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Rapelay, il videogame dello stupro infiamma la polemica

Ne avevamo già parlato alcuni mesi fa del videogame che ha come soggetto lo stupro; ripropongo l’argomento perchè la polemica è tornata di nuovo di attualità in seguito all’intervento del Ministro Meloni che vuole chiederne la rimozione dal Web.
Che i giapponesi vivessero lo svago e il tempo libero in maniera diversa dalla nostra lo sapevamo [Mai dire Banzai! della Gialappa’s band docet], ma nessuno si sarebbe aspettato che avessero commercializzato un videogioco che simula lo stupro.
Si chiama ‘Rapelay‘. Il nome gioca sull’assonanza della parola con il termine replay. Rape, infatti, significa stupro e il titolo del gioco è un invito a commettere più volte (replay) violenza su delle donne.
Il protagonista del gioco è, infatti, un maniaco sessuale che per vincere e superare i livelli del gioco deve violentare una madre e le sue due figlie (di cui una è minorenne!). Pare che le scene siano molto realistiche e in alcuni casi anche molto crude e spinte.
Nei Paesi nipponici Rapelay è in commercio già dal 2006 senza che nessuno si sia mai lamentato presso le autorità competenti per le immagini che propone il gioco. Come, infatti, spiega Ornella Civardi – una delle maggiori esperte di storia e cultura del Giappone - la violenza nell’arcipelgo nipponico è vissuta come valvola di sfogo e la sua rappresentazione è ben tollerata.
Si pensi, ad esempio, ai manga erotici o a programmi televisivi che abbiamo visto di rimbalzo in Italia dove i concorrenti rischiano di farsi male sul serio intraprendendo giochi al limite della sopportazione fisica. Il gioco Rapelay, però, si è velocemete è diffuso tramite il Web anche fuori dal Giappone dove psicologi e sociologi si interrogano sugli effetti negativi che un gioco simile può avere sui giocatori.
In Italia il dibattito è aperto da mesi. Ad esempio, il Senatore D’Alia – quello che aveva proposto la famigerata “Legge bavaglio” per la Rete – già a maggio dell’anno scorso ne aveva approfittato per dire che aveva ragione lui (QUI si spiega perché non è così). Oltre a Giorgia Meloni, ora a chiedere che il gioco venga proibito sono anche – tra gli altri – l’associazione Telefono Rosa, l’associazione dei telespettatori cattolici (AIART) e numerosi esponenti del mondo politico (sia di destra e sia di sinistra).
Inutile dilungarsi sull’uso pedagogico dei videogame, sui messaggi negativi lanciati da un gioco simile, sugli effetti che potrebbe avere su che ci gioca, sull’immagine della donna che ne esce fuori e così via. Possibile che uno stupro, per quanto virtuale, sia considerato un modo legittimo di passare il tempo?
Il problema sembra più culturale che morale. Se in Giappone – per quanto strano ci possa apparire – siamo nel campo della assoluta normalità, qui da noi non è così. Spero che i nostri politici sappiano affrontare con competenza la vicenda senza cadere nella tentazione di sfruttare questo episodio in maniera strumentale per riproporre restrizioni e rigidi controlli alla Rete.
Ambivalenze: parla di sesso in TV, rischia di essere frustata. Fa sesso in TV, diventa una star!

Se in Sudan una donna può essere condannata a 40 frustate perché ha indossato dei pantaloni in pubblico, non ci si può stupire del fatto che una giornalista, in Arabia Saudita, possa subire lo stesso trattamento per aver organizzato e preso parte a una trasmissione dove si parla di sesso (QUI la notizia).
La giornalista, Rozanna al Yami, lavora per il canale satellitare libanese LBC. Ha scandalizzato i telespettatori invitando nello studio del suo programma un uomo che ha parlato della sua vita sessuale non tralasciando qualche particolare un pò piccante.
