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Chi si ricorda l’episodio in cui un ragazzo gridò a Berlusconi: “Buffone, fatti processare!” venendo querelato dall’allora presidente del consiglio? Era il 5 maggio 2003 e i fatti si sono fuori dall’aula del processo Sme al palazzo di giustizia di Milano. Berlusconi denunciò il ragazzo, ma poi fu assolto dall’accusa di ingiurie. Quel ragazzo si chiama Piero Ricca e non si è limitato a colpire Berlusconi, ma anche altri illustri personaggi. Uno in particolare si è talmente infuriato che ha fatto in modo che il blog di Ricca fosse bloccato.
La vicenda si riferisce ad un episodio legato ad Emilio Fede e il sequestro preventivo che si è applicato è stao fatto in modo tale che nessuno potesse accorgersene: alcuni agenti della Finanza di Roma si sono presentati a casa di Ricca per notificare l’atto che segue una querela per diffamazione presentata da Emilio Fede. Il direttore del Tg4 era stato contestato da Ricca al circolo della stampa di Milano (QUI il video). Come ricorda Punto-Informatico, nei casi di denunce per diffamazione, di solito il sito o le pagine denunciate vengono poste sotto-sequestro e rimpiazzate con un avviso. In questa occasione, invece, i finanzieri si sono fatti dare la password, hanno cancellato le pagine in questione e poi hanno cambiato la password impedendo al gestore del blog di postare. Chi arriva sul blog può anche non accorgersi di nulla se non legge i commenti che si stanno scrivendo nell’ultimo post.
Piero Ricca ha inviato a molti siti un suo comunicato dove spiega quello che è successo e inneggia alla libertà di espressione. Io ho visto il video e credo che Ricca sia stato molto duro con Fede (anche se probabilmente si meriterebbe questo e anche di più). Chiunque al posto di Fede lo avrebbe querelato. Non intendo difendere nessuno (nè Fede, nè Ricca), vorrei soffermarmi però su questo tipo di censura preventiva che ci avvicina sempre più alla Cina, come dicevo nel mio precedente post. E’ il modo subdolo con cui hanno applicato le leggi che mi ha colpito in questa vicenda. Il blog è stato sequestrato per decisione del pubblico ministero, senza necessità di un’ordinanza del Tribunale così come previsto dalla legislazione sulla stampa. Non è stato oscurato e non è stato posto nessun avviso, si è solo cambiata la password.
I finanzieri che hanno eseguito l’ordinanza hanno avuto paura di una possibile reazione di tutti i lettori del blog? Hanno agito così subdolamente per non fare scalpore? I finanzieri volevano giocare a fare i bloggers? Si vogliono intimorire e terrorizzare i bloggers? E’ un modo per censurare facendo finta che è tutto a posto? Non lo so…
Sulla vicenda si pronunceranno i giudici e molto probabilmente anche questa volta Ricca sarà assolto, ma credo che questo episodio possa rappresentare un pericoloso precedente per tutti coloro che hanno un blog e che sono per la totale liberà di espressione! Applicare forme di censura così subdole, non mi sembra tanto democratico…

Oggi voglio raccontarvi una storiella che, però, non ha il lieto fine: “C’era una volta in un posto in Africa una tranquilla popolazione che purtroppo fu insidiata da una brutta malattia che colpiva i bambini. Gli stregoni pensarono che si trattasse di una punizione divina, ma gli scienziati di tutto il Mondo si misero a ridere e lanciarono un appello a tutti i grandi farmacisti volenterosi che avessero avuto voglia di aiutare questa buona popolazione. Rispose all’appello una grande casa farmaceutica che disse: “C’è l’abbiamo noi la medicina. E’ un nuovo prodotto che funzionerà di sicuro”. Tutti furono contenti, sia la popolazione africana che gli scienziati mondiali. Iniziata la somministrazione del farmaco, però, i bambini non solo non guarivano, ma addirittura si ammalavano ancora di più. Gli scienziati capirono che qualcosa non aveva funzionato e gli stregoni si convinsero ulteriormente che si trattava di una punizione divina“.
Questa non è solo una storia, ma è un fatto realmente accaduto. La popolazione africana è quella nigeriana, la brutta malattia è la meningite che colpisce i bambini. Gli scienziati sono quelli dell’OMS e la casa farmaceutica è la Pfizer, oggi nota soprattutto perché produce il Viagra.
