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Grillo a Bologna per il V-day

In un blog che si chiama “La forza del blogging” non si poteva trascurare il V-day (Vaffa-day) oraganizzato da Beppe Grillo. Un’iniziativa che ha avuto origine esculsivamente in Rete tramite un blog, sfruttando al capacità di mettere in relazione le persone del Web. Non ho parlato dell’evento prima e adesso non voglio entrare nel merito delle polemiche. Sul V-day, infatti, è stato detto tutto e il contrario di tutto, ma da osservatore dei fenomeni sociali (ho studiato sociologia e mi sono laureato con una tesi sui blog), voglio riprendere un bel post del blog Tecnoetica di Davide Bennato in cui si analizza il Vaffa-day da un punto di vista sociologico

Davide Bennato sintetizza questa sua riflessione in 4 punti:

  • Il V-day ha mostrato la nascita un nuovo spazio politico basato sulla conversazione su Internet (i commenti al blog)
  • Ha mostrato la necessità di un nuovo linguaggio per la politica che deve essere chiaro (più chiaro del nome della manifestazione!
  • Ha mostrato la forza dell’auto-organizzazione permessa da Internet prescindendo dagli altri media
  • Ha mostrato l’incapacità della cultura circolante (politici, giornalisti, “esperti”, …) di capire il mondo sociale che li circonda

Date queste premesse, forse ha ragione Grillo quando dice che la politica e il modo di condurre il dibattito pubblico hanno bisogno di rinnovarsi, sono vecchi. Con il Web e il blog tutto potrebbe cambiare. Nelle città-Stato della Grecia classica, tutti i cittadini (eccetto donne e schiavi) contribuivano all’amministrazione della collettività senza rappresentanti. E’ utopico pensare che con il Web e i blog oggi si possa ripresentare la stessa situazione, ma credo che la politica dovrebbe imparare da questa manifestazione e cercare di tenere più in considerazione le potenzialità democratiche della Rete. In quel “gioco dei poteri” di cui parlo spesso in questo blog, potrebbe entrare a breve a pieno titolo il potere del blogging, ovvero la possibilità di ciascun individuo di poter partecipare direttamente al dibattito publico, di auto-organizzarsi, di bypassare le forme tradizionali di mediazione (politici, giornalisti, ecc.), …

Credo che il V-day ha ha dato davvero origine a un “nuovo Rinascimento“, come ha detto Grillo, perchè ha messo in evidenza i punti critici dell’attuale sistema e ha evidenziato le potenzialità dello strumento dei blog. Spero di non essere troppo ottimista… ;-)

BUONE VACANZE!!!
Cari lettori (anche per chi fosse passato di qui per caso), il blog va in vacanza. Anzi, il blogger va in vacanza! ;-)
Credo che da ora fino ai primi di settembre sarà un pò difficile per me aggiornare il blog. Risponderò a tutti i commenti, ma probabilmente non sarò molto tempestivo…

Vi linko alcuni post tra quelli che hanno riscosso più successo dall’aperura del blog (29/04/2007). Se qualcuno durante l’estate volesse leggere o rileggere qualche mio post, volendo potrà evitare di rovistare nell’archivio:

BUONE VACANZE A TUTTI!!! ;-)
A prestissimo!!!

I due amiconi...

Si è appena consumato l’ultimo grande evento in ordine di tempo che ha messo a soqquadro la città di Roma. La visita del Presidente americano, George W. Bush. Il presidente degli Stati Uniti si è detto felice di essere stato in Italia, terra che ama e che da sempre è amica dell’America e ha detto pure di avere grandi amici in Italia, primo fra tutti Silvio Berlusconi con il quale si sono incontrati per un caffè nella residenza dell’ambasciatore americano in Italia.

Ma questo viaggio è servito a Bush anche per incontrare il Papa con il quale ancora non si erano visti (l’ultima volta di Bush a Roma era stata per il funerale di Giovanni Paolo II) e soprattutto per ritrovare un amico che credeva perduto: Romano Prodi.

