Articoli con tag ‘Berlusconi’
Mike Bongiorno, un mito o un personaggio negativo?

Il blog riprende la sua attività dopo la prolungata pausa estiva parlando di un avvenimento spiacevole: la morte di Mike Bongiorno.
Il popolare presentatore rappresenta in un certo senso tutta la televisione italiana e ha fatto parte in maniere significativa di della quella grande macchina che i sociologi della comunicazione chiamano “industria culturale”.
Giornali, riviste, quotidiani, siti e blog fanno a gara in questo momento nel raccontare aneddoti che lo riguardano, nel ricostruire la sua storia, nello scavare nei momenti più belli della sua vita. Ed è giusto che adesso sia così.
Si parla del suo arrivo in Italia, di quando era un partigiano poco più che adolescente, della sua detenzione avvenuta per mezzo dei nazisti, di quando in carcere incontrò Montanelli e naturalmente di tutta la sua vita.
Si parla ovviamente dei suoi programmi, delle vallette, delle sue celebri gaffe, del suo finto antagonismo con Pippo Baudo, dei suoi successi e della sua carriera. Ci sono gli inizi in bianco e nero alla Rai, la fondazione di Canale5 insieme a Silvio Berlusconi, le televendite, l’amicizia con Fiorello e tutto il resto.
Si parla anche, in misura minore e con toni per lo più entusiastici, del suo ultimo passaggio a Sky dove il presentatore avrebbe dovuto vivere una seconda giovinezza dopo che Mediaset lo mise da parte con poca riconoscenza.
Ma chi è stato veramente Mike Bongiorno? Ci sono opinioni discordanti a proposito. È stato colui che ha contribuito per la sua parte ad alfabetizzare l’Italia nel dopoguerra o uno dei personaggi che ha contribuito di più imbarbarimento della cultura italiana attraverso la TV? Un ignorante che della sua ignoranza ha fatto un’arma vincente oppure un grande professionista che sapeva bene come muoversi?
È stato un maestro di vita per tutti oppure colui che con le vallette mute ha dato il via a un velinismo ante litteram? È stato colui che ha dato un forte contributo al successo di Berlusconi (nel ’94 fece uno spot in diretta per appoggiare la candidatura del Cavaliere) oppure è stato un grande intrattenitore che non prese mai una posizione? È stato colui che ha imposto il modello culturale della TV commerciale basato sul marketing oppure è stato un esempio per tutti noi?
Le domande sono tante e ciascuno si sarà fatto una sua opinione. Di sicuro l’identità di Mike Bongiorno è strettamente legata alla televisione italiana e, dunque, l’opinione che ognuno di noi avrà di lui dipende dalla considerazione che si ha di questo mezzo.
Di sicuro, però, tutti si ricorderanno di Mike perché – nel bene o nel male – rappresenta la storia della TV italiana. Anche quelli che, immersi nella musica del loro iPod o assorti nei video di Youtube, poco hanno a che fare con questo personaggio non potranno fare a meno di confrontarsi con lui se vogliono capire la TV e l’universo culturale italiano.
Che ne pensate?
In Iran continuano le proteste, ma dal G8 solo generiche condanne. Si pensa già alle vacanze!

Mentre il G8 sta finendo, in Iran – dopo giorni di tranquillità (forse solo apparente perché l’informazione viene censurata) – ieri sono scoppiate nuovamente le proteste (QUI). A Teheran, è stata organizzata una manifestazione in coincidenza dell’anniversario della rivolta studentesca del 1999, ma naturalmente il vero obiettivo erano i controversi risultati elettorali dello scorso 12 giugno.
Ricordiamo che le precedenti manifestazioni avevano portato ai più grandi raduni di protesta nella storia della repubblica islamica iraniana con un bilancio di almeno 20 morti (tra cui la giovane Neda) dovuti alla dura e violenta repressione da parte del Governo. Anche questa volta il bilancio è tragico tra morti, feriti e numero degli arresti (QUI).
E la situazione continua ad essere tesa anche oggi: le forze antisommossa sono state schierate nei pressi dell’Università e in altri luoghi della città, il servizio di messaggi SMS – che da qualche giorno era stato ripristinato – è stato nuovamente interrotto per impedire i contatti fra i contestatori, la censura su Internet si è fatta ancora più pesante.
