LA FORZA DEL BLOGGING

La Rete produce un'opinione pubblica più autonoma e libera!!!

Posts Tagged ‘marco travaglio

Avviso a tutti i blogger: la blogosfera è morta (di morte naturale)!!!

con 23 commenti

rough-type1

Il mondo dei blog fino a poco tempo fa era la parte più dinamica e rivoluzionaria del Web. Probabilmente lo è ancora oggi, ma forse qualcosa sta cambiando.

Per chi mi segue fin dall’inizio sa che questo blog è nato proprio dopo un’attenta analisi di quello che allora era un rilevante fenomeno sociale emergente.  Oggi, invece, la sua fama è stata oscurata dai cosiddetti social network, Facebook in primis.

A tal proposito, Nicholas Carr (celebre blogger e scrittore americano, noto in Italia sopratutto per il suo libro “Il lato oscuro della rete. Libertà, sicurezza, privacy“) ha scritto pochi mesi fa un articolo sul suo blog dall’evocativo titolo “Who killed the blogosphere?“.

Carr sostiene che il blogging si trova in una sorta di “crisi di mezza età“: prima era nuovo e fresco, oggi appare banale e stanco. Forse non sa che direzione sta prendendo. In altre altre parole, sta perdendo quella forza che da il titolo a questo blog. Probabilmente in qualche modo uscirà da questa crisi, ma per il momento la blogosfera è, secondo Carr, in un momento di smarrimento.

Allora, è finito quel mondo in cui gli autori spontaneamente, con molta passione e fuori dai media tradizionali condividevano osservazioni, pensieri, discussioni, informazioni, critiche, elogi?
Io credo di no, ma purtroppo il trend sembra essere proprio questo.

Ma chi ha ucciso la blogosfera? A questa domanda Carr risponde che non esiste un assassino, si tratta solo di morte naturale. I blog da fenomeno nuovo e rivoluzionario sono diventati un fenomeno di massa e di tendenza; è questo che sta uccidendo la spontaneità e le freschezza del blogging. Sopratutto se si pensa che spesso dietro ai blog più letti si trovano vere e proprie redazioni anche con professionisti.

Quel vasto scambio intimo, a ruota libera e fonte di meraviglia, in cui degli individui scrittori si scambiavano osservazioni, pensieri e argomenti al di fuori dei limiti dei media tradizionaliscrive Carrè scomparso. Quasi tutti i blog popolari oggi sono delle imprese commerciali con delle equipe di redattori, che producono operazioni pubblicitarie aggressive e siti gonfiati, con delle strategie di self-linking. Alcuni sono buoni, altri sono noiosi, ma farli passare per parti di una blogosfera che si distingue dai  media mainstream sembra sempre di più un gesto di nostalgia, se non di auto-illusione”.

Parole piene di amarezza queste di Carr che però sembrano essere sostenute dai dati. Secondo Technorati, i blog veramente amatoriali (che spesso sono i più originali e freschi) perdono sempre più visibilità e vengono spinti sempre più verso la periferia della blogosfera da queste società che operano in Rete.

Technorati ha recensito 133 milioni di blog dal momento in cui ne ha cominciato l’indicizzazione, nel 2002. Secondo il suo ultimo Rapporto sullo stato della blogosfera, però, soltanto 9 milioni di blog aggiornano relativamente spesso le loro pagine. Di questi la maggior parte è composta da blog che hanno alle spalle professionisti o gente pagata appositamente per tenerli aggiornati.

In realtà ci sono sempre meno blog intesi nel senso originario del termine di quanto si possa pensare. Il blogger puro non guadagna nulla dal suo lavoro di scrittura (semmai vi dedica tempo rubato ad altre attività) e per questo fa sempre più a fatica a competere con i finti blog amatoriali o con i blog di professionisti.

I blog più letti, quindi, sono ormai una sorta di rivista online e nemmeno Beppe Grillo fa eccezione (anche lui ha la sua redazione). Se pensiamo inoltre al successo dei blog dei giornalisti (es. Marco Travaglio), si capisce come il blogging vero sia diventato solo una parte marginale della blogosfera.