L’ospite della trasmissione è stato condannato a cinque anni di reclusione e a ben 1.000 frustate, mentre a Rozanna al Yami – colpevole solo di averlo inviato nella trasmissione di cui ha curato anche la pubblicità online – spettano solo 60 frustate.
Per noi che siamo ormai abituati al “Grande Fratello” dove di sesso si parla molto e dove pure si pratica (magari sotto le coperte per non essere ripresi dalle telecamere), che siamo abituati a vedere in TV scene di film dove la sessualità gioca un ruolo fondamentale, che che acclamiamo programmi ammiccanti come “Uomini e donne“, questa vicenda ci sembra estrema. E lo è!
Al tempo stesso, però, dovrebbe farci riflettere su quanto accade in questa nostra parte di mondo. Senza ricorrere agli estremismi islamici, è possibile che noi siamo talmente assuefatti alla mercificazione del corpo, alla sessualità spiattellata ai quattro venti, alla pubblicizzazione della sfera sessuale così come – in maniera del tutto opposta – ci sono dei Paesi dove è scandaloso solo farne cenno?
Est modus in rebus, c’è una misura nelle cose, dicevano già gli antichi romani.
Naturalmente, episodi come questo della giornalista saudita sono da condannare fermamente: violano i diritti umani, denigrano al dignità delle persone, limitano la libertà di espressione, sono anti-democratici. Ma come ha detto qualcuno: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che è nel tuo?” (credo valga anche per comportamenti opposti, ma speculari).
Che ne pensate?
Il Web è contro la censura, anche quella del cinema italiano!!!

Qualche tempo fa avevamo parlato della polemica nata a proposito di uno spot per promuovere il cinema europeo definito “pruriginoso” (QUI). Quel promo era composto da una sequenza di scene di baci o di sesso tratti dai più grandi film della nostra storia del cinema.
Adesso ci sono tutti i presupposti perché esploda una nuova polemica dello stesso genere a proposito del nuovo portale “Italia Taglia“, un progetto della Cineteca di Bologna in collaborazione con l’A.N.I.C.A. (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e multimediali), sulla censura di tutte le pellicole distribuite in Italia dal 1913 fino a oggi.
Questo progetto di studio e di ricerca si fonda su un paradosso archivistico per cui proprio ciò che doveva scomparire è stato perfettamente conservato negli archivi e ora va a completare la storia del cinema e del costume italiano.
L’intento è educativo e sociologico. Attraverso la storia della censura si può ripercorrere la storia del cinema italiano, nonché l’evoluzione della cosiddetta morale pubblica nella nostra società. Il problema è, infatti, che spesso le scene tagliate si riferisco a comportamenti sessuali. Da semplici ammiccamenti o bacetti, a scene di sesso. Quello che un tempo era indecente, oggi in certi casi è spesso la normalità…
Senza ricorrere alla celebre sequenza del burro di Ultimo tango a Parigi (1972), possiamo citare, ad esempio, il film Totò e Carolina (1955) che il Presidente del Consiglio di allora (Mario Scelba) definì “un oltraggio al pudore, alla morale, alla religione e alle forze armate” (Totò recitava la parte di un poliziotto che – rimasto vedovo – accoglie in casa una ragazza incinta che aveva arrestato per errore e di cui i parenti non ne volevano sapere più nulla).
Ad oggi nello spazio Web di “Italia Taglia“ sono contenute tutte le informazioni dettagliate sui film oggetto di censure in Italia con i relativi documenti ufficiali. A partire da settembre saranno disponibili anche gli spezzoni dello scandalo, tutti visionabili in streaming sul sito.
Spero che questa volta – al contrario di quanto avvenuto per lo spot del cinema europeo – nessuno si scandalizzi. Sarerebbe una pagina in più da aggiungere al sito di “Italia Taglia”!!!
Viral marketing, coinvolta anche la trasgressiva Kate Moss?

Abbiamo parlato più volte in questo blog del marketing non convenzionale. E abbiamo detto che il principio fondante è quello di creare un evento che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesca a espandersi molto velocemente tra la gente.
