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Utente del Web: senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato

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C’è chi vede il fondatore di Wikileaks come un difensore della libertà, chi lo vede come un pericolo pubblico. Julian Assange, l’uomo che sta dietro alle recenti vicende di “spionaggio telematico”, è sicuramente una figura controversa che – grazie alla sua organizzazione internazionale fatta di esperti del computer – è riuscito a divulgare documenti coperti da segreto (segreto di stato, segreto militare, segreto industriale, segreto bancario), mettendo in imbarazzo i potenti di mezzo mondo.

Mentre Assange è alle prese con gravi problemi giudiziari, non solo legati alle vicende di Wikileaks, in più parti ci si interroga sulla rilevanza del Web e di Internet per ciò che riguarda la democrazia, la circolazione delle informazioni e la politica del futuro, una Politica 2.0.

La sfera pubblica, il campo nel quale si svolgono i confronti e gli scontri tra i diversi interessi politici, economici e sociali, infatti, è cambiato profondamente con l’avvento delle reti telematiche e ancor di più con l’emergere delle piattaforme del Web 2.0. Se in questo blog abbiamo spesso parlato degli aspetti positivi che la Rete con le sue potenzialità ha introdotto nel dibattito pubblico, cerchiamo di vedere ora l’altro lato della medaglia perché – parafrasando i Pink Floydanche la Luna ha un lato oscuro.

Non occorre ricorrere ai facili allarmismi riguardanti le impostazioni di privacy dei social network o il fatto che i proprietari di queste piattaforme si arricchiscano sfruttando al meglio le inserzioni pubblicitarie nei loro siti. Per questo basta solo fare un uso consapevole del mezzo. Non bisogna cadere nell’errore compiuto dalla trasmissione televisiva Report che – nell’intento di mettere in guardia chi naviga online – ha finito per spaventare gli utenti meno smaliziati e meno addentro a certe tematiche. Quella puntata (andata in onda il 10/04/2011), infatti, ha fatto tanto scalpore e ha suscitato tante polemiche nelle community online, tra gli esperti e tra gli addetti ai lavori.

Per fare un po’ di luce nel lato oscuro del Web, bisogna quindi volare un po’ più alto. Se anche Julian Assange – che di certo non possiamo accusare di essere uno scettico nei confronti della Rete e che, per di più, è additato dai politici come un nemico pubblico – è perplesso su alcuni aspetti riguardanti l’uso di Internet, allora è bene porsi qualche domanda in più.

In una recente apparizione pubblica alla Cambridge University, Assange ha detto: “Internet non è una tecnologia che favorisce la libertà d’espressione. Non è una tecnologia che tutela i diritti umani. Piuttosto è una tecnologia che può essere sfruttata per mettere in piedi un regime totalitario basato sulla sorveglianza. Che non si era mai visto prima. Internet ci offre in qualche modo la possibilità di essere informati a livelli senza precedenti, in particolare sulle attività dei vari Governi ma è anche la più grande macchina di spionaggio che il mondo abbia mai visto”.

Anche Facebook e Twitter, che pure hanno da ultimo giocato un ruolo importante anche nelle rivolte verificatesi in Medio Oriente e nel Nord Africa, possono trasformarsi in strumenti in mano ai potenti per individuare dissidenti e rivoltosi. “Tre o quattro anni fa, ha sottolineato il fondatore di Wikileaks, c’era stato un tentativo di rivolta proprio al Cairo, e proprio Facebook fu setacciato dalle autorità per individuare i partecipanti alla rivolta. Che furono poi fermati, interrogati, arrestati e picchiati”.

Si capisce come il problema stia a monte. Non sta nelle impostazioni di privacy più o meno restrittive o nell’advertising. Il rischio è che la stessa architettura su cui poggia il sistema di trasmissione delle informazioni nel Web possa essere utilizzata con fini opposti a quelli per i quali oggi Internet si pone sempre più al centro del dibattito pubblico.

Naturalmente stiamo prefigurando uno scenario fantascientifico, un mondo kafkiano dove diventerebbe realtà per tutti il carcere “Panopticon” teorizzato dal filosofo Bentham, un carcere strutturato in maniera tale che i prigionieri non possano essere in grado di stabilire se sono osservati o meno, percependo una sorta di invisibile onniscienza da parte del guardiano. Ma è bene in ogni caso riflettere su certe problematiche.

