Articoli con tag ‘censura’
In Iran continuano le proteste, ma dal G8 solo generiche condanne. Si pensa già alle vacanze!

Mentre il G8 sta finendo, in Iran – dopo giorni di tranquillità (forse solo apparente perché l’informazione viene censurata) – ieri sono scoppiate nuovamente le proteste (QUI). A Teheran, è stata organizzata una manifestazione in coincidenza dell’anniversario della rivolta studentesca del 1999, ma naturalmente il vero obiettivo erano i controversi risultati elettorali dello scorso 12 giugno.
Ricordiamo che le precedenti manifestazioni avevano portato ai più grandi raduni di protesta nella storia della repubblica islamica iraniana con un bilancio di almeno 20 morti (tra cui la giovane Neda) dovuti alla dura e violenta repressione da parte del Governo. Anche questa volta il bilancio è tragico tra morti, feriti e numero degli arresti (QUI).
E la situazione continua ad essere tesa anche oggi: le forze antisommossa sono state schierate nei pressi dell’Università e in altri luoghi della città, il servizio di messaggi SMS – che da qualche giorno era stato ripristinato – è stato nuovamente interrotto per impedire i contatti fra i contestatori, la censura su Internet si è fatta ancora più pesante.
Ma perché i grandi della terra riuniti a L’Aquila non prendono una posizione netta, chiara e ferma contro Ahmadinejad, la repressione e la censura?
Gli otto grandi ricordano che continuano ad essere seriamente preoccupati per gli eventi in Iran, deplorano le violenze post-elettorali, condannano il presidente iraniano perché nega l’Olocausto. Ma nel concreto?
Nel concreto la questione è stata rimandata a dopo le vacanze estive (QUI e QUI). Ancora una volta il G8 si rivela per quello che è: una riunione d’affari tra illustri personaggi politici nella quale ciascuno cerca di portare il più possibile acqua al proprio mulino.
Evidentemente per Obama (USA), Taro Aso (Giappone), Merkel (Germania), Brown (Regno Unito), Sarkozy (Francia), Medvedev (Russia), Harper (Canada) e Berlusconi al momento le priorità sono ben altre.
D’altra parte, Medvedev ha fatto sapere che la repressione degli oppositori di Ahmadinejad è solo una questione interna sulla quale non intende sia necessario intervenire; Obama si è detto più preoccupato per la questione nucleare in Medio Oriente piuttosto che per le proteste interne; Sarkozy ha rammentato che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad formerà il suo nuovo governo il prossimo agosto e probabilmente allora la situazione si sarà sistemata da sola o comunque sarà più semplice e lineare per permettere un intervento.
Allora, mentre i grandi della terra vanno in vacanza, non possiamo far altro che sperare che in Iran la situazione si stabilizzi e che – ancora grazie alla Rete e a quei pochi giornalisti rimasti – le informazioni possano giungere fino a noi affinché l’opinione pubblica globale non si dimentichi degli iraniani mentre è in vacanza, come invece faranno i leader mondiali.
Che ne pensate?
Attivisti Greenpeace contro il G8, le informazioni su Twitter!

Vado Ligure (SV), i manifestanti in azione
Il G8 è appena iniziato e – come ogni anno – non sono mancate le polemiche, gli scontri, le manifestazioni. L’informazione sta facendo la sua parte, ma è sempre la Rete a svolgere il ruolo da protagonista in questi casi.
Greenpeace, ad esempio, per sensibilizzare i grandi della terra nei confronti delle tematiche ambientali e sulla riduzione delle emissioni di CO2, sta conducendo delle manifestazioni in tutta Italia nel quasi silenzio dei media. E’ Twitter a darne notizia!!!
E’ su questo Social Network, infatti, che gli attivisti ambientali comunicano costantemente i loro aggiornamenti sulle azioni che da questa mattina si stanno svolgendo nelle centrali elettriche a carbone di Brindisi, Fusina a Marghera, Vado Ligure (Savona) e Porto Tolle (Delta del Po).
