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Google, il regista Michael Moore, il sistema farmaceutico americano e le grandi aziende farmaceutiche sono al centro di un polverone mediatico che ruota intorno al nuovo film-documentario del regista statunitense. Google è prima di tutto un’azienda, è un concetto che dobbiamo ricordarci, ma siamo talmente abituati all’uso di questo motore di ricerca e di tutti i servizi che esso offre, che a volte c’è ne dimentichiamo. C’è addirittura chi identifica Google con Internet stesso. Nella realtà le cose sono ben diverse e l’episodio che stò per raccontarvi lo dimostra…

Tutto è iniziato con l’uscita dell’ultmo film-documentario del regista statunitense Michael Moore che come nel suo stile è molto satirico, ma anche molto feroce contro i poteri (famoso il suo documentario sull’11 settembre, Fahrenheit 9/11 in cui si accusa pesantemente Bush). Oggetto di questo suo utimo documentario che si intitola Sicko, è il sistema sanitario nazionale americano legato alle grandi case farmaceutiche, con le sue lacune, le sue mancanza e le sue contraddizioni. In particolare, la sanità statunitense viene dipinta come un sistema mosso semplicemente dal profitto e dal marketing che, incurante del benessere dei pazienti e della loro salute, è più orientato a battere cassa piuttosto che a far guarire le persone che assiste.

Sicko (per farvi un’idea vi consiglio di andare QUI, nello spazio ad esso dedicato sul sito del regista) ha ovviamente sollevato un vespaio di polemiche e subito in Rete si è aperto il dibattito che di certo non ha portato un buon ritorno in termini di immagine al sistema sanitario americano. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano. Gli americani sono abituati ai documentari di Moore e alle reazioni che essi provocano all’opinione pubblica del loro Paese e non solo. Il film-documentario ha ricevuto un’accoglienza più che positiva da critici, blogger e giornalisti e il Web pullula di recensioni del film e articoli che prendendo spunto dalla pellicola mollano fendenti violentissimi contro il sistema sanitario e le grandi case farmaceutiche.

A complicare la vicenda è intervenuto però Google. Alcuni giorni fa, su uno dei blog del colosso americano è apparso un post in cui si critica il documentario di Moore e si invitano le aziende farmaceutiche a contrapporre alla pessima pubblicità apportata loro da “Sicko”, massicce campagne pubblicitarie di annunci Google (quelli per intenderci che appaiono sulla parte destra della pagina internet quando si effettua una ricerca sul motore di ricerca o nei blog che tentano di guadaagnare con la pubblicità di Google AdSense) legati alle parole-chiave “Michael Moore” e “Sicko”, in modo da bilanciare l’effetto negativo sull’opinione pubblica del documentario e in modo da garantirsi una grande visibilità visto che il dibattitto in Rete sul documentario è talmente acceso che quelli legati a Moore e al suo ultimo lavoro sono i termini tra i più ricercati dagli utenti del motore di ricerca.

Un articolo simile non poteva che sollevare ulteriori polemiche, questa volta rivolte a Google. A poco è servito un secondo articolo apparso nello stesso blog, nel quale l’autore ha dichiarato che le cose espresse nel precedente post erano solo opinioni personali e non il punto di vista della società. La blogosfera è insorta, e sono migliaia i commenti e i post critici (se non ingiuriosi) apparsi in poche ore sull’argomento. Google è stato accusato di aver venduto l’anima al diavolo, di pianificare campagne più propagandistiche che pubblicitarie, di considerare i navigatori internet solo polli da spennare nonostante i proclami politically correct, ecc, ecc.

Probabilmente è vero quello che dice l’autore del blog di Google e magari il noto motore di ricerca non ha previsto una politica di questo tipo a riguardo del documentario di Moore, ma ormai la frittata è fatta. Tutta questa vicenda deve però farci riflettere sulla natura commerciale di Google e sul fatto che, come ha scritto l’Inquirer, ci dobbiamo svegliare dal sonno e porre fine al sogno Google. Non è soltanto il miglior motore di ricerca al Mondo, ma una compagnia finalizzata al profitto che per di più usa vecchi trucchi pubblictari.

A questo punti mi sorge spontanea una domanda: visto che Google è il motore di ricerca più usato al Mondo, cosa succederebbe se esso decidesse di pilotare i risultati delle ricerche? La sua policy fin ora, per quanto se ne sa, è andata nella direzione opposta, ma potremmo svegliarci un giorno e capire che il sogno Google in realtà era un incubo!!! ;-)

Un fotogramma dello spot

Il cinema europeo è eccitante o eccitato? Questa è la domanda che si pongono le persone vedendo uno degli spot che sono stati realizzati dall’Unione Europea per promuovere il cinema del Vecchio Continente. Sono tre gli spot della UE per il Cinema: uno centrato sul romanticismo, uno su solitudine e rapporti umani e il terzo sulla passione.

