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Articoli con tag ‘roma

Cina, in Xinjiang come in Tibet. E il presidente cinese passeggia indisturbato per Roma…

con 6 commenti

Urumqi-proteste-Cina- Xinjiang

E’  arrivato in Italia, primo tra i leader mondiali del G8, il presidente della Cina. Hu Jintao sta facendo il turista per le strade di Roma e, mentre lui si diverte, nel suo Paese ancora una volta vengono negati i diritti umani.

L’anno scorso era il Tibet, oggi è la regione dello Xinjiang a essere scenario di violenze  e soprusi. In questa regione è in atto una vera e propria pulizia etnica messa in atto dal Governo cinese che vuole cacciare via gli abitanti autoctoni, gli Uiguri.

Lo Xinjiang è una vasta regione della Cina nord-occidentale, la cui maggioranza della popolazione è uighura, un etnia musulmana accusata da Pechino di condurre una campagna terroristica per l’indipendenza.

Per questo motivo, oggi, al culmine di una serie di scontri che si protraggono da tempo, sono morti più di 140 manifestanti e ci sono stati oltre 800 feriti durante una manifestazione di protesta;  per non parlare del numero degli arresti (QUI). Come al solito si è attivata anche la macchia della censura (QUI) e il governo cinese ha bloccato l’accesso a Internet nella capitale dello Xinjiang, Urumqi, e nelle zone limitrofe.

Naturalmente nessun politico italiano ha chiesto spiegazioni a Hu Jintao. Non sarà perché l’altro giorno sono stati firmati degli importati accordi economici con l’Italia che prevedono addirittura la costruzione di un aeroporto in Sicilia a spese del governo cinese? Oppure perché oggi Berlusconi ha firmato degli altri accordi con Hu Jintao per un ammontare di  ben 38 miliardi di euro!?

Così, mentre il nostro Presidente del consiglio dice di apprezzare la politica portata avanti dalla Cina, definendola coerente con una “politica dell’armonia” e del “dialogo”, i cinesi devastano indisturbati il territorio dello Xinjiang, hanno distrutto  Kashgar (QUI), un tempo la città più bella sulla via della Seta, hanno ucciso più di 140 persone, censurano l’informazione e così via…

Laggiù si muore e qui Hu Jintao mangia un gelato davanti al Pantheon ammirando con incanto le bellezze italiane, per di più lodato dal nostro Governo.

Certo che quando di mezzo  ci sono i soldi ci si dimentica di tutto! ;-)

Scritto da salpetti

6 luglio 2009 alle 16:50

Digitale terrestre, quando i fatti diventano interpretazione

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digitale-terrestre

Ieri, in anticipo su tutte le altre capitali europee, Roma si è svegliata con la TV digitale. Due canali (RAI2 e Rete4) sono adesso visibili solo attraverso il decoder del digitale terrestre. Entro la fine dell’anno tutti i canali saranno visibili nel Lazio con il digitale terrestre (switch-off).

Oltre 4,5 milioni di persone, tra romani e cittadini di altri 166 Comuni del Lazio,  sono stati coinvolti da questo evento che per alcuni è un importante passo verso la modernizzazione del Paese e per altri rappresenta solo uno spreco di denaro e di risorse (solitamente a seconda dell’orientamento politico).

Lo switch-over (questo è il termine tecnico) è, tuttavia, avvenuto con successo, salvo alcuni piccoli disagi che sono normali quando avviene una trasformazione di questo tipo su larga scala. Questi sono i fatti, ma veniamo all’informazione.

I nostri giornalisti hanno riportato la notizia non limitandosi a raccontare ciò che è accaduto, ma mischiandoci anche delle interpretazioni che risentono dell’orientamento politico. In particolare, mi hanno colpito due titoli: ilGiornale e laRepubblica.

La stessa notizie era così riportata su ilGiornale: Tv digitale, partenza senza scossoni. Lascia intendere che sì, ci sono stati dei piccoli inconvenienti ma che è stata roba da poco (nessun scossone).

