Articoli con tag ‘Chiesa’
Cacciare gli immigrati in nome del Natale: proprio un valore cristiano!!!

Sia il Papa e sia eminenti Cardinali ai vertici dell’istituzione ecclesiastica hanno preso di recente posizione a favore degli immigrati (regolari, irregolari e clandestini). Ma non ci sarebbe nemmeno bisogno di ricorrere ai vertici della Chiesa per sapere che la carità, il perdono, la fratellanza fanno parte della dottrina cattolica.
Sin da bambini lo impariamo al catechismo e anche la gente più lontana dalla Chiesa sa che questi sono principi e valori che fanno parte del cristianesimo. Per di più in questo periodo dell’anno in cui si inizia a respirare l’atmosfera natalizia.
Ma a Coccaglio, in provincia di Brescia, è proprio il Natale che spinge nella direzione opposta: l’amministrazione leghista ha dato il via all’operazione “White Christmas” (bianco Natale), dove di bianco non c’è la neve, ma il colore della pelle cittadini del paese che si distinguono dagli extracomunitari.
Questa iniziativa “natalizia” scade proprio il 25 dicembre. Entro questa data i vigili urbani dovranno aver finito il controllo a tappetto (fatto porta a porta) per individuare chi ha il permesso di soggiorno scaduto o non ne è in possesso. Ovviamente chi non è in regola deve andare via.
L’Assessore leghista alla Sicurezza, Claudio Abiendi, spiega il motivo per cui si è deciso di avviare questi controlli proprio a dicembre: “Per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità“.
Naturalmente sono molti i cittadini che hanno protestato, a questi ha risposto ancora l’Assessore Abiendi che rimanda la mittente l’idea di tradire lo spirito stesso del Natale e – ricordando che secondo lui e il suo partito la situazione è diventata ormai insostenibile per via dei troppi immigrati presenti in paese – ha detto: “Io sono credente, ho frequentato il collegio dai Salesiani. Questa gente dov’era domenica scorsa? Io a Brescia, dal Papa“.
L’iniziativa del Comune di Coccaglio, nata dopo l’approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco in materia di immigrazione, ha ricevuto l’appoggio del Ministro Maroni ed è stata ripresa anche da due Comuni vicini, Castelcovati e Castrezzato.
E’ chiaro che gli immigrati irregolari e i delinquenti devono essere perseguiti a norma di legge. Ma iniziare un controllo “persecutorio” a tappeto proprio in nome del Santo Natale è quasi una contraddizione in termini, sopratutto se fatto da politici che si definiscono “difensori dei valori cristiani”. È proprio vero quello che diceva De Andrè: “Lo sanno a memoria il diritto divino e scordano sempre il perdono!”
Che ne dite? ![]()
L’Unità e lo “sbattezzo, l’ira della Binetti e del PD cattolico!

Quello che adesso diventato il giornale del PD, L’Unità, a partire da venerdì 17 luglio, ha cominciato a pubblicare alcune tavole tratte dal fumetto “Quasi quasi mi sbattezzo” di Alessandro Lise e Alberto Talami (QUI una pubblicazione).
Fin qui non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che questa iniziativa ha dato molto fastidio ai cosiddetti ‘teodem’ (corrente interna al PD di stampo democristiano e cristiano-sociale).
Addirittura 15 parlamentari hanno inviato una lettera di protesta al direttore (Concita De Gregorio) in cui, oltre a protestare, le chiedono “se è consapevole del grado di disagio che crea il giornale in molti dei suoi potenziali nuovi lettori, a cominciare da noi parlamentari, quando si arriva a quelle pagine che rivelano un clima tutt’altro che rispettoso di idee, valori e convinzioni”?
Il primo firmatario è Paola Binetti, nota per essere rimata l’unica a portare il cilicio dopo il Medioevo!
In effetti, il fumetto è di una ironia dissacrante, ma da qui ad arrivare a protestare pubblicamente contro il proprio giornale perché arreca disagio ai nuovi elettori (nuovi in che senso?) del Partito Democratico mi sembra esagerato!
La direzione dell’Unità ha risposto apprezzando la premessa politica della lettera e riconoscendo il delicato momento in cui si trova il PD in questa fase di rilancio e prima di un congresso, ma ha sottolineato i toni ironici e satirici della vignetta.
