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Il presidente venezuelano Hugo Chávez ha censurato i Simpson, il popolarissimo cartone animato che riscuote da anni successi in tutto il Mondo e non solo tra i più piccoli. Secondo Chávez, i bambini del Venezuela potrebbero subire un’influenza negativa dai mitici personaggi della serie TV (QUI la notizia).

Con una minacciosa nota ufficiale, la Comisión Nacional de Telecomunicaciones, una sorta di autority per le telecomunicazioni, ha ingiunto alla emittente privata Televen di sospendere la diffusione del serial, mandato in onda tutti i giorni alle 11 del mattino. Nella nota si può leggere la motivazione:Perché attenta contro la formazione integrale di bimbi, bimbe ed adolescenti“.

Al posto degli ironici e satirici personaggi gialli dei Simpson adesso non andrà in onda un documentario o un film d’autore, bensì il telefilm Baywatch, proprio quello in cui Pamela Anderson mostra le sue prorompenti grazie in un costume da bagno mozzafiato.

Che Chávez subisse il fascino delle belle donne lo si sapeva (dopo la storia con Naomi Campbell), ma che credesse che tutto il popolo venezuelano fosse più acculturato e meno corrotto da un seno prosperoso per lo più scoperto, piuttosto che da un cartone animato che ironizza sulla società occidentale, mi sembra troppo…

Mi sarei aspettato che il presidente socialista amico di Fidel Castro fosse uno più un fan dei Simpson che prendono in giro il modello di vita americano piuttosto che degli americanissimi bagnini in tuta rossa sempre più svestiti. Per altro, censurando i Simpson, Chávez va a trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda del suo odiato nemico, Bush. Anche il Presidente americano ha detto più volte, infatti, di non amare i personaggi dei Simpson (forse perché sbeffeggiano il suo governo e il modello di società di cui lui si è fatto portatore in quesi anni).

Magari dopo le polemice con la Reuters che di recente ha diffuso una foto di Chávez che, per uno strano gioco di luci e ombre, sembra avere le orecchie da Topolino (Disney), adesso al leader venezuelano non piacciono più così tanto i cartoni animati; preferisce vedere altre forme animate che si muovono sinuosamente durante una corsa sulla spiaggia… ;-)

Battute a parte, ancora una volta in Stati poco liberi si preferisce a qualcosa che potrebbe innescare un minimo di senso critico, qualcos’altro che agendo sugli istinti primari distrae l’attenzione della gente sui problemi reali.

Scusate se ultimamente ho aggiornato poco il blog, ma sono stato molto impegnato, prometto che tornerò ad aggiornare “La forza del blogging” spesso. Detto questo, vorrei parlare di quanto è accaduto a Daniele Luttazzi che con la TV ha avuto da sempre un rapporto controverso.

Adesso era tornato in TV dopo il famigerato “Editto Bulgaro“. Mediaset ovviamente non lo avrebbe mai potuto averlo tra i suoi, la RAI iper-politicizzata e perbenista non lo avrebbe più riaccolto, l’unica rete che gli ha ridato uno spazio suo è stata La7. La rete dove Crozza, Boncompagni, Chiambretti hanno un loro programma, dove trasmettono gli spettacoli di Marco Paolini, dove va in onda Sex and the city e dove fanno molti altri programmi che lascebbero pensare che non sia proprio una rete bigotta.

Dopo alcune puntate, però, anche La7 ha chiuso Decameron, il programma di Luttazzi. La decisione è stata presa dal direttore di rete, Antonio Campo Dall’Orto in seguito a una battuta che aveva come protagonista Giuliano Ferrara, altro personaggio di spicco di La7. Eccola: “Voce fuori campo: Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi. Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? E Lutazzi risponde: Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri… (per il resto vedete il video che ho inserito nel post, troppe parolacce ;-) )”.

In un’intervista a Il Manifesto (che trovate QUI), Luttazzi ha detto che il suo pezzo “si inserisce nella tradizione satirica italiana. Ti posso portare pagine e pagine di Ruzante ma anche di Dario Fo che utilizzano questo tipo di immaginario e non solo, anche Rabelais, lo stesso Lenny Bruce… sono un nano sulle spalle di giganti. Se avessi insultano Ferrara, dicendo Ferrara tu sei così o cossà, lo capirei”.