Come un virus (“viral marketing”), qualcosa che si rivela interessante o curioso si diffonde velocemente perchè viene passato da un contatto all’altro. In questo modo si espande rapidamente (e gratuitamente) tramite il principio del “passaparola” (buzz factory) e coinvolge un numero sempre maggiori di persone. Lo scopo è quello di attirare il più possibile l’attenzione.
Il marketing virale diventa sempre più estremo e adesso pare che coinvolga anche personaggi famosi disposti a creare uno scandalo sulla loro persona. L’ultimo episodio riguarda Kate Moss, già protagonista di altri scandali in passato.
La modella è stata colta in fragrante dalla Polizia in atteggiamenti molto più che intimi con il fidanzato all’interno della sua autovettura parcheggiata nei pressi di Londra. La notizia, che è finita su tutti i rotocalchi scandalistici e di gossip, lascia però adito a qualche sospetto: più che raptus di passione, il gesto sarebbe un’astuta trovata pubblicitaria per il lancio della nuova Lancia Ypsilon Versus (QUI).
L’automobile viene infatti definita “vettura dei fashion vip” ed è realizzata da Lancia in collaborazione con il Gruppo Versace. E’ proprio questo il mezzo all’interno del quale i due amanti sarebbero stati sorpresi ottenendo così molto spazio in tutti i giornali e le televisioni, anche con minuziose descrizioni: “Il modello, nero e oro griffata Versace, arricchito sul padiglione da un’imponente serigrafia ‘Versus’ e con cerchi in lega color bronzo“.
Fare sesso in auto può sembrare una scelta scomoda per chi può permettersi lussuose suite nei migliori alberghi del mondo, ma farsi travolgere dalla passione in una vettura del genere è ben altra cosa. Il messaggio che passa, dunque, è chiaro. Per di più la notizia ha avuto una risonanza tale e i dettagli della macchina sono stati così messi in mostra che tutto lascia pensare davvero a una trovata di marketing.
E se si tratta di una trovata pubblicitaria, non deve essere stato difficile per la Lancia convincere Kate Moss. Più volte, infatti, la modella è stata protagonista di vari scandali e più di una volta ha dichiarato di essere stuzzicata dall’idea di “fare sesso nei luoghi più impensati e nelle posizioni più strane” .
Il poliziotto che li ha trovati non ha sporto denuncia, li ha solo rimproverati. Ha però tenuto a precisare che l’autovettura era proprio quella in questione non tralasciando alcun dettaglio. Insomma, probabilmente si tratta di una delle solite uscite della Moss, ma i sospetti che dietro a quest’ultima trasgressione della modella ci fosse una campagna di marketing virale è più che plausibile.
Che ne pensate? ![]()
Anche papà Paolo contro la Carfagna: la famiglia Guzzanti contro la calendarista!!! ;-)

Forse non tutti sanno che la comica Sabina Guzzanti (nonchè Corrado e Caterina) sono figli di Paolo Guzzanti, deputato di Forza Italia-Popolo delle Libertà. Sembrerà strano, ma i tre comici sono figli di un parlamentare vicino a Berlusconi (per quanto molto critico nei confronti del Presidente del Consiglio).
La figlia, Sabina, era stata querelata dal Ministro delle Pari Opportunità dopo che l’ 8 Luglio al “No Cav-day” di Piazza Navona rivolse parole non esattamente di elogio alla ministra; per di più in quella sede fece allusioni a un presunto scandalo sessuale che coinvolgerebbe la Carfagna insieme al Premier (ne avrebbe parlato un giornale argentino e si cercherebbe di nascondere a tutti i costi in Italia – QUI l’articolo del giornale argentino).
Adesso anche papà Paolo si è fatto querelare dal Ministro Carfagna a causa di un articolo scritto nel suo blog. Nel post il deputato si dice indignato del fatto che una “calendarista” stia alle Pari Opportunità. Paolo Guzzanti si chiede anche quali siano i meriti politici di questa donna che ha avuto una carriera politica così fulminea (alla prima esperienza in politica è diventata Ministro e ora diventerà anche portavoce del Governo).