I fatti risalgono al 1996, quando si diffuse in Nigeria una grossa epidemia di meningite. L’OMS chiese aiuto alle industrie farmaceutiche internazionali e all’appello rispose subito la Pfizer, la quale dichiarò di aver appena messo a punto un farmaco nuovo, il Trovan, che di sicuro sarebbe stato di grande aiuto per sconfiggere l’epidemia di meningite. Il farmaco fu somministrato a 200 bambini che inconsapevolmente hanno svolto la funzione di vere e proprie cavie umane. La medicina, infatti, non era stata testata, lo si stava facendo in quel momento. Duecento bambini, quindi, usati come oggetti per poi scoprire che la medicina non funziona e, soprattutto, che ha effetti collaterali micidiali. Dei 200 piccoli malati, infatti, 11 sono morti poco dopo, molti sono rimasti paralizzati, molti altri hanno perso la vista, altri ancora l’udito.
Adesso il governo nigeriano, dopo aver per anni esitato di fronte alle richieste disperate dei genitori delle piccole vittime, si è deciso a chiedere alla Pfizer un risarcimento di 7 miliardi di dollari. L’accusa del governo nigeriano è chiara: “La Pfizer non ha mai detto di voler sperimentare un farmaco o di voler eseguire dei test clinici sulla popolazione, ma ha sempre sostenuto di voler portare aiuto umanitario“.
Il colosso farmaceutico ha ovviamente respinto tutte le accuse, sostenendo che il medicinale “ha salvato molte vite” e di aver agito esclusivamente nell’interesse dei bambini. Inoltre, la Pfizer si difende sostenendo che non si può affermare con certezza che la trovafexocina, il principio attivo del Trovan, sia stato l’effettiva causa delle morti e delle gravissime menomazioni. Ma a smentirli c’è un preciso documento della Food and drug administration del 1999, secondo cui l’uso del Trovan non è mai stato approvato per il trattamento della meningite in quanto “legato a tossicità epatica e mortalità“. L’elenco delle controindicazioni è tale che appare evidente perchè quel farmaco non sarebbe mai dovuto essere somministrata a 200 poveri innocenti.
Io ovviamente tifo per il governo nigeriano. Non credo nella buona fede della Pfizer che oggi è diventata plurimilionaria grazie al Viagra. Per denaro si fa di tutto e con la scusa degli aiuti umanitari la casa farmaceutica ha risparmiato tutti i soldi della sperimentazione medica. Ma come si possono fare certe cose in modo così cinico, per lo più approfittando della scusa degli aiuti umanitari e sui bambini!? Io non riesco a capirlo!!!

Prendo spunto per scrivere questo post dal commento lasciato da fahrenheit451 al mio post sull’anniversario della strage di Capaci in cui morì il giudice Giovanni Falcone.
Una democrazia libera dovrebbe fondarsi sul confronto e sul dibattito con un’opinione pubblica consapevole. Ai media spetta il compito di dare le informazioni e di fornire i fatti. Spetta poi ai cittadini informati decidere e farsi un’idea. In Italia, però, pare che ci sia una sistematica scomparsa di fatti controbilanciata da una sovraesposizione a certe notizie (come ha evidenziato nel suo libro Marco Travaglio). Succede allora che i cittadini vengono informati parzialmente e che la realtà che viene loro presentata sia un pò distorta, a discapito di quella grande fetta di pubblico che si informa soltanto tramite i canali tradizionali e non acede in Rete dove spesso si possono trovare le notizie depistate da TV e giornali.
Sono moltissimi i casi che potrei riportare come esmpio di tutto ciò, ma qui mi soffermerò solo sull’ultimo in ordine di tempo: il senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri insieme ad un boss mafioso è stato condannato a 2 anni di reclusione dalla Corte d’appello di Milano per tentata estorsione (QUI il testo integrale della sentenza). Questa notizia non si è saputa (se ne è parlato solo online). Come si legge nel blog di Beppe Grillo, infatti, dei media traizionali ne hanno parlato solo l’Unità e il Corriere della sera, men che meno la notizia è stata data in TV, se ne è fatto cenno solo da Michele Sanrtoro. L’Ansa, onde evitare che qualcuno se ne accorgesse
, ha dedicato alla cosa solo sette righe. Forse pechè Dell’Utri è un uomo molto vicino a Silvio Berlusconi che in un certo senso è anch’esso coinvolto nella vicenda? Ci lo sa!?
