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Articoli con tag ‘sicilia

Calcio e lotta alla Mafia, ad Agrigento dedicata vittoria a un boss

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Gioacchino Sferrazza

Gioacchino Sferrazza

Che in Sicilia stia avvenendo un lento, ma significativo cambiamento culturale nella lotta alla Mafia è indubbio. Lo dimostrano le tante associazioni che nascono per arginare il fenomeno del “pizzo” e della criminalità organizzata e le tante manifestazioni di solidarietà, di protesta e di indignazione che si registrano in occasione degli anniversari delle grandi stragi di Mafia.

Eppure c’è ancora qualcosa che frena questo processo di cambiamento. La strategia mafiosa è chiaramente cambiata ed è finito il tempo dei grandi attentati, ma – nonostante il silenzio – la sua presenza si fa ancora pesantemente sentire. C’è lo dimostrano piccoli episodi che, però, ci dicono molto della realtà siciliana.

Uno di questi episodi è rappresentato dalla vittoria che il presidente della squadra “Akragas Calcioha dedicato ad un boss mafioso arrestato qualche giorno prima (il 17 settembre).

Gioacchino Sferrazza, presidente della piccola squadra di Agrigento, dopo la strabiliante partita di ieri finita 5-0 contro un’altra squadra locale, dai microfoni di un’emittente radiofonica ha espresso solidarietà nei confronti di quello che ha definito un “amico fraterno”, Nicola Ribisi. A lui ha dedicato la vittoria domenicale della sua squadra.

Peccato che Nicola Ribisi sia stato arrestato dalla Polizia di Agrigento con l’accusa di associazione mafiosa in quanto nuovo capo della Mafia di Palma di Montechiaro (AG). Davanti alle proteste dei cronisti increduli, però, il presidente dell’Akragas si è infuriato e ha imposto ai giocatori e all’allenatore il silenzio stampa. Sfrerazza ha anche ribadito la sua vicinanza a Ribisi e ha spiegato di non riuscire a capire per quale motivo non potesse dedicare una vittoria ad un caro amico.

Il presidente dell’Akragas è titolare, insieme al fratello ed ad altri familiari, di una catena di negozi che vendono dai giocattoli agli articoli da regalo. L’ipotesi è che – in un contesto dove ogni attività commerciale debba in qualche modo fare i conti con la Mafia – Gioacchino Sferrazza volesse platealmente dimostrare la sua vicinanza alla famiglia mafiosa che, più o meno direttamente, può condizionare le attività e gli introiti dei suoi negozi.

Per il questore di Agrigento, Girolamo Di Fazio, questo episodio è molto grave perché potrebbe influenzare negativamente i giovani visto che “tende a dare valore a chi invece valore non ha”. La Procura di Agrigento, come ha spiegato il procuratore, Renato Di Natale, sta invece valutando se aprire un’inchiesta. Il consigliere comunale di Agrigento Giuseppe Arnone ha intanto chiesto al Comune e alla Provincia di interrompere qualunque rapporto di sponsorizzazione con la società calcistica  finché sarà presieduta da Sferrazza (QUI).

“La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”, aveva detto Giovanni Falcone in una delle ultime interviste. Episodi come questo, per quanti piccoli e marginali, dimostrano come – nonostante tutti i progressi che si stanno facendo per sconfiggere questo fenomeno – ci siano sacche di resistenza che remano contro il cambiamento.

Speriamo che in Sicilia, così come nel resto d’Italia, possa avvenire il prima possibile quel cambiamento culturale in favore della legalità che da più parti si auspica.

Che ne pensate? ;-)

La Cina colonializza l’economia italiana. Oppure è il contrario!?

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cina

Quante volte abbiamo sentito i nostri politici e i nostri imprenditori lamentarsi della Cina che con i suoi prodotti contraffatti e di poco costo? L’impero asiatico riesce a rubare fette di mercato consistenti ai nostri produttori e ai nostri commercianti.  Adesso è giunto forse il momento in cui la Cina si farà perdonare (QUI).

Pare, infatti, che “il governo cinese effettuerà una missione di acquisto a fine giugno in Italia per acquistare beni strumentali e prodotti italiani, in particolare energia e tecnologia“.  Così ha detto Adolfo Urso, viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero.

