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L’Unità e lo “sbattezzo, l’ira della Binetti e del PD cattolico!

Quello che adesso diventato il giornale del PD, L’Unità, a partire da venerdì 17 luglio, ha cominciato a pubblicare alcune tavole tratte dal fumetto “Quasi quasi mi sbattezzo” di Alessandro Lise e Alberto Talami (QUI una pubblicazione).
Fin qui non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che questa iniziativa ha dato molto fastidio ai cosiddetti ‘teodem’ (corrente interna al PD di stampo democristiano e cristiano-sociale).
Addirittura 15 parlamentari hanno inviato una lettera di protesta al direttore (Concita De Gregorio) in cui, oltre a protestare, le chiedono “se è consapevole del grado di disagio che crea il giornale in molti dei suoi potenziali nuovi lettori, a cominciare da noi parlamentari, quando si arriva a quelle pagine che rivelano un clima tutt’altro che rispettoso di idee, valori e convinzioni”?
Il primo firmatario è Paola Binetti, nota per essere rimata l’unica a portare il cilicio dopo il Medioevo!
In effetti, il fumetto è di una ironia dissacrante, ma da qui ad arrivare a protestare pubblicamente contro il proprio giornale perché arreca disagio ai nuovi elettori (nuovi in che senso?) del Partito Democratico mi sembra esagerato!
La direzione dell’Unità ha risposto apprezzando la premessa politica della lettera e riconoscendo il delicato momento in cui si trova il PD in questa fase di rilancio e prima di un congresso, ma ha sottolineato i toni ironici e satirici della vignetta.
La storia che si racconta ne fumetto e che ha fatto arrabbiare la Binetti e i teodem è la seguente: Alberto è un operaio 30enne che da piccolo – come tutti – è stato battezzato nel paesino d’origine. Da grande, però, è diventato ateo e non frequenta più la Chiesa.
Alberto, un giorno, tornato dalla fabbrica, di fronte all’immagine di un TG in cui si vede di Papa Ratzinger che stringe la mano a George W. Bush, decide che è arrivato il momento di dire basta. Per coerenza vuole annullare quel sacramento che ormai per lui non rappresenta più nulla.
Da questo momento per Alberto comincia un’odissea assurda e paradossale raccontata con molto sarcasmo (ma molto simile a quella che potrebbe dover affrontare qualcuno che volesse sbattezzarsi sul serio). Tutto ciò ha fatto infuriare i 15 parlamentari del PD.
Non voglio fare altri commenti, ciascuno può farsi una propria idea su questa vicenda. Faccio sol alcune considerazioni: Don Gallo oggi ha detto: “Se la Chiesa non accetta neppure una stimolazione ironica vuol dire che ritiene i credenti sudditi“. Per la verità la Chiesa non ha detto nulla, ma i sudditi politici sì.
Che ne pensate?
Cina, in Xinjiang come in Tibet. E il presidente cinese passeggia indisturbato per Roma…

E’ arrivato in Italia, primo tra i leader mondiali del G8, il presidente della Cina. Hu Jintao sta facendo il turista per le strade di Roma e, mentre lui si diverte, nel suo Paese ancora una volta vengono negati i diritti umani.
L’anno scorso era il Tibet, oggi è la regione dello Xinjiang a essere scenario di violenze e soprusi. In questa regione è in atto una vera e propria pulizia etnica messa in atto dal Governo cinese che vuole cacciare via gli abitanti autoctoni, gli Uiguri.
Lo Xinjiang è una vasta regione della Cina nord-occidentale, la cui maggioranza della popolazione è uighura, un etnia musulmana accusata da Pechino di condurre una campagna terroristica per l’indipendenza.
Per questo motivo, oggi, al culmine di una serie di scontri che si protraggono da tempo, sono morti più di 140 manifestanti e ci sono stati oltre 800 feriti durante una manifestazione di protesta; per non parlare del numero degli arresti (QUI). Come al solito si è attivata anche la macchia della censura (QUI) e il governo cinese ha bloccato l’accesso a Internet nella capitale dello Xinjiang, Urumqi, e nelle zone limitrofe.