Prima di partire per il suo viaggio in Europa, infatti, Bush in un incontro con alcuni giornalisti europei aveva detto a proposito del nostro presidente del consiglio: “…E poi il primo ministro Romano Prodi, con cui ho un lungo rapporto. L’ho conosciuto quando era a capo dell’Ue. Mi ricordo, mi ricordo con affetto che andavo sulla mountain bike a tutta birra mentre lui faceva jogging sulle spiagge della Georgia, incitandolo…”.

Sembrano i ricordi nostalgici nei confronti di un vecchio amico quasi perduto. Ma a questa lontananza tra George e Romano si è conclusa ieri a Palazzo Chigi dove finalmente i due cari amici si sono ritrovati. “Il nostro è stato un colloquio molto interessante e amichevole“, ha detto infatti Prodi nella conferenza stampa congiunta con il presidente americano. I due leader si erano salutati sorridenti con un abbraccio davanti al picchetto d’onore sulla soglia di Palazzo Chigi, e poi si sono presentati con un sorriso smagliante sulle labra davanti ai giornalisti. Insomma, i due amici di sempre si sono ritrovati e non hanno avuto niente da discutere sul quale non fossero d’accordo (Berlusconi di sicuro ci è rimasto male!!! ;-) )

Per un attimo sono riusciti ad imbambolare tutta l’Italia. Bush e Prodi sorridenti e festosi che rispodono anche con qualche battutina ironica alle domande dei giornalisti. Ma subito a qualcuno è venuto un dubbio: non è che l’entusiasmo per questa amicizia ritrovata ha fatto dimenticare ai due amiconi che su molte questioni c’ è un totale disacordo se non un vero e proprio scontro? ;-)

Il risultato prevalente dell’incontro, infatti, si può sintetizare, con l’aver trovato un’agenda comue tra l’italia e gli USA su  clima, interdipendenza globale, Kosovo e Libano con l’avvio  di un nuovo inizio nei rapporti con il governo italiano di centrosinistra. Ma i dissensi su Afghanistan, sull’Iraq, sul caso Abu Omar, sulla morte di Calipari, che fine hanno fatto? 

Come afferma Maurizio Molinari su LaStampa.it, la Casa Bianca  in collaborazione con lo staff di Prodi, ha preparato l’agenda del colloquio di Palazzo Chigi al fine di dare risalto alle possibilità di una pragmatica collaborazione nell’immediato futuro tra i due governi, lasciando sullo sfondo i dissensi e i punti di scontro. A prevalere sono stati, dunque, i dossier che consentono ai due leader di operare in sintonia e in tempi stretti.

Sorrisi, pacche sulle spalle, convergenze politiche e silenzi sui permanenti disaccordi, hanno trasformato il colloquio di Palazzo Chigi in un nuovo inizio brillante per le relazioni fra i governi di Bush e di Prodi. Ma se nell’immediato ciò sembra un successo per l’amico Romano che, al contrario di quanto afferma l’opposizione non è per niente in difficoltà per ciò che riguarda al politica estera, in realtà a uscirne vincitore è stato, secondo me, Bush.
Il leader statunitense, infatti, ha fatto una comparsata in Italia ed è già riparito. Per lui è più facile fingere, chi lo rivede più? E chi si informerà se effetivamente le sue promesse saranno mantenute? ;-)
Ma Prodi è rimasto qui da noi (alcuni dicono purtroppo, altri per fortuna!) e per lui non sarà molto facile fingere ancora quando dovrà affrontare sul serio le questioni spinose dei rapporti tra l’Italia e gli USA. Sono convinto che i sorrisi e le pacche sulla spalla si trasformeranno presto in disaccordi e scontri…

Se nell’immediato l’incontro tra i due leader è stato un successo, credo che in futuro questo sarà un boomerang che si rivolterà contro il nostro premier. E se in questo momento i rapporti tra Italia e Usa sembravano simmetrici, a vedere i due leader amici sorridersi a vicenda, tutti noi sappiamo come funzionano realmente le cose nei giochi di potere della politica internazionale…

In attesa di sapere come andrà a finire quello che ormai possiamo chimare il caso “Santoro contro il Vaticano“, che era oggetto del mio precedente post (la RAI ha aquistato i diritti per il video della BBC, ma pare che il video non sarà trasmesso domani sera, ma il prossimo giovedì, staremo a vedere…), oggi vorrei soffermarmi su un importante anniversario: la strage di Capaci (vicino Palermo) in cui con una carica di 500 chili di tritolo furono uccisi il giudice Giovanni Falcone, sua moglie, Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.

