Articoli con tag ‘Prodi’
Fa le corna in aula, si dimette ministro portoghese. Un pò quello che accade da noi!!! ;-)
Sicuramente tutti voi avete ben presente quali bagarre avvengono nelle nostre aule parlamentari quando si discute di temi su cui lo scontro tra maggioranza e opposizione è molto acceso o quando il dibattito assume una forte connotazione ideologica.
Rimarrà negli annali, ad esempio, il festeggiamento a base di Champagne e mortadella messo in scena quando cadde il Governo Prodi (tra i principali protagonisti i senatori Strano e Gramazio di Alleanza Nazionale ). Ma sono tanti gli episodi in cui il nostro parlamento è diventato peggio di una osteria con tanto di risse, baruffe e litigate. Sono celebri anche gli insulti che i nostri parlamentari si scambiano in maniera molto colorita quando dalla dialettica politica si passa alle trivialità.
Naturalmente nessun parlamentare “sgarbato” è stato mai lontanamente sfiorato dall’idea di dimettersi. Forse qualcuno penserà che le dimissioni per qualche parolaccia, per qualche goliardata, per qualche insulto gratuito, siano esagerate. Eppure, in Portogallo, un Ministro si è dimesso per molto meno.
Durante una importante seduta del parlamento portoghese, il ministro dell’Economia, Manuel Pinho, si è rivolto a un deputato dell’opposizione facendo il gesto delle corna (nel video in alto). Questo suo agire poco consono a una aula del Parlamento ha portato alle dimissioni del Ministro (QUI).
Il premier portoghese, Josè Socrates, ha definito il gesto del Ministro Pinho “inaccettabile” e ha reso noto di aver accolto senza remore le sue dimissioni.
Quello di Manuel Pinho è un gesto sempre meno grave di quello che ha costretto il Ministro degli Interni inglese, Jacqui Smith a dimettersi. La Signora Smith ha rassegnato le dimissioni perché il marito, a sua insaputa, aveva messo nel conto dei rimborsi parlamentari anche l’affitto di due film porno (per altro, per poche decine di Sterline).
Insomma, in Inghilterra e in Portogallo i politici si dimettono anche per questo tipo di episodi. Qui da noi non se ne vanno nemmeno se commettono reati gravi quali corruzione, abuso di ufficio, collusione con la Mafia, peculato, …
Certo che negli atri Paesi sono priopio strani!!!
Un inizio d’anno alla Travaglio. Povera Italia…

Dopo la pausa per le festività, il blog riprende vita. E visto che siamo alle prime battute di un nuovo anno voglio cercare di fare una fotografia della situazione attuale per vedere se tra 12 mesi il nostro Paese sarà migliore o peggiore di oggi (momento storico-sociale sicuramente non buono). Per fare questa fotografia dell’Italia, mi affiderò all’analisi puntuale e ironica di un noto giornalista, Marco Travaglio. Nel blog che tiene insieme a Pino Corrias e Peter Gomez, oggi ho trovato un post molto interessante. Il suo titolo è emblematicamente “Rifiuti“:
“La Campania affoga nei suoi escrementi dopo aver ingurgitato quelli di tutti noi. Bassolino e la Jervolino, invece di chiudersi in un cassonetto e sparire per sempre, opinano ed esternano come se fossero due passanti. Il Sole 24 ore, edito anche dall’Impregilo che s’è ingrassata a spese nostre sul non-smaltimento dei rifiuti a Napoli, pontifica sul “fallimento della classe dirigente” (esclusi i presenti, s’intende, cioè gli editori).
Per la strada si muore di freddo, nel senso che due clochard nella civilissima Roma del molto democratico Veltroni vanno al creatore per il gelo, mentre il molto democratico Veltroni insegue Berlusconi per un dialogo sulla riforma elettorale, ma trova occupato perché intanto il Cainano è partito alla volta di Antigua per farsi un’altra villa.