Naturalmente nessun politico italiano ha chiesto spiegazioni a Hu Jintao. Non sarà perché l’altro giorno sono stati firmati degli importati accordi economici con l’Italia che prevedono addirittura la costruzione di un aeroporto in Sicilia a spese del governo cinese? Oppure perché oggi Berlusconi ha firmato degli altri accordi con Hu Jintao per un ammontare di ben 38 miliardi di euro!?
Così, mentre il nostro Presidente del consiglio dice di apprezzare la politica portata avanti dalla Cina, definendola coerente con una “politica dell’armonia” e del “dialogo”, i cinesi devastano indisturbati il territorio dello Xinjiang, hanno distrutto Kashgar (QUI), un tempo la città più bella sulla via della Seta, hanno ucciso più di 140 persone, censurano l’informazione e così via…
Laggiù si muore e qui Hu Jintao mangia un gelato davanti al Pantheon ammirando con incanto le bellezze italiane, per di più lodato dal nostro Governo.
Certo che quando di mezzo ci sono i soldi ci si dimentica di tutto!
Fa le corna in aula, si dimette ministro portoghese. Un pò quello che accade da noi!!! ;-)
Sicuramente tutti voi avete ben presente quali bagarre avvengono nelle nostre aule parlamentari quando si discute di temi su cui lo scontro tra maggioranza e opposizione è molto acceso o quando il dibattito assume una forte connotazione ideologica.
Rimarrà negli annali, ad esempio, il festeggiamento a base di Champagne e mortadella messo in scena quando cadde il Governo Prodi (tra i principali protagonisti i senatori Strano e Gramazio di Alleanza Nazionale ). Ma sono tanti gli episodi in cui il nostro parlamento è diventato peggio di una osteria con tanto di risse, baruffe e litigate. Sono celebri anche gli insulti che i nostri parlamentari si scambiano in maniera molto colorita quando dalla dialettica politica si passa alle trivialità.
Naturalmente nessun parlamentare “sgarbato” è stato mai lontanamente sfiorato dall’idea di dimettersi. Forse qualcuno penserà che le dimissioni per qualche parolaccia, per qualche goliardata, per qualche insulto gratuito, siano esagerate. Eppure, in Portogallo, un Ministro si è dimesso per molto meno.
Durante una importante seduta del parlamento portoghese, il ministro dell’Economia, Manuel Pinho, si è rivolto a un deputato dell’opposizione facendo il gesto delle corna (nel video in alto). Questo suo agire poco consono a una aula del Parlamento ha portato alle dimissioni del Ministro (QUI).
Il premier portoghese, Josè Socrates, ha definito il gesto del Ministro Pinho “inaccettabile” e ha reso noto di aver accolto senza remore le sue dimissioni.
Quello di Manuel Pinho è un gesto sempre meno grave di quello che ha costretto il Ministro degli Interni inglese, Jacqui Smith a dimettersi. La Signora Smith ha rassegnato le dimissioni perché il marito, a sua insaputa, aveva messo nel conto dei rimborsi parlamentari anche l’affitto di due film porno (per altro, per poche decine di Sterline).
Insomma, in Inghilterra e in Portogallo i politici si dimettono anche per questo tipo di episodi. Qui da noi non se ne vanno nemmeno se commettono reati gravi quali corruzione, abuso di ufficio, collusione con la Mafia, peculato, …
Certo che negli atri Paesi sono priopio strani!!!
Ridurre i parlamentari? In realtà non lo vuole nessuno e forse non è nemmeno auspicabile!!!

Da qualche giorno un tema predominate nell’agenda politica e dei media è quello della riduzione dei parlamentari. Sul taglio pare che siano tutti d’accordo (ma non è così). Pd e Idv hanno presentato da tempo dei disegni di legge riguardanti la riduzione dei parlamentari; il Pdl e la Lega hanno questo tema nei propri programmi quasi dalla loro fondazione. Anche l’UDC è d’accordo.
