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Un po’ di tempo fa su questo blog si è parlato di canone RAI. Il dibattito riguardava principalmente la sua abolizione. Vi sintetizzo il discorso: Perchè la TV pubblica, oltre a prendere i soldi del canone, contiene pubblicità (leggi problema dell’auditel e quindi della qualità dei programmi)?
Lo scopo delle reti pubbliche, infatti, non è quello di confrontarsi con le TV private perché, in quanto prive di pubblicità e pagate dai cittadini, le TV pubbliche devono fare quello che si chiama appunto “servizio pubblico”. Se una TV pubblica concorre con quella commerciale (come nel caso della RAI) non se ne vede la differenza. In entrambe ci sarà la corsa all’auditel, ci saranno programmi spazzatura attira auditel, ci sarà poco spazio per programmi di cultura e approfondimento, ecc…
Se la RAI concorre con Mediaset sul campo degli ascolti deve, ad esempio, rispondere a programmi quali il Grande Fratello con l’Isola dei Famosi, a Maria De Filippi con Alda Deusanio… dov’è il servizio pubblico in tutto ciò?
Alllora, o si toglie il canone e quindi si giustifica in pieno la vocazione commerciale della RAI, oppure “mamma RAI” diventa sul serio erogatrice di prodotti di “servizo pubblico”. In questo caso occorrerebbe eliminare del tutto la pubblicità e il palinsesto dovrebbe concentrarsi prevalentemente su programmi di qualità (culturali, di approfondimento, di intrattenimento, di utilità pubblica, ecc.). Questo perchè non sarebbe più necessario concentrarsi sulla quantità degli ascoltatori per via degli inserzionisti pubblicitari (ma solo sulla qualità dei programmi).
Per quale motivo vi ho raccontato tutta questa storia? Perché è notizia di questi giorni (QUI e QUI) che il PDL depositerà in Senato un disegno di legge per rivedere al ribasso la quota d’abbonamento e la Lega vorrebbe addirittura che si eliminasse del tutto. Insomma, tra chi voleva combattere gli evasori e mantenere solo il canone e facendo della RAI una sorta di BBC italiana (magari riducendo il numero di canali) e chi voleva aumentare il tetto pubblicitario eliminando il canone, forse hanno vinto questi ultimi.
E’ il senatore del PDL Alessio Butti il primo firmatario della proposta di riduzione del canone ed è Davide Caparini della Lega a proporre addiruttura l’abolizione: “Il canone di abbonamento della RAI è diventato una vera e propria tassa di possesso sulla televisione, un balzello antiquato ed iniquo che non ha motivo di esistere anche in virtù del maggiore pluralismo indotto dall’ingresso sul mercato di nuovi editori e dell’apporto delle nuove tecnologie“.
La battaglia anti-canone della Lega non è solitaria: suo alleato (involontario) è Beppe Grillo, che in più d’una circostanza ha sostenuto anch’egli la necessità di disfarsi dell’imposta per il servizio pubblico radiotelevisivo. E al fianco della Lega c’è pure l’Aduc, l’associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori che ha raccolto al tal fine 200mila firme.
Alessio Butti, invece, è contrario alla totale abolizione: “Oggettivamente il canone è molto elevato. Ma è un’imposta e come tale va pagata. Piu’ che l’abolizione, quindi, è possibile immaginare una riduzione, prima per le fasce più deboli e poi, in un secondo momento, generalizzata“.
Su un fronte Caparini e Butti sono d’accordo: sulla enorme quantità di italiani che evadono il canone. Una evasione che in qualche modo viene compresa, se non giustificata, perché avviene a fronte di “un’imposta ingiusta“, territorialmente e socialmente, anche perché colpisce indiscriminatamente, indipendentemente dal reddito, dall’età e dall’utilizzo, e in particolar modo le fasce più deboli della popolazione.
A me piacerebbe di più avere una RAI come la BBC, con approfondimenti giornalistici e culturali, documentari, ecc…
Staremo a vedere…
Molti politici (in egual misura a destra e a sinistra) hanno attaccano duramente Marco Travaglio per aver raccontato degli episodi rigurdanti la vita del neo presidente del Senato, il siciliano Renato Schifani, durante la trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa”. Lo stesso Fazio si è scusato in diretta per quanto accaduto.
La cosa che ha fatto scalpore facendo montare le polemiche è che le frasi di Travaglio si siano riferite proprio al Presidente del Senato, per di più in una trasmissione mandata in onda sulla televisione di servizio pubblico e per giunta senza contraddittorio. Nello specifico si contesta a Travaglio di aver parlato di presunte vicinanze con ambienti mafiosi di Schifani [Travaglio ha citato una pagina del libro "Se li conosci li eviti", in cui si riportano i " curricula" di tutti i politici].
Nel video ad inizio post trovate l’intervista, QUI la pagina del libro citata in TV da Travaglio. Credo, tuttavia, che in qualsiasi modo la si pensi su Schifani e su tutta la vicenda, sia necessario tener presente almeno tre cose fondamentali:
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L’articolo 21 della Costituzione recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure“. La RAI non fa eccezione!!!
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La seconda carica dello Stato è prima di tutto un cittadino e secondo l’articolo 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“. Schifani compreso!!!
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Un giornalista che cita episodi specifici non ha bisogno di alcun contraddittorio. Si sta parlando di fatti, non di questioni opinabili o tali da poter essere messi in discussione. Come ha scritto nel suo blog Antonio Di Pietro (uno dei pochi politici a non essersi unito al coro delle polemiche nei confronti di Travaglio), seguendo questa logica si avrebbe che ogni qual volta un giornalista “riporti la cronaca di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore“.
Fondandomi su questi tre assunti vorrei “schierarmi” dalla parte di Travaglio, reo soltanto d’aver fatto il suo dovere di giornalista (nei confronto del Presidente del Senato, in RAI e senza l’irragionevole contraddittorio).

Berlusconi ha fatto dell’anti-comunismo un suo cavallo di battaglia, ma secondo uno studio del Censis a decretarne una vittoria così schiacciante sul PD e a far uscire dalla scena politica la Sinistra di Bertinotti sono stati proprio i voti dei “comunisti” (QUI e QUI).
Sembrerà assurdo, ma i dati parlano chiaro: dall’analisi dei flussi nelle due elezioni politiche del 2006 e del 2008 emerge una consistente fuoriuscita di elettori dal centro-sinistra, intercettata dalla coalizione del centro-destra (non solo dalla Lega). A parte il grosso dei voti andati al PD, la seconda forza ad aver intercettato i voti mancati alla Sinistra l’Arcobaleno sarebbe, infatti, non la Lega ma direttamente il PDL di Berlusconi.
Ecco che circa il 16% dell’elettorato di sinistra ha passato il guado e si è spostato a destra e solo il 4% di questi elettori avrebbe scelto la Lega. In buona sostanza, secondo il Censis, “fatto 100 l’elettorato del 2008 di ciascuna coalizione, nel Centro sinistra oltre il 93% aveva già espresso il proprio consenso nel 2006, il 3% aveva votato per la Casa della libertà e lo 0,8% per l’Udc, mentre il 2,9% aveva votato scheda bianca o nulla o si era astenuto“.
Il dato ha stupito anche i ricercatori del Censis che hanno temuto in una scarsa rappresentatività del campione, tanto da fare una specie di “prova del nove“: scomporre e proiettando tutti i risultati del campione sui dati nazionali del Viminale. Racconta Vittoria Coletta che fa parte dell’equipe di ricerca: “Eravamo noi stessi molto stupiti anche perché sapevamo che altri istituti valutano più alta la trasmigrazione casomai verso la Lega. E così abbiamo adottato questa procedura di controllo. Ma alla fine la stima ha confermato tutti i nostri dati“.