Pare che Giuliano Ferrara non si sia pronunciato sulla vicenda. La decisione è stata presa dalla direzione della rete che non può sorvolare sul fatto che un conduttore insulti un altro conduttore di La7. Subito si è parlato di censura, ma la rete ha tenuto a precisare che “ciò che è accaduto con Daniele Luttazzi riguarda l’uso inappropriato del mezzo televisivo, non la libertà di satira”. Così ha detto Campo Dall’Orto che poi ha continuato: “La7 vive infatti proprio dei capisaldi di libertà di espressione, di rispetto verso le persone che vi lavorano e verso il pubblico che la segue quotidianamente, come dimostrato ampiamente dagli ultimi anni di lavoro. Non vi è quindi nessuna limitazione della satira, ambito nella quale ritengo Luttazzi sia tra i più bravi se non addirittura il più bravo in Italia, e rispetto alla quale a La7 ha avuto libertà assoluta come le cinque puntate andate in onda stanno a dimostrare. Ritengo - conclude Campo Dall’Orto - in questo caso specifico si sia invece trattato di insulti rivolti ad una altra persona, tra l’altro parte della stessa rete. E per questo la nostra decisione vuole difendere il principio dell’uso responsabile di un bene prezioso come la libertà di espressione, vero punto al centro della nostre riflessioni e della nostra decisione di sospendere il programma“.

Che in Italia la satira non è ben vista dalle persone più in vista (Ferrara compreso) non è un mistero, ma anche sul buon gusto della battuta du Luttazzi c’è da discutere…
Forse La7 ha esagrato a chiudere il programma (pare anche in malo modo) e, se è vero che la satira grottesca e scurrile fa parte dell’antica cultura letteraria italiana, forse Lutazzi in TV ha esagerato a sua volta.

Credo che ci debba essere una misura in tutte le cose: Luttazzi avrebbe potuto ammorbidire i termini, mentre La7 avrebbe potuto cercare di trovare un punto di incontro con Luttazzi evitando di chiudere drasticamente lo show. Il rapporto tra satira, tv e personaggi importanti del nostro Paese è però difficile da delineare. Voi che ne pensate? Si tratta di censura, di insofferenza da parte di La7, di un’esagerazione di Luttazzi o cos’altro? ;-)

 > AGGIORNAMENTO: Finalmente Giuliano Ferrara si è espresso sulla vicenda inviando una lettera a laRepubblica. Ha detto che secondo lui il pezzo di Luttazzi è satira e che per questo non si è indignato e non ha detto nulla quando Luttazzi lo ha fatto in teatro durante i suoi spettacoli. Il problema, dice Ferrara, è che in Tv ci sono certi limiti da rispettare: “C’è la libertà di guidare, anche a trecento all’ora in una pista riservata a un pubblico pagante, ma in autostrada esistono limiti. In una tv generalista, insomma, è diverso“. Poi il Giulianone nazionale ha invitato Luttazzi e Campo Dall’orto a parlare di questa vicenda e della satira in genere nel suo programma. Staremo a vedere se ci andranno. Comunque secondo me Ferrara ci sta marciando su: vuole fare la parte del liberale e vuole fare una puntata di “8 e mezzo” con un numero di ascoltatori mai avuto prima!!! ;-)

Il segretario della CEI, il neo Cardinale ed ex generale dei cappellani militari Angelo Bagnasco, ha detto che contro la Chiesa cattolica italiana ci sarebbe in atto una “strategia denigratoria” portata avanti dai mass media. Secondo il presidente della Conferenza Episcopale Italiana,  il fatto che la quella cattolica si configuri come Chiesa popolare “evidentemente dà molto fastidio a qualcuno, anzi a diversi soggetti“.