Allora qual è il problema? Il problema è che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare… e che dietro agli slogan spesso non ci sono reali intenzioni.
Il Pd vuole strumentalizzare questo tema per contrastare ancora una volta l’avversario Berlusconi sfidandolo a duello in un campo di battaglia che, però, lui conosce bene e domina (i media). Il Pdl vuole usare questo tema per fare leva sugli elettori in vista delle elezioni europee.
Insomma, il numero dei parlamentari va ridotto, ma finché non si affronterà la questione con serietà non si concluderà nulla, come dimostra quello che è accaduto oggi al Senato (QUI).
Il nostro ordinamento giuridico nasce dopo la guerra. C’era stato il ventennio fascista, la seconda guerra mondiale e la resistenza partigiana. I membri dell’assemblea costituente si lasciavano alle spalle tutto questo e volevano che nulla di tutto ciò si ripetesse. Nacque così il nostro Parlamento con tutti i meccanismi di controllo, le procedure lente e burocratiche, due camere, regole e procedure rigide, ferree norme da rispettare e tutto il resto.
Prima di prendere una decisione, infatti, occorreva pensarci due volte e rifletterci bene. Per di più lo scenario culturale, economico e politico del tempo era molto più semplice e lineare di quanto lo sia oggi e tutto il mondo camminava più lentamente. Oggi le cose sono cambiate e le democrazie moderne hanno bisogno di apparati governativi snelli, veloci, efficienti che sappiano gestire in tempo reale la complessità della società e la velocità con cui si muove il mondo.
Per quanto mi riguarda, quindi, credo che sia necessario ridurre il numero dei parlamentari, ma prima si pone un altro problema che si presenterebbe in maniera ancora più marcata se ci fossero meno parlamentari: il modo in cui si eleggono.
In questo momento i nostri rappresentati vengono praticamente nominati dai segretari di partito ed è a loro che devono rispondere, non ai cittadini. Chi vota non sa nemmeno chi andrà a rappresentarlo. Se ci fosse un sistema elettorale a collegio uninominale, ad esempio, ogni cittadino potrebbe scegliere il proprio parlamentare allo stesso modo in cui oggi sceglie il proprio Sindaco. L’opinione pubblica locale potrebbe essere più informata su chi sono i candidati e le campagne elettorali tornerebbero a essere il momento in cui il candidato scende in piazza con la sua storia, la sua figura e le sue proposte. Ci metterebbe, insomma, la faccia!
Il Parlamentare, per essere rieletto, dovrebbe rendere conto del suo operato agli elettori della circoscrizione che, essendo relativamente pochi e concentrati n un territorio specifico, potrebbero esercitare un potere di controllo molto più grande di quello che hanno adesso (che è pari allo zero).
Tagliando il numero dei parlamentari e lasciando inalterato il sistema elettorale, si peggiorerebbero solo le cose: pochi uomini al comando (quini ancora più fedeli e ancora più “servili”) coordinati da un’élite molto ristretta (con i soliti nomi e le solite facce!).
Io credo che purtroppo nemmeno questa volta ci sarà l’auspicabile taglio di parlamentari. Se non si cambia sistema elettorale, però, forse è meglio così. Che ne pensate?
Nucleare in italia… E l’Enel ci guadagna ancora!

Oggi il premier Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno firmato un accordo che vedrà Italia e Francia più vicine nella produzione di energia nucleare (QUI).
Incuranti del referendum con il quale gli italiani dissero di NO al nucleare, l’accordo prevede anche la realizzazione di almeno quattro centrali nucleari nel nostro Paese.
Queste nuove centrali nucleari (dette di terza generazione) sono più sicure delle precedenti, ma non risolvono il problema delle scorie e per di più, in caso di incidente, sarebbero più pericolose dei vecchi impianti (la centrale di Cernobyl era di seconda generazione).