Mentre Torino seppellisce il settimo operaio della ThyssenKrupp, molto opportunamente D’Alema domanda ai compagni se siano per caso impazziti, ma non perché si fanno le pippe coi Vassallum, i Mattarellum, i Franceschinum, i Biancum alla francese corretti alla tedesca ritoccati alla olandese corrotti alla spagnola mentre nel mondo reale succede di tutto, bensì perché si fanno le pippe in ordine sparso.
Il Molto Intelligente Ferrara, in compenso, fa la dieta contro l’aborto, riuscendo a trasformare un’immane tragedia in farsa con la collaborazione della Binetti e di James Bondi, e nei ritagli di tempo chiede la grazia per Contrada: non per i morti in Irak e in Afghanistan, non per i morti sul lavoro, non per le vittime della criminalità e per gli avvelenati dai rifiuti, ma per Contrada, cioè per l’unico esponente dello Stato in galera per mafia.
Lamberto Dini, dal canto suo, si appresta a far cadere il governo se Prodi non accetterà a scatola chiusa 12 proposte che non risolverebbero uno solo dei problemi dell’Italia, ma in compenso riporterebbero Berlusconi al potere.
La Moratti, cioè Berlusconi con la lacca, riserva il centro di Milano ai ricchi che pagano, come se la merda che respirano i milanesi dipendesse da qualche auto in più o in meno (nelle pagine economiche, i giornali segnalano trionfalmente che ogni due italiani ci sono cinque auto e tutti ad applaudire la Fiat che ha fatto il miracolo).
Chiude in bellezza Mastella, che denuncia una gravissima intimidazione: un artista gli ha inviato un’opera d’arte e lui l’ha scambiata per una minaccia terroristica. Dulcis in fundo, i politici si aumentano di nuovo gli stipendi. Questo il bilancio, purtroppo provvisorio, dei “professionisti della politica”, gente che ha fatto le scuole alte. Quelli che invece non lo sono, come Rita e Salvatore Borsellino, trovano le sole parole adeguate per rispondere a Contrada e al suo pittoresco avvocato. E non a caso due professori prestati alla politica, come Prodi e Padoa Schioppa, riescono a far pagare un filo di tasse agli evasori e a sistemare un po’ i conti pubblici. Il che – di questi tempi e vista l’armata brancaleone che li sostiene – è un miracolo a cielo aperto. Infatti, nei sondaggi, sono impopolarissimi.
Dimenticavo: ieri, alle 13.30, il Tg1 dell’ameregano Johnny Raiotta aveva un lungo servizio sulle flatulenze dei canguri. Questa sì che è controinformazione“.
Ecco, già ai primi 4 giorni del 2008 è questa la situazione italiana. Tra i tanti auguri che si fanno in questo periodo, quindi, ci metterei pure un Paese più sano, democraticamente più maturo, più prosperoso e più competitivo, magari con una classe politica e dirigenziale più “seria”…
Mossa geniale di Berlusconi: scioglie Forza Italia

Si è svolta in questi giorni una sorta di gara a “chi c’è l’ha più lungo“. Scusatemi l’espressione, ma la raccolta di firme berlusconiana mi sa tato di scaramuccia tra bambini. Alle primarie del’Unione si raccolsero oltre 4.000.000 di voti (vinse Prodi), alle primarie del Pd si ebbero 3.000.000 di voti (vinse Veltroni). Il povero Berlusconi non aveva mai giocato con delle primarie e così, come i bambini dispettosi e invidiosi, ha messo in scena una raccolta firme che sa di primare visto che si è conclusa con l’annuncio dello scioglimento di Forza Italia e la nascita di un nuovo soggetto politico. I voti (le firme) raccolte da Berlusconi che è il più basso e quindi c’è l’ha più lungo sarebbero oltre 7.000.000!!!