Il governo italiano ha stilato una lista di oltre 300 aziende italiane interessate a vendere beni e prodotti a investitori cinesi.  “La lista – ha detto Urso – è stata elaborata d’intesa con Ice, Confindustria, Confapi e diverse associazioni di categoria, da Ucimu a Federmacchine. Quasi la metà delle aziende presenti nella lista appartengono al settore dei macchinari, il resto ai comparti moda e arredo-casa, farmaceutica, agro-alimentare e alta e altissima tecnologia. La Cina dispone di molta liquidità, un forziere di oltre 100 miliardi di dollari. Risorse fresche pronte per essere investite in Europa. Fino ad ora a beneficiarne erano state Germania, Gran Bretagna e Svizzera“.

L’ultima campagna acquisti del governo cinese in Europa risale allo scorso febbraio e si concluse con una spesa di 13,5 miliardi di euro. Allora l’Italia rimase fuori, ma adesso dovremmo guadagnarci molto visto che tra gli investimenti è previsto addirittura anche un nuovo aeroporto in Sicilia costruito dalla compagnia cinese HNA.

La Cina vuole trasformare la Sicilia in una piattaforma per la logistica, un sistema integrato per smistare le merci provenienti dall’Asia e spedirle in Europa e in Africa. L’isola si trova, infatti,  a metà strada tra i due continenti ed è l’ideale per un Paese che ha fatto dell’export il suo punto di forza.

Quello Sicilia-HNA non è l’unico accordo in arrivo, anche Genova otterrà benefici dallo shopping cinese in Italia. L’autorità portuale di Tianjin Est, grazie all’accordo firmato con l’Italia, farà di Genova un suo snodo commerciale importante.

L’allargamento cinese nel porto di Genova e il nuovo aeroporto siciliano non serviranno solo alla Cina per portare da questa parte del mondo i suoi prodotti, ma anche per far arrivare in Cina prodotti italiani. Nel 2008, ad esempio, l’export italiano in Cina è stato di 6,4 miliardi di euro, in crescita del 2,5% rispetto al 2007. L’Italia è il quinto Paese nella UE per flusso di investimenti diretti in Cina. I principali settori in cui operano le imprese italiane sono: autoveicoli, trasporti aerei e marittimi, idrocarburi, petrolchimica e ingegneria, aeronautico, telecomunicazioni, opere civili, farmaceutico e sanitario.

Insomma, adesso tutti hanno smesso di parlare male dei cinesi e dei loro prodotti che rovinano la nostra economia e ci si dimentica anche dei diritti negati in Tibet, della libertà di espressione che manca e di tutte le nefandezze che rigurdano la Cina. Ma si sà, quando ci sono di mezzo i soldi, tutto il resto non conta… ;-)

Scritto da salpetti

9 giugno 2009 alle 16:35

Stampa clandestina: i blog sono in pericolo e chi ci difende è il carnefice!!!

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Ha fatto scalpore la notizia della chiusura del blog dello storico siciliano Carlo Ruta. Il giudice di Modica (in Sicilia) ha ritenuto Ruta colpevole del reato di “stampa clandestina“. Il blog incriminato,  però, non faceva niente di male se non raccogliere testimonianze, appunti e articoli sulla storia recente della Sicilia. Questa sentenza costituisce, quindi, un precedente pericoloso per tutti i blogger perché, in sostanza, non fa altro che condannare ogni forma di informazione online (eccetto quella delle testate giornalistiche registrate).

Se il giudice di Modica avesse avuto un’idea seppur vaga di come funziona il mondo di Internet, non avrebbe interpretato alla lettera la legge cui si fa riferimento la sentenza e, forse, avrebbe avuto un punto di vista diverso su tutta la vicenda. Evidentemente non è così e oggi, a causa di una normativa ambigua e poco chiara, ci troviamo in una situazione in cui potenzialmente ogni blog potrebbe essere fuori legge.

La legge sulla Stampa è del 1948, allora il Mondo era ben diverso da oggi e Internet non esisteva; il sistema della comunicazione era legato prevalentemente alla carta stampata. Oggi le cose sono ben diverse e quella legge è anacronistica. I nostri parlamentari provarono a porre rimedio all’invecchiamento di questa legge nel 2001, con conseguenze disastrose. Allora si ampliò il concetto di “prodotto editoriale” anche alle pagine web creando quella confusione normativa che ha portato il giudice di Modica a ritenere “stampa clandestina” il blog di Ruta (QUI un approfondimento).