Sul perché ci sia stato questo strano travaso, il quesito resta però irrisolto. Com’è possibile che Berlusconi con il suo nuovo partito abbia attirato a sé una grande percentuale di voti che di norma sarebbe dovuta andare alla Sinistra l’Arcobaleno? Ai posteri l’ardua sentenza!!!
Berlusconi, comunque, non è la prima volta che grazie ai tanto odiati “comunisti” ci guadagna qualcosa… Nel1988, ad esempio, la sua concessionaria di pubblicità (Publitalia ‘80) che in Italia aveva già il predominio sul mercato della pubblicità televisiva, ottenne l’esclusiva della raccolta pubblicitaria degli enti e delle aziende europee che volevano piazzare i loro spot nell’URSS comunista (alla faccia dell’anti-comunismo!
).
Oggi i “comunisti”, le cooperative e le toghe rosse sono come il diavolo per Berlusconi, ma negli anni Ottanta erano invece ottimi soci d’affari (QUI) e pare che questa partnership con i comunisti sovietici abbia fruttato al Silvio nazionale la cifra di 20 miliardi di vecchie lire in due anni di collaborazione!!!
Insomma, prima ci guadagna economicamente, adesso politicamente… Ancora una volta quelli che Berlusconi considera nemici si rivelano i suoi migliori amici!!!

Silvio Berlusconi non si è ancora insediato come Presidente del Consiglio e già ne ha combinata una delle sue: durante la conferenza stampa congiunta con Vladimir Putin, il Cavaliere ha mimato il gesto di sparare con un mitra ad una giovane giornalista russa che aveva appena posto una domanda imbarazzante sulla vita privata di quello che viene considerato l’ultimo Zar di Russia.
Il gesto di per se è stupido e a certe esternazioni “ironiche” di Berlusconi ormai ci siamo abituati. La gravità dell’accaduto è dovuta al fatto che in Russia, durante la presidenza di Putin sono stati uccisi (o sono spariti senza lasciare traccia) decine di giornalisti scomodi, tra questi Anna Politkovskaya, “colpevole” di aver denunciato le nefandezze compiute dalla Russia in Cecenia.
Se la scenetta berlusconiana fosse accaduta durante un incontro con qualsiasi altro uomo politico, quindi, sarebbe stata liquidata come l’ennesimo scherzetto del Cavaliere, ma in presenza di Putin ha assunto tutto un altro significato. Lo Zar ha guadato Berlusconi mentre mimava il gesto di sparare alla giornalista e serissimo, con gli occhi di ghiaccio, ha annuito con la testa rispondendo freddamente alla domanda. Alla fine ha lanciato un monito ai giornalisti Russi presenti: nessuno “metta il naso” nelle mie faccende private!!!
Il segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi, ha commentato così l’episodio: “Silvio Berlusconi ha liberato la sua ennesima battuta, battute che a volte fanno ridere e a volte sono meno divertenti. Malgrado la sua ironia non riesce infatti sempre a comunicare a tutti che questo è il suo modo di fare e che vuole essere sottile. Tuttavia a volte le battute possono essere imbarazzanti - aggiunge Siddi - se si considera che in Russia negli ultimi dieci anni sono morti più di 200 giornalisti e che non si sono mai trovati gli assassini“.
Insomma, Berlusconi ancora si deve insediare e già ne combina una delle sue in mondovisone. Se ha iniziato così alla grande, chissà fra 5 anni!!!
Sul blog ilcomunicatore (ciao Luca e ciao Simone) ho trovato due post molto interessanti che mi hanno dato lo spunto per scrivere questo mio post. Mettono a confronto la comunicazione del Partito Democratico (Veltroni) e del Popolo della Libertà (Berlusconi).
Facendo un confronto si vede subito come la comunicazione del Partito Democratico sia completamente diversa rispetto a quella precedente de L’Ulivo, dei Democratici di Sinistra e de La Margherita (formazioni politiche da cui il PD deriva). Sicuramente c’è stato un grande miglioramento rispetto al passato, ma si sa che Walter Veltroni è un buon comunicatore. Se una volta era Berlusconi ad avere la meglio per ciò che riguarda spot e campagne di propaganda politiche, adesso i due schieramenti stanno praticamente alla pari, almeno per ciò che concerne il mondo offline in cui pare che il PD stia copiando il modello comunicativo del PDL.
Ma è nel Web che il PD si dimostra più ricco nei contenuti e nelle iniziative del centrodestra, qui si può parlare addirittura di un sorpasso. E’ stato lo stesso Berlusconi, infatti, ad affermare che lui di Internet non capisce nulla!!! ![]()
Il sito web del PD è molto composito e al suo interno si possono trovare tutte le informazioni che si potrebbero cercare in un sito di un partito. La comunicazione Web del PD, quindi, sembra essere chiara e ben fatta, anche dal punto di vista del Web 2.0. Per quanto riguarda la partecipazione, infatti, un’ ottima iniziativa è sicuramente quella del social network, di Twitter e naturalmente del canale YouTube (bisogna dire che anche il PDL ha un suo canale YouTube).
Il sito VotaBerlusconi.it (punto di riferimento online della campagna elettorale del PDL), invece, non è altro che il sito di Forza Italia, modificato per le elezioni. Sulla destra dell’homepage è possibile partecipare via Web alla campagna elettorale del PDL, ma la partecipazione degli internauti è limitata alla possibilità di inserire un banner sul proprio blog! Più interessante è la funzione di aggregatore visibile in basso nell’homepage.
L’aspetto più partecipativo di questo sito è la possibilità si scegliere le priorità del programma, ma niente di significativo per quanto concerne le logiche di partecipazione del Web 2.0.
La comunicazione del PDL è, quindi, una comunicazione classica che si ripete rispetto alle precedenti esperienze della Casa delle Libertà. Quando Berlusconi approdò per la prima volta in politica(1994) ebbe il merito di aver introdotto in Italia un nuovo stile di comunicazione, preso in prestito dal contesto americano. Negli USA, però, rispetto a quel modello si sono fatti molti passi in avanti che la comunicazione del PDL sembra non aver seguito, sopratutto per la scarsa attenzione al mondo di Intenet.
Queste differenze si riscontrano, a parer mio, anche negli spot realizzati dai sostenitori dei due schieramenti: I’m PD (QUI) e Meno male che Silvio c’è (QUI). Il primo è una rivisitazione della popolarissima canzone YMCA dei Village People realizzato da un circolo milanese del Pd, mentre il secondo è un video che ha per base l’inno scritto da un giovane cantautore veronese in onore di Berlusconi. I due video, anche se perfettamente inseriti nel contesto amatoriale e spontaneo di Youtube, presentano delle differenze formali e sostanziali che secondo me rimarcano i differenti modelli di comunicazone dei due partiti (il primo mi è sembrato più “vero” e dinamico, mentre il secondo con i suoi protagonisti bellissimi e curatissimi, mi ha dato l’impressione di essere una fiction). Ovviamente questa è solo la mia sensazione a caldo appena finito di aver visto i due omaggi ai candidati leader dei due partiti più grandi…
Vi consiglio di vedere questi due video (se non l’avete già fatto), di fare un giro su Youtube e sulla Rete alla ricerca di esempi significativi di comunicazione politica dei due partiti più importanti. Poi potrete dirmi se avete riscontrato le stesse mie impressioni…
Allora, se come si dice, nelle lezioni moderne vince chi riesce a comunicare di più e meglio, che vinca il migliore (anzi, il meno peggiore!!!)
PS. Vi segnalo anche questa iniziativa di 8 giovani professionisti della comunicazione nata per supportare Veltroni. Riprende lo stile americano dei sostenitori di Obama (QUI su Youtube e QUI nel sito ufficiale).

