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Articoli con tag ‘informazione

Er Calippo e ‘na bira, armi di distrazione di massa! ;-)

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Tutto ebbe inizio quando Nicola Veschi, un giornalista di SkyTg24 iniziò a fare delle interviste in una spiaggia di Ostia, presso Roma, per uno di quei classici “servizi estivi “ che passano nei telegiornali della nostra televisione: vi divertite in spiaggia? Che cosa fate per proteggervi dal caldo? Che alimentazione mantenete durante le giornate trascorse al sole? Insomma, il classico servizio vacanziero spensierato.

Tre le intervistate c’erano anche due ragazzine che con un marcato accento romano raccontavano la loro giornata sul litorale laziale. In un primo momento questa intervista non è andata in onda, forse perché non ritenuta rilevante oppure proprio per via dell’intercalare buffo romanesco. Ma le dinamiche della comunicazione che si innescano su Internet sono spesso imprevedibili e a volte “perverse”, tanto da far diventare le due amiche due vere star involontarie (QUI). Le ragazze, infatti, stanno spopolando su YouTube con milioni di accessi e per di più una frase della loro intervita, “Er Calippo e ‘na bira”, rischia di diventare il tormentone dell’estate 2010 (alcuni Dj hanno già remixato le parole delle due ragazze aggiungendovi della musica che andrà in tutte le discoteche dell’estate).

Ma com’è successo tutto ciò? Semplicemente il video che il giornalista di Sky aveva scartato per il suo servizio è stato caricato ugualmente sul portale dell’emittente televisiva. Da qui è stato ripreso dai comici del “Trio Medusa” che conducono su Radio Deejay una trasmissione irriverente proprio su tormentoni e gag. Il video delle due giovani è stato sottotitolato con un linguaggio forbito – proprio per sottolineare ancora di più il loro accento “coatto” (come dicono a Roma) – ed è finito su YouTube, dove ha avuto un successo dirompente. Il resto l’hanno fatto gli altri siti Web e i social media che hanno ripreso il video, ma anche i vari TG nazionali in caccia anch’essi di notizie frivole e leggere per l’estate.

Fin qui i fatti. Facciamo adesso qualche considerazione in più. Rilevando come ancora una volta i meccanismi di diffusione che seguono le notizie sul Web siano completamente liberi e spesso imponderabili (con forme di diffusione che potremmo definire “virali”), andiamo oltre all’episodio in sé. Questa volta – inaspettatamente – una lezione ci arriva da Enrico Vanzina, uno dei famosi registi dei tanto vituperati film di Natale.

Intervistato sul Corriere della Sera sulla possibilità di far recitare le due ragazze in uno dei “cinepanettoni” da lui realizzati, Vanzina senza mezzi termini ha dichiarato che Debora e Romina (questi i nomi delle due star mediatiche del momento) “non mi fanno ridere”. Continua il regista: “Sono carine, tenere, ma la loro performance non è buffa, non è spiritosa. L’ironia romana è un’altra cosa. Si tratta di un fenomeno del Web che fa ridere due sole categorie di persone: gli italiani che provano gusto a credere che tutti i romani siano come le due ragazzine e tutti i romani che si riconoscono in loro che appartengono a un mondo, che vivono in un mondo per molti versi sconosciuto, distante, ma che pure c’è, esiste in questa città e che è vuoto, senza eroi e senza modelli. Sono i romani del Grande fratello, dei reality”.

Le due ragazzine naturalmente non c’entrano nulla in tutto questo, erano semplicemente due amiche al mare come tanti altri giovani che si incontrano in tutte le spiagge italiane. Solo che per via dei meccanismi virali di diffusione delle informazioni nel Web e dell’interscambio tra media tradizionali e Internet, la loro popolarità oggi è tale da non escludere che a breve le vedremo in un reality o in qualche programma in veste di opinioniste. Per di più che in questo momento vengono intervitati da tutti i media e tutti ne parlano.