Ecco, invece, il titolo de laRepubblica Roma: Digitale terrestre, debutto con disagi. Qui l’enfasi è sulle difficoltà e sugli inconvenienti.

Perché non limitarsi a dare semplicemente la notizia? Lo sforzo di Viola Giannoli de laRepubblica è stato quello di enfatizzare i lati negativi, quello di Marzio Fianese de ilGiornale è stato quello di minimizzare sugli inconvenienti.

Se avviene ciò su una notizia che, tutto sommato, non ha una così rilevanza politica e ideologica, figuriamoci cosa possono inventarsi i nostri titolisti quando si tratta di questioni più delicate.

Sul perché si è introdotto il digitale, sulle modalità operative, sull’effettivo vantaggio derivato dalla digitalizzazione dei canali televisivi si può discutere, ma sul fatto che adesso a Roma RAI2 e Rete4 non sono più visibili in analogico mi pare che siamo tutti d’accordo.

Che ne pensate? ;-)

Iran, impiccata ragazza di 23 anni: era innocente!

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Delara Darabi, 23 anni

La storia di cui parliamo oggi è molto triste: nel 2003 in una cittadina dell’Iran è stata uccisa una donna. A commettere l’omicidio è stato un ragazzo appena maggiorenne fidanzato con una ragazzina di 17 anni, lontana parente della vittima. I motivi dell’omicidio non sono del tutto chiari.  Ad addossarsi la colpa è stata proprio questa ragazza che confessò il delitto. Si scoprirà poi che ha confessato per scagionare la persona che amava (alcuni dicono addirittura che fosse stata drogata dal ragazzo).

La storia sarebbe già così molto brutta, ma ad aggravare la situazione si è messa la burocrazia iraniana e la Sharia, la legge islamica. Così ieri la ragazza, Delara Darabi, è stata giustiziata a 23 anni  con l’impiccagione nonostante la mobilitazione di molte organizzazioni umanitarie e nonostante fosse stata concesso un rinvio di due messi dell’esecuzione (QUI).

La Sharia, infatti, prevede che un condannato a morte per omicidio possa avere salva la vita se i familiari della vittima concedono il perdono in cambio di denaro (ma non necessariamente, a volte il perdono è gratuito).

L’ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi aveva firmato un provvedimento di rinvio proprio per dare modo alla famiglia della vittima di riflettere sulla richiesta di perdono avanzata dai genitori della ragazza. Shahrudi, però, non aveva annullato l’esecuzione (come richiesto invece dalle associazioni dei diritti umani e dagli attivisti iraniani) e non ha  aspettato nemmeno che le fosse concesso il perdono.

Iran Human Rights, Amnesty International e altre associazioni che si erano battute per la salvezza della ragazza puntando soprattutto sulla minore età all’epoca dei fatti e sulla violazione della legge internazionale. L’Iran, infatti,  ha ratificato la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia che per l’appunto vieta la pena di morte per i minorenni.

Questa vicenda si commenta da sola, non voglio aggiungere altro.  Mi auguro solo che in certi Paesi avvenga quel cambiamento culturale auspicato da anni. E’ importante ricordare, infatti, che Delara è stata la 14esima esecuzione in Iran dall’inizio dell’anno, la seconda nei confronti di una donna e la seconda nei confronti di un minorenne all’epoca del reato. Attualmente ci sono circa 150 minorenni in Iran in attesa di condanna a morte.

Intanto in tutto il mondo è salita l’indignazione, sopratutto quando si è saputo che né l’avvocato e nemmeno la famiglia sono stati avvisati in tempo dell’esecuzione. Solo pochi minuti prima che il boia le stringesse il cappio al collo è stato concesso alla giovane di telefonare a casa. Erano le 6 del mattino e le uniche parole che è riuscita a dire Delara sono state: “Mi impiccano fra pochi secondi, aiutatemi!“.