Ma perché i grandi della terra riuniti a L’Aquila non prendono una posizione netta, chiara e ferma contro Ahmadinejad, la repressione e la censura?
Gli otto grandi ricordano che continuano ad essere seriamente preoccupati per gli eventi in Iran, deplorano le violenze post-elettorali, condannano il presidente iraniano perché nega l’Olocausto. Ma nel concreto?
Nel concreto la questione è stata rimandata a dopo le vacanze estive (QUI e QUI). Ancora una volta il G8 si rivela per quello che è: una riunione d’affari tra illustri personaggi politici nella quale ciascuno cerca di portare il più possibile acqua al proprio mulino.
Evidentemente per Obama (USA), Taro Aso (Giappone), Merkel (Germania), Brown (Regno Unito), Sarkozy (Francia), Medvedev (Russia), Harper (Canada) e Berlusconi al momento le priorità sono ben altre.
D’altra parte, Medvedev ha fatto sapere che la repressione degli oppositori di Ahmadinejad è solo una questione interna sulla quale non intende sia necessario intervenire; Obama si è detto più preoccupato per la questione nucleare in Medio Oriente piuttosto che per le proteste interne; Sarkozy ha rammentato che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad formerà il suo nuovo governo il prossimo agosto e probabilmente allora la situazione si sarà sistemata da sola o comunque sarà più semplice e lineare per permettere un intervento.
Allora, mentre i grandi della terra vanno in vacanza, non possiamo far altro che sperare che in Iran la situazione si stabilizzi e che – ancora grazie alla Rete e a quei pochi giornalisti rimasti – le informazioni possano giungere fino a noi affinché l’opinione pubblica globale non si dimentichi degli iraniani mentre è in vacanza, come invece faranno i leader mondiali.
Che ne pensate?
Cina, in Xinjiang come in Tibet. E il presidente cinese passeggia indisturbato per Roma…

E’ arrivato in Italia, primo tra i leader mondiali del G8, il presidente della Cina. Hu Jintao sta facendo il turista per le strade di Roma e, mentre lui si diverte, nel suo Paese ancora una volta vengono negati i diritti umani.
L’anno scorso era il Tibet, oggi è la regione dello Xinjiang a essere scenario di violenze e soprusi. In questa regione è in atto una vera e propria pulizia etnica messa in atto dal Governo cinese che vuole cacciare via gli abitanti autoctoni, gli Uiguri.
Lo Xinjiang è una vasta regione della Cina nord-occidentale, la cui maggioranza della popolazione è uighura, un etnia musulmana accusata da Pechino di condurre una campagna terroristica per l’indipendenza.
Per questo motivo, oggi, al culmine di una serie di scontri che si protraggono da tempo, sono morti più di 140 manifestanti e ci sono stati oltre 800 feriti durante una manifestazione di protesta; per non parlare del numero degli arresti (QUI). Come al solito si è attivata anche la macchia della censura (QUI) e il governo cinese ha bloccato l’accesso a Internet nella capitale dello Xinjiang, Urumqi, e nelle zone limitrofe.
Naturalmente nessun politico italiano ha chiesto spiegazioni a Hu Jintao. Non sarà perché l’altro giorno sono stati firmati degli importati accordi economici con l’Italia che prevedono addirittura la costruzione di un aeroporto in Sicilia a spese del governo cinese? Oppure perché oggi Berlusconi ha firmato degli altri accordi con Hu Jintao per un ammontare di ben 38 miliardi di euro!?
Così, mentre il nostro Presidente del consiglio dice di apprezzare la politica portata avanti dalla Cina, definendola coerente con una “politica dell’armonia” e del “dialogo”, i cinesi devastano indisturbati il territorio dello Xinjiang, hanno distrutto Kashgar (QUI), un tempo la città più bella sulla via della Seta, hanno ucciso più di 140 persone, censurano l’informazione e così via…
Laggiù si muore e qui Hu Jintao mangia un gelato davanti al Pantheon ammirando con incanto le bellezze italiane, per di più lodato dal nostro Governo.
Certo che quando di mezzo ci sono i soldi ci si dimentica di tutto!
Elezioni europee, serve gente preparata e competente!!!

La campagna elettorale per le elezioni europee si è conclusa. Ognuno si sarà fatto la propria idea su chi votare. Gossip a parte, a dominare le tematiche politiche per quanto riguarda i nostri rappresentati europei sono state, però, solo tematiche nazionalistiche.