Ma del resto, in un’estate dove c’è solo voglia di divertirsi e di non pensare, mettendo da parte le riflessioni sociologiche sulla cultura e sul mondo dell’informazione (QUI), “er Calippo e ‘na bira” possono essere ottime armi di distrazione di massa! ;-)

Giornalismo del futuro… I conti con gli utenti!

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Dal prossimo anno accademico, alla prestigiosa Columbia University di New York, prenderà il via un corso di studi per formare una generazione di professionisti dell’informazione capaci di muoversi al meglio tra le nuove tecnologie e Internet (QUI). Agli allievi sarà insegnato come ottimizzare l’uso del Web per ricercare e immettere notizie, come interagire con gli utenti e come trattare gli UGC (User-Generated Content), nonché qual è lo sviluppo delle architetture tecnologiche per trasferire le news verso i dispositivi mobili, nuova frontiera dell’informazione.

Se fino ad oggi, quindi, i giornalisti hanno spesso sottovalutato il forte contributo che i nuovi media possono dare alla loro professione, adesso si riconosce ufficialmente il ruolo importante dei progressi tecnologici nell’ambito della comunicazione per gli sviluppi futuri del giornalismo.

Probabilmente, come sostiene Eugenio Scalfari con un tono di critica e riaffermando astoricamente la supremazia della carta stampata sugli altri media (QUI), il giornalismo nel cambiare forma cambierà anche sostanza, ma non è detto che questa nuova “sostanza” – al contrario di quello che pensa Scalfari – non sia altrettanto efficace per i fini che si prefigge il mestiere del giornalista.

È chiaro che ormai le nuove leve del giornalismo devono essere in grado di utilizzare il maggior numero di media possibili, devono muoversi bene e devono sapersi districare in quella che viene detta crossmedialità   L’informazione, infatti, ha trovato nel Web e nelle nuove tecnologie una nuova dimensione all’interno della quale le notizie si arricchiscono e si completano attraverso l’uso sociale e partecipato dei nuovi media. Come dice Dan Gillmor nel suo libro intitolato We the media, traducibile con “Noi siamo i media”, adesso grazie al Web “le notizie possono essere anche scritte e non più soltanto lette”. In quest’ottica è evidente come il ruolo del giornalista in futuro non potrà essere più quello tradizionale cui siamo abituati.

Il giornalismo tradizionale deve, infatti, imparare a raccontare il mondo trasformato dal digitale, ovvero un sistema complesso in cui chi informa per professione non ha più l’esclusiva della rappresentazione del mondo. Le news arrivano in tempo reale, raggiungono i fruitori dell’informazione ovunque essi si trovino, diventano tempestive, mutevoli e immediate. In questo processo di news-making, di creazione delle notizie, non sono coinvolti solo professionisti, ma anche gli stessi utenti.

Lo scetticismo di Scalfari, fondatore del quotidiano laRepubblica, nei confronti delle nuove tecnologie legate all’informazione è probabilmente legato a questioni anagrafiche, ma anche al fatto che in giornalismo 2.0 (per usare un neologismo) può rappresentare un “pericolo” per i portafogli dell’editoria (si vedano, ad esempio, le recenti accuse degli editori nei confronti del servizio Google News). Per il giornalismo, però, il problema più grande sembra essere quello di non apparire più al passo con la veloce evoluzione del mondo che cerca di descrivere.

Allora, quello che più opportunamente ci si deve augurare è che in Rete e attraverso i dispositivi mobili – strumenti tramite cui tutti posso inserire e fruire di informazioni e notizie – si sviluppi un confronto e un controllo reciproco tra la gente comune e gli esperti, tra i semplici appassionati e i professionisti.

