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La “pillola del giorno dopo” è abortiva oppure no? A questa domanda ha cercato di rispondere il Movimento per la vita, ma anche l’ADUC. Ebbene: le due risposte sono diametralmente opposte. Chi fa informazione e chi disinformazione? Cerchiamo di scoprirlo…
Il 10 giugno, l’ADUC (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori) pubblica sulle pagine del suo portale un comunicato dal titolo: “Pillola del giorno dopo non è un abortivo. Attenzione alla disinformazione del Movimento per la Vita”
Il 18 giugno, il Movimento per la Vita risponde all’accusa confermandone la potenzialità abortive, citando a sostegno della sua tesi l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), il foglietto illustrativo della pillola, una sentenza del Tar del Lazio del 2001 e le posizioni del Comitato bioetico nazionale.Tutte argomentazioni che, come si legge nella stessa nota del Movimento, difficilmente possono essere smentite.
Il 24 giugno, l’ADUC contrattacca smentendo punto per punto le affermazioni del Movimento per la Vita. Ecco un breve riassunto:
- Se la pillola del giorno dopo fosse un abortivo, non potrebbe essere venduta in farmacia, bensì dovrebbe essere somministrata solo in regime di ricovero in un ospedale pubblico (come prevede la legge 194 sull’interruzione di gravidanza);
- L’OMS ha sempre sostenuto il contrario di quello che il Movimento per la Vita dice. Sul suo sito si può leggere che il principio attivo della pillola del giorno dopo previene l’ovulazione e non ha alcun effetto riscontrabile sull’endometrio o i livelli di progesterone quando somministrato dopo l’ovulazione. La pillola del giorno, pertanto, non è efficace dopo l’avvio del processo di impianto, cioè non causa aborto;
- Per qanto riguarda il Comitato di bioetica e la sentenza del Tar del Lazio, citati dal movimeto per la Vita come parte della comunità scientifica internazionale, l’ADUC risponde che il parere dei filosofi e dei religiosi facenti parte del Comitato bioetico, per quanto autorevoli e seri nelle loro materie, non può essere paragonate a quelle di illustri medici e scienziati di tutto il Mondo che sostengono il contrario. Ancor più curiosa è l’inclusione nella comunità scientifica internazionale dei giudici amministrativi della Regione Lazio. La decisione del Tar, per di più, risale al 2001 e si basa su vecchi dati scientifici, tanto che, vista la sua inconisistenza, non ha impedito che la pillola fosse prescritta e distribuita fuori dall’ambito ospedaliero.
- Resta aperta solo la questione del foglietto illustrativo. La citazione che il Movimento della Vita ne fa recita così: “La contraccezione di emergenza è un metodo di emergenza che ha lo scopo di prevenire la gravidanza, in caso di rapporto sessuale non protetto, bloccando l’ovulazione o impedendo l’impianto dell’ovulo eventualmente fecondato.” Peccato che si tratta di una citazione parziale estrapolata da un contesto più ampio. I foglietti illustrativi dei farmaci, inoltre, servono per dare solo delle indicazioni generali (e per tutelare legalmente la casa farmaceutica); non possono essere sostitutivi della corretta informazione che il medico da al paziente quando prescive un medicinale. Qualunque medico che facesse riferimento strettissimo a ciò che c’è scritto sul foglietto illustrativo senza considerare il caso specifico e gli ultimi risultati delle ricerche scientifiche sarebbe considerato un incompetente.
Allora, chi è che ha fatto controinformazione? Con tutto il rispetto per i temi etici e morali che debbono essere trattati con la massima delicatezza, credo che qui si stia confondendo il piano medico-scientifico con il piano etico-religioso…
Navigando qua e là per la Rete ho trovato questo vecchio articolo di RAI News del 2005 che parla di un fatto che io non conoscevo e che, da appassionato di argomenti relativi al Web, mi ha colpito particolarmente.
L’articolo parla di Aaron Weisburd (e della sua Internet-Haganah), un programmatore informatico dell’Illinois (USA), che dopo i tragici fatti dell’11 settembre 2001 ha deciso di intraprendere una personale guerra contro il terrorismo islamico attravrso la Rete.
Weisburd, con l’aiuto di pochi collaboratori, ha iniziato la sua attività navigando tutto il giorno su Internet alla ricerca di siti islamici jihadisti, quando li trovava li segnalava ai provider e, se questi non intervenivano ad oscurare il sito, ci pensava lui autonomamente: metteva in atto un attacco informatico ai danni dei server che ospitavano i siti da lui ritenuti pericolosi, mettendoli così offline.
L’atteggiamento delle forze dell’ordine verso questa attività è stato ambivalente. Da un lato si tratta un’attività illegale che può interferire in alcuni casi con le indagini della polizia, dall’altro però può essere un modo per rendere un servizio di utilità pubblica aiutando gli USA nella lotta al terrorismo.
Vista la grossa ferita che l’11 settembre ha aperto sul cuore degli Stati Uniti, si può comprendere lo stato d’animo degli americano dopo l’attentato alle Torri Gemelle e in un certo senso si può giustificare questo tipo di atteggiamento. Ma adesso, a 7 anni dall’attentato, ho cercato di capire com’è andata a finire: siamo nel 2008 e Aaron Weisburd è ancora lì.
Con il passare degli anni, infatti, l’attività di Weisburd non è terminata, ma è andata consolidandosi. Oggi Weisburd è a capo di un’organizzazione che, oltre a mantenere la struttura di base (attacchi contro i siti della jihad), è inoltre diventata una sorta di movimento che ha come scopo quello di sensibilizzare le imprese che operano in Rete a non fornire servizi basati sul web a gruppi islamici (QUI su Wikipedia e QUI il sito ufficiale).
Vorrei soffermarmi particolarmente su un aspetto: “la giustizia fai da te“. Haganah, il nome dell’organizzazione, è infatti una parola ebraica che significa difesa e l’intento dichiarato di Weisburd è proprio quello di difendere gli USA e Israele dagli estremisti islamici. Per quanto nobile possa sembrare questa iniziativa, secondo me è meglio usare sempre gli strumenti della legge.
Come reagiremmo se esistesse, ad esempio, un progetto simile con il fine di oscurare i siti abortisti o quelli che palano di procreazione assistita? A pensarci bene il principio è lo stesso, ma che fine farebbe la libertà di espressione?
Credo, quindi, che la polizia americana dovrebbe intervenire per porre fine all’attività dell’associazione Haganah, oppure (se la ritiene così utile) dovrebbe fare in modo che essa operi all’interno delle strutture e degli spazi previsti dalle leggi americane. Non si può limitare a collaborare con Weisburd solo in certe occasioni lasciandogli invece libertà di manovra per tutto il resto.
Allora, se è giusto mettere le proprie competenze al servizio della collettività, credo che sia anche giusto regolamentare in qualche modo queste attività. Nel film Il giustiziere della notte, un architetto a cui è stata distrutta la famiglia da dei criminali, scettico nelle capacità della legge di catturare i colpevoli, si procura una pistola e va in giro per New York a farsi giustizia con le proprie mani.
Se nella vita reale queste vicende di “giustizia fai da te” sono difficili da realizzare, pare che sul Web possano diventare facilmente realtà…