A Porto Tolle, le forze dell’ordine hanno arrestato quattro attivisti mentre si stavano arrampicando sulla ciminiera della centrale. La situazione è tesa anche negli altri tre siti interessarti dalle manifestazioni.
Le informazioni dal sito di Greenpeace le trovate a questo indirizzo (QUI le informazioni sul sito italiano) e questo è il canale Twitter dell’organizzazione ambientalista. Gli utenti possono inserire o ricercare informazioni con il tag “#climateaction“.
Insomma, ancora una volta la Rete batte l’informazione mainstream!!!
Cina, in Xinjiang come in Tibet. E il presidente cinese passeggia indisturbato per Roma…

E’ arrivato in Italia, primo tra i leader mondiali del G8, il presidente della Cina. Hu Jintao sta facendo il turista per le strade di Roma e, mentre lui si diverte, nel suo Paese ancora una volta vengono negati i diritti umani.
L’anno scorso era il Tibet, oggi è la regione dello Xinjiang a essere scenario di violenze e soprusi. In questa regione è in atto una vera e propria pulizia etnica messa in atto dal Governo cinese che vuole cacciare via gli abitanti autoctoni, gli Uiguri.
Lo Xinjiang è una vasta regione della Cina nord-occidentale, la cui maggioranza della popolazione è uighura, un etnia musulmana accusata da Pechino di condurre una campagna terroristica per l’indipendenza.
Per questo motivo, oggi, al culmine di una serie di scontri che si protraggono da tempo, sono morti più di 140 manifestanti e ci sono stati oltre 800 feriti durante una manifestazione di protesta; per non parlare del numero degli arresti (QUI). Come al solito si è attivata anche la macchia della censura (QUI) e il governo cinese ha bloccato l’accesso a Internet nella capitale dello Xinjiang, Urumqi, e nelle zone limitrofe.
Naturalmente nessun politico italiano ha chiesto spiegazioni a Hu Jintao. Non sarà perché l’altro giorno sono stati firmati degli importati accordi economici con l’Italia che prevedono addirittura la costruzione di un aeroporto in Sicilia a spese del governo cinese? Oppure perché oggi Berlusconi ha firmato degli altri accordi con Hu Jintao per un ammontare di ben 38 miliardi di euro!?
Così, mentre il nostro Presidente del consiglio dice di apprezzare la politica portata avanti dalla Cina, definendola coerente con una “politica dell’armonia” e del “dialogo”, i cinesi devastano indisturbati il territorio dello Xinjiang, hanno distrutto Kashgar (QUI), un tempo la città più bella sulla via della Seta, hanno ucciso più di 140 persone, censurano l’informazione e così via…
Laggiù si muore e qui Hu Jintao mangia un gelato davanti al Pantheon ammirando con incanto le bellezze italiane, per di più lodato dal nostro Governo.
Certo che quando di mezzo ci sono i soldi ci si dimentica di tutto!
Iran, è morto in carcere il blogger Sayafi

In Iran la rivoluzione khomeininista, che ha introdotto nel Paese uno stretto moralismo di linea fondamentalista islamica, è avvenuta 30 anni fa; tuttavia i suoi risultati sono ancora ben visibili pure oggi comprendendo sfere che inizialmente non erano previste, come Internet.
Il Governo di Ahmadinejad, ad esempio, ha presento di recente un progetto di legge che prevede la pena di morte per i blogger e per tutti coloro che tramite Internet “propagandano la corruzione, la prostituzione e l’apostasia“. Il Parlamento iraniano ancora non ha approvato la legge, ma già i segni della repressione si fanno sentire.
Sono tanti i blogger perseguitati e incarcerati, mentre da pochi giorni è morto Mir Sayafi, il ragazzo 25enne che era stato condannato a 30 mesi di carcere perché nel suo blog avrebbe insultato Khamenei (attuale Guida Suprema dell’Iran) e l’ayatollah Khomeini (il fondatore della Repubblica Islamica iraniana).