“E’ ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente?“, si chiede Paolo Guzzanti. Il deputato del Popolo delle Libertà dice di parlare in linea di principio e del tutto teorica, ma i riferimenti alle presunte prestazioni sessuali offerte dalla Carfagna a Berlusconi sono palesi.
Ovviamente il post del deputato forzista ha avuto numerosi commenti, alcuni di plauso e altri molto critici. Paolo Guzzanti, però, ha risposto difendendo le sua posizioni. A chi, ad esempio, gli chiedeva indignato di spiegare cosa intendesse con il termine “calendarista” ha risposto: “Una sola cosa è finora certa ed è che la signorina Carfagna abbia un bel corpo e lo abbia fatto ben fotografare. La sua intelligenza politica, a suo stesso dire (parole sue, non mie) è nulla. Il resto sono chiacchiere” (QUI le foto del calendario della Carfagna che adesso ha cambiato decisamente look).
La risposta del Ministro non si è fatta attendere. Il suo ufficio stampa ha annunciato la decisione di presentare una querela penale per diffamazione nei confronti di Paolo Guzzanti per “quanto di falso da lui sostenuto nel suo blog”. Alla figlia erano stati chiesti un milione di euro per una causa solo civile (QUI), per il padre si va nel penale.
Sabina Guazzanti aveva detto che la Ministra nel suo caso non aveva proceduto sul piano penale perché altrimenti si sarebbero dovute andare a cercare le prove del “Sexgate all’italiana“, cosa che il Ministro – a detta della comica – non vuole assolutamente.
Vediamo se questa volta con la denuncia per diffamazione, si può far davvero luce una volta per tutte sulla vicenda per poter capire fialmente se nel nostro governo si praticano “nomine di scambio o di compenso” (come ha scritto Paolo Guzzanti rispondendo a un commenti al suo post) oppure se tutto fila per il verso giusto. In questo secondo caso il problema riguarderebbe solo attori satirici e politici che di cognome fanno Guzzanti!!!
Studentesse fuori sede: sesso in cambio dell’affitto!!!
Il SUNIA, il sindacato che si occupa di case e di affitti (QUI il sito ufficiale), ha condotto un’indagine sugli affitti degli studenti universitari fuori sede. Il risultato era scontato: aumentano sempre più gli affitti delle case per gli universitari in tutte le maggiori città sedi di grandi atenei.
Il fenomeno ha assunto ormai caratteri molto gravi al punto che si può prospettare il rischio di escludere intere fasce di giovani dal diritto allo studio. Affittare un posto letto (non una stanza!) può costare anche 400 euro a Firenze, 450 a Napoli, 500 a Milano. Una camera singola può costare anche 650 Napoli e Milano, addirittura 700 euro a Firenze (QUI tutti i risultati del monitoraggio).
Nella maggioranza dei casi, fa notare il SUNIA, le offerte d’affitto contengono anche una serie di violazioni della legge (affitti in nero, contratti di tipo libero non registrati, sub-affitti, nessuna indicazione di limiti per aumenti, …).
Leggendo la relazione del SUNIA, mi è venuta in mente un’inchiesta condotta da laRepubblica qualche mese fa. Il quotidiano denunciava un fenomeno di malcostume che si sta diffondendo e che è legato proprio all’aumento vertiginoso degli affitti: alcuni “furbi”, approfittando del fatto che gli studenti non hanno abbastanza risorse per pagare il mensile, hanno cominciato a richiedere prestazioni sessuali in cambio di un sostanziale sconto o addirittura per l’intero affitto; un ritorno al “pagamento in natura” (QUI e QUI gli articoli; ad inizio post il video-inchiesta).