Proprio quest’ultimo ha fatto discutere molto ed è stato diffuso tra le polemiche. Io non ci vedo niete di male, ma evidentemente da alcune organizzazioni ci si aspettano comportamenti e modi di comunicare più “istituzionali”. Ma veniamo ai fatti…

Lo spot delle polemiche dura solo 44 secondi, ma racchiude 18 spezzoni di scene di amplessi tratti da altrettanti film d’autore europei. Per fare solo alcuni nomi, c’è “Il favoloso mondo di Amelie” del francese Jean-Pierre Jeunet, “La mala educacion” dello spagnolo Pedro Almodovar, “Le onde del destino” del regista danese Lars von Trier e per l’Italia “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana e “The Dreamers” di Bernardo Bertolucci.

Lo spot è approdato su YouTube entrando in poco tempo nella classifica dei video più visti. Il titolo dello spot è allusivo “Film lovers will love this” (Gli amanti dei film lo ameranno) e il video si conclude in un modo ancoa più allusivo invitando ad andare al Cinema con la scritta “Let’s come together” (Veniamo insieme!).

Lo spot, come dicevo, ha fatto molto discutere, in particolare un parlamentare europeo ha criticato l’operazione, mentre la Commissione europea la difende a spada tratta. Riporto da TGCOM, una parte della querelle: Il deputato polacco Maciej Giertych, esponente della “Lega delle famiglie polacche“, già famoso per la diffusione di un opuscolo antisemita e per la crociata per l’abolizione dell’omosessualità ha dichiarato: “L’Unione europea usa metodi immorali per promuovere le proprie attività”. La Commissione europea ha replicato tono su tono. “Il vero scandalo è che si sia creata polemica su questo video, che oltretutto, al momento della presentazione al Film Festival di Berlino, lo scorso febbraio, ha avuto un’ottima accoglienza”, ha ribattuto la commissaria all’informazione, Viviane Reding, tramite il suo portavoce Martin Selmayr. “Quegli spezzoni, tratti da film di grandi registi europei rispecchiano i valori su cui si costruisce l’Europa multiculturale. La gioia, la tristezza, l’amore e la diversità sono i sentimenti che esprimono l’identità più forte ed apprezzata del nostro cinema, ed è assurdo che tutto questo venga messo in discussione”, ha concluso Selmayr.

Insomma, per farla breve e per non annoiarvi, io non penso che questo post possa turbare gli animi di nessuno o possa essere immorale. Le famiglie che stanno tanto a cuore a Maciej Giertych, famoso per essere contro gli omosessuali, non hanno niente di cui temere. Tra l’altro facendo zapping in Tv si possono vedere scene molto peggiori e poi… si tratta pur sempre di cinema d’autore, non credo si possa parlarte di spot pornografico (come ha detto qualcuno). Inoltre, lo spot fa parte di una trilogia che cerca di cogliere tutti gli aspetti dei sentimenti umani rappresentati tradizionalmente dal Cinema, perchè dimenticare gli aspetti passionali?

Chi ha mosso queste accuse contro il video credo che voglia solo strumentalizzare la vicenda per farsi pubblicità e per perorare la propria causa omofoba (QUI un articolo che sintetizza la posizione di sul mondo omosessuale di Giertych e della destra polacca). Un pò quello che avviene in Italia quando c’è di mezzo il Family Day o il Gay Pride: ogni occasione è buona per fare polemiche e per accusare gli altri.

Ma Maciej Giertych non poteva trovare uno spazio migliore o un’occasione più importante per mettere in scena certe polemiche? Il cinema è arte e lo spot della UE, secondo me, non è nè osceno, nè di pessimo gusto. A me è piaciuto anche per l’ironia delle frasi e degli slogan che lo accompagnano. Si accusano sempre le istituzioni di essere noiose quando comunicano, finalmente abbiamo una comunicazione istituzionale giovane e ci lamentiamo pure!? ;-)

Non metto il video dello spot nel blog per non “scandalizzare” o offendere nessuno, ma chi vuole può visionarlo QUI. Aspetto un vostro parere su tutta la vicenda…

Questo sarà un post breve, lascerò che sia il video a parlare. Nasce dopo aver appreso dal blog di Beppe Grillo una notizia apparentemente banale: qualche giorno fà, una giornalista americana di origine polacca, Mika Brzezinskisi, si è rifiutata in diretta di dare come notizia di apertura la scarcerazione di Paris Hilton (come previsto dalla scaletta preparata dalla redazione), ritenendo più opportuno parlare di un fatto relativo alla guerra in Iraq. La giornalista ha prima tentato di bruciare il foglio e poi ha infilato le notizie nel trita-documenti.