Scherzi a parte, però, a Berlusconi tutto si può dire (giustamente visto quante ne ha combinate), ma non che non che non sappia sfruttare i momenti a lui favorevoli e che non sappia ritornare in auge nei momenti difficili. L’annuncio della nascita del nuvo partito, infatti, secondo me è geniale. Vi spiego perchè…
Lo scioglimento di Forza Italia è stata una mossa a sorpresa e arriva poco dopo l’annuncio del raggiungimento delle oltre 7 milioni di firme. La nuova formazione politica si chiamerà “Partito del popolo italiano della libertà“. Con un tempismo eccezionale e un fiuto straordinario, Berlusconi con una mossa sola si è riscattato dalle critiche di Fini e Casini sul fatto di non essere riusciti a far cadere il Governo e, soprattutto, ha fatto sì che gli alleati siano costretti a confermare nuovamente la sua leadership.
Fini, infatti, eroso a destra da Storace e Santanchè, non potendo andare verso il centro-sinistra si troverà costretto ad aderire in pieno alla nuova formazione per non restare emarginato politicamente. Allo stesso modo, Casini non ha alternative se non vuole lasciare i suoi elettori a Berlusconi. Inoltre, il fondatore di Forza Italia in un sol colpo si è liberato del suo storico partito che ultimamente iniziava a stargli un po’ stretto. Tutto l’apparato che costituiva la direzione del partito di Berlusconi, infatti, è adesso da ripensare. Il Cavaliere, ha così la possibilità di creare una struttura più agevole e più dinamica dove con molta probabilità le correnti a lui meno congeniali non avranno un ruolo predominante.
Il “Partito del popolo italiano della libertà” può poi essere una formazione politica capace di calamitare quelle forze moderate che non si riconoscono più nel centro-sinistra o che mal volentieri convivono con la sinistra. Berlusconi, quindi, potrebbe attrarre a sé Lamberto Dini e i suoi seguaci e altri soggetti politici che oggi trovano ospitalità nella maggioranza di Prodi.
Trovano finalmente collocazione i Circoli della libertà di Michela Vittoria Brambilla, la quale ha dichiarato che i suoi circoli saranno i primi ad aderire al nuovo partito. Insomma, l’annuncio di Berlusconi ha creato scompiglio sia a destra che a sinistra. Solo la Lega sembra non essere interessata al Partito delle libertà. Umberto Bossi, interpellato sul nuovo partito di Berlusconi, dice: “Ho paura che sia solo un favore a Prodi“, mentre Roberto Maroni ha detto che il Carroccio non è interessato a questo nuovo partito del centrodestra. La Lega, ha spiegato Maroni, è orientata soprattutto alle riforme, infatti, lui in settimana incontrerà il segretario del Pd, Walter Veltroni.
Che anche il disinteressamento della Lega vada a favore di berlusconi che finalmente col nuovo partito avrà l’occasione per liberarsi di un alleato spesso scomodo?
Insomma, nel momento in cui Berlusconi sembrava sconfitto e isolato, si è rivelato più forte che mai. Credo che questa sia una sorta di nuova “discesa in campo” del Cavaliere. Una doppia mossa che gli permette di attaccare la maggioranza di governo in modo più incisivo e di ribattere vigorosamente alle critiche degli alleati ricomponendo le tensioni nel centrodestra rafforzando al sua posizione. Ne sa na più del diavolo!!! ![]()
Voi che ne pensate?
Enzo Biagi è morto, ma si sente ancora l’eco dell’editto Bulgaro
“L’uso che Biagi, Santoro, … come si chiama quell’altro … Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga.” Vi dicono nulla queste parole? Furono pronunciate nel 2002 dall’allora presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, mentre si trovava in visita a Sofia (in Bulgaria).
Berlusconi auspicava che i giornalisti Enzo Biagi e Michele Santoro, insiema al comico Daniele Luttazzi, fossero allontanati dalla RAI (ovviamente non li avrebbe mai accolti a Mediaset). Quest’auspicio si avverò poco tempo dopo e i tre sparirono dalla scena per anni. Quelle parole passarono alla storia come “Editto Bulgaro o Editto Sofia oppure ancora come Diktat bulgaro“. L’episodio fu molto discusso perché Biagi, Santoro e Luttazzi avevano più volte espresso posizioni critiche nei confronti del governo Berlusconi, ma allo stesso tempo erano personaggi che godevano di una notevole popolarità e garantivano anche buoni risultati di ascolti alla televisione nazionale (soprattuto in un momento in cui i dirigenti delle TV parlano di qualità televisiva, ma si guarda solo alla qantità degli ascolti). Le dichiarazioni di Berlusconi furono quindi lette come un attacco alla libertà di stampa.
