Posts Tagged ‘Rete’
Google e Verizon. Altro che Net Neutrality, questa è Not Neutrality!!! :-)
![]()
Facciamo un gioco molto semplice. Se dico Google cosa vi viene in mente? Alla maggior parte di voi si sarà sicuramente materializzata nella mente la famosa pagina Web da cui iniziare la navigazione; ai più avvezzi con il mondo del marketing e della pubblicità sarà venuto in mente AdWords, il rivoluzionario sistema di pubblicità mirata; gli appassionati di paesaggi e scenari urbani avranno pensato al servizio Street View; molti avranno pensato a YouTube.
Quasi nessuno avrà pensato all’enorme capitale economico accumulato da Google ogni anno, agli accordi che Google sottoscrive per cercare di controllare i mercati delle reti telefoniche di nuova generazione, alle beghe che la società ha con Authority e tribunali in tutto il mondo per problemi legati a concorrenza e privacy.
Spesso si dimentica, infatti, che Google è un’impresa che opera in un mercato globale il cui scopo è – come quello di tutte le attività economiche – quello di fare cassa. A questo scopo mette in atto azioni che – seppur non interferiscono con la filosofia aziendale dell’eccellenza nel settore e della piena soddisfazione degli utenti – ogni tanto ci lasciano perplessi. L’ultima “cattiveria” commessa da Google (e forse la più grave) è rappresentata dall’accordo siglato con Verizon (QUI), uno dei maggiori operatori mobili degli Stati Uniti, per una proposta legale che regoli i metodi di trasmissione dei dati online, uno scacco alla cosiddetta Net Neutrality.
In linea teorica, infatti, un operatore di telecomunicazioni non dovrebbe privilegiare determinati servizi o applicazioni sulla propria rete perché tutti i dati – per un principio di equità e neutralità – devono avere lo stesso trattamento al fine di evitare che determinate informazioni percorrano delle corsie preferenziali a discapito di altre: questa è la Net Neutrality.
Ma che c’entra Google con l’idea di una rete neutrale che sia priva di restrizioni arbitrarie sui dispositivi connessi e sul modo in cui essi operano? C’entra perché il celebre motore di ricerca, presentando insieme a Verizon un documento che, di fatto, viola il principio di neutralità della Rete, si è inimicato varie associazioni che sostengono i diritti di Internet e la libertà di espressione, nonché gli utenti stessi. Vedere a fine agosto, per la prima volta dalla sua fondazione (1998), un sit-in di protesta davanti alla sede di Google, per di più fatto di persone che urlavano slogan in difesa di Internet, ha fatto davvero un certo effetto.
Sotto il titolo “Una proposta comune di policy per una rete aperta“, i due colossi della telecomunicazione (Google e Verizon) – fingendo di lavorare congiuntamente per far sì che gli utenti possano accedere ai servizi alle condizioni migliori, salvaguardando al tempo stesso la neutralità delle reti – hanno proposto di trasformare Internet in un sistema a più velocità. Gli utenti, infatti, secondo il modello indicato nell’accordo, potrebbero fruire meglio e a maggiore velocità di servizi e contenuti forniti dalle aziende che pagano gli operatori per questo scopo.
Viene da pensare che le due società – che allo stato attuale rappresentano la dorsale su cui viaggiano buona parte dei servizi Web (uno fornisce connettività l’altro i servizi) – vogliano fruttare l’esplosione dei servizi Web in mobilità e vogliano ripagarsi degli sforzi messi in atto nella realizzazione di una Rete superveloce (secondo gli impegni presi col Governo americano). Lo scopo è ovviamente quello di massimizzare i profitti.
Sembra proprio il tentativo di trasformare quella che è oggi una grande via di comunicazione libera in un’autostrada a più corsie in cui sono gli operatori a stabilire i limiti di velocità per ciascun contenuto in base al pedaggio pagato.
