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Sperimentazioni mediche sul cancro, un terzo dei risultati è falso!!!

Una ricerca dell’Università del Michigan apparsa sul numero di giugno della rivista Cancer ha messo in evidenza come in almeno un terzo delle sperimentazioni oncologiche (riguardanti tumori) i risultati non siano oggettivi per via del fatto che le ricerche sono finanziate da industrie farmaceutiche o perchè qualche ricercatore dell’equipe che ha condotto la sperimentazione lavora anche presso un’industria farmaceutica (QUI).
In pratica, un terzo delle ricerche relative ai tumori presentano risultati più ottimistici del dovuto perchè, più o meno direttamente, devono dimostrare che quel farmaco di quella specifica casa farmaceutica funziona bene oppure che è più efficace di altri farmaci simili prodotti da altre industrie del farmaco.
Per fare ciò non c’è bisogno di falsificare i dati, basta giocare con le parole: si dice che un farmaco permette un aumento dell’aspettativa di vita dei pazienti senza dire che la differenza rispetto agli altri prodotti è di solo pochi giorni. Oppure si pubblicano solo gli studi con esiti favorevoli all’azienda che paga la ricerca occultando i risultati negativi.
Non è la prima volta che viene dimostrato che i risultati di certe sperimentazioni mediche risentono del conflitto di interessi dei ricercatori. Nel 2007, ad esempio, un’altra inchiesta condotta da Cancer ha dimostrato come due ricerche molto simili sul cancro al seno abbiano avuto risultati molto diversi perchè in una a pagare era lo sponsor (e l’efficacia del farmaco ha toccato l’84%), mentre l’altra era indipendente (e l’efficacia dello stesso farmaco ha superato di poco il 50%).
Le case farmaceutiche giocano un ruolo importante non solo nell’ambito oncologico. Un’indagine apparsa sul British Medical Journal nel 2008 ha evidenziato che, anche se i risultati effettivamente positivi di un farmaco sull’ipertensione riguardavano poco più della metà degli studi, in oltre il 90% degli articoli scientifici si affermava che il medicinale era molto efficace.
Insomma, ci tocca ripetere l’appello che più volte abbiamo lanciato in questo blog nei post in cui si è parlato delle lobby delle case farmaceutiche: quando c’è di mezzo la salute delle persone non si dovrebbe guardare solo al profitto non facendosi alcuno scrupolo, ma sarebbe opportuno essere più responsabili e obiettivi. Il profitto di una casa farmaceutica, per quanto alto possa essere, non vale di certo la vita anche di un solo uomo.
Che ne pensate?
Studenti violenti: un video e le testimonianze confermano la presenza di agenti provocatori
Qualche giorno fa abbiamo parlato dell’inquietante intervista al Presidente Cossiga in cui il vegliardo consigliava a Berlusconi e al Ministro degli Interni di infiltrare tra gli studenti degli agenti provocatori al fine di scatenare tafferugli necessari per giustificare interventi duri da parte delle forze dell’ordine (QUI).
Un video che è stato pubblicato su Youtube (quello che ho inserito nel post) sembrerebbe confermare il fatto che, dopo l’approvazione del decreto al Senato, tra i manifestanti c’erano davvero Poliziotti camuffati da studenti (QUI per approfondire). E’ partita la caccia all’uomo e di sicuro il Web aiuterà a individuare al vera identità del ragazzo protagonista del video.
Inoltre, ieri a Piazza Navona quando è scoppiata la rissa tra due fazioni opposte di studenti, c’era un camion pieno di caschi, mazze e altro materiale necessario per scatenare una guerriglia urbana (QUI). Ma chi ha fatto entrare quel mezzo nella piazza dove c’era la manifestazione degli studenti?
Qualcuno parla di complicità da parte della Polizia stessa. Un camion infatti non passa inosservato, ci vuole un certo livello di accondiscendenza da parte delle forze dell’ordine per farlo arrivare in una piazza durante un corteo di protesta (a meno che la situazione non sfugga completamente di mano).
Pare quindi che Maroni e Berlusconi abbiano seguito il consiglio di Cossiga. Se è davvero così, hanno fatto infiltrare tra gli studenti i famosi agenti provocatori e hanno fatto in modo che gli agenti chiudessero un occhio quando è arrivato quel camion (che si può osservare in tutte le foto e in tutti i video relativi agli scontri).