La storia che si racconta ne fumetto e che ha fatto arrabbiare la Binetti e i teodem è la seguente: Alberto è un operaio 30enne che da piccolo – come tutti – è stato battezzato nel paesino d’origine. Da grande, però, è diventato ateo e non frequenta più la Chiesa.
Alberto, un giorno, tornato dalla fabbrica, di fronte all’immagine di un TG in cui si vede di Papa Ratzinger che stringe la mano a George W. Bush, decide che è arrivato il momento di dire basta. Per coerenza vuole annullare quel sacramento che ormai per lui non rappresenta più nulla.
Da questo momento per Alberto comincia un’odissea assurda e paradossale raccontata con molto sarcasmo (ma molto simile a quella che potrebbe dover affrontare qualcuno che volesse sbattezzarsi sul serio). Tutto ciò ha fatto infuriare i 15 parlamentari del PD.
Non voglio fare altri commenti, ciascuno può farsi una propria idea su questa vicenda. Faccio sol alcune considerazioni: Don Gallo oggi ha detto: “Se la Chiesa non accetta neppure una stimolazione ironica vuol dire che ritiene i credenti sudditi“. Per la verità la Chiesa non ha detto nulla, ma i sudditi politici sì.
Che ne pensate?
La chiesa anglicana chiede scusa a Darwin, il Vaticano no!!!

L’anno prossimo ricorrerà il 150esimo anniversario della pubblicazione del libro di Charles Darwin “Origine delle Specie“. Lo studioso naturalista, dopo anni di attenti studi e osservazioni in tutto il Mondo, formulava in quel libro la famosa teoria dell’evoluzione di cui i principi generali sono ancora oggi consolidati presso la comunità scientifica.
L’opera di Darwin fu molto apprezzata sin da subito, tanto che alla sua morte ricevette i funerali di Stato e fu sepolto addirittura accanto a Isaac Newton, considerato una delle più grandi menti di tutti i tempi. Fu la Chiesa a non apprezzare le sue teorie perché, si diceva allora, erano in netto contrasto con il creazionismo.
Adesso, ad un secolo e mezzo di distanza, la Chiesa anglicana chiederà scusa per quelle aspre critiche. Come anticipato da un tabloid inglese, infatti, a breve sul sito ufficiale della Church of England sarà pubblicato un articolo di rammarico per l’incomprensione mostrata alla gerarchia ecclesiastica nei confronti dello studioso inglese.
Niente di nuovo, anche il Vaticano aveva fatto lo stesso con Galileo Galilei, ma per Darwin non c’è clemenza
. A chi chiedeva a Mons. Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, se anche la Chiesa di Roma avesse fatto lo stesso ha risposto: “[...] L’ iniziativa degli anglicani non è priva di interesse ma è nel loro stile, che è diverso dal nostro. E’ vero, ci sono state polemiche aspre, ma non voglio parlare di ‘perdoni’, e dovremmo smetterla di considerare la storia come un tribunale in continuo allestimento“.
“Le teorie evoluzioniste delle origini - ha continuato Mons. Ravasi - non sono incompatibili a priori con il messaggio della Bibbia e della teologia, né con il magistero della Chiesa. [...] Il dibattito su un tema dell’evoluzionismo è diventato ormai una sorta di vessillo, un emblema del rapporto tra fede e scienza. Dall’incontro, nessuno ha detto di attendersi un pieno accordo, ma il riconoscimento delle diverse specificità: fotografie della realtà da diversi punti di vista. Occorrerebbe chiudere per sempre l’era degli anatemi e del sopracciglio alzato per far posto a un sereno confronto finalizzato a capire l’uomo e il mondo“.
Mi pare che le parole di Mons. Ravasi siano condivisibili da credenti e non. Molte cose, però, mi fanno pensare che – nonostante la dichiarazione di intenti di Mons. Ravasi – la guerra tra Chiesa e Scienza continuerà ancora per molto tempo…
Caso Eluana: i giudici autorizzano a “staccare la spina”

Foto di Eluana
Io sono del parere che certe storie meritano rispetto e che, quindi, sarebbe meglio fare in modo che i riflettori non restassero puntati su determinate situazioni, tuttavia per quanto riguarda il caso di Eluana Englaro non si può tacere perchè la storia umana, sanitaria e giudiziaria di questa ragazza introduce, per la prima volta in Italia, una sorta di “diritto alla morte“ (ne avevamo già parlato nel blog).