Non mi meraviglio più di tanto, dunque - ha continuato - di quegli attacchi sistematici portati attraverso i media, nel contesto di una strategia denigratoria contro la Chiesa. [...] A livello mediatico - ha rilevato Bagnasco senza mai citare specificamente niente e nessuno - è ricorrente una certa posizione critica, spesso addirittura polemica, se non ironica verso la Chiesa, verso il suo magistero, innanzitutto quello del Papa, e poi quello dei vescovi“. Bagnasco ha poi tenuto a sottolineare che tutto questo in ogni caso non indebolisce il sentimento di stima, fiducia e amore che la maggior parte degli italiani prova nei confronti della Chiesa cattolica.

Non sappiamo di preciso a chi si riferisce Bagnasco. Forse riprendendo un monito del giornale l’Avvenire (il gornale edito dalla Conferenza Episcopale Italiana da lui oggi presieduta) c’è l’ha con la Littizzetto che a “Che tempo che fa” ironizza spesso sul Papa e ancor prima con il Cardinal Ruini (”Eminens“), con Crozza che fa una parodia del Papa nel suo programma su La7 o con Fiorello e la sua ormai celebre imitazione alla radio di Padre Georg, il segretario del Papa. Forse però il riferimento non è chi fa satira, ma a chi fa informazione. In questo caso potrebbe trattarsi dell’inchiesta de laRepubblica sui costi e i privilegi della Chiesa. A chiunque si riferisse Bagnasco, questa vicenda mi ricorda qualcosa di simile che aveva come protagonista un importante personaggio politici italiano… ;-)

Ebbene sì, sembra che Bagnasco stia prendendo spunto da Silvio Berlusconi e dal suo famigerato “uso criminoso” della TV. Deve essere un virus che contagia tutti quelli che, essendo per un motivo o per un altro particolarmente esposti (in prima persona o come membri rilevanti di una organizzazione), vengono a trovarsi inevitabilmente sotto i riflettori. Il fatto che certe persone, certi atteggiamenti, certi fatti diventino “bersaglio” della satira oppure diventino oggetto di un’inchiesta giornalistica (si pensi ad esempio al libro “L’odore dei soldi“ di Marco Travaglio, quello di cui si discuteva nella puntata del programma di Daniele Luttazzi che gli causò l’allontanamento dalla TV) non va giù a chi detiene il potere. Questa gente, anzichè farsi una risata di fronte alla satira oppure cercare di chiarire le propie responsabilità di fronte a inchieste che portano a galla certi fatti, si sente attaccata personalmente.

Comici a parte (dei quali si dovrebbe ridere e non avere paura), è di oggi, ad esempio, la notizia che un altro prete pedofilo è stato arrestato. Per Bagnasco, far sapere alla gente che  il vice-direttore del seminario di Brescia molestava un ragazzino di 14 anni, è un atto denigratorio nei confronti della Chiesa oppure è informazione?

Vi ricordate tutto lo scalpore che fece la trasmissione di Santoro sui preti pedofili? Anche lì poi si disse che si trattava di denigrazione. La Chiesa voleva continuarea trasferire preti pedofili da una Diocesi all’altra senza far sapere nulla alla gente perchè altrimenti probabilmente si sarebbe commesso un atto denigratorio

Per concludere, non si può fare di tutta l’erba un fascio. La Chiesa fa delle cose mirabili e importantissime per l’umanità, ma ha anche qualche sassolino nella scarpa (per non parlare di Berlusconi ;-) ). E’ ovvio che in presenza di reati (es. diffamazione) è giusto intervenire, ma in linea di massima credo che chi non ha nulla da nascondere, non abbia nemmeno nulla da temere (nè dalla satira su cui ci può ridere sopra, nè dalle inchieste giornalistiche che non potrebbero far mergere nient’altro che la verità).

