacciono in Parlamento. Il nostro obiettivo è portarli a buon fine. Punto. È ovvio che tutti coloro che saranno candidati sottoscriveranno il programma della coalizione“.

Lo stesso Veltroni ha precisato: “Il programma del PD sarà realizzato e sottoscritto anche da Di Pietro. Le cose che si dicono lì, sono quelle che valgono. Nessuno si alzerà per dire no”. Lascia così poco spazio a equivoci l’ex sindaco di Roma che frena la proposta del leader dell’Idv (sul programa del PD, infatti, non c’è traccia di nessuno dei 3 punti proposti da Di Pietro).

Pare, allora, che da destra e da sinistra si voglia difendere il Cavaliere (i fatti di Europa7 lo dimostrano e non si spiegherebbe altrimenti il motivo per cui non è stata fatta una legge sul conflitto di interessi che per altro se passasse la proposta di Di Pietro svanirebbe da solo).
Che abbia ragione Grillo quando dice che Veltroni e Berlusconi sono fratelli gemelli, chierichetti che servono la stessa messa!!! ;-)

Un inizio d’anno alla Travaglio. Povera Italia…

con 17 commenti

Dopo la pausa per le festività, il blog riprende vita. E visto che siamo alle prime battute di un nuovo anno voglio cercare di fare una fotografia della situazione attuale per vedere se tra 12 mesi il nostro Paese sarà migliore o peggiore di oggi (momento storico-sociale sicuramente non buono). Per fare questa fotografia dell’Italia, mi affiderò all’analisi puntuale e ironica di un noto giornalista, Marco Travaglio. Nel blog che tiene insieme a Pino Corrias e Peter Gomez, oggi ho trovato un post molto interessante. Il suo titolo è emblematicamente “Rifiuti“:

“La Campania affoga nei suoi escrementi dopo aver ingurgitato quelli di tutti noi. Bassolino e la Jervolino, invece di chiudersi in un cassonetto e sparire per sempre, opinano ed esternano come se fossero due passanti. Il Sole 24 ore, edito anche dall’Impregilo che s’è ingrassata a spese nostre sul non-smaltimento dei rifiuti a Napoli, pontifica sul “fallimento della classe dirigente” (esclusi i presenti, s’intende, cioè gli editori).

Per la strada si muore di freddo, nel senso che due clochard nella civilissima Roma del molto democratico Veltroni vanno al creatore per il gelo, mentre il molto democratico Veltroni insegue Berlusconi per un dialogo sulla riforma elettorale, ma trova occupato perché intanto il Cainano è partito alla volta di Antigua per farsi un’altra villa.

Mentre Torino seppellisce il settimo operaio della ThyssenKrupp, molto opportunamente D’Alema domanda ai compagni se siano per caso impazziti, ma non perché si fanno le pippe coi Vassallum, i Mattarellum, i Franceschinum, i Biancum alla francese corretti alla tedesca ritoccati alla olandese corrotti alla spagnola mentre nel mondo reale succede di tutto, bensì perché si fanno le pippe in ordine sparso.

Il Molto Intelligente Ferrara, in compenso, fa la dieta contro l’aborto, riuscendo a trasformare un’immane tragedia in farsa con la collaborazione della Binetti e di James Bondi, e nei ritagli di tempo chiede la grazia per Contrada: non per i morti in Irak e in Afghanistan, non per i morti sul lavoro, non per le vittime della criminalità e per gli avvelenati dai rifiuti, ma per Contrada, cioè per l’unico esponente dello Stato in galera per mafia.

Lamberto Dini, dal canto suo, si appresta a far cadere il governo se Prodi non accetterà a scatola chiusa 12 proposte che non risolverebbero uno solo dei problemi dell’Italia, ma in compenso riporterebbero Berlusconi al potere.

La Moratti, cioè Berlusconi con la lacca, riserva il centro di Milano ai ricchi che pagano, come se la merda che respirano i milanesi dipendesse da qualche auto in più o in meno (nelle pagine economiche, i giornali segnalano trionfalmente che ogni due italiani ci sono cinque auto e tutti ad applaudire la Fiat che ha fatto il miracolo).