Oggi è morto Enzo Biagi, decano dei giornalisti italiani, e il mondo giornalistico (e non solo) lo piange. Era rientrato nell’editto di Sofia a causa di una puntata de “Il Fatto“, la sua trasmissione, andata in onda in piena campagna elettorale, dove era ospite Roberto Benigni. Il comico non aveva risparmiato battute all’allora leader dell’opposizione.
Sono passati quasi 6 anni dall’editto bulgaro, ma quell’episodio continua a suscitare plemiche. A riaprire la ferita è stato il premier Romano Prodi: “Non ci siamo visti, ma ci siamo sentiti al telefono – ha detto Prodi ricordando i momenti che seguirono l’allontanamento di Biagi dalla RAI – in lui dominava lo sdegno, l’arrabbiatura forte. E anche il senso che era venuta meno una delle libertà fondamentali del Paese. Mi disse esplicitamente: attenzione, che questo è un attentato alla libertà, dopo un cronista quante altre voci saranno eliminate?“.
A Prodi ha risposto seccato il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi, che avrebbe preferito che si parlasse solo del cordoglio per la perdita di un grande giornalista e che non si tirasse fuori questo argomento disdicevole: “Mai avrei pensato – ha commentato Bondi – che il presidente del Consiglio potesse suscitare una polemica artefatta e immotivata il giorno stesso della morte di Enzo Biagi“.
Lo stesso Berlusconi, quando Biagi era tornato di recente in Tv, si disse soddisfatto. Biagi ebbe da Berlusconi anche una sorta di marcia indietro, seppur parziale: “Ho assistito alla prima delle due puntate - disse il Cavaliere quando pochi mesi fa Biagi torno finalmente in RAI - e l’ho trovata veramente avvincente, quindi, complimenti al dottor Biagi per questa nuova trasmissione“. Berlusconi, però, negò di aver chiesto l’espulsione di Biagi (e di Santoro e Luttazzi) dalla TV, ma per la prima volta ammise un errore: “Forse ho calcato la mano quando dissi che Biagi e gli altri facevano un uso criminoso della tv pubblica“.
Oggi che Biagi non c’è più, tutti lo piangono e lo rimpiangono, dai colleghi giornalisti alla gente comune, dai politici agli uomini di Chiesa. Anche le dichiarazioni di Berlusconi sono molto diverse da quelle del 2002 (“Al di là delle vicende che ci hanno qualche volta diviso – ha detto – rendo omaggio ad uno dei protagonisti del giornalismo italiano cui sono stato per lungo tempo legato da un rapporto di cordialità che nasceva dalla stima“), ma l’eco di quelle parole pronunciate a Sofia rimbomba ancora fragoroso nelle orecchie di chi crede nella democrazia e nella libertà.
Nuova legge bavaglio sull’editoria: come è andata a finire…

Questo sarà un post breve ad integrazione del mio precedente post in cui mi dicevo abbastaza preoccupato per le nuove norme contenute nel Ddl sull’editoria che se fosse tramutato in legge avrebbe ripercussioni pesanti sul mondo dei blog. Forse adesso è il caso di essere un pò più ottimisti. Pare, infatti, che alcuni Ministri e lo stesso autore della legge si siano accorti del tragico errore. Il Ministro delle Comunicazioni, ad esempio, ha reso noto nel suo blog che il Ddl sull’editoria deve essere corretto. “Va bene applicare anche ai giornali on line le norme in vigore per i giornali – ha scritto Gentiloni - ma sarebbe un grave errore estenderle a siti e blog“.
