Articoli con tag ‘Bush’
L’Unità e lo “sbattezzo, l’ira della Binetti e del PD cattolico!

Quello che adesso diventato il giornale del PD, L’Unità, a partire da venerdì 17 luglio, ha cominciato a pubblicare alcune tavole tratte dal fumetto “Quasi quasi mi sbattezzo” di Alessandro Lise e Alberto Talami (QUI una pubblicazione).
Fin qui non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che questa iniziativa ha dato molto fastidio ai cosiddetti ‘teodem’ (corrente interna al PD di stampo democristiano e cristiano-sociale).
Addirittura 15 parlamentari hanno inviato una lettera di protesta al direttore (Concita De Gregorio) in cui, oltre a protestare, le chiedono “se è consapevole del grado di disagio che crea il giornale in molti dei suoi potenziali nuovi lettori, a cominciare da noi parlamentari, quando si arriva a quelle pagine che rivelano un clima tutt’altro che rispettoso di idee, valori e convinzioni”?
Il primo firmatario è Paola Binetti, nota per essere rimata l’unica a portare il cilicio dopo il Medioevo!
In effetti, il fumetto è di una ironia dissacrante, ma da qui ad arrivare a protestare pubblicamente contro il proprio giornale perché arreca disagio ai nuovi elettori (nuovi in che senso?) del Partito Democratico mi sembra esagerato!
La direzione dell’Unità ha risposto apprezzando la premessa politica della lettera e riconoscendo il delicato momento in cui si trova il PD in questa fase di rilancio e prima di un congresso, ma ha sottolineato i toni ironici e satirici della vignetta.
La storia che si racconta ne fumetto e che ha fatto arrabbiare la Binetti e i teodem è la seguente: Alberto è un operaio 30enne che da piccolo – come tutti – è stato battezzato nel paesino d’origine. Da grande, però, è diventato ateo e non frequenta più la Chiesa.
Alberto, un giorno, tornato dalla fabbrica, di fronte all’immagine di un TG in cui si vede di Papa Ratzinger che stringe la mano a George W. Bush, decide che è arrivato il momento di dire basta. Per coerenza vuole annullare quel sacramento che ormai per lui non rappresenta più nulla.
Da questo momento per Alberto comincia un’odissea assurda e paradossale raccontata con molto sarcasmo (ma molto simile a quella che potrebbe dover affrontare qualcuno che volesse sbattezzarsi sul serio). Tutto ciò ha fatto infuriare i 15 parlamentari del PD.
Non voglio fare altri commenti, ciascuno può farsi una propria idea su questa vicenda. Faccio sol alcune considerazioni: Don Gallo oggi ha detto: “Se la Chiesa non accetta neppure una stimolazione ironica vuol dire che ritiene i credenti sudditi“. Per la verità la Chiesa non ha detto nulla, ma i sudditi politici sì.
Che ne pensate?
Bin Laden è morto un’altra volta, ma ormai poco importa

Ne avevamo già parlato in questo blog della morte di Bin Laden (QUI), adesso ci ritroviamo a riparlarne. Pare proprio che il più temuto terrorista del mondo abbia tante vite come i gatti e che ogni volta che muoia poi c’è lo si ritrovi sempre in vita.
Scherzi a parte, l’altro ieri il presidente della repubblica pakistana, Asif Ali Zardari, ha reso noto un rapporto dei servizi segreti (ISI) in cui si dice che Bin Laden è morto anche se non si dispone di nessuna prova certa. Forti dubbi a riguardo sono giunti dagli Stati Uniti secondo i quali Bin Laden vivrebbe ancora da qualche parte nelle montagne tra Afghanistan e Pakistan, ma neanche loro sanno dire dove.
Insomma, è un insieme di insinuazioni e supposizioni di cui nessuno può avere conferma. Non è la prima volta che Bin Laden è stato dato per morto; secondo laStampa, sarebbero almeno 13 le volte in cui il capo di Al-Qaeda è stato dichiarato morto.