La questione della giustizia in Italia è molto controversa: processi interminabili, colpevoli in libertà, innocenti costretti a subire anni di procedimenti giudiziari prima di poterlo dimostrare, carceri sovraffollate, indulti periodici, certezza della pena quasi inesistente, ecc, ecc, …
In campagna elettorale, quindi, non si può non toccare questo tema, innanzitutto perché il problema della giustizia è un tema prioritario e poi perché parlarne attira in un modo o nell’altro voti. Sia Veltroni che Berlusconi, pertanto, hanno cercato di affrontare la questione delle procedure penali. Mentre la posizione del Silvio nazionale è ormai chiara a tutti perché è da anni che lancia invettive contro i giudici e magistrati cercando di farla franca in ogni modo nei processi che vedono coinvolto lui o qualche suo stretto collaboratore (es. Dell’Utri o Previti), al contrario la posizione del Walter non è ancora ben delineata.
Il 19 marzo sul giornale ilRiformista è apparso, infatti, un articolo di Veltroni che ha lasciato perplessi molti, non solo tra i suoi sostenitori. Dopo aver fatto un’attenta disamina sui problemi del sistema giudiziario italiano, infatti, Walter ha scritto: “l’obbligatorietà dell’azione penale” va attenuata con “criteri di priorità” fissati da “Parlamento, Csm e Procuratori della Repubblica”.
E’ vero che i reati sono troppi e che si è già costretti a scegliere per far funzionare meglio la macchina della giustizia (i criteri di priorità di Veltroni), ma mettere in mano al Parlamento la facoltà di dire quale reato punire subito perché più grave e quale lasciare indietro o addirittura ritenere non punibile, mina l’indipendenza della magistratura e può avere conseguenze devastanti. Se davvero fosse il parlamento a scegliere quali reati ritenere gravi e quali no, infatti, i risultati sarebbero facilmente prevedibili pensando alla situazione del nostro parlamento pieno di gente con le “Mani sporche“!!!
Il giornalista Marco Travaglio nel suo blog, ci ricorda brevemente quel è stato l’atteggiamento del parlamento italiano negli ultimi anni nei confronti della giustizia: “Nel 1997 destra e sinistra depenalizzarono l’abuso d’ufficio non patrimoniale, legalizzando lottizzazioni, favoritismi, concorsi truccati. Nel ‘99 destra e sinistra tentarono di depenalizzare il finanziamento illecito dei partiti, e dovettero rinunciare solo grazie al no di Di Pietro e di alcuni grandi giornali. Nel 2000 destra e sinistra depenalizzarono l’uso di fatture false con relative frodi fiscali. Nel 2002 Berlusconi cancellò di fatto il falso in bilancio e dimezzò la prescrizione per i reati di Tangentopoli (due controriforme che, nonostante le promesse, l’Unione non cancellò). La Lega bloccò il reato di tortura (e Uòlter, che ora chiede “piena luce” su Bolzaneto, dovrebbe ricordarlo). Dal 2006 il governo Prodi boicotta il processo sul sequestro di Abu Omar. E da anni destra e sinistra tentano di dimezzare le pene per la bancarotta“.
Se fosse davvero il Parlamento a decidere quali sono i “criteri di priorità” che i giudici dovrebbero seguire, è facile immaginare come andrebbe a finire: i reati meno gravi e quelli non perseguibili sarebbero quasi certamente quelli delle classi dirigenti!!! Chissà che gli è passato in testa a Walter… non bastava Berlusconi!?

Mentre nascono liste elettorali contro l’aborto, mentre si acuisce la posizione della Chiesa in merito all’interruzione di gravidanza, dopo che la Polizia ha fatto irruzione in un ospedale accusando ingiustamente di omicidio una donna che aveva da poco abortito, ecco cosa può succedere ad un medico che lavora in un ospedale di matrice cattolica.
Ecco cosa è successo: Non ha retto a quell’accusa infamante, di avere praticato l’aborto clandestino nei suoi studi privati di Genova e di Rapallo. Lui, medico al Gaslini, stimato ginecologo nell’ospedale guidato dal Cardinale Angelo Bagnasco, in cui si può fare solo l’interruzione terapeutica della gravidanza e non quella volontaria. Ermanno Rossi, di 54 anni, si è gettato dalla finestra del suo ambulatorio.
Tutto sarebbe iniziato da un aborto che Rossi avrebbe praticato nel suo studio privato. Una giovane donna gli avrebbe chiesto l’interruzione volontaria della gravidanza, poi avrebbe raccontato tutto ad una amica: un’attivista del Movimento per la Vita. Da questa sarebbe partita la segnalazione anonima e quindi l’apertura dell’inchiesta.
Il suicidio è arrivato dopo una giornata di perquisizioni da parte dei Carabinieri. Un giorno di pressione psicologica per il ginecologo. I militari hanno suonato alla porta di casa sua alle 6.30. Ha aperto la moglie. Il medico non c’era, smontava dal turno di notte e i Carabinieri sono andati a prenderlo fino all’ospedale, come se fosse un pericoloso criminale. Gli hanno notificato un avviso di garanzia e poi sono passati alle perquisizioni, contemporaneamente nell’ambulatorio ospedaliero e nei due studi privati.
Il ginecologo, poi, dopo aver cenato con la famiglia, era molto scosso, ma è voluto uscire. Ha detto che sarebbe andato a mettere ordine nell’ambulatorio che i Carabinieri avevano messo a soqquadro. Poi la tragedia: ha aperto la vetrata e si è lasciato cadere dall’undicesimo piano del palazzo dove era situato il suo ambulatorio.
Rossi era indagato in riferimento all’articolo 19 della legge 194 riguardante l’interruzione volontaria di gravidanza al di fuori delle procedure e delle strutture previste dalla legge stessa. Questo articolo stabilisce in quali strutture può essere praticata l’interruzione volontaria di gravidanza e fissa dei termini di tempo: una scadenza di 90 giorni dal concepimento per effettuare l’intervento volontario e quello di 24 settimane perl’intervento terapeutico. Si stava cercando di capire (con metodi bruschi) se il medico avesse realizzato un’interruzione di gravidanza in luoghi e con tempistiche non previsti dalla legge (rischiava da 1 a 4 anni di reclusione).
L’aborto è un dramma per chi lo subisce (le donne), per chi lo pratica (i medici) e per la società. Banalizzare il problema sarebbe sbagliato. Ma trattare un medico come il peggiore dei criminali e sottoporlo a forti pressioni psicologiche (ancora solo in fase di accertamento delle accuse) probabilmente solo perché lavora in una struttura legata in un certo senso alla Chiesa, è però ingiusto.
L’accanimento contro questo ginecologo (non è da escludere che fosse realmente colpevole di aver violato la legge) mi sembra simile all’atteggiamento che i poliziotti hanno avuto nei confronti di quella donna che al Policlinico di Napoli era stata accusata di omicidio quando in realtà aveva solo dovuto praticare un aborto terapeutico.
Che dire… il problema dell’aborto è molto serio, ma non bisogna essere in nessun caso bigotti e ottusi e agire basandosi su pregiudizi in un clima di caccia alle streghe!!!

Ogni tanto anche dal sud arriva qualche bella notizia. L’ultima arriva da Palermo dove è nato nel cuore della città un supermercato anti-racket: “Punto pizzo-free“. Nel negozio si vendono solo prodotti di commercianti che hanno deciso di ribellarsi pubblicamente alle estorsioni aderendo al comitato “Addio pizzo“.
Dentro Addio pizzo è stata realizzata, infatti, la “lista di consumo critico“, un elenco pubblico che riporta i 240 nomi di imprenditori e commercianti che si sono opposti al racket delle estorsioni. Il fine è quello di fare in modo che i cittadini sappiano da chi comprare senza rischiare di alimentare indirettamente le risorse economiche della mafia (l’elenco lo trovare QUI).