Il fatto è banale, ma dimostra come alcune “notizie soft” spesso trovino molto più risalto del dovuto; a volte, come dice Marco Travaglio, per coprire fatti più importanti che si vuol tacere o nascondere ai più. Per fortuna che c’è la Rete dove certe notizie trovano lo spazio dovuto.

Visto che il messaggio lanciato dalla Brzezinskisi è fin troppo chiaro, non aggiungo nessun altro commento. Mi limito solo a postre il video sperando che questo filmato diventi l’emblema del giornalismo in Italia, Paese che secondo la classifica di Freedom House sulla libertà di informazione, stà al 79esimo posto (a parimerito con la Repubblica del Botswana) ed è indicata come partly free!!! ;-)

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Google Maps, come si legge nel sito ufficiale,  è un servizio offerto da Google che consente la ricerca e la visualizzazione di mappe geografiche di buona parte della Terra. Oltre a questo, è possibile ricercare informazioni sulle aziende locali, tra cui indirizzi e dati di contatto. Un’altro dei principali punti di forza del servzio è costituito dal fatto che è possibile ricavare indicazioni stradali. Google Maps, infatti, è in grado di individuare e ricostruire un percorso tra due punti.

La Google, è un’azienda giovane e dinamica e per questo credo che mal sopporti la pigrizia e la sedentarietà. Inoltra è noto che da Google, la salute fisica e psichica dei dipendenti sia tenuta in elevata considerazione. I dipendenti, ad esempio, dispongono di un campo da beach volley, di due piccole piscine per il nuoto, di biliardi e spazi per i propri figli. Dentro la Google, c’è chi gira in rollerblade e chi in mini-moto. Alcuni alti dirigenti conservano la scrivania degli antichi tempi spartani, quando la nascente Google prendeva forma sotto la spinta propulsiva di due giovani studenti, ovvero una porta appoggiata su due cavalletti. Chi lavora per Google può anche portare il proprio cane al lavoro, e può dedicare parte del tempo lavorativo per svolgere gli affari personali indisturbato. Il clima di lavoro è disteso, non esistono differenze di trattamento ai diversi livelli gerarchici Chiunque, in Google, può proporre un suggerimento attraverso un apposito canale (il cosiddetto bidone dei suggerimenti). Le discussioni lavorative non avvengono in sala riunioni, ma davanti alla macchina del caffè o giocando a beach volley. Questa mentalità è condivisa per tutte le sedi Google nel mondo. Insomma, l’obiettivo di Google è di essere una grande famiglia e di accrescere il senso di appartenenza dei dipendenti, favorendo un ambiente sereno da cui possano scaturire nuove idee.

Vista la filosofia dell’azienda, vedere la gente non Googleiana impigrirsi e annoiarsi condcendo una vita monotona e sedentaria, deve dare fastidio a Google, al punto che Google Maps, spesso nel dare le indicazioni stradali fa “allungare ” un pochino (a volta un tantino ;-) )

Ad esempio, vi ricordate della conferenza del file sharing a Roma? In quel caso chiesi a Google Maps come arrivarci e, partendo da un posto che si trova a meno di 300 metri, guardate  QUI che percorso mi aveva suggerito… In pratica avrei dovuo fare il giro dell’isolato finchè non sarei tornato nel posto da cui ero partito per poi proseguire verso la meta da ragiungere! ;-)

Ma questo è niente!!! Provate a:

  • andare su Milano in Google Maps
  • sul fumetto che appare selezionate “DA QUI”
  • inserite l’indirizzo: Long beach, California e premere INVIO
  • leggete il punto 45!!!
  • se voltete, iniziate il percorso…

Non voglio rovinare la sorpresa a chi vuole tentare di andare in Calfornia seguendo le indicazioni di Google (comunque un suggerimento stà nll’immagine che ho messo ad inizio post ;-) ), vi anticipo solo che ci vuole un grande sforzo fisico. Ovviamente questo farà bene alla salute, alla mente (”mens sana in corpore sano”) e alla Google che penso abbia iniziato una campagna contro la sedentarietà e a favore dell’esercizio fisico.

Per chi ha seguito il percorso: non vi sembra un pò troppo esagerato!!! ;-)

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