Anche le elezioni europee in Italia vengono presentate secondo la contrapposizione tra berlusconiani e antiberlusconiani. Poche sono state le proposte concrete che siano andate oltre le Alpi e al di là dei confini nazionali.
Eppure il Parlamento europeo, con tutti i suoi limiti, è un’istituzione importante che meriterebbe molta più attenzione rispetto a quella che ha in Italia dove le elezioni europee sono viste solo come un momento di verifica delle coalizioni e per misurare il consenso popolare.
E’ vero che il Parlamento della UE subisce la supremazia del Consiglio e della Commissione, ma è anche vero che esso rappresenta l’unico organismo dell’Unione Europea che supera le logiche nazionalistiche e che rappresenta veramente il popolo europeo.
La Commissione è un organo tecnico, il Consiglio è il luogo dove i singoli Paesi cercano di spuntarla sugli altri, il Parlamento rappresenta la sovranità sovrastatale europea. Nonostante la percezione che noi italiani ne abbiamo, quindi, l’influenza del Parlamento sulla politica di tutti gli Stati membri è rilevante. Un numero crescente di leggi europee deve passare dall’approvazione del Parlamento che, anche se dovrebbe acquistare maggiore potere, riesce a condizionare le decisioni politiche dei Governi nazionali.
Occorre, quindi, mandare a Strasburgo persone competenti e preparate che sappiano far valere la posizione italiana all’interno del Parlamento. In molti Paesi europei, ad esempio, si è formata una classe politica di euro-esperti, ma da noi non è così. Spesso i candidati italiani sono “scarti”, giovani inesperti da lanciare, persone da sistemare, gente a cui i segretari di partito non possono dire di no, pensionati della politica e così via. Tutte persone che sono quasi digiune di questioni europee e dei meccanismi che regolano l’Unione. La percezione in Italia è, infatti, questa: per quello che serve il Parlamento europeo va bene chiunque!
Ma il Parlamento europeo è una cosa seria, non va bene chiunque. A volte i nostri politici, per inesperienza o perché abituati ai meccanismi lenti ridondati italiani e non a quelli agili ed efficaci della UE (nel Parlamento europeo, ad esempio, non parla chiunque, ma solo chi ha dimostrato di avere specifiche competenze sul tema che si sta affrontando), fanno una pessima figura oppure non godono della visibilità che meriterebbero i rappresentanti di un Paese quale l’Italia (uno dei Paesi fondatori). Non a caso sono detenuti proprio dai i politici italiani i record di astensionismo e di proposte irrilevanti.
Allora, credo che - qualunque sia l’orientamento politico – domani e dopodomani ciascuno di noi debba fare un esame di coscienza e votare per un candidato che non sia solo di facciata o di cui non si capisca bene quali siano i suoi meriti specifici, bensì votare per persone esperte e competenti che sappiano gestire il loro ruolo con professionalità e con autorevolezza. Ne va del bene dell’Italia e dell’Europa intera che potrebbe avere un po’ più di italianità al suo interno.
Che ne pensate? ![]()
Ridurre i parlamentari? In realtà non lo vuole nessuno e forse non è nemmeno auspicabile!!!

Da qualche giorno un tema predominate nell’agenda politica e dei media è quello della riduzione dei parlamentari. Sul taglio pare che siano tutti d’accordo (ma non è così). Pd e Idv hanno presentato da tempo dei disegni di legge riguardanti la riduzione dei parlamentari; il Pdl e la Lega hanno questo tema nei propri programmi quasi dalla loro fondazione. Anche l’UDC è d’accordo.
Allora qual è il problema? Il problema è che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare… e che dietro agli slogan spesso non ci sono reali intenzioni.
Il Pd vuole strumentalizzare questo tema per contrastare ancora una volta l’avversario Berlusconi sfidandolo a duello in un campo di battaglia che, però, lui conosce bene e domina (i media). Il Pdl vuole usare questo tema per fare leva sugli elettori in vista delle elezioni europee.
Insomma, il numero dei parlamentari va ridotto, ma finché non si affronterà la questione con serietà non si concluderà nulla, come dimostra quello che è accaduto oggi al Senato (QUI).