Il giornale laRepubblica ha seguito da vicino l’avventura di alcune professoresse che accompagnavano i propri studenti:
Una delle cariche del gruppo di facinorosi colpisce un gruppetto di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell’università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. “Basta, basta, andiamo dalla polizia!”, dicono le professoresse.
Docenti a alunni si spostano verso il Senato e incontrano il funzionario capo. “Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!” protesta un’insegnate dai capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: “E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!“.
Il funzionario urla: “Impara l’educazione, bambina!”. La professoressa incalza: “Fate il vostro mestiere, fermate i violenti”. Risposta del funzionario: “Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra“. C’è un’insurrezione generale: “Di sinistra? Con le svastiche?”.
Una professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: “Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un’azione di violenza da parte dei miei studenti. C’è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c’entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire”.
Il funzionario nel frattempo nota la presenza dei giornalisti: “Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra”. Monica, studentessa di Roma Tre: “Ma l’hanno appena sentito tutti! Chi crede d’essere, Berlusconi?”. “Lo vede come rispondono?” dice Laura, di Economia. “Vogliono fare passare l’equazione studenti uguali facinorosi di sinistra”.
La professoressa è angosciata: “Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov’è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri”.
“Molti – continua l’insegnante – non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l’avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto”.
Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. “È contento, eh?” gli urla in faccia un anziano professore.
Insomma, probabilmente è stato attuato davvero il piano di Cossiga. In questo modo tutte le TV e i giornali hanno potuto parlare degli scontri interni tra gli studenti distogliendo l’attenzione dalla protesta. Per di più, come ha detto l’anziano Presidente, se l’opinione pubblica si convince che gli studenti stanno lì solo per fare casino, è molto più semplice sopprimere le manifestazioni a colpi di manganello.
Uno degli studenti, Duccio, sintetizza in pieno quanto è accaduto: “Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l’idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo“.
A me tutta questa storia sembra assurda, ma i fatti sembrano confermare quello che non avrei voluto sentire. Che ne pensate?
> AGGIORNAMENTO: In serata è stato identificato il ragazzo che nel video di Youtube – messo in evidenza poi anche da Beppe Grillo (QUI) – sembrava essere un agente infiltrato. Si tratta di un militante 21enne di ”Blocco studentesco” che in un’intervista ha spiegato il perchè del suo comportamento sospetto (QUI la notizia e QUI un video di RepubblicaTV). Resta il mistero della presenza di un camion a Piazza Navona e restano da chiarire tante incongruenze e tanti fatti poco limpidi…
Vedremo se il Web ci verrà ancora in aiuto…
Università, la riforma terrà conto del business dei laureati precoci?

Un’inchiesta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (per quei pochi che non li conoscessero, sono i due giornalisti autori del libro La Casta) ha messo in evidenza un fenomeno relativo all’Università italiana che in questo periodo di grandi agitazione dovrebbe far riflettere.
I due giornalisti, dati alla mano, si sono interrogati sul perché nell’ultimo periodo c’è stato un vertiginoso aumento di studenti che si laureano in tempi brevissimi (da record!). La stragrande maggioranza di essi è di sesso maschile e oltre la metà proviene da due atenei: l’Università di Siena e la Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara.
Vediamo bene di cosa si tratta (QUI l’articolo sul Corriere):
Non c’è da stupirsi se ci sono studenti che si laureano prima dei termini previsti, ma tra il 2006 e il 2007 il loro numero è improvvisamente cresciuto del 57%. Questa cifra è il campanello di allarme di qualcosa che non va. Non è possibile, infatti, che le nostre università abbiano cominciato ad immatricolare solo geni e super-secchioni!!!
Questo aumento sproporzionato di speed-laureati è il risultato di diversi fattori. Uno di questi è una certa “generosità” riscontrata in alcuni atenei che favorisce lo scorrere veloce degli esami. E’ il caso dell’Università di Siena e della Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara. Da questi due atenei è uscito il 46% di tutti coloro che hanno tagliato il traguardo della laurea prima dei tempi canonici.