Dopo le tristi vicende legate alle vignette che ritraevano Maometto, in Danimarca ci riprovano. La radio di stato danese ha indetto un concorso per eleggere la più bella tra le donne che indossano il velo: Tørklæde 2008, cioè Miss velo 2008.
Hanno partecipato in 47 (QUI le foto). Le ragazze che hanno inviato le proprie foto verranno giudicate da una composta di esperti di moda. In palio c’è un iPod, un foulard di marca e abbonamenti alla rivista per ragazze “Muslim Girl“.
Forse perché in Danimarca dopo le vicende delle vignette certi temi sono diventati particolarmente sensibile e il dibattito sul rapporto con ‘Islam è molto acceso, questa iniziativa è stata molto criticata. Ovviamente anche la comunità musulmana è molto scettica, ma Denmarks Radio non demorde e continua il suo concorso.
Il problema del velo è molto delicato. La questione riguarda cultura, religione, ideologia, costumi, integrazione e parte del controverso rapporto tra Occidente e Islam. E’ bene che si dibatta su certe tematiche, ma io credo che il problema non si risolva con uno stupido concorso di bellezza all’occidentale dove per altro i premi ricalcano in pieno il modello consumistico di questa nostra parte del mondo (oggetti tecnologici, prodotti griffati e addirittura abbonamenti a riviste). Tutto ciò penso che contribuisca ad accrescere i problemi…
Basta sentire qualche dichiarazione per capire quanto sia difficile l’approccio all’argomento velo. Una ragazza danese convertita all’Islam dice: “Il motivo per cui si indossa un velo è che è un simbolo di castità. Serve a coprire le donne anziché trasformarle in oggetti“. Per motivi opposti, ma ugualmente ostile al concorso, è il Partito Liberale al potere: “Temo che questo concorso possa far apparire normale l’uso del velo, che essenzialmente è un simbolo dell’inferiorità della donna“, ha detto la portavoce Inger Stoejberg.
Insomma, sulla questione del velo ci sarebbe molto da discutere e molto da capire. Credo che quella che mi sembra una provocazione (un concorso di bellezza) non sia affatto la strada giusta da intraprendere…
Che ne dite?