“I responsabili della prigione – dice Mohammad Ali Dadkhah, avvocato del giovane blogger – hanno dichiarato che Mir Sayafi si è suicidato; chiediamo l’apertura immediata di un’inchiesta e l’autopsia per accertare le cause del decesso“. Pare, infatti, che ci siano seri dubbi sull’avvenuto suicidio del ragazzo che probabilmente è morto a causa delle pessime condizioni delle carceri iraniane. Si presume, quindi, che Mir Sayafi sia morto di stenti o per altre cause come percossa o maltrattamenti. Anche Reporter Sans Frontières in un comunicato si dice “scioccata” e ha chiesto l’apertura di un’inchiesta per verificare se si sia trattato realmente di suicidio.
Sayafi non è il solo blogger ad essere stato imprigionato dal governo iraniano. Dai giornali iraniani si apprende di una serie di arresti, effettuati negli ultimi mesi, di persone legate a siti Web e blog che le autorità locali ritengono parte di un complotto contro l’Iran. Ha fatto il giro del mondo la notizia dell’arresto di un noto blogger irano-canadese, Hossein Derakhshan che dal 2000 viveva a Toronto dove aveva lanciato una serie di siti d’informazione e che è stato arrestato lo scorso novembre durante una breve visita a Teheran.
Non è un caso che l’Iran si trovi nella lista dei “Nemici di Internet” (QUI) redatta da Reporters Sans Frontières. Ancora una volta un fatto spiacevole ci dimostra come la Rete faccia molta paura al potere e come si cerchi di oscurarla e limitarla in ogni modo.
Fa ribrezzo pensare che ci siano Paesi che con il pretesto di proteggere la morale, la sicurezza nazionale, la religione cerchino di bloccare i contenuti della Rete e di mettere il bavaglio a chi usa Internet per informare liberamente e per esprimere la propria opinione. Ciò accade in Iran, ma anche in Cina e in molti Paesi dove anche con la repressione fisica si vuole limitare la libertà di parola che ben si concilia con il mezzo Internet.
Che ne pensate?
Ecco la lista dei nemici di Internet!!! ;-)

Si intitola “Internet enemies” (I nemici di Internet) ed è il report della ricerca condotta da Reporters sans frontières (RFS) sulla censura in Rete (QUI la versione integrale). Nell’introduzione del documento si legge: “Con il pretesto di proteggere la morale, la sicurezza nazionale, la religione e le minoranze etniche, e talvolta persino il potenziale spirituale culturale e scientifico del paese, molti paesi ricorrono al filtraggio della rete per bloccarne parte dei contenuti“.
Il mondo di Internet è sempre più minacciato dalla censura e dal controllo da parte dei Governi. L’aspetto sorprendente è che, al contrario di quello che ci si potrebbe aspettare, non sono soltanto i Paesi in cui vige una dittatura a mettere in atto questo tipo di “censura”. Ecco la lista (in ordine alfabetico) dei 12 Paesi ritenuti “nemici” della Rete:
- Arabia Saudita
- Burma (Birmania)
- Cina
- Corea del Nord
- Cuba
- Egitto
- Iran
- Siria
- Tunisia
- Turkmenistan
- Uzbekistan
- Vietnam
Per ognuno di questi Paesi RSF dedica una scheda specifica in cui riporta dati, riferimenti legislativi ed episodi significativi in materia di censura digitale.
Al primo posto (in negativo) si colloca la Cina dove è stata messa in atto la macchina di controllo più forte: oltre 40000 funzionari pubblici vengono pagati per monitorare le comunicazioni online; quasi 50 persone (di cui è a conoscenza) sono finite in prigione per avere espresso in Rete un loro parere critico e negativo nei confronti del Governo cinese; molti siti globali irraggiungibili dagli utenti cinesi; un apparato burocratico e di polizia vigila costantemente su tutto ciò che succede nella Rete cinese.