Ma come è possibile tutto questo? Prendiamo cosa è successo alla Gabriele D’annunzio. Qui sono presenti dei corsi di laurea telematici finanziati da una Fondazione privata finanziata da molte delle maggiori case farmaceutiche. Nel 2007, questi corsi telematici hanno fatto laureare 5.718 persone (lauree triennale) di cui più della metà si era immatricolata nell’anno accademico 2005/2006 o dopo. Significa che circa 3.000 studenti si sono laureati in soli due anni o addirittura in pochi mesi.
Quelli che si laureano in tempi brevi, inoltre, sono in grande maggioranza di sesso maschile. Sempre riferendoci alle 2 università dove la laurea è più veloce, questa volta prendiamo ad esempio l’ateneo di Siena. Qui, nel 2007, a laurearsi precocemente è stata quasi la metà di tutti gli immatricolati, cioè 1.918 persone. Tra questi ci sono soltanto 21femmine.
Com’è possibile questo dato? Non si tratta di superiorità intellettuale maschile, ma del fatto che l’Università di Siena aveva stipulato una convenzione con l’Arma dei Carabinieri secondo la quale i Marescialli potevano farsi riconoscere la bellezza di 124 crediti formativi su un totale di 148 necessari ad ottenere la laurea triennale in Scienza dell’amministrazione. Bastava poi fare un solo esame oppure presentare tre tesine da 8 crediti ciascuna e si andava a discutere la tesi.
Ci pensò il ministro Mussi (Governo Prodi) a porre rimedio al fenomeno dei crediti regalati quasi per intero; fu posto il limite massimo di 60 crediti a chi – come previsto dalla riforma Berlinguer che istituì le lauree triennali e il sistema dei crediti – poteva ottenere un “sconto” in virtù dell’esperienza e della professionalità acquisita nel proprio lavoro.
Quando Mussi intervenne le cifre erano paradossali: alla Libera università degli Studi San Pio V di Roma ci sono stati 645 laureati precoci su 886 (73%). Alla Tel.M.A., l’università telematica legata al Formez, l’ente di formazione che dipende dal Dipartimento della funzione pubblica, sono stati 428 su 468, cioè il 91,4%.
Il decreto di Mussi arrivò nel maggio 2007, ma ormai la frittata era fatta e la maggior parte di quelli che poterono approfittarne avevano già provveduto a prendere la laurea. Nonostante il divieto, ci fu addirittura un ateneo che continuò per un altro anno accademico a stipulare convenzioni regala-crediti: l’Università Kore di Enna. Sapete quanti studenti immatricolati alla Kore nel 2007 risultano aver preso la laurea triennale in tempi record? Il 79% di laureati; paradossalmente grazie a convenzioni “illegali” con la Polizia di Stato!
Allora, tiriamo le somme:
A causa delle crescenti ristrettezze economiche, alcune università sono state costrette lanciarsi in una corsa ad accumulare più iscritti per avere più rette possibili e chiedere al governo più finanziamenti. Ecco che, in virtù dell’autonomia gestionale, è nata una vera e propria gara tra gli atenei per accaparrarsi il maggior numero di studenti.
Come si fa ad attirare studenti? Di certo puntando sul prestigio, sull’ottima formazione, sulla qualità della didattica e dei servizi offerti. Ma il metodo più semplice è essere buonisti… A Siena e alla D’Annunzio, visti i dati, probabilmente è successo questo. Poi c’è l’escamotage delle convenzioni con le categorie professionali che devono essere il più vantaggiose possibili. Prendere la laurea in poco tempo e facilmente, soprattutto se aiuta a far carriera, può attirare un sacco di iscritti.
Ma che senso ha regalare lauree così? È una domanda di grande rilievo da fare a tutti coloro che hanno governato questo Paese (sia di destra che di sinistra). In questo momento così delicato per via della possibile riforma, è quindi importante tener conto anche di questi dati al fine di rendere migliore l’Università italiana.
Di certo il problema si accentuerà se si tagliano ulteriormente i fondi e quindi le Università saranno sempre più costrette a fare in modo di accaparrarsi il maggior numero di iscritti possibili (soprattutto se si trasformano gli atenei pubblici in fondazioni private). Spero che la Riforma Gelmini tenga in giusta considerazione questi dati…