Ecco dunque che, secondo quanto propone il documento Google-Verizon, la neutralità della rete verrebbe ufficialmente abolita per i servizi che viaggiano su rete mobile col pretesto che il mercato dei servizi in mobilità è ancora in via di definizione. Si permetterebbe, inoltre, di far sì che i servizi online addizionali offerti dagli operatori possano tranquillamente migrare su una rete a parte più veloce ed efficiente, al contrario di quanto avviene oggi. Questo significa che un’abbondante porzione di quello che sul Web è a pagamento avrebbe nella rete un canale privilegiato a discapito di tutto il resto.
Insomma, se i principi esposti nel documento fossero applicati si creerebbe un Internet dove più si paga e più si andrà veloci. Altro che Net Neutrality, in questo caso si potrebbe parlare di Not Neutrality!
Rapelay, il videogame dello stupro infiamma la polemica

Ne avevamo già parlato alcuni mesi fa del videogame che ha come soggetto lo stupro; ripropongo l’argomento perchè la polemica è tornata di nuovo di attualità in seguito all’intervento del Ministro Meloni che vuole chiederne la rimozione dal Web.
Che i giapponesi vivessero lo svago e il tempo libero in maniera diversa dalla nostra lo sapevamo [Mai dire Banzai! della Gialappa’s band docet], ma nessuno si sarebbe aspettato che avessero commercializzato un videogioco che simula lo stupro.
Si chiama ‘Rapelay‘. Il nome gioca sull’assonanza della parola con il termine replay. Rape, infatti, significa stupro e il titolo del gioco è un invito a commettere più volte (replay) violenza su delle donne.
Il protagonista del gioco è, infatti, un maniaco sessuale che per vincere e superare i livelli del gioco deve violentare una madre e le sue due figlie (di cui una è minorenne!). Pare che le scene siano molto realistiche e in alcuni casi anche molto crude e spinte.
Nei Paesi nipponici Rapelay è in commercio già dal 2006 senza che nessuno si sia mai lamentato presso le autorità competenti per le immagini che propone il gioco. Come, infatti, spiega Ornella Civardi – una delle maggiori esperte di storia e cultura del Giappone - la violenza nell’arcipelgo nipponico è vissuta come valvola di sfogo e la sua rappresentazione è ben tollerata.
Si pensi, ad esempio, ai manga erotici o a programmi televisivi che abbiamo visto di rimbalzo in Italia dove i concorrenti rischiano di farsi male sul serio intraprendendo giochi al limite della sopportazione fisica. Il gioco Rapelay, però, si è velocemete è diffuso tramite il Web anche fuori dal Giappone dove psicologi e sociologi si interrogano sugli effetti negativi che un gioco simile può avere sui giocatori.
In Italia il dibattito è aperto da mesi. Ad esempio, il Senatore D’Alia – quello che aveva proposto la famigerata “Legge bavaglio” per la Rete – già a maggio dell’anno scorso ne aveva approfittato per dire che aveva ragione lui (QUI si spiega perché non è così). Oltre a Giorgia Meloni, ora a chiedere che il gioco venga proibito sono anche – tra gli altri – l’associazione Telefono Rosa, l’associazione dei telespettatori cattolici (AIART) e numerosi esponenti del mondo politico (sia di destra e sia di sinistra).
Inutile dilungarsi sull’uso pedagogico dei videogame, sui messaggi negativi lanciati da un gioco simile, sugli effetti che potrebbe avere su che ci gioca, sull’immagine della donna che ne esce fuori e così via. Possibile che uno stupro, per quanto virtuale, sia considerato un modo legittimo di passare il tempo?
Il problema sembra più culturale che morale. Se in Giappone – per quanto strano ci possa apparire – siamo nel campo della assoluta normalità, qui da noi non è così. Spero che i nostri politici sappiano affrontare con competenza la vicenda senza cadere nella tentazione di sfruttare questo episodio in maniera strumentale per riproporre restrizioni e rigidi controlli alla Rete.