Il giornalismo oggi, dunque, deve sì competere con Internet e l’iPhone, con tutti quei strumenti che sfruttano la voglia delle persone di raccontarsi, collaborare e cooperare per fare un’altra storia, con altri ritmi e altri protagonisti (e in questo senso forse possiamo dire che le nuove tecnologie sono “nemiche” dell’informazione tradizionale), ma quando un nemico è troppo forte, si sa, l’unica cosa che si può fare è allearsi con lui. ;-)

La sfida per i giornalisti di domani, quindi, non sarà quella di continuare a essere i “sacerdoti dell’informazione”, ma quella di dialogare in maniera convincente con l’opinione pubblica provando l’efficacia delle proprie idee. Questo dialogo è permesso dalle nuove tecnologie e si realizza attraverso la disponibilità continua a ribattere alle critiche e a confrontarsi con gli utenti che adesso concorrono, al pari dei professionisti, al processo di costruzione di senso della realtà che ci circonda.

Attivisti Greenpeace contro il G8, le informazioni su Twitter!

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Vado Ligure (SV), i manifestanti in azione

Il G8 è appena iniziato e – come ogni anno – non sono mancate le polemiche, gli scontri, le manifestazioni. L’informazione sta facendo la sua parte, ma è sempre la Rete a svolgere il ruolo da protagonista in questi casi.

Greenpeace, ad esempio, per sensibilizzare i grandi della terra nei confronti delle tematiche ambientali e sulla riduzione delle emissioni di CO2, sta conducendo delle manifestazioni in tutta Italia nel quasi silenzio dei media. E’ Twitter a darne notizia!!!

E’ su questo Social Network, infatti, che gli attivisti ambientali comunicano costantemente i loro aggiornamenti sulle azioni che da questa mattina si stanno svolgendo nelle centrali elettriche a carbone di Brindisi, Fusina a Marghera, Vado Ligure (Savona) e Porto Tolle (Delta del Po).

A Porto Tolle, le forze dell’ordine hanno arrestato quattro attivisti mentre si stavano arrampicando sulla ciminiera della centrale. La situazione è tesa anche negli altri tre siti interessarti dalle manifestazioni.

Le informazioni dal sito di Greenpeace le trovate a questo indirizzo (QUI le informazioni sul sito italiano) e questo è il canale Twitter dell’organizzazione ambientalista. Gli utenti possono inserire o ricercare informazioni con il tag “#climateaction“.

Insomma, ancora una volta la Rete batte l’informazione mainstream!!! ;-)

Studio Aperto bestemmia sui bus atei!!!

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Dopo le festività natalizie che hanno raccolto tutta l’Italia intorno al Presepe, pare che adesso gli atei e gli agnostici razionalisti italiani vogliano prendersi una rivincita facendo in modo che anche la loro voce venga ascoltata  (QUI). Subito alcuni giornalisti ne hanno approfittato per gridare allo scandalo.
Ma andiamo con ordine…

Per tutto il mese di Febbraio su alcuni autobus del trasporto pubblico di Genova ci sarà al posto delle normali pubblicità lo slogan lanciato dalla UAAR (Unione dgli Atei e degli Agnosticoi Razionalisti) che recita:  “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno” (QUI un’immagine degli autobus).

Ma perché in Italia un’iniziativa del genere – per altro analoga a quelle lanciate già in Inghileterra, negli Stati Uniti, in Australia e in Spagna (QUI) – deve essere accolta come una “bestemmia”!?

Si tratta soltanto – dicono i promotori dell’iniziativa – di un invito alla riflessione per permettere anche ai non credenti di avere un proprio spazio nel flusso delle comunicazioni. Un modo per far sentire la propria voce in un Paese dove da ogni parte si avverte la pervasività della presenza cattolica.

Non la pensano allo stesso modo i giornalisti di Studio Aperto (Italia1) che hanno cercato di gettare benzina sul fuoco per far scoppiare a tutti i costi un caso. Nello specifico mi riferisco a un servizio dal titolo molto forte “L’ultima bestemmia: gli autobus anti-Dio“.

Il contenuto del servizio è molto populistico è ha ben poco a che vedere con l’informazione. Addirittura si è messa in relazione l’iniziativa della UAAR con quella che chiamano “l’occupazione” del Sagrato del Duomo di Milano da parte di “integralisti islamici” e, come se non bastasse, si fa anche allusione a un progetto “irritante” che mette in discussione il “rispetto per la Fede”.