In questo blog se ne parla spesso del potere che acquistano gli utenti della Rete in relazione all’informazione (già il nome del blog dice tutto!
). In questigiorni, navigando in Internet, mi sono imbattuto in una iniziativa di YouTube riguardante il giornalismo partecipativo che, quindi, non potevo non citare. Riporto un articolo di Webnews, uno dei migliori che ho trovato sull’argomento:
“Il più grande portale per la condivisione di video online ha da poco avviato una nuova sezione, interamente dedicata al citizen journalism, l’attività informativa svolta in prima persona dai cittadini in tutte le parti del mondo. L’innovativo canale lanciato da YouTube mira ad aggregare e segnalare alle centinaia di migliaia di utenti del portale i migliori contenuti realizzati per raccontare le notizie spesso trascurate dai grandi mezzi di comunicazione.
Ogni giorno sono infatti migliaia i video caricati dagli utenti a puro sfondo informativo. Spesso meno conosciuti e sopraffatti dalla popolarità dei filmati creati per puro svago e divertimento, i piccoli reportage - confezionati direttamente da chi è coinvolto in prima persona nella notizia - raccontano realtà affascinanti e ignote dalle enormi distese africane alle grandi realtà metropolitane densamente abitate, passando per la miseria delle baraccopoli e delle loro genti dimenticate. Armati di strumenti spesso rudimentali, i fautori del giornalismo partecipativo vanno alla ricerca delle notizie sul posto, riportando in auge i reportage di inchiesta, ormai in via di totale estinzione e sostituiti dall’immobilismo del desk.
La nuova responsabile per le news assoldata da YouTube avrà dunque il compito di riportare in luce le storie raccontate sul portale con i meccanismi del citizen journalism. Un incarico non semplice, che potrà essere realizzato con sufficiente meticolosità solamente con l’aiuto delle centinaia di migliaia di utenti che ogni giorno frequentano YouTube.
Anche se, in una scala differente ed esclusivamente orientata ai nuovi media, è difficile non scovare una certa analogia tra l’iniziativa da poco lanciata da YouTube e l’esperienza di Current TV (ne parlavo QUI), il canale televisivo voluto dal premio Nobel Al Gore. Recentemente lanciata anche in Italia sulla piattaforma satellitare Sky, l’emittente televisiva basa i propri palinsesti sui contributi multimediali inviati dai suoi telespettatori che hanno anche modo di votare i filmati migliori sul sito Web di Current.
In misura più contenuta, ma con la forza di un bacino molto più ampio di utenti, anche YouTube sembra compiere i primi passi nel crescente, e sempre più fecondo, settore del giornalismo partecipativo. Avviata quasi in sordina, attraverso il passaparola della Rete, l’iniziativa del portale di video sharing potrebbe rivelarsi particolarmente efficace e, sicuramente, meno dispendiosa dell’ambizioso progetto portato avanti da Current TV“.
Che dire? Dopo il blogging, le piattaforme di giornalismo partecipativo come FaiNotizia e altre, l’arrivo in Itali a di Current TV, adesso anche Youtube si apre all’informazine fatta dagli utenti. Forse finalmente qualcosa si sta muovendo in questa direzione e probabilmente presto si potrà sfuggire ai filtri editoriali, ai condizionamenti politici, economici e ideologici che condizionano l’informazione!
Sono troppo ottimista?
Il marketing, si sa, è il motore dell’economia. Pensate a come sarebbe la nostra vita quotidiana senza la pubblicità (molti diranno che sarebbe migliore!
). Per fortuna o per sfortuna, dipende dai punti di vista, ormai ci siamo più o meno abituati all’invadenza pubblicitaria nella nostra vita, così il marketing ha bisogno di nuove tecniche per sorprendere e attirare l’attenzione.
Una nuova frontiera per i pubblicitari è il marketing virale che in maniera non convenzionale sfrutta il passaparola per diffondere un idea o un concetto oppure per attirare l’attenzione o creare suspense su un evento, un prodotto, un servizio, ….
Il principio del viral marketing, come dice l’enciclopedia Wikipedia, si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente tra la gente. Come un virus, qualcosa che può rivelarsi interessante o curiosa per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “passaparola” (buzz factory) e coinvolge un numero sempre maggiori di persone.
Alla base, dunque sta la forza dell’idea, si deve creare qualcosa che funzioni da catalizzatore dell’attenzione e che per le sue caratteristiche si diffonda rapidamente. L’ultimo grande caso di Viral marketing uscito allo scoperto di recente è quello del fantasma nell’ascensore, “elevator gost” (nel video ad inizio post).
Le riprese di una telecamera di sicurezza di un hotel di Singapore, il Raffles Place, sarebbero la prova dell’esistenza di entità soprannaturali. Un video tra i più visti del mese su YouTube ha riacceso l’annosa discussione tra scettici e possibilisti. Il filmato, che dura poco meno di due minuti, verso la fine (nel riquadro in basso a destra), mostra accanto a due ignari impiegati quello che sembrerebbe il fantasma di un’anziana donna.
Subito si sono accese le discussioni in Rete. Sui forum e i blog di tutto il mondo si è parlato di questo strano fenomeno e più se ne parlava e più il video veniva visto. Due settimane fa, però, un altro video è stato caricato su YouTube e il mistero è stato svelato: il filmato originale sarebbe stato realizzato da un’agenzia giapponese di risorse umane, la Gmp Group. Ecco il nuovo slogan che mette sotto accusa il fenomeno della “dipendenza dal lavoro”: “I pericoli di dipendenza da lavoro sono molteplici. Stress, fatica e problemi di salute, sono solo un paio. Nessuno dovrebbe lavorare fino a tardi: se siete sfortunati potrebbe capitarvi anche di incontrare un fantasma. Affidatevi a noi, troveremo la carriera giusta per le vostre esigenze. Senza straordinari”.
Insomma, l’operazione è perfettamente riuscita. Complimenti ai pubblicitari della Gmp che sono riusciti impiegando poche risorse ad attirare l’attenzione di migliaia di persone (per sensibilizzare sul problema del workaholism e per farsi pubblicità).
E se invece fosse il secondo video un bufala e la Gmp avesse solo sfruttato il video esistente?
In questo periodo il problema della sicurezza è entrato prepotentemente nell’agenda politica e nell’agenda dei media. A volte è stato esasperato, a volte si sono toccati alcuni nervi scoperti…
Quel che è certo è che la sicurezza è ormai un tema “di moda”. Nessun amministratore pubblico può farne a meno senza sentirsi obsoleto. Si rischia così di incorrere in casi di eccessivo zelo che portano a conseguenze paradossali. Ne è un esempio quanto è avvenuto ad Assisi, nella città del “poverello”: San Francesco.
Ad Assisi, infatti, è entrata da poco in vigore un’ordinanza del Sindaco Claudio Ricci, eletto con Forza Italia, che proibisce ai mendicanti di chiedere l’elemosina “a meno di 500 metri da chiese, luoghi di culto, monumenti, piazze ed edifici pubblici“, praticamente ovunque.
Se lo stesso San Francesco tornasse miracolosamente nei prossimi giorni nel suo paesello, quindi, di sicuro verrebbe fermato e allontanato dai vigili urbani! E’ proprio sulla povertà (e pertanto sul fare la carità) che infatti si fonda la santità di Francesco (nella foto probabilmente il suo saio conservato a Firenze).
Immaginate la scena: il giovane Francesco che girovaga affamato per la città per predicare il Vangelo e che affamato chiede a un turista un pezzo di pane o qualche centesimo. A questo punto arrivano i vigili urbani e gli fanno una multa!!!
Sembra paradossale, ma fare un’ordinanza del genere proprio ad Assisi è davvero contraddittorio. I mendicanti come lo era San Francesco disturbano e danno fastidio, ma a chi? Ovviamente ai fedeli, ovvero al commercio di ogni rosario, candela, centrino, lumino,santino, soprammobile, acquasantiera, sciarpa, maglietta, cappello dove è raffigurato il Santo che parla con gli uccelli, accoglie i lupi e… mendica insieme ai mendicanti!!!
Che proprio Assisi voglia cacciare chi chiede l’elemosina andando contro quella che è la dottrina dello stesso San Francesco è assurdo. Ma si sa: il Santo con la sua povertà ha portato la ricchezza in città (grazie al giro di affari che oggi gira intorno alla sua figura) perciò poco importa ricordare quali siano state le gesta e le parole di Francesco, adesso l’importante è non disturbare chi nel suo nome nome fa compere e lascia offerte…

Apprendo dal blog di Tommi una notizia molto interessante per ciò che riguarda il sistema dell’informazione in Italia. La riporto qui:
Più del 30% della programmazione di current_ è creata dalla comunità di video maker indipendenti. Tutto il materiale è tratto dalla vita reale e copre praticamente tutti i temi: dalle ultime tendenze in fatto di moda, tecnologia e musica alle problematiche mondiali più serie. In questo modo 4 milioni e mezzo di famiglie in Italia (e più di 50 milioni di spettatori nel mondo) potranno essere allo stesso tempo protagonisti ed artefici di ciò che viene trasmesso: una tv “fai da te” in pieno stile 2.0!
Per lanciare il progetto, Al Gore in persona incontrerà la comunità di blogger ed internauti italiana. L’evento si svolgerà giovedì 8 maggio a Roma presso il Teatro Ambra Jovinelli. Per coloro che non sono della zona è stata concepita una diretta sul canale Skytg24 e per chi non ha l’abbonamento a SKY, l’evento viene trasmesso in diretta sul web a questo indirizzo.
Non solo: attraverso tutte le indicazioni pubblicate sul blog di Marco Montemagno (SkyTG24) sarà possibile anche inviare domande da fare durante la presentazione a Roma; tramite votazione ne verranno scelte 15, le altre consegnate direttamente nelle mani di Al Gore.
Se non è democrazia questa!? ![]()