Tutta questa vicenda è già di per sè sconvolgente; da sola basterebbe a far indignare anche il più pacifico dei blogger, ma c’è di più. Oggi in Parlamento a difendere Ruta (e conseguentemente tutti i blogger italiani)  c’è Giuseppe Giulietti, deputato dell’Italia dei Valori di Antonio di Pietro (lo stesso Di Pietro nel suo blog da il pieno sostegno a Carlo Ruta e a tutti i blogger italiani). Nel 2001, però, Giulietti era un esponente dei DS e fu relatore di quella famigerata legge che metteva sullo stesso piano blog e testate giornalistiche, quella che  ha permesso al giudice di Modica di accusare un blogger per il reato di stampa clandestina previsto dall’art. 16 della legge sulla stampa del 1948.

Adesso Giulietti invece di fare pubblica ammenda e ritirarsi in silenzio a vita privata, si cala con disinvoltura nei panni di paladino della libertà di espressione, chiedendo addirittura al Ministro della Giustizia se non sia vero che “secondo la logica prevalsa, la quasi totalità dei siti web italiani, per il solo fatto di esistere, potrebbero essere considerati fuorilegge, in quanto appunto “stampa clandestina”, e ciò  in spregio a ogni regola della democrazia”.

Ma nel 2001 in molti avevano già sollevato il problema, ma a tranquillizzare tutti ci pensò lo stesso Giulietti che affermava: “La legge sull’editoria non ha mai avuto tra i suoi obiettivi quello di imbrigliare le attività editoriali sulla rete. Sono quindi falsi gli allarmi e le preoccupazioni diffusi in tal senso“. Insomma, come ha detto Massimo Mantellini su PI, se Internet in Italia è clandestina è colpa anche “di questi signori capaci di confezionare norme che nessun paese civilizzato si sogna, per poi pacificamente dimenticarsene“.

Oggi la Rete, che sempre più va a coincidere con democrazia e libero confronto, in Italia è praticamente tutta furoi legge per clandestinità. Paradossalmente chi si è fatto paladino della giustizia e oggi attacca questa condizione, è proprio colui che ha contributo a che si sia giunti a ciò. Noi blogger, quindi, possiamo stare tranquilli: siamo in buone mani!!! ;-)

Ancora Marco Travaglio: l’affondo di D’Avanzo

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Come la penso sul caso Travaglio-Schifani potete leggerlo nel mio post precedente. Fabio Fazio si è dissociato, ma oltre a quelli che si dissociano ci sono quelli che fanno notare a Travaglio che il suo “metodo” è errato perchè nessuno è puro e tutti ci possono incappare.

Così, mentre l’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ha dato il via ad un’istruttoria contro la Rai per via di Travaglio, un attacco al giornalista arriva dal suo collega di Repubblica Giuseppe D’Avanzo che, facendo lo stesso gioco di Travaglio, ha sottolineato il fatto che un condannato per mafia ha pagato il conto di un albergo in Sicilia allo stesso Travaglio (che smentisce). Riporto parte di un interesante articolo del Corriere in cui si ricostrisce la vicenda:

Correva l’anno 2002. Era l’estate in cui il giornalista Travaglio con la sua famiglia, moglie e due figli, inizia ad andare in villeggiatura a Trabìa in compagnia di un noto sottufficiale della Guardia di Finanza: si tratta di quel maresciallo in forza alla Dia, Giuseppe Ciuro, sempre elegante e disponibile con tutti i giornalisti di giudiziaria di passaggio a Palermo, che poi verrà condannato anche in appello a quattro anni e sei mesi per violazione del sistema informatico della procura di Palermo e favoreggiamento dell’ingegner Michele Aiello.

Sì, l’ingegner Aiello, il “re delle cliniche” che a gennaio del 2008 è stato condannato in primo grado a 14 anni per associazione di stampo mafioso e truffa nel dibattimento sulle “talpe” che ha coinvolto con una pesante sentenza (5 anni per favoreggiamento di singoli mafiosi) anche l’ex governatore dell’Udc Totò Cuffaro. Per Travaglio il colpo è duro anche perché si tratta, ma solo in apparenza, di “fuoco amico”.

