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Mentre nascono liste elettorali contro l’aborto, mentre si acuisce la posizione della Chiesa in merito all’interruzione di gravidanza, dopo che la Polizia ha fatto irruzione in un ospedale accusando ingiustamente di omicidio una donna che aveva da poco abortito, ecco cosa può succedere ad un medico che lavora in un ospedale di matrice cattolica.
Ecco cosa è successo: Non ha retto a quell’accusa infamante, di avere praticato l’aborto clandestino nei suoi studi privati di Genova e di Rapallo. Lui, medico al Gaslini, stimato ginecologo nell’ospedale guidato dal Cardinale Angelo Bagnasco, in cui si può fare solo l’interruzione terapeutica della gravidanza e non quella volontaria. Ermanno Rossi, di 54 anni, si è gettato dalla finestra del suo ambulatorio.
Tutto sarebbe iniziato da un aborto che Rossi avrebbe praticato nel suo studio privato. Una giovane donna gli avrebbe chiesto l’interruzione volontaria della gravidanza, poi avrebbe raccontato tutto ad una amica: un’attivista del Movimento per la Vita. Da questa sarebbe partita la segnalazione anonima e quindi l’apertura dell’inchiesta.
Il suicidio è arrivato dopo una giornata di perquisizioni da parte dei Carabinieri. Un giorno di pressione psicologica per il ginecologo. I militari hanno suonato alla porta di casa sua alle 6.30. Ha aperto la moglie. Il medico non c’era, smontava dal turno di notte e i Carabinieri sono andati a prenderlo fino all’ospedale, come se fosse un pericoloso criminale. Gli hanno notificato un avviso di garanzia e poi sono passati alle perquisizioni, contemporaneamente nell’ambulatorio ospedaliero e nei due studi privati.
Il ginecologo, poi, dopo aver cenato con la famiglia, era molto scosso, ma è voluto uscire. Ha detto che sarebbe andato a mettere ordine nell’ambulatorio che i Carabinieri avevano messo a soqquadro. Poi la tragedia: ha aperto la vetrata e si è lasciato cadere dall’undicesimo piano del palazzo dove era situato il suo ambulatorio.
Rossi era indagato in riferimento all’articolo 19 della legge 194 riguardante l’interruzione volontaria di gravidanza al di fuori delle procedure e delle strutture previste dalla legge stessa. Questo articolo stabilisce in quali strutture può essere praticata l’interruzione volontaria di gravidanza e fissa dei termini di tempo: una scadenza di 90 giorni dal concepimento per effettuare l’intervento volontario e quello di 24 settimane perl’intervento terapeutico. Si stava cercando di capire (con metodi bruschi) se il medico avesse realizzato un’interruzione di gravidanza in luoghi e con tempistiche non previsti dalla legge (rischiava da 1 a 4 anni di reclusione).
L’aborto è un dramma per chi lo subisce (le donne), per chi lo pratica (i medici) e per la società. Banalizzare il problema sarebbe sbagliato. Ma trattare un medico come il peggiore dei criminali e sottoporlo a forti pressioni psicologiche (ancora solo in fase di accertamento delle accuse) probabilmente solo perché lavora in una struttura legata in un certo senso alla Chiesa, è però ingiusto.
L’accanimento contro questo ginecologo (non è da escludere che fosse realmente colpevole di aver violato la legge) mi sembra simile all’atteggiamento che i poliziotti hanno avuto nei confronti di quella donna che al Policlinico di Napoli era stata accusata di omicidio quando in realtà aveva solo dovuto praticare un aborto terapeutico.
Che dire… il problema dell’aborto è molto serio, ma non bisogna essere in nessun caso bigotti e ottusi e agire basandosi su pregiudizi in un clima di caccia alle streghe!!!

Della presenza del fenomeno della pedofilia all’interno della Chiesa e del relativo atteggiamento ambiguo che l’istituzione ecclesiastica ha in molti casi tenuto ne abbiamo parlato più volte in questo blog (es. QUI - QUI - QUI). Ogni volta il nostro atteggiamento è stato più o meno critico nei confronti degli uomini di Chiesa (ovviamente non si può generalizzare). E’ di pochi giorni fa, invece, una notizia che sposta un po’ in favore della Chiesa l’ago della bilancia: il Vaticano chiama alla mobilitazione diocesi, parrocchie, monasteri, conventi e seminari per una preghiera mondiale e un’adorazione eucaristica perpetua in favore delle vittime dei preti pedofili.
Insomma, tra Roberto Benigni e Padre Cantalamessa, Benedetto XVI ha dato ragione al predicatore. Recentemente in TV, infatti, il comico toscano aveva citato la frase di Sant’Agostino che dice: “Dammi la castità e la continenza, ma non ora”, alludendo al fatto che forse prima bisognasse “provare tutto” e poi da vecchi praticare la castità secondo i dettami di Santa Madre Chiesa. Estendendo il concetto, lo stesso discorso potrebbe valere anche per i preti…
Padre Raniero Cantalamessa aveva ripreso Benigni sostenendo che “l’attore ha attribuito erroneamente la frase a sant’Agostino, ma essa è invece di Agostino ancora peccatore, di prima della conversione“. Il Santo, invece, in età matura dirà: “Tu mi comandi di essere casto; ebbene, concedimi quello che mi chiedi e poi chiedimi quello che vuoi“.
Scherzi a parte, Padre Raniero Cantalamessa (un cognome che gli ha segnato l’esistenza
) non è nuovo a queste affermazioni. Lo scorso 15 dicembre 2006, alla presenza di Benedetto XVI, il sacerdote aveva sottolineato come la Chiesa Cattolica avrebbe dovuto fare un giorno di digiuno e penitenza per chiedere perdono per gli abusi sessuali che hanno visto coinvolti alcuni suoi rappresentanti. In un certo senso il Papa adesso lo ha ascoltato, seppur con 2 anni di ritardo. Forse si è ricordato di lui in seguito alla polemica con Benigni, ma adesso tutti i presidi cattolici nel Mondo hanno ricevuto una lettera della Congregazione per il Clero che chiede di pregare per le vittime dei preti che hanno compiuto abusi sessuali e per la santificazione del Clero.
L’iniziativa annunciata da Hummes è importantissima perché rappresenta un un mea culpa significativo da parte della Chiesa. Quello dei preti pedofili o violentatori è, infatti, un fenomeno che ha squassato il cattolicesimo americano nei primi anni di questo secolo, ma che interessa anche molti altri paesi tra cui Australia, Canada, Messico, Brasile, Gran Bretagna e anche l’Italia. Fino ad oggi l’atteggiamento dei vertici ecclesiastici era stato ambiguo, eccetto in alcuni casi come quando sulla scia del grande scandalo scoppiato in America che ha travolto anche vescovi accusati di aver coperto i colpevoli e che ha portato alla bancarotta le diocesi chiamate a risarcire le vittime, Giovanni Paolo II si era espresso duramente (Motu proprio “Sacramentorum sanctitatis tutela” del 2001 - QUI). Per il resto nessuna vera grande risposta della Chiesa era arrivata prima di adesso.
“Chiediamo a tutti - dice il Cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il Clero - di fare l’adorazione eucaristica per riparare davanti a Dio quello che di grave è stato fatto e per accogliere di nuovo la dignità delle vittime. Sì, abbiamo voluto pensare alle vittime affinchè ci sentano vicini. Ci riferiamo soprattutto a loro, è importante dirlo. E’ una priorità aprire cenacoli eucaristici suscitando un grande movimento spirituale di preghiera per tutti i sacerdoti e per la loro santificazione. Sono davvero tante le cose da fare per il vero bene del clero e la fecondità del ministero pastorale nel mondo di oggi. Ma la consapevolezza che l’agire consegue all’essere e che l’anima di ogni apostolato è l’intimità divina ci ha portato a promuovere urgentemente proprio una grande adorazione eucaristica, se possibile perpetua“.
Insomma, sebbene da punto di vista delle vittime reali e potenziali cambi poco, forse qualcosa si sta muovendo…
Dopo il fatto di censura, chiamiamola così, compiuto ad opera di Daniele Luttazzi su La7, vorrei parlarvi di un episodio meno grave, ma che la dice lunga su quale influenza abbia la Chiesa nel nostro Paese. Il Suo “potere” non agisce solo sulla politica, ma anche sull’economia, incidendo addiruttura sulla pubblicità di un prodotto di una multinazionale.