Sul nucleare, inoltre, gli italiani avrebbero più timori e dubbi che entusiasmo e certezze. Secondo una recente ricerca dell’Eurispes, infatti, “con uno scarto di 7,4 punti percentuali rispetto ai favorevoli, gli italiani bocciano – per vari motivi - il ricorso al nucleare come fonte di energia“.
Insomma, un referendum vieterebbe la costruzione di centrali in Italia, gli italiani sono scettici (quando non hanno proprio paura di questa forma di energia), non sono stati risolti i problemi delle scorie e quelli legati alla sicurezza in caso di incidente, …
Ma allora chi ci guadagna da tutto ciò?
Non voglio rispondere a questa domanda perché la risposta è chiara a tutti. Così, mentre EcoTV lancia una provocazione sostenendo la costruzione di una della quattro nuove centrali ad Arcore, il PD sostiene che a guadagnarci da questo accordo sarà solo la Francia perché Sarkozy punterebbe sui fondi pubblici italiani per sostenere l’industria nucleare francese, l’IdV sostiene che questo è l’ennesimo spot elettorale di Berlusconi che però costa all’Italia ben 4 miliardi di euro, Legambiente, WWF, Greenpeace e Verdi si oppongono in ogni modo a questo accordo, nessuno parla dell’Enel che in questo momento è quella che ci guadagna di più dall’accordo (QUI).
Senza parlare del fatto che – come documentato in questa puntata di Report – da ben 22 anni noi cittadini dobbiamo risarcire l’Enel e la società che si occupa dello smaltimento delle scorie (ad oggi abbiamo speso circa 9 miliardi di euro) per il mancato guadagno dovuto allo stop agli investimenti nel nucleare dopo il referendum e per mantenere in sicurezza gli impianti che sono ancora pieni di scorie radioattive, vorrei invece soffermarmi su questo punto: da oggi Enel è il secondo operatore energetico d’Europa dopo l’azienda pubblica francese Edf (QUI).
Enel, infatti, è impegnata in cinque Paesi (Spagna, Slovacchia, Francia, Romania e Russia) con un totale di capacità produttiva di 5.680 megawatt. Un’ulteriore capacità produttiva di altri 1.080 megawatt si va ad aggiungere a questa grazie ai nuovi reattori in costruzione in questi Paesi (senza contare quella derivata dalle future centrali italiane).
Visto che adesso il nucleare sarà al centro dell’attenzione, riporto proprio a proposito dell’Enel alcuni passaggi di un mio vecchio post in cui si parlava delle centrali nucleari di Mochovce, in Slovacchia. Non ci sarebbe niente di strano se non fosse che i reattori presenti a Mochovce e quelli che si stanno per costruire sono delle potenziali bombe atomiche, nel senso che hanno livelli di protezione bassi.
La centrale di Mochovce fu costruita dai russi quando l’allora Cecoslovacchia faceva parte dell’Unione Sovietica e in quel periodo (negli anni ‘80, con la guerra fredda e prima che entrassero in vigore le moderne norme sulla sicurezza e sull’impatto ambientale di certe costruzioni) fu facile ottenere i permessi.
L’Enel acquisì nel 2005 tra le polemiche e tra le proteste degli ambientalisti il sito di Mochovce. Dopo vari ritardi e tanti fermi, nel novembre del 2008 l’Enel (probabilmente incoraggiata dal riaprirsi del dibattito sul nucleare in Italia) avviò la costruzione di alcuni nuovi reattori in Slovacchia (QUI) mantenendo, però, i vecchi progetti.
Il problema è che i reattori di Mochovce sono una vecchia progettazione sovietica, quindi, usano vecchie tecnologie e per di più non hanno nessun guscio di contenimento che possa prevenire il rilascio di radioattività nell’ambiente nel caso di incidenti rilevanti.
Benché oggi i reattori nucleari di terza generazione debbano avere necessariamente due gusci di contenimento, l’Enel vuole quindi continuare a costruire secondo i vecchi progetti senza predisporre alcun guscio protettivo. Pertanto, se sciaguratamente un aereo entrasse in collisione con la struttura (come ci insegnano i tragici fatti dell’11 settembre 2001!) si potrebbe innescare una catastrofe nucleare senza precedenti nel bel mezzo d’Europa (per intenderci, a soli 500 Km da Venezia).