Nel settembre del 2002, ad esempio, è arrivata una delle tante notizie sulla sua morte: “Bin Laden è morto il 9 dicembre sotto le bombe di Tora Bora“. La notizia era stata riportata dalla radio statale israeliana, che citava il sito online di Al-Qaeda.
Secondo un rapporto dei servizi segreti francesi DGSE (Direction Generale del Services Exterieurs), per citare un altro esempio, il leader dei terroristi sarebbe stato vittima di una crisi tifoidea che gli avrebbe provocato una paralisi delle gambe e poi il decesso. Il rapporto segreto citava fonti dei servizi sauditi secondo cui Bibn Laden sarebbe deceduto in Pakistan il 23 agosto del 2006.
Il 2 novembre del 2007 fu Benazir Bhutto (uccisa in un attentato il 27 dicembre), in un’intervista alla televisione Al Jazeera, a riportare la notizia della fine del terrorista. La “rivelazione” non trovò molto spazio sulle testate e in tv.
Insomma, nemmeno questa volta sapremo se Osama Bin Laden sia realmente morto oppure se sia ancora vivo a ridere di tutti coloro che ne annunciano periodicamente la morte. Quello che è certo è che, vivo o morto, ormai Bin Laden è diventato un mito: se fosse vivo non potrebbe che ispirare ammirazione da parte dei suoi sostenitori che lo ammirerebbero per la sua resistenza ad oltranza. Se fosse morto, per i suoi sostenitori non sarebbe altro che un martire perchè sarebbe caduto per difendere la giusta causa della lotta al male.
Peggio ancora se dovesse essere eliminato clamorosamente e le immagini della sua morte facessero il giro del mondo: il potere dell’idea del sacrificio potrebbe addirittura ad incrementare il mito della sua persona.
Insomma, che sia vivo o morto, poco importa. Quel che conta è che è riuscito a creare e ad alimentare un movimento che, prescindendo dalla sua partecipazione attiva, è capace di agire autonomamente. Comunque stiano le cose, dunque, ormai Bin Laden - purtroppo per noi – è riuscito a svolgere il suo compito.
Che ne pensate?
Chavez censura i Simpson: preferisce Pamela Anderson

Il presidente venezuelano Hugo Chávez ha censurato i Simpson, il popolarissimo cartone animato che riscuote da anni successi in tutto il Mondo e non solo tra i più piccoli. Secondo Chávez, i bambini del Venezuela potrebbero subire un’influenza negativa dai mitici personaggi della serie TV (QUI la notizia).
Con una minacciosa nota ufficiale, la Comisión Nacional de Telecomunicaciones, una sorta di autority per le telecomunicazioni, ha ingiunto alla emittente privata Televen di sospendere la diffusione del serial, mandato in onda tutti i giorni alle 11 del mattino. Nella nota si può leggere la motivazione: “Perché attenta contro la formazione integrale di bimbi, bimbe ed adolescenti“.
Al posto degli ironici e satirici personaggi gialli dei Simpson adesso non andrà in onda un documentario o un film d’autore, bensì il telefilm Baywatch, proprio quello in cui Pamela Anderson mostra le sue prorompenti grazie in un costume da bagno mozzafiato.
Che Chávez subisse il fascino delle belle donne lo si sapeva (dopo la storia con Naomi Campbell), ma che credesse che tutto il popolo venezuelano fosse più acculturato e meno corrotto da un seno prosperoso per lo più scoperto, piuttosto che da un cartone animato che ironizza sulla società occidentale, mi sembra troppo…
Mi sarei aspettato che il presidente socialista amico di Fidel Castro fosse uno più un fan dei Simpson che prendono in giro il modello di vita americano piuttosto che degli americanissimi bagnini in tuta rossa sempre più svestiti. Per altro, censurando i Simpson, Chávez va a trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda del suo odiato nemico, Bush. Anche il Presidente americano ha detto più volte, infatti, di non amare i personaggi dei Simpson (forse perché sbeffeggiano il suo governo e il modello di società di cui lui si è fatto portatore in quesi anni).