Molti di voi lo sapranno già perchè è accaduto qualche giorno fa: si tratta della pubblicità natalizia della Red Bull (lo spot è quello che ho inserito ad inizio post). Secondo me, lo spot è molto carino ed originale (come quasi tutti quelli della Red Bull), anche ironico e privo di malizia. Ve lo racconto, ma è meglio se lo vedete direttamente: alla grotta della natività giungono 4 (quattro) Re Magi anzichè tre. Il primo porta oro, il secondo incenso, il terzo mirra (come nella tradizione) e il quarto? L’ultimo Re Mago porta Red Bull. Quando Maria stupita chiede come mai ci fosse un quarto dono e perchè fosse una bevanda energetica, il Re Mago risponde che per far volare tutti gli angioletti ci vuole una bevanda che “Mette le ali!“
Mi sembra simpatico come spot, non trovate? Ma un prete si è imbufalito sostenendo che lo spot è blasfemo. I Magi non possono essere quattro e gli angeli per volare non hanno bisogno di bere drink energetici. Se non è bigottismo questo…
Insomma, il prete (Don Marco Damanti di Menfi, un paesino in provincia di Agrigento), ha inviato una e-mail di protesta alla società (multinazionale) che produce la Red Bull, la quale ha ritirato lo spot andato in onda solo la prima settimana di Dicembre. “L’immagine della sacra famiglia - dichiara Don Marco - è stata raffigurata in modo blasfemo. Malgrado gli intenti ironici della Red Bull e degli autori dello spot è stata intaccata la Natività, e con essa la sensibilità dei cristiani“.
Come può un piccolo prete di provincia fare pressioni su una azienda così grande e importante? Credo che la soluzione stia in quelle ultime paroline: “sensibilità dei cristiani“. Se la vicenda si fosse allargata, figuratevi quale sarebbe stata la caduta di immagine per il prodotto. I politici avrebbero subito strumentalizzato la vicenda, chi a favore dell’istituzione ecclesiastica, chi contro lo strapotere della Chiesa in uno Stato laico. Le associazioni dei consumatori sarebbero insorte, la gente avrebbe cominciato a parlarne schierandosi per questo o quella posizione (è abitudine italiana) e magari il Cardinal Bagnasco sarebbe nuovamente intervenuto per dire che i media denigrano volutamente l’immagine della Chiesa.
La Red Bull GmbH credo che abbia cercato di evitare tutto questo trambusto (cosa che avviene regolarmete in Italia quando c’è di mezzo la Chiesa) e ha prontamente ritirato lo spot dopo l’e-mail del povero prete. Credo che le cose siano andate così, non mi spiego altrimenti la repentina risposta di una grossa azienda di fronte alla richiesta di un parroco di provincia…
Voi che dite?

Il segretario della CEI, il neo Cardinale ed ex generale dei cappellani militari Angelo Bagnasco, ha detto che contro la Chiesa cattolica italiana ci sarebbe in atto una “strategia denigratoria” portata avanti dai mass media. Secondo il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il fatto che la quella cattolica si configuri come Chiesa popolare “evidentemente dà molto fastidio a qualcuno, anzi a diversi soggetti“.
“Non mi meraviglio più di tanto, dunque - ha continuato - di quegli attacchi sistematici portati attraverso i media, nel contesto di una strategia denigratoria contro la Chiesa. [...] A livello mediatico - ha rilevato Bagnasco senza mai citare specificamente niente e nessuno - è ricorrente una certa posizione critica, spesso addirittura polemica, se non ironica verso la Chiesa, verso il suo magistero, innanzitutto quello del Papa, e poi quello dei vescovi“. Bagnasco ha poi tenuto a sottolineare che tutto questo in ogni caso non indebolisce il sentimento di stima, fiducia e amore che la maggior parte degli italiani prova nei confronti della Chiesa cattolica.
Non sappiamo di preciso a chi si riferisce Bagnasco. Forse riprendendo un monito del giornale l’Avvenire (il gornale edito dalla Conferenza Episcopale Italiana da lui oggi presieduta) c’è l’ha con la Littizzetto che a “Che tempo che fa” ironizza spesso sul Papa e ancor prima con il Cardinal Ruini (”Eminens“), con Crozza che fa una parodia del Papa nel suo programma su La7 o con Fiorello e la sua ormai celebre imitazione alla radio di Padre Georg, il segretario del Papa. Forse però il riferimento non è chi fa satira, ma a chi fa informazione. In questo caso potrebbe trattarsi dell’inchiesta de laRepubblica sui costi e i privilegi della Chiesa. A chiunque si riferisse Bagnasco, questa vicenda mi ricorda qualcosa di simile che aveva come protagonista un importante personaggio politici italiano…
Ebbene sì, sembra che Bagnasco stia prendendo spunto da Silvio Berlusconi e dal suo famigerato “uso criminoso” della TV. Deve essere un virus che contagia tutti quelli che, essendo per un motivo o per un altro particolarmente esposti (in prima persona o come membri rilevanti di una organizzazione), vengono a trovarsi inevitabilmente sotto i riflettori. Il fatto che certe persone, certi atteggiamenti, certi fatti diventino “bersaglio” della satira oppure diventino oggetto di un’inchiesta giornalistica (si pensi ad esempio al libro “L’odore dei soldi“ di Marco Travaglio, quello di cui si discuteva nella puntata del programma di Daniele Luttazzi che gli causò l’allontanamento dalla TV) non va giù a chi detiene il potere. Questa gente, anzichè farsi una risata di fronte alla satira oppure cercare di chiarire le propie responsabilità di fronte a inchieste che portano a galla certi fatti, si sente attaccata personalmente.
Comici a parte (dei quali si dovrebbe ridere e non avere paura), è di oggi, ad esempio, la notizia che un altro prete pedofilo è stato arrestato. Per Bagnasco, far sapere alla gente che il vice-direttore del seminario di Brescia molestava un ragazzino di 14 anni, è un atto denigratorio nei confronti della Chiesa oppure è informazione?
Vi ricordate tutto lo scalpore che fece la trasmissione di Santoro sui preti pedofili? Anche lì poi si disse che si trattava di denigrazione. La Chiesa voleva continuarea trasferire preti pedofili da una Diocesi all’altra senza far sapere nulla alla gente perchè altrimenti probabilmente si sarebbe commesso un atto denigratorio…
Per concludere, non si può fare di tutta l’erba un fascio. La Chiesa fa delle cose mirabili e importantissime per l’umanità, ma ha anche qualche sassolino nella scarpa (per non parlare di Berlusconi
). E’ ovvio che in presenza di reati (es. diffamazione) è giusto intervenire, ma in linea di massima credo che chi non ha nulla da nascondere, non abbia nemmeno nulla da temere (nè dalla satira su cui ci può ridere sopra, nè dalle inchieste giornalistiche che non potrebbero far mergere nient’altro che la verità).
Al contrario, quando si tenta di nascondere qualche misfatto (nel caso della Chiesa, anche i “semplici” privilegi dei suoi membri e i costi che questi comportano sugli italiani, come emerge dalla recente inchiesta de laRepubblica), si inizia a credere (o a cercare di far credere) che siano i media a mettere in atto strategie denigratorie…

Ne abbiamo parlato più volte in questo blog (tra cui QUI e QUI), adesso ne dobbiamo riparlare: si tratta del controverso rapporto tra preti e pedofilia. Un sacerdote è stato condannato dal tribunale di Siracusa ad un anno e mezzo di reclusione e al risarcimento di 2000 euro da versare a Telefono Arcobaleno, l’associazione che si occupa della tutela dell’infanzia
Il sacerdote era anche un docente universitario e l’indagine su du lui è scaturita da una serie di dettagliate denunce presentate dall’Associazione Telefono Arcobaleno. Le denunce riguardano una fitta rete internazionale dedita alla condivisione di materiale pedopornografico. La condivisione avveniva attraverso un sito in cui era possibile accedere soltanto da parte degli utenti in possesso di una password che si acquisiva pagando.