Anche il Ministro Di Pietro nel suo blog si è scagliato contro questa legge definendola “liberticida”. Ha pure affermato che per quanto è in suo potere “questa legge non passerà mai, anche a costo di mettere in discussione l’appoggio dell’Italia dei Valori al Governo“. Evidentemente Riccardo Franco Levi quando ha realizzato questo disegno di legge non aveva la minima idea di cosa fosse un blog, adesso si sarà informato. Dal sito della Presidenza del Consiglio, infatti, ha risposto a tutte le accuse con una lettera aperta a Beppe Grillo. Nelle prime righe della lettera si legge: “Con il provvedimento che tra pochi giorni inizierà il suo cammino in Parlamento non intendiamo in alcun modo né “tappare la bocca a Internet” né provocare “la fine della Rete”. Non ne abbiamo il potere e, soprattutto, non ne abbiamo l’intenzione”. Una bella rassicurazione…
Staremo a vedere cosa succederà. Non bisogna, però, abbassare la guardia. E’ vero che se due Ministri si sono sentiti in dovere di rispondere direttamente ai blogger italiani e se chi ha materialmete scritto il Ddl ha pubblicato sulle autorevoli pagine del sito della presidenza del Consiglio una lettera aperta in risposta ad un post di Beppe Grillo, allora il fermento che si è creato nella blogosfera italiana è stato ascoltato e ha dato i suoi frutti, ma è sempre meglio continuare a far sentire la nostra voce…
Nuova legge sull’editoria: legge bavaglio!!!

Quante volte si è ripetuto in questo blog che il Web è libero (si sono segnalati dei tentativi di limitare in qualche modo questa libertà). I politici e i poteri non finiscono mai di provare a porre limiti a questo strumento di democrazia, da qualsiasi orientamento politico provengano. Anche il governo in carica ci stà provando in modo scandaloso. La nuova disciplina dell’editoria, infatti, prevede che qualsiasi attività Web dovrà registrarsi al ROC (Registro degli operatori di Comunicazione). Questo significa che anche chi vuole gestire un blog dovrà produrre dei certificati, pagare un bollo (e forse delle tasse), seguire un iter burocratico ed essere perseguibile secondo il codice penale per i reati di diffamazione come per un giornale, anche per i commenti agli articoli.
Scenderemo adesso nei dettagli, ma è evidente come questa legge, se fosse approvata definitivamente, sarebbe una condanna a morte per i blog italiani. I blog, infatti, nascono spontaneamente e liberamente, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto, video e poter partecipare direttamente al dibattito pubblico. Se passerà questa legge, tutti i blog dovranno trasformarsi in testate giornalistiche perdendo la spontaneità e la libertà che li contraddistingue, perdendo al caratteristica di essere uno strumento aperto a tutti, quindi davvero pluralista (QUI e QUI trovate degli interesanti approfondimenti).
Trattandosi di una legge che regolamenta il settore dell’editoria (QUI il testo completo), non dovrebbe riguardare i blog. Il punto focale è, infatti, la definizione di prodotto editoriale che viene data: “Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso. [...] Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico“.
Più avanti poi arriva un ulteriore chiara conferma che il riferimento è anche ai blog personali che vengono gestiti in modo amatoriale senza scopo di lucro: “Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative“.
Insomma, i blog non hanno scampo!!! Su Civile.it è spiegato come funziona il sistema adesso e come funzionerà nel caso passasse questa legge: oggi è prodotto editoriale quello realizzato da una casa editrice. Chi ha un prodotto editoriale (anche un sito) può registrarlo al ROC. La registrazione non è obbligatoria se non si è editori, ma è necessaria se si vogliono richiedere contributi pubblici. La nozione di prodotto editoriale è adesso vincolata al lucro, l’iscrizione al ROC impegna in una dichiarazione annuale su come e quanto si guadagna e al pagamento di diritti annuali in rapporto agli stessi.