Allora, stando ovviamente ben attenti ad utilizzare bene il Web e le piattaforme 2.0, cercando di diffondere in giro il meno possibile nostre informazioni ed evitando che il mondo del business pubblicitario si arricchisca alle nostre spalle e sulla nostra pelle, è comunque bene sapere che in un fantomatico futuro potrebbe andarci a finire come a Josef K, il quale “senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato”. Ma questo è solo l’incipit de “Il processo” di Kafka!

Arrivano i Webby Award 2010, i premi Oscar del Web!!!

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Anche quest’anno, come da quattordici anni a questa parte, l’Accademia Internazionale di Scienze e Arti Digitali di New York (IADAS) assegnerà i Webby Awards. In pratica si tratta del più importante evento internazionale volto a celebrare ogni anno le eccellenze nel mondo di Internet in ogni ambito: siti, social network, video, pubblicità online, giochi interattivi e così via.

Nell’edizione del 2009, solo per fare qualche esempio, Twitter ha vinto il riconoscimento come innovazione dell’anno. A spiccare è stato anche HuffingtonPost (QUI), un sito dedicato all’informazione politica; le sue pagine negli Usa diventano sempre più un punto di riferimento per i cittadini e gli elettori, a discapito dei media tradizionali. La migliore attrice premiata nell’edizione passata dei Webby Awards è stata Sarah Silverman che – a detta della giuria – ha combinato il suo impegno politico con quello artistico diventando una vera e propria superstar su Youtube (dove il suo video spopola ancora tra gli utenti con migliaia di visite giornaliere).

Anche quest’anno non mancheranno di certo le sorprese. Tra gli addetti ai lavori e gli appassionati di Web e nuovi media c’è molta attesa. Una prima novità dei Webby Awards 2010 è stata l’aggiunta di nuove sezioni alle categorie classiche, come “Miglior uso dei media online” o Green Web Sites (riconoscimento per i siti dedicati al rapporto tra l’innovazione tecnologia e la difesa dell’ambiente).

Nella categoria video, pare che abbia molte chance di vittoria il filmato girato da un padre mentre il figlioletto era disorientato e stordito dopo aver subito un intervento chirurgico dal dentista (a causa dell’anestesia); su YouTube questo video è uno dei più popolari del momento con milioni di visite. Tra i contenuti prodotti con tecnologia mobile, Foursquare si è meritato la nomination; si tratta di un social network che consente agli utenti di tracciare con il proprio cellulare il cammino che si percorre ogni giorno, da soli o con amici, con l’obiettivo di condividere informazioni su luoghi pubblici di interesse, su locali, ristoranti, pub e così via. Tra i giochi, è candidata al premio anche la famosa applicazione per Facebook che permette di creare una propria fattoria personale, Farmiville.

Sempre alto il livello della giuria dello IADAS, composta da esperti e guru del settore. Quest’anno ci saranno anche personaggi famosi come il cantante David Bowie o Matt Groening (il creatore dei Simpson). I Webby Award 2010 saranno consegnati nel corso della cerimonia che si terrà a New York il 14 giugno. La premiazione si può seguire su vari siti e sul canale Youtube ufficiale dell’iniziativa.

Allora, se siete curiosi di sapere chi si è distinto nel mondo di Internet in quest’anno, se volete capire quali sono nel Web le novità più importanti e cosa ci riserverà il futuro dei nuovi media, oppure se semplicemente siete curiosi di capire cosa accade nell’effervescente e mutevole realtà della Rete, non vi resta che seguire la premiazione degli Oscar del Web 2010. In attesa che arrivi il giorno della premiazione, potete andare sul sito e indicare la vostra preferenza all’interno delle categorie proposte… ;-)

In Iran continuano le proteste, ma dal G8 solo generiche condanne. Si pensa già alle vacanze!

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Mentre il G8 sta finendo, in Iran – dopo giorni di tranquillità (forse solo apparente perché l’informazione viene censurata) – ieri sono scoppiate nuovamente le proteste (QUI). A Teheran, è stata organizzata una manifestazione in coincidenza dell’anniversario della rivolta studentesca del 1999, ma naturalmente il vero obiettivo erano i  controversi risultati elettorali dello scorso 12 giugno.