A dare notizia della sentenza è stato proprio Telefono Arcobaleno. Le indagini erano partite nel 2005: l’operazione video privé, condotta dal Nucleo Investigativo Telematico, aveva coinvolto 186 persone in tutta Italia. Tra i soggetti indagati c’erano tre sacerdoti, uno è quello condannato.
La sentenza presenta delle novità. Oltre al risarcimento e al carcere, il Tribunale ha anche disposto la vendita del computer sequestrato al prelato dopo aver distrutto tutte le immagini pedo-pornografiche rinvenute presso l’abitazione del sacerdote.
Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno, non ha risparmiato parole dure nei confronti del condannato e delle istituzioni in seno alle quali potrebbe continuare ad operare se la Chiesa non interviene direttamente: “Non è sufficiente che la Chiesa risarcisca materialmente il danno delle vittime, come è successo e succede, se colui che ha commesso quello che è un crimine contro l’umanità, continua a praticare il proprio ufficio sacerdotale tra la gente. In Italia sono diversi i casi di sacerdoti condannati o in attesa di giudizio, da undici anni lottiamo per far emergere i casi di abuso sull’infanzia, ci confrontiamo quotidianamente con il sommerso e con la diffidenza delle vittime o di coloro che vorrebbero ma non denunciano“.
Insomma, a leggere questa notizia pare proprio che il lupo perda il pelo ma non il vizio. Ovviamente non si può e non si deve generalizzare, ma un altro prete pedofilo è stato smascherato. Staremo a vedere quale sarà la reazione della Chiesa: farà finta di niente e insabbierà tutto come al solito limitandosi a difendere la sua posizione a spada tratta in ogni caso, oppure deciderà finalmente di intervenire?
Io una risposta me la sono già data… ![]()

Sebbene certe storie meriterebbero rispetto e sarebbe meglio fare in modo che i riflettori non restassero puntati su determinate situazioni, per quanto riguarda il caso di Eluana Englaro non si può tacere perchè la storia umana, sanitaria e giudiziaria di questa ragazza introduce, per la prima volta in Italia, una sorta di “diritto alla morte“. Ma veniamo ai fatti…
Eluana Englaro era una giovane di soli 20 anni quando, nel 1992, a causa di un incidente stradale, è entrata in stato di coma vegetativo permanente. Da allora i genitori si sono battuti in tribunale affinchè venisse interrotta l’alimentazione artificiale alla figlia fino al sopraggiungere della morte. I giudici hanno sempre respinto le richieste della famigia, ma l’altro ieri la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito alla vicenda sconfessando le precedenze sentenze dei giudici cui era stato sottoposto il caso. La Corte Suprema ha affermato che “si può staccare la spina” se si verificano due condizioni, una di carattere tecnico e una di carattere umano:
-
lo stato vegetativo deve essere irreversibile senza alcuna possibilitá di recupero della coscienza e delle capacitá di percezione;
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deve essere accertato, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai suoi convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che il soggetto, se avesse potuto pronunciarsi avrebbe voluto che il trattamento medico fosse interrotto.
Nelle motivazioni della sentenza si legge che c’è una “attuale carenza di una specifica disciplina legislativa” che fornisca indicazioni da seguire nel caso di richiesta di sospensione di cure e trattamenti sanitari di un malato in coma e senza speranza di miglioramenti. Anche in tale situazione di vuoto normativo, si è reso necessario - dicono i giudici della Cassazione - dare una “immediata tutela al valore primario ed assoluto dei diritti coinvolti“. Ecco perchè la Suprema Corte ha deciso di spingersi a dare indicazioni concrete per risolvere i casi dei pazienti in coma irreversibile colmando l’assenza di una normativa in tal senso.
Alla luce di questa sentenza, ci sarà un nuovo processo che potrebbe dar ragione al padre della ragazza ponendo fine alla vita (seppur vegetativa) della figlia. Che lo stato vegetativo di Eluana sia irreversibile, lo stabiliranno i medici, resta da dimostrare la volontà della ragazza. Già da anni, i genitori di Eluana raccontano episodi della vita della figlia e parlano del suo modo di concepire la vita da cui si capirebbe chiaramente il pensiero della giovane in merito all’eutanasia. Pare, ad esempio, che una volta Eluana avesse fatto visita a un amico motociclista, gravissimo che comunicava soltanto con il battito delle ciglia e che lei avesse acceso una candela perché morisse, a tal punto era rimasta colpita da quella scena. Lei, dice il padre, non ha nemmeno il potere sul battito di ciglia, figuratevi se adesso non volesse morire anche lei come auspicava per quel suo amico.
Al di là del caso specifico di Eluana, in questa situazione di vuoto normativo, la sentenza della Cassazione fissa i criteri perchè anche in Italia venga introdotta la “dolce morte“. Ovviamente, subito è arrivata la reazione della Chiesa che dalle colonne dell’Osservatore Romano, il giornale della CEI, ha avuto toni duri contro la sentenza definendola inaccettabile. “Nel caso specifico della sentenza della Cassazione - si legge sull’Osservatore Romano - è inaccettabile il relativismo dei valori, soprattutto se riguarda la conservazione o meno della vita. [...] Accettare pure nel vuoto legislativo una tale posizione significa orientare fatalmente il legislatore verso l’eutanasia. Di più: introdurre il concetto di pluralismo dei valori significherebbe attribuire a ciascuno una potestà indeterminata sulla propria esistenza. [...] Sulla vita stessa, e sulla sua interruzione, nessun uomo ha alcuna signoria“.
Se era scontato l’attacco frontale dell’Osservatore Romano contro la sentenza della Cassazione, non era altrettanto scontato il silenzio e l’imbarazzo dei politici italiani di fronte all’attacco del Vaticano contro la magistratura, accusata di “orientare il legislatore verso l’eutanasia” e di promuovere “il relativismo dei valori“. In realtà, la gerarchia cattolica quando si tratta di valori si scaglia contro tutti quelli che non hanno lo stesso suo pensiero perché ritiene di avere il monopolio dell’etica. Chi non la pensa come al Chiesa è OUT, chi dice le stesse cose che dice la Chiesa è IN. Anche la magistratura, se cerca di colmare un vuoto normativo che in certi casi diventa pesante (si pensi al caso Welby), viene tacciata di essere fautrice del relativismo dei valori, il male del secolo.
Nessun politico ha avuto il coraggio di sottolineare la sentenza o di dire qualcosa in difesa della magistratura perchè in Italia è difficile mettersi contro al Chiesa. Si stà ripetendo anche questa volta la farsa andata in scena per ciò che riguarda i DICO (qualcuno ne ha più sentito parlare?) oppure sul testamento biologico (il documento che contiene le disposizioni di una persona sulle cure mediche da affrontare verso il termine della vita, come la rinuncia all’accanimento terapeutico ) per il quale sono stati depositati in parlamento, fin dalla scorsa legislatura, diversi disegni di legge senza che l’argomento sia mai entrato nell’ordine del giorno.
Allora, al di là del caso specifico, credo che sia giusto che la Chiesa faccia sentire la propria voce e che renda nota la sua posizione, non è altretanto giusto però che Essa si attribuisca il monopolio dell’etica precludendo apriori qualsiasi altra possibilità. Anche la magisratura, a quanto pare, deve necessarimante adeguarsi ai suoi principi se no viene tacciata di essere causa di relativismo valoriale.
Ci sarà chi vede nella vita vegetativa del coma il compimento di un disegno divino al quale non ci si può sottrarre artificialmente continuando in ogni modo a restare attaccati al “valore della vita“, ma ci sarà anche chi preferisce far valere il “diritto alla morte“ pur di non restare immobile e incosciente per decenni su di un letto. Credo che la politica, quella laica sul serio, dovrebbe tener conto di entrambe le posizioni senza temere di esser accussata di diffondere “relativiso etico” e che in questo caso dovrebbe spendere qualche parola in difesa della magistratura. Almeno dovrebbe cercare di colmare quel vuoto legislativo cui solo in parte ha messo fine la Cassazione…
L’argomento è delicato, voi che ne pensate? ![]()

Ultimamente mi sono ritrovato spesso in questo blog a “parlar male” dei vertici ecclesiastici (es. QUI e QUI). Non che io c’è l’abbia particolarmente con la Chiesa, ma ultimamente mi sembra che Benedetto XVI ne stia combinando un pò troppe. L’ultima in ordine di tempo si riferisce al documento della Congregazione per la dottrina della fede intitolato “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa” i cui contenuti sono stati approvati ufficialmente dal Papa che è stato per anni presidente di quest’organo (la versione riveduta e corretta del Sant’Uffizio) e che dovrebbe far chiarezza su alcuni punti della dottrina della Chiesa su cui si discuta sin dal Concilio Vaticano II.