Quando c’è stato il boom dei blog, i post fatti bene schizzavano in cima ai risultati dei motori di ricerca grazie anche ai generosi link degli altri blogger che apprezzavano il lavoro svolto. Oggi non è più così e i post dei blogger amatoriali per quanto ben fatti e accurati, non riescono a godere della visibilità che meriterebbero.

Se nei media tradizionali il problema è legato all’accesso, nei new media (dove tutti possono accedere) il problema è legato all’attenzione. Come può un blogger armato solo della sua bravura, della sua pazienza e delle sue competenze combattere contro organizzazioni che mettono in atto strategie SEO/SEM, che investono denaro nei propri network di blog, che utilizzano strategie di marketing per guadagnare con la pubblicità derivata dagli accessi al blog, che utilizzano professionisti pagati per scrivere?

In altri termini, la storia dei blog sarebbe come quella della “radio libere degli anni ’70: un’esplosione di radio amatoriali a cui è seguito un sistema dominato da un numero relativamente ristretto di aziende editoriali che sono sopravvissute alla spontaneità e alla semplicità originaria. Molti speaker amatoriali furono assunti dalle aziende radiotelevisive e così la produzione sociale” dei contenuti radiofonici venne trasformata in produzione commerciale“.

Questo non significa che le “radio libere” non hanno cambiato il mondo dei mezzi di informazione, così come i blogger hanno influito sul sistema di diffusione delle informazioni. Quello che sostiene Carr è che bisogna abbandonare l’idea secondo cui i blog possono diventare una forma di informazione più libera dai condizionamenti politici, economici e ideologici rispetto ai media tradizionali.

Io che sono un convinto sostenitore del blogging sin dalle sue origini, faccio fatica a sposare in pieno la tesi sostenuta da Nicholas Carr. Debbo dire, però, che guardandomi intorno trovo ancora quella spontaneità e quella genuinità dei primi tempi, ma mischiata a tantissimi blog che del blogging hanno solo l’aspetto grafico.

Leggere questo articolo di Carr mi ha fatto riflettere molto, voi che ne pensate? ;-)

Giustizia: ora ci si mette anche Walter!!! ;-)

con 7 commenti

     Giustizia precaria

La questione della giustizia in Italia è molto controversa: processi interminabili, colpevoli in libertà, innocenti costretti a subire anni di procedimenti giudiziari prima di poterlo dimostrare, carceri sovraffollate, indulti periodici, certezza della pena quasi inesistente, ecc, ecc, …

In campagna elettorale, quindi, non si può non toccare questo tema, innanzitutto perché il problema della giustizia è un tema prioritario e poi perché parlarne attira in un modo o nell’altro voti. Sia Veltroni che Berlusconi, pertanto, hanno cercato di affrontare la questione delle procedure penali. Mentre la posizione del Silvio nazionale è ormai chiara a tutti perché è da anni che lancia invettive contro i giudici e magistrati cercando di farla franca in ogni modo nei processi che vedono coinvolto lui o qualche suo stretto collaboratore (es. Dell’Utri o Previti), al contrario la posizione del Walter non è ancora ben delineata.

Il 19 marzo sul giornale ilRiformista è apparso, infatti, un articolo di Veltroni che ha lasciato perplessi molti, non solo tra i suoi sostenitori. Dopo aver fatto un’attenta disamina sui problemi del sistema giudiziario italiano, infatti, Walter ha scritto: “l’obbligatorietà dell’azione penale” va attenuata con “criteri di priorità” fissati da “Parlamento, Csm e Procuratori della Repubblica”.