Mobilitazioni contro il Governo iraniano adesso si stanno avviando in tutti i Paesi. In Italia la protesta parte da Roma dove è stato proposto dall’Associazione rifugiati politici iraniani di intitolare una piazza o una via alla 23enne ingiustamente uccisa.  L’appello è rivolto al sindaco Gianni Alemanno che aveva firmato la petizione di Amnesty International per salvare Delara.

Che ne pensate di tutta questa vicenda?

Gira un sacco di cocaina tra gli adolescenti: è noia?

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Pare che l’uso delle droghe stia purtroppo dilagando trai i giovani. I dati sono allarmanti e ancora più preoccupante è il fatto che l’età di chi inizia a fare uso di droghe (non solo cannabis) è sempre più bassa; già a 12 anni è possibile avere un primo approccio con cocaina e altre droghe pesanti.

Una recente inchiesta de laRepubblica ha messo in risalto questo preoccupante scenario a Roma, ma la situazione è molto simile in tutte le grandi città italiane e non solo. I genitori sentendo nei TG e leggendo sui giornali certe notizie sono sempre più allarmati e preoccupati per i proprio figli.

A Roma, padri e madri sono corsi ai ripari trasformandosi in detective.  Gli viene in aiuto un laboratorio di analisi in cui  basta portare un capello o del materiale organico dei figli per smascherare i ragazzi che fanno uso di droghe.

I risultati che escono da questo laboratorio sono sconcertanti. Oltre al dato che ci si potrebbe aspettare sull’uso di marijuana (è nota la larga diffusione che questa droga ha tra i più giovani), il 60% degli adolescenti su cui è stata fatta l’analisi negli ultimi 6 mesi (i più giovani hanno appena 13 anni, il più grande 17) è risultato positivo al test della cocaina; poi spicca l’uso di anfetamine, ecstasy, LSD, ketamine e altre droghe.

Il campione non è certo rappresentativo dell’universo giovanile romano e men che meno italiano,  ma il dato è sicuramente degno di nota. Così, sono sempre più i genitori che “rubano” nel sonno un capello ai lori figli per portarlo ad analizzare (bastano anche le magliette sudate usate per le partite di calcetto o lo spazzolino da denti oppure ancora la gomma da masticare).

Le testimonianze dei giovani sono agghiaccianti: “Con la coca ho iniziato a 13 anni nei bagni della scuola, dice un ragazzo. E´ stato per superare la vergogna di essere deriso dalla prof. e dalla classe che ho fatto il primo tiro della mia vita. La cocaina – continua il giovane – ormai la trovi dappertutto: in centro, in periferia, nei locali, per strada, dove vuoi“.

Per i genitori scoprire che il figlio fa uso di droghe pesanti è frustrante: “Ho capito che mia figlia assumeva cocaina solo dopo un anno che ne faceva uso, dice una mamma. Lo so, sono una mamma da condannare per questo, ma le assicuro che rendersi conto e accettare che la propria bambina tira cocaina è difficilissimo“. La donna racconta poi che quando la figlia è stata messa di fronte all’evidenza ha risposto con naturalezza che tirare cocaina è oggi di moda: “Mamma, lo fanno tutti, perché io no!?“.

Ecco la testimonianza di uno dei giovani spacciatori più noti dei licei romani: “Ho iniziato a spacciare quando avevo dodici anni. Ora ne ho 14 e, non per vanto, ma sono uno dei più richiesti tra i liceali della capitale. Perché ho roba buona, non vendo schifezze. Con la coca che ho io, nessuno s´è mai sentito male con me. Garantito“.

Tra i ragazzi, dunque, di droga ne gira parecchia. Sia nelle strade delle periferie e dei quartieri degradati che nei cosiddetti “quartieri alti”. A fare uso di droghe sono i ragazzini che vanno a scuola, che incontriamo per strada, i meno sospettabili

Insomma, non si può e non si deve generalizzare, ma una piccola riflessione su questi dati e su queste testimonianze è d’obbligo. Addirittura, dicono gli esperti, l‘uso della cocaina si è talmente diffuso che anche il suo valore commerciale si è abbassato: pare che una dose si trovi anche a meno di 30 euro!!!