Magari dopo le polemice con la Reuters che di recente ha diffuso una foto di Chávez che, per uno strano
gioco di luci e ombre, sembra avere le orecchie da Topolino (Disney), adesso al leader venezuelano non piacciono più così tanto i cartoni animati; preferisce vedere altre forme animate che si muovono sinuosamente durante una corsa sulla spiaggia…
Battute a parte, ancora una volta in Stati poco liberi si preferisce a qualcosa che potrebbe innescare un minimo di senso critico, qualcos’altro che agendo sugli istinti primari distrae l’attenzione della gente sui problemi reali.
Giustiziato omosessuale in Iran. Ma non si era detto che lì non c’erano gay!? ;-)

Il 24 settembre scorso, tra tante polemiche, il presidente iraniano, Maḥmūd Aḥmadinejād (quello che vuole distruggere Israele, che nega l’Olocausto, che vuole costruire la bomba atomica, che “litiga” spesso con Bush, …) si trovava in America per partecipare all’assemblea generale dell’ONU ed è stato invitato per uno “speech” alla Columbia University. Il discorso del presidente iraniano è stato molto contestato, lo stesso Presidente dell’Univesità, finito nell’occhio del ciclone per aver invitato quello che in America chiamano dittatore, lo ha introdotto con parole sprezzanti: “Signor Presidente, lei mostra tutti i segni di un piccolo e crudele dittatore. E allora le chiedo: perché le donne del Bahai Faith, gli omosessuali e molti altri nostri colleghi accademici sono vittima di persecuzione nel suo paese?”. Poi ha proseguito chiedendo conto della corsa al nucleare, dell’Olocausto negato, della volontà di distruggere Israele e del sostegno ai terroristi. Concludendo ha affermato: “Dubito che lei avrà il coraggio intellettuale di rispondere a tutte queste domande”.
Aḥmadinejād ha praticamente ignorato le domande rivoltegli dal presidente della Columbia University e, dopo aver recitato alcuni versetti del Corano e essersi lamentato per la cattiva accoglienza, ha iniziato un discorso astratto, irreale e praticamnte finto. Un passaggio in particolare ha suscitato ilarità tra i presenti (circa 700 persone tra studenti e professori), quello in cui ha affermato che in Iran non ci sono omosessuali come in America, è un fenomeno che non conoscono (In Iran we don’t have homosexuals like in your country. In Iran we do not have this phenomenon, I don’t know who has told you that we have it).
Peccato che ormai da tempo le organizzazioni umanitarie denuncino i gravi abusi che il governo di Teheran commette nei confronti di gay e lesbiche (QUI la foto di una impiccagione avvenuta nel 2005 di due rgazzi accusati di essere omosessuali). Ovviamente questa affermazione di Aḥmadinejād non ha alcun fondamento (ad esempio, sono recenti le vicende di Pegah, fuggita in Inghlilterra dall’Iran perchè condannata a morte in quanto ritenuta lesbica), ma adesso a smentire il presidente iraniano è la stessa stampa dell’Iran che a riportato la notizia di una impiccaggione nella pubblica piazza per omosessualità. Ma non si era detto che in Iran non c’erano omosessuli!?
Il quotidiano Jomhuri Eslami ha dato oggi la notizia dell’esecuzione di un uomo, Shanuz Morovati, riconosciuto colpevole di “sodomia, costituzione di una banda per la corruzione, consumo di alcol, rissa e omicidio“. Corruzione è un termine usato normalmente nella Repubblica islamica per la prostituzione o comportamenti sessuali giudicati immorali. La sodomia, così come l’omosessualità femminile, è uno dei delitti per i quali è prevista la pena capitale, in base alla legge islamica.
Insomma, i fatti vanno contro le parole del presidente iraniano, sebbene non è che ci fosse bisogno di prove per capire che l’affermazione di Aḥmadinejād era del tutto infondata. D’altra parte, da uno che nega l’esistenza dell’Olocausto non ci si può aspettare niente di più serio e concreto!!!