A parte la Cina, negli altri Paesi che fanno parte della lista le cose non sono di molto migliori: blogger arrestati, cyber-polizia onnipresente, risultai di Google pilotati, siti oscurati o irraggiungibili e così via…
Il report della ricerca sui “Nemici di Internet” porta alla luce anche un dato allarmante. Tra i Paesi a rischio figurano due Stati che fanno parte delle democrazie compiute: Australia e Corea del Sud. In questi Paesi sono in vigore leggi restrittive e in alcuni casi c’è stato pure qualche arresto (in Corea).
In Australia, ad esempio, il Governo ha discusso di filtraggio della Rete e dal 2001 esiste un’agenzia privata delegata dal Governo che può intercettare autonomamente le e-mail e tutte le comunicazioni in Rete dei cittadini che ritiene opportuno sorvegliare.
L’Italia non è contemplata nella lista, ma forse dopo l’ennesimo tentativo di mettere dei paletti al Web italiano da parte della Carlucci (solo ultimo in ordine di tempo dopo Levi, Cassinelli, D’Alia e Pisanu), nel prossimo report ci saremo anche noi.
Che ne pensate?
Cuba impedisce alla blogger dissidente di venire in Italia!!!

Yoani Sanchez
Si chiama Yoani Sanchez ed è una blogger cubana dissidente. In realtà di mestiere fa la giornalista per la rivista Desde Cuba, ma nel suo blog pubblica notizie “scomode” per i fratelli Castro. Non è un caso, infatti, che il suo spazio Web non è accessibile da Cuba (per via della censura) e che, quindi, solo chi sta fuori dall’isola può leggere ciò che scrive.
Il regime cubano ha paura di ciò che lei potrebbe dire o fare una volta recatasi all’estero e per questo motivo le impedisce di andare via anche solo temporaneamente. Non gli viene infatti concesso il visto che a Cuba è necessario per chi vuole allontanarsi.
La scorsa primavera le è stato negato il permesso per recarsi in Spagna (dove avrebbe dovuto ritirare un premio giornalistico), adesso gli è stato negato il permesso anche per venire in Italia (QUI).
Dal 3 al 5 Ottobre, infatti, si tiene a Ferrara il festival del giornalismo e dell’informazione globale ”Internazionale a Ferrara” e una delle ospiti era proprio lei. Sarebbe dovuta essere presente anche al “Pisa Book Festival” (dal 10 al 12 ottobre). Successivamente sarebbe dovuta andare anche a Piombino per l’iniziativa “Ottobre Piovono Libri“. Tutti gli appuntamenti ai quali avrebbe dovuto prendere parte la Sanchez sono stati annullati (salvo un ripensamento da parte del governo cubano).
Sulla vicenda alcuni senatori dei Radicali e del PD hanno presentato un’interrogazione al Ministro degli esteri Frattini per sapere “se sia possibile acquisire informazioni, tramite Ambasciate, sulle motivazioni che hanno respinto per ben due volte la richiesta di visto di uscita alla signora Sanchez, e se il Governo intenda intervenire per permetterle di venire in Italia e di partecipare alle conferenze che richiedono anche la sua presenza“. Vedremo se qualcosa si muove…
Spero che Yoani Sanchez possa essere presente a tutte le manifestazioni cui è stata inviata nel corso delle quali potrà parlare liberamente del regime cubano e di tutte le sue contraddzioni. In ogni caso, resta la consolazione del fatto che grazie al Web si può far sentire ugualmente la voce di una “dissidente” in tutto il Mondo. Peccato che proprio i diretti interssati (i cubani) non possano accedere liberamente al suo blog…
Ma i regimi, si sà, hanno paura delle voci libere!!!
Il Governo pakistano censura Youtube. Sbaglia e lo blocca in tutto il Mondo
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Qualcuno di voi se ne sarà accorto. Ieri per circa due ore Youtube è rimasto bloccato. Un black-out totale che non farebbe notizia (su Youtube a volte capita) se la causa non fosse riconducibile ad un attacco informatico ordinato da un governo.