Il nostro ordinamento giuridico nasce dopo la guerra. C’era stato il ventennio fascista, la seconda guerra mondiale e la resistenza partigiana. I membri dell’assemblea costituente si lasciavano alle spalle tutto questo e volevano che nulla di tutto ciò si ripetesse. Nacque così il nostro Parlamento con tutti i meccanismi di controllo, le procedure lente e burocratiche, due camere, regole e procedure rigide, ferree norme da rispettare e tutto il resto.
Prima di prendere una decisione, infatti, occorreva pensarci due volte e rifletterci bene. Per di più lo scenario culturale, economico e politico del tempo era molto più semplice e lineare di quanto lo sia oggi e tutto il mondo camminava più lentamente. Oggi le cose sono cambiate e le democrazie moderne hanno bisogno di apparati governativi snelli, veloci, efficienti che sappiano gestire in tempo reale la complessità della società e la velocità con cui si muove il mondo.
Per quanto mi riguarda, quindi, credo che sia necessario ridurre il numero dei parlamentari, ma prima si pone un altro problema che si presenterebbe in maniera ancora più marcata se ci fossero meno parlamentari: il modo in cui si eleggono.
In questo momento i nostri rappresentati vengono praticamente nominati dai segretari di partito ed è a loro che devono rispondere, non ai cittadini. Chi vota non sa nemmeno chi andrà a rappresentarlo. Se ci fosse un sistema elettorale a collegio uninominale, ad esempio, ogni cittadino potrebbe scegliere il proprio parlamentare allo stesso modo in cui oggi sceglie il proprio Sindaco. L’opinione pubblica locale potrebbe essere più informata su chi sono i candidati e le campagne elettorali tornerebbero a essere il momento in cui il candidato scende in piazza con la sua storia, la sua figura e le sue proposte. Ci metterebbe, insomma, la faccia!
Il Parlamentare, per essere rieletto, dovrebbe rendere conto del suo operato agli elettori della circoscrizione che, essendo relativamente pochi e concentrati n un territorio specifico, potrebbero esercitare un potere di controllo molto più grande di quello che hanno adesso (che è pari allo zero).
Tagliando il numero dei parlamentari e lasciando inalterato il sistema elettorale, si peggiorerebbero solo le cose: pochi uomini al comando (quini ancora più fedeli e ancora più “servili”) coordinati da un’élite molto ristretta (con i soliti nomi e le solite facce!).
Io credo che purtroppo nemmeno questa volta ci sarà l’auspicabile taglio di parlamentari. Se non si cambia sistema elettorale, però, forse è meglio così. Che ne pensate?
Nucleare in italia… E l’Enel ci guadagna ancora!

Oggi il premier Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno firmato un accordo che vedrà Italia e Francia più vicine nella produzione di energia nucleare (QUI).
Incuranti del referendum con il quale gli italiani dissero di NO al nucleare, l’accordo prevede anche la realizzazione di almeno quattro centrali nucleari nel nostro Paese.
Queste nuove centrali nucleari (dette di terza generazione) sono più sicure delle precedenti, ma non risolvono il problema delle scorie e per di più, in caso di incidente, sarebbero più pericolose dei vecchi impianti (la centrale di Cernobyl era di seconda generazione).
Sul nucleare, inoltre, gli italiani avrebbero più timori e dubbi che entusiasmo e certezze. Secondo una recente ricerca dell’Eurispes, infatti, “con uno scarto di 7,4 punti percentuali rispetto ai favorevoli, gli italiani bocciano – per vari motivi - il ricorso al nucleare come fonte di energia“.
Insomma, un referendum vieterebbe la costruzione di centrali in Italia, gli italiani sono scettici (quando non hanno proprio paura di questa forma di energia), non sono stati risolti i problemi delle scorie e quelli legati alla sicurezza in caso di incidente, …
Ma allora chi ci guadagna da tutto ciò?
Non voglio rispondere a questa domanda perché la risposta è chiara a tutti. Così, mentre EcoTV lancia una provocazione sostenendo la costruzione di una della quattro nuove centrali ad Arcore, il PD sostiene che a guadagnarci da questo accordo sarà solo la Francia perché Sarkozy punterebbe sui fondi pubblici italiani per sostenere l’industria nucleare francese, l’IdV sostiene che questo è l’ennesimo spot elettorale di Berlusconi che però costa all’Italia ben 4 miliardi di euro, Legambiente, WWF, Greenpeace e Verdi si oppongono in ogni modo a questo accordo, nessuno parla dell’Enel che in questo momento è quella che ci guadagna di più dall’accordo (QUI).
