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Rapelay, il videogame dello stupro infiamma la polemica

Ne avevamo già parlato alcuni mesi fa del videogame che ha come soggetto lo stupro; ripropongo l’argomento perchè la polemica è tornata di nuovo di attualità in seguito all’intervento del Ministro Meloni che vuole chiederne la rimozione dal Web.
Che i giapponesi vivessero lo svago e il tempo libero in maniera diversa dalla nostra lo sapevamo [Mai dire Banzai! della Gialappa’s band docet], ma nessuno si sarebbe aspettato che avessero commercializzato un videogioco che simula lo stupro.
Si chiama ‘Rapelay‘. Il nome gioca sull’assonanza della parola con il termine replay. Rape, infatti, significa stupro e il titolo del gioco è un invito a commettere più volte (replay) violenza su delle donne.
Il protagonista del gioco è, infatti, un maniaco sessuale che per vincere e superare i livelli del gioco deve violentare una madre e le sue due figlie (di cui una è minorenne!). Pare che le scene siano molto realistiche e in alcuni casi anche molto crude e spinte.
Nei Paesi nipponici Rapelay è in commercio già dal 2006 senza che nessuno si sia mai lamentato presso le autorità competenti per le immagini che propone il gioco. Come, infatti, spiega Ornella Civardi – una delle maggiori esperte di storia e cultura del Giappone - la violenza nell’arcipelgo nipponico è vissuta come valvola di sfogo e la sua rappresentazione è ben tollerata.
Si pensi, ad esempio, ai manga erotici o a programmi televisivi che abbiamo visto di rimbalzo in Italia dove i concorrenti rischiano di farsi male sul serio intraprendendo giochi al limite della sopportazione fisica. Il gioco Rapelay, però, si è velocemete è diffuso tramite il Web anche fuori dal Giappone dove psicologi e sociologi si interrogano sugli effetti negativi che un gioco simile può avere sui giocatori.
In Italia il dibattito è aperto da mesi. Ad esempio, il Senatore D’Alia – quello che aveva proposto la famigerata “Legge bavaglio” per la Rete – già a maggio dell’anno scorso ne aveva approfittato per dire che aveva ragione lui (QUI si spiega perché non è così). Oltre a Giorgia Meloni, ora a chiedere che il gioco venga proibito sono anche – tra gli altri – l’associazione Telefono Rosa, l’associazione dei telespettatori cattolici (AIART) e numerosi esponenti del mondo politico (sia di destra e sia di sinistra).
Inutile dilungarsi sull’uso pedagogico dei videogame, sui messaggi negativi lanciati da un gioco simile, sugli effetti che potrebbe avere su che ci gioca, sull’immagine della donna che ne esce fuori e così via. Possibile che uno stupro, per quanto virtuale, sia considerato un modo legittimo di passare il tempo?
Il problema sembra più culturale che morale. Se in Giappone – per quanto strano ci possa apparire – siamo nel campo della assoluta normalità, qui da noi non è così. Spero che i nostri politici sappiano affrontare con competenza la vicenda senza cadere nella tentazione di sfruttare questo episodio in maniera strumentale per riproporre restrizioni e rigidi controlli alla Rete.
Un gioco invita a commettere stupri. In Giappone è normale, qui polemiche e proteste…

Copertina del gioco 'Rapelay'
Che i giapponesi svolgessero attività strane nel tempo libero lo sapevamo (Mai dire Banzai! della Gialappa’s band docet), ma nessuno si sarebbe aspettato che avessero addirittura commercializzato un videogioco che simula lo stupro.
Si chiama Rapelay giocando sull’assonanza della parola con il termine replay. Rape, infatti, significa stupro e il titolo del gioco è un invito a commettere più volte (replay) violenza su delle donne.
Il protagonista del gioco è, infatti, un maniaco sessuale che per vincere e superare i livelli del gioco deve violentare una madre e le sue due figlie (una minorenne). pare che le scene siano molto realistiche e in alcuni casi anche molto crude e spinte.
Il gioco si sia diffuso fuori dal Giappone grazie al celebre sito di e-commerce Amazon che appena si è accorto di cosa stesse vendendo ne ha subito chiuso la vendita. Per una svista aveva inserito il gioco, tanto famoso in Giappone, nel proprio catalogo.