Io credo, invece, che siano proprio certi servizi urlati e poco equilibrati a far male al rispetto della Fede  (e di chi non la pensa allo stesso modo), non le iniziative come quella dell’UAAR che – almeno secondo il mio parere – è perfettamente in linea con i principi di libertà di pensiero e di espressione presenti nelle maggiori democrazie nel Mondo e (si spera) anche in Italia.

Dal canto suo, la Chiesa è ben lontana dal farsi intrappolare nel vortice delle polemiche e naturalmente non ha risposto  in alcun modo a quella che Studio Aperto chiama provocazione. Addirittura sono esponenti della Chiesa stessa a smentire i giornalisti di Italia1. Ad esempio, Don Andrea Gallo ha interpretato l’iniziativa della UAAR come un invito al dialogo. “Non la prenderei come una crociata di cattiveria, di malizie, o di desiderio di persecuzione della chiesa, o addirittura verso il presidente della Cei (che è il Cardinale di Genova)”, ha affermato il prete.

Insomma, la vera “bestemmia” in questo caso non è l’iniziativa in sé, ma il fatto che un’informazione scorretta e poco responsabile mischi volutamente capre e cavoli per poter gridare allo scandalo e guadagnarci in termini di ascolti.

Che ne pensate? ;-)

AGGIORNAMENTO (16/01/2009): La concessionaria IGP Decaux, che si occupa di raccogliere pubblictà per l’Amt, la società di trasporti di Genova, non concederà più gli spazi pubblicitari alla UAAR per la sua campagna (QUI). Ecco il commento polemico di Raffaele Carcano, segretario generale dell’UAAR: “Biancheria intima e villaggi vacanze sì,  ma guai a chiedere uno spazio pubblicitario e a usarlo per dire che Dio non esiste. Sembra che in questo paese non ci sia spazio per dichiararsi atei, che sia qualcosa di cui parlare con vergogna, o non parlare affatto, pena la censura. Alla IGP vorremmo chiedere se direbbero davvero di no a uno slogan che sostiene che Dio esiste“.

Vogliono imbavagliare la Rete: ancora un Ddl ammazza blog!!!

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noallaleggeantiblog

Nell’ottobre del ottobre 2007 il Consiglio dei Ministri approvava il famigerato disegno di legge che prevedeva per tutti i blog l’obbligo di registrarsi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione) e la conseguente estensione dei reati a mezzo stampa anche ai blogger (era il cosiddetto “Ddl Levi-Prodi” e ne avevamo parlato QUI).

Subito scoppiò la polemica in Rete e la blogosfera iniziò a palpitare. Si pubblicavano ovunque articoli infuocati contro la legge, due ministri del Governo di allora (Di Pietro e Gentiloni) si dissociarono, il Times fece un articolo in cui sbeffeggiava i nostri politici definendoli incapaci di capire il Web, Beppe Grillo pubblicò un articolo di denuncia in cui annunciava di voler trasferire il suo blog su un server straniero nel caso in cui fosse passata le legge. Insomma, la Levi-Prodi fece talmente scalpore che il progetto subì una brusca frenata (poi il Governo cadde e non se ne fece più nulla).

Oggi Ricardo Franco Levi, autore del famigerato disegno di legge, è un deputato del Partito Democratico ed è membro della Commissione cultura alla Camera. Non contento del precedente flop, adesso ha riprovato a proporre lo stesso disegno di legge (DdL C. 1269) apportando alcune modifiche quasi irrilevanti (QUI e QUI per approfondire).

C’è voluto un pò per accorgersi dell’inghippo, ma appena scoperto l’ennesimo tentativo di imbavagliare la Rete italiana subito la blogosfera si è rimessa in fermentazione.