Senza parlare del fatto che – come documentato in questa puntata di Report – da ben 22 anni noi cittadini dobbiamo risarcire l’Enel e la società che si occupa dello smaltimento delle scorie (ad oggi abbiamo speso circa 9 miliardi di euro) per il mancato guadagno dovuto allo stop agli investimenti nel nucleare dopo il referendum e per mantenere in sicurezza gli impianti che sono ancora pieni di scorie radioattive, vorrei invece soffermarmi su questo punto: da oggi Enel è il secondo operatore energetico d’Europa dopo l’azienda pubblica francese Edf (QUI).
Enel, infatti, è impegnata in cinque Paesi (Spagna, Slovacchia, Francia, Romania e Russia) con un totale di capacità produttiva di 5.680 megawatt. Un’ulteriore capacità produttiva di altri 1.080 megawatt si va ad aggiungere a questa grazie ai nuovi reattori in costruzione in questi Paesi (senza contare quella derivata dalle future centrali italiane).
Visto che adesso il nucleare sarà al centro dell’attenzione, riporto proprio a proposito dell’Enel alcuni passaggi di un mio vecchio post in cui si parlava delle centrali nucleari di Mochovce, in Slovacchia. Non ci sarebbe niente di strano se non fosse che i reattori presenti a Mochovce e quelli che si stanno per costruire sono delle potenziali bombe atomiche, nel senso che hanno livelli di protezione bassi.
La centrale di Mochovce fu costruita dai russi quando l’allora Cecoslovacchia faceva parte dell’Unione Sovietica e in quel periodo (negli anni ‘80, con la guerra fredda e prima che entrassero in vigore le moderne norme sulla sicurezza e sull’impatto ambientale di certe costruzioni) fu facile ottenere i permessi.
L’Enel acquisì nel 2005 tra le polemiche e tra le proteste degli ambientalisti il sito di Mochovce. Dopo vari ritardi e tanti fermi, nel novembre del 2008 l’Enel (probabilmente incoraggiata dal riaprirsi del dibattito sul nucleare in Italia) avviò la costruzione di alcuni nuovi reattori in Slovacchia (QUI) mantenendo, però, i vecchi progetti.
Il problema è che i reattori di Mochovce sono una vecchia progettazione sovietica, quindi, usano vecchie tecnologie e per di più non hanno nessun guscio di contenimento che possa prevenire il rilascio di radioattività nell’ambiente nel caso di incidenti rilevanti.
Benché oggi i reattori nucleari di terza generazione debbano avere necessariamente due gusci di contenimento, l’Enel vuole quindi continuare a costruire secondo i vecchi progetti senza predisporre alcun guscio protettivo. Pertanto, se sciaguratamente un aereo entrasse in collisione con la struttura (come ci insegnano i tragici fatti dell’11 settembre 2001!) si potrebbe innescare una catastrofe nucleare senza precedenti nel bel mezzo d’Europa (per intenderci, a soli 500 Km da Venezia).
La posizione del governo Slovacco è stata ambigua sin dall’inizio e per questo Greenpeace ha presentato un ricorso senza ottenere ad oggi alcun esito. Naturalmente nemmeno i Paesi vicini quali l’Austria sono contenti di avere una potenziale bomba atomica a pochi chilometri di distanza.
Questo episodio dovrebbe essere un ulteriore elemento di riflessione sul nucleare italiano (che è anche quello che viene gestito e prodotto all’estero) e sui problemi legati alla produzione di questa forma di energia.
Insomma, il problema energetico (insieme a quello della sostenibilità ambientale) è sicuramente di enorme gravità e va affrontato, ma se qualche volta si pensasse davvero di più agli interessi collettivi (salute, ambiente, tutela dei cittadini, …) piuttosto che ai soli interessi politico-economici forse il problema sarebbe di più facile soluzione.
Eluana: si stacca la spina e i politici fanno solo polemiche inutili…

E’ iniziato l’ultimo viaggio di Eluana Englaro, quello che la condurrà a esaudire il desiderio della sua famiglia di vedere la figlia libera da ogni strumentazione che ne prolunghi l’agonia (QUI). In una clinica di Udine, gradualmente le verranno sospese alimentazione e idratazione.