Decine di questi imprenditori e commercianti hanno deciso, quindi, di far confluire i loro prodotti in questo “supermercato della legalità”. L’inaugurazione sarà sabato prossimo (8 marzo).
Forte dell’ondata di successi raccolti nei suoi quattro anni di attività, gli imprenditori antimafia di Addio pizzo vogliono lanciare ora una sfida: combattere la criminalità dal basso a partire dagli atteggiamenti quotidiani, per arrivare a sconfiggere un sistema radicato. Comprare solo in alcuni negozi (quelli di chi si ribella al sistema mafioso) è proprio uno di questi atteggiamenti.
Tutto è cominciato quattro anni fa con una valanga di adesivi listati a lutto comparsi a sorpresa sui muri della città di Palermo. Sugli adesivi c’era scritto: “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità“. Da allora Addio pizzo è divenuto sempre più grande e più forte.
Il suo progetto è ambizioso, ma l’apertura di un supermercato nel pieno centro di Palermo in cui vendere solo prodotti dai quali la mafia non guadagnerà nulla potrebbe essere un vero grande inizio. Di certo è un segnale forte nella direzione del cambiamento.
Nel negozio Pizzo-free si possono trovare anche oggetti in legno e ceramica creati da giovani artisti siciliani, le coppole della tradizione rivisitate con tessuti e colori nuovi, opere di artigianato e i prodotti biologici delle cooperative che gestiscono i terreni confiscati alla mafia. Insomma, un grande emporio aperto a tutti eccetto che alle organizzazioni criminali.
Che dire!? Forse laggiù qualcosa si muove…
Mentre in Italia i nostri politici sono in corsa per trovare gente da inserire nelle proprie liste elettorali, sull’International Herald Tribune (IHT) è apparso un annuncio di lavoro un po’ particolare che sta facendo il giro del mondo (nel video in alto un bel servizio di Sky Tg24, vi consiglio di vederlo). Aprendo il prestigioso giornale (nell’edizione di lunedì 25) alla pagina 4 si può leggere un annuncio che recita più o meno così:
“Un gruppo di cittadini italiani sta cercando disperatamente politici onesti quanto basta per correre alle prossime elezioni per il Parlamento. Lo stipendio è estremamente competitivo (tra i più alti del mondo) e benefici al di là dell’immaginabile sono compresi. E’ anche garantita l’immunità penale. Una volta eletti i candidati possono portare con se amici e parenti a cui saranno offerti posti di alto livello nell’amministrazione pubblica e nella televisione nazionale. Il luogo di lavoro è uno dei più esclusivi nel centro di Roma. Non sono richieste particolari abilità (si può essere anche incapaci). Non è richiesto che si lavori, eccetto qualche apparizione nei salotti televisivi, dove però non ci si aspetta che i politici rispondano a delle domande, ma sono invitati insieme a note soubrette per cantare canzonette“.
Adesso si stanno cercando i “simpatici” autori di questa iniziativa che se, come dicono alcuni, danneggerebbe ulteriormente l’immagine dell’Italia all’estero (dopo le violenze negli stadi, la monnezza di Napoli e tutto il resto), secondo me può far capire a chi ci guarda da fuori come funziona la nostra politica in vista di queste elezioni. Dal momento che non è stata cambiata la legge elettorale, infatti, si impedirà ancora agli elettori di indicare una preferenza diretta. Nelle urne, quindi, si potrà scegliere solo tra liste pre-confezionate create ad hoc dai vertici dei partiti.
Ed è così che è in atto tra i nostri politici una vera e propria ricerca finalizzata a riempire queste liste con nomi più o meno noti capaci di creare un certo appeal tra gli elettori (QUI e QUI).
Veltroni candida gente del calibro dell’oncologo Veronesi o del prefetto Serra, ma anche giovani 30enni (es. Marianna Madia, giovane ricercatrice 27enne, capolista alla Camera nel Lazio), operai e pure figli di personaggi noti (es. il figlio di Roberto Colaninno);
Berlusconi mette sé stesso come capolista e Gianfranco Fini per secondo in tutte le circoscrizioni (Veltroni non è il primo in nessuna lista) e non manca di inserire a seguire nomi altisonanti come il famigerato Generele Speciale o la giornalista Fiamma Nirenstein, ma anche Eugenia Roccella (una delle portavoci del Family day) o Paolo Galimberti (presidente dei Giovani di Confcommercio) oppure personaggi “ambigui” come Zakaria Najib, un immigrato proposto dalla Lega (sembra una contraddizione, ma lui è uno straniero molto particolare: vive a Cadoneghe (Padova), ha sposato un’italiana, dal 1986 ha la nostra cittadinanza ed è stato consigliere comunale della Lega. A novembre ha scritto al presidente della Repubblica chiedendo, provocatoriamente, di tornare nello status di extracomunitario con tutte le facilitazioni che, secondo lui, comporta per casa e lavoro).
In questo contesto di ricerca ossessiva di parlamentari, l’annuncio sull’International Herald Tribune potrebbe pure essere verosimile; anzi, nel testo c’era anche un referente da contattare per chi fosse interessato (Lucrezia Marforio: rescue.italy@gmail.com), io un bel curriculum lo manderei, non si sa mai!!!

La campagna elettorale è alle prime battute e ancora si stanno definendo le alleanze, ma il clima pacato e disteso che Berlusconi e Veltroni hanno promesso ha rischiato per un attimo di cedere il passo alle solite accuse e alle solite polemiche. A dar fuoco alla miccia è stato Antonio Di Pietro che nel suo blog commentando le frasi di Berlusconi su Enzo Biagi e l’editto bulgaro pronunciate davanti al direttore del TG1 Gianni Riotta che non ha fatto una piega e non ha replicato (QUI), ha lanciato una proposta che io ritengo di buon senso, ma che su tutti i TG è passata come il peggiore dei mali.
Sulla proposta hanno avuto la parola politici, opinionisti, direttori di TG e quant’altri… tutti si sono sentiti in dovere di dire qualcosa. Nel marasma generale, però, si è persa di vista quello che è l’oggetto del contendere, la proposta di Di Pietro che quasi nessuno ha chiarito e spiegato agli spettatori. Cerchiamo di fare chiarezza:
- una sola televisione pubblica senza pubblicità, pagata solo dal canone e sottratta all’influenza dei partiti;
- esecuzione sentenza europea su Europa 7 e spostamento di Rete4 sul satellite;
- limite di una sola rete televisiva per i concessionari privati (anche per Mediaset).
Andiamo per ordine:
1) Quante volte si è parlato di lottizzazione e di RAI politicizzata? Quante volte ci si è lamentati di programmi scadenti o non riconducibili al servizio pubblico pagato dal canone? Quante volte ci si lamenta della pubblicità all’interno di canali di servizio pubblico? Quante volte si è parlato della continuo rincorrersi di RAI e Mediaset in funzione degli ascolti a discapito della qualità dei programmi?
Tutto questo potrebbe risolversi semplicemente riducendo la RAI ad una sola rete finanziata solo dal canone e per questo priva di pubblicità (il canone per mantenere 3 reti sarebbe troppo alto). I contenuti sarebbero solo di servizio pubblico (documentari, informazione, approfondimento politico, ecc…), una sorta di BBC italiana.
2) Sul caso Europa7 c’è poco da discutere. Ecco i fatti in sintesi:
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Dal 1994 la Corte costituzionale (sentenza n. 420/94) intima a Fininvest di cedere una rete o di spedirla su satellite. Berlusconi perde tempo e tergiversa finché la legge Maccanico (n. 249 del 31 luglio 1997) concede a Rete4 una proroga pressoché illimitata. Nel 1999, Europa7 vince la concessione delle frequenze su cui trasmette abusivamente Rete4 che tuttavia continua a occupare le frequenze come se nulla fosse.