Anche questa volta si è mobilitato Antonio Di Pietro che sul suo blog inviata alla disobbedienza civile nel caso in cui passasse la nuova versione del decreto-bavaglio offrendo assistenza legale a chi verrà perseguito per la violazione della legge. Cito una frase di Di Pietro che sintetizza bene la ratio di questa legge: “E’ chiaro che la legge è stata fatta e modificata da chi non conosce la Rete oppure da chi la conosce troppo bene e proprio per questo la teme“.

Ma è proprio dai blog della gente comune che si arrivano le maggiori proteste e che si esprime tutta l’indignazione. Questo blog fa parte del grandissimo gruppo di coloro che stanno cercando di diffondere la notizia al fine di correre ai ripari e che cercano di denunciare quanto sta accadendo alla Camera in relazione al mondo del Web.

Anche il Social Network più in voga del momento, Facebook, raccoglie la voce di quanti sono contrariti per il Levi bis: è nato un gruppo che si chiama “Salva i Blog!” di cui gli iscritti aumentano vertiginosamente. Cresce anche la petizione contro l’iscrizione al ROC dei siti italiani, che conta al momento quasi 14mila firme, nonché un’altra iniziativa specificaNo alla Legge AntiBlog“, una petizione rivolta al Presidente della Camera  affinché si blocchi l’iter di questo Ddl.

Una proposta di legge, tuttavia, non è un decreto che può passare in pochi giorni, il suo cammino istituzionale è lungo. Un’opinione pubblica informata e consapevole può così interloquire con la politica e far sentire la propria voce. Ecco perché è importante che questa notizia si diffonda e che la gente sia il più informata possibile per tutto ciò che riguarda il Ddl Levi.

Allora, vi invito a divulgare il più possibile il testo di questo nuovo Ddl ammazza-blog e a seguire  la discussione istituzionale che lo riguarda (la Rete permette tutto questo a tutti) per poter manifestare il proprio dissenso in maniera consapevole e informata. La Rete, infatti, rende tutti più informati e per questo più liberi… ;-)

> AGGIORNAMENTO (18/11/2008): Ricardo Levi è tornato sui suoi passi. In un comunicato pubblicato sul sito del PD ha rassicurato i cittadini sulle sue intenzioni e ha annunciato che cancellerà dal Ddl le parti riguardanti Internet. Pare che siano state tutte le mobilitazioni avviate  sul Web a convincere il deputato a fare retromarcia: la Rete ha vinto!!! ;-)

Gira un sacco di cocaina tra gli adolescenti: è noia?

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Pare che l’uso delle droghe stia purtroppo dilagando trai i giovani. I dati sono allarmanti e ancora più preoccupante è il fatto che l’età di chi inizia a fare uso di droghe (non solo cannabis) è sempre più bassa; già a 12 anni è possibile avere un primo approccio con cocaina e altre droghe pesanti.

Una recente inchiesta de laRepubblica ha messo in risalto questo preoccupante scenario a Roma, ma la situazione è molto simile in tutte le grandi città italiane e non solo. I genitori sentendo nei TG e leggendo sui giornali certe notizie sono sempre più allarmati e preoccupati per i proprio figli.

A Roma, padri e madri sono corsi ai ripari trasformandosi in detective.  Gli viene in aiuto un laboratorio di analisi in cui  basta portare un capello o del materiale organico dei figli per smascherare i ragazzi che fanno uso di droghe.

I risultati che escono da questo laboratorio sono sconcertanti. Oltre al dato che ci si potrebbe aspettare sull’uso di marijuana (è nota la larga diffusione che questa droga ha tra i più giovani), il 60% degli adolescenti su cui è stata fatta l’analisi negli ultimi 6 mesi (i più giovani hanno appena 13 anni, il più grande 17) è risultato positivo al test della cocaina; poi spicca l’uso di anfetamine, ecstasy, LSD, ketamine e altre droghe.