Sembra che Benedetto XVI sia ossessionato per la verità e per la certezza. Su questo non ci sarebbe niente di male, d’altra parte è il Capo di una Chiesa e non potrebbe essere vago sui principi e sui precetti che la guidano. Il problema è che questa sua verità e queste sue certezze vuole imporle a tutti. Il documento in questione, infatti, tra le altre cose, dice che l’unica Chiesa di Cristo, “comunità visibile e spirituale” continua e permane nella Chiesa cattolica. Le altre Chiese e comunità ecclesiali non cattoliche hanno in sé elementi “di santificazione e di verità”, ma anche delle “carenze”.
Insomma, la Chiesa cattolica è quella perfetta, quella che detiene la Verità, tutte le altre potrebbero contenere frammenti di questa verità, ma non possono essere mai perfette come la Chiesa cattolica. Ovviamente tutte le altre Chiese sono state contente di questa affermazione e hanno detto che sicuramente questa affermazione è un passo avanti verso la riconciliazione!!!
Ironia a parte, come può un Papa che si dice pronto ad aprire un dialogo con tutte le altre Chiese per la riconcilizione e per l’unità, far uscire un documento simile? Secondo me si sta ritornando indietro. Benedetto XVI nella sua ossessiva ricerca della Verità (con la V maiuscola) ha allontanato ulteriormente le altre confessioni. Le reazoni, infatti, sono state molto dure. Ve ne propongo alcune…
Un teologo della Chiesa valdese, Paolo Ricca, ha detto in proposito: “Questa idea monopolistica del cristianesimo disturba ed è difficile da digerire. E’ un duro attacco all’identità altrui, anzi una vera e propria negazione [...] La mia reazione è piuttosto negativa perché il documento, affermando che la chiesa di Cristo esiste esclusivamente nella chiesa cattolica, chiude definitivamente quelle porte che il Concilio Vaticano II sembrava aver aperto [...] Ora, con questo documento, si azzerano anni di storia ecumenica e si torna alla situazione pre-conciliare [...] Ancora una volta il Vaticano ci tratta come credenti di serie C, dopo gli ortodossi di serie B“.
La Chiesa avventista in risposta al documento ha detto: “Questi documenti rassicurano le frange più conservatrici della Chiesa cattolica e mortificano coloro che hanno riposto molte speranze nel Concilio Vaticano II, creando contemporaneamente diversi altri problemi. Non giova a nessuno sentirsi superiori agli altri, nemmeno agli stessi cattolici, alcuni dei quali in questi giorni ci hanno manifestato la loro solidarietà, sentendosi offesi loro per noi”.
Le reazioni dure e polemiche giungono da ogni parte. La Chiesa Battista indignata dice: “Nessuna comunità o gruppo di credenti, piccolo o grande, può pretendere di avere l’esclusiva per il corretto uso del termine “Chiesa”. Allo stesso modo, nessuna comunità o gruppo di credenti, e nessun ministro di tale gruppo, piccolo o grande, può pretendere che la propria dottrina sia universalmente considerata infallibile solo per il fatto che la proclama tale“.
“Il documento manda segnali sbagliati - ha commentato un pastore protestante - le vedute dottrinali sono molto importanti, ma non devono spaccare la Chiesa“. Secondo il presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, il documento è “un vistoso passo indietro nei rapporti tra la Chiesa cattolica romana e le altre comunità cristiane“.
I Copti, addirittura si sono sentiti offesi dal documento. Il vescovo copto Abdel Massih Bassit ha detto: “Il Vaticano offende regolarmente milioni di persone nel mondo. Invito Papa Benedetto XVI a svegliarsi dal coma [...] Non contento di avere offeso milioni di musulmani in tutto il mondo, il Vaticano colpisce ora anche la sensibilità dei seguaci delle Chiese ortodosse e protestanti”.
Il Metropolita ortodosso Kirill, ha detto che “Il principio dell’unicità rivendicato dalla Chiesa cattolica vale a pieno diritto anche per la Chiesa ortodossa, in quanto erede di diritto e per successione apostolica dell’antica Chiesa unita. Per avere un dialogo onesto e fondato sulla Parola di Dio bisogna avere una chiara visione sulla posizione dell’altra parte“.
Mi fermo qui per non annoiarvi (forse l’ho già fatto
), ma questa carrellata di reazioni serve per far capire quanto polemiche e critiche nei confronti di Benedetto XVI e di questo documento sono le risposte da parte delle altre Chiese (ne ho citate solo alcune). Le reazioni sono state talmente accese che il Card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (che secondo me dopo qusto documento non ha senso di esistere) è intervenuto gettando acqua sul fuoco. Il Cardinale ha invitato a rileggere con calma il testo per capirlo bene insistendo sul fatto che si tratta di “reazioni a caldo” quelle che manifestano irritazione tra i cristiani non cattolici ed ha invitato ad “una seconda lettura più serena” perchè alla base del dialogo “non vi è ciò che ci divide, ma ciò che ci unisce che è più grande di ciò che ci divide“. Insomma, il Cardinal Kasper sta cercando di attutire il rumore che si è scatenato in seguto alla pubblicazione di questo documento.
Secondo me, alla base di ogni convivenza serena c’è il dialogo. E’ impensabile cercare di raggiungere l’unità, o almeno la pacifica coesistenza imponendo il proprio punto di vista. Chiunque si attribuisce il diritto di possedere la Verità non potrà mai dialogare con chi non la pensa allo stesso modo. Questi atteggiamenti allontanano e dividono piuttosto che unire e pacificare. Benedeto XVI, secondo me, sbaglia a porsi in questo modo nei confronti delle altre Chiese. Si è introdotta la messa in latino (insultando pure il popolo ebraico per via di una vecchia preghiera che loda Dio perchè mostra pietà “perfino per gli ebrei“) per riconciliarsi con i più conservatori e poi si introducono certe imposizioni che allontanano le altre Chiese? A me tutto questo sembra assurdo, non so a voi…

Sono terreni di gioco delicatissimi quelli della libertà di espressione e della tutela dei minori. Al loro interno occorre muoversi con molta delicatezza sebbene qualsiasi movimento risulti goffo come quello di un elefante dentro un negozio di cristalli. Le questioni che riguardano i due temi messi insieme sono molto complesse e particolarmente delicate. In nome della libertà di espressione, ad esempio, si è celebrato in Rete la giornata dell’orgoglio pedofilo e in nome della tutela dei minori spesso si censurano siti innoqui. Se in questo già difficile sistema si inseridce anche la Chiesa la situazione diventa molto complicata.
Ho fatto questa premessa perchè non è facile parlare di certi temi ed è ancora più difficile riuscire a prendere uan decisione netta. L’ultimo caso che riguarda i temi di libertà di espressione, pedofilia e Chiesa è relativo ad un giochino in flash della celeberrima factory Molleindustria.
Il gioco si chiama provocatoriamente Operazione: Pretofilia ed è stato sviluppato dopo la trasmissione del video Sex crimes and Vatican nella trasmissione televisiva di Santoro che aveva rischiato al censura. Secondo la Molleindustria, ci sarebbe un torbido intreccio tra tra Chiesa, silenzi e pedofilia. L’attenzione mediatica, però, può far sì che molte cose cambino.
