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Lotta di “liberazione” padana. Cosa!?;-)

con 14 commenti

               Montaggio realizzato da un utente di Youtube

Da quasi 15 anni, la politica italiana ha al suo interno un personaggio ambiguo che, nato come “portatore di antipolitica” (ante Grillo!), è poi diventato uno dei più fini ed astuti uomini politici. Si tratta di Umberto Bossi che, forte delle tutele che il nostro Paese riconosce alla libertà di opinione e di espressione dei parlamentari, spara a zero contro la Costituzione, la Patria, la storia. Ecco l’ultima sua dichiarazione che ha fatto scalpore: “La nostra libertà [quella dei padani] forse non la si puó piú raggiungere attraverso la democrazia – ha detto Bossi al fantomatico Parlamento del Nord – forse sarà necessario un attacco del Nord: io so di poter portare dieci milioni di padani e altrettanti veneti in piazza, disposti al sacrificio, a morire, per una battaglia di libertà“.

Queste affermazioni hanno scioccato non solo gli avversari della Lega, ma anche molti dei suoi alleati. Solo Silvio Berlusconi ha avuto il coraggio e la sfacciataggine di difenderle: “Bossi usa sempre un linguaggio colorito ma poi, nella pratica, ha sempre dimostrato un grande senso di responsabilità“. Per il leader di Forza Italia, le parole di Bossi rappresentano solo il modo colorito con il quale il padre della Lega ama esprimersi, ma niente di grave. Per questa affermazione, il Senatur ha ringraziato Berlusconi e ha annunciato che la Lega lo considererà sempre il leader del centrodestra e il candidato alla presidenza del Consiglio in caso di vittoria elettorale della Casa delle Libertá alle prossime elezioni.

Ma è possibile che Bossi può sparare le sue invettive contro la Costituzione e la storia patria, i suoi proclami irredentisti e le sue incitazioni violente, senza che nessuno mai gliene chieda conto a nessun livello? E’ sempre il suo modo colorito di dire e fare le cose, non è mai un reato, un fatto anti-costituzionale da costringerlo a dimettersi da parlamentare. A tal proposito è intervenuto il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha dichiarato: “Capisco che siamo in un periodo in cui chi la spara più grossa ha i titoli sui giornali, ma io non sono per accettare come innocenti quelli che la sparano più grossa, perché certe affermazioni possono contribuire in modo drammatico a generare odi in una società già lacerata“.

Bossi è quello che urlò a una signora che esponeva la bandiera italiana dal balcone durante una manifestazione della Lega:”…la bandiera italiana la metta al cesso!“. E questa è solo una delle tante “sparate grosse” del Senatur (per questa alla fine si è beccato una semplice multa). Io non sono un “patriottico”, un nazionalista, uno che è particolarmente attaccato ai riti e ai simboli della Patria e sono per la totale libertà di espressione, ma non credo sia possibile tenere in un parlamento qualcuno che detesta palesemente la storia e le istituzioni proprio Paese e che vuole la secessione della Padania (un’entità astratta non ben definita). Parla di una liberazione, ma liberazione da cosa? A sentire lui i lombardi e i veneti sembrerebbero oppressi da una tirannia che non riesco a capire dov’è, anzi cos’è…

Per Walter Veltroni, sindaco di Roma e molto probabilmente futuro leader del Partito Democratico, Bossi “non è un giocherellone” e le sue parole “non sono uno scherzo“. Per Veltroni, il centro-destra deve dire se intende governare con chi rifiuta la bandiera, l’inno e che parla di portare decine di milioni di persone al sacrificio in una guerra contro le istituzioni. Secondo me il problema non riguarda solo il centro-destra, ma tutto il Parlamento. Non è possibile che persone come Bossi stiano in parlamento a prendere decisioni che ricadono sulle spalle degli italiani, quando dicono e fanno cose che vanno palesemente contro la Costituzione e contro l’interesse nazionale.

Che ne dite? Sono stato troppo duro? ;-)

 

Scritto da salpetti

2 ottobre 2007 alle 01:23

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