Al contrario, quando si tenta di nascondere qualche misfatto (nel caso della Chiesa, anche i “semplici” privilegi dei suoi membri e i costi che questi comportano sugli italiani, come emerge dalla recente inchiesta de laRepubblica), si inizia a credere (o a cercare di far credere) che siano i media a mettere in atto strategie denigratorie;-)


Graziella Campagna

Il nostro Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ne ha combinata un altra delle sue. Non gli è bastatao tutto il polverone sollevato con le vicende che riguardano lui e il giudice De Magistris (QUI una ricostruzione fatta da Marco Travaglio), adesso se la prende pure con le fiction. Ma veniamo ai fatti…

Lunedì 27 novembre sarebbe dovuta andare in onda su RAI1 una fiction antimafia (l’ennesima) dal tittolo “Una vita rubata. La storia raccontata è quella di Graziella Campagna , una ragazza siciliana di 17 anni che lavorava come stiratrice in una lavanderia di un paesino in provincia di Messina per aiutare economicamente la famiglia. Un boss mafioso latitante un giorno ha dimenticato un’agendina nella tasca della giacca lasciata in lavanderia. Graziella scoprì così che quello che tutti in paese conoscevano come l’ingegnere Cannata, altro non era che il boss Gerlando Alberti, nipote dell’omonimo boss di Palermo. Il mafioso, per paura di essere scoperto decide di eliminare la ragazza.

La sera del 12 dicembre 1985 Graziella non tornò a casa. Qualche giorno dopo il suo cadavere è stato trovato a pochi chilometri di distanza dal paese, con il volo sfigurato e il corpo crivellato di colpi. L’indagine è durata 20 anni, fra inchieste stoppate e procedimenti giudiziari annullati. Il processo si concluse nel dicembre 2004 con la condanna all’ergastolo di Alberti e del suo complice Giovanni Sutera.

Gerlando Alberti solo dopo un anno e mezzo tornò in libertà perché i giudici della Corte d’assise non depositarono entro i termini stabiliti le motivazioni della sentenza di condanna e quindi venne annullata per decorrenza dei termini la custodia cautelare. Alberti, infatti, rimasto in cella per altri reati, ha lasciato il carcere perché avendo già scontato una condanna per traffico di droga e potendo beneficiare dell’indulto per gli altri reati di cui è stato ritenuto colpevole torna un uomo libero. La vicenda suscita scalpore e il ministro Mastella nel settembre 2006 invia gli ispettori, che dopo alcuni mesi archiviano il caso sul magistrato che era stato accusato di avere ritardato il deposito delle motivazioni della sentenza (QUI e QUI per saperne di più).

La Rai ha stoppato per ora la messa in onda della fiction su segnalazione dello stesso Mastella. Secondo il Ministro, infatti, la messa in onda della fiction “avrebbe potuto turbare la serenità dei giudici della Corte d’Assise di Appello che dal 13 dicembre si riuniranno in udienza proprio per il processo che riguarda l’assassinio di Graziella Campagna“.

Anche se si fosse trattato di un documentario-inchiesta, ma ancor più che si tratta di una fiction, non si comprendono i motivi che hanno spinto il Ministro della Giustizia a chiederne la sospensione. La storia di Graziella Campagna è stata scritta sui giornali, approfondita e conosciuta dalla tv italiana ed è difficile che possa portare ad una turbativa per l’udienza di appello il 13 dicembre. Che il Ministro abbia invece paura che la fiction possa riportare nelle prime pagine di giornale le tristi vicende relative all’inutile indulto che ha dato la libertà a migliaia di delinquenti? Oppure che abbia paura di essere accusato di non aver saputo agire concretamente dopo aver inviato gli ispettori?

Non si spiega, infatti, come mai Mastella si sia scagliato propio contro questa ficton e non contro tutte le altre che affrontano il tema della mafia o temi legati all’attulità. Come fa notare il giallista Carlo Lucarelli: “Si tratta di un brutto precedente. In base a questo principio non potremmo fare fiction su quasi niente. Paradossalmente, anche la fiction “Il capo dei capi” dovrebbe essere sospesa.

Il fratello di Graziella Campagna, parlando della vicenda si è detto tupito del fatto che Mastella fosse intervento solo ora per vietare la messa in onda della fiction e ha poi detto: “Mi chiedo dov’era il ministro della Giustizia Mastella quando il giudice della Corte d’assise di Messina ha ritardato il deposito della sentenza di condanna di Gerlando Alberti, accusato della morte di mia sorella, consentendo in questo modo la sua scarcerazione“.