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Nel 2002, la Corte costituzionale con la sentenza 466/02, ribadisce quanto affermato nel 1994, cioè che nessun privato può possedere più di 2 frequenze televisive (fissa così il tetto massimo di due reti per Fininvest diventata Mediaset e le dà tempo fino al 31 dicembre 2003 per mandare Rete4 sul satellite). Berlusconi con il decreto legge “Salva Rete4” (del 23 dicembre 2003) e la legge Gasparri del 2004 chiudono la partita sostenendo che quando arriverà il digitale terrestre (previsto nel 2006) sbocceranno talmente tanti canali da rendere inutili le sentenze della Corte costituzionale sul pluralismo. La successiva legge Gentiloni non cambia nulla in proposito e si limita a spostare il digitale terrestre al 2012 rinviando a tale data la questione di Europa7 che già dal 1999 avrebbe dovuto trasmettere al posto di Rete4.
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Intanto, il 19 giugno 2007, il commissario europeo per la Concorrenza mette in mora il governo italiano perché modifichi subito la Gasparri (che consente l’accesso al digitale solo a Rai e Mediaset) e annuncia la procedura d’infrazione contro l’Italia. Investito da Europa7, il Consiglio di Stato chiede alla Corte di Lussemburgo se le regole italiane siano legittime. La Corte, il 31 gennaio 2008, risponde che sono illegittime (la Maccanico, la Gasparri e implicitamente anche la Gentiloni) proprio perché consentono a Rete4 di trasmettere a discapito di Europa7, pertanto il Consiglio di Stato dovrà risarcire Europa7 per i mancati introiti e per le frequenze negate.
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Il Commissario per la Concorrenza ha annunciato recentemente che questa è anche la posizione UE: se nel 2009 l’Italia non cambierà sistema, si beccherà una multa di 350-400 mila euro al giorno, con effetto retroattivo dal 2006. Cioè, gli italiani pagheranno alla UE e a Europa7 cifre da capogiro perché tutti i governi, dal 1994 a oggi, hanno favorito Berlusconi. A questo punto, attendere il Consiglio di Stato (che dovrà applicare la sentenza di Lussemburgo) o appellarsi all’ormai inutile legge Gentiloni (superata dalla sentenza di Lussemburgo) non sarebbe una genialata. Eseguire le sentenze della Consulta e della Corte europea non è fare un favore a Di Pietro o un dispetto a Berlusconi, ma è un dovere!!!
3) Visto che siamo in una condizione di oligopolio (se non di duopolio), togliere due reti alla RAI e lasciarne 2 a Berlusconi (sempre che Rete 4 vada sul satellite) o a qualsiasi altro imprenditore sarebbe un vero e propio regalo che avrebbe ripercussioni anche sulla libertà di informazione (che passa attraverso il pluralismo). Finchè la maggior parte della gente continuerà a fruire della TV attraverso l’etere, quindi, è necessario fare in modo che le frequenze (che per altro sono in numero limitato) siano assegnate al maggior numero possibile di soggetti. E’ in quest’ottica che si collocaca la terza proposta di Di Pietro. Le frequenze, infatti, sono dello Stato (non di Berlusconi) che le assegna in concessione a chi ritiene più opportuno e con le modalità che preferisce. Beppe Grillo, ad esempio, ha fatto sapere che se la proposta di Di Pietro va in porto, vorrebbe comprare RAI3 attraverso una raccolti fondi tramite il suo blog. Al contrario di quanto si è detto, nessun lavoratore di RAI e Mediaset perderebbe il posto di lavoro perché le reti andrebbero sul satellite e quindi chi ci lavora continuerebbe a lavorarci, oppure sarebbero vendute ad altri imprenditori che continuerebbero a fare TV.
Che ad accusare Di Pietro e a sollevare polemiche siano Berlusconi e i suoi, non stupisce (d’altra parte è il loro mestiere), a me ha colpito particolarmente l’atteggiamento dei 3 direttori dei TG della Mediaset che si sono coalizzai nell’attaccare Di Pietro e per gettare benzina sul fuoco contribuendo a confondere le idee ai loro ascoltatori e infischiandosene della deontologia professionale e dell’obiettività dell’informazione. Così i tre direttori sono apparsi in video (cronologicamente: Giorgio Mulé, direttore di Studio aperto alle 18.30; Emilio Fede, Tg4, alle 19; Clemente J. Mimun, TG5, alle 20) con tre editoriali. Ognuno con il suo stile: tagliente Mulè, irridente Fede, pragmatico Mimun. Tutti e tre d’accordo (si erano telefonati): Veltroni deve essere chiaro e prendere le distanze da Di Pietro. E poi dicono che grazie a questi 3 TG contrapposti a quelli della RAI (politicizzati) in Italia c’è maggiore pluralismo nell’informazione…
Inoltre, mi ha colpito l’atteggiamento dei politici del Partito Democratico o comunque avversari a Berlusconi. La Sinistra Arcobaleno, ad esempio, ha preso le distanze dal programma dell’Italia dei Valori sull’informazione. Sergio Bellucci (Rifondazione comunista) ha detto: “Lo spazio pubblico delle comunicazioni è un bene comune che appartiene a tutti i cittadini. Per questo deve essere difeso e valorizzato contro ogni tentativo di ridimensionamento o depotenziamento. Le proposte di Di Pietro in materia di comunicazione sembrano al momento troppo vaghe per prestarsi a una vera discussione. Aspettiamo di conoscere il programma del Pd per confrontarci su proposte concrete“.
Marco Follini, responsabile delle politiche dell’informazione del PD ha così risposto: “La posizione del Pd in materia di informazione è contenuta nei due disegni di legge che giacciono in Parlamento. Il nostro obiettivo è portarli a buon fine. Punto. È ovvio che tutti coloro che saranno candidati sottoscriveranno il programma della coalizione“.
Lo stesso Veltroni ha precisato: “Il programma del PD sarà realizzato e sottoscritto anche da Di Pietro. Le cose che si dicono lì, sono quelle che valgono. Nessuno si alzerà per dire no”. Lascia così poco spazio a equivoci l’ex sindaco di Roma che frena la proposta del leader dell’Idv (sul programa del PD, infatti, non c’è traccia di nessuno dei 3 punti proposti da Di Pietro).
Che abbia ragione Grillo quando dice che Veltroni e Berlusconi sono fratelli gemelli, chierichetti che servono la stessa messa!!!

Oggi Silvio Berlusconi è stato assolto nel processo stralcio per la vicenda Sme. Sull’accaduto si potrebbero dire moltissime cose (che sicuramente usciranno fuori nei commeti
), per il momento voglio restare il più neutro possibile e per questo motivo citerò solo fonti giornalistiche.
Dice l’agenzia di stampa AGI: “Silvio Berlusconi è stato prosciolto dai giudici della prima sezione penale perchè «il fatto non è più previsto come reato» dopo la modifica di legge sul falso in bilancio [legge modificata dal Governo presieduuto dallo stesso Berlusconi]. I fatti contestati all’ex premier risalivano al periodo che va dal 1986 al 1989, e quindi sarebbero comunque stati coperti dalla prescrizione. I giudici hanno, però, deciso di prosciogliere Berlusconi perchè il fatto non è più previsto come reato, invece che dichiarare la prescrizione, come richiesto dal pm Ilda Boccassini. Il procedimento in cui Berlusconi era imputato di falso in bilancio era stato stralciato dal troncone principale del processo Sme, in quanto i giudici avevano investito la Corte europea affinchè valutasse la congruità della normativa italiana sul falso in bilancio con le direttive comunitarie. La Corte europea aveva deciso di non entrare nel merito delle leggi in vigore nei singoli Paesi“.