Ma veniamo ai fatti. Ecco la ricostruzione che ne ha fatto Marco Travaglio sul blog di Grillo:
“Nel 1990 il presidente della Pallacanestro Trapani, Vincenzo Garraffa, medico e futuro deputato del Pri, cerca uno sponsor per la sua squadra, neopromossa in serie A2. Publitalia, la concessionaria Fininvest presieduta da Dell’Utri, lo mette in contatto con la Dreher-Heineken. Si firma il contratto: per 1 miliardo e mezzo di lire, i giocatori esibiranno sulle magliette il logo della “Birra Messina”, marchio italiano della multinazionale tedesca. Garraffa paga la provvigione a Publitalia: 170 milioni. Ma due funzionari della concessionaria berlusconiana battono cassa e pretendono da lui altri 530 milioni, in nero. In pratica, Publitalia vuole indietro la metà del valore della sponsorizzazione, ovviamente sottobanco. Garraffa rifiuta e, ai primi del ’92, incontra Dell’Utri a Milano. Gli spiega di non disporre di fondi neri e di non poter pagare senza fattura. Dell’Utri – come denuncerà Garraffa – lo minaccia: “Ci pensi, abbiamo uomini e mezzi per convincerla a pagare”. Garraffa non paga. E, qualche settimana dopo, riceve nell’ospedale di cui è primario una visita indimenticabile: quella del capomafia Vincenzo Virga, scortato da un guardaspalle. Virga è di poche parole: “Sono stato incaricato da Marcello Dell’Utri e da altri amici di vedere come è possibile risolvere il problema di Publitalia”. Garraffa ribatte: “Senza fattura, non intendo pagare”. E Virga: “Capisco, riferirò. Se ci sono novità, la verrò a trovare…”. L’anno seguente la Pallacanestro Trapani, nonostante i successi sul campo, non trova più uno sponsor. Garraffa s’inventa un’autosponsorizzazione antimafia, ovviamente gratuita, con lo slogan “L’Altra Sicilia”. Che gli porta fortuna: la squadra viene promossa in serie A. Maurizio Costanzo invita lui e i suoi giocatori a parlarne al “Costanzo Show”, su Canale5. Ma poi, all’ultimo momento, cambia idea e disdice l’invito. Garraffa ci vede lo zampino di Dell’Utri. E denuncia tutto ai magistrati di Palermo. Che trasmettono gli atti, per competenza, al Tribunale di Milano. Qui Dell’Utri e Virga vengono condannati per tentata estorsione aggravata a 2 anni a testa. L’altro giorno, la Corte d’appello ha confermato le condanne.
A questo punto una domanda sorge spontanea: Cosa accadrebbe se il falco di Bush venisse condannato percè scoperto essere colluso con la mafia italo-americana oppure se il co-fondatore del partito di Sarkozy fosse riconosciuto da un Tribunale come referente dei marsigliesi all’interno della sua forza politica? In una democrazia libera la notizia campeggerebbe per giorni sulle prime pagine di giornali e telegiornali, con successivi approfondimenti. Il pregiudicato in questione sarebbe cacciato con infamia da tutta la classe politica.
In Italia, invece, la notizia non si fa sapere, Dell’Utri entra ed esce tanquillo dal parlamento dove è un politico rispettato e va tranquillamente in giro a presentare libri, a presenziare ad eventi pubblici di rilievo e a rilasciare interviste in varie trasmissioni televisive come se nulla fosse. Ad esempio, racconta ancora Travaglio, Daria Bignardi l’ha recentemente invitato alle “Invasioni barbariche” su La7 e ha subito premesso: “Non parliamo dei suoi processi”. Ovviamente Dell’Utri non ha avuto nulla da obiettare.
Insomma, l’Italia è un Paese strano dove scompaiono i fatti. Per fortuna che a volte i fatti occultati riescono ad emergere e a raggiungere il pubblico tramite la Rete. Peccato che essa in Italia non sia fruibile alla totalità della popolazione che dipende dai media tradizionali per appagare il suo bisogno di informazione.