Lo scopo del gioco è distogliere l’attenzione mediatica dagli abusi sessuali in seno alla Chiesa e far perpetuare il silenzio. Degli “agenti silenziatori” pagati dal Vaticano sono capaci di intimidire testimoni e sottrarre alle forze dell’ordine turpi membri del clero. Occorre far sì che nessun prete colpevole venga arrestato, quindi bisogna fare in modo che i parenti delle vittime non denuncino i fatti e bisogna fare in modo di veicolare l’attenzione mediatica altrove. Vince chi riesce a far arrestare meno preti e a mantenere l’attenzione mediatica bassa.
L’intento è nobile. Far sì che si parli della vicenda il più possibile in modo che i cittadini siano informati su ciò che avviene in certi casi all’interno della Chiesa. La provocazione è voluta. In nome della libertà di espressione si cerca di richiamare l’attenzione dei media e dei cittadini su una questione spinosa.
Ma questa intenzione nobile forse non è stata ben colta da alcuni parlamentari che quando c’è di mezzo la Chiesa sono sempre pronti ad intervenire per riscuotere consensi. Questa volta è toccato a Luca Volontè che ha definito il gioco “provocatorio e offensivo“, tanto da far intervenire il Governo a provvedere “con urgenza a oscurare il sito“.
La solita censura? Ha ragione Volonte? E’ difficile dirlo proprio perchè in ballo ci sono temi molto delicati. “Nessuno - avverte il deputato dell’UDC - cerchi alibi con la scusa della libertà di espressione di sedicenti artisti offendendo così la sensibilità umana e religiosa. È necessario che il Governo adotti provvedimenti tali da evitare che anche in futuro possano verificarsi casi analoghi di offese al sentimento religioso e alle confessioni religiose in generale e a quella cattolica in particolare“.
Dal canto loro, quelli di Molleindustria si difendono sostenedo che il loro scopo era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica a riapire un dibattito interessente avviatosi con la trasmissione di Sex Crimes and Vatican e finito in quello stesso momento. Le notizie scomode, per quanto dolorose da divulgare, debbono lo stesso raggiungere i citttadini. “Chiaramente la libertà di espressione in Italia non può essere garantita a chi non è supportato da una potente istituzione [...] Siamo convinti che perseguire un videogioco satirico con l’accusa di pedopornografia sia, oltre che un attacco alla libertà di espressione, anche un danno alla sacrosanta lotta agli abusi sui minori“. Intanto, Molleindustria prima di venir censurata dalla Polizia Postale si è auto-censurata togliendo il giochino dal suo sito (Volontè voleva censurare tutto il sito!)
Per chi volesse farsi un’idea del gioco e capire se realmente può offendere qualcuno e se sia stato giusto chiedere la censura, il giochino è disponobili in lingua inglese (su server non italiani) in molti altri siti, tra cui QUESTO e in italiano QUI. Uno dei punti di forza della Rete è, infatti, che non si può facilmente censurare. Se si chiude da una parte, le cose rispuntano da un’altra parte. Se ciò è un bene per la libertà di informazione, a volte può essere nocivo. Come nel caso del sito dell’Orgoglio pedofilo, oscurato in Italia, ma raggiungibile con un apposito link inserito in alcuni siti pedofili. Ovviamente vale la pena correre il rischio affinchè ci sia piena libertà di informazione, ma in questo caso è difficile pronunciarsi perchè in ballo c’è la questione spinosa della pedofilia e nel caso del giochino degli abusi contro i minori all’interno della Chiesa.
Io sarei più propenso a lasciare in circolazione il gioco e a non praticare nessuna forma di censura, ma quando ci si trova di fronte a certi temi diventa dfficile scegliere… Voi che ne pensate?

Come tutti i fenomeni editoriali, più si alza la suspence è più saranno le copie vendute, soprattuto se si tratta di una saga e si è giunti finalmente, dopo sette libri, all’ultimo episodio. Mi riferisco ovviamente alla saga di Harry Potter. La scrittrice, J. K. Rowling, ha fatto di tutto per tenere nascosto al pubblico cosa c’è in serbo per i suoi lettori nell’ultimo capitolo delle vicende del giovane apprendista mago, ma ad un mese dall’uscita del libro in Inghilterra, in Rete cominciano a girare alcune voci che potrebbero rovinare la sorpresa ai fans del maghetto e potrebbero non far dormire sonni tranquilli all’autrice a all’editore.
Pare che un hacker britannico che si firma Gabriel (come l’angelo Gabriele, quello dell’Annunciazione), sia riuscito ad entrare in uno dei computer della casa editrice e sia riuscito a leggere il plot del libro “Harry Potter and the Deathly Hallows”. Evidentemente i bit sono poco sensibili agli incantesimi e nessuna magia è riuscita a fermare l’hacker (credo che sia questa la pagina dove si è diffusa la notizia).
Gabriel ha spifferato tutti i dettagli della storia del maghetto, ma ovviamente, da buon hacker, il pirata informatico dal nome angelico, si è pure vantato di come sia riuscito a portare a termine la sua missione. Ha spiegato che si sarebbe limitato a mandare una mail infetta a uno che lavora nella casa editrice: “E’ stata una delle più semplici strategie d’attacco ed è davvero incredibile il numero delle persone all’interno di Bloomsbury che sono in possesso del libro e delle bozze“.
La notizia è già curiosa di per sè, ma a renderla ancora più “suggestiva” sono le motivazione che il pirata informatico ha portato. Pare che sia stato il Cardinal Ratzinger ad ispirarlo in questo suo gesto. Qulache tempo fa, infatti, quello che oggi è Papa Benedetto XVI era stato duro nei confronti della saga di Harry Potter sostenendo che questa storia corromperebbe i giovani e fomenterebbe al neopaganesimo. La punizione ideale per tutto ciò, secondo Gabriel, sarebbe quella di rovinare l’uscita dell’ultimo episodio attraverso una serie di anticipazioni. Queste le parole del Papa che avrebbero suscitato nell’hacker il sentimento di vendetta.
Tutta questa storia potrebbe essere una semplice trovata pubblicitaria per il grande evento della presentazione del libro il 21 luglio. Visto il grande successo riscosso dal Codice da Vinci dopo che la Chiesa si era espressa contro la sua pubblicazione facendogli pubblicità indiretta, magari la Rowling vuole fare il colpaccio, tuttavia Harry Potter gode già di una tale popolarità che, secondo me, non ha bisogno di questi mezzucci. Potrebbe essere davvero il frutto della bravura di un un hacker che ha dato una motivazione fantasiosa o che fanaticamente ha davvero agito per punire gli istigatori al neopaganesimo, ma potrebbe essere anche una bufala di quelle che circolano in Rete. La casa editrice intanto tace e nell’attesa di sapere quale sarà l’esito di questa vicenda, vi riporto le notizie principali diffuse dall’hacker Gabriel, non si sa mai…
Tranquilli, non voglio rovinare al sorpresa a nessuno, non lo scrivo nel post, chi vuole può leggerle QUI.
> AGGIORNAMENTO: Se volete sapere come è andata a finire, QUI trovate tutto.

Argomento scottante quello dell’aborto. Se qualche giono fa da lassù qualcuno si è mosso per mandare un segnale forte a Rudy Giuliani mentre parlava dell’aborto, anche qua giù le cose non stanno messe meglio. E non si guarda in faccia proprio nessuno, nemmeno chi si occupa di diritti umani.
La vicenda di cui voglio parlare riguarda la campagna di Amnesty International dedicata alle violenze sulle donne. In seguito alla messa in opera di questa campagna che appunto si chiama “Mai più violenza sulle donne”, Amnesty ha adottato una propria policy su alcuni specifici aspetti riguardanti l’aborto che consente all’associazione di occuparsi dell’interruzione di gravidanza nei casi di donne e bambine vittime di violenza sessuale che vedono violare e i loro diritti sessuali e riproduttivi.
Ieri, il sulla rivista National Catholic Register (QUI l’articolo), è stata pubblicata un’intervista al Cardinale Renato Martino che tra le altre cose ha detto che “schierarsi per la depenalizzazione dell’interruzione volontaria della gravidanza rappresenta un tradimento delle finalità istituzionali dell’organizzazione [...] Le lobbies abortiste stanno continuando la loro propaganda che si inquadra in quella che il Servo di Dio Giovanni Paolo II chiamava la ‘cultura di morte’, ed è estremamente grave che una benemerita organizzazione come Amnesty International si pieghi ora alle pressioni di tali lobbies [...] Conseguenza inevitabile di tale decisione sarà la sospensione di ogni finanziamento a Amnesty da parte delle organizzazioni ed anche dei singoli cattolici”.