La posizione del governo Slovacco è stata ambigua sin dall’inizio e per questo Greenpeace ha presentato un ricorso senza ottenere ad oggi alcun esito. Naturalmente nemmeno i Paesi vicini quali l’Austria sono contenti di avere una potenziale bomba atomica a pochi chilometri di distanza.
Questo episodio dovrebbe essere un ulteriore elemento di riflessione sul nucleare italiano (che è anche quello che viene gestito e prodotto all’estero) e sui problemi legati alla produzione di questa forma di energia.
Insomma, il problema energetico (insieme a quello della sostenibilità ambientale) è sicuramente di enorme gravità e va affrontato, ma se qualche volta si pensasse davvero di più agli interessi collettivi (salute, ambiente, tutela dei cittadini, …) piuttosto che ai soli interessi politico-economici forse il problema sarebbe di più facile soluzione.
Nel trevigiano si fa “pulizia etnica” camuffata da misura anti-crisi!

Mentre il Governo vara le misure anti-crisi (QUI), anche i Comuni pensano a come rimpinguare le proprie casse. Così, da un Comune del Trevigiano guidato da una giunta della Lega Nord, arriva una notizia che farà discutere: l’amministrazione comunale di Spresiano (TV) darà un bonus di duemila euro per tutti quei nuclei familiari formati da stranieri che decideranno di lasciare il paese per trasferirsi altrove (QUI e QUI).
A beneficiare del bonus saranno solo gli immigrati regolari con un basso tenore di vita. L’assessore Manola Spolverato spiega così questa iniziativa: “Il Comune è in crisi e così risparmiamo su affitti agevolati e cure mediche. Per noi - continua l’assessore - è più conveniente dare 2000 a famiglia a ogni famiglia che va ad abitare altrove piuttosto che erogare contributi in loco. Ci costa meno che garantire i contributi alle famiglie in difficoltà. Non è possibile – conclude – che il Comune si trovi costretto a mantenere a proprie spese gli immigrati che, pur avendo perso il posto di lavoro, continuano ad avere il permesso di soggiorno valido“.
Subito si è sollevato un vespaio di polemiche attorno a questa iniziativa. Enrico Quarello, coordinatore provinciale del Partito Democratico, parla di “Pulizia etnica in salsa padana“. Antonio Confortin, il segretario della Uil, chiede le dimissioni dell’assessore Spolverato spiegando che questa iniziativa a suo parere è indecente: “Dopo gli sforzi fatti per regolarizzare gli immigrati che lavorano – dice - è incomprensibile come Spolverato voglia ripensare l’apartheid in chiave trevigiana“.
Prende posizione contro il provvedimento anche Franco Lorenzon, segretario generale di Cisl Treviso che dice: “Molti immigrati sono arrivati in Italia per lavori che gli italiani non fanno più. Ora la crisi provoca risposte che, dietro il buon senso, si rivelano molto pericolose, perché si fa strada l’idea che ci siano lavoratori di riserva che possono essere utilizzato quando serve e che si debbano togliere dai piedi quando non sono più necessari“.
Insomma, le accuse nei confronti del Comune di Spresiano sono pesanti. L’amministrazione, tuttavia, sembra voler andare avanti comunque. Tra l’altro, i leghisti di Spresiano non sono nuovi a certi tipi di iniziative. Non molto tempo fa, infatti, avevano annunciato l’erogazione di contributi comunali riservati alle famiglie in cui entrambi i coniugi utilizzano come lingua esclusivamente l’italiano…
Sono molte le critiche che riguardano il bonus di trasferimento, ma l’iniziativa ha trovato l’appoggio di Franco Manzato, anche lui leghista e vice-presidente della Regione Veneto: “Chi non è in grado di mantenere se stesso e la famiglia ricongiunta, deve lasciare il Paese. Il Veneto è al collasso, non ce la fa più a sopportare il peso sociale di centinaia di migliaia di immigrati disoccupati“.