Concludo con le parole stesse di Dell’Utri: “I miei guai dipendono dal fatto che sono mafioso…cioè, volevo dire che sono siciliano!“.

Il blogging è oggi prevalentemente condotto dalla mera voglia di partecipare dei bloggers, dalla passione, dalla soddisfazione personale ricavata dal sapere che in qualche mondo si è contribuito alla costruzione di quella che Pierre Levy chiama “intelligenza collettiva”. E’ probabile che col tempo, come afferma Lovink , esauritasi la spinta propulsiva derivata dall’entusiasmo per questa forma nascente di plucazione online, ad investire e a credere su Internet resteranno solo in pochi, dal momento che essa non è retribuita.
Ma come è possibile ottenere guadagno con un blog?
Ho fatto qualche ricerca per voi e per me….
Sono molto diffusi i bottoni di PayPal, azionando i quali i lettori possono fare un’offerta libera ai gestori dei blog tramite carta di credito indicando la somma che si vuole donare. Nel 2003, con questo sistema Christopher Allbritton è riuscito ad auto-finanziare le cronache di guerra presenti sul suo blog. In poche settimane, come ricorda Giancarlo Mola su laReppublica, gli sono arrivati più di diecimila dollari che gli hanno permesso di trasferirsi in Iraq da dove si collegava a Internet per aggiornare il suo blog con un telefono satellitare. Sul suo blog anche adesso c’è il bottone di PayPal con la scritta “Make a Donation“.
Un altro esempio di blogger che si auto-finanzia con le donazioni è quello di Jason Kottke che, come lui stesso racconta, riesce a “vivere di blogging”. Il suo blog si occupa di high-tech e design, evidentemente lo fa talmente bene da convincere i suoi lettori a finanziarlo.
Ma non tutti i bloggers sono così popolari da potersi permettere tali finanziamenti e casi come quelli descritti sono solo marginali ed episodici che costituiscono l’eccezione e non la regola. Alla maggior parte dei blogger, secondo me, il ricavato delle offerte consente al massimo di pagarsi il cinema una volta la mese!!!
La situazione non dovrebbe essere molto diversa per quanto riguarda i programmi di affiliazione tipo quelli proposti da Amazon che, nonostante non permettano alti ricavi, sono molto diffusi. Il programma Amazon Associate offre l’opportunità di promuovere come affiliati qualsiasi prodotto in vendita su Amazon ( libri, DVD, cd musicali, ecc). In pratica il blogger deve indicare ai propri lettori i prodotti in vendita su Amazon inserendo dei particolari link che permettono al negozio online di riconoscere il blog da cui il potenziale acquirente è stato indirizzato, se i visitatori comprano l’articolo, Amazon assegna una piccola commissione sulla vendita. Non è difficile calcolare di quante vendite vi sia bisogno prima di raggiungere una somma considerevole.
Anche Google offre un servizio che dovrebbe permetere di guadagnare (credo sia il più diffiuso tra i bloggers). Il servizio si chiama Google AdSense ed è una evoluzione della pubblicità online tradizionale. AdSense permette ai blogger di pubblicare pubblicità di testo in relazione agli argomenti trattati. Il motore di ricerca Google associa automaticamente i messaggi pubblicitari a seconda delle parole che vengono utilizzate nei post. Per esempio, ad un post che racconta delle vacanze in Irlanda del blogger verranno affiancati con molta probabilità messaggi promozionali (in uno spazio della pagina scelto dal blogger) in cui vengono presentati delle promozioni riguardanti voli aerei o viaggi organizzati verso l’Irlanda. Per ogni click sulle pubblicità il blogger riceve una piccola somma di denaro a prescindere dal fatto se si effettua o meno un acquisto.
Un metodo che può rivelarsi redditizio è quello della vendita di spazi pubblicitari. Il più diffuso servizio di pubblicità dei blog è BlogAds che si incarica di vendere gli spazi pubblicitari trattenendo una percentuale sui ricavi. Ovviamente, i prezzi degli spazi pubblicitari non possono avere tutti lo stesso valore, ma variano in relazione alla popolarità del blog e in relazione al livello di specializzazione. Se un blog tratta argomenti specifici o di settore, il prezzo dei suoi spazi pubblicitari aumenta perché ciò permette di inserire pubblicità mirate ad un target specifico.