Nei Paesi nipponici Rapelay è in commercio già dal 2006 senza che nessuno si sia mai lamentato presso le autorità competenti delle immagini che propone il gioco. Come si spiega QUI, infatti, in Giappone tutto ciò rientra nella normalità.
La protesta fuori dalle isole giapponesi, però, è globale. Psicologi, sociologi e criminologi parlano degli effetti negativi che un gioco simile può avere sui giocatori. In America e in Gran Bretagna sono riusciti a bandirlo, mentre in Spagna, Germania e Irlanda si sta dibattendo per capire come fare a vietarne la diffusione.
In Italia, pur essendo unanime la condanna, ancora non è stato intrapreso nessun provvedimento. Da noi, come al solito, montano solo le sterili polemiche politiche. Ad esempio, il senatore D’Alia – quello che aveva proposto la famigerata “legge bavaglio” per la Rete – ne ha approfittato per dire che aveva ragione lui (QUI si spiega perché non è così).
La protesta contro RapeLay è quindi partita da Facebook, dove è nato, ad opera di un’associazione di psicologi, il gruppo “Mobilitiamoci contro RapeLay, il gioco dello stupratore” (QUI).
Inutile dilungarsi sull’uso pedagogico dei videogame, sui messaggi negativi lanciati da un gioco simile, sugli effetti che potrebbe avere sui minori (e non solo), sull’immagine della donna che ne esce e così via. Il gioco si commenta da solo…
Voi che ne pensate?
Berlusconi e lo stupro: lui dice di scherzare, ma i militari arrivano davvero!!!

Innanzitutto voglio rassicurare i lettori del blog: non avete sbagliato indirizzo, ho solo cambiato la veste grafica. Ogni tanto bisogna rinnovarsi!
Poi voglio parlarvi dell’ennesima battuta di spirito del nostro Presidente del Consiglio che – come ormai è noto – di belle donne se ne intende e lo ha sempre dimostrato. E così, forte dell’autorevolezza che la sua fama di latin lover gli concede, Berlusconi ha deciso di pronunciarsi sulla delicata questione della violenza sulle donne (QUI).
Ecco quello che Berlusconi stesso ha definito un complimento: “Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai“. Il discorso del nostro Presidente del Consiglio è semplice, non riesco a spiegarmi come mai tanta gente faccia fatica a capirlo: gli stupri possono sempre succedere, è quasi inevitabile; è naturale essere oggetto dell’attenzione depravata degli uomini quando si è belle ragazze. Mi pare ovvio, no!?
Davvero un bel complimento, peccato che nelle orecchie di molti (quelli che non hanno riso inneggiando all’ormai celebre simpatia incontenibile del Premier) è risuonato più come un insulto. Berlusconi, infatti, ha messo in relazione due elementi che solo superficialmente potrebbero sembrare legati: lo stupro e le belle donne. Come se una sorta di principio primitivo e animalesco, simile a quello che spinge gli animali selvatici ad accoppiarsi durante i periodi fertili, fosse la norma in Italia. I maniaci sessuali e gli stupratori, inoltre, non discriminano certo tra belle e brutte ragazze perché spesso sono vittime di deviazioni psichiche o hanno dei problemi sociali e relazionali (quando non sono sotto l’effetto di droghe o alcool). Per di più si è pure fatto cenno a uno Stato militarizzo…
Successivamente Berlusconi è tornato sulla vicenda, probabilmente il vespaio di polemiche che ha sollevato la sua affermazione gli ha fatto capire d’aver commesso una gaffe. Ha quindi affermato che lo stupro è incivile (come se ci fosse bisogno di ricordarlo!) e si è giustificato dicendo: “Il mio era un complimento alle ragazze italiane che sono alcuni milioni, io penso che in ogni occasione serva sempre il senso della leggerezza e dell’umorismo“.