Insomma, si tratta di un provvedimento irrazionale e razzista (come dicono i suoi detrattori), oppure di una proposta di buon senso finalizzata a risolvere la crisi a livello locale (come dicono i suoi sostenitori)?
A voi la risposta…
Latorre (PD) manda un “pizzino” a Bocchino (PDL): destra e sinistra contro Di Pietro
L’altra mattina nel programma di La7 Omnibus si discuteva della questione della Commissione di Vigilanza Rai. Gli ospiti in studio erano Nicola Latorre (vice-capogruppo del Pd al Senato), Italo Bocchino (vice-capogruppo del Pdl alla Camera) e Massimo Donadi (capogruppo dell’Idv alla Camera).
Mentre l’esponete dell’Italia dei Valori di Di Pietro stava parlando dell’elezione di Villari (dimostrando come in questo caso la maggioranza avesse fatto un vero e proprio strappo istituzionale), Bocchino si trovava in difficoltà e non riusciva a replicare. Non era stato particolarmente brillante quando cercava di spiegare a che titolo il Pdl ha preteso di scegliere il presidente della Vigilanza in casa dell’opposizione.
A togliere dall’impaccio Bocchino ci ha pensato quello che in realtà avrebbe dovuto essere il suo avversario: Nicola Latorre. Il senatore del Pd afferra furtivamente un giornale che stava sul tavolo e scrive qualcosa. Poi passa il quotidiano a Bocchino che legge e subito chiede la parola come se fosse stato raggiunto da un’improvvisa illuminazione (il video ad inizio post).
“Caro Donadi – dice – voi non volevate Pecorella alla Consulta e noi l’abbiamo ritirato. Ora dovete fare lo stesso con Orlando“. A parte il fatto che l’accostamento non regge perché le circostanze sono del tutto diverse, il fatto grave è che questo episodio dimostra come sia Pd che Pdl siano perfettamente d’accordo quando si tratta di screditare un membro dell’Italia dei Valori che, a quanto pare, è avversa a Berlusconi in quanto corrente “giustizialista” ed è avversa a Veltroni in quanto sta lì a ricordare che in realtà l’opposizione in Italia è ombra (come quel famoso governo alternativo di cui nessuno ha più sentito parlare).
Dopo che il suggerimento è stato accolto da Bocchino, Latorre ha ripreso in mano il giornale e ha strappato la parte della pagina in cui aveva scritto gli appunti. Poi l’ha appallottolata e l’ha messa in tasca (per buttarla a fine trasmissione).
Su questa vicenda, dopo che il video ha fatto il giro dei blog ed è stato ripreso in TV da Striscia la notizia, si sono dette molte cose e sono state fatte molte ipotesi sul contenuto degli appunti scritti da Latorre per Bocchino.
Finalmente oggi, sempre a Omnibus, si è fatta luce sulla vicenda: la redazione ha recuperato il bigliettino e, dopo aver rimandato in onda le immagini con il “suggerimento” al deputato del Pdl in difficoltà per gli attacchi di Donadi, il conduttore ha mostrato il testo incriminato (QUI il video).
Sul pezzo di giornale c’era scritto: “Io non lo posso dire. Ma il precedente della Corte Costituzionale? E Pecorella?“. Insomma, Latorre consiglia a Bocchino una risposta politicamente efficace per quel momento (anche se non del tutto corretta) aiutandolo a controbattere all’avversario.
La reazione di Massimo Donadi è stata durissima: “Che un rappresentante dell’opposizione, mio alleato, suggerisca a un autorevole esponente della maggioranza come attaccarmi durante un dibattito televisivo – dice Donadi – è una rappresentazione visiva della politica del compromesso che mira solo all’esercizio del potere. L’Italia dei Valori è il peggior nemico di questa politica e per questo siamo bersaglio persino di una parte dei nostri alleati“.
