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Giornalismo e democrazia, serve un ruolo attivo dei cittadini

con un commento

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Mi è capitato per caso di rileggere alcuni appunti sul pensiero del sociologo americano Michael Schudson che si è occupato più volte di tematiche relative al mondo del giornalismo.  In questo libro si dice che il giornalista si pone tra la società e il pubblico. È necessario, infatti, che tra l’infinità caotica degli accadimenti quotidiani e il pubblico che vuole informarsi, ci siano dei “mediatori” che selezionino i fatti e gli eventi degni di diventare notizie. In altre parole, i giornalisti hanno il compito di ritagliare dal magma disordinato degli avvenimenti quotidiani alcune parti che poi giungeranno all’opinione pubblica sotto forma di notizia.

Ciò fa sì che il cittadino abbia un ruolo che potremmo definire quasi passivo, cioè per poter partecipare con razionalità alla vita pubblica deve dipendere dal giornalismo perchè deve necessariamente ricevere informazioni attraverso i media. Allora, se sono i giornalisti a selezionare i fatti che si candidano a diventare notizia, essi svolgono un ruolo importante per quanto riguarda la democrazia che dipende anche da come viene svolto il oro mestiere. A tal proposito Schudson individua tre modelli di giornalismo:

  • Market model: secondo questo modello i giornalisti devono fornire al pubblico tutto ciò che vuole, tutto ciò che serve per avere audience;
  • Advocacy model: i giornalisti promuovono la diffusione delle posizioni di una parte politica con l’intenzione di favorire l’affermazione di un particolare punto di vista;
  • Trustee model: il sistema informativo deve fornire al pubblico le notizie necessarie per una consapevole partecipazione alla vita politica del Paese.

Schudson scarta subito il primo perchè secondo lui non risponde nemmeno a criteri minimi di qualità della professione giornalistica, gli altri due sono entrambi considerati legittimi, anche se con qualche differenza.

Per quanto riguarda l’advocacy model, il giornalista dichiara espressamente la sua appartenenza a una parte politica. Il cittadino sa che quel soggetto è schierato con una parte e si regola di conseguenza. Sarebbe molto grave fare finta di essere neutrali e parteggiare di nascosto per una o l’altra parte politica. In America, ad esempio, durante la campagna elettorale i principali giornali praticano quello che chiamano endorsement: prendono posizione spiegando in modo chiaro e trasparente le ragioni della scelta e senza che questo incida sulla neutralità della redazione e sulla raccolta di opinioni dissenzienti.

Chiaramente il modello trustee di giornalismo si pone un obiettivo diverso: rappresentare nel modo più credibile le istanze oggettive dell’opinione pubblica (o di particolari settori di essa) svolgendo quindi una funzione di servizio e di controllo slegato da qualsiasi scelta di parte e richiede. Esso si basa quindi sulla sua affidabilità e sull’autorevolezza del sulla famosa accountability.

Vedendo il mondo giornalistico italiano in cui TG e giornali si riempiono sempre più di gossip e notizie poco rilevanti per la vita democratica del Paese, mi pare invece che ci si avvicini sempre più al primo modello, quello che Schudson esclude a priori, il market model.

Se i giornalisti del tutto liberi e indipendenti che godono di un’elevata “accountability” ormai si possono contare sulle dita di una mano, nemmeno il modello del giornalismo schierato (con criterio e ragionevolezza, non acriticamente e per servilismo) trova grandi penne qui da noi. E’ vero che esistono testate totalmente di parte e giornalisti che parteggiano spudoratamente per una o l’altra parte politica, ma di certo non è il modello americano dell’endorsement, si tratta piuttosto di servilismo, di cerchiobottismo, di accondiscendenza acritica, …

Una soluzione a mio pare c’è: trasformare, come dice anche Schudson, il cittadino che si informa soltanto in un più attivo cittadino monitorante (monitorial citizen) pronto ad intervenire nel momento in cui il suo intervento diventa rilevante. Internet, i blog, i social network, i personal media possono contribuire notevolmente affinché in un certo senso si rompa  il monopolio giornalistico della costruzione della realtà.

Occorre, insomma, un mutamento di paradigma che porti direttamente il cittadino, grazie alla Rete e alla possibilità di accesso continuo ad una enorme quantità di informazioni che essa comporta, a divenire in prima persona il “cane da guardia” del potere (watchdog). Un suo ruolo più attivo di impegno civico potrebbe aiutare i giornalisti in questo loro mestiere così delicato che perde ogni giorno autorevolezza e importanza.

Che ne dite? ;-)

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