Il governo del Pakistan, infatti, ha ritenuto di dover oscurare Youtube sul suo territorio. Così la Pakistan Telecommunication Authority (PTA) ha ordinato ai provider locali di servizi Internet di bloccare l’accesso al popolare sito. Il motivo? Youtube diffonderebbe video dal “contenuto blasfemo” che danneggiano l’immagine dell’Islam.
In particolare, a toccare la sensibilità del governo pakistano sarebbe stato il trailer dell’ultimo film di Geert Wilders; nelle brevi sequenze inserite su Youtube, infatti, l’Islam viene definita una religione violenta, soprattutto nei confronti delle donne e degli omosessuali. Ma a scatenare la furia censoria del governo pakistano pare siano stati anche alcuni video in cui appaiono le famigerate vignette su Maometto ripubblicate dai giornali danesi.
A causa di un errore, però, il blocco si è allargato a macchia d’olio di Paese in Paese spiazzando Google, propietario di Youtube, che adesso parla di sabotaggio. Ci sono volute due ore per scoprire l’artefice del black-out: il service provider pakistano PCCW, obbedendo alla direttiva della PTA, non permetteva ai suoi clienti di accedere al sito dirottando l’indirizzo IP di YouTube verso i suoi server bloccando così ogni tentativo di accesso al sito. Le informazioni però sono state mandate per errore a tutti gli altri provider nel mondo che inconsapevolmente hanno bloccato anch’essi l’accesso ad Youtube reindirizzando gli utenti nel buco nero creato da PCCW sui suoi server.
Il Pakistan non è l’unico Paese che cerca di censurare la Rete (tra i più noti c’è la Cina, ma anche l’Arabia Saudita, la Bielorussia, la Birmania, la Corea del Nord, Cuba, l’Iran, la Libia, il Sudan, la Siria, la Tunisia e molti altri). Sono molti gli Stati in cui per vari motivi si vuole porre un freno alla libera circolazione di idee e di informazioni permessa da Internet. I più maliziosi sostengono che anche il malriuscito tentativo pakistano di censura sia stato attuato più per motivi politici che religiosi.
E’ probabile, infatti, che l’ordine della PTA fosse in realtà destinato a colpire qualcosa di diverso dall’offesa all’Islam, nella fattispecie una serie di video ritraenti attivisti politici impegnati a compilare schede elettorali. La censura sarebbe, quindi, scattata per bloccare il tentativo di smascherare brogli elettorali in un Paese con una forte instabilità politica che sta attraversando una fase cruciale per la democrazia dopo l’uccisione della leader dell’opposizione Benazir Bhutto.
Di blocco totale di YouTube per “discutibili video non-islamici” parla anche Reporters Sans Frontières che condanna l’iniziativa e sottolinea come “una tale decisione dovrebbe essere presa dai tribunali, e non da una organizzazione sotto diretto controllo del governo“.
Che si tratti di motivi religiosi o politici, la censura è tuttavia da condannare. Questa vicenda, oltre a far correre ai ripari Youtube che si è scoperto vulnerabile, dimostra ancora una volta che la Rete è uno strumento libero e democratico di cui i grandi potentati (economici, politici, ideologici) hanno paura. Questa volta a causa di un grossolano errore il tentativo di censura è stato smascherato e denunciato, spero che in futuro la lotta alla censura non passi esclusivamente attraverso gli errori dei potenziali censori!!!
Un piccolo prete contro la grande Red Bull
Dopo il fatto di censura, chiamiamola così, compiuto ad opera di Daniele Luttazzi su La7, vorrei parlarvi di un episodio meno grave, ma che la dice lunga su quale influenza abbia la Chiesa nel nostro Paese. Il Suo “potere” non agisce solo sulla politica, ma anche sull’economia, incidendo addiruttura sulla pubblicità di un prodotto di una multinazionale.