Ricordiamo che le precedenti manifestazioni avevano portato ai più grandi raduni di protesta nella storia della repubblica islamica iraniana con un bilancio di almeno 20 morti (tra cui la giovane Neda) dovuti alla dura e violenta repressione da parte del Governo. Anche questa volta il bilancio è tragico tra morti, feriti e numero degli arresti (QUI).

E la situazione continua ad essere tesa anche oggi: le forze antisommossa sono state schierate nei pressi dell’Università e in altri luoghi della città, il servizio di messaggi SMS – che da qualche giorno era stato ripristinato – è stato nuovamente interrotto per impedire i contatti fra i contestatori, la censura su Internet si è fatta ancora più pesante.

Ma perché i grandi della terra riuniti a L’Aquila non prendono una posizione netta, chiara e ferma contro Ahmadinejad, la repressione e la censura?

Gli otto grandi ricordano che continuano ad essere seriamente preoccupati per gli eventi in Iran, deplorano le violenze post-elettorali, condannano il presidente iraniano perché nega l’Olocausto. Ma nel concreto?

Nel concreto la questione è stata rimandata a dopo le vacanze estive (QUI e QUI). Ancora una volta il G8 si rivela per quello che è: una riunione d’affari tra illustri personaggi politici nella quale ciascuno cerca di portare il più possibile acqua al proprio mulino.

Evidentemente per Obama (USA), Taro Aso (Giappone), Merkel (Germania), Brown (Regno Unito), Sarkozy (Francia), Medvedev (Russia), Harper (Canada) e Berlusconi al momento le priorità sono ben altre.

D’altra parte, Medvedev ha fatto sapere che la repressione degli oppositori di Ahmadinejad è solo una questione interna sulla quale non intende sia necessario intervenire; Obama si è detto più preoccupato per la questione nucleare in Medio Oriente piuttosto che per le proteste interne; Sarkozy ha rammentato che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad formerà il suo nuovo governo il prossimo agosto e probabilmente allora la situazione si sarà sistemata da sola o comunque sarà più semplice e lineare per permettere un intervento.

Allora, mentre i grandi della terra vanno in vacanza, non possiamo far altro che sperare che in Iran la situazione si stabilizzi e che – ancora grazie alla Rete e a quei pochi giornalisti rimasti – le informazioni possano giungere fino a noi affinché l’opinione pubblica globale non si dimentichi degli iraniani mentre è in vacanza, come invece faranno i leader mondiali.

Che ne pensate? ;-)

Attivisti Greenpeace contro il G8, le informazioni su Twitter!

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Vado Ligure (SV), i manifestanti in azione

Il G8 è appena iniziato e – come ogni anno – non sono mancate le polemiche, gli scontri, le manifestazioni. L’informazione sta facendo la sua parte, ma è sempre la Rete a svolgere il ruolo da protagonista in questi casi.

Greenpeace, ad esempio, per sensibilizzare i grandi della terra nei confronti delle tematiche ambientali e sulla riduzione delle emissioni di CO2, sta conducendo delle manifestazioni in tutta Italia nel quasi silenzio dei media. E’ Twitter a darne notizia!!!

E’ su questo Social Network, infatti, che gli attivisti ambientali comunicano costantemente i loro aggiornamenti sulle azioni che da questa mattina si stanno svolgendo nelle centrali elettriche a carbone di Brindisi, Fusina a Marghera, Vado Ligure (Savona) e Porto Tolle (Delta del Po).

A Porto Tolle, le forze dell’ordine hanno arrestato quattro attivisti mentre si stavano arrampicando sulla ciminiera della centrale. La situazione è tesa anche negli altri tre siti interessarti dalle manifestazioni.

Le informazioni dal sito di Greenpeace le trovate a questo indirizzo (QUI le informazioni sul sito italiano) e questo è il canale Twitter dell’organizzazione ambientalista. Gli utenti possono inserire o ricercare informazioni con il tag “#climateaction“.

Insomma, ancora una volta la Rete batte l’informazione mainstream!!! ;-)

In Iran l’informazione passa dal Web. Mousavi pubblica dossier sui brogli!

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La situazione in Iran si fa ogni giorno più difficile e l’informazione è sempre più controllata. Ieri sono stati addirittura arrestati 25 giornalisti del giornale Kalemeh Sabz perchè avevano scritti degli articioli a favore di Mosuavi, lo sfidante di Ahmadinejad.