Eluana Englaro era una giovane di soli 20 anni quando, nel 1992, a causa di un incidente stradale, è entrata in stato di coma vegetativo permanente. Da allora i genitori si sono battuti in tribunale affinché venisse interrotta l’alimentazione artificiale alla figlia fino al sopraggiungere della morte. I giudici hanno sempre respinto le richieste della famiglia, ma oggi la Corte d’appello civile di Milano ha autorizzato il padre, in qualità di tutore, a interrompere il trattamento di idratazione e alimentazione forzato che tiene in vita la figlia. In altri termini, i giudici hanno autorizzato il padre a lascir morire la figlia.
Già l’anno scorso, la Corte di Cassazione si era pronunciata in merito alla vicenda sconfessando le precedenze sentenze dei giudici cui era stato sottoposto il caso. Per la prima volta si affermava che “si può staccare la spina” nei casi in cui dovessero verificarsi due condizioni, una di carattere tecnico e una di carattere umano:
-
lo stato vegetativo deve essere irreversibile senza alcuna possibilitá di recupero della coscienza e delle capacitá di percezione;
-
deve essere accertato, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai suoi convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che il soggetto, se avesse potuto pronunciarsi avrebbe voluto che il trattamento medico fosse interrotto.
Nel caso di Eluana queste due condizoni si sone verificate e il Tribunale di Milano, recependo le indicazione della Cassazione, ha dato l’OK affinchè chi di dovere “staccasse la spina”. Da oggi stesso il provvedimento del Tribunale di Milano è applicabile, ma probabilmente il signor Englaro aspetterà 60 giorni, il termine di legge per l’eventuale impugnazione della sentenza.
Questa sentenza, tuttavia, pone fine ad anni di battaglie condotte dalla famiglia di Eluana. Ora Giuseppe Englaro finalmente può dire: “Ha vinto lo stato di diritto!“. La battaglia della famiglia Englaro è destinata ad entrare nella storia della giurisprudenza italiana, un po’ come il caso di Terry Schiavo negli Stati Uniti. Riporta in auge anche un’altra drammatica vicenda, quella di Piergiorgio Welby.
Sul caso Welby la Chiesa cattolica ha tenuto una posizione critica e si è rifiutata di celebrare i funerali religiosi che erano stati richiesti dal malato, dicendo che Welby chiaramente voleva morire e tutto ciò in contrasto con la dottrina cattolica. C’è da aspettasi che anche in questo caso le posizioni della Chiesa saranno molto critiche.
Le vicende relative a Eluana Englaro, al caso Welby o a Terry Schiavo, si muovono su un terreno molto delicato che tocca l’etica e la morale. Ci sarà chi vede nella vita vegetativa del coma il compimento di un disegno divino al quale non ci si può sottrarre artificialmente continuando in ogni modo a restare attaccati al “valore della vita“, ma ci sarà anche chi preferisce far valere il “diritto alla morte“ pur di non restare immobile e incosciente per decenni su di un letto.
Credo che i nostri poltici dovrebbe tener conto di entrambe le posizioni senza temere di esser accussata di diffondere “relativiso etico” o di offendere qual si voglia condotta morale. Penso che sia doveroso cercare di colmare quel vuoto legislativo sul testamento biologico a cui solo in parte ha messo fine la sentenza di oggi…
> AGGIORNAMETO (13/11/2008 ): La Cassazione ha respinto il ricorso che la procura di Milano aveva presenato dopo la sentenza che permetteva di “staccare la spina” ad Eluana (QUI). L’alimentazione e l’idratazione, quindi, possono essere legalmente sospese. Probabilmente tra pochi giorni avverrà quello che il signor Englaro chiede da tempo per la figlia.
Preti pedofili: “Dammi la castità e la continenza, ma non ora”

Della presenza del fenomeno della pedofilia all’interno della Chiesa e del relativo atteggiamento ambiguo che l’istituzione ecclesiastica ha in molti casi tenuto ne abbiamo parlato più volte in questo blog (es. QUI – QUI – QUI). Ogni volta il nostro atteggiamento è stato più o meno critico nei confronti degli uomini di Chiesa (ovviamente non si può generalizzare). E’ di pochi giorni fa, invece, una notizia che sposta un po’ in favore della Chiesa l’ago della bilancia: il Vaticano chiama alla mobilitazione diocesi, parrocchie, monasteri, conventi e seminari per una preghiera mondiale e un’adorazione eucaristica perpetua in favore delle vittime dei preti pedofili.