Chiude in bellezza Mastella, che denuncia una gravissima intimidazione: un artista gli ha inviato un’opera d’arte e lui l’ha scambiata per una minaccia terroristica. Dulcis in fundo, i politici si aumentano di nuovo gli stipendi. Questo il bilancio, purtroppo provvisorio, dei “professionisti della politica”, gente che ha fatto le scuole alte. Quelli che invece non lo sono, come Rita e Salvatore Borsellino, trovano le sole parole adeguate per rispondere a Contrada e al suo pittoresco avvocato. E non a caso due professori prestati alla politica, come Prodi e Padoa Schioppa, riescono a far pagare un filo di tasse agli evasori e a sistemare un po’ i conti pubblici. Il che – di questi tempi e vista l’armata brancaleone che li sostiene – è un miracolo a cielo aperto. Infatti, nei sondaggi, sono impopolarissimi.

Dimenticavo: ieri, alle 13.30, il Tg1 dell’ameregano Johnny Raiotta aveva un lungo servizio sulle flatulenze dei canguri. Questa sì che è controinformazione“.

Ecco, già ai primi 4 giorni del 2008 è questa la situazione italiana. Tra i tanti auguri che si fanno in questo periodo, quindi, ci metterei pure un Paese più sano, democraticamente più maturo, più prosperoso e più competitivo, magari con una classe politica e dirigenziale più “seria”… ;-)

Scritto da salpetti

4 gennaio 2008 alle 17:18

Emergenza romeni: perchè ce ne accorgiamo solo ora?

con 35 commenti

L’indignazione per quanto accaduto a Roma nei pressi della Stazione di Tor di Quinto è totale. Immancabili arrivano le polemiche politiche. Una donna è stata derubata, seviziata, forse stuprata ed è morta. Ad ucciderla un cittadino romeno (nella foto). Ovviamente non voglio dire che i romeni siano tutti dei criminali, ci sono quelli che lavorano onestamente, quelli che studiano, quelli che stanno vivendo il sogno di una vita migliore così come quando noi italiani siamo emigrati all’estero (infatti credo che bisogna colpire solo la criminalità e non tutti i romeni indistintamente). Alcuni dati, però, fanno riflettere. All’inizio del 2007, la Romania è entrata nell’Unione Europea e gli immigrati provenienti da quel Paese hanno cessato di essere extracomunitari. Il loro numero in Italia è così cresciuto di molto.

Da sempre molti romeni sono stati coinvolti in fatti di cronaca, alcuni dei quali molto gravi. Quello di Giovanna Reggiani è solo l’ultimo di una lunga serie di eventi delittuosi che si sono moltiplicati proporzionalmente al crescere del numero della popolarione romena in Italia. A questo punto sorgono alcuni interrogativi importanti: Perchè i provvedimenti che adesso si stanno prendendo d’urgenza (come ad esempio l’espulsione anche per cittadini europei) non son stati adottati prima? Perchè il Governo in generale e il Sindaco di Roma nello specifico si sono accorti solo ora di questa emergenza? Perchè si è dovuto aspettare un fatto di cronaca così eclatante per agire quando ogni giorno accadono in Italia molte storie simili a quella della signora Reggiani? Perché si è fatto così poco contro quelle baraccopoli che infestano la città di Roma e molte altre italiane e che si allargano sempre più tra le proteste dei cittadini?

Nel nostro Paese, nonostante le tragedie vengano annunciate da tempo, non si fa mai nulla di concreto finchè una vicenda tra le altre fa più scalpore, forse perchè accade a Roma (in un quartiere relativamente centrale) e non nella provincia, magari perchè la vittima è moglie di un ufficiale della Marina militare, oppure perchè il Sindaco della città è diventato anche leader di un partito, … 
Sul sito de laRepubblica è stato fatto un resoconto di tutti i più gravi atti di violenza commessi dai romeni da quando, all’inzio di quest’anno, la Romania è entrata nella UE. L’elenco è allucinate se si considera anche che non riporta gli atti criminali commessi da romeni quando erano “solo” clandestini. Lo voglio riportare per dare un’idea del fenomeno:

  • 7 febbraio. Nei boschi di Roccavivi (l’Aquila) viene trovato il corpo di un pensionato 61enne di Sora (Frosinone), ucciso a bastonate. Vengono arrestati due romeni: una donna che il pensionato pagava per avere rapporti sessuali, e il marito di lei.