Se il testo della nuova legge sull’Editoria, scritto da Ricardo Franco Levi, braccio destro di Romano Prodi, fosse tramutato in legge, le cose cambieranno: diventerà prodotto editoriale pure un blog o un sito che non si prefigge di guadagnare, anche se gestito da un privato e non da na azienda. Ogni blog personale diventerà, quindi, prodotto editoriale, soggetto alla normativa sulla stampa con ma responsabilità penali aggravate in caso di denuncia penale. In sostanza diventerà attività editorile qualsiasi cosa scritta su Internet e ogni blogger sarà ritenuto responsabile per i commenti lasciati dai lettori.
Già Beppe Grillo ha fatto sapere che nel caso in cui la legge Levi-Prodi fosse approvata, lui trasferirebbe il blog su un server straniero. Credo che questa sia l’unica soluzione per tutti i blogger che vogliono continuare ad avere un proprio spazio in cui scrivere liberamente i propri pensieri e in cui pubblicare liberamente foto e video. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre, spero vivamente che non venga convertito in legge o che almeno venga modificato. La Rete è uno srumento libero e democratico, evidentemente questo non piace ai nostri politici…
Mastella vs. De Magistris: un pò di chiarezza

Dopo lo slittamento della decisone del CSM sulla richiesta di trasferimento avanzata dal Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, nei confronti del Pm di Catanzaro, Luigi De Magistris (e del procuratore capo Mariano Lombardi), gli italiani continuano a discutere e a schierarsi, come accade sempre. C’è chi si trova a favore di De Magistris e chi a favore di Mastella, c’è chi ne approfitta anche per ribadire l’autonomia decisionale e operatia del Consiglio Superiore della Magistratura.
Il dibattito verte prevalentemente su temi come l’esistenza di un comitato d’affari trasversale tra partiti e istituzioni, di una casta che gestisce fondi europei e appalti contro l’interesse dei cittadni che ora cercherebbe di difendersi dalle inchieste facendo trasferire il pm calabrese (in mezzo ci sarebbe forse anche Romano Prodi!) oppure sulla negligenza di De Magistris che non si sarebbe fatto scrupolo d’intervenire pubblicamente nel merito dei processi commettendo anche gravi errori e omissioni. Il dibattito si è inasprito anche in seguito alle dichiarazioni di Mastella secondo cui “questo clima rischia di essere un terreno di coltura di un neo-terrorismo che in Italia non è mai sparito completamente“. Insomma, in tutto questo blaterare, giornali e TG spesso si dimenticano di dirci una cosa importante: i fatti.
Sento nei Tg un susseguirsi di dichiarazioni spesso opposte e contradditrie, leggo editoriali e articoli in cui si appoggia una tesi o l’altra, sento le dichiarazioni di Mastella sul terrorismo e molte altre che criticano Mastella, ma in tutta questa baraonda, nessuno dice cosa è realemte successo. Allora ho fatto una ricerca personale per capire cosa ci stà sotto, ovvero quali sono i presupposti di tutta la vicenda…
Allora, cercherò di ricostruire per sommi capi la vicenda, sia per chiarirla a me e sia per aiutare qualcuno che come me si è perso tra le polemiche e le dichiarazioni senza riuscire a cogliere l’essenza della questione. Iniziamo:
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Mastella, dopo aver inviato gli ispettori del Ministero a Catanzaro, ha richiesto al CSM (che agisce in piena autonomia) di vagliare la possibilità di trasferire il Pm De Magistis che avrebbe commesso “gravi violazioni deontologiche” all’interno dell’indagine sulle cosìdette “Toghe lucane“. Si tratta di indagini su un presunto comitato di affari in Basilicata all’interno del quale operavano magistrati insieme a politici, imprenditori e appartenenti alle forze dell’ordine al fine di gestire e pilotare vari interessi, in particolare nei settori del turismo, della sanità e delle banche. Le violazioni deontologiche sarebbero fughe di notizie, decreti di perquisizione con troppe informazioni delicate, un numero eccessivo di interviste, errori formali nella compilaione dei verbali.