Insomma, tra Roberto Benigni e Padre Cantalamessa, Benedetto XVI ha dato ragione al predicatore. Recentemente in TV, infatti, il comico toscano aveva citato la frase di Sant’Agostino che dice: “Dammi la castità e la continenza, ma non ora”, alludendo al fatto che forse prima bisognasse “provare tutto” e poi da vecchi praticare la castità secondo i dettami di Santa Madre Chiesa. Estendendo il concetto, lo stesso discorso potrebbe valere anche per i preti…
Padre Raniero Cantalamessa aveva ripreso Benigni sostenendo che “l’attore ha attribuito erroneamente la frase a sant’Agostino, ma essa è invece di Agostino ancora peccatore, di prima della conversione“. Il Santo, invece, in età matura dirà: “Tu mi comandi di essere casto; ebbene, concedimi quello che mi chiedi e poi chiedimi quello che vuoi“.
Scherzi a parte, Padre Raniero Cantalamessa (un cognome che gli ha segnato l’esistenza
) non è nuovo a queste affermazioni. Lo scorso 15 dicembre 2006, alla presenza di Benedetto XVI, il sacerdote aveva sottolineato come la Chiesa Cattolica avrebbe dovuto fare un giorno di digiuno e penitenza per chiedere perdono per gli abusi sessuali che hanno visto coinvolti alcuni suoi rappresentanti. In un certo senso il Papa adesso lo ha ascoltato, seppur con 2 anni di ritardo. Forse si è ricordato di lui in seguito alla polemica con Benigni, ma adesso tutti i presidi cattolici nel Mondo hanno ricevuto una lettera della Congregazione per il Clero che chiede di pregare per le vittime dei preti che hanno compiuto abusi sessuali e per la santificazione del Clero.
L’iniziativa annunciata da Hummes è importantissima perché rappresenta un un mea culpa significativo da parte della Chiesa. Quello dei preti pedofili o violentatori è, infatti, un fenomeno che ha squassato il cattolicesimo americano nei primi anni di questo secolo, ma che interessa anche molti altri paesi tra cui Australia, Canada, Messico, Brasile, Gran Bretagna e anche l’Italia. Fino ad oggi l’atteggiamento dei vertici ecclesiastici era stato ambiguo, eccetto in alcuni casi come quando sulla scia del grande scandalo scoppiato in America che ha travolto anche vescovi accusati di aver coperto i colpevoli e che ha portato alla bancarotta le diocesi chiamate a risarcire le vittime, Giovanni Paolo II si era espresso duramente (Motu proprio “Sacramentorum sanctitatis tutela” del 2001 – QUI). Per il resto nessuna vera grande risposta della Chiesa era arrivata prima di adesso.
“Chiediamo a tutti – dice il Cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il Clero – di fare l’adorazione eucaristica per riparare davanti a Dio quello che di grave è stato fatto e per accogliere di nuovo la dignità delle vittime. Sì, abbiamo voluto pensare alle vittime affinchè ci sentano vicini. Ci riferiamo soprattutto a loro, è importante dirlo. E’ una priorità aprire cenacoli eucaristici suscitando un grande movimento spirituale di preghiera per tutti i sacerdoti e per la loro santificazione. Sono davvero tante le cose da fare per il vero bene del clero e la fecondità del ministero pastorale nel mondo di oggi. Ma la consapevolezza che l’agire consegue all’essere e che l’anima di ogni apostolato è l’intimità divina ci ha portato a promuovere urgentemente proprio una grande adorazione eucaristica, se possibile perpetua“.
Insomma, sebbene da punto di vista delle vittime reali e potenziali cambi poco, forse qualcosa si sta muovendo…
Un piccolo prete contro la grande Red Bull
Dopo il fatto di censura, chiamiamola così, compiuto ad opera di Daniele Luttazzi su La7, vorrei parlarvi di un episodio meno grave, ma che la dice lunga su quale influenza abbia la Chiesa nel nostro Paese. Il Suo “potere” non agisce solo sulla politica, ma anche sull’economia, incidendo addiruttura sulla pubblicità di un prodotto di una multinazionale.