Il suo quindi era solo umorismo, lo stesso che lo spinge ormai da anni a raccontare barzellette in giro per il Mondo durante le cerimonie ufficiali, a fare battute discutibili con gli altri capi di Stato (se non sugli altri capi di Stato, anche del passato), a dire che Obama è abbronzato, a fare le corna nella foto ufficiale di un vertice UE, a dare del Kapò nazista a uno dei rappresentati tedeschi al Parlamento europeo, ecc…
Mentre Berlusconi insiste nel dire che queste sue uscite infelici sono solo un elogio alla leggerezza e nulla più, c’è però chi lo prende sul serio. Uno di questi è Roberto Calderoli al quale utilizzare i militari in funzione anti-strupro non dispiacerebbe, anzi vorrebbe ridurre il numero di militari impegnati nelle missioni all’estero proprio per impiegarli contro i violentatori. Il Ministro per la Semplificazione normativa ha, infatti, affermato: “Non si può militarizzare tutto il territorio (che notizia, ci voleva Calderloli!). Detto ciò, per quanto riguarda tante missioni internazionali possiamo utilizzare i militari meglio per le nostra sicurezza. Sui numeri si può discutere, ma è anche necessario che l’esercito garantisca la sicurezza” (QUI).
Anche ad Ignazio La Russa, Ministro della Difesa, l’idea di Berlusconi (che ricordo, per ammissione dello stesso Premier, altro non era che una battuta scherzosa che voleva essere una sorta di complimento alle belle donne italiane, no a quelle brutte) è piaciuta. Secondo La Russa, infatti, i militari fungerebbero da deterrente e, fatti salvi i tempi tecnici, entro 6 mesi potrebbero essere impiegare 30.000 soldati, almeno in 100 capoluoghi italiani (QUI).
Insomma, il Premier scherza (facendo spesso battute offensive e di pessimo gusto), ma i suoi lo prendono troppo sul serio!!!
Emergenza romeni: perchè ce ne accorgiamo solo ora?

L’indignazione per quanto accaduto a Roma nei pressi della Stazione di Tor di Quinto è totale. Immancabili arrivano le polemiche politiche. Una donna è stata derubata, seviziata, forse stuprata ed è morta. Ad ucciderla un cittadino romeno (nella foto). Ovviamente non voglio dire che i romeni siano tutti dei criminali, ci sono quelli che lavorano onestamente, quelli che studiano, quelli che stanno vivendo il sogno di una vita migliore così come quando noi italiani siamo emigrati all’estero (infatti credo che bisogna colpire solo la criminalità e non tutti i romeni indistintamente). Alcuni dati, però, fanno riflettere. All’inizio del 2007, la Romania è entrata nell’Unione Europea e gli immigrati provenienti da quel Paese hanno cessato di essere extracomunitari. Il loro numero in Italia è così cresciuto di molto.
Da sempre molti romeni sono stati coinvolti in fatti di cronaca, alcuni dei quali molto gravi. Quello di Giovanna Reggiani è solo l’ultimo di una lunga serie di eventi delittuosi che si sono moltiplicati proporzionalmente al crescere del numero della popolarione romena in Italia. A questo punto sorgono alcuni interrogativi importanti: Perchè i provvedimenti che adesso si stanno prendendo d’urgenza (come ad esempio l’espulsione anche per cittadini europei) non son stati adottati prima? Perchè il Governo in generale e il Sindaco di Roma nello specifico si sono accorti solo ora di questa emergenza? Perchè si è dovuto aspettare un fatto di cronaca così eclatante per agire quando ogni giorno accadono in Italia molte storie simili a quella della signora Reggiani? Perché si è fatto così poco contro quelle baraccopoli che infestano la città di Roma e molte altre italiane e che si allargano sempre più tra le proteste dei cittadini?
Nel nostro Paese, nonostante le tragedie vengano annunciate da tempo, non si fa mai nulla di concreto finchè una vicenda tra le altre fa più scalpore, forse perchè accade a Roma (in un quartiere relativamente centrale) e non nella provincia, magari perchè la vittima è moglie di un ufficiale della Marina militare, oppure perchè il Sindaco della città è diventato anche leader di un partito, …
Sul sito de laRepubblica è stato fatto un resoconto di tutti i più gravi atti di violenza commessi dai romeni da quando, all’inzio di quest’anno, la Romania è entrata nella UE. L’elenco è allucinate se si considera anche che non riporta gli atti criminali commessi da romeni quando erano “solo” clandestini. Lo voglio riportare per dare un’idea del fenomeno:
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7 febbraio. Nei boschi di Roccavivi (l’Aquila) viene trovato il corpo di un pensionato 61enne di Sora (Frosinone), ucciso a bastonate. Vengono arrestati due romeni: una donna che il pensionato pagava per avere rapporti sessuali, e il marito di lei.