Per di più, il quotidiano filo-governativo Kayhan, voce degli ultraconservatori vicini al presidente Mahmoud Ahmadinejad, ha pubblicato un  editoriale in cui viene chiesto con vigore  l’arresto di Mir-Hossein Mousavi, il leader dei riformisti.

Secondo questo quotidiano sarebbe colpevole per aver fomentato la protesta e per questo si meriterebbe qualche anno di carcere se non addirittura la pena di morte (nel caso in cui il tribunale islamico lo riconoscesse “mohareb”, ovvero nemico di Dio).

Ma è sul Web che le informazioni circolano numerose facendo sì che non cali il sipario sulla protesta in Iran e sui presunti brogli elettorali. L’intento dei sostenitori di Mahmud Ahmadinejad è, infatti, quello di discreditare gli oppositori e fare in modo che le manifestazioni di dissenso vengano silenziate.

Proprio per via dei video apparsi su Youtube (e riportati su vari blog), ad esempio, la polizia iraniana per la per la prima volta è stata costretta a confermare le violenze compiute. Le autorità di polizia hanno, infatti, ammesso che Neda – la giovane diventata il simbolo della protesta con la sua tragica morte avvenuta durante una manifestazioneè stata effettivamente uccisa da un proiettile.

Anche Twitter sta mandando in affanno i media iraniani che cercano di nascondere alcune notizie. Ieri sera, ad esempio, tramite il portale di microblogging, il mondo ha appreso che a Teheran “tutti gli ospedali sono circondati dalla milizia per controllare perché la gente ci entra, se per ferita da arma da fuoco o da manganello. Ti arrestano e ti picchiano“, è questo ciò che ha postato ieri sera un utente iraniano (QUI un approfondimento).

Per fortuna il Web fa sì che i dissidenti trovino voce nei confronti del mondo intero. Ed è da Web che arriva oggi un dossier sui brogli redatto da Mosuavi (QUI). In questo dossier si spiega come attraverso un uso improprio di fondi pubblici, grazie a delle nomine pilotate tra gli organizzatori della consultazione, all’uso di schede senza numero di serie, di troppi timbri in circolazione, di rappresentanti di lista dell’opposizione tenuti alla larga dai seggi dove forse sono arrivate urne già piene di voti,  si siano falsati i risaluti delle elezioni.

Così come era accaduto per la rivolta in Myanmar (Birmania), il Web si sta dimostrando uno strumento molto efficace laddove i giornalisti siano impossibilitati a svolgere correttamente il loro ruolo.  Come abbiamo detto altre volte in questo blog, le reti sociali impongono una ridefinizione del giornalismo che viene sistematicamente  messo a tacere o posto sotto controllo quando avvengono situazioni di questo tipo.  Nelle situazioni di emergenza e durante le manifestazioni di protesta, ad essere più efficace è infatti l’informazione amatoriale fatta da gente comune che entra in relazione tramite il Web .

Speriamo che la complessa situazione socio-politica iraniana si risolva nel migliore dei modi possibili, nel mentre non possiamo far altro che tifare per il citizen journalism per fare in modo che l’opinione pubblica globale vigili su ciò che accade in Iran.

Che ne pensate? ;-)

La Casa Bianca diventa 2.0, ma sarà Obama ad aggiornare i profili?

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Che Barack Obama fosse il politico più attento nell’uso degli strumenti del Web lo si sapeva già. Ora il presidente degli Stati Uniti ha deciso di aprire la Casa Bianca ai social network. Così, dopo i profili su Flickr e i video diffusi su YouTube e Vimeo, adesso sono stati aperti profili su Twitter, MySpace e Facebook.

Il blog della Casa Bianca ha annunciato la mossa con un messaggio intitolato WhiteHouse 2.0, affermando che: “C’è molto di cui parlare. Dalla crisi economica alle guerre in Afghanistan e Iraq; il Presidente e la sua amministrazione vogliono assicurasi che il pubblico sia aggiornato e coinvolto nei nostri sforzi“. In questo momento, però, è l’influenza suina a preoccupare di più gli Stati Uniti e così m0lto spazio sarà dedicato a questo tema.