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De Magistris, però, non stà indagando solo in Basilicata, ma anche sull’inchiesta “Why Not” che riguarda l’attività di un altro presunto comitato d’affari con sede a San Marino del quale avrebbero fatto parte a vario titolo esponenti politici (anche Prodi per abuso d’ufficio!), imprenditori e funzionari dei servizi segreti. Il comitato avrebbe gestito illecitamente finanziamenti statali e della UE pilotandone la destinazione e farebbe capo ad una sorta di loggia massonica.
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A questo punto nasce il sospetto secondo cui Mastella volesse far trasferire De Magistris per coprire alcuni uomini politici importanti (e forse lui stesso!). Centinaia di calabresi sono scesi in piazza per protesta (alcuni hanno anche dato via a una petizione online) e hanno sottolineato il presunto conflitto d’interessi di Mastella che molto probabilmente risulta coinvolto anch’egli nell’inchiesta. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato Michele Santoro. In una puntata del suo programma le insinuazioni si sono fatte più insistenti e anche le polemiche e i dibattiti si sono accesi (è dopo questa puntata che Mastella ha parlato di terrorismo). Santoro ha dato anche visibilità a una lettera di Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla mafia. Borsellino ringrazia polemicamente Mastella perché – dice – “mi ero ormai convinto che a seguito delle campagne di delegittimazione e di aggressioni di ogni tipo nei confronti della magistratura la gente si fosse ormai assuefatta all’arroganza ed all’impunità dei politici e avesse accettato come normale ed ineluttabile questo stato di cose. Ora invece la reazione provocata da questa iniziativa nell’opinione pubblica, nella gente comune, reazione che sta provocando in tutta Italia raccolte di firme e mobilitazioni spontanee, soprattutto di giovani, a sostegno del magistrato perche’ possa continuare il suo lavoro senza intimidazioni e interferenze esterne, mi ha fatto rinascere la speranza che le cose possano ancora cambiare“.
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La decisione del CSM era prevista per lunedì 9 ottobre, ma il Consiglio Supriore della Magistratura ha deciso di non decidere rinviando il tutto al 17 dicembre, per la contentezza dei comitati costituitisi per difendere l’operato di De Magistris. Pare che Mastella – il quale ha sempre affermato la sua estraneità nelle vicenda Why Not e che ha ribadito di stare facendo solo il suo dovere di Ministro della Giusizia di fronte a gravi errori e omissioni – abbia iniziato un’ulteriore azione disciplinare nei confronti di De Magistris per “nuovi fatti” riguardanti altre inchieste tra cui la stessa Why Not. Il CSM ha così deciso di pronunciarsi quando avrà vagliato attentamente anche i nuovi documenti inviati dal Ministero.
Insomma, spero di aver fatto un pò di chiarezza. I nostri giornali e i nostri Tg sono molto attenti a dare lo stesso spazio a tutti i politici per evitare di essere rimproverati, mentre non sono altrettanto bravi a spiegare cosa accade. Avviene in questo modo che i servizi dei Tg e gli articoli dei giornali siano un collage di frasi incoerenti e contraddittorie, oppure delle disamine particolaristiche e di parte dei fatti. Alla fine nessuno capisce nulla, per fortuna che c’è la Rete…
Io non voglio entrare nel merito della vicenda, ma ora che forse ho capito un pò meglio di cosa si tratta, di certo mi sono fatto un’idea più decisa. Adesso so per chi tifare!!!
> AGGIORNAMENTO (20/10/2007): La procura generale di Catanzaro ha avocato l’inchiesta Why not escudendo, quindi, dalle indagini il giudice De Magistris. Il provvedimanto è stato preso per “incompatibilità” dal momento che adesso Mastella è ufficialmete coinvolto nell’inchiesta.
Malasanità, sì o no? ;-)

Quante volte sentiamo notizie che si riferiscono alla “malasanità“, quante volte i cittadini si sono lamentati di un dissevizio del sistema sanitario, dei tempi di attesa troppo lunghi, ecc, ecc…
Qunte volte, al contrario, si sono sentiti Ministri e politici affermare che la Sanità italiana è tra le migliori. Ma allora la nostra sanità, sta bene o sta male?