Non è la prima volta che il Vaticano interviene in maniera simile. Alla fine del 1996, come ricorda ilMessaggero, la missione permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite sospese il proprio contributo finanziario all’Unicef per condannare la pubblicazione di un manuale sui contraccettivi. Ma l’affermazione del Cardinale Martino ha dell’incredibile. Come è possibile etichettare Amnesty International come abortista e quindi non degna di ricevere alcun finanziamento non solo da parte della Chiesa, ma anche di ogni singolo cattolico!?
Ma la vicenda è molto complessa. In un comunicato, Amnesty Internatonal ha precisato la propria posizione sull’aborto e ha replicato al Cardinale Martino di non aver mai ricevuti finanziamenti dal Vaticano o da organizzazioni che dipendono dalla Chiesa perchè ciò andrebbe contro il suo statuto. Vi sintetizzo brevemente il comunicato:
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Amnesty International è indipendente da governi, partiti politici, chiese, confessioni religiose, organizzazioni, enti e gruppi di qualsiasi genere, pertanto non riceve fondi dalla Chiesa;
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Le misure relative all’interruzione di gravidanza sono applicabili nella misura in cui queste sono direttamente legate alle attività di Amnesty International sulla violazione del diritto alla salute e dei diritti sessuali e riproduttivi;
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Amnesty International sta lottando per modificare o abrogare le leggi per effetto delle quali le donne possono essere sottoposte a imprigionamento o ad altre sanzioni penali per aver abortito o cercato di abortire;
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Amnesty International non da giudizi di merito sull’aborto e non consiglierà o indurrà nessuno a interrompere o meno una gravidanza, ma lavora affinchè gli Stati assicurarino la possibilità di ricorrere all’aborto in maniera sicura e accessibile e prevengano gravi violazioni dei diritti umani correlate alla negazione di questa possibilità;
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Amnesty International si è sempre opposta e proseguirà ad opporsi a misure di controllo demografico coercitive come la sterilizzazione e l’aborto forzato.
Kate Gilmore, vice-segretario generale di Amnesty, in una intervista rilasciata alla Reuters è stato molto duro: “La Chiesa Cattolica attraverso un resoconto mistificante della nostra posizione su alcuni particolari aspetti dell’aborto, sta mettendo in pericolo il lavoro per i diritti umani [..] Noi viviamo accanto alle esperienze di vita delle persone. Non esercitiamo una teocrazia. Dobbiamo avere a che fare con una sopravvissuta a uno stupro nel Darfur che, messa incinta da una nemico è ulteriormente discriminata con un ostracismo da parte della sua comunità? [...] Se il cardinale andasse nel Darfur tra le vittime di stupri e le pietre che vengono lanciate loro addosso, dopo potrebbe parlare del fatto che Amnesty debba o meno essere inflessibile sui diritti umani“.
Ma non ci sono solo le donne stuprate in Darfur che se rimangono incinte vengono lapidate, nel Mondo esistono molti altri casi di violazione dei diritti umani delle donne, come in alcune zone dell’America latina. In Nicaragua, ad esempio, con la “benedizione” della Chiesa, è prevista la prigione per donne e medici colpevoli di aborto anche quando è in pericolo la vita della madre. Questo induce spesso le donne a ricorrere ad aborti clandestini che possono essere a loro volta molto pericolosi per la salute.
Insomma, ancora una volta la Chiesa interviene basandosi su principi dogmatici che poco hanno a che vedere con poblemi reali e pretende di imporre la propria visone a tutti i credenti, anche se ciò ha poco a che fare con la dottrina. Che il Vaticano non dia più soldi ad Amnesty (se gliene abbia mai dati) poco importa, ma pretendere che ogni cattolico debba fare lo stesso mi sembra una pretesa assurda! E poi, come si può intervenire in questo modo cieco ed ottuso quando si è davanti a stupri, incesti, violenze, violazioni del diritto alla salute e dei diritti sessuali e riproduttivi? Io non lo capisco…

Il diritto a manifestare è sacrosanto in una democrazia che si rispetti. Non si può pretender che la partecipazione popolare si abbia solo al momento di votare e che poi il popolo non si faccia più sentire lasciando totalmente arbitri i politici eletti. C’è poi la libertà di parola, un diritto fondamentale che riconosce a tutti la possibilità di dissentire su certi fatti e certi argomenti.
Oggi, però, in occasone della visita di George Bush a Roma, è successa una cosa senza precedenti: il mancato riconoscimeto di un diritto dei manifestanti ha rallentato (e secondo gli organizzatori voleva impedire) l’arrivo nella Capitale di centinaia di persone che volevano partecipare alla manifestazione di protesta contro quello che ritengono il presidente guerrafondaio!!!
Questa cosa è già grave di per sè, ma ad aggravare la situazone si aggiunge il fatto che in occasione del Family Day furono applicate delle tariffe speciali da parte delle Ferrovie per favorire l’arrivo di persona nella Capitale. Che ci sia discriminazione ache per ciò che riguarda la partecipazione alle manifestazioni di piazza?
L’Unità riporta le parole di Francesco Raparelli, portavoce di uno dei comitati che hanno organizzato la manifestazione anti-Bush: “Il governo di centrosinistra ha pesanti e gravi responsabilità sul “blocco” al diritto a manifestare. Una cosa che non si è mai verificata. Una cosa che non ha precedenti, nemmeno con il governo Berlusconi”. Se Raparelli che non è di certo un esponente del centro-destra se la prende così tanto con il governo e quasi quasi dice che con Berlusconi ciò non sarebbe success0, la situazione è proprio grave!!!
Ma cerchiamo di capire meglio cosa è successo: questa mattina, in alcune stazioni del Nord Italia sono stati bloccati i treni per Roma sui quali dovevano partie i manifestanti. Alcuni blocchi sono arrivati dalle Ferrovie, altri dagli stessi manifestanti che per protesta hanno invaso i binari delle stazioni paralizzando il traffico ferroviario. La causa di questi stop è dovuta al prezzo del biglietto. Le ferrrovie intendevano far pagare ai viaggiatori diretti a Roma per la manifestazione il prezzo pieno, quando in realtà esiste la possibilità di ottenere uno sconto in occasione delle grandi manifestazioni che ammonta a circa il 20% del biglietto. Agevolazione che è stata riconosciuta per il Family Day (per il quale sono partiti anche alcuni treni charter speciali a prezzi ancora più bassi) e che non era prevista in questa occasione.
Ovviamente c’era chi voleva fare il furbo e viaggiare in modo del tutto gratuito o con biglietti inadeguati, ma in linea di principio era giusto applicare lo sconto previsto per le grandi manifestazioni. Alla fine ci si è messi d’accordo e, ridotto il prezzo del biglietto (in alcuni casi come ad Ancona, Trenitalia ha appicato un prezzo politico di 15 € perchè i manifestanti hanno bloccato la strada Statale), i gruppi di manifestanti sono partiti dal Veneto, dalla Lombardia, dall’Emilia-Romagna e dalle Marche. Il corteo che doveva partire alle 15:00 da Piazza Esedra, però, è partito con qualche ora di ritardo per aspettare l’arrivo di questi treni.
Non giurerei sulla buona fede di tutte le persone che stavano in quei treni e in quelle stazioni con un biglietto “non adeguato” e non voglio commentare l’atteggiamento in alcuni casi un pò eccessivo dei manifestanti, ma che Trenitalia applichi due pesi e due misure in relazione al tipo di manifestazione mi sembra poco democratico. E’ proprio vero: in Italia bisogna avere certi “agganci” e bisogna disporre di una certa somma di denaro per ottenere favori!!!
> AGGIORNAMENTO: Pare che al ritorno i NO-WAR abbiano avuto i treni gratis. Non sarà l’eccesso opposto!?
