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Si apre il processo Politkovskya: si giungerà alla verità?

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politkovskaya

Si è aperto oggi il processo per l’omicidio della giornalista russa Anna Politkovskaya. Dopo le polemiche relative alla decisione del tribunale militare che sta giudicando la vicenda di svolgere le udienze a porte chiuse, c’è una prima buona notizia: il giudice militare Yevgeny Zubov ha annunciato la volontà a voler rendere pubbliche le udienze, ma ha avvertito che “al primo sentore di pressioni sui giurati” le porte saranno subito chiuse.

Mia madre era una giornalista ed è impossibile avere un processo a porte chiuse – aveva denunciato Ilya Politkovskya, figlio della vittimatanto non c’è alcuna speranza che qualcuno faccia il nome del mandante“.

Nonostante l’inizio del processo e il fatto che il tribunale ha acconsentito di rendere pubbliche le udizenze, tuttavia, rimangono i dubbi sull’imparzialità della corte e sul fatto che realmente ci sia l’intenzione di fare luce sulla vicenda. Ma andiamo per ordine…

Anna Politkovskaja era una giornalista russa molto conosciuta per il suo impegno sul fronte dei diritti umani. In veste di inviata in Cecenia del giornale Novaja Gazeta ha scritto alcuni articoli e libri fortemente critici sulla conduzione della guerra in Cecenia da parte di Putin e del governo ceceno. In un Paese dove c’è una forte limitazione della libertà di espressione, queste sue inchieste-denuncia gli causarono una sorta di persecuzione politica, nonché delle vere e proprie minacce.

Nel 2001, la Politkovskaja fuggì dalla Russia rifugiandosi a Vienna, talmente si erano fatte forti le pressioni le le minacce ricevute in Russia. La giornalista, però, non si arrese e denunciò Sergei Lapin, un ufficiale dell’OMON (la polizia dipendente direttamente dal ministero degli Interni con emanazioni nelle varie repubbliche russe) che l’aveva minacciata personalmente più volte. Dopo una serie di interruzioni e interferenze politiche, il processo contro lapin si concluse nel 2005 e il poliziotto fu condannato per abusi e maltrattamenti aggravati su un civile ceceno (accuse che la Politkovskaja gli aveva rivolto in un suo articolo) e per falsificazione di documenti.

La giornalista continuerà sempre il suo lavoro in nome della libertà di espressione e per amore della libertà, incurante delle minacce. Si è recata  Cecenia più volte sostenendo le famiglie delle vittime civili, visitando ospedali e campi profughi, intervistando sia militari russi che civili ceceni. I risultati di queste inchieste giornalistiche venivano regolarmente pubblicate e tradotte in varie lingue. Ovviamente nei suoi scritti non possono mancare critiche sull’operato delle forze russe in Cecenia, sui numerosi e documentati abusi commessi sulla popolazione civile e sui silenzi e le presunte connivenze dei capi di Stato ceceni sostenuti e appoggiati da Mosca.

In uno dei suoi ultimi libri (“Proibito parlare. Cecenia, Beslan, Teatro Dubrovka: le verità scomode della Russia di Putin“), la coraggiosa giornalista ha denunciato la guerra brutale in corso in Cecenia, in cui migliaia di cittadini innocenti sono torturati, rapiti o uccisi dalle autorità federali russe o dalle forze cecene, non risparmiando critiche a Putin. Durante la stesura del libro, la Politkovskaja si è avvalsa anche delle testimonianze di militari e ufficiali russi. Per questo  suo scritto si pensa che ci fu un tentativo di avvelenarla, ma non si sono mai trovate le prove.

Sempre sotto accusa da parte del governo russo e da uan parte di quello ceceno, la Politkovskaja continuava a ricevere minacce di morte finché, rientrata da qualche tempo in Russia, il 7 ottobre del 2006, è stata assassinata nell’ascensore del suo palazzo, mentre stava rincasando. Nel suo computer è sono stati trovati degli scritti appartenti all’ultima sua inchiesta in cui denunciava le torture commesse dalle forze di sicurezza cecene legate al Primo Ministro, Ramsan Kadyrovcon, con l’avvallo di Putin.

Al funerale parteciparono migliaia di persone (oltre ai colleghi anche moltissimi ammiratori), ma non vi partecipò nessun rappresentante del Governo russo.

Adesso si apre il processo in un tribunale militare di Mosca. Sono in pochi, però, a credere che il dibattimento possa servire a far luce sui veri mandanti dell’omicidio perché sono coinvolte troppe personalità importanti e perchè probabilmente parte della responsabilità spetta allo stesso Putin e al governo ceceno.

Uno dei principali imputati è Pavel Ryaguzov, è un agente dell’Fsb (il servizio segreto russo che una volta si chiamava KGB); l’accusa che lo riguarda è di avere indicato al killer l’indirizzo di casa della Politkovskaya. Gli altri tre imputati sono un ex detective della polizia, Sergei Khadzhikurbanov e due fratelli ceceni, Dzhabrail e Ibragim Makhmudov, che avevano pedinato la giornalista nei giorni prima dell’omicidio per capire l’orario del rientro a casa.

Il presunto killer, Rustam Makhmudov, è ancora latitante, pare che lui sia stato pagato da non si sa chi per uccidere al giornalista. Il mandante (e il movente) dell’omicidio restano però nell’ombra. Pare che non si riesca a capire quale fosse il motivo per cui la giornalista è stata uccisa e chi ha assoldato il Killer!!!

I legali della famiglia Politkovskya vogliono che il presidente ceceno Ramzan Kadyrov sia chiamato a deporre perchè il suo nome compare più volte nelle testimonianze e nei dossier, ma fino ad oggi l’ex presidente ceceno non è stato scomodato.

A volte la gente paga con la propria vita per dire ad alta voce ciò che pensa. Una persona, infatti, può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Io non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare, aveva detto la Politkovskya”. Questa profezia si è avverata e lei ha pagato con la vita l’aver raccontato senza mezzi termini i lati più controversi della Russia post-sovietica e le nefandezze compiute dalla Russia in Cecenia ad opera di Ramzan Kadyrov, l’uomo fedelissimo di Vladimir Putin.

Speriamo che così come lei si è immolata per andare alla ricerca della verità, anche il tribunale militare che sta seguendo il processo metta da parte le logiche di potere e si pronunci in piena libertà. Fino ad oggi, però, non ci sono segnali della volontà della Corte di voler giungere realmente a scoprire chi fosse il mandante dell’omicidio, colui che ha assoldato un banda di criminali per far fuori la giornalista.

> AGGIORNAMETO (19/11/2008): Il processo proseguirà a porte chiuse (QUI). Lo ha stabilito oggi il giudice Evgheny Zubov dopo che nella prima udienza di lunedì aveva invece autorizzato la presenza del pubblico. Il provvedimento è stato giustificato con la tutela dei 12 membri della giuria popolare che pare abbiano timore di ricevere minacce o ritorsioni. “Quando arriveranno minacce concrete sarà troppo tardi per ordinare le porte chiuse“, ha spiegato il magistrato.

Scritto da salpetti

17 novembre 2008 alle 18:34

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