Secondo l’Euro Health Consumer Index 2007 - una classifica redatta da Health Consumer Powerhouse, che analizza la sanità in 29 Paesi europei – la sanità italiana non solo sarebbe mediocre, ma anzichè migliorare peggiorerebbe costantemente, tanto che è scivolata dall’undicesimo al diciottesimo posto in un anno. Addiritura, dice il rapporto Euro Health Consumer, in cinque delle categorie che si riferiscono alle prestazioni sanitarie, l’Italia ha ottenuto 80 punti su un potenziale teorico di 1.000! Le interminabili liste d’attesa, i pochi diritti del malato e la scarsa protezione assicurativa in caso di errori medici, sono i punti deboli del sistema sanitario italiano. “Ai dottori italiani piace sentirsi Dio, cosa che non crea affatto le premesse per un rapporto proficuo con i pazienti – sintetizza il Sole24Ore leggendo il rapporto – e gli ospedali italiani sarebbero un settore dominato da baroni in camice bianco che mandano i pazienti dagli specialisti amici senza offrire tutte le possibili alternative di cura e terapia”.
Mentre usciva questo rapporto (di cui se ne è parlato poco o nulla), è parita la campagna del Ministero della Salute “Pane, Amore e Sanità“, realizzata dal fotografo Oliviero Toscani, costata complessivamente 1,5 milioni di euro. L’occasione è stato il trentesimo anniversario del Servizio sanitario nazionale, un’auto-celebrazione che forse serve per camuffare qualcos’altro…
Il premier, Romano Prodi, ha detto che con un’aspettativa di vita media di 80 anni e una mortalità infantile minima, l’Italia si trova ad avere un sistema sanitario di tutto rispetto nel quadro europeo, pertanto sarebbe ingiusto parlare di malasanità. Gli fa eco il ministro della Salute, Livia Turco, che ha ricordato come, secondo l’OMS, l’Italia abbia ha il secondo migliore sistema sanitario al Mondo!
Peccato che i dati cui fa riferimento il Ministero della Salute (quelli dell’Oms) siano vecchi di 7 anni (sono del 2000) e che quindi sono ormai “scaduti”. Tra l’Oms e il Ministero della Turco, infatti, si è stipulata adesso una nuova convenzione per aggiornare quei dati, individuare le aree di maggiore debolezza del sistema sanitario italiano e raccogliere - rendendole di uso comune – esperienze di buona sanità attraverso le segnalazioni di cittadini e operatori (“Buone pratiche“).
Allora, il sistema saniario italiano è uno dei migliori al Mondo o uno dei peggiori in Europa? La verità, come spesso accade, stà in mezzo. Secondo me, infatti, bisogna ben guardarsi dalla retorica della politica, ma anche dalle ricerche come quella dell’Health Consumer Powerhouse (per altro tenuta ben nascosta) che usa come punto vista quello dei consumatori analizzando fattori quali l’informazione dei pazienti, i tempi di attesa per trattamenti comuni, l’accesso ai farmaci, ecc. I pazienti, si sà, spesso sono troppo duri, soprattutto se intervistati all’interno di un’ospedale mentre aspettano una visita
, ma ovviamente il nostro non è nemmeno uno dei migliori sistemi sanitari del Mondo, come dicono i nostri politici!!!
Credo che in linea di massima la sanità italiana vada bene, ma che possa andare meglio, che tocchi punte di eccellenza, ma che presenti anche zone d’ombra, che abbia delle caratteristiche che lo rendono unico (es. l’Italia è il primo Paese europeo a fornire gratuitamente il vaccino contro il cancro dell’utero a tutte le bambine di 12 anni), ma che prsenti delle disfunzioni che bloccano le buone pratiche di cui parla la Turco, ecc. ecc.
Come per la maggior parte delle informazioni circolanti in Italia, quindi, anche per i dati inerenti al sistema sanitario bisogna stare molto attenti, verificare le fonti, cercare autonomamente informazioni e non fidarsi dei media. Internet in tutto questo ci può dare una mano…
Buona salute a tutti!!!