Ad aiutare questi proprietari di casa o subaffittuari ci pensano i siti di annunci online come Kijiji o Bakeka.it. Bisogna naturalmente saper cercare tra gli annunci perché raramente nelle inserzioni compare esplicitamente la parola “sesso”. L’indizio, di solito, è camuffato sotto espressioni tipo “per ragazza, in cambio di prestazioni o di servizi”. Il prezzo dell’affitto, ovviamente, non viene specificato oppure è troppo basso in relazione ai prezzi standard.
Non è difficile, quindi, imbattersi in annunci che recitano più o meno così: “Offro a ragazza italiana max 30 anni posto in camera doppia. Vicinissimo all’università. Servizi saltuari da concordare. Sono un giovane sano e pulito”.
Chi mette questi annunci spera che dall’altra parte ci sia una studentessa fuori sede senza troppi soldi (condizione che spesso rappresenta quasi la normalità) che sia pronta a scendere a compromessi pur di trovare casa pagando poco. E purtroppo pare che le risposte a questi annunci non manchino…
La giornalista di Repubblica che ha condotto l’inchiesta ha risposto ad alcuni di questi annunci a Roma (ma è un fenomeno che si sta verificando in tutta Italia). Riporto alcune battute scambiate con due dei potenziali affitta-camere:
Valerio (nome di fantasia) ha trentun anni, è laureato in economia e ora lavora in un albergo. Ha un appartamento di sua proprietà. Una stanza è libera ed ha messo uno di questi annunci ambigui. Ecco la discussione:
Valerio: “La stanza costerebbe quattrocentocinquanta euro al mese, spese escluse. La casa è grande e ammobiliata. Per te, però, posso fare un prezzo speciale. Diciamo che sono disposto a farti lo sconto di trecento euro”.
Giornalista: “Nell’annuncio si parlava di pagamento in “natura”. Io però non voglio essere sempre disponibile. Va bene se ci accordiamo per quattro incontri sessuali al mese?”.
Valerio: “Mmm…. Ti sei fatta i tuoi conti. No, così è troppo poco. Dobbiamo venirci incontro”.
Giornalista: “Allora quanto?”
Valerio: “Meglio non decidere adesso. Prima voglio fare una prova. Ti offro l’alloggio per alcuni giorni e poi vediamo come va la cosa. Se tra noi funziona, se siamo sessualmente compatibili, l’accordo si può fare. Non possiamo impegnarci in una cosa del genere senza prima conoscerci meglio. Se ci impegniamo, ad esempio, per un mese e poi non va bene, siamo fottuti per un mese”.
Giornalista: “Ma che tipo di prestazioni hai in mente?”
Valerio: “Prova a immaginare… Tutto però deve essere fatto nella maniera più spontanea possibile. Non voglio che i nostri incontri siano freddi”.
Giornalista: “E quando posso vedere la stanza?”
Valerio: “Possiamo andare anche adesso. E per la nostra prova, potremmo iniziare già questa sera”.
Marco (nome di fantasia) studia Giurisprudenza a Roma. Anche lui è uno studente fuori sede. Nell’annuncio diceva che era disposto a dividere la stanza con una ragazza senza fargli spendere soldi:
Marco: “Ci sono dei miei amici che lo fanno, hanno delle ragazze in casa. Sono studentesse pure loro. Solo che facendo sesso risparmiano sull’affitto. Io sto in una camera grande. C’è un letto a una piazza e mezza. Se vuoi quello lo do a te, ne possiamo mettere uno più piccolo vicino. Tu magari potresti trasferirti pian piano. Così non se ne accorge il proprietario”.
Giornalista: “Non voglio diventare una fidanzata, cosa ti aspetti, due o tre volte al mese?
Marco: “Non lo so, te l’ho detto. Ma io non faccio beneficenza. Tu non sei l’unica, all’annuncio hanno già risposto tre ragazze prima di te”.
E pensare che questi esempi sono probabilmente i meno disgustosi!!!