Molti di voi lo sapranno già perchè è accaduto qualche giorno fa: si tratta della pubblicità natalizia della Red Bull (lo spot è quello che ho inserito ad inizio post). Secondo me, lo spot è molto carino ed originale (come quasi tutti quelli della Red Bull), anche ironico e privo di malizia. Ve lo racconto, ma è meglio se lo vedete direttamente: alla grotta della natività giungono 4 (quattro) Re Magi anzichè tre. Il primo porta oro, il secondo incenso, il terzo mirra (come nella tradizione) e il quarto? L’ultimo Re Mago porta Red Bull. Quando Maria stupita chiede come mai ci fosse un quarto dono e perchè fosse una bevanda energetica, il Re Mago risponde che per far volare tutti gli angioletti ci vuole una bevanda che “Mette le ali!“
Mi sembra simpatico come spot, non trovate? Ma un prete si è imbufalito sostenendo che lo spot è blasfemo. I Magi non possono essere quattro e gli angeli per volare non hanno bisogno di bere drink energetici. Se non è bigottismo questo…
Insomma, il prete (Don Marco Damanti di Menfi, un paesino in provincia di Agrigento), ha inviato una e-mail di protesta alla società (multinazionale) che produce la Red Bull, la quale ha ritirato lo spot andato in onda solo la prima settimana di Dicembre. “L’immagine della sacra famiglia – dichiara Don Marco - è stata raffigurata in modo blasfemo. Malgrado gli intenti ironici della Red Bull e degli autori dello spot è stata intaccata la Natività, e con essa la sensibilità dei cristiani“.
Come può un piccolo prete di provincia fare pressioni su una azienda così grande e importante? Credo che la soluzione stia in quelle ultime paroline: “sensibilità dei cristiani“. Se la vicenda si fosse allargata, figuratevi quale sarebbe stata la caduta di immagine per il prodotto. I politici avrebbero subito strumentalizzato la vicenda, chi a favore dell’istituzione ecclesiastica, chi contro lo strapotere della Chiesa in uno Stato laico. Le associazioni dei consumatori sarebbero insorte, la gente avrebbe cominciato a parlarne schierandosi per questo o quella posizione (è abitudine italiana) e magari il Cardinal Bagnasco sarebbe nuovamente intervenuto per dire che i media denigrano volutamente l’immagine della Chiesa.
La Red Bull GmbH credo che abbia cercato di evitare tutto questo trambusto (cosa che avviene regolarmete in Italia quando c’è di mezzo la Chiesa) e ha prontamente ritirato lo spot dopo l’e-mail del povero prete. Credo che le cose siano andate così, non mi spiego altrimenti la repentina risposta di una grossa azienda di fronte alla richiesta di un parroco di provincia…
Voi che dite?
La7 chiude il programma di Luttazzi: eccesso di satira?
Scusate se ultimamente ho aggiornato poco il blog, ma sono stato molto impegnato, prometto che tornerò ad aggiornare “La forza del blogging” spesso. Detto questo, vorrei parlare di quanto è accaduto a Daniele Luttazzi che con la TV ha avuto da sempre un rapporto controverso.
Adesso era tornato in TV dopo il famigerato “Editto Bulgaro“. Mediaset ovviamente non lo avrebbe mai potuto averlo tra i suoi, la RAI iper-politicizzata e perbenista non lo avrebbe più riaccolto, l’unica rete che gli ha ridato uno spazio suo è stata La7. La rete dove Crozza, Boncompagni, Chiambretti hanno un loro programma, dove trasmettono gli spettacoli di Marco Paolini, dove va in onda Sex and the city e dove fanno molti altri programmi che lascebbero pensare che non sia proprio una rete bigotta.