Uno dei commenti più significativi della vicenda è quello di Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Camera che ha detto: “L’assoluzione nel caso Sme perchè il falso in bilancio non è più reato è la conferma che Berlusconi ha governato per tutelare i suoi interessi personali e non quelli di tutti gli italiani. Il falso in bilancio è un reato punito severamente negli altri Paesi, dove ci sono state condanne molto dure per chi ha gettato sul lastrico migliaia di risparmiatori. Siamo di fronte ad un caso di applicazione di una vergognosa legge ad personam, esemplificativo di cosa potrebbe tornare a verificarsi con un eventuale governo di centrodestra”.
A voi i commenti…

La crisi di Governo che si è consumata giovedì ha avuto delle conseguenze nefaste su tutto il Paese, ma a piangere di più per quanto è successo forse sono gli stessi parlamentari. Non che gli dispiaccia il non poter più servire il Paese, semplicemente perché quasi mille persone (630 alla Camera e 322 al Senato) rischiano di “trovarsi in mezzo a una strada” e per di più per circa 400 di queste probabilmente non ci sarà l’agognata pensione da parlamentare.
Ebbene sì, dopo 2 anni e mezzo i nostri rappresentanti ricevono una congrua somma pensionistica (QUI il countdown sul blog di Beppe Grillo a partire dal 28 aprile 2006, inizio della legislatura). È proprio dura la vita dei nostri politici che per circa 17mila euro al mese lottano al fine di rendere migliore l’Italia, tanto che a metà legislatura sono talmente esausti da ricevere già la pensione (quella che noi comuni mortali non avremo mai!).
Il presidente Napolitano ha concluso oggi le consultazioni, a breve quindi ci sarà la decisione. Napolitano potrebbe interromperebbe la legislatura subito e così non scatterebbe l’indennizzo della pensione per ben 382 parlamentari alla prima esperienza. Vi ripropongo alcuni nomi tra i più famosi (QUI una lista più completa) di quelle persone che auspicherebbero la continuazione della legislatura (con un governo tecnico, istituzionale o di qualsiasi altro tipo purché continui almeno fino alla soglia dei 2 anni e mezzo):
- Tommaso Barbato, capogruppo dell’Udeur, quello dell’aggressione al suo ex compagno di partito Nuccio Cusumano proprio durante l’ultimo voto di sfiducia; Paola Binetti del Pd (la parlamentare che ha ammesso di usare il cilicio); Marco Pecoraro Scanio (fratello del ministro dell’Ambiente); Antonio Polito (giornalista, ex direttore del IlRiformista); Franca Rame (l’attrice, moglie di Dario Fo); Luigi Pallaro, il senatore italo-argentino; tre ministri, Linda Lanzilotta (Affari Regionali), Cesare Damiano (Lavoro) e Paolo De Castro (Agricoltura); il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa; Daniele Capezzone, l’ex dei Radicali; Mara Carfagna (la bella di Forza Italia); Giulia Bongiorno (di An, avvocato di Giulio Andreotti); Stefania Craxi (la figlia); Maria Grazia Laganà (vedova Fortugno), Giorgia Meloni (l’attuale vicepresidente della Camera); Silvio Sircana (portavoce unico del presidente del Consiglio); il noto ex no-global Francesco Caruso.
Insomma, tutta l’Italia aspetta la decisione del Presidente della Repubblica per conoscere chi e come guiderà il Paese nel prossimo futuro, ma ci sono 382 deputati nuovi-eletti (266 alla Camera e 116 al Senato) che aspettano con ancora più trepidazione la decisione perché sentono traballare non solo propria la poltrona, ma anche il loro vitalizio!!!
Chissà se si è formato un partito trasversale per bocciare l’ipotesi del voto subito!? ![]()

Dopo la pausa per le festività, il blog riprende vita. E visto che siamo alle prime battute di un nuovo anno voglio cercare di fare una fotografia della situazione attuale per vedere se tra 12 mesi il nostro Paese sarà migliore o peggiore di oggi (momento storico-sociale sicuramente non buono). Per fare questa fotografia dell’Italia, mi affiderò all’analisi puntuale e ironica di un noto giornalista, Marco Travaglio. Nel blog che tiene insieme a Pino Corrias e Peter Gomez, oggi ho trovato un post molto interessante. Il suo titolo è emblematicamente “Rifiuti“:
“La Campania affoga nei suoi escrementi dopo aver ingurgitato quelli di tutti noi. Bassolino e la Jervolino, invece di chiudersi in un cassonetto e sparire per sempre, opinano ed esternano come se fossero due passanti. Il Sole 24 ore, edito anche dall’Impregilo che s’è ingrassata a spese nostre sul non-smaltimento dei rifiuti a Napoli, pontifica sul “fallimento della classe dirigente” (esclusi i presenti, s’intende, cioè gli editori).
Per la strada si muore di freddo, nel senso che due clochard nella civilissima Roma del molto democratico Veltroni vanno al creatore per il gelo, mentre il molto democratico Veltroni insegue Berlusconi per un dialogo sulla riforma elettorale, ma trova occupato perché intanto il Cainano è partito alla volta di Antigua per farsi un’altra villa.
Mentre Torino seppellisce il settimo operaio della ThyssenKrupp, molto opportunamente D’Alema domanda ai compagni se siano per caso impazziti, ma non perché si fanno le pippe coi Vassallum, i Mattarellum, i Franceschinum, i Biancum alla francese corretti alla tedesca ritoccati alla olandese corrotti alla spagnola mentre nel mondo reale succede di tutto, bensì perché si fanno le pippe in ordine sparso.
Il Molto Intelligente Ferrara, in compenso, fa la dieta contro l’aborto, riuscendo a trasformare un’immane tragedia in farsa con la collaborazione della Binetti e di James Bondi, e nei ritagli di tempo chiede la grazia per Contrada: non per i morti in Irak e in Afghanistan, non per i morti sul lavoro, non per le vittime della criminalità e per gli avvelenati dai rifiuti, ma per Contrada, cioè per l’unico esponente dello Stato in galera per mafia.
Lamberto Dini, dal canto suo, si appresta a far cadere il governo se Prodi non accetterà a scatola chiusa 12 proposte che non risolverebbero uno solo dei problemi dell’Italia, ma in compenso riporterebbero Berlusconi al potere.
La Moratti, cioè Berlusconi con la lacca, riserva il centro di Milano ai ricchi che pagano, come se la merda che respirano i milanesi dipendesse da qualche auto in più o in meno (nelle pagine economiche, i giornali segnalano trionfalmente che ogni due italiani ci sono cinque auto e tutti ad applaudire la Fiat che ha fatto il miracolo).
Chiude in bellezza Mastella, che denuncia una gravissima intimidazione: un artista gli ha inviato un’opera d’arte e lui l’ha scambiata per una minaccia terroristica. Dulcis in fundo, i politici si aumentano di nuovo gli stipendi. Questo il bilancio, purtroppo provvisorio, dei “professionisti della politica”, gente che ha fatto le scuole alte. Quelli che invece non lo sono, come Rita e Salvatore Borsellino, trovano le sole parole adeguate per rispondere a Contrada e al suo pittoresco avvocato. E non a caso due professori prestati alla politica, come Prodi e Padoa Schioppa, riescono a far pagare un filo di tasse agli evasori e a sistemare un po’ i conti pubblici. Il che - di questi tempi e vista l’armata brancaleone che li sostiene - è un miracolo a cielo aperto. Infatti, nei sondaggi, sono impopolarissimi.
Dimenticavo: ieri, alle 13.30, il Tg1 dell’ameregano Johnny Raiotta aveva un lungo servizio sulle flatulenze dei canguri. Questa sì che è controinformazione“.
