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Enzo Biagi è morto, ma si sente ancora l’eco dell’editto Bulgaro

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L’uso che Biagi, Santoro, … come si chiama quell’altro … Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga.Vi dicono nulla queste parole? Furono pronunciate nel 2002 dall’allora presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, mentre si trovava in visita a Sofia (in Bulgaria).

Berlusconi auspicava che i giornalisti Enzo Biagi e Michele Santoro, insiema al comico Daniele Luttazzi, fossero allontanati dalla RAI (ovviamente non li avrebbe mai accolti a Mediaset). Quest’auspicio si avverò poco tempo dopo e i tre sparirono dalla scena per anni. Quelle parole passarono alla storia come “Editto BulgaroEditto Sofia oppure ancora come Diktat bulgaro“. L’episodio fu molto discusso perché Biagi, Santoro e Luttazzi avevano più volte espresso posizioni critiche nei confronti del governo Berlusconi, ma allo stesso tempo erano personaggi che godevano di una notevole popolarità e garantivano anche buoni risultati di ascolti alla televisione nazionale (soprattuto in un momento in cui i dirigenti delle TV parlano di qualità televisiva, ma si guarda solo alla qantità degli ascolti). Le dichiarazioni di Berlusconi furono quindi lette come un attacco alla libertà di stampa.

Oggi è morto Enzo Biagi, decano dei giornalisti italiani, e il mondo giornalistico (e non solo) lo piange. Era rientrato nell’editto di Sofia a causa di una puntata de “Il Fatto“, la sua trasmissione, andata in onda in piena campagna elettorale, dove era ospite Roberto Benigni. Il comico non aveva risparmiato battute all’allora leader dell’opposizione.

Sono passati quasi 6 anni dall’editto bulgaro, ma quell’episodio continua a suscitare plemiche. A riaprire la ferita è stato il premier Romano Prodi: “Non ci siamo visti, ma ci siamo sentiti al telefono – ha detto Prodi ricordando i momenti che seguirono l’allontanamento di Biagi dalla RAI – in lui dominava lo sdegno, l’arrabbiatura forte. E anche il senso che era venuta meno una delle libertà fondamentali del Paese. Mi disse esplicitamente: attenzione, che questo è un attentato alla libertà, dopo un cronista quante altre voci saranno eliminate?“. 

A Prodi ha risposto seccato il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi, che avrebbe preferito che si parlasse solo del cordoglio per la perdita di un grande giornalista e che non si tirasse fuori questo argomento disdicevole: “Mai avrei pensato – ha commentato Bondi – che il presidente del Consiglio potesse suscitare una polemica artefatta e immotivata il giorno stesso della morte di Enzo Biagi“.

Lo stesso Berlusconi, quando Biagi era tornato di recente in Tv, si disse soddisfatto. Biagi ebbe da Berlusconi anche una sorta di marcia indietro, seppur parziale: “Ho assistito alla prima delle due puntate - disse il Cavaliere quando pochi mesi fa Biagi torno finalmente in RAI - e l’ho trovata veramente avvincente, quindi, complimenti al dottor Biagi per questa nuova trasmissione“. Berlusconi, però, negò di aver chiesto l’espulsione di Biagi (e di Santoro e Luttazzi) dalla TV, ma per la prima volta ammise un errore: “Forse ho calcato la mano quando dissi che Biagi e gli altri facevano un uso criminoso della tv pubblica“.

Oggi che Biagi non c’è più, tutti lo piangono e lo rimpiangono, dai colleghi giornalisti alla gente comune, dai politici agli uomini di Chiesa. Anche le dichiarazioni di Berlusconi sono molto diverse da quelle del 2002 (“Al di là delle vicende che ci hanno qualche volta diviso – ha detto – rendo omaggio ad uno dei protagonisti del giornalismo italiano cui sono stato per lungo tempo legato da un rapporto di cordialità che nasceva dalla stima“), ma l’eco di quelle parole pronunciate a Sofia rimbomba ancora fragoroso nelle orecchie di chi crede nella democrazia e nella libertà.

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