Il campione non è certo rappresentativo dell’universo giovanile romano e men che meno italiano,  ma il dato è sicuramente degno di nota. Così, sono sempre più i genitori che “rubano” nel sonno un capello ai lori figli per portarlo ad analizzare (bastano anche le magliette sudate usate per le partite di calcetto o lo spazzolino da denti oppure ancora la gomma da masticare).

Le testimonianze dei giovani sono agghiaccianti: “Con la coca ho iniziato a 13 anni nei bagni della scuola, dice un ragazzo. E´ stato per superare la vergogna di essere deriso dalla prof. e dalla classe che ho fatto il primo tiro della mia vita. La cocaina – continua il giovane – ormai la trovi dappertutto: in centro, in periferia, nei locali, per strada, dove vuoi“.

Per i genitori scoprire che il figlio fa uso di droghe pesanti è frustrante: “Ho capito che mia figlia assumeva cocaina solo dopo un anno che ne faceva uso, dice una mamma. Lo so, sono una mamma da condannare per questo, ma le assicuro che rendersi conto e accettare che la propria bambina tira cocaina è difficilissimo“. La donna racconta poi che quando la figlia è stata messa di fronte all’evidenza ha risposto con naturalezza che tirare cocaina è oggi di moda: “Mamma, lo fanno tutti, perché io no!?“.

Ecco la testimonianza di uno dei giovani spacciatori più noti dei licei romani: “Ho iniziato a spacciare quando avevo dodici anni. Ora ne ho 14 e, non per vanto, ma sono uno dei più richiesti tra i liceali della capitale. Perché ho roba buona, non vendo schifezze. Con la coca che ho io, nessuno s´è mai sentito male con me. Garantito“.

Tra i ragazzi, dunque, di droga ne gira parecchia. Sia nelle strade delle periferie e dei quartieri degradati che nei cosiddetti “quartieri alti”. A fare uso di droghe sono i ragazzini che vanno a scuola, che incontriamo per strada, i meno sospettabili

Insomma, non si può e non si deve generalizzare, ma una piccola riflessione su questi dati e su queste testimonianze è d’obbligo. Addirittura, dicono gli esperti, l‘uso della cocaina si è talmente diffuso che anche il suo valore commerciale si è abbassato: pare che una dose si trovi anche a meno di 30 euro!!!

E’ ovvio che non si risolve il problema con la solita accusa nei confronti dei giovani che non hanno valori e che non sono più come quelli di una volta; il problema è molto più complesso.

Ci sono tantissimi ragazzini che sono assolutamente convinti che la droga è la rovina e che fa male; mai avvicinerebbero le narici a una pista di cocaina. E’ anche vero però che i giovani adolescenti di oggi vengono sollecitati dalla televisione e dalla pubblicità in continuazione e che quindi il loro stile di vita è orientato all’estetica e all’edonismo.

Il mondo che gli ruota intorno sembra dirgli che possono avere tutto e subito,  così per loro è facile cercare il piacere in ogni attimo della loro vita. I più inconsapevoli esigono per questo una soddisfazione perenne e le  attese fasulle con le frustrazioni che ne seguono possono indurre facilmente a pensare che la cocaina è un buon rimedio a tutto.

Credo che sia una questione di consapevolezza. Internet è uno strumento importante nelle mani dei giovani: informazioni, scambi di idee, reti sociali, ecc. sono un utile arma contro quella noia, quella frustrazione dell’essere giovani in questa società e quella voglia di trasgredire che spesso (i dati lo dimostrano) portano a effettuare scelte non proprio corrette. Sapere a cosa si va in contro se si assume droga e essere coscienti che con la coca ci si fa solo del male è l’arma più potente.

Bisogna essere il più possibile consapevoli di quello che si fa e per questo non servono slogan pubblicitari e modelli fasulli, ma corrette informazioni e confronti costruttivi.

Che ne pensate? ;-)

Scritto da salpetti

13 ottobre 2008 alle 12:38

YouTube si da al giornalismo fatto dai cittadini!!!