Ecco, già ai primi 4 giorni del 2008 è questa la situazione italiana. Tra i tanti auguri che si fanno in questo periodo, quindi, ci metterei pure un Paese più sano, democraticamente più maturo, più prosperoso e più competitivo, magari con una classe politica e dirigenziale più “seria”…

Il 29 ottobre, la TV araba “al-Jazeera” ha trasmesso alcuni spezzoni di un file audio contenete una registrazione di Bin Laden. In poco tempo, il testo completo era già su Internet (QUI la traduzione italiana). Non è la prima volta che Bin laden fa pervenire suoi video o sue registrazioni ad “al-Jazeera” e ogni volta il fatto fa notizia. Questa volta in Italia si è sentito in modo particolare l’eco della vicenda perché nella registrazione Bin Laden nomina anche Silvio Berlusconi: “Non è più un segreto - afferma nel messaggio Bin Laden - che Blair, Brown, Berlusconi, Aznar e Sarkozy e i loro sostenitori amano stare all’ombra della Casa Bianca. E in questo non sono molto diversi dai leader di molti Paesi del Terzo mondo”.
Secondo l’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, tutta questa vicenda sarebbe una montatura di Berlusconi che trovandosi in difficoltà per via del caso delle intercettazioni RAI-Madiaset ed essendo in procinto di formare un nuovo partito, ha bisogno di popolarità e solidarietà. In un intervista al Corriere della Sera, Cossiga ha detto:
“A quanto mi è stato detto, domani o dopo domani la più potente catena quotidiani-periodici del nostro Paese dovrebbe dare le prove, con uno scoop eccezionale, che il video [in realtà si tratta di un audio] nel quale riappare Osama Bin Laden, leader del Grande e potente movimento di Rinvicita Islamica Al Qaeda, che Allah lo benedica!, nel quale sono formulate minacce anche all’ex premier Silvio Berlusconi, sarebbe nient’altro che un videomontaggio realizzato negli studi di Mediaset a Milano e fatto giungere alla rete televisiva islamista Al Jazira che lo ha ampiamente diffuso. La trappola sarebbe stata montata, secondo la sopra citata catena di stampa, per sollevare una ondata di solidarietà verso Berlusconi, nel momento nel quale si trova in difficoltà anche a causa di un altro scoop della stessa catena giornalistica sugli intrecci tra la Rai e Mediaset. Da ambienti vicini a Palazzo Chigi, centro nevralgico di direzione dell’intelligence italiana, si fa notare che la non autenticità del video è testimoniata dal fatto che Osama Bin Laden in esso confessa che Al Qaeda sarebbe stato l’autore dell’attentato dell’11 settembre alle due torri in New York, mentre tutti gli ambienti democratici d’America e d’Europa, con in prima linea quelli del centrosinistra italiano, sanno ormai bene che il disastroso attentato è stato pianificato e realizzato dalla Cia americana e dal Mossad con l’aiuto del mondo sionista per mettere sotto accusa i Paesi arabi e per indurre le potenze occidentali ad intervenire sia in Iraq sia in Afghanistan. Per questo nessuna parola di solidarietà è giunta a Silvio Berlusconi, che sarebbe l’ideatore della geniale falsificazione, né dal Quirinale, né da Palazzo Chigi né da esponenti del centrosinistra!”
Berlusconi ci aveva riso su di questa minaccia personale, attaccando come al suo solito Prodi. “Arrivando qui - ha detto durante la conferenza stampa tenuta al termine dell’incontro con Walter Veltroni - mi è stato chiesto se mi fosse arrivata una telefonata di Prodi. Ebbene, no. E ho risposto che spero non abbia telefonato a Bin Laden…“.
Un rappresentante della TV “al-Jazeera” ha detto in merito alle osservazioni espresse da Cossiga: “Non vogliamo commentare queste dichiarazioni che hanno carattere interno: ci limitiamo a confermare che a nostro giudizio l’audio è autentico“.
Insomma, quest’ultimo messaggio audio di Bin Laden (ammesso che sia vero, ci sono stati molti falsi) non credo che intimorisca gli americani che ormai ci sono abituati (anche se per loro Bin Laden è morto da qualche anno
) e non credo nemmeno che abbia importanti ripercussioni sulla politica internazionale, ma probabilmente farà scoppiare un acceso dibattito in Italia. Berlusconi, lo sappiamo, è capace di tutto e non mi stupirei se si venisse a sapere che Cossiga ha ragione, ma ritengo che sia altamente improbabile che Mediaset abbia davvero inviato il messaggio audio (che Cossiga dice essere video) ad “al-Jazeera”.
Per quanto riguara Cossiga, penso che il “picconatore“, quasi ottantenne, questa volta abbia sbagliato la mira del suo piccone…

Il segretario della CEI, il neo Cardinale ed ex generale dei cappellani militari Angelo Bagnasco, ha detto che contro la Chiesa cattolica italiana ci sarebbe in atto una “strategia denigratoria” portata avanti dai mass media. Secondo il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il fatto che la quella cattolica si configuri come Chiesa popolare “evidentemente dà molto fastidio a qualcuno, anzi a diversi soggetti“.
“Non mi meraviglio più di tanto, dunque - ha continuato - di quegli attacchi sistematici portati attraverso i media, nel contesto di una strategia denigratoria contro la Chiesa. [...] A livello mediatico - ha rilevato Bagnasco senza mai citare specificamente niente e nessuno - è ricorrente una certa posizione critica, spesso addirittura polemica, se non ironica verso la Chiesa, verso il suo magistero, innanzitutto quello del Papa, e poi quello dei vescovi“. Bagnasco ha poi tenuto a sottolineare che tutto questo in ogni caso non indebolisce il sentimento di stima, fiducia e amore che la maggior parte degli italiani prova nei confronti della Chiesa cattolica.
Non sappiamo di preciso a chi si riferisce Bagnasco. Forse riprendendo un monito del giornale l’Avvenire (il gornale edito dalla Conferenza Episcopale Italiana da lui oggi presieduta) c’è l’ha con la Littizzetto che a “Che tempo che fa” ironizza spesso sul Papa e ancor prima con il Cardinal Ruini (”Eminens“), con Crozza che fa una parodia del Papa nel suo programma su La7 o con Fiorello e la sua ormai celebre imitazione alla radio di Padre Georg, il segretario del Papa. Forse però il riferimento non è chi fa satira, ma a chi fa informazione. In questo caso potrebbe trattarsi dell’inchiesta de laRepubblica sui costi e i privilegi della Chiesa. A chiunque si riferisse Bagnasco, questa vicenda mi ricorda qualcosa di simile che aveva come protagonista un importante personaggio politici italiano…
Ebbene sì, sembra che Bagnasco stia prendendo spunto da Silvio Berlusconi e dal suo famigerato “uso criminoso” della TV. Deve essere un virus che contagia tutti quelli che, essendo per un motivo o per un altro particolarmente esposti (in prima persona o come membri rilevanti di una organizzazione), vengono a trovarsi inevitabilmente sotto i riflettori. Il fatto che certe persone, certi atteggiamenti, certi fatti diventino “bersaglio” della satira oppure diventino oggetto di un’inchiesta giornalistica (si pensi ad esempio al libro “L’odore dei soldi“ di Marco Travaglio, quello di cui si discuteva nella puntata del programma di Daniele Luttazzi che gli causò l’allontanamento dalla TV) non va giù a chi detiene il potere. Questa gente, anzichè farsi una risata di fronte alla satira oppure cercare di chiarire le propie responsabilità di fronte a inchieste che portano a galla certi fatti, si sente attaccata personalmente.