I giovani che passano molto tempo al PC sono “eremiti della tecnologia”?

È convinzione comune che chi passa troppo tempo davanti al monitor del proprio PC sia un individuo solo e distaccato dal mondo reale. Pare, invece, che le cose non stiano proprio così.
Secondo una recente ricerca pubblicata dalla Pew Internet & American Life Project, una società non-profit che conduce ricerche che hanno come oggetto di studio l’impatto che la Rete e le nuove tecnologie hanno sulla società, i giovani sarebbero tutt’altro che “eremiti della tecnologia”. Al contrario, chi svolge regolarmente attività online (come, ad esempio, blogging e social networking) troverebbe la strada spianata nel consolidare e allargare le reti sociali tradizionali.
Questa ricerca, intitolata “Social Isolation and New Technology”, ha messo, infatti, in evidenza come Internet e i dispositivi mobili di ultima generazione aiutino chi li utilizza con assiduità ad avere più amici, ad essere più tolleranti e aperti alle diversità, a migliorare i rapporti faccia a faccia.
Lo studio ha messo in evidenza anche un fattore che in apparenza sembrerebbe essere contraddittorio: la socialità online non riduce affatto il livello di partecipazione degli utenti all’interno delle comunità locali. Gli utenti che usano più spesso Internet sono soggetti che con maggior probabilità appartengono ad associazioni locali di volontariato, a gruppi giovanili di varia natura o ad organizzazioni caritatevoli.
In altre parole, se da un lato le relazioni sociali si alimentano tramite la mediazione di un computer, dall’altro si consolidano e trovano la massima esplicazione quando si spegne il PC e ci si ritrova in compagnia. Le nuove tecnologie della comunicazione, dunque, non contribuiscono negativamente alle attività sociali che si svolgono all’interno della propria comunità, ma costituiscono un mezzo in più per coltivarle e consolidarle.
Se, inoltre, si pensa che proprio grazie alla Rete e alle nuove tecnologie crescono di gran lunga gli stimoli cui vengono sottoposti i giovani, passare qualche ora in meno con la gente che si vede sempre non sarebbe probabilmente nemmeno il peggiore dei mali. La possibilità di avere contatti con persone dal diverso background culturale e sociale, di un’altra etnia, con una formazione di diverso tipo, infatti, non può che allargare gli orizzonti e contribuire alla crescita culturale e personale dei giovani.
Insomma, questa ricerca rivela che la vita delle persone tende a migliorare se si sfruttano le possibilità offerte dalle nuove tecnologie della comunicazione. Per quanto fondati possano essere i timori relativi a questi strumenti (soprattutto da parte di chi non li usa o li conosce poco), non è forse il caso di continuare ad alimentare lo stereotipo secondo cui il computer trasformerebbe le nuove generazioni in soggetti individualisti, isolati, poco propensi alle relazioni personali e privi di amici reali.
In conclusione, Internet probabilmente è pieno di insidie e certe diffidenze nei suoi confronti possono essere anche giustificate; ma tra i suoi lati negativi pare che non si possa annoverare quello di far restare la gente chiusa a casa in pigiama davanti al PC in una sorta di reclusione volontaria.
Che ne dite?
Ecco la lista dei nemici di Internet!!! ;-)

Si intitola “Internet enemies” (I nemici di Internet) ed è il report della ricerca condotta da Reporters sans frontières (RFS) sulla censura in Rete (QUI la versione integrale). Nell’introduzione del documento si legge: “Con il pretesto di proteggere la morale, la sicurezza nazionale, la religione e le minoranze etniche, e talvolta persino il potenziale spirituale culturale e scientifico del paese, molti paesi ricorrono al filtraggio della rete per bloccarne parte dei contenuti“.