Berlusconi ha fatto dell’anti-comunismo un suo cavallo di battaglia, ma secondo uno studio del Censis a decretarne una vittoria così schiacciante sul PD e a far uscire dalla scena politica la Sinistra di Bertinotti sono stati proprio i voti dei “comunisti” (QUI e QUI).
Sembrerà assurdo, ma i dati parlano chiaro: dall’analisi dei flussi nelle due elezioni politiche del 2006 e del 2008 emerge una consistente fuoriuscita di elettori dal centro-sinistra, intercettata dalla coalizione del centro-destra (non solo dalla Lega). A parte il grosso dei voti andati al PD, la seconda forza ad aver intercettato i voti mancati alla Sinistra l’Arcobaleno sarebbe, infatti, non la Lega ma direttamente il PDL di Berlusconi.
Ecco che circa il 16% dell’elettorato di sinistra ha passato il guado e si è spostato a destra e solo il 4% di questi elettori avrebbe scelto la Lega. In buona sostanza, secondo il Censis, “fatto 100 l’elettorato del 2008 di ciascuna coalizione, nel Centro sinistra oltre il 93% aveva già espresso il proprio consenso nel 2006, il 3% aveva votato per la Casa della libertà e lo 0,8% per l’Udc, mentre il 2,9% aveva votato scheda bianca o nulla o si era astenuto“.
Il dato ha stupito anche i ricercatori del Censis che hanno temuto in una scarsa rappresentatività del campione, tanto da fare una specie di “prova del nove“: scomporre e proiettando tutti i risultati del campione sui dati nazionali del Viminale. Racconta Vittoria Coletta che fa parte dell’equipe di ricerca: “Eravamo noi stessi molto stupiti anche perché sapevamo che altri istituti valutano più alta la trasmigrazione casomai verso la Lega. E così abbiamo adottato questa procedura di controllo. Ma alla fine la stima ha confermato tutti i nostri dati“.
Sul perché ci sia stato questo strano travaso, il quesito resta però irrisolto. Com’è possibile che Berlusconi con il suo nuovo partito abbia attirato a sé una grande percentuale di voti che di norma sarebbe dovuta andare alla Sinistra l’Arcobaleno? Ai posteri l’ardua sentenza!!!
Berlusconi, comunque, non è la prima volta che grazie ai tanto odiati “comunisti” ci guadagna qualcosa… Nel1988, ad esempio, la sua concessionaria di pubblicità (Publitalia ‘80) che in Italia aveva già il predominio sul mercato della pubblicità televisiva, ottenne l’esclusiva della raccolta pubblicitaria degli enti e delle aziende europee che volevano piazzare i loro spot nell’URSS comunista (alla faccia dell’anti-comunismo!
).
Oggi i “comunisti”, le cooperative e le toghe rosse sono come il diavolo per Berlusconi, ma negli anni Ottanta erano invece ottimi soci d’affari (QUI) e pare che questa partnership con i comunisti sovietici abbia fruttato al Silvio nazionale la cifra di 20 miliardi di vecchie lire in due anni di collaborazione!!!
Insomma, prima ci guadagna economicamente, adesso politicamente… Ancora una volta quelli che Berlusconi considera nemici si rivelano i suoi migliori amici!!!

Quanto vale al foto di una modella nuda scattata quindici anni prima? E se i soldi ricavai dalla vendita di questa foto fossero dati in beneficenza ad un ospedale in Cambogia, pensate che possano essere rifiutati?
Non è un gioco a quiz e, rispondendo a queste due domande, vi racconto un significativo episodio accaduto di recente. Iniziamo dalla prima domanda: per quanto alto possa essere, il valore di una foto di una modella nuda risalente a 15 anni prima, non sarebbe di certo pari a 91mila dollari (58mila euro) se la modella nel frattempo non avesse sposato il Presidente della repubblica francese. Stiamo parlando, infatti, di una foto di Carla Bruni risalente al 1993 (QUI la foto e le immagini dell’asta).
Ecco la risposta alla seconda domanda: sì, la somma considerevole di 91mila dolalri può essere rifiutata da un medico che opera in Cambogia. Il pediatra svizzero Beat Richner che dirige un’associazione che gestisce diversi ospedali per bambini in Cambogia, ha rifiutato questi soldi “per rispetto dei suoi piccoli pazienti“.
Finite le domande, veniamo ai fatti: il 10 aprile scorso una foto senza veli della “premiere dame” di Francia, Carla Bruni in Sarkozy, è stata venduta in un’asta a New York per 91.000 dollari. L’immagine, in bianco e nero è stata realizzata quindici anni fa dal fotografo Michel Comte e, dicono gli organizzatori dell’asta, si tratta di un nudo d’autore, cioè di un’opera d’arte.
I soldi ricavati dalla vendita della foto (opera d’arte) sono stati dati in beneficenza all’associazone Kantha Bopha del pediatra Richner che ha rifiutato la somma di denaro. Richner ha spiegato di non volere che la sua istituzione “possa essere coinvolta nell’utilizzo mediatico della nudità della signora Bruni“. L’idea di questo dono, ha aggiunto, “è un mezzo per assicurare pubblicità all’asta e fama al fotografo. E’ un modo per servirsi di noi“. In Cambogia, ha poi sottolineato, “il nudo non è compreso come in Occidente“, e “l’accettazione di denaro che viene dallo sfruttamento di corpi femminili sarebbe percepita come un insulto“.
Che dire? Nel nostro mondo dove il nudo è ostentato in tutte le sue forme, quella del pediatra Richner non può che essere una bella lezione di stile!!!

Il presidente venezuelano Hugo Chávez ha censurato i Simpson, il popolarissimo cartone animato che riscuote da anni successi in tutto il Mondo e non solo tra i più piccoli. Secondo Chávez, i bambini del Venezuela potrebbero subire un’influenza negativa dai mitici personaggi della serie TV (QUI la notizia).
Con una minacciosa nota ufficiale, la Comisión Nacional de Telecomunicaciones, una sorta di autority per le telecomunicazioni, ha ingiunto alla emittente privata Televen di sospendere la diffusione del serial, mandato in onda tutti i giorni alle 11 del mattino. Nella nota si può leggere la motivazione: “Perché attenta contro la formazione integrale di bimbi, bimbe ed adolescenti“.
Al posto degli ironici e satirici personaggi gialli dei Simpson adesso non andrà in onda un documentario o un film d’autore, bensì il telefilm Baywatch, proprio quello in cui Pamela Anderson mostra le sue prorompenti grazie in un costume da bagno mozzafiato.
Che Chávez subisse il fascino delle belle donne lo si sapeva (dopo la storia con Naomi Campbell), ma che credesse che tutto il popolo venezuelano fosse più acculturato e meno corrotto da un seno prosperoso per lo più scoperto, piuttosto che da un cartone animato che ironizza sulla società occidentale, mi sembra troppo…
Mi sarei aspettato che il presidente socialista amico di Fidel Castro fosse uno più un fan dei Simpson che prendono in giro il modello di vita americano piuttosto che degli americanissimi bagnini in tuta rossa sempre più svestiti. Per altro, censurando i Simpson, Chávez va a trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda del suo odiato nemico, Bush. Anche il Presidente americano ha detto più volte, infatti, di non amare i personaggi dei Simpson (forse perché sbeffeggiano il suo governo e il modello di società di cui lui si è fatto portatore in quesi anni).
Magari dopo le polemice con la Reuters che di recente ha diffuso una foto di Chávez che, per uno strano
gioco di luci e ombre, sembra avere le orecchie da Topolino (Disney), adesso al leader venezuelano non piacciono più così tanto i cartoni animati; preferisce vedere altre forme animate che si muovono sinuosamente durante una corsa sulla spiaggia…
Battute a parte, ancora una volta in Stati poco liberi si preferisce a qualcosa che potrebbe innescare un minimo di senso critico, qualcos’altro che agendo sugli istinti primari distrae l’attenzione della gente sui problemi reali.