E’ vero che i reati sono troppi e che si è già costretti a scegliere per far funzionare meglio la macchina della giustizia (i criteri di priorità di Veltroni), ma mettere in mano al Parlamento la facoltà di dire quale reato punire subito perché più grave e quale lasciare indietro o addirittura ritenere non punibile, mina l’indipendenza della magistratura e può avere conseguenze devastanti. Se davvero fosse il parlamento a scegliere quali reati ritenere gravi e quali no, infatti, i risultati sarebbero facilmente prevedibili pensando alla situazione del nostro parlamento pieno di gente con le “Mani sporche“!!! ;-)

Il giornalista Marco Travaglio nel suo blog, ci ricorda brevemente quel è stato l’atteggiamento del parlamento italiano negli ultimi anni nei confronti della giustizia: “Nel 1997 destra e sinistra depenalizzarono l’abuso d’ufficio non patrimoniale, legalizzando lottizzazioni, favoritismi, concorsi truccati. Nel ‘99 destra e sinistra tentarono di depenalizzare il finanziamento illecito dei partiti, e dovettero rinunciare solo grazie al no di Di Pietro e di alcuni grandi giornali. Nel 2000 destra e sinistra depenalizzarono l’uso di fatture false con relative frodi fiscali. Nel 2002 Berlusconi cancellò di fatto il falso in bilancio e dimezzò la prescrizione per i reati di Tangentopoli (due controriforme che, nonostante le promesse, l’Unione non cancellò). La Lega bloccò il reato di tortura (e Uòlter, che ora chiede “piena luce” su Bolzaneto, dovrebbe ricordarlo). Dal 2006 il governo Prodi boicotta il processo sul sequestro di Abu Omar. E da anni destra e sinistra tentano di dimezzare le pene per la bancarotta“.

Se fosse davvero il Parlamento a decidere quali sono i “criteri di priorità” che i giudici dovrebbero seguire, è facile immaginare come andrebbe a finire: i reati meno gravi e quelli non perseguibili sarebbero quasi certamente quelli delle classi dirigenti!!! Chissà che gli è passato in testa a Walter… non bastava Berlusconi!? ;-)

Un inizio d’anno alla Travaglio. Povera Italia…

con 17 commenti

Dopo la pausa per le festività, il blog riprende vita. E visto che siamo alle prime battute di un nuovo anno voglio cercare di fare una fotografia della situazione attuale per vedere se tra 12 mesi il nostro Paese sarà migliore o peggiore di oggi (momento storico-sociale sicuramente non buono). Per fare questa fotografia dell’Italia, mi affiderò all’analisi puntuale e ironica di un noto giornalista, Marco Travaglio. Nel blog che tiene insieme a Pino Corrias e Peter Gomez, oggi ho trovato un post molto interessante. Il suo titolo è emblematicamente “Rifiuti“:

“La Campania affoga nei suoi escrementi dopo aver ingurgitato quelli di tutti noi. Bassolino e la Jervolino, invece di chiudersi in un cassonetto e sparire per sempre, opinano ed esternano come se fossero due passanti. Il Sole 24 ore, edito anche dall’Impregilo che s’è ingrassata a spese nostre sul non-smaltimento dei rifiuti a Napoli, pontifica sul “fallimento della classe dirigente” (esclusi i presenti, s’intende, cioè gli editori).

Per la strada si muore di freddo, nel senso che due clochard nella civilissima Roma del molto democratico Veltroni vanno al creatore per il gelo, mentre il molto democratico Veltroni insegue Berlusconi per un dialogo sulla riforma elettorale, ma trova occupato perché intanto il Cainano è partito alla volta di Antigua per farsi un’altra villa.

Mentre Torino seppellisce il settimo operaio della ThyssenKrupp, molto opportunamente D’Alema domanda ai compagni se siano per caso impazziti, ma non perché si fanno le pippe coi Vassallum, i Mattarellum, i Franceschinum, i Biancum alla francese corretti alla tedesca ritoccati alla olandese corrotti alla spagnola mentre nel mondo reale succede di tutto, bensì perché si fanno le pippe in ordine sparso.