Robin Good propone ai bloggers per guadagnare di vendere gadget o di vendere prodotti affiliandosi con particolari marchi, produrre e-book con i miglior post da vendere ai lettori più affezionati o miniguide per orientarsi sul Web indicando, ad esempio, delle recensioni dei siti preferiti, ma anche miniguide su argomenti che si conoscono bene (ad esempio, un blogger che parla di high-tech potrà realizzare una guida all’acquisto dei nuovo prodotti tecnologici in vendita) e molti altri espedienti che non possono di certo portare grossi guadagni. Ma questi consigli lasciano il tempo che trovano.
Non mancano certo esempi originali come quello di un video-reporter olandese che produce in proprio video-news che mette gratis sul proprio sito e che fornisce gratuitamente ad altri siti di news, al loro interno inserisce dei piccoli spot pubblicitari per i quali gli inserzionisti pagano circa 10 centesimi di dollaro a visitatore (Fonte: Poynter).
Negli Stati Uniti, esiste un sito, Pixelpass, che permette in pratica di rendere il proprio blog a pagamento. Basta aggiungere un’applicazione fornita da Pixelpass nel blog e ogni post viene coperto in parte da un’immagine su cui i lettori se vogliono leggere ciò sta sotto devono cliccare venendo indirizzati in uno spazio dove si chiede loro di versare una piccola somma di denaro. Ovviamente questi pagamenti riguarderebbero specifici tipi di blog particolarmente ricchi, interessanti e magari specializzati in settori di nicchia in cui i lettori non solo potrebbero trovare le informazioni ricercate, ma potrebbero anche avere modo di innescare prolifiche conversazioni con gli altri utenti e con il blogger. Come si può facilmente intuire, solo pochi bloggers potrebbere permettersi di fare uan cosa simile.
Queste sono solo alcuneforme di guadagno tentate dai bloggers. La maggior parte dei modi per guadagnare attraverso un blog, tuttavia, si sono rivelate poco efficaci. Negli Stati Uniti, invece, dei bloggers riescono a guadagnare vendendo i loro contenuti a degli appositi network. Casi rapresentativi di questa tendenza sono, ad esempio, la Gawker Media di Nick Denton e la Weblogs Inc. dell’AOL, entrambe basate su una piattaforma tecnologica (di diffusione e di pubblicità comune) in cui vengono aggregati dei blog personali selezionati in base alla qualità del lavoro degli autori.
I bloggers vengono letteralmente “assunti” e sono retribuiti come se fossero dei redattori (generalmente si assumono l’impegno di garantire una certa frequenza di pubblicazione). La vera novità di questi network di blog rispetto a una redazione tradizionale, oltre a quella della riduzione dei costi per gli editori, è quella di poter affrontare temi diversi e spesso di estrema nicchia. La tendenza generale relativa al guadagno è, quindi, quella di specializzarsi per sfruttare al meglio le inserzioni pubblicitarie che hanno un valore superiore se dirette ad un target specifico.
La Gawker Media è una comunità di blog specializzati che totalizza un numero di contatti mensili di circa cinque milioni di utenti. Uno dei blog più noti di questa comunità è Gizmodo, specializzato in gadget tecnologici e disponibile in diverse lingue. La prospettiva di Denton è che i blog migliori possano affiancarsi o sostituirsi alle riviste specializzate e in tal senso diventare attrattori di pubblicità mirata. Un blogger che entra nel circuito della Gawker Media, pare che possa guadagnare oltre 2000 euro mensili (Fonte: EJO).
Weblogs Inc. è un altro network di blog specializzati composto da più di cento bloggers. Gli introiti sono talmente elevati che la retribuzione dei bloggers può arrivare anche a 1.500 dollari mensili (Fonte: EJO).
Questo sembra il modo per poter guadagnare un pochino atraverso un blog. Ma che fine fa la spontaneità e la libertà del blogging? Non si rischia di ingabbiare la forza del blogging che sta nel’essere totalmente libero e svincolato da ogni forma di condizionamento (politico, economico, sociale) che ne influenzi la linea editoriale? E poi… che differenza c’è tra un network organizzato di bloggers retribuiti e una testata online? Nessuna, a parte che l’editore spende meno…

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