E’ ovvio che non si risolve il problema con la solita accusa nei confronti dei giovani che non hanno valori e che non sono più come quelli di una volta; il problema è molto più complesso.

Ci sono tantissimi ragazzini che sono assolutamente convinti che la droga è la rovina e che fa male; mai avvicinerebbero le narici a una pista di cocaina. E’ anche vero però che i giovani adolescenti di oggi vengono sollecitati dalla televisione e dalla pubblicità in continuazione e che quindi il loro stile di vita è orientato all’estetica e all’edonismo.

Il mondo che gli ruota intorno sembra dirgli che possono avere tutto e subito,  così per loro è facile cercare il piacere in ogni attimo della loro vita. I più inconsapevoli esigono per questo una soddisfazione perenne e le  attese fasulle con le frustrazioni che ne seguono possono indurre facilmente a pensare che la cocaina è un buon rimedio a tutto.

Credo che sia una questione di consapevolezza. Internet è uno strumento importante nelle mani dei giovani: informazioni, scambi di idee, reti sociali, ecc. sono un utile arma contro quella noia, quella frustrazione dell’essere giovani in questa società e quella voglia di trasgredire che spesso (i dati lo dimostrano) portano a effettuare scelte non proprio corrette. Sapere a cosa si va in contro se si assume droga e essere coscienti che con la coca ci si fa solo del male è l’arma più potente.

Bisogna essere il più possibile consapevoli di quello che si fa e per questo non servono slogan pubblicitari e modelli fasulli, ma corrette informazioni e confronti costruttivi.

Che ne pensate? ;-)

Scritto da salpetti

13 ottobre 2008 alle 12:38

Roma, rischiano la multa le ragazze in mini o scollate!!! ;-)

con 8 commenti

In attesa che entri in vigore il divieto di prostituzione in strada o in luoghi pubblici previsto dal decreto Carfagna, il sindaco di Roma ha pensato di anticipare il provvedimento nella Capitale (QUI l’ordinanza). Alemanno ha disposto multe per i clienti e per le prostitute e, a una settimana dall’entrata in vigore di queste norme, la situazione a Roma è diventata paradossale.

Il malumore si fa sentire ovviamente tra le lucciole capitoline e tra i loro clienti, ma sono stranamente anche le forze dell’ordine a lamentarsi per vari motivi (QUI). Tra questi c’è la norma del provvedimento che recita: “E’ fatto divieto di assumere atteggiamenti, modalità comportamentali o di indossare abbigliamenti che manifestino inequivocabilmente l’intenzione di adescare o esercitare l’attività di meretricio“.

Non è stabilito, infatti, quale sia il contesto di riferimento e quali siano i criteri che rendono una minigonna troppo corta o un pantalone troppo attillato oppure una scollatura troppo provocante. La discrezionalità e l’ambiguità del testo rendono il provvedimento praticamente inattuabile e genera molta confusione tra chi deve applicare le sanzioni.

L’applicazione di tale norma può essere è talmente equivoca che il sindacato dei vigili urbani, Sulpm, sottolinea: “Qualunque ragazza in abiti succinti in giro per Roma da oggi è a rischio: chi dirà quanto corta deve essere una gonna per manifestare l’intenzione di adescare?“.

Un’ordinanza quella di Alemanno che a quanto pare non sta in piedi. Questi “inequivocabili” atteggiamenti, comportamenti, abbigliamenti, non sono anche gli stessi ai quali chiunque può assistere in qualsiasi discoteca o pub di Roma? Non dimentichiamo, poi, che il 13 agosto scorso, due ragazze peruviane sono state fermate dalla Polizia perché scambiate per prostitute (erano sedute sugli scalini di una Chiesa). Le vittime erano due ragazze normalissime di quelle che si incontrano tutti i giorni in giro per la città: jeans attillati, t-shirt a girocollo, ballerine, occhiali a goccia, capelli legati e un filo di trucco. La loro colpa? Forse non essere italiane (QUI).