Il Molto Intelligente Ferrara, in compenso, fa la dieta contro l’aborto, riuscendo a trasformare un’immane tragedia in farsa con la collaborazione della Binetti e di James Bondi, e nei ritagli di tempo chiede la grazia per Contrada: non per i morti in Irak e in Afghanistan, non per i morti sul lavoro, non per le vittime della criminalità e per gli avvelenati dai rifiuti, ma per Contrada, cioè per l’unico esponente dello Stato in galera per mafia.

Lamberto Dini, dal canto suo, si appresta a far cadere il governo se Prodi non accetterà a scatola chiusa 12 proposte che non risolverebbero uno solo dei problemi dell’Italia, ma in compenso riporterebbero Berlusconi al potere.

La Moratti, cioè Berlusconi con la lacca, riserva il centro di Milano ai ricchi che pagano, come se la merda che respirano i milanesi dipendesse da qualche auto in più o in meno (nelle pagine economiche, i giornali segnalano trionfalmente che ogni due italiani ci sono cinque auto e tutti ad applaudire la Fiat che ha fatto il miracolo).

Chiude in bellezza Mastella, che denuncia una gravissima intimidazione: un artista gli ha inviato un’opera d’arte e lui l’ha scambiata per una minaccia terroristica. Dulcis in fundo, i politici si aumentano di nuovo gli stipendi. Questo il bilancio, purtroppo provvisorio, dei “professionisti della politica”, gente che ha fatto le scuole alte. Quelli che invece non lo sono, come Rita e Salvatore Borsellino, trovano le sole parole adeguate per rispondere a Contrada e al suo pittoresco avvocato. E non a caso due professori prestati alla politica, come Prodi e Padoa Schioppa, riescono a far pagare un filo di tasse agli evasori e a sistemare un po’ i conti pubblici. Il che – di questi tempi e vista l’armata brancaleone che li sostiene – è un miracolo a cielo aperto. Infatti, nei sondaggi, sono impopolarissimi.

Dimenticavo: ieri, alle 13.30, il Tg1 dell’ameregano Johnny Raiotta aveva un lungo servizio sulle flatulenze dei canguri. Questa sì che è controinformazione“.

Ecco, già ai primi 4 giorni del 2008 è questa la situazione italiana. Tra i tanti auguri che si fanno in questo periodo, quindi, ci metterei pure un Paese più sano, democraticamente più maturo, più prosperoso e più competitivo, magari con una classe politica e dirigenziale più “seria”… ;-)

Scritto da salpetti

4 gennaio 2008 alle 17:18

Mastella blocca una fiction antimafia, perchè?

con 11 commenti


Graziella Campagna

Il nostro Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ne ha combinata un altra delle sue. Non gli è bastatao tutto il polverone sollevato con le vicende che riguardano lui e il giudice De Magistris (QUI una ricostruzione fatta da Marco Travaglio), adesso se la prende pure con le fiction. Ma veniamo ai fatti…

Lunedì 27 novembre sarebbe dovuta andare in onda su RAI1 una fiction antimafia (l’ennesima) dal tittolo “Una vita rubata. La storia raccontata è quella di Graziella Campagna , una ragazza siciliana di 17 anni che lavorava come stiratrice in una lavanderia di un paesino in provincia di Messina per aiutare economicamente la famiglia. Un boss mafioso latitante un giorno ha dimenticato un’agendina nella tasca della giacca lasciata in lavanderia. Graziella scoprì così che quello che tutti in paese conoscevano come l’ingegnere Cannata, altro non era che il boss Gerlando Alberti, nipote dell’omonimo boss di Palermo. Il mafioso, per paura di essere scoperto decide di eliminare la ragazza.

La sera del 12 dicembre 1985 Graziella non tornò a casa. Qualche giorno dopo il suo cadavere è stato trovato a pochi chilometri di distanza dal paese, con il volo sfigurato e il corpo crivellato di colpi. L’indagine è durata 20 anni, fra inchieste stoppate e procedimenti giudiziari annullati. Il processo si concluse nel dicembre 2004 con la condanna all’ergastolo di Alberti e del suo complice Giovanni Sutera.