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In questo blog se ne parla spesso del potere che acquistano gli utenti della Rete in relazione all’informazione (già il nome del blog dice tutto! ;-) ). In questigiorni, navigando in Internet, mi sono imbattuto in una iniziativa di YouTube riguardante il giornalismo partecipativo che, quindi, non potevo non citare. Riporto un articolo di Webnews, uno dei migliori che ho trovato sull’argomento:

Il più grande portale per la condivisione di video online ha da poco avviato una nuova sezione, interamente dedicata al citizen journalism, l’attività informativa svolta in prima persona dai cittadini in tutte le parti del mondo. L’innovativo canale lanciato da YouTube mira ad aggregare e segnalare alle centinaia di migliaia di utenti del portale i migliori contenuti realizzati per raccontare le notizie spesso trascurate dai grandi mezzi di comunicazione.

Ogni giorno sono infatti migliaia i video caricati dagli utenti a puro sfondo informativo. Spesso meno conosciuti e sopraffatti dalla popolarità dei filmati creati per puro svago e divertimento, i piccoli reportage – confezionati direttamente da chi è coinvolto in prima persona nella notizia – raccontano realtà affascinanti e ignote dalle enormi distese africane alle grandi realtà metropolitane densamente abitate, passando per la miseria delle baraccopoli e delle loro genti dimenticate. Armati di strumenti spesso rudimentali, i fautori del giornalismo partecipativo vanno alla ricerca delle notizie sul posto, riportando in auge i reportage di inchiesta, ormai in via di totale estinzione e sostituiti dall’immobilismo del desk.

La nuova responsabile per le news assoldata da YouTube avrà dunque il compito di riportare in luce le storie raccontate sul portale con i meccanismi del citizen journalism. Un incarico non semplice, che potrà essere realizzato con sufficiente meticolosità solamente con l’aiuto delle centinaia di migliaia di utenti che ogni giorno frequentano YouTube.

Anche se, in una scala differente ed esclusivamente orientata ai nuovi media, è difficile non scovare una certa analogia tra l’iniziativa da poco lanciata da YouTube e l’esperienza di Current TV (ne parlavo QUI), il canale televisivo voluto dal premio Nobel Al Gore. Recentemente lanciata anche in Italia sulla piattaforma satellitare Sky, l’emittente televisiva basa i propri palinsesti sui contributi multimediali inviati dai suoi telespettatori che hanno anche modo di votare i filmati migliori sul sito Web di Current.

In misura più contenuta, ma con la forza di un bacino molto più ampio di utenti, anche YouTube sembra compiere i primi passi nel crescente, e sempre più fecondo, settore del giornalismo partecipativo. Avviata quasi in sordina, attraverso il passaparola della Rete, l’iniziativa del portale di video sharing potrebbe rivelarsi particolarmente efficace e, sicuramente, meno dispendiosa dell’ambizioso progetto portato avanti da Current TV.

Che dire? Dopo il blogging, le piattaforme di giornalismo partecipativo come FaiNotizia e altre, l’arrivo in Itali a di Current TV, adesso anche Youtube si apre all’informazine fatta dagli utenti. Forse finalmente qualcosa si sta muovendo in questa direzione e probabilmente presto si potrà sfuggire ai filtri editoriali, ai condizionamenti politici, economici e ideologici che condizionano l’informazione!
Sono troppo ottimista? ;-)

Anche in Italia arriva la TV democratica di Al Gore

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Apprendo dal blog di Tommi una notizia molto interessante per ciò che riguarda il sistema dell’informazione in Italia. La riporto qui:

A partire dall’8 maggio, sul canale 130 di SKY debutterà current_, la TV democratica concepita da Al Gore. Forte dei successi ottenuti negli Stati Uniti, in Gran Bretagna ed in Irlanda, adesso questo nuovo modo di fare Tv approda anche in Paesi di lingua non aglofona: l’Italia è il primo di questi.
Questa TV è concepita per dare la possibilità al pubblico di creare e controllare (mediante votazioni democratiche sul sito) i programmi mandati in onda in televisione. L’dea alla base del progetto, come dice Tommaso Tessarolo, Director of Programming and Online in Italia, è voler effettivamente cambiare l’insopportabile e malsano stato dell’informazione mainstream (in Italia più che mai).