Il problema è che l’adescamento e l’attività di meretricio si possono dimostrare solo avendo prove tangibili, come ad esempio l’aver ascoltato e registrato il cliente e la potenziale meretrice nel momento in cui in cui viene stabilito il prezzo della prestazione sessuale o immortalare il momento del passaggio di denaro. Un’impresa praticamente impossibile…

Così, la maggior parte delle multe fino ad oggi registrate non dovranno essere pagate (se si fa ricorso). Inoltre, l’ironia e la furbizia dei romani si è già messa in moto (QUI): c’è chi dice di essersi perso e di aver bisogno di un’indicazione stradale per tornare a casa, chi invece di essersi fermato dopo aver pensato che quella ragazza in minigonna all’angolo della strada gli sembrava una parente, una vecchia amica, perfino una ex compagna di scuola e così via… Come faranno i vigili a dimostrare inequivocabilmente che in realtà si stava contrattando il prezzo di una prestazione sessuale? ;-)

Insomma, a quanto pare i risvolti pratici di questa ordinanza saranno minimi e non si farà nulla per combattere quello che è il vero problema: lo sfruttamento della prostituzione. La giornalista Flavia Amabile, per verificare se alle parole fossero seguiti i fatti, ha trascorso una notte “in minigonna” per le strade romane della prostituzione (Via Salaria e Cristoforo Colombo); dice di aver visto tanti clienti, ma nessun controllo!!!

Un ultimo consiglio: ragazze di Roma, quando uscite state attente al’abbilgiamento, non si sa mai!!! ;-)

Pillola del giorno dopo: a Roma tutti i medici sono obiettori!

con 19 commenti

Della cosiddetta “pillola del gioro dopo” e del suo controverso rapporto con la Chiesa e i movimenti cattolici ne avevamo parlato qualche tempo fa (QUI). Adesso a riaprire la polemica è l’associazione Radicali Roma che autonomamente ha condotto un indagine presso gli ospedali della Capitale. Ebbene, nonostante i medici siano tenuti a prescriverla in quanto non si tratta di un farmaco abortivo e, quindi, non possono nemmeno appellarsi all’obiezione di coscienza, nella metà degli ospedali romani non è stato possibile ottenerne la prescrizione.

Una coppia munita di telecamera nascosta si è presentata all’accettazione di ben 20 ospedali romani (il video integrale lo trovate sul sito dell’associazione). La domanda era più o meno questa: “Il preservativo si è rotto e ora ho paura di rimanere incinta… Ho bisogno urgente che un medico mi prescriva la pillola del giorno dopo“. La risposta in più della metà degli ospedali è stata di questo tipo: “Mi dispiace il nostro è un ospedale religioso, qui da noi ci sono solo medici obiettori di coscienza… Niente pillola, deve rivolgersi altrove“.

Dal centro alla periferia, a Roma è quasi impossibile trovare un medico che non sia obiettore; non solo negli ospedali legati a strutture religiose, ma anche in ospedali civili come, ad esempio, all’Aurelia Hospital dove la pillola non è stata prescritta. Al Cto Sant’Andrea, poi, l’avrebbero pure prescritta, ma non avevano i moduli per il consenso informato.

Oltre al rifiuto, regna sovrana la disinformazione e il disinteresse. Non è stato infrequente, infatti, trovare medici o infermiere che hanno dato risposte imprecise o addirittura sbagliate. Solo in tre strutture (Sandro Pertini, Grassi di Ostia e al Policlinico Umberto I) sono state fornite spiegazioni esaurienti.

All’ospedale San Giovanni, ad esempio, il personale ha invitato la coppia a presentarsi il giorno dopo presso qualche consultorio “tanto ha tre giorni di tempo per prendere il farmaco“. In realtà, invece, il farmaco deve essere assunto il prima possibile perché più tempo passa e più cresce il rischio di restare incinte. Entro 12-24 ore dal rapporto sessuale la pillola riduce la possibilità di rimanere incinta fino al 90-95%, successivamente l’efficacia si riduce e, se assunta tra le 48-72 ore, il rischio di una gravidanza è maggiore di 6-8 volte. Negli ospedali spesso non viene sottolineato questo aspetto, anzi, per ragioni burocratiche o ideologiche, si tende ad allungare i tempi.