La storia di Eluana è molto complessa e – sebbene certe vicende meriterebbero rispetto e si sarebbe meglio evitare che i riflettori si accendessero sulla sofferenza e sullo sconforto – adesso non si può tacere perché il percorso umano, sanitario e giudiziario di questa ragazza introduce, per la prima volta in Italia, una sorta di “diritto alla morte“.
Eluana Englaro era una giovane di soli 20 anni quando, nel 1992, a causa di un incidente stradale, è entrata in stato di coma vegetativo permanente. Da allora i genitori si sono battuti in tribunale affinché venisse interrotta l’alimentazione artificiale alla figlia fino al sopraggiungere della morte.
I giudici avevano sempre respinto le richieste della famiglia, fino a quando – nell’ottobre del 2007 - la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito alla vicenda sconfessando i pareri dei giudici cui precedentemente era stato sottoposto il caso. La Corte Suprema ha affermato che “si può staccare la spina” se si verificano due condizioni, una di carattere tecnico e una di carattere umano:
-
lo stato vegetativo deve essere irreversibile senza alcuna possibilità di recupero della coscienza e delle capacità di percezione;
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deve essere accertato, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai suoi convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che il soggetto, se avesse potuto pronunciarsi avrebbe voluto che il trattamento medico fosse interrotto.
Nel caso di Eluana queste due condizioni pare che si siano verificate e, dunque, come estrema ratio, la famiglia di Eluana ha iniziato a intensificare gli sforzi al fine di mettere in atto quello che aveva chiesto la figlia molti anni prima. Pare infatti, che più volte Eluana avesse espresso il desiderio di porre fine a una vita che non poteva essere vissuta in pieno.
Una volta, ad esempio, Eluana fece visita a un amico motociclista che aveva avuto un pesante incidente; questo ragazzo era in condizioni molto gravi e riusciva soltanto a battere le ciglia. Eluana, come ha più volte raccontato il padre, tornando dall’Ospedale accese un cero affinché la morte ponesse fine a quella vita distrutta. Eluana, conclude il padre, non ha nemmeno quel potere sul battito di ciglia, figuratevi se adesso non volesse morire anche lei come auspicava per quel ragazzo.
Inutile raccontare tutto il putiferio che questa sentenza (e tutta la vicenda in generale) ha suscitato: le reazioni del mondo cattolico, i medici obiettori, i ricorsi in Tribunale, il Ministro Sacconi, le proteste e le manifestazioni pro o contro, le sterili polemiche politiche e tutto il resto, …
Quello che credo sia importante sottolineare adesso è che tutto ciò è anche figlio di un vuoto normativo e legislativo. La vicenda relative a Eluana Englaro, infatti, si muove su un terreno molto delicato che tocca le sfere dell’etica e della morale. Ci sarà chi vede nella vita vegetativa del coma il compimento di un disegno divino al quale non ci si può sottrarre artificialmente continuando in ogni modo a restare attaccati al “valore della vita“, ma ci sarà anche chi preferisce far valere il “diritto alla morte“ pur di non restare immobile e incosciente per decenni su di un letto.
Mi rendo conto che è molto difficile legiferare su questi aspetti della vita umana, ma credo che i nostri politici dovrebbero tener conto di entrambe le posizioni e cercare di colmare – dopo un’attenta e ponderata riflessione che coinvolga il maggior numero possibile di soggetti, sia laici e sia religiosi – l’assenza di regole relative a questo delicato argomento. Che poi si tratti di testamento biologico o di qualcos’altro si vedrà…
In tutta onestà, io non saprei come mi sarei comportato se fossi stato il padre di Eluana. Nè tanto meno ad oggi ho pensato (come la maggioranza di noi) a come dover concludere la mia vita in caso di un incidente così grave. Ritengo, tuttavia, che chi voglia debba avere il diritto di esprimersi in merito.
AGGIORNAMENTO (07/02/2008): Non aggiornerò questo post con tutti gli sviluppi del caso perché la vicenda è molto delicata e se ne è già parlato più del dovuto. In qualsiasi modo la si pensi sul caso Eluana e sul principio generale che lo riguarda – visto il terreno delicato su cui poggia la faccenda – di sicuro si sbaglia (in qualsiasi modo la si pensi). Per di più le polemiche politiche degli ultmi giorni e la vicenda dello strappo istituzionale tra Napolitano e Berlusconi hanno ancora di più contribuito a rendere scadente il dibattito sul testamento biologico e sulla fine della vita. Il rischio è di banalizzare tematiche importanti e alte quali il dolore, la vita e la morte.