Comici a parte (dei quali si dovrebbe ridere e non avere paura), è di oggi, ad esempio, la notizia che un altro prete pedofilo è stato arrestato. Per Bagnasco, far sapere alla gente che il vice-direttore del seminario di Brescia molestava un ragazzino di 14 anni, è un atto denigratorio nei confronti della Chiesa oppure è informazione?
Vi ricordate tutto lo scalpore che fece la trasmissione di Santoro sui preti pedofili? Anche lì poi si disse che si trattava di denigrazione. La Chiesa voleva continuarea trasferire preti pedofili da una Diocesi all’altra senza far sapere nulla alla gente perchè altrimenti probabilmente si sarebbe commesso un atto denigratorio…
Per concludere, non si può fare di tutta l’erba un fascio. La Chiesa fa delle cose mirabili e importantissime per l’umanità, ma ha anche qualche sassolino nella scarpa (per non parlare di Berlusconi
). E’ ovvio che in presenza di reati (es. diffamazione) è giusto intervenire, ma in linea di massima credo che chi non ha nulla da nascondere, non abbia nemmeno nulla da temere (nè dalla satira su cui ci può ridere sopra, nè dalle inchieste giornalistiche che non potrebbero far mergere nient’altro che la verità).
Al contrario, quando si tenta di nascondere qualche misfatto (nel caso della Chiesa, anche i “semplici” privilegi dei suoi membri e i costi che questi comportano sugli italiani, come emerge dalla recente inchiesta de laRepubblica), si inizia a credere (o a cercare di far credere) che siano i media a mettere in atto strategie denigratorie…

Si è svolta in questi giorni una sorta di gara a “chi c’è l’ha più lungo“. Scusatemi l’espressione, ma la raccolta di firme berlusconiana mi sa tato di scaramuccia tra bambini. Alle primarie del’Unione si raccolsero oltre 4.000.000 di voti (vinse Prodi), alle primarie del Pd si ebbero 3.000.000 di voti (vinse Veltroni). Il povero Berlusconi non aveva mai giocato con delle primarie e così, come i bambini dispettosi e invidiosi, ha messo in scena una raccolta firme che sa di primare visto che si è conclusa con l’annuncio dello scioglimento di Forza Italia e la nascita di un nuovo soggetto politico. I voti (le firme) raccolte da Berlusconi che è il più basso e quindi c’è l’ha più lungo sarebbero oltre 7.000.000!!!
Scherzi a parte, però, a Berlusconi tutto si può dire (giustamente visto quante ne ha combinate), ma non che non che non sappia sfruttare i momenti a lui favorevoli e che non sappia ritornare in auge nei momenti difficili. L’annuncio della nascita del nuvo partito, infatti, secondo me è geniale. Vi spiego perchè…
Lo scioglimento di Forza Italia è stata una mossa a sorpresa e arriva poco dopo l’annuncio del raggiungimento delle oltre 7 milioni di firme. La nuova formazione politica si chiamerà “Partito del popolo italiano della libertà“. Con un tempismo eccezionale e un fiuto straordinario, Berlusconi con una mossa sola si è riscattato dalle critiche di Fini e Casini sul fatto di non essere riusciti a far cadere il Governo e, soprattutto, ha fatto sì che gli alleati siano costretti a confermare nuovamente la sua leadership.
Fini, infatti, eroso a destra da Storace e Santanchè, non potendo andare verso il centro-sinistra si troverà costretto ad aderire in pieno alla nuova formazione per non restare emarginato politicamente. Allo stesso modo, Casini non ha alternative se non vuole lasciare i suoi elettori a Berlusconi. Inoltre, il fondatore di Forza Italia in un sol colpo si è liberato del suo storico partito che ultimamente iniziava a stargli un po’ stretto. Tutto l’apparato che costituiva la direzione del partito di Berlusconi, infatti, è adesso da ripensare. Il Cavaliere, ha così la possibilità di creare una struttura più agevole e più dinamica dove con molta probabilità le correnti a lui meno congeniali non avranno un ruolo predominante.
Il “Partito del popolo italiano della libertà” può poi essere una formazione politica capace di calamitare quelle forze moderate che non si riconoscono più nel centro-sinistra o che mal volentieri convivono con la sinistra. Berlusconi, quindi, potrebbe attrarre a sé Lamberto Dini e i suoi seguaci e altri soggetti politici che oggi trovano ospitalità nella maggioranza di Prodi.
Trovano finalmente collocazione i Circoli della libertà di Michela Vittoria Brambilla, la quale ha dichiarato che i suoi circoli saranno i primi ad aderire al nuovo partito. Insomma, l’annuncio di Berlusconi ha creato scompiglio sia a destra che a sinistra. Solo la Lega sembra non essere interessata al Partito delle libertà. Umberto Bossi, interpellato sul nuovo partito di Berlusconi, dice: “Ho paura che sia solo un favore a Prodi“, mentre Roberto Maroni ha detto che il Carroccio non è interessato a questo nuovo partito del centrodestra. La Lega, ha spiegato Maroni, è orientata soprattutto alle riforme, infatti, lui in settimana incontrerà il segretario del Pd, Walter Veltroni.
Che anche il disinteressamento della Lega vada a favore di berlusconi che finalmente col nuovo partito avrà l’occasione per liberarsi di un alleato spesso scomodo?
Insomma, nel momento in cui Berlusconi sembrava sconfitto e isolato, si è rivelato più forte che mai. Credo che questa sia una sorta di nuova “discesa in campo” del Cavaliere. Una doppia mossa che gli permette di attaccare la maggioranza di governo in modo più incisivo e di ribattere vigorosamente alle critiche degli alleati ricomponendo le tensioni nel centrodestra rafforzando al sua posizione. Ne sa na più del diavolo!!! ![]()
Voi che ne pensate?

Credo che chiunque stia leggendo questo post abbia acquistato almeno una volta nella sua vita un supporto vergine per fare il backup di dati o masterizzare qualcosa. CD, DVD e tutti i supporti ottici di ogni tipo costerebbero meno se non ci fosse una sorta di tassa che la SIAE ha imposto a chi compra supporti vergini per compensare il diritto d’autore sui materiali eventualmente copiati su quei supporti (”Equo compenso” - QUI un post che spiega cos’è).
Per dirla con la SIAE: “A fronte del beneficio che il consumatore persona fisica trae dalla facoltà di “copia privata” è previsto un compenso a favore di autori, artisti e produttori”. Criticata e osteggiata da diverse associazioni di produttori di contenuti, oggetto di denunce da parte di associazioni di produttori e di consumatori, questa è una tassazione assurda perchè si fonda sul presupposto che prima o poi su un CD o un DVD vergine sarà registrato materiale protetto da copyright, come canzoni, film giochi, software, ecc. Si basa cioè su una possibilità eventuale e non su una certezza.
“Il compenso per “copia privata” - si legge nel sito della SIAE - si applica a tutti i supporti di registrazione vergini, analogici e digitali, dedicati (audio e video) e non dedicati comunque idonei alla registrazione di fonogrammi e videogrammi. Il compenso è costituito da un importo per supporto variabile in funzione della sua categoria e capacità. [...] I compensi unitari per i supporti più diffusi sono indicati nel tracciato di dichiarazione delle vendite dei supporti“.
Le associazioni dei consumatori e i produttori dei supporti ottici si auspicano da tempo che questa “tassa sulla verginità” venga abolita, ma ancora non si è fatto nulla. L’equo compenso sui supporti vergini non esiste solo in Italia, ma in tutta Europa (tranne Inghilterra e Irlanda), quindi, adesso ci si aspettava che almeno l’Unione Europea intervenisse una volta per tutte per eliminarla o ridurla. Una sostanziale modifica era stata proposta, infatti, dal commissario europeo Charlie McCreevy, ma è stata accantonata. E’ ormai ufficiale che anche la Commissione Euro