Gerlando Alberti solo dopo un anno e mezzo tornò in libertà perché i giudici della Corte d’assise non depositarono entro i termini stabiliti le motivazioni della sentenza di condanna e quindi venne annullata per decorrenza dei termini la custodia cautelare. Alberti, infatti, rimasto in cella per altri reati, ha lasciato il carcere perché avendo già scontato una condanna per traffico di droga e potendo beneficiare dell’indulto per gli altri reati di cui è stato ritenuto colpevole torna un uomo libero. La vicenda suscita scalpore e il ministro Mastella nel settembre 2006 invia gli ispettori, che dopo alcuni mesi archiviano il caso sul magistrato che era stato accusato di avere ritardato il deposito delle motivazioni della sentenza (QUI e QUI per saperne di più).

La Rai ha stoppato per ora la messa in onda della fiction su segnalazione dello stesso Mastella. Secondo il Ministro, infatti, la messa in onda della fiction “avrebbe potuto turbare la serenità dei giudici della Corte d’Assise di Appello che dal 13 dicembre si riuniranno in udienza proprio per il processo che riguarda l’assassinio di Graziella Campagna“.

Anche se si fosse trattato di un documentario-inchiesta, ma ancor più che si tratta di una fiction, non si comprendono i motivi che hanno spinto il Ministro della Giustizia a chiederne la sospensione. La storia di Graziella Campagna è stata scritta sui giornali, approfondita e conosciuta dalla tv italiana ed è difficile che possa portare ad una turbativa per l’udienza di appello il 13 dicembre. Che il Ministro abbia invece paura che la fiction possa riportare nelle prime pagine di giornale le tristi vicende relative all’inutile indulto che ha dato la libertà a migliaia di delinquenti? Oppure che abbia paura di essere accusato di non aver saputo agire concretamente dopo aver inviato gli ispettori?

Non si spiega, infatti, come mai Mastella si sia scagliato propio contro questa ficton e non contro tutte le altre che affrontano il tema della mafia o temi legati all’attulità. Come fa notare il giallista Carlo Lucarelli: “Si tratta di un brutto precedente. In base a questo principio non potremmo fare fiction su quasi niente. Paradossalmente, anche la fiction “Il capo dei capi” dovrebbe essere sospesa.

Il fratello di Graziella Campagna, parlando della vicenda si è detto tupito del fatto che Mastella fosse intervento solo ora per vietare la messa in onda della fiction e ha poi detto: “Mi chiedo dov’era il ministro della Giustizia Mastella quando il giudice della Corte d’assise di Messina ha ritardato il deposito della sentenza di condanna di Gerlando Alberti, accusato della morte di mia sorella, consentendo in questo modo la sua scarcerazione“.

Insomma, la povera Graziella è stata uccisa tre volte: dai colpi di arma da fuoco, dalla negligenza (forse voluta) dei giudici e dall’indulto che hanno fatto uscira dal carcere il suo aguzziono e adesso dallo stop alla messa in onda di questa fiction che avrebbe fatto conoscere a tutta Italia la sua storia e le torbide vicende che coinvolgono mafia e poteri.

In un Paese normale sarebbero già stati cacciati sia Mastella (che forse non sarebbe mai diventato ministro) sia il direttore generale della RAI. In Italia, invece, dove informazione e poteri sono strettamente legati e dove la politica perde sempre più aderenza con la realtà diventando sempre più una questione di poltrone, si nascondono i fatti e si lasciano impuniti i colpevoli (sia degli omicidi e sia degli insabbimenti dell’informazione).