E’ stato accusato di essere la causa dell’apocalisse che tra qualche anno si abbatterà sulla terra, ma è grazie ad esso che forse avremo un nuovo sistema di trasmissione dei dati talmente veloce che Internet sarà 10.000 volte più veloce delle attuali ADSL. Di cosa si tratta? E’ il Large Hadron Collider (Lhc), il più grande acceleratore di particelle al mondo che sta per essere completato al CERN di Ginevra (QUI la notizia).
Per archiviare i dati prodotti dall’Lhc, pari a quelli smaltiti dall’intera rete europea di telecomunicazioni, sarebbe stato infatti necessario un computer di dimensioni enormi. I ricercatori che hanno sviluppato questo acceleratore di particelle si sono quindi posti il problema di creare un nuovo sistema molto più veloce di trasmissione dati basato sulle fibre ottiche. Ecco che è nato Grid, capace di inviare un’enorme quantità di dati da una parte all’altra del mondo in pochi secondi.
Grid, nato per fini scientifici, potrebbe sostituire le attuali connessioni ad Internet rendendolo migliaia di volte più veloce e ponendo rimedi ai problemi che la Rete si troverà a dover affrontare di qui a poco (ne avevamo parlato QUI). Presto, quindi, potremo scaricare un film intero o tutta la discografia del nostro cantante preferito in un istante, oppure scaricare immagini molto elaborate, giocare in rete con centinaia di migliaia di navigatori, ecc, ecc…
I primi a poter beneficiare di questa connessione iper-veloce saranno i ricercatori universitari. Entro l’autunno, infatti, molte grandi università avranno già a disposizione Grid. La nuova tecnologia non avrà però larga diffusione prima di due anni. Ad oggi, infatti, dispone già di 50.000 server che verranno portati progressivamente a 200.000 nel 2010.
Insomma, forse in futuro tutto il mondo sarà veramente connesso, ma credo che il problema sia sempre lo stesso: i costi e le infrastrutture. Se da un lato questa nuova tecnologia accelererà notevolmente lo sviluppo dei Paesi più ricchi (a meno che non sia causa dell’apocalisse
), dall’altro probabilmente contribuirà ancora di più ad accentuare il digital divide tra il sud e in nord del Mondo.
David Britton, uno dei fisici che ha partecipato al progetto ha affermato al che “con questo tipo di potenza informatica le generazioni future avranno la capacità di collaborare e comunicare in modi che oggi non possiamo nemmeno immaginare“. Spero che questo serva a tutti indistintamente…

Eccomi qua di ritorno dalle brevi vacanze. Forse perchè durante le feste siamo tutti più buoni, oggi mi ha colpito in particolar modo una notizia. Si tratta di un gioco online, Miss Bimbo, che sta spopolando in men che non si dica in tutta Europa.
Il target cui si riferisce il sito del gioco è un pubblico femminile tra i 9 e 16 anni. Le bambine possono realizzare un proprio alterego virtule che ha un’unica missione: essere bella, attraente e alla moda, possibilmente ricca. Ecco che, quindi, pillole dimagranti, chirurgia plastica, abiti succinti, biancheria intima supersexy e atteggiamenti da lolita la fanno da padrone.
Quando nasce nel suo sito (QUI), la bambola virtuale ha l’aspetto di una ragazza alta, con i capelli castani raccolti in una coda morbida, vestita soltanto d un completo di biancheria intima bianco. Ma alla fine del gioco questa ingenua ragazzina dovrà essere ben diversa, una lolita supersexy e modaiola capace di attirare a sè un fidanzato ricco.
Dovrà avere i capelli biondo platino e una forma fisica perfetta. Deve, quindi, dimagrire di almeno un paio di chili e acquistare una taglia di reggiseno in più, come si premura di specificare fin da subito la pagina riassuntiva degli obiettivi da raggiungere: il tutto per diventare “la bambola più bella, modaiola e famosa del mondo”. Le bambine che entrano nel sito sono incoraggiate a competere senza esclusione di colpi!!!
Da sempre le bimbe si divertono ad agghindare bamboline con nuovi vestitini o con nuovi “tagli di capelli”, ma Miss Bimbo è completamente differente: le gote rosate della bamboline da vestire sono nascoste sotto cipria e ceroni, il corpo goffo da ricoprire di vestiti infiocchettati è un fisico longilineo da aggiustare con ritocchini chirurgici, gli accessori con cui vestire il proprio modello sono decisamente troppo provocanti, il modello di femminilità che propone il gioco è pericoloso per le ragazzine.
Miss Bimbo corrompe le giovani, lamentano i genitori, mina i valori che le famiglie hanno trasmesso loro: “Sarebbe diverso se il ragazzino cogliesse la stupidità del gioco - ha spiegato il rappresentante di un’associazione di genitori - ma il pericolo è che una ragazzina di nove anni non riconosca l’ironia e prenda il gioco come una regola di vita: in questo modo il gioco rappresenta un rischio e una minaccia“. Le regole di Miss Bimbo, inoltre, potrebbero innescare dinamiche di immedesimazione che potrebbero tradursi in disordini alimentari: alle partecipanti è raccomandato infatti il ferreo controllo del girovita.
A parere del suo creatore, il gioco avrebbe invece dei risvolti educativi, aiuterebbe i giovani gamer a districarsi fra i problemi della quotidianità degli adolescenti nel mondo di oggi. Ovviamente i genitori dissentono denunciando la pericolosità del modello comportamentale e di vita proposto dal gioco.
Ma il sito nasconde anche un’altra insidia: l’iscrizione è gratuita, ma per comperare abiti, cure di bellezza, servizi e quant’altro serve a rendere la propria eroina bella e popolare servono i bimbo dollar e, quando il gruzzolo iniziale di 1000 unità è terminato, è possibile acquistare nuovo credito. Un papà inglese ha fatto causa al sito dopo aver ricevuto una bolletta telefonica di oltre 200 dollari a causa delle “bimboricariche”.
Gli ideatori del gioco si difendono da tutte le accuse dicendo che si tratta solamente di un gioco, ma se è vero che giocando si impara…