Insomma, il fenomeno è allarmante e, in un contesto senza regole dove per di più c’è gente che ha davvero bisogno di trovare un alloggio economico, gli approfittatori non mancano…
Allora, ragazze che state cercando casa – a meno che non siate interessate a questo tipo di risparmio nelle spese – state attente alle offerte speciali!!!
Bambini sottratti ai genitori per un disegno (e un pregiudizio)

Si possono allontanare dei bambini dai genitori per un disegno di cui per giunta non si è certi di chi sia l’autore? Vedendo cosa è accaduto a Basiglio (nel milanese) sembra proprio di sì.
Il disegno incriminato raffigura una bambina accovacciata insieme a un ragazzino e c’è scritto: “Giorgia tutte le domeniche fa sesso con suo fratello per 10 euro, a lei piace“. Pare che la grafia non sia della piccola e, confrontando quella scritta con altre della ragazzina, non sembrano affatto uguali.
Agli assistenti sociali però la prova della grafia non è bastata e hanno prelevato i fratellini (9 e 13 anni) dalla casa dei genitori e li hanno sistemati in due diverse comunità, nonostante la piccola con il fratello e i genitori stiano cercando di capire come si siano svolti realmente i fatti…
“L’ha fatto una mia compagna per farmi un dispetto perché ho i dentoni e sono povera“, ha spiegato la piccola e la mamma è convinta che sia questa la verità. “Siamo convinti che sia per la nostra disagiata condizione economica“, ha detto. La vicenda, infatti, è accaduta nel Comune con il più alto reddito pro-capite d’Italia dove non è da escludere che esistano certi pregiudizi nei confronti di chi non possiede uno status sociale elevato.
L’avvocato dei genitori parla addirittura di vera e propria esclusione sociale: “I figli di due persone umili qui non sono visti di buon occhio“. Pare che la mamma di un comapagno di scuola della bambina abbia detto: “Finalmente abbiamo bonificato la scuola dalle piattole!“.
A fare le spese di questa situazione è la piccola Giorgia che, insieme al fratellino, è stata allontanata dai genitori avendo solo la “colpa” di essere al tempo stesso vittima di un brutto scherzo da parte dei compagni (bullismo) e dei pregiudizi classisti della gente!!!
> AGGIORNAMENTO (16/11/2008): Si sta facendo lentamente chiarezza su questa vicenda. Adesso sono finite sotto indagine la preside della scuola di Basiglio insieme a due maestre per aver dato una versione dei fatti che non coincide con quello che realmente è accaduto. Pare, infatti, che i due ragazzini non c’entrassero nulla con quel disegno osé che li ha costretti a stare lontano da casa per oltre due mesi, separati dai genitori, additati da un’intera comunità. L’ipotesi che i due fratellini siano finiti nell’occhio del ciclone solo perchè non appartenevano a una famiglia agiata, dunque, si fa sempre più concreta…
La7 chiude il programma di Luttazzi: eccesso di satira?
Scusate se ultimamente ho aggiornato poco il blog, ma sono stato molto impegnato, prometto che tornerò ad aggiornare “La forza del blogging” spesso. Detto questo, vorrei parlare di quanto è accaduto a Daniele Luttazzi che con la TV ha avuto da sempre un rapporto controverso.
Adesso era tornato in TV dopo il famigerato “Editto Bulgaro“. Mediaset ovviamente non lo avrebbe mai potuto averlo tra i suoi, la RAI iper-politicizzata e perbenista non lo avrebbe più riaccolto, l’unica rete che gli ha ridato uno spazio suo è stata La7. La rete dove Crozza, Boncompagni, Chiambretti hanno un loro programma, dove trasmettono gli spettacoli di Marco Paolini, dove va in onda Sex and the city e dove fanno molti altri programmi che lascebbero pensare che non sia proprio una rete bigotta.