In questa pagina trovate la trascizione di tutte le risposte ottenute nei 20 ospedali della Capitale. Ci sarebbe da ridere se non si trattasse di un momento drammatico per l’eventuale coppia (o per la ragazza) che si trova in quel momento in difficoltà e se tutta questa vicenda non fosse così paradossalmente assurda.

La pillola in questione, come dicevamo anche nell’altro post, non provoca aborto perchè agisce inibendo e ritardando l’ovulazione; non si capisce perchè ci siano medici abiettori e perchè debba essere così difficile per una donna ottenere una prestazione medica che le spetta di diritto. Non si capisce nemmeno perchè non si faccia una corretta informazione a riguardo, ma piuttosto si ricevano spiegazioni vaghe o imprecise, quando non del tutto errate.

Scritto da salpetti

10 settembre 2008 alle 12:47

Emergenza romeni: perchè ce ne accorgiamo solo ora?

con 35 commenti

L’indignazione per quanto accaduto a Roma nei pressi della Stazione di Tor di Quinto è totale. Immancabili arrivano le polemiche politiche. Una donna è stata derubata, seviziata, forse stuprata ed è morta. Ad ucciderla un cittadino romeno (nella foto). Ovviamente non voglio dire che i romeni siano tutti dei criminali, ci sono quelli che lavorano onestamente, quelli che studiano, quelli che stanno vivendo il sogno di una vita migliore così come quando noi italiani siamo emigrati all’estero (infatti credo che bisogna colpire solo la criminalità e non tutti i romeni indistintamente). Alcuni dati, però, fanno riflettere. All’inizio del 2007, la Romania è entrata nell’Unione Europea e gli immigrati provenienti da quel Paese hanno cessato di essere extracomunitari. Il loro numero in Italia è così cresciuto di molto.

Da sempre molti romeni sono stati coinvolti in fatti di cronaca, alcuni dei quali molto gravi. Quello di Giovanna Reggiani è solo l’ultimo di una lunga serie di eventi delittuosi che si sono moltiplicati proporzionalmente al crescere del numero della popolarione romena in Italia. A questo punto sorgono alcuni interrogativi importanti: Perchè i provvedimenti che adesso si stanno prendendo d’urgenza (come ad esempio l’espulsione anche per cittadini europei) non son stati adottati prima? Perchè il Governo in generale e il Sindaco di Roma nello specifico si sono accorti solo ora di questa emergenza? Perchè si è dovuto aspettare un fatto di cronaca così eclatante per agire quando ogni giorno accadono in Italia molte storie simili a quella della signora Reggiani? Perché si è fatto così poco contro quelle baraccopoli che infestano la città di Roma e molte altre italiane e che si allargano sempre più tra le proteste dei cittadini?

Nel nostro Paese, nonostante le tragedie vengano annunciate da tempo, non si fa mai nulla di concreto finchè una vicenda tra le altre fa più scalpore, forse perchè accade a Roma (in un quartiere relativamente centrale) e non nella provincia, magari perchè la vittima è moglie di un ufficiale della Marina militare, oppure perchè il Sindaco della città è diventato anche leader di un partito, … 
Sul sito de laRepubblica è stato fatto un resoconto di tutti i più gravi atti di violenza commessi dai romeni da quando, all’inzio di quest’anno, la Romania è entrata nella UE. L’elenco è allucinate se si considera anche che non riporta gli atti criminali commessi da romeni quando erano “solo” clandestini. Lo voglio riportare per dare un’idea del fenomeno:

  • 7 febbraio. Nei boschi di Roccavivi (l’Aquila) viene trovato il corpo di un pensionato 61enne di Sora (Frosinone), ucciso a bastonate. Vengono arrestati due romeni: una donna che il pensionato pagava per avere rapporti sessuali, e il marito di lei.