Ogni tanto anche dal sud arriva qualche bella notizia. L’ultima arriva da Palermo dove è nato nel cuore della città un supermercato anti-racket: “Punto pizzo-free“. Nel negozio si vendono solo prodotti di commercianti che hanno deciso di ribellarsi pubblicamente alle estorsioni aderendo al comitato “Addio pizzo“.
Dentro Addio pizzo è stata realizzata, infatti, la “lista di consumo critico“, un elenco pubblico che riporta i 240 nomi di imprenditori e commercianti che si sono opposti al racket delle estorsioni. Il fine è quello di fare in modo che i cittadini sappiano da chi comprare senza rischiare di alimentare indirettamente le risorse economiche della mafia (l’elenco lo trovare QUI).
Decine di questi imprenditori e commercianti hanno deciso, quindi, di far confluire i loro prodotti in questo “supermercato della legalità”. L’inaugurazione sarà sabato prossimo (8 marzo).
Forte dell’ondata di successi raccolti nei suoi quattro anni di attività, gli imprenditori antimafia di Addio pizzo vogliono lanciare ora una sfida: combattere la criminalità dal basso a partire dagli atteggiamenti quotidiani, per arrivare a sconfiggere un sistema radicato. Comprare solo in alcuni negozi (quelli di chi si ribella al sistema mafioso) è proprio uno di questi atteggiamenti.
Tutto è cominciato quattro anni fa con una valanga di adesivi listati a lutto comparsi a sorpresa sui muri della città di Palermo. Sugli adesivi c’era scritto: “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità“. Da allora Addio pizzo è divenuto sempre più grande e più forte.
Il suo progetto è ambizioso, ma l’apertura di un supermercato nel pieno centro di Palermo in cui vendere solo prodotti dai quali la mafia non guadagnerà nulla potrebbe essere un vero grande inizio. Di certo è un segnale forte nella direzione del cambiamento.
Nel negozio Pizzo-free si possono trovare anche oggetti in legno e ceramica creati da giovani artisti siciliani, le coppole della tradizione rivisitate con tessuti e colori nuovi, opere di artigianato e i prodotti biologici delle cooperative che gestiscono i terreni confiscati alla mafia. Insomma, un grande emporio aperto a tutti eccetto che alle organizzazioni criminali.
Che dire!? Forse laggiù qualcosa si muove…
Mentre in Italia i nostri politici sono in corsa per trovare gente da inserire nelle proprie liste elettorali, sull’International Herald Tribune (IHT) è apparso un annuncio di lavoro un po’ particolare che sta facendo il giro del mondo (nel video in alto un bel servizio di Sky Tg24, vi consiglio di vederlo). Aprendo il prestigioso giornale (nell’edizione di lunedì 25) alla pagina 4 si può leggere un annuncio che recita più o meno così:
“Un gruppo di cittadini italiani sta cercando disperatamente politici onesti quanto basta per correre alle prossime elezioni per il Parlamento. Lo stipendio è estremamente competitivo (tra i più alti del mondo) e benefici al di là dell’immaginabile sono compresi. E’ anche garantita l’immunità penale. Una volta eletti i candidati possono portare con se amici e parenti a cui saranno offerti posti di alto livello nell’amministrazione pubblica e nella televisione nazionale. Il luogo di lavoro è uno dei più esclusivi nel centro di Roma. Non sono richieste particolari abilità (si può essere anche incapaci). Non è richiesto che si lavori, eccetto qualche apparizione nei salotti televisivi, dove però non ci si aspetta che i politici rispondano a delle domande, ma sono invitati insieme a note soubrette per cantare canzonette“.
Adesso si stanno cercando i “simpatici” autori di questa iniziativa che se, come dicono alcuni, danneggerebbe ulteriormente l’immagine dell’Italia all’estero (dopo le violenze negli stadi, la monnezza di Napoli e tutto il resto), secondo me può far capire a chi ci guarda da fuori come funziona la nostra politica in vista di queste elezioni. Dal momento che non è stata cambiata la legge elettorale, infatti, si impedirà ancora agli elettori di indicare una preferenza diretta. Nelle urne, quindi, si potrà scegliere solo tra liste pre-confezionate create ad hoc dai vertici dei partiti.
Ed è così che è in atto tra i nostri politici una vera e propria ricerca finalizzata a riempire queste liste con nomi più o meno noti capaci di creare un certo appeal tra gli elettori (QUI e QUI).
Veltroni candida gente del calibro dell’oncologo Veronesi o del prefetto Serra, ma anche giovani 30enni (es. Marianna Madia, giovane ricercatrice 27enne, capolista alla Camera nel Lazio), operai e pure figli di personaggi noti (es. il figlio di Roberto Colaninno);
Berlusconi mette sé stesso come capolista e Gianfranco Fini per secondo in tutte le circoscrizioni (Veltroni non è il primo in nessuna lista) e non manca di inserire a seguire nomi altisonanti come il famigerato Generele Speciale o la giornalista Fiamma Nirenstein, ma anche Eugenia Roccella (una delle portavoci del Family day) o Paolo Galimberti (presidente dei Giovani di Confcommercio) oppure personaggi “ambigui” come Zakaria Najib, un immigrato proposto dalla Lega (sembra una contraddizione, ma lui è uno straniero molto particolare: vive a Cadoneghe (Padova), ha sposato un’italiana, dal 1986 ha la nostra cittadinanza ed è stato consigliere comunale della Lega. A novembre ha scritto al presidente della Repubblica chiedendo, provocatoriamente, di tornare nello status di extracomunitario con tutte le facilitazioni che, secondo lui, comporta per casa e lavoro).
In questo contesto di ricerca ossessiva di parlamentari, l’annuncio sull’International Herald Tribune potrebbe pure essere verosimile; anzi, nel testo c’era anche un referente da contattare per chi fosse interessato (Lucrezia Marforio: rescue.italy@gmail.com), io un bel curriculum lo manderei, non si sa mai!!!