Insomma, la povera Graziella è stata uccisa tre volte: dai colpi di arma da fuoco, dalla negligenza (forse voluta) dei giudici e dall’indulto che hanno fatto uscira dal carcere il suo aguzziono e adesso dallo stop alla messa in onda di questa fiction che avrebbe fatto conoscere a tutta Italia la sua storia e le torbide vicende che coinvolgono mafia e poteri.

In un Paese normale sarebbero già stati cacciati sia Mastella (che forse non sarebbe mai diventato ministro) sia il direttore generale della RAI. In Italia, invece, dove informazione e poteri sono strettamente legati e dove la politica perde sempre più aderenza con la realtà diventando sempre più una questione di poltrone, si nascondono i fatti e si lasciano impuniti i colpevoli (sia degli omicidi e sia degli insabbimenti dell’informazione).

L’uso che Biagi, Santoro, … come si chiama quell’altro … Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga.Vi dicono nulla queste parole? Furono pronunciate nel 2002 dall’allora presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, mentre si trovava in visita a Sofia (in Bulgaria).

Berlusconi auspicava che i giornalisti Enzo Biagi e Michele Santoro, insiema al comico Daniele Luttazzi, fossero allontanati dalla RAI (ovviamente non li avrebbe mai accolti a Mediaset). Quest’auspicio si avverò poco tempo dopo e i tre sparirono dalla scena per anni. Quelle parole passarono alla storia come “Editto BulgaroEditto Sofia oppure ancora come Diktat bulgaro“. L’episodio fu molto discusso perché Biagi, Santoro e Luttazzi avevano più volte espresso posizioni critiche nei confronti del governo Berlusconi, ma allo stesso tempo erano personaggi che godevano di una notevole popolarità e garantivano anche buoni risultati di ascolti alla televisione nazionale (soprattuto in un momento in cui i dirigenti delle TV parlano di qualità televisiva, ma si guarda solo alla qantità degli ascolti). Le dichiarazioni di Berlusconi furono quindi lette come un attacco alla libertà di stampa.

Oggi è morto Enzo Biagi, decano dei giornalisti italiani, e il mondo giornalistico (e non solo) lo piange. Era rientrato nell’editto di Sofia a causa di una puntata de “Il Fatto“, la sua trasmissione, andata in onda in piena campagna elettorale, dove era ospite Roberto Benigni. Il comico non aveva risparmiato battute all’allora leader dell’opposizione.

Sono passati quasi 6 anni dall’editto bulgaro, ma quell’episodio continua a suscitare plemiche. A riaprire la ferita è stato il premier Romano Prodi: “Non ci siamo visti, ma ci siamo sentiti al telefono - ha detto Prodi ricordando i momenti che seguirono l’allontanamento di Biagi dalla RAI - in lui dominava lo sdegno, l’arrabbiatura forte. E anche il senso che era venuta meno una delle libertà fondamentali del Paese. Mi disse esplicitamente: attenzione, che questo è un attentato alla libertà, dopo un cronista quante altre voci saranno eliminate?“. 

A Prodi ha risposto seccato il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi, che avrebbe preferito che si parlasse solo del cordoglio per la perdita di un grande giornalista e che non si tirasse fuori questo argomento disdicevole: “Mai avrei pensato - ha commentato Bondi - che il presidente del Consiglio potesse suscitare una polemica artefatta e immotivata il giorno stesso della morte di Enzo Biagi“.

Lo stesso Berlusconi, quando Biagi era tornato di recente in Tv, si disse soddisfatto. Biagi ebbe da Berlusconi anche una sorta di marcia indietro, seppur parziale: “Ho assistito alla prima delle due puntate - disse il Cavaliere quando pochi mesi fa Biagi torno finalmente in RAI - e l’ho trovata veramente avvincente, quindi, complimenti al dottor Biagi per questa nuova trasmissione“. Berlusconi, però, negò di aver chiesto l’espulsione di Biagi (e di Santoro e Luttazzi) dalla TV, ma per la prima volta ammise un errore: “Forse ho calcato la mano quando dissi che Biagi e gli altri facevano un uso criminoso della tv pubblica“.