Insomma, la Casa Bianca è online non soltanto con il classico sito istituzionale e con il blog (già de sé innovativo), ma anche con gli innovativi profili sui più diffusi social network e sulle più diffuse piattaforme di video sharing. “E’ soltanto l’ultimo passo per rendere la struttura amministrativa sempre più trasparente e comunicativa“, si legge ancora nel blog ufficiale.

Obama ha largamente utilizzato le nuove tecnologie per comunicare con gli elettori e raccogliere fondi durante la campagna elettorale; questa è stata probabilmente una delle mosse vincenti. Adesso continua questo trend tecnologico sul Web che, visto che si tratta della Casa Bianca, è rivoluzionario nonostante si tratta di qualcosa che è già ampiamente iniziato nelle vite di milioni di cittadini in tutto il mondo. Il racconto della  vita quotidiana avviene oggi sempre più spesso dentro la Rete attraverso la condivisione di immagini, video, dati (es. Slideshare) o brevi testi e racconti, eccetera.

Tutti inneggiano a questa novità e tutti sono concordi nel riconoscere ad Obama la lungimiranza e la modernità di un giovane Presidente. Ma la domanda che sorge spontanea è: come farà Obama a ridurre le distanze tra l’istituzione e i cittadini ricoprendo un ruolo istituzionale?

Sarà difficile per la Casa Bianca, ad esempio, scoprire su Facebook a qual è il personaggio dei cartoni animati che più gli somiglia, quali sono le posizioni sessuali preferite a letto da Obama, oppure scoprire dove andrà e cosa farà il Presidente durante la sua giornata, come avviene su Facebook. E’ inoltre difficile pensare che Obama in persona aggiorni i suoi profili oppure che racconti twittando cosa stia pensando…

Sicuramente l’apertura ai media sociali della Casa Bianca è rivoluzionaria, ma di certo dietro ai vari profili ci sarà uno staff di persone giovani che hanno familiarità con questi strumenti che verranno pagati per conquistarsi la simpatia e la familiarità del pubblico.

Come dice Massimo Mantellini nel suo blog, “in questa ottica, più che la capacità di raccontare per immagini, frasi e filmati la vita e le azioni (politiche e non) del Presidente americano, sarà importante osservare quale sarà l’attenzione dello staff di Obama verso strumenti e contributi di ritorno da parte dei cittadini verso l’amministrazione. Solo a quel punto lo slogan Whitehouse 2.0 potrà dirsi di senso compiuto.

Io sono d’accordo, voi che ne pensate? ;-)

Scritto da salpetti

4 maggio 2009 alle 22:58

Una passeggiata nel Web 2.0

con 15 commenti

Navigando sul Web ho scoperto molti siti e molti servizi interessanti. Vi riporto alcune “scoperte” che ho fatto nel mondo del Web 2.0, ovvero in quella parte di Internet dove le parole d’ordine sono condivisione e partecipazione. Spero che possano essere utili anche a voi (anche se sono certo che molti già li conoscerete di sicuro). Il post è un po’ lungo, speriamo che abbiate la pazienza di arrivare fino in fondo… ;-)

Il Web assume, infatti, sempre più una dimensione “sociale“. Sulla base dello spirito collaborativo e di condivisione nascono, quindi, servizi quali il social bookmarking che permettono di segnalare ad altri navigatori siti ritenuti interessanti, inoltre si sviluppa sempre più la possibilità di condivisione (sharing), si avranno quindi sistemi di image sharing, video sharing, data sharing, file sharing, …. La cooperazione interviene anche nella stesura di testi (strumenti di collaborative authoring, come la celebre enciclopedia Wikipedia o di collaborative writing & word Processing, come ad esempio Google Docs). Nel Web 2.0, ovviamente, si moltiplicano anche le possibilità di mettere in contatto tra loro gli utenti (social network, blogging, communication tools di vario tipo, …).