Sull’onda delle polemiche innescate dalla vicenda Schifani, si muove infatti Giuseppe D’Avanzo, autore di tante inchieste sulla mafia e molto stimato negli ambienti giudiziari di mezza Italia, che senza troppi complimenti fa a pezzi il metodo Travaglio. D’Avanzo, per dimostrare come “il metodo Travaglio” possa coinvolgere tutti noi, tira fuori un verbalino rimasto in naftalina dal 2003: l’estate in cui gli investigatori di Palermo mettono sotto intercettazione il telefonino del maresciallo Ciuro mentre dialoga amichevolmente col giornalista [Travaglio] durante la comune villeggiatura a Trabìa. Ciuro poi, ma la ricostruzione di D’Avanzo è controversa, avrebbe chiesto all’ingegnere Aiello di saldare il conto dell’albergo.

Racconta Travaglio che non è stato affatto contento di leggere sul giornale per il quale collabora un attacco così duro e che nega di essersi fatto pagare alcunché: «Quella fu una esperienza davvero fantozziana. A una cena, dopo un convegno, chiesi a Pippo Ciuro, un vero personaggio perché aveva collaborato anche con Giovanni Falcone, di indicarmi un posto per le vacanze in Sicilia. Lui mi disse che c’era un posto vicino a quello in cui di solito andavano lui e il pm Antonino Ingroia, di cui era collaboratore. Così, per mail, mi mandò un depliant di un albergo, se non ricordo male si chiama Torre del Barone, che però era veramente troppo lussuoso per me. Ma lui, davanti alle mie obiezioni, mi disse di non preoccuparmi perché le tariffe non sarebbero state poi così care. Mi fidai. Quando poi sono andato a pagare, alla reception la signorina mi ha presentato un conto pazzesco, il doppio del previsto. Sei o sette anni fa, devo aver pagato l’equivalente di otto, dieci milioni…Telefonai a Ciuro e gli dissi: “E meno male che me lo hai segnalato tu ‘sto posto!”. E lui: “Paga, paga. Che poi magari ti fanno lo sconto un’altra volta”. Insomma, io mi sono pagato tutto di tasca mia e di questo Aiello non ho mai sentito parlare, almeno fino al giorno del suo arresto… Io comunque in quel posto non ci sono mai più tornato visto che la sòla l’avevo già presa».

L’anno successivo, nell’agosto del 2003, Travaglio torna in vacanza in Sicilia: «Andai con la famiglia per dieci giorni al residence Golden Hill di Trabìa dove di solito alloggiavano Ciuro e Ingroia e ci fu quella buffa storia dei cuscini poi finita nei brogliacci delle intercettazioni. Io chiamai Ciuro e gli dissi: “Qui manca tutto. I cuscini, la macchinetta del caffé perché i precedenti affittuari si erano portati via tutto. Poi gli ospiti del residence mi aiutarono: chi con un cuscino, chi con la Moka…».

E l’affondo di D’Avanzo? «Ecco, se non fosse per la mascalzonata che ha fatto adesso questo signore contro di me ci sarebbe solo da ridere». Ma al Golden Hill chi pagò il conto? Risponde Travaglio: «Io ho pagato la prima volta il doppio di quanto stabilito e per il residence ho saldato il conto con la proprietaria. Tutto di tasca mia, fino all’ultima lira e forse se cerco bene trovo pure le ricevute. Ma poi vai a sapere cosa cavolo diceva questo Ciuro al telefono. Magari millantava come fece con Aiello quando gli raccontò che lui e Ingroia avevano ascoltato a Roma un pentito il quale, in realtà, non si era mai presentato».

Anche se dopo il suo arresto non ha più visto il giornalista Travaglio, l’ex maresciallo Ciuro ricorda bene quella vacanza al «Golden Hill» con Travaglio e il dottor Ingroia durante la quale «si stava insieme, si giocava a tennis e si facevano lunghe chiacchiere a bordo piscina ma poi ognuno faceva la sua vita anche perché c’erano i figli piccoli». E il conto? «Di questa vicenda io non ne so niente, lui ebbe i contatti con la signora del residence. Per il pagamento se l’è vista lui, io non me ne occupai».

Più di un dubbio, invece, ce l’ha l’avvocato Sergio Monaco, difensore di Aiello: «Premesso che non sono io la fonte di D’Avanzo, che non conosco, posso solo dire che l’ingegner Aiello conferma che a suo tempo fece la cortesia a Ciuro di pagare un soggiorno per un giornalista in un albergo di Altavilla Milicia. In un secondo momento, l’ingegnere ha poi saputo che si trattava di Travaglio».

