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La Cina colonializza l’economia italiana. Oppure è il contrario!?

Quante volte abbiamo sentito i nostri politici e i nostri imprenditori lamentarsi della Cina che con i suoi prodotti contraffatti e di poco costo? L’impero asiatico riesce a rubare fette di mercato consistenti ai nostri produttori e ai nostri commercianti. Adesso è giunto forse il momento in cui la Cina si farà perdonare (QUI).
Pare, infatti, che “il governo cinese effettuerà una missione di acquisto a fine giugno in Italia per acquistare beni strumentali e prodotti italiani, in particolare energia e tecnologia“. Così ha detto Adolfo Urso, viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero.
Il governo italiano ha stilato una lista di oltre 300 aziende italiane interessate a vendere beni e prodotti a investitori cinesi. “La lista – ha detto Urso – è stata elaborata d’intesa con Ice, Confindustria, Confapi e diverse associazioni di categoria, da Ucimu a Federmacchine. Quasi la metà delle aziende presenti nella lista appartengono al settore dei macchinari, il resto ai comparti moda e arredo-casa, farmaceutica, agro-alimentare e alta e altissima tecnologia. La Cina dispone di molta liquidità, un forziere di oltre 100 miliardi di dollari. Risorse fresche pronte per essere investite in Europa. Fino ad ora a beneficiarne erano state Germania, Gran Bretagna e Svizzera“.
L’ultima campagna acquisti del governo cinese in Europa risale allo scorso febbraio e si concluse con una spesa di 13,5 miliardi di euro. Allora l’Italia rimase fuori, ma adesso dovremmo guadagnarci molto visto che tra gli investimenti è previsto addirittura anche un nuovo aeroporto in Sicilia costruito dalla compagnia cinese HNA.
La Cina vuole trasformare la Sicilia in una piattaforma per la logistica, un sistema integrato per smistare le merci provenienti dall’Asia e spedirle in Europa e in Africa. L’isola si trova, infatti, a metà strada tra i due continenti ed è l’ideale per un Paese che ha fatto dell’export il suo punto di forza.
Quello Sicilia-HNA non è l’unico accordo in arrivo, anche Genova otterrà benefici dallo shopping cinese in Italia. L’autorità portuale di Tianjin Est, grazie all’accordo firmato con l’Italia, farà di Genova un suo snodo commerciale importante.
L’allargamento cinese nel porto di Genova e il nuovo aeroporto siciliano non serviranno solo alla Cina per portare da questa parte del mondo i suoi prodotti, ma anche per far arrivare in Cina prodotti italiani. Nel 2008, ad esempio, l’export italiano in Cina è stato di 6,4 miliardi di euro, in crescita del 2,5% rispetto al 2007. L’Italia è il quinto Paese nella UE per flusso di investimenti diretti in Cina. I principali settori in cui operano le imprese italiane sono: autoveicoli, trasporti aerei e marittimi, idrocarburi, petrolchimica e ingegneria, aeronautico, telecomunicazioni, opere civili, farmaceutico e sanitario.
Insomma, adesso tutti hanno smesso di parlare male dei cinesi e dei loro prodotti che rovinano la nostra economia e ci si dimentica anche dei diritti negati in Tibet, della libertà di espressione che manca e di tutte le nefandezze che rigurdano la Cina. Ma si sà, quando ci sono di mezzo i soldi, tutto il resto non conta…
Aborto: è caccia alle streghe. Un medico si suicida

Mentre nascono liste elettorali contro l’aborto, mentre si acuisce la posizione della Chiesa in merito all’interruzione di gravidanza, dopo che la Polizia ha fatto irruzione in un ospedale accusando ingiustamente di omicidio una donna che aveva da poco abortito, ecco cosa può succedere ad un medico che lavora in un ospedale di matrice cattolica.
Ecco cosa è successo: Non ha retto a quell’accusa infamante, di avere praticato l’aborto clandestino nei suoi studi privati di Genova e di Rapallo. Lui, medico al Gaslini, stimato ginecologo nell’ospedale guidato dal Cardinale Angelo Bagnasco, in cui si può fare solo l’interruzione terapeutica della gravidanza e non quella volontaria. Ermanno Rossi, di 54 anni, si è gettato dalla finestra del suo ambulatorio.
Tutto sarebbe iniziato da un aborto che Rossi avrebbe praticato nel suo studio privato. Una giovane donna gli avrebbe chiesto l’interruzione volontaria della gravidanza, poi avrebbe raccontato tutto ad una amica: un’attivista del Movimento per la Vita. Da questa sarebbe partita la segnalazione anonima e quindi l’apertura dell’inchiesta.
Il suicidio è arrivato dopo una giornata di perquisizioni da parte dei Carabinieri. Un giorno di pressione psicologica per il ginecologo. I militari hanno suonato alla porta di casa sua alle 6.30. Ha aperto la moglie. Il medico non c’era, smontava dal turno di notte e i Carabinieri sono andati a prenderlo fino all’ospedale, come se fosse un pericoloso criminale. Gli hanno notificato un avviso di garanzia e poi sono passati alle perquisizioni, contemporaneamente nell’ambulatorio ospedaliero e nei due studi privati.
Il ginecologo, poi, dopo aver cenato con la famiglia, era molto scosso, ma è voluto uscire. Ha detto che sarebbe andato a mettere ordine nell’ambulatorio che i Carabinieri avevano messo a soqquadro. Poi la tragedia: ha aperto la vetrata e si è lasciato cadere dall’undicesimo piano del palazzo dove era situato il suo ambulatorio.
Rossi era indagato in riferimento all’articolo 19 della legge 194 riguardante l’interruzione volontaria di gravidanza al di fuori delle procedure e delle strutture previste dalla legge stessa. Questo articolo stabilisce in quali strutture può essere praticata l’interruzione volontaria di gravidanza e fissa dei termini di tempo: una scadenza di 90 giorni dal concepimento per effettuare l’intervento volontario e quello di 24 settimane perl’intervento terapeutico. Si stava cercando di capire (con metodi bruschi) se il medico avesse realizzato un’interruzione di gravidanza in luoghi e con tempistiche non previsti dalla legge (rischiava da 1 a 4 anni di reclusione).
L’aborto è un dramma per chi lo subisce (le donne), per chi lo pratica (i medici) e per la società. Banalizzare il problema sarebbe sbagliato. Ma trattare un medico come il peggiore dei criminali e sottoporlo a forti pressioni psicologiche (ancora solo in fase di accertamento delle accuse) probabilmente solo perché lavora in una struttura legata in un certo senso alla Chiesa, è però ingiusto.
L’accanimento contro questo ginecologo (non è da escludere che fosse realmente colpevole di aver violato la legge) mi sembra simile all’atteggiamento che i poliziotti hanno avuto nei confronti di quella donna che al Policlinico di Napoli era stata accusata di omicidio quando in realtà aveva solo dovuto praticare un aborto terapeutico.
Che dire… il problema dell’aborto è molto serio, ma non bisogna essere in nessun caso bigotti e ottusi e agire basandosi su pregiudizi in un clima di caccia alle streghe!!!