Più del 30% della programmazione di current_ è creata dalla comunità di video maker indipendenti. Tutto il materiale è tratto dalla vita reale e copre praticamente tutti i temi: dalle ultime tendenze in fatto di moda, tecnologia e musica alle problematiche mondiali più serie. In questo modo 4 milioni e mezzo di famiglie in Italia (e più di 50 milioni di spettatori nel mondo) potranno essere allo stesso tempo protagonisti ed artefici di ciò che viene trasmesso: una tv “fai da te” in pieno stile 2.0!

Per lanciare il progetto, Al Gore in persona incontrerà la comunità di blogger ed internauti italiana. L’evento si svolgerà giovedì 8 maggio a Roma presso il Teatro Ambra Jovinelli. Per coloro che non sono della zona è stata concepita una diretta sul canale Skytg24 e per chi non ha l’abbonamento a SKY, l’evento viene trasmesso in diretta sul web a questo indirizzo.

Non solo: attraverso tutte le indicazioni pubblicate sul blog di Marco Montemagno (SkyTG24) sarà possibile anche inviare domande da fare durante la presentazione a Roma; tramite votazione ne verranno scelte 15, le altre consegnate direttamente nelle mani di Al Gore.

Se non è democrazia questa!? ;-)

Bin Laden è morto! Lo disse la Bhutto, ma nessuno ci fece caso…

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Come spesso accade è la Rete a far emergere delle notizie che restano sotto-silenzio perché non si vogliono far sapere o semplicemente perché non ci si fa caso. L’ultimo episodio di “riscoperta” riguarda un’affermazione di Benazir Bhutto alla TV Al Jazeera del 2 novembre 2007 (la Bhutto fu uccisa poco tempo dopo, il 27 dicembre).

Durante l’intervista, la leader dell’opposizione pachistana ha parlato anche di quelli che lei riteneva fossero suoi potenziali nemici per vari motivi. Tra questi c’era il terrorista Omar Sheikh Ahmad del quale dice: “quello che ha assassinato Osama bin Laden”. Stranamente il giornalista non fece una piega e passò alla domanda successiva.

L’affermazione della Bhutto apparve così assurda che la Bbc, nel riportare l’intervista tagliò la frase incriminata, ma fu poi costretta a ripubblicarla integralmente in seguito alle proteste di alcuni spettatori, di fronte ai quali la Bbc si è giustificata dicendo che non c’era nessuna intenzione di distorcere il senso dell’intervista, ma solo quella di eliminare un evidente lapsus che avrebbe solo confuso gli spettatori.

Di questa affermazione non se ne parlò più nei media tradizionali, ma il video dell’intervista finito su Youtube (l’ho messo ad inizio post) ha iniziato da subito a fare il giro dei blog e dei forum: in Rete se ne parla da tempo. Anche nella Rete italiana si parlava di questa intervista, ma adesso la notizia ha avuto maggiore risonanza grazie ad un articolo di Giulietto Chiesa apparso su laStampa.

Le interpretazioni sono diverse, le dietrologie non mancano e sono state fatte molte ipotesi di ogni tipo. Si va da chi sostiene che si tratti di un banale errore dovuto alla distrazione della Bhutto che sovrappensiero disse Osama bin Laden convinta di dire invece Daniel Pearl (un reporter americano per il cui assassinio è stato accusato Omar Sheikh Ahmad), a chi sostiene che l’assassinio della leader politica pakistana sia stato compiuto proprio da alQaeda perchè lei sapeva troppo

Purtroppo la Bhutto non può ne correggersi, nè fornire chiarimenti. Credo che sarà molto difficile capire quale sia il vero significato di quelle parole. Quel che è certo è che ancora una volta la Rete si presenta come un mezzo di informazione veramente libero… ;-)

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