Nella giorata di oggi sono state dette molte parole da parte dei politici per commemorare questo eroe dell’anti-mafia (QUI una rassegna stampa sull’argomento), tuttavia credo che il miglior modo per commemorare Falcone e tutte le vittime della mafia [QUI il calendario realizzato dallo staff del blog di Beppe Grillo che giorno per giorno riporta le vittime delle mafie] sia quello di ricordare ai politici che anzichè riempirsi al bocca con tanti buoni propositi e con frasi ricche di retorica, è bene che si muovano concretamente nella lotta anti-mafia. Per questo motivo voglio qui riportare le parole dello stesso giudice Falcone:

Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.

Questa frase tratta dal libro intervista Cose di Cosa Nostra che consiglio di leggere, è rappresentativa di quello che successe al giudice Falcone e al suo staff. Oggi Falcone, insieme a Paolo Borsellino, viene ricordato come emblema dell’anti-mafia, ma allora il loro lavoro fu in un certo senso osteggiato. Credo che ricordare questi aspetti meno noti della vicenda di Falcone sia il miglior modo per ricordarlo.

Un esempio del fatto che pima della mafia era lo Stato a voler mettere fuori gioco Falcone potrebbe ssere rappresentato dal mal riuscito attentato dell’Addaura del 1989. L’Addaura è il tratto di costa che collega Palermo con la contrada balneare di Mondello. Falcone si trovava lì un giorno d’estate del 1989, in una villa in Riva al mare insieme ad altri giudici. Qualcuno piazzò in quella villa ben 58 chilogrammi di tritolo che per fortuna non esplosero. Su quell’attentato ne sono state dette e scritte di tutti i colori, anche che Falcone si era preparato l’attentato a solo allo scopo di farsi pubblicità. Questo è un chiaro tentativo di denigrare lo “scomodo” lavoro del giudice anti-mafia. Solo nel 2004 la Cassazione parlò di ”infame linciaggio” ai danni di Falcone (QUI un articolo che approfondice l’argomento).

Un altro esempio: nel 1987, il pool antimafia di cui faceva parte Falcone riuscì ad organizzare il primo maxi-processo affondando un primo colpo alla mafia, così quando si trattò di scegliere il nuovo consigliere istruttore di Palermo che sarebbe dovuto succedere a Caponnetto (che andava in pensione), tutti si aspettavano che la nomina riguardasse Falcone, ma il CSM, scelse Antonino Meli semplicemente seguendo il criterio di azianità che poi si sarebbe scontrato duramente con Falcone e con il pool anti-mafia (che poi fu sciolto da Meli). Tutto ciò perchè i successi di Falcone cominciavano ad essere scomodi.

Falcone fu poi chiamato, nel 1988, a dirigere la sezione Affari Penali del Ministero di Grazia e Giustizia, fu così allontanato da Palermo, dalle indagini antimafia e dal suo ruolo di magistrato che egli svolgeva mirabilmente. Manterrà questo incarico fino al giorno dell’attentato. Paolo Borsellino, in un discorso pronunciato a Palermo il 25 giugno 1992, dirà che “Giovanni Falcone in questa sua brevissima esperienza ministeriale lavorò soprattutto per potere al più presto tornare a fare il magistrato. Ed è questo che gli è stato impedito, perché è questo che faceva paura”.  

Ma anche dopo la strage le cose non sono cambiate. Rosaria Schifani ha detto in un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera: “Sciolsero il Gruppo Stragi quando ancora stavano lavorando sui mandanti occulti di Capaci e via D’Amelio. E’ come se lo Stato avesse voluto interrompere quel lavoro. Quanti libri sono usciti su quelle ed altre inchieste. I magistrati diventano scrittori. Ma non ci dicono fino in fondo in quali misteri si sono impantanati. A cominciare dalla cassaforte vuota di Riina, dal databank di Falcone con la memoria cancellata, dalla borsa fatta sparire dalla macchina di Borsellino con l’agenda dentro“.