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14 marzo. A Caselle d’Asolo (Treviso) due romeni rapiscono una studentessa di 25 anni chiedendo un riscatto di 50 mila euro. Il sequestro si conclude il giorno dopo.
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10 aprile. In una stazione della metropolitana di Milano un romeno uccide l’ex moglie, anche lei romena, accoltellandola alla gola.
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26 aprile. Dopo una lite per motivi banali su un vagone della metropolitana di Roma, Vanessa Russo, 23 anni, viene colpita a un occhio con la punta di un ombrello e muore il giorno dopo. Il colpo è stato sferrato da Doina Matei, giovane prostituta romena, che si allontana con una connazionale minorenne. Il 29 aprile le due ragazze vengono fermate in un centro commerciale di Tolentino (Macerata).
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2 maggio. In una casa di Mendicino (Cosenza) vengono rinvenuti i cadaveri di due anziani coniugi uccisi a colpi d’ascia. Per l’omicidio viene fermato un romeno, marito della badante delle due vittime.
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29 maggio. Una donna di 67 anni viene trovata sgozzata nel suo appartamento a Sant’Angelo di Santa Maria di Sala (Venezia). Per l’omicidio viene arrestata Delia Croitoru, 37 anni, una romena che avrebbe compiuto l’omicidio per vendetta nei confronti del suo ex compagno, figlio della donna.
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23 luglio. A Roma, tre romeni uccidono a martellate un loro connazionale, un ragazzo di 23 anni, ne fanno sparire il corpo e poi tentano un’estorsione con la madre, simulando un sequestro di persona.
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8 agosto. Alla stazione ferroviaria di Rimini, Dimitru David, 42 anni, romeno, accoltella la moglie e la figlia di 17 anni, che muore subito dopo il ricovero all’ospedale.
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17 agosto. A Roma, sulla pista ciclabile vicino all’ippodromo di Tor di Valle, un uomo di 60 anni viene aggredito, colpito alla testa con un palo di legno e rapinato. L’uomo morirà il 5 ottobre, dopo una lunga agonia. Per l’aggressione vengono arrestati due giovani romeni, uno dei quali ha 15 anni.
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21 agosto. A Roma, tre romeni aggrediscono il regista Giuseppe Tornatore mentre torna a casa e lo rapinano di telefonino, iPod e portafogli.
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28 agosto. Nei boschi di Morterone (Lecco) vengono trovati, avvolti in sacchi della spazzatura, i corpi di Luminita Dan, 17 anni, e Ionela Dragan, 19 anni, giovani prostitute romene, seviziate e uccise.
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26 settembre. A Roma, nel sottopasso della stazione Nomentana, un romeno viene ucciso e altri due feriti. La vittima sarebbe stata fatta inginocchiare prima di essere raggiunta da colpi d’arma da fuoco alla testa. Anche gli altri due romeni sono raggiunti da colpi di pistola. Si tratta probabilmente di un regolamento di conti tra organizzazioni criminali romene.
Insomma, i presupposti per intervenire prima c’erano tutti. E mentre il dibattito sull’integrazione della comunità romena in Italia si fa sempre più aspro, Giancarlo Germani, presidente del Partito dei Romeni d’Italia, alleato alle scorse elezioni amministrative con l’Udeur di Clemente Mastella (sempre lui!), ha dichiarato: “Il decreto sulle espulsioni è solo fumo negli occhi: l’insediamento a Tor di Quinto c’è dal 2002 e nessuno ha mai fatto niente. I provvedimenti d’urgenza del governo sono pura demagogia perché le espulsioni non funzionavano già con gli extracomunitari figurarsi adesso, quando dovrebbero riguardare cittadini della Ue in assenza di frontiere“. Come dire che il Governo si è svegliato tardi che quello che sta facendo è pure inutile!!!
Credo proprio che tutti i quesiti che mi sono posto all’inizio (e molti altri) resterano inesorabilmente irrisolti…