Il mondo di Internet è sempre più minacciato dalla censura e dal controllo da parte dei Governi. L’aspetto sorprendente è che, al contrario di quello che ci si potrebbe aspettare, non sono soltanto i Paesi in cui vige una dittatura a mettere in atto questo tipo di “censura”. Ecco la lista (in ordine alfabetico) dei 12 Paesi ritenuti “nemici” della Rete:
- Arabia Saudita
- Burma (Birmania)
- Cina
- Corea del Nord
- Cuba
- Egitto
- Iran
- Siria
- Tunisia
- Turkmenistan
- Uzbekistan
- Vietnam
Per ognuno di questi Paesi RSF dedica una scheda specifica in cui riporta dati, riferimenti legislativi ed episodi significativi in materia di censura digitale.
Al primo posto (in negativo) si colloca la Cina dove è stata messa in atto la macchina di controllo più forte: oltre 40000 funzionari pubblici vengono pagati per monitorare le comunicazioni online; quasi 50 persone (di cui è a conoscenza) sono finite in prigione per avere espresso in Rete un loro parere critico e negativo nei confronti del Governo cinese; molti siti globali irraggiungibili dagli utenti cinesi; un apparato burocratico e di polizia vigila costantemente su tutto ciò che succede nella Rete cinese.
A parte la Cina, negli altri Paesi che fanno parte della lista le cose non sono di molto migliori: blogger arrestati, cyber-polizia onnipresente, risultai di Google pilotati, siti oscurati o irraggiungibili e così via…
Il report della ricerca sui “Nemici di Internet” porta alla luce anche un dato allarmante. Tra i Paesi a rischio figurano due Stati che fanno parte delle democrazie compiute: Australia e Corea del Sud. In questi Paesi sono in vigore leggi restrittive e in alcuni casi c’è stato pure qualche arresto (in Corea).
In Australia, ad esempio, il Governo ha discusso di filtraggio della Rete e dal 2001 esiste un’agenzia privata delegata dal Governo che può intercettare autonomamente le e-mail e tutte le comunicazioni in Rete dei cittadini che ritiene opportuno sorvegliare.
L’Italia non è contemplata nella lista, ma forse dopo l’ennesimo tentativo di mettere dei paletti al Web italiano da parte della Carlucci (solo ultimo in ordine di tempo dopo Levi, Cassinelli, D’Alia e Pisanu), nel prossimo report ci saremo anche noi.
Che ne pensate?
La rete fa paura: arrestato per aver creato un gruppo su Facebook!!!

Uno dei fenomeni sociali del Web più rilevante del momento è Facebook. Ormai ne parlano tutte le Tv e i giornali fanno a gara per parlarne e sembrare alla moda e moderni (es. laRepubblica).
A volte, però, tra tutti gli articoli che riguardano questo Social Network (in maniera più o meno intelligente e pertinente) si può trovare qualcosa di molto interessante. Vorrei sottolineare, ad esempio, oggi una notizia che ha anche un qualcosa di inquietante: in Croazia è stato arrestato un uomo per aver creato un gruppo contro il Premier.
Probabilmente qualcuno di voi sarà iscritto a gruppi di Facebook quali “Scommetto di poter trovare 1.000.000 di utenti che odiano Silvio Berlusconi” (QUI) oppure “Scommetto di trovare 10.000 romani che erano ESAUSTI DI VELTRONI SINDACO!” (QUI), ma anche “I bet I can find 1,000,000 people who dislike George Bush! – Scommetto di trovare un milione i persone a cui George Bush non sta simpatico” (QUI) o altri simili che riguardano politici di tutto il mondo.
Anche in Croazia era nato un gruppo contro il Premier Ivo Sanader: “Kladim se da ću naći 5000 facebookera koji ne vole Sanadera! – Scommetto di trovare 5000 utenti Facebook che odiano Sanader” (QUI).