Dopo alcune puntate, però, anche La7 ha chiuso Decameron, il programma di Luttazzi. La decisione è stata presa dal direttore di rete, Antonio Campo Dall’Orto in seguito a una battuta che aveva come protagonista Giuliano Ferrara, altro personaggio di spicco di La7. Eccola: “Voce fuori campo: Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi. Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? E Lutazzi risponde: Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri… (per il resto vedete il video che ho inserito nel post, troppe parolacce
)”.
In un’intervista a Il Manifesto (che trovate QUI), Luttazzi ha detto che il suo pezzo “si inserisce nella tradizione satirica italiana. Ti posso portare pagine e pagine di Ruzante ma anche di Dario Fo che utilizzano questo tipo di immaginario e non solo, anche Rabelais, lo stesso Lenny Bruce… sono un nano sulle spalle di giganti. Se avessi insultano Ferrara, dicendo Ferrara tu sei così o cossà, lo capirei”.
Pare che Giuliano Ferrara non si sia pronunciato sulla vicenda. La decisione è stata presa dalla direzione della rete che non può sorvolare sul fatto che un conduttore insulti un altro conduttore di La7. Subito si è parlato di censura, ma la rete ha tenuto a precisare che “ciò che è accaduto con Daniele Luttazzi riguarda l’uso inappropriato del mezzo televisivo, non la libertà di satira”. Così ha detto Campo Dall’Orto che poi ha continuato: “La7 vive infatti proprio dei capisaldi di libertà di espressione, di rispetto verso le persone che vi lavorano e verso il pubblico che la segue quotidianamente, come dimostrato ampiamente dagli ultimi anni di lavoro. Non vi è quindi nessuna limitazione della satira, ambito nella quale ritengo Luttazzi sia tra i più bravi se non addirittura il più bravo in Italia, e rispetto alla quale a La7 ha avuto libertà assoluta come le cinque puntate andate in onda stanno a dimostrare. Ritengo – conclude Campo Dall’Orto – in questo caso specifico si sia invece trattato di insulti rivolti ad una altra persona, tra l’altro parte della stessa rete. E per questo la nostra decisione vuole difendere il principio dell’uso responsabile di un bene prezioso come la libertà di espressione, vero punto al centro della nostre riflessioni e della nostra decisione di sospendere il programma“.
Che in Italia la satira non è ben vista dalle persone più in vista (Ferrara compreso) non è un mistero, ma anche sul buon gusto della battuta du Luttazzi c’è da discutere…
Forse La7 ha esagrato a chiudere il programma (pare anche in malo modo) e, se è vero che la satira grottesca e scurrile fa parte dell’antica cultura letteraria italiana, forse Lutazzi in TV ha esagerato a sua volta.
Credo che ci debba essere una misura in tutte le cose: Luttazzi avrebbe potuto ammorbidire i termini, mentre La7 avrebbe potuto cercare di trovare un punto di incontro con Luttazzi evitando di chiudere drasticamente lo show. Il rapporto tra satira, tv e personaggi importanti del nostro Paese è però difficile da delineare. Voi che ne pensate? Si tratta di censura, di insofferenza da parte di La7, di un’esagerazione di Luttazzi o cos’altro?
> AGGIORNAMENTO: Finalmente Giuliano Ferrara si è espresso sulla vicenda inviando una lettera a laRepubblica. Ha detto che secondo lui il pezzo di Luttazzi è satira e che per questo non si è indignato e non ha detto nulla quando Luttazzi lo ha fatto in teatro durante i suoi spettacoli. Il problema, dice Ferrara, è che in Tv ci sono certi limiti da rispettare: “C’è la libertà di guidare, anche a trecento all’ora in una pista riservata a un pubblico pagante, ma in autostrada esistono limiti. In una tv generalista, insomma, è diverso“. Poi il Giulianone nazionale ha invitato Luttazzi e Campo Dall’orto a parlare di questa vicenda e della satira in genere nel suo programma. Staremo a vedere se ci andranno. Comunque secondo me Ferrara ci sta marciando su: vuole fare la parte del liberale e vuole fare una puntata di “8 e mezzo” con un numero di ascoltatori mai avuto prima!!!