Oggi che Biagi non c’è più, tutti lo piangono e lo rimpiangono, dai colleghi giornalisti alla gente comune, dai politici agli uomini di Chiesa. Anche le dichiarazioni di Berlusconi sono molto diverse da quelle del 2002 (”Al di là delle vicende che ci hanno qualche volta diviso - ha detto - rendo omaggio ad uno dei protagonisti del giornalismo italiano cui sono stato per lungo tempo legato da un rapporto di cordialità che nasceva dalla stima“), ma l’eco di quelle parole pronunciate a Sofia rimbomba ancora fragoroso nelle orecchie di chi crede nella democrazia e nella libertà.

Emma, la ragazza a cui è morto il padre

Lo spettacolo deve continuare, è questo l’imperativo che vige nel mondo dello spettacolo. Ma questa volta si è toccato proprio il fondo: ad una concorrente del Grande Fratello australiano (nella foto) è morto il padre mentre lei è rinchiusa nella Casa, e i responsabili della trasmissione non vogliono dirglielo, così lei continua a “giocare” come se niente fosse ignara di tutto.

Non è la prima volta che il GF australiano si trova al centro delle polemiche. Nella precedente edizione, ad esempio, due inquilini della casa più spiata d’Australia sono stati espulsi perchè hanno tentato uno stupro su una loro compagna mentre lei dormiva, sotto gli occhi delle telecamere e senza alcun intervento da parte della redazione. Nell’edizione del 2005, invece, gli animalisti protestarono perchè gli inquilini terrorizzavano con le loro azioni un piccolo gatto introdotto nella casa. Addirittura l’anno prima furono chiamati i poliziotti per sedare i tafferugli e gli scontri che avvennero tra i protagonisti dello show. Ma quest’anno gli organizzatori del Big Brother l’hanno fatta grossa!!!

La settimana scorsa (il 16 maggio) è morto il padre della concorrente ventiquatrenne Emma Cornell [QUI la sua scheda sul sito ufficiale del programma], ma lei per regolameto non potrà sapere del tragico evento fino alla sua uscita dalla casa quando sarà eliminata. Ovviamente sulla vicenda si è sollevato un polverone di polemiche e di critiche, ma gli organizzatori si giustificano dicendo che il padre della ragazza era già seriamente malato quando la ragazza ha deciso di partecipare al programma e che, quindi, sarebbe spettata a lei la decisione di non partecipare. Inoltre, il fidanzato della ragazza ha affermato che lo stesso padre della ragazza avrebbe chiesto in punto di morte di non avvisare la figlia per non rovinarle questa esperienza. Sarà vero!? :roll:

Le conseguenze psicolgiche cui potrebbe anadare incontro la ragazza per non poter elaborare il lutto posono essere gravi e io credo che questa scelta degli organizzatori del GF australiano sia del tutto sbagliata. La notizia oltre ad aver indignato i cittadini australiani ha fatto il giro del mondo ribalzando all’interno della blogosfera dove ovviamente si possono trovare solo commenti di biasimo. Adesso l’unica non sapere della morte del pade è lei!!!

Mi si dirà che le regole sono regole, ma non si può calpestare la dignità umana e il rispetto della vita (quella vera, altro che reality show!!!) per uno stupido programma televisivo. Probabilmente il cinismo ha preso il sopravvento perchè gli ascolti sono cresciuti a dismisura e quindi anche gli introiti pubblicitari. Credo, infatti, che questa vicenda stia portando alla trasmisione un sacco di pubblico perchè anche chi non è intereresato al grande fratello, adesso inizierà ad appassionarsi alle vicende di questa povera e sfortunata concorrente all’oscuro di tutto. Insomma, credo che stia prevalendo la filosofia propagandistica del purchè se ne parli…

Mi immagino già quello che potrebbe succedere in Italia (sempre pronti a recepire le novità estere), dove il nostro Grande Fratello ormai giunto alla ottava edizione (gli organizzatori non sanno più che inventarsi per coinvolgere il pubblico) e costretto a lottare con decine di altri reality show, subisce un’emoraggia di pubblico costante. Ai prossimi provini, magari sarà necessario presentare le cartelle cliniche dei parenti più stretti!!! Si sa, per avere un pò di pubblico in più si farebbe di tutto, soprattutto in una TV commerciale!!! ;-)

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Da qualche giorno in TV si può vedere un’enigmatica pubblicità della trasmissione REPORT condotta su RAI3 da Milena Gabanelli, a mio avviso una delle migliori trasmissini che il servizio pubblico italiano abbia mai realizzato.