A quanto pare in Inghilterra il “Grande fratello” piace molto, tanto da realizzare una sorta di controllo generale su tutti i teenager. A breve, infatti, tutti i giovani inglesi con più di 14 anni saranno “schedati” perché i loro dati saranno memorizzati in un grande archivio elettronico consultabile online (ovviamente non da tutti indistintamente). A darne notizia è il “Times” di Londra (QUI) anticipando l’annuncio ufficiale che con molta probabilità giungerà entro questa settimana.
Sarà costituito un database elettronico contenete, oltre ai dati personali, anche tutte le informazioni inerenti all’intero percorso scolastico/formativo di ogni singolo giovane (comprese eventuali espulsioni dagli istituti e l’eventuale cattiva condotta). La finalità è quella di dare alle università o ai possibili datori di lavoro delle notizie più dettagliate possibili sui ragazzi con cui vengono a contatto (solo istituzioni accademiche e imprese, infatti, potranno avere accesso al grande archivio elettronico).
La notizia ha subito sollevato delle polemiche e i pareri sono contrastanti. Il rischio è che i dati sensibili di questi ragazzi (che saranno identificabili a vita grazie ad un codice personale) finiscano più o meno involontariamente in mani sbagliate oppure che imprese e università ne facciano un uso improprio. C’è chi sostiene, invece, che il database elettronico sarà uno strumento in grado di aiutare i ragazzi ad inserirsi nel mercato del lavoro o ad avere accesso alle università e nient’altro.
L’iniziativa del premier britannico, tuttavia, non piace all’opposizione, né agli insegnanti, né ai genitori e nemmeno alle organizzazioni per i diritti umani che non solo non ne vedono la necessità, ma ritengono che la privacy di milioni di adolescenti possa essere compromessa a causa di questo sistema di “schedatura”.
Personalmente ritengo inopportuno e iniquo fare in modo che i selettori sappiano già tutto (magari anche qualche piccola marachella adolescenziale che andrà a compromettere l’esito del colloquio) su un giovane candidato. Penso, infatti, che ciascuno debba poter concorrere alla pari con gli altri concorrenti evitando che chi sceglie i candidati si formi preventivamente dei preconcetti o dei pregiudizi consultando l’archivio elettronico. C’è in ballo, inoltre, anche la questione della tutela della privacy che è molto delicata…
Probabilmente l’idea premier britannico, Gordon Brown, è quella di semplificare il rapporto tra i giovani e le imprese/università, ma credo che la creazione di questo enorme database in molti casi possa invece rendere questo rapporto ancora più complesso di quanto già non lo sia…
Voi che ne pensate? ![]()

Pare che la Ryanair, una delle compagnie aeree low-cost di più successo, abbia deciso di utilizzare per le sue campagne pubblicitarie anche testimonial low-cost. Infatti, dopo la coppia Sarkozy-Bruni (che l’ha denunciata per essere apparsi a loro insaputa su un quotidiano francese all’interno di una sua pubblicità), ora a fare pubblicità alla Ryanair sono i rifiuti campani.
”Paga le tasse! Non per i rifiuti ma per scappare via. 250.000 posti, paghi solo le tasse!”. Recita così il nuovo slogan, corredato dalle immagini di una via piena di spazzatura (QUI). Per la verità non c’è alcun riferimento esplicito a Napoli, ma in questo periodo il collegamento è immediato.
L’annuncio per ora è apparso solo su ilMessaggero e non si sa se avrà altra diffusione. Ma non è la prima volta che i rifiuti napoletani diventano parte integrante di uno spot. Anche il MADRE, il museo d’arte contemporanea, ha recentemente realizzato una pubblicità che aveva come slogan: “Pigliateve ‘sta munnezza“.
Questa iniziativa del MADRE è stata accolta con opinioni contrastanti. Tra i meno entusiasti si è detto che mettere in primo piano i rifiuti non fa altro che sottolineare la condizione di disagio in cui versa al città in questo momento anziché evidenziare i suoi punti di forza. Adesso si ci mette pure la Ryanair!!!
Con sottile ed elegante ironia, la compagnia aerea ha preso spunto dall’emergenza rifiuti che sta mettendo in ginocchio Napoli e provincia per realizzare uno spot originale, ma chissà se i napoletani saranno contenti…

In Inghilterra gli insegnanti non dovranno più parlare ai propri alunni usando le parole “papà e mamma“, è ammesso solo il termine “genitori” (QUI la notizia). Questa norma sarà introdotta a breve per evitare di offendere i bambini che hanno genitori omosessuali e per far abituare i piccoletti al fatto che possono esistere coppie omosessuali composte da due uomini o due donne.
Si tratta di un’iniziativa del Ministro per la Scuola, Ed Balls, che ha fatto propia una proposta giunta da un’organizzazione per i diritti degli omosessuali finalizzata alla lotta all’omofobia. Oltre a “mamma e papà” sono vietate espressioni del linguaggio comune quali “devi essere un uomo” o “non fare la femminuccia“. Sono previste, inoltre, pene severe per chi utilizzerà il termine “gay” in senso dispreggiativo o per offenderà un compagno. E’ ben accetta, invece, la parola “gay” se utilizzata in senso positivo, come ad esempio: “you’re such a gay boy” (letteralmente: sei un ragazzo gaio!).
Credo che la lotta all’omofobia sia ai giorni nostri un atto di civiltà, ma penso che introdurre certe norme non rappresenti affatto un passo avanti, ma un ipocrita e grottesco tentativo di far valere i diritti delle coppie omosessuali.
Sarebbe stato più utile, a mio parere, introdurre elementi di educazione sessuale nelle scuole spiegando ai ragazzi con naturalezza (senza malizia o pregiudizi) che i bambini nascono dall’unione tra un uomo e una donna, ma che è anche possibile che vi siano coppie omosessuali con gli stessi diritti le quali però non possono avere bambini propri se non adottandone uno o ricorrendo all’inseminazione artificiale. I bambini, infatti, tendono più ad ascoltare le storie raccontate loro serenamente piuttosto che andare dietro a divieti o seguire certe imposizioni.
Voi che ne pensate?

La crisi di Governo che si è consumata giovedì ha avuto delle conseguenze nefaste su tutto il Paese, ma a piangere di più per quanto è successo forse sono gli stessi parlamentari. Non che gli dispiaccia il non poter più servire il Paese, semplicemente perché quasi mille persone (630 alla Camera e 322 al Senato) rischiano di “trovarsi in mezzo a una strada” e per di più per circa 400 di queste probabilmente non ci sarà l’agognata pensione da parlamentare.
Ebbene sì, dopo 2 anni e mezzo i nostri rappresentanti ricevono una congrua somma pensionistica (QUI il countdown sul blog di Beppe Grillo a partire dal 28 aprile 2006, inizio della legislatura). È proprio dura la vita dei nostri politici che per circa 17mila euro al mese lottano al fine di rendere migliore l’Italia, tanto che a metà legislatura sono talmente esausti da ricevere già la pensione (quella che noi comuni mortali non avremo mai!).
Il presidente Napolitano ha concluso oggi le consultazioni, a breve quindi ci sarà la decisione. Napolitano potrebbe interromperebbe la legislatura subito e così non scatterebbe l’indennizzo della pensione per ben 382 parlamentari alla prima esperienza. Vi ripropongo alcuni nomi tra i più famosi (QUI una lista più completa) di quelle persone che auspicherebbero la continuazione della legislatura (con un governo tecnico, istituzionale o di qualsiasi altro tipo purché continui almeno fino alla soglia dei 2 anni e mezzo):
- Tommaso Barbato, capogruppo dell’Udeur, quello dell’aggressione al suo ex compagno di partito Nuccio Cusumano proprio durante l’ultimo voto di sfiducia; Paola Binetti del Pd (la parlamentare che ha ammesso di usare il cilicio); Marco Pecoraro Scanio (fratello del ministro dell’Ambiente); Antonio Polito (giornalista, ex direttore del IlRiformista); Franca Rame (l’attrice, moglie di Dario Fo); Luigi Pallaro, il senatore italo-argentino; tre ministri, Linda Lanzilotta (Affari Regionali), Cesare Damiano (Lavoro) e Paolo De Castro (Agricoltura); il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa; Daniele Capezzone, l’ex dei Radicali; Mara Carfagna (la bella di Forza Italia); Giulia Bongiorno (di An, avvocato di Giulio Andreotti); Stefania Craxi (la figlia); Maria Grazia Laganà (vedova Fortugno), Giorgia Meloni (l’attuale vicepresidente della Camera); Silvio Sircana (portavoce unico del presidente del Consiglio); il noto ex no-global Francesco Caruso.
Insomma, tutta l’Italia aspetta la decisione del Presidente della Repubblica per conoscere chi e come guiderà il Paese nel prossimo futuro, ma ci sono 382 deputati nuovi-eletti (266 alla Camera e 116 al Senato) che aspettano con ancora più trepidazione la decisione perché sentono traballare non solo propria la poltrona, ma anche il loro vitalizio!!!
Chissà se si è formato un partito trasversale per bocciare l’ipotesi del voto subito!? ![]()