Il social bookmarking è un servizio dove vengono resi disponibili elenchi di segnalibri (bookmark) creati dagli utenti. Questi elenchi sono liberamente consultabili e condivisibili con gli altri utenti appartenenti alla stessa comunità virtuale. La sua utilità non è tanto quella di organizzare i propri bookmark (per quello, volendo, bastano i Preferiti di Internet Explorer o i Segnalibri di Firefox), il punto è condividere la conoscenza: segnalare ad altri navigatori un sito considerato interessante, sia per motivi professionali che per motivi prettamente ludici. Le tendenze del momento, i siti più interessanti, quelli più originali, ma anche quelli più utili per una professione o per svolgere qualche attività, vengono raccolti, segnalati e condivisi.
Oltre al più noto del.icio.us, abbiamo StumbleUpon. Il servizio combina la condivisione umana delle opinioni e l’apprendimento automatico delle preferenze. Il nome StumbleUpon (“Inciampare in”) ed è dovuto al carattere parzialmente casuale della ricerca delle informazioni. Mentre un utente sta navigando normalmente può esprimere un giudizio positivo o negativo del sito che sta navigando. Automaticamente l’indirizzo del sito viene salvato nel profilo dell’utente. Se il sito non èstato segnalato da nessun altro utente, si può comporre una breve recensione del sito e segnalare l’argomento e la lingua. Il servizio fornisce quindi la possibilità di formare comunità virtuali di persone che condividono gli stessi interessi ed ogni utente è membro sia attivo che passivo della comunità.

Tutto si può condividere, anche il proprio calendario personale. Strumenti quali Google Calendar, Yahoo! Agenda, iCal, permettono di condividere la propria agenda giornaliera con altri utenti. Un calendario può essere condiviso per intero, operazione che può risultare utile quando fai parte di un gruppo con eventi condivisi, ma che può essere utile anche per segnalare eventi o attività cui si prende parte.

Nella cultura della condivisione, ovviamente non si possono non condividere le foto e i video, cioè la condivisione delle nostre esperienze. Tra le applicazioni più utilizzate di image sharing c’è sicuramente Flirk che offre un’ampia scelta di servizi. Uno degli usi più socilai, se così si può dire, l’iscrizione a qualche gruppo tematico. Nei gruppi si discute, si guardano le foto degli altri utenti e le si commenta, eventualmente si può segnare una foto nei propri preferiti, si scambiano opinioni e riflessioni. Al pari di Flirk c’è Zoto, con la sua interfaccia facile da usare e il suo funzionamento user friendly.
Il video sharing è di certo uno delgi utilizzi del Web tra i più utilizzati. Il successo di servizi quali Youtube e simili ne è la dimostrazione. Esistono anche altre applicazioni Web in grado di trasformare il Pc in un piccolo studio di regia televisiva, un live broadcasting fai da te. Uno di questi è Ustream. Il presupposto su cui si fonda è che chiunque abbia un Pc, un microfono e una webcam può creare il suo programma. Il motto di Youtube è “Broadcast Yourself“, ma esso trova piena realizzazione con Ustream e applicazioni simili (es. Mogulus che permette di creare una vera e propria emittente televisiva da condividere nel Web. Oltre alla diretta, si possono mandare in onda video presenti sul proprio pc e video di Youtube). Insomma, adesso si possono condividere anche le TV (fatte in casa in modo del tutto amatoriale) ed è veramente semplice incorporare i clip video nelle pagine Web o nei blog.

La conoscenza nel senso tradizionale del termine passa invece attraverso il collaborative authoring, il collaborative writing & word Processing e il data sharing. Testi scritti grazie alla collaborazione di più persone che vengono condivisi. Wikipedia è un esempio su tutti. Se Wikipedia ha totalmente cambiato il modo in cui veniamo a conoscenza delle cose e collaboriamo per approfondirle, PBwiki ha però fatto un passo più: da la possibilità a chiunque di creare gratuitamente un propio wiki e di condividerlo con chi si vuole, una sorta di Wikipedia personale, una per ciascun utente. Oltre a creare un wiki, si può partecipare a quelli creati dagli altri o amministrare pagine in collaborazione con altri utenti, anche se queste non sono state create da noi.

Chiunque abbia un personal computer ha usato almeno una volta un word processor. Il Web offre la possibilità di lavorare in collaborazione sugli stessi documenti. E’ questo ciò che si propone Google Docs. I documenti sono condivisibili in tempo reale tra diversi utenti, che possono perciò aprire i file, modificarli e salvarli in contemporanea. Si possono produrre documenti direttamente all’interno di Google Docs, importarli da una mail o da un preesistente file: il sistema supporta tutti i formati più diffusi di office automation e può anche salvare in diversi formati (per intenderci, file di Word, file di Excel, .pdf, ecc). Con applicazioni quali Slide share, poi, si possono condividere anche presentazioni (es. quelle create con Powerpoint).