Insomma, per chi ancora non ci credesse, questa è l’ennesima dimostrazione che la nostra politica è malata. Pare pure che Provenzano abbia fatto scuola e che i “pizzini” siano adesso ritenuti più sicuri delle telefonate (che possono essere intercettate), tanto da essere usati anche dai politici!
Secondo il Censis i comunisti hanno votato Berlusconi!!!

Berlusconi ha fatto dell’anti-comunismo un suo cavallo di battaglia, ma secondo uno studio del Censis a decretarne una vittoria così schiacciante sul PD e a far uscire dalla scena politica la Sinistra di Bertinotti sono stati proprio i voti dei “comunisti” (QUI e QUI).
Sembrerà assurdo, ma i dati parlano chiaro: dall’analisi dei flussi nelle due elezioni politiche del 2006 e del 2008 emerge una consistente fuoriuscita di elettori dal centro-sinistra, intercettata dalla coalizione del centro-destra (non solo dalla Lega). A parte il grosso dei voti andati al PD, la seconda forza ad aver intercettato i voti mancati alla Sinistra l’Arcobaleno sarebbe, infatti, non la Lega ma direttamente il PDL di Berlusconi.
Ecco che circa il 16% dell’elettorato di sinistra ha passato il guado e si è spostato a destra e solo il 4% di questi elettori avrebbe scelto la Lega. In buona sostanza, secondo il Censis, “fatto 100 l’elettorato del 2008 di ciascuna coalizione, nel Centro sinistra oltre il 93% aveva già espresso il proprio consenso nel 2006, il 3% aveva votato per la Casa della libertà e lo 0,8% per l’Udc, mentre il 2,9% aveva votato scheda bianca o nulla o si era astenuto“.
Il dato ha stupito anche i ricercatori del Censis che hanno temuto in una scarsa rappresentatività del campione, tanto da fare una specie di “prova del nove“: scomporre e proiettando tutti i risultati del campione sui dati nazionali del Viminale. Racconta Vittoria Coletta che fa parte dell’equipe di ricerca: “Eravamo noi stessi molto stupiti anche perché sapevamo che altri istituti valutano più alta la trasmigrazione casomai verso la Lega. E così abbiamo adottato questa procedura di controllo. Ma alla fine la stima ha confermato tutti i nostri dati“.
Sul perché ci sia stato questo strano travaso, il quesito resta però irrisolto. Com’è possibile che Berlusconi con il suo nuovo partito abbia attirato a sé una grande percentuale di voti che di norma sarebbe dovuta andare alla Sinistra l’Arcobaleno? Ai posteri l’ardua sentenza!!!
Berlusconi, comunque, non è la prima volta che grazie ai tanto odiati “comunisti” ci guadagna qualcosa… Nel1988, ad esempio, la sua concessionaria di pubblicità (Publitalia ’80) che in Italia aveva già il predominio sul mercato della pubblicità televisiva, ottenne l’esclusiva della raccolta pubblicitaria degli enti e delle aziende europee che volevano piazzare i loro spot nell’URSS comunista (alla faccia dell’anti-comunismo!
).
Oggi i “comunisti”, le cooperative e le toghe rosse sono come il diavolo per Berlusconi, ma negli anni Ottanta erano invece ottimi soci d’affari (QUI) e pare che questa partnership con i comunisti sovietici abbia fruttato al Silvio nazionale la cifra di 20 miliardi di vecchie lire in due anni di collaborazione!!!
Insomma, prima ci guadagna economicamente, adesso politicamente… Ancora una volta quelli che Berlusconi considera nemici si rivelano i suoi migliori amici!!!
La comunicazione del PD e del PDL a confronto
Sul blog ilcomunicatore (ciao Luca e ciao Simone) ho trovato due post molto interessanti che mi hanno dato lo spunto per scrivere questo mio post. Mettono a confronto la comunicazione del Partito Democratico (Veltroni) e del Popolo della Libertà (Berlusconi).