QUI per approfondire…

Totò mi ha detto che ci spiano… Totò chi, Cuffaro? ;-)

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Il video che vedete qui sopra è un momento di alta televisione di quelli che il Presidente della Regione Sicilia ama regalare ai suoi conterranei e a tutta l’Italia. Dopo l’ormai celebre attacco a Falcone, Totò Cuffaro in questo video registrato per una rete locale dell’agrigentino, ironicamente (ma non troppo) ha polemicizzato contro il governo perchè non gli farebbe realizzare il ponte sullo stretto e gli imporrebbe una serie d vincoli e restrizioni che gli impedirebbero di esercitare al meglio le sue funzioni. La soluzione è semplice: la Sicilia deve fare guerra all’America! Perdendo la guerra, la Sicilia diverrebbe colonia americana e, quindi, il ponte si farebbe (come quello di Brooklyn!) e tutti i problemi finirebbero. Ovviamente si tratta di uno sketch per pubblicizzare un programma al quale avrebbe preso parte come ospite lo stesso Cuffaro, ma l’ironia del Presidente siciliano è un pò maliziosa, anche perchè indossava la coppola facendo riferimento alle polemiche suscitate tempo prima per una sua apparizione in una puntata di AnnoZero (16 novembre 2006) in cui si parlava di Mafia e dove lui ad un certo punto si è messo una coppola ridacchiando e sminuendo il problema, per di più dopo che su di lui erano e sono ancora in corso alcune indagini proprio perchè ritenuto vicino ad ambienti mafiosi, se non colluso (QUI Travaglio che parla di Mafia facendo riferimento agli episodi che rigurdano Cuffaro mentre lui è presente – QUI l’intera puntata di AnnoZero con Cuffaro tra gli ospiti).

Scherzi a parte, oggi è giunto alle ultime battute uno dei processo in cui è convolto Totò Cuffaro. Il Procuratore aggiunto di Palermo ha chiesto la condanna a 8 anni di carcere per il Governatore  siciliano imputato di favoreggiamento a “Cosa Nostra” e rivelazione di notizie riservate. Il processo, infatti, è iniziato in seguito all’indagine sulle cosiddette talpe della Dda (Direzione distrettuale antimafia). Tra le altre cose, il processo si riferisce a un episodio accaduto nel 2001: tra febbraio e giugno del 2001, i Carabinieri ascoltavano  colloqui tra due boss, Filippo Guttadauro e Salvatore Aragona, perchè erano riusciti a mettere delle cimici nello studio di Guttadauro. Il 15 giugno del 2001, i due smettono di parlare perchè dicono che Totò (Cuffaro?) gli ha fatto sapere che i dialoghi venivano registrati…
…Mai, come in questo processo – ha affermato il procuratore di Palermo, Giuseppe Pignatone – è stato ricostruito in un’aula giudiziaria il fenomeno delle fughe di notizie, rivelando un panorama desolante di sistematico tradimento anche da parte di esponenti degli apparati investigativi“. Pignatone ha poi sottolineato “la gravità della condotta di Cuffaro, che in quei giorni veniva eletto presidente della Regione siciliana“.

Nel pomeriggio, al governatore siciliano dell’UDC, che ha detto di essere innocente, sono arrivati i comunicati di solidarietà di amici e colleghi: Pierferdinando Casini, Lorenzo Cesa, Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia ha anche fornito un suo parere sull’operato del presidente della Regione: “La stima che nutro nella sua intelligenza mi fa escludere in maniera assoluta che egli possa essere coinvolto in quelle vicende in cui si pretende di coinvolgerlo“. Intanto i legali di Cuffaro hanno fatto sapere che 8 anni sono eccessivi aggiungendo poi che per Cuffaro “anche la richiesta di un solo giorno di carcere, sarebbe stata ritenuta eccessiva“.

La presunzione di innocenza non si deve negare a nessuno (anche se in certi casi il dubbio potrebbe starci ;-) ), quindi aspetteremo la sentenza definitiva per fare commenti sulla vicenda. Vedremo come andrà a finire… Quel che è certo è che la Mafia ha cambiato aspetto, non è più quella di campagna e dei “pizzini” di Provenzano, adesso è quella dei colletti bianchi nei palazzi…

Scritto da salpetti

15 ottobre 2007 alle 23:29

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