In questa pubblicità si parla di ua “scatola magica” tenuta segreta dalle compagnie di telecomunicazioni per non si sa quali motivi . Sul sito della trasmissione si legge:

“E poi c’è la storia della macchina magica. Ovvero la GSM BOX. Uno strumento complesso che permette a grandi e piccoli operatori del mondo delle telecomunicazioni di macinare guadagni astronomici sulle telefonate fisso-mobile, le chiamate che da casa partono verso un cellulare. E che di solito sono anche le più care. Un mondo di complicità e silenzi vastissimo. Nel frattempo, le procure indagano”.

La puntata sembra appetitosa, una di quella capace di denunciare fatti assurdi e inaccettabili ma che puntualmente il giorno dopo vengono commentati, approfonditi e discussi sul Web, senza che i media mainstream ne facciano il minimo cenno. ;-)

La suspense sale e la curiosità monta… Quando ho visto per la prima volta la pubblicità della puntata avevo pensato che una semplice ricerca su Internet avrebbe risolto ogni dubbio e che sarei arrivato alla puntata “preparato”. Invece nemmeno online c’è molto materiale…

Dan Gillmor nel suo libro che si intitola We The Media in cui pala del giornalismo diffuso, ha introdotto il concetto di lettori che sanno more-than-we-do. Secondo Gillmor, i lettori di un giornale, di un blog, di una rivista, ecc, messi tutti insieme sicuramente ne sapranno di più di chi ha scritto. Allora, io adesso vi dico cosa ho scoperto, anzi vi parlo dell’idea che mi sono fatto e magari grazie al contributo di voi lettori, arrivermo insieme a vedere la puntare di REPORT di stasera più informati. Vediamo chi ci prende di più…. ;-)

Navigando sul Web ho trovato questa pagina di un sito di un’azienda che opera nel campo della telefonia in cui si descrvono le caratteristiche e le funzionalità di un aparechio che si chiama GSM Box;che sia qualcosa di simile alla scatola magica della Gabanelli grazie alla quale gli operatori del mondo telefonico possono “macinare guadagni astronomici”?

Se è così, basta analizzare l’apparecchio. Si tratta di uno strumento capace di connettere le reti fisse con le reti mobili GSM. A questo punto il ragionamento è facile:

  • le compagnie telefoniche gestiscono la rete fisica
  • i costi di gestione influenzano notevolmente le tariffe telefoniche
  • utilizzando la rete GSM che è costituita dall’etere e non da supporti fisici, questi costi si abassano moltissimo
  • le compagnie ci farebero pagare uguale, ma loro spenderebbero meno (guadagando di più)
  • questo guadagno sarebbe esorbitante soprattutto per quanto riguada le alte tariffe delle chiamate verso i numeri mobili 
  • Le compagnie mantengono il segreto perchè altrimenti sarebbero costrette ad abbassare i prezzi utilizzando questa tecnologia oppure perchè vogliono utilizzarla senza dire nulla.

Inoltre, nella pubblicità della trasmissione si intravede questa GSM Box che contiene numerose schede telefoniche (forse anche l’apparecchi di cui vi ho parlato, ma leggendo le caratteristiche tecniche non l’ho capito). Se così fosse, un altro motivo per cui l’esistenza di questa scatoletta miracolosa dovrebbe essere tenuta nascosta potrebbe essere il fatto che essa consentirebbe agli utenti di utilizzare diverse schede mobili con vari piani tariffari (anche di operatori diversi) e quindi di scegliere via via quello più conveniente a seconda della chiamta. In questo modo i gestori andrebbero a perderci…

Insomma, queste sono le mie deduzioni, voi che ne dite?

In ogni caso, stasera sapremo esattamente di cosa si tratta….

> AGGIORNAMENTO: Bè, vista la puntata, un pochino ci avevo preso… ;-)

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