La cosa grave è che il fondatore del gruppo, il cittadino croato Nikša Klecak, è stato arrestato nei giorni scorsi. Ovviamente per salvare la faccia la motivazione non è stata quella di aver creato questo gruppo contro il Premier, ma Klecak è stato arrestato dalla polizia prima per detenzione di materiali nazisti (che non sono state ritrovate) e poi per il possesso di materiale pedo-pornografico (di cui non ci sono prove).
Ivo Sanader, ultimamente al centro di molte polemiche per la propria politica economica e per la ripresa delle tensioni con la Serbia, non brilla certo come esempio di democrazia, ma adesso con questa azione ha confermato le tesi di chi teme che ci sia in Croazia un attacco alla democrazia.
Subito su Facebook è nato un gruppo a difesa di Nikša Klecak (QUI) e pare che ormai i siti di social networking ( Facebook in primis) siano un ottimo veicolo per manifestare il dissenso politico in Rete, come racconta un articolo della rivista Wired dedicato agli oppositori del governo liberticida egiziano.
Nikša Klecak è stato rilasciato subito per mancanza di prove, ma potrebbe trattarsi di un segnale intimidatorio di avvertimento per tutti coloro che volessero dissentire attraverso al Rete con le decisioni del Primo ministro Sanader (che non ha rilasciato nessuna dichiarazione in proposito).
Insomma, ancora uan volta la Rete fa paura ai politici perchè è libera e può facilmente contribuire alla diffusione delle informazioni e a facilitare i contatti tra le persone. Che ne dite?
Stampa clandestina: i blog sono in pericolo e chi ci difende è il carnefice!!!

Ha fatto scalpore la notizia della chiusura del blog dello storico siciliano Carlo Ruta. Il giudice di Modica (in Sicilia) ha ritenuto Ruta colpevole del reato di “stampa clandestina“. Il blog incriminato, però, non faceva niente di male se non raccogliere testimonianze, appunti e articoli sulla storia recente della Sicilia. Questa sentenza costituisce, quindi, un precedente pericoloso per tutti i blogger perché, in sostanza, non fa altro che condannare ogni forma di informazione online (eccetto quella delle testate giornalistiche registrate).
Se il giudice di Modica avesse avuto un’idea seppur vaga di come funziona il mondo di Internet, non avrebbe interpretato alla lettera la legge cui si fa riferimento la sentenza e, forse, avrebbe avuto un punto di vista diverso su tutta la vicenda. Evidentemente non è così e oggi, a causa di una normativa ambigua e poco chiara, ci troviamo in una situazione in cui potenzialmente ogni blog potrebbe essere fuori legge.
La legge sulla Stampa è del 1948, allora il Mondo era ben diverso da oggi e Internet non esisteva; il sistema della comunicazione era legato prevalentemente alla carta stampata. Oggi le cose sono ben diverse e quella legge è anacronistica. I nostri parlamentari provarono a porre rimedio all’invecchiamento di questa legge nel 2001, con conseguenze disastrose. Allora si ampliò il concetto di “prodotto editoriale” anche alle pagine web creando quella confusione normativa che ha portato il giudice di Modica a ritenere “stampa clandestina” il blog di Ruta (QUI un approfondimento).
Tutta questa vicenda è già di per sè sconvolgente; da sola basterebbe a far indignare anche il più pacifico dei blogger, ma c’è di più. Oggi in Parlamento a difendere Ruta (e conseguentemente tutti i blogger italiani) c’è Giuseppe Giulietti, deputato dell’Italia dei Valori di Antonio di Pietro (lo stesso Di Pietro nel suo blog da il pieno sostegno a Carlo Ruta e a tutti i blogger italiani). Nel 2001, però, Giulietti era un esponente dei DS e fu relatore di quella famigerata legge che metteva sullo stesso piano blog e testate giornalistiche, quella che ha permesso al giudice di Modica di accusare un blogger per il reato di stampa clandestina previsto dall’art. 16 della legge sulla stampa del 1948.