In passato le reliquie del patrono erano portato in giro per la città in occasione di eventi catastrofici come pestilenze, guerre, carestie o terremoti. Normalmente, infatti, le ampolle contenenti il sangue del Santo vengono tenute in cassaforte ed estratte solo durante le tre celebrazioni annuali in onore di San Gennaro (nel sabato che precede la prima domenica di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre). Questa volta, invece, si è chiesto aiuto al Santo per la spazzatura che invade le strade della città e di molti comuni campani.
Pare però che San Gennaro non abbia gradito essere scomodato per la “munnezza“: quando il cardinale ha mostrato le reliquie ai fedeli il miracolo della liquefazione del sangue non si è compiuto, un presagio funesto per la città. Il Santo ha deciso di non intervenire per risolvere l’emergenza rifiuti…
Adesso ai napoletani non resta che votarsi nuovamente all’altro Gennaro (De), il commissario per i rifiuti che, se riuscirà sul serio a ripulire la città, avrà fatto davvero un miracolo!!!

Vi ricordate di quel gioco in flash che aveva come protagonisti la polizia, i preti pedofili, i bambini vittime di abuso e i loro genitori? Ne ho parlato un po’ di tempo fa perché il videogame venne censurato. Adesso la stessa casa di produzione ci riprova realizzando un altro giochino che ha come protagonisti le divinità e i profeti delle principali religioni: è subito polemica!
Dopo il gioco che critica il modello di business di “McDonald’s” e il già citato “Operazione Pretofila” in cui i giocatori vestono i panni di preti che girano per diocesi a sedurre bambini cerando di restare impuniti (si può chiedere anche l’aiuto di Dio), è arrivato da pochi giorni “Faith Fighter” (Combattimento della fede). Dice la presentazione: “Faith Fighter è un picchiaduro per questi tempi oscuri. Scegli il tuo credo e spacca il culo a chi non la pensa come te. Dai sfogo alla tua intolleranza! L’odio religioso non è mai stato così divertente“.
Il gioco è gratuito (QUI per giocare online o per fare il download) ed è molto semplice, ricorda vagamente il più celebre gioco di combattimento Street Fighter. Si sceglie il proprio personaggio da far combattere (Buddha, la divinità induista Ganesha, Gesù, Dio Padre, Maometto, …) e usando la tastiera iniziano i combattimenti. Lo scopo è uccidere di botte tutte le altre divinità e profeti. Non mancano ovviamente mosse segrete e trucchetti.
C’è pure una versione con il volto di Maometto coperto per far sì che anche i musulmani possano giocare (secondo il loro credo è infatti vietato raffigurare il volto del profeta).
I videogiochi non sono “armi di distrazisone di masa“, dicono quelli della Molleindustria. Anche il videogioco “produce senso”, cioè dà messaggi, diffonde pensieri o quanto meno crea l’orizzonte psicologico e culturale dei fruitori. Grazie a questi giochini i loro produttori vogliono sensibilizare l’opinione pubblica su certe tematiche e far riflettere intorno ad alcuni argomenti e combattere la loro battaglia contro le grandi softwarehouse di videogame. Riusciranno gli sviluppatori di questi semplici giochini a raggiungere i loro obiettivi? Non lo sappiamo, quel che è certo è che, come si legge nel sito: “MolleIndustria non ama i videogiochi, per questo motivo li crea“.
l tema della religiosità e dell’intolleranza religiosa è molto delicato. Probabilmente non è con un videogioco di questo tipo che si può trovare una soluzione, ma con Faith Fighter è stata lanciata una provocazione che farà di certo discutere…
Si tratta di satira religiosa, di attivismo videoludico (come si legge nel sito della Molleindustria), di blasfemia o di irriverenza? La risposta a questa domanda dipende in larga misura dalla sensibilità della gente…

Fa riflettere la decisione coraggiosa di un’insegnante di Teorie dei Media dell’Università di Brighton in Inghilterra di vietare ai propri studenti l’uso di Internet (Google, Wikipedia, ecc.) per le proprie ricerche e l’attività didattica (QUI e QUI la notizia).
La docente, Tara Brabazon, ha spiegato che gli strumenti messi a disposizione ai ragazzi dalla Rete “rappresentano l’opzione più facile quando si chiede ai ragazzi di effettuare una ricerca”. L’opzione più facile ma non quella che consente di ottenere i migliori risultati, dice la professoressa. I ragazzi non meditano abbastanza su quello che trovano online, “non usano abbastanza il cervello“, approfittano degli strumenti della Rete per “ottenere risposte semplificate a domande complesse“.
Internet, accusa la Brabazon, attribuisce lo stesso valore ad ogni contenuto sia che tratti di un autorevole trattato accademico o di un saggio semiserio. I motori di ricerca quali Google, infatti, ad oggi non sono in grado di classificare il tipo di informazione a cui offrono l’accesso, fanno semplicemente una classifica e non una classificazione per tipo di contenuto. Il risultato è, secondo la docente, che “non possiamo più dare per scontato che gli studenti arrivino all’università capaci di selezionare ciò che dovrebbero leggere: non conoscono gli standard a cui devono rispondere i materiali che consultano“.
Una scelta (QUI la pagina in cui la professoressa ne parla) che fa sicuramente discutere. Dal punto di vista del ragionamento proposto non si può dire nulla: è pura verità. Chi di noi non si è avvalso di Internet per trovare informazioni che avremmo avuto solo con un minimo di ragionamento e/o di riflessione? E quanti libri e enciclopedie restano ad impolverarsi sui scaffali perché ai noiosi trattai si preferisce leggere