Dopo alcune puntate, però, anche La7 ha chiuso Decameron, il programma di Luttazzi. La decisione è stata presa dal direttore di rete, Antonio Campo Dall’Orto in seguito a una battuta che aveva come protagonista Giuliano Ferrara, altro personaggio di spicco di La7. Eccola: “Voce fuori campo: Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi. Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? E Lutazzi risponde: Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri… (per il resto vedete il video che ho inserito nel post, troppe parolacce
)”.
In un’intervista a Il Manifesto (che trovate QUI), Luttazzi ha detto che il suo pezzo “si inserisce nella tradizione satirica italiana. Ti posso portare pagine e pagine di Ruzante ma anche di Dario Fo che utilizzano questo tipo di immaginario e non solo, anche Rabelais, lo stesso Lenny Bruce… sono un nano sulle spalle di giganti. Se avessi insultano Ferrara, dicendo Ferrara tu sei così o cossà, lo capirei”.
Pare che Giuliano Ferrara non si sia pronunciato sulla vicenda. La decisione è stata presa dalla direzione della rete che non può sorvolare sul fatto che un conduttore insulti un altro conduttore di La7. Subito si è parlato di censura, ma la rete ha tenuto a precisare che “ciò che è accaduto con Daniele Luttazzi riguarda l’uso inappropriato del mezzo televisivo, non la libertà di satira”. Così ha detto Campo Dall’Orto che poi ha continuato: “La7 vive infatti proprio dei capisaldi di libertà di espressione, di rispetto verso le persone che vi lavorano e verso il pubblico che la segue quotidianamente, come dimostrato ampiamente dagli ultimi anni di lavoro. Non vi è quindi nessuna limitazione della satira, ambito nella quale ritengo Luttazzi sia tra i più bravi se non addirittura il più bravo in Italia, e rispetto alla quale a La7 ha avuto libertà assoluta come le cinque puntate andate in onda stanno a dimostrare. Ritengo – conclude Campo Dall’Orto – in questo caso specifico si sia invece trattato di insulti rivolti ad una altra persona, tra l’altro parte della stessa rete. E per questo la nostra decisione vuole difendere il principio dell’uso responsabile di un bene prezioso come la libertà di espressione, vero punto al centro della nostre riflessioni e della nostra decisione di sospendere il programma“.
Che in Italia la satira non è ben vista dalle persone più in vista (Ferrara compreso) non è un mistero, ma anche sul buon gusto della battuta du Luttazzi c’è da discutere…
Forse La7 ha esagrato a chiudere il programma (pare anche in malo modo) e, se è vero che la satira grottesca e scurrile fa parte dell’antica cultura letteraria italiana, forse Lutazzi in TV ha esagerato a sua volta.
Credo che ci debba essere una misura in tutte le cose: Luttazzi avrebbe potuto ammorbidire i termini, mentre La7 avrebbe potuto cercare di trovare un punto di incontro con Luttazzi evitando di chiudere drasticamente lo show. Il rapporto tra satira, tv e personaggi importanti del nostro Paese è però difficile da delineare. Voi che ne pensate? Si tratta di censura, di insofferenza da parte di La7, di un’esagerazione di Luttazzi o cos’altro?
> AGGIORNAMENTO: Finalmente Giuliano Ferrara si è espresso sulla vicenda inviando una lettera a laRepubblica. Ha detto che secondo lui il pezzo di Luttazzi è satira e che per questo non si è indignato e non ha detto nulla quando Luttazzi lo ha fatto in teatro durante i suoi spettacoli. Il problema, dice Ferrara, è che in Tv ci sono certi limiti da rispettare: “C’è la libertà di guidare, anche a trecento all’ora in una pista riservata a un pubblico pagante, ma in autostrada esistono limiti. In una tv generalista, insomma, è diverso“. Poi il Giulianone nazionale ha invitato Luttazzi e Campo Dall’orto a parlare di questa vicenda e della satira in genere nel suo programma. Staremo a vedere se ci andranno. Comunque secondo me Ferrara ci sta marciando su: vuole fare la parte del liberale e vuole fare una puntata di “8 e mezzo” con un numero di ascoltatori mai avuto prima!!!