  • 14 marzo. A Caselle d’Asolo (Treviso) due romeni rapiscono una studentessa di 25 anni chiedendo un riscatto di 50 mila euro. Il sequestro si conclude il giorno dopo.

  • 10 aprile. In una stazione della metropolitana di Milano un romeno uccide l’ex moglie, anche lei romena, accoltellandola alla gola.

  • 26 aprile. Dopo una lite per motivi banali su un vagone della metropolitana di Roma, Vanessa Russo, 23 anni, viene colpita a un occhio con la punta di un ombrello e muore il giorno dopo. Il colpo è stato sferrato da Doina Matei, giovane prostituta romena, che si allontana con una connazionale minorenne. Il 29 aprile le due ragazze vengono fermate in un centro commerciale di Tolentino (Macerata).

  • 2 maggio. In una casa di Mendicino (Cosenza) vengono rinvenuti i cadaveri di due anziani coniugi uccisi a colpi d’ascia. Per l’omicidio viene fermato un romeno, marito della badante delle due vittime.

  • 29 maggio. Una donna di 67 anni viene trovata sgozzata nel suo appartamento a Sant’Angelo di Santa Maria di Sala (Venezia). Per l’omicidio viene arrestata Delia Croitoru, 37 anni, una romena che avrebbe compiuto l’omicidio per vendetta nei confronti del suo ex compagno, figlio della donna.

  • 23 luglio. A Roma, tre romeni uccidono a martellate un loro connazionale, un ragazzo di 23 anni, ne fanno sparire il corpo e poi tentano un’estorsione con la madre, simulando un sequestro di persona.

  • 8 agosto. Alla stazione ferroviaria di Rimini, Dimitru David, 42 anni, romeno, accoltella la moglie e la figlia di 17 anni, che muore subito dopo il ricovero all’ospedale.

  • 17 agosto. A Roma, sulla pista ciclabile vicino all’ippodromo di Tor di Valle, un uomo di 60 anni viene aggredito, colpito alla testa con un palo di legno e rapinato. L’uomo morirà il 5 ottobre, dopo una lunga agonia. Per l’aggressione vengono arrestati due giovani romeni, uno dei quali ha 15 anni.

  • 21 agosto. A Roma, tre romeni aggrediscono il regista Giuseppe Tornatore mentre torna a casa e lo rapinano di telefonino, iPod e portafogli.

  • 28 agosto. Nei boschi di Morterone (Lecco) vengono trovati, avvolti in sacchi della spazzatura, i corpi di Luminita Dan, 17 anni, e Ionela Dragan, 19 anni, giovani prostitute romene, seviziate e uccise.

  • 26 settembre. A Roma, nel sottopasso della stazione Nomentana, un romeno viene ucciso e altri due feriti. La vittima sarebbe stata fatta inginocchiare prima di essere raggiunta da colpi d’arma da fuoco alla testa. Anche gli altri due romeni sono raggiunti da colpi di pistola. Si tratta probabilmente di un regolamento di conti tra organizzazioni criminali romene.

Insomma, i presupposti per intervenire prima c’erano tutti. E mentre il dibattito sull’integrazione della comunità romena in Italia si fa sempre più aspro, Giancarlo Germani, presidente del Partito dei Romeni d’Italia, alleato alle scorse elezioni amministrative con l’Udeur di Clemente Mastella (sempre lui!), ha dichiarato: “Il decreto sulle espulsioni è solo fumo negli occhi: l’insediamento a Tor di Quinto c’è dal 2002 e nessuno ha mai fatto niente. I provvedimenti d’urgenza del governo sono pura demagogia perché le espulsioni non funzionavano già con gli extracomunitari figurarsi adesso, quando dovrebbero riguardare cittadini della Ue in assenza di frontiere“. Come dire che il Governo si è svegliato tardi che quello che sta facendo è pure inutile!!!

Credo proprio che tutti i quesiti che mi sono posto all’inizio (e molti altri) resterano inesorabilmente irrisolti…

Scritto da salpetti

2 novembre 2007 alle 22:44

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.