Anche i dati possono essere condivisi e scambiati. Swivel, ad esempio, definito dai suoi fondatori come il “YouTube dei dati“, permette di inserire dati (es. formato Excel o tab), visualizzare i dati inseriti, usare i dati inseriti da altri utenti, cambiarne le modalità di visualizzazione, comparare dataset diversi alla ricerca di covariazioni. Grafici, tabelle, database, elaborazioni statistiche, non sono più solo dati su cui lavorarci da soli, ma possono diventare pubblici e condivisi.

E addirittura anche la propria libreria personale si può condividere grazie a piattaforme come aNobii finalizzata alla condivisione di pareri e idee sui libri letti o che si vorrebbe leggere. I suoi utenti catalogano, votano, raccomandano, recensiscono libri, con la possibilità di scambiare, prestare o vendere i volumi. Ci si registra carica la propria libreria con i libri letti e le relative informazioni. Navigare tra gli scaffali di libri degli altri utenti leggendo recensioni e commenti, potrebbe essere l’occasione per conoscere nuovi titoli di cui altrimenti non si sarebbe mai sentito parlare o per saperne di più su libri che si vorrebbe leggere.

Vi è poi il famigerato file sharing che ai più è noto per il peer to peer (P2P) e il download “illegale”, come ad esempio per la musica quando si viola in diritto d’autore. Ma non è solo questo: vi sono strumenti quali Last.fm che ad esempio uniscono un potente sistema di ascolto di canzoni in streaming con la condivisione di gusti su vasta scala. Il suo funzionamento si basa su un filtraggio collaborativo dei brani musicali ascoltati su Web radio. Si possono segnalare con un clic se la canzone in onda fosse gradita o meno, in modo da adattare lo stream sempre di più alle preferenze dell’ascoltatore. Last.fm è il servizio di musica online più usato. L’utilità di Last.fm è proprio la condivisione delle proprie passioni musicali con gli altri utenti che contribuiscono con i loro ascolti alla generazione di classifiche e di “consigli per l’ascolto”.

Il web offre ovviamente la possibilità di comunicare agevolmente da una parte all’altra del Globo aumentando i flussi di comunicazione (si pensi ad esempio, a Skype, a strumeti di mssaggistica immediata come Messenger, alle chat, ecc.) e non possiamo dimenticare il fenomeno sempre più rilevante dei blog di cui ho parlato spesso. Ma è nei social network che trova adesso incarnazione la cultura del web. Tra i più diffusi c’è di certo MySpace e tra quelli i più in voga del momento c’è Facebox (da poco rinominato Netlog) da non confondere con l’altrettanto popolare Facebook (che ha funzioni simili). I membri di Netlog possono creare una loro pagina web, estendere la propria rete sociale, pubblicare playlist musicali, condividere video, postare blog e unirsi a gruppi chiamati “clan”. Netlog è una summa personale della propria identità, delle proprie competenze, dei propri interessi e della propria voglia di partecipare, anche giocando. Ogni utente ha un proprio spazio dove condivide con gli altri interessi personali, musicali, fotografici, bibliografici, ecc. Tra gli altri social network più usati c’è anche il celebre Twitter, un sisterma di micro-blogging.
Ma vi sono social network finalizzati anche alla ricerca del lavoro, come LinkedIn o Neurona che permettono di rendere disponibili i propri curricula e di mettere in contatto persone che lavorano in posti diversi con vari ruoli.

Nell’era del Web 2.0, le possibilità che hanno gli utenti di produrre e scambiare contenuti, nonché di collaborare sono moltissime. Addirittura esiste anche il cosiddetto social lending (tra i siti più importanti c’è Zopa), ovvero la possibilità di scambiare denaro in prestito direttamente tra persone, senza banche e finanziarie di mezzo. Chi possiede qualcosa la presta direttamente a chi ne ha bisogno e la community regola tutti i passaggi…

Questa è solo una piccola passeggiata all’interno dello sconfinato mondo del Web 2.0. L’immagine che ne viene fuori è ovviamente parziale e incompleta. Aspetto altri suggerimenti e segnalazioni…
Insomma, le risorse sono tante, spetta a noi internauti andarle a scoprire e usarle al meglio… ;-)

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