In questo blog, dunque, proprio per il rispetto che meritano certi argomenti e certe vicende, non si parlerà più del caso Eluana.
Latorre (PD) manda un “pizzino” a Bocchino (PDL): destra e sinistra contro Di Pietro
L’altra mattina nel programma di La7 Omnibus si discuteva della questione della Commissione di Vigilanza Rai. Gli ospiti in studio erano Nicola Latorre (vice-capogruppo del Pd al Senato), Italo Bocchino (vice-capogruppo del Pdl alla Camera) e Massimo Donadi (capogruppo dell’Idv alla Camera).
Mentre l’esponete dell’Italia dei Valori di Di Pietro stava parlando dell’elezione di Villari (dimostrando come in questo caso la maggioranza avesse fatto un vero e proprio strappo istituzionale), Bocchino si trovava in difficoltà e non riusciva a replicare. Non era stato particolarmente brillante quando cercava di spiegare a che titolo il Pdl ha preteso di scegliere il presidente della Vigilanza in casa dell’opposizione.
A togliere dall’impaccio Bocchino ci ha pensato quello che in realtà avrebbe dovuto essere il suo avversario: Nicola Latorre. Il senatore del Pd afferra furtivamente un giornale che stava sul tavolo e scrive qualcosa. Poi passa il quotidiano a Bocchino che legge e subito chiede la parola come se fosse stato raggiunto da un’improvvisa illuminazione (il video ad inizio post).
“Caro Donadi – dice – voi non volevate Pecorella alla Consulta e noi l’abbiamo ritirato. Ora dovete fare lo stesso con Orlando“. A parte il fatto che l’accostamento non regge perché le circostanze sono del tutto diverse, il fatto grave è che questo episodio dimostra come sia Pd che Pdl siano perfettamente d’accordo quando si tratta di screditare un membro dell’Italia dei Valori che, a quanto pare, è avversa a Berlusconi in quanto corrente “giustizialista” ed è avversa a Veltroni in quanto sta lì a ricordare che in realtà l’opposizione in Italia è ombra (come quel famoso governo alternativo di cui nessuno ha più sentito parlare).
Dopo che il suggerimento è stato accolto da Bocchino, Latorre ha ripreso in mano il giornale e ha strappato la parte della pagina in cui aveva scritto gli appunti. Poi l’ha appallottolata e l’ha messa in tasca (per buttarla a fine trasmissione).
Su questa vicenda, dopo che il video ha fatto il giro dei blog ed è stato ripreso in TV da Striscia la notizia, si sono dette molte cose e sono state fatte molte ipotesi sul contenuto degli appunti scritti da Latorre per Bocchino.
Finalmente oggi, sempre a Omnibus, si è fatta luce sulla vicenda: la redazione ha recuperato il bigliettino e, dopo aver rimandato in onda le immagini con il “suggerimento” al deputato del Pdl in difficoltà per gli attacchi di Donadi, il conduttore ha mostrato il testo incriminato (QUI il video).
Sul pezzo di giornale c’era scritto: “Io non lo posso dire. Ma il precedente della Corte Costituzionale? E Pecorella?“. Insomma, Latorre consiglia a Bocchino una risposta politicamente efficace per quel momento (anche se non del tutto corretta) aiutandolo a controbattere all’avversario.
La reazione di Massimo Donadi è stata durissima: “Che un rappresentante dell’opposizione, mio alleato, suggerisca a un autorevole esponente della maggioranza come attaccarmi durante un dibattito televisivo – dice Donadi – è una rappresentazione visiva della politica del compromesso che mira solo all’esercizio del potere. L’Italia dei Valori è il peggior nemico di questa politica e per questo siamo bersaglio persino di una parte dei nostri alleati“.
Insomma, per chi ancora non ci credesse, questa è l’ennesima dimostrazione che la nostra politica è malata. Pare pure che Provenzano abbia fatto scuola e che i “pizzini” siano adesso ritenuti più sicuri delle telefonate (che possono essere intercettate), tanto da essere usati anche dai politici!