Molti di voi lo sapranno già perchè è accaduto qualche giorno fa: si tratta della pubblicità natalizia della Red Bull (lo spot è quello che ho inserito ad inizio post). Secondo me, lo spot è molto carino ed originale (come quasi tutti quelli della Red Bull), anche ironico e privo di malizia. Ve lo racconto, ma è meglio se lo vedete direttamente: alla grotta della natività giungono 4 (quattro) Re Magi anzichè tre. Il primo porta oro, il secondo incenso, il terzo mirra (come nella tradizione) e il quarto? L’ultimo Re Mago porta Red Bull. Quando Maria stupita chiede come mai ci fosse un quarto dono e perchè fosse una bevanda energetica, il Re Mago risponde che per far volare tutti gli angioletti ci vuole una bevanda che “Mette le ali!“
Mi sembra simpatico come spot, non trovate? Ma un prete si è imbufalito sostenendo che lo spot è blasfemo. I Magi non possono essere quattro e gli angeli per volare non hanno bisogno di bere drink energetici. Se non è bigottismo questo…
Insomma, il prete (Don Marco Damanti di Menfi, un paesino in provincia di Agrigento), ha inviato una e-mail di protesta alla società (multinazionale) che produce la Red Bull, la quale ha ritirato lo spot andato in onda solo la prima settimana di Dicembre. “L’immagine della sacra famiglia – dichiara Don Marco - è stata raffigurata in modo blasfemo. Malgrado gli intenti ironici della Red Bull e degli autori dello spot è stata intaccata la Natività, e con essa la sensibilità dei cristiani“.
Come può un piccolo prete di provincia fare pressioni su una azienda così grande e importante? Credo che la soluzione stia in quelle ultime paroline: “sensibilità dei cristiani“. Se la vicenda si fosse allargata, figuratevi quale sarebbe stata la caduta di immagine per il prodotto. I politici avrebbero subito strumentalizzato la vicenda, chi a favore dell’istituzione ecclesiastica, chi contro lo strapotere della Chiesa in uno Stato laico. Le associazioni dei consumatori sarebbero insorte, la gente avrebbe cominciato a parlarne schierandosi per questo o quella posizione (è abitudine italiana) e magari il Cardinal Bagnasco sarebbe nuovamente intervenuto per dire che i media denigrano volutamente l’immagine della Chiesa.
La Red Bull GmbH credo che abbia cercato di evitare tutto questo trambusto (cosa che avviene regolarmete in Italia quando c’è di mezzo la Chiesa) e ha prontamente ritirato lo spot dopo l’e-mail del povero prete. Credo che le cose siano andate così, non mi spiego altrimenti la repentina risposta di una grossa azienda di fronte alla richiesta di un parroco di provincia…
Voi che dite?
Adesso anche la Chiesa parla di “uso criminoso” dei media…

Il segretario della CEI, il neo Cardinale ed ex generale dei cappellani militari Angelo Bagnasco, ha detto che contro la Chiesa cattolica italiana ci sarebbe in atto una “strategia denigratoria” portata avanti dai mass media. Secondo il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il fatto che la quella cattolica si configuri come Chiesa popolare “evidentemente dà molto fastidio a qualcuno, anzi a diversi soggetti“.
“Non mi meraviglio più di tanto, dunque – ha continuato – di quegli attacchi sistematici portati attraverso i media, nel contesto di una strategia denigratoria contro la Chiesa. [...] A livello mediatico – ha rilevato Bagnasco senza mai citare specificamente niente e nessuno – è ricorrente una certa posizione critica, spesso addirittura polemica, se non ironica verso la Chiesa, verso il suo magistero, innanzitutto quello del Papa, e poi quello dei vescovi“. Bagnasco ha poi tenuto a sottolineare che tutto questo in ogni caso non indebolisce il sentimento di stima, fiducia e amore che la maggior parte degli italiani prova nei confronti della Chiesa cattolica.