  • 14 marzo. A Caselle d’Asolo (Treviso) due romeni rapiscono una studentessa di 25 anni chiedendo un riscatto di 50 mila euro. Il sequestro si conclude il giorno dopo.

  • 10 aprile. In una stazione della metropolitana di Milano un romeno uccide l’ex moglie, anche lei romena, accoltellandola alla gola.

  • 26 aprile. Dopo una lite per motivi banali su un vagone della metropolitana di Roma, Vanessa Russo, 23 anni, viene colpita a un occhio con la punta di un ombrello e muore il giorno dopo. Il colpo è stato sferrato da Doina Matei, giovane prostituta romena, che si allontana con una connazionale minorenne. Il 29 aprile le due ragazze vengono fermate in un centro commerciale di Tolentino (Macerata).

  • 2 maggio. In una casa di Mendicino (Cosenza) vengono rinvenuti i cadaveri di due anziani coniugi uccisi a colpi d’ascia. Per l’omicidio viene fermato un romeno, marito della badante delle due vittime.

  • 29 maggio. Una donna di 67 anni viene trovata sgozzata nel suo appartamento a Sant’Angelo di Santa Maria di Sala (Venezia). Per l’omicidio viene arrestata Delia Croitoru, 37 anni, una romena che avrebbe compiuto l’omicidio per vendetta nei confronti del suo ex compagno, figlio della donna.

  • 23 luglio. A Roma, tre romeni uccidono a martellate un loro connazionale, un ragazzo di 23 anni, ne fanno sparire il corpo e poi tentano un’estorsione con la madre, simulando un sequestro di persona.

  • 8 agosto. Alla stazione ferroviaria di Rimini, Dimitru David, 42 anni, romeno, accoltella la moglie e la figlia di 17 anni, che muore subito dopo il ricovero all’ospedale.

  • 17 agosto. A Roma, sulla pista ciclabile vicino all’ippodromo di Tor di Valle, un uomo di 60 anni viene aggredito, colpito alla testa con un palo di legno e rapinato. L’uomo morirà il 5 ottobre, dopo una lunga agonia. Per l’aggressione vengono arrestati due giovani romeni, uno dei quali ha 15 anni.

  • 21 agosto. A Roma, tre romeni aggrediscono il regista Giuseppe Tornatore mentre torna a casa e lo rapinano di telefonino, iPod e portafogli.

  • 28 agosto. Nei boschi di Morterone (Lecco) vengono trovati, avvolti in sacchi della spazzatura, i corpi di Luminita Dan, 17 anni, e Ionela Dragan, 19 anni, giovani prostitute romene, seviziate e uccise.

  • 26 settembre. A Roma, nel sottopasso della stazione Nomentana, un romeno viene ucciso e altri due feriti. La vittima sarebbe stata fatta inginocchiare prima di essere raggiunta da colpi d’arma da fuoco alla testa. Anche gli altri due romeni sono raggiunti da colpi di pistola. Si tratta probabilmente di un regolamento di conti tra organizzazioni criminali romene.

Insomma, i presupposti per intervenire prima c’erano tutti. E mentre il dibattito sull’integrazione della comunità romena in Italia si fa sempre più aspro, Giancarlo Germani, presidente del Partito dei Romeni d’Italia, alleato alle scorse elezioni amministrative con l’Udeur di Clemente Mastella (sempre lui!), ha dichiarato: “Il decreto sulle espulsioni è solo fumo negli occhi: l’insediamento a Tor di Quinto c’è dal 2002 e nessuno ha mai fatto niente. I provvedimenti d’urgenza del governo sono pura demagogia perché le espulsioni non funzionavano già con gli extracomunitari figurarsi adesso, quando dovrebbero riguardare cittadini della Ue in assenza di frontiere“. Come dire che il Governo si è svegliato tardi che quello che sta facendo è pure inutile!!!

Credo proprio che tutti i quesiti che mi sono posto all’inizio (e molti altri) resterano inesorabilmente irrisolti…

Scritto da salpetti

2 novembre 2007 alle 22:44

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