Scritto da salpetti

24 novembre 2007 alle 18:47

Totò mi ha detto che ci spiano… Totò chi, Cuffaro? ;-)

con 9 commenti

Il video che vedete qui sopra è un momento di alta televisione di quelli che il Presidente della Regione Sicilia ama regalare ai suoi conterranei e a tutta l’Italia. Dopo l’ormai celebre attacco a Falcone, Totò Cuffaro in questo video registrato per una rete locale dell’agrigentino, ironicamente (ma non troppo) ha polemicizzato contro il governo perchè non gli farebbe realizzare il ponte sullo stretto e gli imporrebbe una serie d vincoli e restrizioni che gli impedirebbero di esercitare al meglio le sue funzioni. La soluzione è semplice: la Sicilia deve fare guerra all’America! Perdendo la guerra, la Sicilia diverrebbe colonia americana e, quindi, il ponte si farebbe (come quello di Brooklyn!) e tutti i problemi finirebbero. Ovviamente si tratta di uno sketch per pubblicizzare un programma al quale avrebbe preso parte come ospite lo stesso Cuffaro, ma l’ironia del Presidente siciliano è un pò maliziosa, anche perchè indossava la coppola facendo riferimento alle polemiche suscitate tempo prima per una sua apparizione in una puntata di AnnoZero (16 novembre 2006) in cui si parlava di Mafia e dove lui ad un certo punto si è messo una coppola ridacchiando e sminuendo il problema, per di più dopo che su di lui erano e sono ancora in corso alcune indagini proprio perchè ritenuto vicino ad ambienti mafiosi, se non colluso (QUI Travaglio che parla di Mafia facendo riferimento agli episodi che rigurdano Cuffaro mentre lui è presente – QUI l’intera puntata di AnnoZero con Cuffaro tra gli ospiti).

Scherzi a parte, oggi è giunto alle ultime battute uno dei processo in cui è convolto Totò Cuffaro. Il Procuratore aggiunto di Palermo ha chiesto la condanna a 8 anni di carcere per il Governatore  siciliano imputato di favoreggiamento a “Cosa Nostra” e rivelazione di notizie riservate. Il processo, infatti, è iniziato in seguito all’indagine sulle cosiddette talpe della Dda (Direzione distrettuale antimafia). Tra le altre cose, il processo si riferisce a un episodio accaduto nel 2001: tra febbraio e giugno del 2001, i Carabinieri ascoltavano  colloqui tra due boss, Filippo Guttadauro e Salvatore Aragona, perchè erano riusciti a mettere delle cimici nello studio di Guttadauro. Il 15 giugno del 2001, i due smettono di parlare perchè dicono che Totò (Cuffaro?) gli ha fatto sapere che i dialoghi venivano registrati…
…Mai, come in questo processo – ha affermato il procuratore di Palermo, Giuseppe Pignatone – è stato ricostruito in un’aula giudiziaria il fenomeno delle fughe di notizie, rivelando un panorama desolante di sistematico tradimento anche da parte di esponenti degli apparati investigativi“. Pignatone ha poi sottolineato “la gravità della condotta di Cuffaro, che in quei giorni veniva eletto presidente della Regione siciliana“.

Nel pomeriggio, al governatore siciliano dell’UDC, che ha detto di essere innocente, sono arrivati i comunicati di solidarietà di amici e colleghi: Pierferdinando Casini, Lorenzo Cesa, Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia ha anche fornito un suo parere sull’operato del presidente della Regione: “La stima che nutro nella sua intelligenza mi fa escludere in maniera assoluta che egli possa essere coinvolto in quelle vicende in cui si pretende di coinvolgerlo“. Intanto i legali di Cuffaro hanno fatto sapere che 8 anni sono eccessivi aggiungendo poi che per Cuffaro “anche la richiesta di un solo giorno di carcere, sarebbe stata ritenuta eccessiva“.

La presunzione di innocenza non si deve negare a nessuno (anche se in certi casi il dubbio potrebbe starci ;-) ), quindi aspetteremo la sentenza definitiva per fare commenti sulla vicenda. Vedremo come andrà a finire… Quel che è certo è che la Mafia ha cambiato aspetto, non è più quella di campagna e dei “pizzini” di Provenzano, adesso è quella dei colletti bianchi nei palazzi…

Scritto da salpetti

15 ottobre 2007 alle 23:29

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.