Non sappiamo di preciso a chi si riferisce Bagnasco. Forse riprendendo un monito del giornale l’Avvenire (il gornale edito dalla Conferenza Episcopale Italiana da lui oggi presieduta) c’è l’ha con la Littizzetto che a “Che tempo che fa” ironizza spesso sul Papa e ancor prima con il Cardinal Ruini (“Eminens“), con Crozza che fa una parodia del Papa nel suo programma su La7 o con Fiorello e la sua ormai celebre imitazione alla radio di Padre Georg, il segretario del Papa. Forse però il riferimento non è chi fa satira, ma a chi fa informazione. In questo caso potrebbe trattarsi dell’inchiesta de laRepubblica sui costi e i privilegi della Chiesa. A chiunque si riferisse Bagnasco, questa vicenda mi ricorda qualcosa di simile che aveva come protagonista un importante personaggio politici italiano…
Ebbene sì, sembra che Bagnasco stia prendendo spunto da Silvio Berlusconi e dal suo famigerato “uso criminoso” della TV. Deve essere un virus che contagia tutti quelli che, essendo per un motivo o per un altro particolarmente esposti (in prima persona o come membri rilevanti di una organizzazione), vengono a trovarsi inevitabilmente sotto i riflettori. Il fatto che certe persone, certi atteggiamenti, certi fatti diventino “bersaglio” della satira oppure diventino oggetto di un’inchiesta giornalistica (si pensi ad esempio al libro “L’odore dei soldi“ di Marco Travaglio, quello di cui si discuteva nella puntata del programma di Daniele Luttazzi che gli causò l’allontanamento dalla TV) non va giù a chi detiene il potere. Questa gente, anzichè farsi una risata di fronte alla satira oppure cercare di chiarire le propie responsabilità di fronte a inchieste che portano a galla certi fatti, si sente attaccata personalmente.
Comici a parte (dei quali si dovrebbe ridere e non avere paura), è di oggi, ad esempio, la notizia che un altro prete pedofilo è stato arrestato. Per Bagnasco, far sapere alla gente che il vice-direttore del seminario di Brescia molestava un ragazzino di 14 anni, è un atto denigratorio nei confronti della Chiesa oppure è informazione?
Vi ricordate tutto lo scalpore che fece la trasmissione di Santoro sui preti pedofili? Anche lì poi si disse che si trattava di denigrazione. La Chiesa voleva continuarea trasferire preti pedofili da una Diocesi all’altra senza far sapere nulla alla gente perchè altrimenti probabilmente si sarebbe commesso un atto denigratorio…
Per concludere, non si può fare di tutta l’erba un fascio. La Chiesa fa delle cose mirabili e importantissime per l’umanità, ma ha anche qualche sassolino nella scarpa (per non parlare di Berlusconi
). E’ ovvio che in presenza di reati (es. diffamazione) è giusto intervenire, ma in linea di massima credo che chi non ha nulla da nascondere, non abbia nemmeno nulla da temere (nè dalla satira su cui ci può ridere sopra, nè dalle inchieste giornalistiche che non potrebbero far mergere nient’altro che la verità).
Al contrario, quando si tenta di nascondere qualche misfatto (nel caso della Chiesa, anche i “semplici” privilegi dei suoi membri e i costi che questi comportano sugli italiani, come emerge dalla recente inchiesta de laRepubblica), si inizia a credere (o a cercare di far credere) che siano i media a mettere in atto strategie denigratorie…
Ancora preti pedofili: il lupo perde il pelo ma non il vizio

Ne abbiamo parlato più volte in questo blog (tra cui QUI e QUI), adesso ne dobbiamo riparlare: si tratta del controverso rapporto tra preti e pedofilia. Un sacerdote è stato condannato dal tribunale di Siracusa ad un anno e mezzo di reclusione e al risarcimento di 2000 euro da versare a Telefono Arcobaleno, l’associazione che si occupa della tutela dell’infanzia
Il sacerdote era anche un docente universitario e l’indagine su du lui è scaturita da una serie di dettagliate denunce presentate dall’Associazione Telefono Arcobaleno. Le denunce riguardano una fitta rete internazionale dedita alla condivisione di materiale pedopornografico. La condivisione avveniva attraverso un sito in cui era possibile accedere soltanto da parte degli utenti in possesso di una password che si acquisiva pagando.
A dare notizia della sentenza è stato proprio Telefono Arcobaleno. Le indagini erano partite nel 2005: l’operazione video privé, condotta dal Nucleo Investigativo Telematico, aveva coinvolto 186 persone in tutta Italia. Tra i soggetti indagati c’erano tre sacerdoti, uno è quello condannato.
La sentenza presenta delle novità. Oltre al risarcimento e al carcere, il Tribunale ha anche disposto la vendita del computer sequestrato al prelato dopo aver distrutto tutte le immagini pedo-pornografiche rinvenute presso l’abitazione del sacerdote.
Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno, non ha risparmiato parole dure nei confronti del condannato e delle istituzioni in seno alle quali potrebbe continuare ad operare se la Chiesa non interviene direttamente: “Non è sufficiente che la Chiesa risarcisca materialmente il danno delle vittime, come è successo e succede, se colui che ha commesso quello che è un crimine contro l’umanità, continua a praticare il proprio ufficio sacerdotale tra la gente. In Italia sono diversi i casi di sacerdoti condannati o in attesa di giudizio, da undici anni lottiamo per far emergere i casi di abuso sull’infanzia, ci confrontiamo quotidianamente con il sommerso e con la diffidenza delle vittime o di coloro che vorrebbero ma non denunciano“.
Insomma, a leggere questa notizia pare proprio che il lupo perda il pelo ma non il vizio. Ovviamente non si può e non si deve generalizzare, ma un altro prete pedofilo è stato smascherato. Staremo a vedere quale sarà la reazione della Chiesa: farà finta di niente e insabbierà tutto come al solito limitandosi a difendere la sua posizione a spada tratta in ogni caso, oppure deciderà finalmente di intervenire?
Io una risposta me la sono già data…
Caso Eluana: la Chiesa e il monopolio dell’etica

Sebbene certe storie meriterebbero rispetto e sarebbe meglio fare in modo che i riflettori non restassero puntati su determinate situazioni, per quanto riguarda il caso di Eluana Englaro non si può tacere perchè la storia umana, sanitaria e giudiziaria di questa ragazza introduce, per la prima volta in Italia, una sorta di “diritto alla morte“. Ma veniamo ai fatti…
Eluana Englaro era una giovane di soli 20 anni quando, nel 1992, a causa di un incidente stradale, è entrata in stato di coma vegetativo permanente. Da allora i genitori si sono battuti in tribunale affinchè venisse interrotta l’alimentazione artificiale alla figlia fino al sopraggiungere della morte. I giudici hanno sempre respinto le richieste della famigia, ma l’altro ieri la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito alla vicenda sconfessando le precedenze sentenze dei giudici cui era stato sottoposto il caso. La Corte Suprema ha affermato che “si può staccare la spina” se si verificano due condizioni, una di carattere tecnico e una di carattere umano:
-
lo stato vegetativo deve essere irreversibile senza alcuna possibilitá di recupero della coscienza e delle capacitá di percezione;
-
deve essere accertato, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai suoi convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che il soggetto, se avesse potuto pronunciarsi avrebbe voluto che il trattamento medico fosse interrotto.
Nelle motivazioni della sentenza si legge che c’è una “attuale carenza di una specifica disciplina legislativa” che fornisca indicazioni da seguire nel caso di richiesta di sospensione di cure e trattamenti sanitari di un malato in coma e senza speranza di miglioramenti. Anche in tale situazione di vuoto normativo, si è reso necessario – dicono i giudici della Cassazione - dare una “immediata tutela al valore primario ed assoluto dei diritti coinvolti“. Ecco perchè la Suprema Corte ha deciso di spingersi a dare indicazioni concrete per risolvere i casi dei pazienti in coma irreversibile colmando l’assenza di una normativa in tal senso.
Alla luce di questa sentenza, ci sarà un nuovo processo che potrebbe dar ragione al padre della ragazza ponendo fine alla vita (seppur vegetativa) della figlia. Che lo stato vegetativo di Eluana sia irreversibile, lo stabiliranno i medici, resta da dimostrare la volontà della ragazza. Già da anni, i genitori di Eluana raccontano episodi della vita della figlia e parlano del suo modo di concepire la vita da cui si capirebbe chiaramente il pensiero della giovane in merito all’eutanasia. Pare, ad esempio, che una volta Eluana avesse fatto visita a un amico motociclista, gravissimo che comunicava soltanto con il battito delle ciglia e che lei avesse acceso una candela perché morisse, a tal punto era rimasta colpita da quella scena. Lei, dice il padre, non ha nemmeno il potere sul battito di ciglia, figuratevi se adesso non volesse morire anche lei come auspicava per quel suo amico.