Questa notizia ha dell’incredibile! Pare che un fulmine abbia interrotto un discorso di Rudolph Giuliani che stava parlando a favore dell’aborto. Da ora in poi bisogna stare attenti quando qualcuno imprecando dice: “Che il cielo ti fulmini!!!”
Ma veniamo ai fatti… Un vescovo ha accusato Giuliani, l’ex sindaco di New York candidato alle presidenziali in America, di essere come Ponzio Pilato non prendendo una decisione ferma contro l’aborto. Giuliani, infatti, ha più volte affermato che secondo lui abortire è sbagliato, ma che il governo non deve imporre una sua decisione su di una donna. Questa posizione liberale di Giuliani non è stata ben accolta dalla Chiesa e a giudicare dai fatti, pare che il Padre Eterno in persona si sia scomodato per punire colui che “se ne lava le mani” in questo modo.
Ospite in una trasmissine televisiva, Giuliani stava per parlare di questa accusa rivoltagli dal Vescovo, ma appena ha aperto bocca è caduto un fulmine nelle vicinanze del luogo dove si teneva la trasmissione interferendo con l’audio e interrompendo per un attimo il funzionamento del microfono (QUI la notizia - in inglese). Questa apparente “punizione” dall’alto ha suscitato un momento di imbarazzo e di ilarità. Quando il conduttore gli ha fatto notare che era stato un fulmine ad interferire con l’audio, l’ex sindaco newyorkese ha scherzosamente risposto che per uno come lui che ha frequentato le scuole cattoliche, ciò che è successo fa molta paura. Questa frase ha generato una risata fra i presenti in sala. Giuliani è l’unico tra i candidati repubblicani che non è contrario all’interruzione di gravidanza, per questo è stato attaccato dalla Chiesa.
Non credo che sia stato Dio in persona a voler colpire Giuliani per la sua posizione che potremmo definire abortista (anche perchè credo che abbia molte altre cose più serie cui pensare
), ma questa vicenda mette paura. Io, prima di scrivere un altro post che parla della Chiesa, da ora in poi ci penserò due volte!!!

Lo spettacolo deve continuare, è questo l’imperativo che vige nel mondo dello spettacolo. Ma questa volta si è toccato proprio il fondo: ad una concorrente del Grande Fratello australiano (nella foto) è morto il padre mentre lei è rinchiusa nella Casa, e i responsabili della trasmissione non vogliono dirglielo, così lei continua a “giocare” come se niente fosse ignara di tutto.
Non è la prima volta che il GF australiano si trova al centro delle polemiche. Nella precedente edizione, ad esempio, due inquilini della casa più spiata d’Australia sono stati espulsi perchè hanno tentato uno stupro su una loro compagna mentre lei dormiva, sotto gli occhi delle telecamere e senza alcun intervento da parte della redazione. Nell’edizione del 2005, invece, gli animalisti protestarono perchè gli inquilini terrorizzavano con le loro azioni un piccolo gatto introdotto nella casa. Addirittura l’anno prima furono chiamati i poliziotti per sedare i tafferugli e gli scontri che avvennero tra i protagonisti dello show. Ma quest’anno gli organizzatori del Big Brother l’hanno fatta grossa!!!
La settimana scorsa (il 16 maggio) è morto il padre della concorrente ventiquatrenne Emma Cornell [QUI la sua scheda sul sito ufficiale del programma], ma lei per regolameto non potrà sapere del tragico evento fino alla sua uscita dalla casa quando sarà eliminata. Ovviamente sulla vicenda si è sollevato un polverone di polemiche e di critiche, ma gli organizzatori si giustificano dicendo che il padre della ragazza era già seriamente malato quando la ragazza ha deciso di partecipare al programma e che, quindi, sarebbe spettata a lei la decisione di non partecipare. Inoltre, il fidanzato della ragazza ha affermato che lo stesso padre della ragazza avrebbe chiesto in punto di morte di non avvisare la figlia per non rovinarle questa esperienza. Sarà vero!?
Le conseguenze psicolgiche cui potrebbe anadare incontro la ragazza per non poter elaborare il lutto posono essere gravi e io credo che questa scelta degli organizzatori del GF australiano sia del tutto sbagliata. La notizia oltre ad aver indignato i cittadini australiani ha fatto il giro del mondo ribalzando all’interno della blogosfera dove ovviamente si possono trovare solo commenti di biasimo. Adesso l’unica non sapere della morte del pade è lei!!!
Mi si dirà che le regole sono regole, ma non si può calpestare la dignità umana e il rispetto della vita (quella vera, altro che reality show!!!) per uno stupido programma televisivo. Probabilmente il cinismo ha preso il sopravvento perchè gli ascolti sono cresciuti a dismisura e quindi anche gli introiti pubblicitari. Credo, infatti, che questa vicenda stia portando alla trasmisione un sacco di pubblico perchè anche chi non è intereresato al grande fratello, adesso inizierà ad appassionarsi alle vicende di questa povera e sfortunata concorrente all’oscuro di tutto. Insomma, credo che stia prevalendo la filosofia propagandistica del purchè se ne parli…
Mi immagino già quello che potrebbe succedere in Italia (sempre pronti a recepire le novità estere), dove il nostro Grande Fratello ormai giunto alla ottava edizione (gli organizzatori non sanno più che inventarsi per coinvolgere il pubblico) e costretto a lottare con decine di altri reality show, subisce un’emoraggia di pubblico costante. Ai prossimi provini, magari sarà necessario presentare le cartelle cliniche dei parenti più stretti!!! Si sa, per avere un pò di pubblico in più si farebbe di tutto, soprattutto in una TV commerciale!!!
Ne aveva parlato Beppe Grillo nel suo blog qualche giorno fa, adesso è scoppiata la polemica. Si tratta di un documentario agghiacciante della BBC in cui si spiega come la Chiesa cerchi di occultare i reati sessuali (leggi pedofilia) e in cui si accusa il cardinal Ratzinger (oggi papa Benedetto XVI) di essere direttamente coinvolto nella copertura dei responsabili di tali nefandezze, in particolare per delle vicende accadute negli Usa, in Irlanda e in Brasile.Il video è già presente online da tempo (è andao in onda sulla BBC nell’ottobre del 2006), ma adesso Michele Santoro vorrebbe trasmetterlo durante una puntata del suo pogramma. Per far ciò, Santoro non può utilizzare il video che circola in Internet e che, tra l’altro, è stato sottotitolato in italiano da Bispensiero, ma deve aquistare i diritti dalla BBC.Il video che si intitola Sex Crimes and the Vatican (Crimini sessuali e Vaticano), parla della Crimen sollicitationis, ovvero un documento emesso nel 1962 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (la versione riveduta e corretta della Santa Inquisizione) e approvato da Papa Giovanni XXIII che stabiliva la procedura da seguire secondo il diritto canonico nelle cause di sollicitatio ad turpia (dal latino: “provocazione a cose turpi” - in pratica, il documento si riferisce a tutti quei casi in cui un uomo di Chiesa è accusato di usare il suo sacramento per fare avances sessuali ai penitenti o commettere azioni turpi quali stupri o sesso con animali). La BBC ha presentato anche le testimomianze di alcune vittime che all’epoca dei fatti erano bambini e altri casi in cui la Chiesa ha protetto i colpevoli di tali reati e ha impedito che essi si venissero a sapere.
Il garante dell’applicazione delle direttive presenti nella Crimen sollicitationis fu alcuni anni la sua promulgazione Benedetto XVI, all’epoca dei fatti ancora cardinale Joseph Ratzinger che fece di tutto per nascondere questi scandali e che, eletto Papa, secondo la BBC avrebbe ancor di più favorito l’impunità dei preti pedofili sebbene la Crimen sollicitationis fosse stata formalmente abolita nel 2001.