Insomma, Falcone è stato lasciato solo (questi sono solo alcuni esempi) e quando si è soli si muore!!! Probabilmente la mafia nell’uccidere Falcone aveva dei complici più o meno consapevoli…  

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Questo è il primo post di questo blog. A chiunque si fosse chiesto il perchè del titolo (ma anche a chi non s’è le chiesto ;-) ), cercherò di spiegare brevemente di che si tratta…
Il blog è nato alla fine del mio percorso di studi. Mi sono laureato, infatti, in Sociologia (110 e lode!) proprio con una tesi che parla di blog; anzi, del rapporto tra il blogging e i poteri.
Detta così sembra proprio una cosa noiosa, ma credo che oggi sia proprio un campo di indagine interessante…
E poi… ancora non è certo e non voglio parlarne per scaramanzia, ma forse la mia tesi (400 pagine) diverrà un libro, ovviamente apportando le dovute modifiche. Per adesso sono un giovane (25 anni) dinamico e intraprendente “in cerca di prima ccupazione”, come si dice in questi casi [ps. per chi fosse interessato, il mio curriculum stà su Chi sono? ;-) ].
Sono anche un blogger da molto tempo e per la tesi ho aperto vari blog, ma oggi li ho chiusi tutti perchè voglio concentrarmi solamente su questo utilizzando il magnifico WordPress che ho scoperto troppo tardi! ;-)
Non so ancora esattamente che uso ne farò e cosa ci scriverò, ma ci credo fortemente.
Dicevamo… il blogging e i poteri. Adesso viene la parte noiosa. Per semplificare vi incollo il breve abstract che la segreteria della mia facoltà impone di consegnare insieme alla tesi (probabilmente i membri della commissione si annoiano a leggere tutte le tesi e leggono solo il riassunto del riassunto!):

Nella società dell’informazione, grazie alle possibilità offerte dalla Rete, la capacità di informare non è più prerogativa dei professionisti del settore, ma diventa di dominio pubblico.
Nel sistema mediale entrano a pieno titolo, affianco a mass media, i cosiddetti personal media. Chiunque può produrre informazione individualmente e al tempo stesso può crearsi un proprio percorso informativo personale.
I blog si collocano in questo contesto in cui l’informazione professionale viene affiancata da un tipo di informazione “artigianale” e dove ciascuno, grazie alle possibilità offerte dalle ICT, può essere potenzialmente un reporter, un “reporter diffuso”, come è stato definito.
Se con i media tradizionali il quarto potere, ovvero il sistema informativo nel suo complesso, era appannaggio esclusivo di giornalisti e operatori del settore cui spettava il compito di far circolare le informazioni che sono in grado di esercitare una funzione di controllo sui poteri, oggi lo scenario sta cambiando.
I cittadini hanno sempre meno fiducia nei media tradizionali per ciò che riguarda l’informazione e, visto che adesso ne hanno la possibilità, vogliono entrare direttamente a far parte di questo “gioco dei poteri”, ma il ruolo che vogliono rivestire non è quello di giocatore (come quello assunto sempre più dall’informazione professionale), piuttosto quello di giudice di gara a garanzia del rispetto delle regole.

Perché i blog sono importanti in questo contesto?
Dal momento che in questo nuovo scenario c’è sempre il rischio di restare intrappolati nell’overload informativo, come si posizionano i blog sotto questo aspetto?
Possono scomparire totalmente le agenzie di mediazione tra il cittadino e la realtà che lo circonda?
Come reagisce il “quarto potere” nei confronti dell’imponente avanzata di queste forme di “informazione dal basso”?
La blogosfera diverrà realmente un luogo libero in cui i cittadini potranno esprimersi o finirà per diventare una big conversation dove il caos regna sovrano?

A queste e ad altri quesiti cercheremo di rispondere nel corso della nostra trattazione“.

Per adesso mi fermo qui, vedremo cosa ne uscirà da questa nuova avventura che inizia oggi aprendo questo blog…

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