Al di là del caso specifico di Eluana, in questa situazione di vuoto normativo, la sentenza della Cassazione fissa i criteri perchè anche in Italia venga introdotta la “dolce morte“. Ovviamente, subito è arrivata la reazione della Chiesa che dalle colonne dell’Osservatore Romano, il giornale della CEI, ha avuto toni duri contro la sentenza definendola inaccettabile. “Nel caso specifico della sentenza della Cassazione – si legge sull’Osservatore Romano - è inaccettabile il relativismo dei valori, soprattutto se riguarda la conservazione o meno della vita. [...] Accettare pure nel vuoto legislativo una tale posizione significa orientare fatalmente il legislatore verso l’eutanasia. Di più: introdurre il concetto di pluralismo dei valori significherebbe attribuire a ciascuno una potestà indeterminata sulla propria esistenza. [...] Sulla vita stessa, e sulla sua interruzione, nessun uomo ha alcuna signoria“.
Se era scontato l’attacco frontale dell’Osservatore Romano contro la sentenza della Cassazione, non era altrettanto scontato il silenzio e l’imbarazzo dei politici italiani di fronte all’attacco del Vaticano contro la magistratura, accusata di “orientare il legislatore verso l’eutanasia” e di promuovere “il relativismo dei valori“. In realtà, la gerarchia cattolica quando si tratta di valori si scaglia contro tutti quelli che non hanno lo stesso suo pensiero perché ritiene di avere il monopolio dell’etica. Chi non la pensa come al Chiesa è OUT, chi dice le stesse cose che dice la Chiesa è IN. Anche la magistratura, se cerca di colmare un vuoto normativo che in certi casi diventa pesante (si pensi al caso Welby), viene tacciata di essere fautrice del relativismo dei valori, il male del secolo.
Nessun politico ha avuto il coraggio di sottolineare la sentenza o di dire qualcosa in difesa della magistratura perchè in Italia è difficile mettersi contro al Chiesa. Si stà ripetendo anche questa volta la farsa andata in scena per ciò che riguarda i DICO (qualcuno ne ha più sentito parlare?) oppure sul testamento biologico (il documento che contiene le disposizioni di una persona sulle cure mediche da affrontare verso il termine della vita, come la rinuncia all’accanimento terapeutico ) per il quale sono stati depositati in parlamento, fin dalla scorsa legislatura, diversi disegni di legge senza che l’argomento sia mai entrato nell’ordine del giorno.
Allora, al di là del caso specifico, credo che sia giusto che la Chiesa faccia sentire la propria voce e che renda nota la sua posizione, non è altretanto giusto però che Essa si attribuisca il monopolio dell’etica precludendo apriori qualsiasi altra possibilità. Anche la magisratura, a quanto pare, deve necessarimante adeguarsi ai suoi principi se no viene tacciata di essere causa di relativismo valoriale.
Ci sarà chi vede nella vita vegetativa del coma il compimento di un disegno divino al quale non ci si può sottrarre artificialmente continuando in ogni modo a restare attaccati al “valore della vita“, ma ci sarà anche chi preferisce far valere il “diritto alla morte“ pur di non restare immobile e incosciente per decenni su di un letto. Credo che la politica, quella laica sul serio, dovrebbe tener conto di entrambe le posizioni senza temere di esser accussata di diffondere “relativiso etico” e che in questo caso dovrebbe spendere qualche parola in difesa della magistratura. Almeno dovrebbe cercare di colmare quel vuoto legislativo cui solo in parte ha messo fine la Cassazione…
> AGGIORNAMENTO (09/07/2008): La Corte d’appello civile di Milano ha autorizzato oggi il padre di Eluana Englaro, in qualità di tutore, a interrompere il trattamento di idratazione e alimentazione forzato che da 16 anni tiene in vita la figlia in stato vegetativo permanente.
> AGGIORNAMENTO (16/11/2008): Dopo che la sentenza della corte d’appello civile di Milano era stata impugnata, la La Cassazione ha definitivamente respinto il ricorso autorizzando la famiglia di Eluana a “staccare la spina” (QUI). Probabilmente tra pochi giorni avverrà quello che il signor Englaro chiede da tempo per la figlia. Ancora una volta, però, la Chiesa tende a far valere la sua predominanza ideologica attaccando ripetutamente e in vario modo la decisione della Cassazione. Da ultimo, il Cardinale Ruini (in pensione) che oggi ha affermato che quella della Cassazione è “una decisione tragicamente sbagliata” (QUI).