Facendo un confronto si vede subito come la comunicazione del Partito Democratico sia completamente diversa rispetto a quella precedente de L’Ulivo, dei Democratici di Sinistra e de La Margherita (formazioni politiche da cui il PD deriva). Sicuramente c’è stato un grande miglioramento rispetto al passato, ma si sa che Walter Veltroni è un buon comunicatore. Se una volta era Berlusconi ad avere la meglio per ciò che riguarda spot e campagne di propaganda politiche, adesso i due schieramenti stanno praticamente alla pari, almeno per ciò che concerne il mondo offline in cui pare che il PD stia copiando il modello comunicativo del PDL.
Ma è nel Web che il PD si dimostra più ricco nei contenuti e nelle iniziative del centrodestra, qui si può parlare addirittura di un sorpasso. E’ stato lo stesso Berlusconi, infatti, ad affermare che lui di Internet non capisce nulla!!! ![]()
Il sito web del PD è molto composito e al suo interno si possono trovare tutte le informazioni che si potrebbero cercare in un sito di un partito. La comunicazione Web del PD, quindi, sembra essere chiara e ben fatta, anche dal punto di vista del Web 2.0. Per quanto riguarda la partecipazione, infatti, un’ ottima iniziativa è sicuramente quella del social network, di Twitter e naturalmente del canale YouTube (bisogna dire che anche il PDL ha un suo canale YouTube).
Il sito VotaBerlusconi.it (punto di riferimento online della campagna elettorale del PDL), invece, non è altro che il sito di Forza Italia, modificato per le elezioni. Sulla destra dell’homepage è possibile partecipare via Web alla campagna elettorale del PDL, ma la partecipazione degli internauti è limitata alla possibilità di inserire un banner sul proprio blog! Più interessante è la funzione di aggregatore visibile in basso nell’homepage.
L’aspetto più partecipativo di questo sito è la possibilità si scegliere le priorità del programma, ma niente di significativo per quanto concerne le logiche di partecipazione del Web 2.0.
La comunicazione del PDL è, quindi, una comunicazione classica che si ripete rispetto alle precedenti esperienze della Casa delle Libertà. Quando Berlusconi approdò per la prima volta in politica(1994) ebbe il merito di aver introdotto in Italia un nuovo stile di comunicazione, preso in prestito dal contesto americano. Negli USA, però, rispetto a quel modello si sono fatti molti passi in avanti che la comunicazione del PDL sembra non aver seguito, sopratutto per la scarsa attenzione al mondo di Intenet.
Queste differenze si riscontrano, a parer mio, anche negli spot realizzati dai sostenitori dei due schieramenti: I’m PD (QUI) e Meno male che Silvio c’è (QUI). Il primo è una rivisitazione della popolarissima canzone YMCA dei Village People realizzato da un circolo milanese del Pd, mentre il secondo è un video che ha per base l’inno scritto da un giovane cantautore veronese in onore di Berlusconi. I due video, anche se perfettamente inseriti nel contesto amatoriale e spontaneo di Youtube, presentano delle differenze formali e sostanziali che secondo me rimarcano i differenti modelli di comunicazone dei due partiti (il primo mi è sembrato più “vero” e dinamico, mentre il secondo con i suoi protagonisti bellissimi e curatissimi, mi ha dato l’impressione di essere una fiction). Ovviamente questa è solo la mia sensazione a caldo appena finito di aver visto i due omaggi ai candidati leader dei due partiti più grandi…
Vi consiglio di vedere questi due video (se non l’avete già fatto), di fare un giro su Youtube e sulla Rete alla ricerca di esempi significativi di comunicazione politica dei due partiti più importanti. Poi potrete dirmi se avete riscontrato le stesse mie impressioni…
Allora, se come si dice, nelle lezioni moderne vince chi riesce a comunicare di più e meglio, che vinca il migliore (anzi, il meno peggiore!!!)
PS. Vi segnalo anche questa iniziativa di 8 giovani professionisti della comunicazione nata per supportare Veltroni. Riprende lo stile americano dei sostenitori di Obama (QUI su Youtube e QUI nel sito ufficiale).