Adesso Giulietti invece di fare pubblica ammenda e ritirarsi in silenzio a vita privata, si cala con disinvoltura nei panni di paladino della libertà di espressione, chiedendo addirittura al Ministro della Giustizia se non sia vero che “secondo la logica prevalsa, la quasi totalità dei siti web italiani, per il solo fatto di esistere, potrebbero essere considerati fuorilegge, in quanto appunto “stampa clandestina”, e ciò in spregio a ogni regola della democrazia”.
Ma nel 2001 in molti avevano già sollevato il problema, ma a tranquillizzare tutti ci pensò lo stesso Giulietti che affermava: “La legge sull’editoria non ha mai avuto tra i suoi obiettivi quello di imbrigliare le attività editoriali sulla rete. Sono quindi falsi gli allarmi e le preoccupazioni diffusi in tal senso“. Insomma, come ha detto Massimo Mantellini su PI, se Internet in Italia è clandestina è colpa anche “di questi signori capaci di confezionare norme che nessun paese civilizzato si sogna, per poi pacificamente dimenticarsene“.
Oggi la Rete, che sempre più va a coincidere con democrazia e libero confronto, in Italia è praticamente tutta furoi legge per clandestinità. Paradossalmente chi si è fatto paladino della giustizia e oggi attacca questa condizione, è proprio colui che ha contributo a che si sia giunti a ciò. Noi blogger, quindi, possiamo stare tranquilli: siamo in buone mani!!!
Arriva Grid: Internet superveloce o l’apocalisse?

E’ stato accusato di essere la causa dell’apocalisse che tra qualche anno si abbatterà sulla terra, ma è grazie ad esso che forse avremo un nuovo sistema di trasmissione dei dati talmente veloce che Internet sarà 10.000 volte più veloce delle attuali ADSL. Di cosa si tratta? E’ il Large Hadron Collider (Lhc), il più grande acceleratore di particelle al mondo che sta per essere completato al CERN di Ginevra (QUI la notizia).
Per archiviare i dati prodotti dall’Lhc, pari a quelli smaltiti dall’intera rete europea di telecomunicazioni, sarebbe stato infatti necessario un computer di dimensioni enormi. I ricercatori che hanno sviluppato questo acceleratore di particelle si sono quindi posti il problema di creare un nuovo sistema molto più veloce di trasmissione dati basato sulle fibre ottiche. Ecco che è nato Grid, capace di inviare un’enorme quantità di dati da una parte all’altra del mondo in pochi secondi.
Grid, nato per fini scientifici, potrebbe sostituire le attuali connessioni ad Internet rendendolo migliaia di volte più veloce e ponendo rimedi ai problemi che la Rete si troverà a dover affrontare di qui a poco (ne avevamo parlato QUI). Presto, quindi, potremo scaricare un film intero o tutta la discografia del nostro cantante preferito in un istante, oppure scaricare immagini molto elaborate, giocare in rete con centinaia di migliaia di navigatori, ecc, ecc…
I primi a poter beneficiare di questa connessione iper-veloce saranno i ricercatori universitari. Entro l’autunno, infatti, molte grandi università avranno già a disposizione Grid. La nuova tecnologia non avrà però larga diffusione prima di due anni. Ad oggi, infatti, dispone già di 50.000 server che verranno portati progressivamente a 200.000 nel 2010.
Insomma, forse in futuro tutto il mondo sarà veramente connesso, ma credo che il problema sia sempre lo stesso: i costi e le infrastrutture. Se da un lato questa nuova tecnologia accelererà notevolmente lo sviluppo dei Paesi più ricchi (a meno che non sia causa dell’apocalisse
), dall’altro probabilmente contribuirà ancora di più ad accentuare il digital divide tra il sud e in nord del Mondo.
David Britton, uno dei fisici che ha partecipato al progetto ha affermato al che “con questo tipo di potenza informatica le generazioni future avranno la capacità di collaborare e comunicare in modi che oggi non possiamo nemmeno immaginare“. Spero che questo serva a tutti indistintamente…