Tornando a Santoro, lui è il direttore editoriale della sua trasmissine, pertanto non ha bisogno di particolari autorizzazioni per aquistare il video (che la CEI ha bollato come un’infame calunnia e che costerebbe circa 20.000 euro) e pare che le procedure stiano facendo il loro corso…
Il problema in Italia, come al solito, non è il pluralismo informativo, bensì la censura preventiva. Così, per evitare che la RAI trasmetta qualcosa che possa dar fastidio al Vaticano, Mario Landolfi (AN) che è l’attuale presidente della Commissione di Vigilanza della RAI ha fatto pressioni su Claudio Cappon, il Diretore generale, affinchè blocchi l’iniziativa di Santoro. Tutto ciò ha scatenato la polemica. C’è chi parla di censura preventiva, chi difende la Chiesa sostenendo che adesso la faziosità di Santoro ha raggiunto l’apice, chi parla di vendetta santoriana nei confronti del Family day, chi dice che queste accuse contro la Chiesa sono false, ecc, ecc, ecc. [QUI trovate una rassegna stampa sull'argomento].
Al di là delle polemiche, secondo me, il focus della vicenda è il problema della libertà di informazione. In Rete è possibile raggiungere un pluralismo delle fonti tale da veder rappresentati tutti i punti di vista, mentre nei media tradizionali, i poteri interferiscono sempre sulla libera circolazione delle informazioni. Soprattutto per quanto riguarda il Vaticano che è sempre pronto ad occultare le notizie ad esso sgradite (pare anche in casi gravi come quelli della pedofilia). Anche se a me Santoro non sta paticolarmente simpatico, questa volta spero che riesca a trasmettere il video per far sì che esso arrivi anche al grande pubblico.
Per quanto riguarda i terribili fatti raccontati nel documentario, è bene che si apra un dibattito. Una democrazia libera dovrebbe fondarsi proprio sul confronto e sul dibattito. Spetta poi al cittadino decidere liberamente dopo aver confrontato i diversi punti di vista. La Chiesa avrà modo di smentire, rettificare e controbattere, ma non può pretendere che avvenga una censura preventiva perchè ciò è anti-democratico. In Italia purtoppo spesso non funziona così…
In attesa di sapere come andrà a finire, consoliamoci con la Rete dove le informazioni girano. Il video in questione è quello che stà ad inizio post, mentre QUI trovate la testimonianza di un ragazzo siciliano che ha subito abusi sessuali in seminario e che è stato perseguitato dalla Curia e QUI c’è un servizio delle Iene sui preti pedofili.
> AGGIORNAMENTO: Alla fine Santoro ha trasmesso il video durante la puntata del 31 maggio.

Siamo nell’era del consumismo, del marketing e dei prodotti standardizzati costruiti in serie. Cosa c’è di più sfizioso di un bel panino fatto ad un pic-nic con pane apppena sfornato dalla nonna imbottito con salumi e formaggi tipici? Sfido chiunque a trovaredue panini fatti in questo modo che siano uguali per forma e sapore. Invece, arriva il McDonalds e tutti i panini diventano uguali per forma, colore, odore e sapore!!!
Lo stesso discorso si potrebbe fare per moltissimi altri prodotti, ma qui voglio sofermarmi sui mobili. Un falegname, un tempo, costruiva con tanta fatica e tanta passione per il proprio lavoro una sedia, un comodino, un tavolo. Grazie alla propria abilità e ai suoi poveri utensili uscivano fuori pezzi unici, non c’erano due sedie, due comodini o due tavoli che erano perfettamente uguali tra loro.
Anche nell’ambito del mobilificio, con Ikea, è arrivata la produzione di massa che ha introdotto la standardizzazione dei prodotti (che si montano a casa da soli) e quindi la pubblicità. Infatti, poichè tutti i tavoli, le sedie e i comodini sono uguali, come invogliare la gente a comprare e a scegliere tra i tanti prodotti? Ovviamente aggiungendovi “valore” con le strategie di marketing (il famoso catalogo Ikea e la pubblicità).
Assurto agli onori delle cronache già da qualche anno per la sua efficacia comunicativa, per la crescente richiesta da parte dei consumatori e per la capillare distribuzione, il catalogo Ikea, per l’edizione dell’anno scorso, ha superato le attese, collocandosi al primo posto della classifica dei best-selling books.
Agli inizi dl 2007 erano 160.000.000 (160 milioni!) le copie in circolazione del catalogo dei mobili standardizati. Tantissime, direte voi. Certo, sono proprio tante, ma senza un termine di paragone eficace non si riesce a capire quanto il signor Ikea, Ingvar Kamprad, sia riuscito a diffondere il catalogo del suo marchio.
Allora, per farvi capire… Qual’è il libro più diffuso al Mondo? Ovviamente la Bibbia, direte voi, invece NO!!!
Il “libro dei libri” è stato superato proprio dal Catalogo Ikea!!! La Bibbia ha una diffusione di poco più di 100.000.000 (100 milioni), quindi è stata superata di gran lunga dal catalogo del falegname più ricco del modo!!!
Non c’è più religione!!! Questa frase l’abbiamo sentita spesso. Invece, una religione c’è e sta già soppiantando quelle vecchie: il consumismo di massa e la standardizzazione!!!
Come il libretto rosso di Mao ha segnato la rivoluzione culturale cinese, il catalogo Ikea sta segnando, superando anche la Bibbia in quanto a diffusione, la rivoluzione dei nosri tempi, cioè quella che porterà il consumismo di massa a diventare la nuova religione ufficiale!!!
C’è già chi si preoccupa e anche in ambienti cattolici; ad esempio, il fervente cattolico Martin Roth nel suo blog che tratta di “Christian news”, si pone un emblematico quesito : “China,Russia, Japan. Western Christians are spending heavily to reach people in such countries with the Gospel. Will we win hearts as readily as Ikea?” Che tradotto più o meno significa: La Cina, la Russia, il Giappone. I cristiani occidentali si stanno spendendo molto per raggiungere la gente di tali paesi con il Gospel. Vinceremo prontamente i cuori quanto Ikea?
Ingvar Kamprad ha sicuramente vinto i cuori dei suoi aquirenti visto che lui è uno degli uomini più ricchi del Mondo!!!
Che ne dite di questa nuova religione del futuro fondata sul consumismo di massa? Cosa preferireste avere come divinità? Un panino McDonalds, una bottiglia di Coca-Cola o proprio un comodino dell’Ikea, visto che il suo catalogo è più popolare della Bibbia!?
Chissà cosa ne pensa Benedetto XVI di questa vicenda? Non è che anche Kamprad sarà etichettato come terrorista (tra l’altro, pare che in gioventù, il signor Ikea abbia fatto parte degli Engdahl’s pro-Nazi un gruppo nazista)!!!!
P.S. Scusate la pubblicità involontaria ed “occulta”!!!
Marco Travaglio ad AnnoZero, il programma di Santoro, invia una video-lettera (QUI il testo) al Monsignor Ruini…
Vedete il video, si commenta da solo:
Premesso che Travaglio non mi sta molto simpatico, questa volta ha colto proprio nel segno!!! ![]()

Lo so che ne hanno parlato in molti e di certo dopo il mio post c’è ne saranno molti altri sull’argomento, ma come ha scritto Hugh Hewitt:
…quando molti blog scelgono un tema o iniziano ad inseguire una notizia si forma un blog swarm [...], un massiccio movimento di opinione pubblica che, quando esplode, è in grado di alterare profondamente la percezione collettiva di una persona, di un prodotto, di un fenomeno.
Allora, anche io non posso non parlare del doppio evento che ci sarà domani: la manifestazione e la contro-manifestazione per la famiglia. D’altronde in un blog che si chiama “La forza del blogging” dove regna sovrana la convinzione che il blogging è strettamente connesso con i processi di formazione dell’opinione pubblica, non potrebbe essere altrimenti.
Passando per Piazza San Giovanni a Roma, già da qualche giorno si può vedere pronto un mega-palco . I più distratti avranno pensato che si tratta di quello del concerto del Primo maggio, ma in realtà appena è stato smontato quello ne è stato costruito subito un altro sul quale campeggia la scritta Family Day, seguita dallo slogan della manifestazone: “Ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese”.
Il fatto strano è che anche a Piazza Navona sono iniziati da qualche giorno i preparativi per un’altra manifestazione che al grido di “Coraggio laico” si propone obiettivi opposti a quelli del Family Day (questa manifestazione è promossa da Rosa nel Pugno, Sdi e Partito Radicale) e, tra le altre cose, ricorderà l’anniversario del referendum sul divorzio.
Il nocciolo della questione è rappresentato dai DIC
