Le ossa di Hitler e i cimeli nazisti si comprano su Internet

Ormai è stata ribattezzata “Naz-eBay“. Si tratta di un’asta online che vede tra i suoi pezzi cimeli nazisti di ogni sorta, compresi ossa e capelli di Hitler (QUI e QUI).
La singolare iniziativa è di David Irving, lo storico britannico condannato a 13 mesi di carcere in Austria per avere negato l’Olocausto. Irving non si è mai laureato e non ha condotto studi specifici, ma i suoi libri su Hitler e il nazismo fanno discutere da anni gli stoici in tutto il mondo. E’ stato spesso accusato di essere antisemita e razzista, nonché di appoggiare gruppi estremisti neonazisti.
Gli oggetti in vendita non sono di sua proprietà, ma è lui a garantirne l’autenticità e a sponsorizzare l’evento. Per questa sua opera di intermediazione guadagna il 15% per ogni articolo venduto.
Tra i pezzi messi all’asta, i “nazi-memorabilia” su cui tuttavia sono in molti ad avere dubbi sull’autenticità, vi sarebbero dei capelli del Führer rubati di nascosto dal suo barbiere personale che attaccò della colla sotto la suola delle scarpe, il bastone da passeggio di Hitler e dei frammenti ossei suoi e di Eva Braun (sarebbero stati in possesso di un ex agente del Kgb russo), un servizio battesimale che Heinrich Himmler (capo della polizia nazista) avrebbe regalato a Hermann Göring (uno dei più importanti gerarchi nazisti) in occasione del battesimo della figlia, foto d’epoca che ritraggono il Führer e gerarchi nazisti e molto altro.
La sede legale del sito dove avviene l’asta si trova in Gran Bretagna dove, al contrario che in Paesi come Germania, Austria, Francia e Polonia, non è reato commercializzare oggetti nazisti. Tuttavia Shimon Samules, direttore del Simon Wiesenthal Centre, l’associazione che dà la caccia ai criminali di guerra nazisti, ha chiesto al governo inglese di proibire l’asta perché un’iniziativa che glorifica Hitler e il nazismo, offende le vittime dell’olocausto e ferisce chi ha subito tanto dolore a causa delle azioni del Führer e dei suoi seguaci. L’iniziativa è, secondo Shimon Samules, “inaccettabile e nauseante“.
Associazioni ebraiche e molti parlamentari britannici condannano unanimemente l’asta, chiedendo a loro volta l’intervento delle autorità del Regno Unito e appellandosi alla norma che vieta di diffondere odio e discriminazione razziale o religiosa.
Naturalmente Irving difende la legittimità dell’iniziativa. Dice che il suo è un modo per guadagnarsi da vivere e che non c’è niente di male a vendere questi oggetti visto che “c’è gente disposta a pagare prezzi altissimi per questo tipo di cose“.
Io penso che Irving (QUI il suo sito) voglia lanciare un ulteriore provocazione con questa iniziativa, farsi pubblicità e guadagnarci pure qualcosa in termini economici. Del resto, di fanatici del nazismo – in maniera più o meno nascosta – c’è ne è parecchi. Sfruttare una così terribile e macabro business, però, mi sembra una cosa molto immorale (se non addirittura offensiva e anche truffaldina).
Che ne pensate?
Assolutamente impossibile non darti ragione. E’ un’asta immorale e dovrebbe essere vietata.
Ciao Salpetti
Daniele
Daniele Verzetti, Rockpoeta
10 marzo 2009 alle 02:33
Ciao Daniele,
pare che ormai per fare soldi e avere un po’ di visibilità in più si fa qualsiasi cosa…
Un cara saluto!!!
salpetti
10 marzo 2009 alle 12:08
quando c’è un disegno di legge, c’è subito chi dice “Giù le mani da Internet, difendiamo la libertà di Internet”. La mia domanda è “la libertà di Internet la difendete solo quando fa comodo?” Se si iniziano a vietare le aste di quel tipo, alcuni potrebbero estendere il divieto alle aste di cimeli comunisti, poi a cimeli del passato tout court e dove si va a a finire??
Hamlet
10 marzo 2009 alle 12:37
che schiffo.
Lune
10 marzo 2009 alle 14:19
nel 2009 esistono ancora queste cretinate… mah!
ciao salpetti
Andrew
11 marzo 2009 alle 03:54
@ Hamelt: Internet è uno strumento aperto e libero. Per questo motivo chiunque può intraprendere al suo interno delle iniziative.
Queste possono essere più o meno in linea con i principi generali di legalità.
Occorre, quindi, non fare una legge che punisce tutti coloro che fanno o dicono determinate cose, bensì colpire il singolo soggetto che sfruttando le possibilità offerte da Internet compie illegalità secondo le norme vigenti.
Nel caso specifico, non bisogna fare una legge che chiuda tutte le aste online, ma occorre semplicemente applicare la regole che vieta di vendere cimeli nazisti (per strada, su Internet, nei negozi,…).
Quello che è vietato offline è anche vietato in Rete.
Se si facesse una legge per vietare le aste in qualche modo, io non sarei a favore…
Un caro saluto!!!
@ Lune:
@ Andrew: Esistono, e come!!!
salpetti
11 marzo 2009 alle 14:21
salpetti “Quello che è vietato offline è anche vietato in Rete.”
allora, secondo te, le autorità cinesi che arrestano i cinesi che fanno propaganda democratica su Internet hanno ragione perchè “fanno cose illegali”, vero?
Hamlet
13 marzo 2009 alle 01:03
Hamlet, è ovvio che le autorità cinesi se arrestano chi fa propaganda per le strade di Pechino arrestano anche chi fa propaganda su Internet.
Che poi i cinesi facciano bene ad arrestare chi fa propaganda democratica (a prescindere dal luogo) è discutibile.
Secondo me non devono arrestare nè chi fa il dissidente per strada e nemmeno chi lo fa in Rete.
E’ chiaro che le autorità cinesi non fanno bene ad arrestare i cittadini che fanno propaganda su Internet (grazie al quale nel mondo abbiamo notizie su ciò che accade in quei posti), così come è evidente che non fanno bene a reprimere la libertà di espressione offline.
Mi sembra ovvio, non ti pare?
Se il governo cinese limita per legge la libertà di espressione fanno bene i cinesi a farsi sentire tramite Internet (dove verranno perseguiti allo stesso modo dei dissidenti offline).
Lasciando perdere il tuo esempio cinese, la Rete non è un porto franco dove si può eludere la legge. E’ questo quello che volevo dire nel mio commento precedente…
Sicuramente Internet è un sistema più libero e democratico che permette una più facile circolazione di idee e informazioni, ma non è (e non deve essere) il luogo dell’anarchia…
L’anarchia fa male in primo luogo alla Rete e alla libertà che offre ai suoi utenti.
Fanno male coloro che vogliono mettere dei paletti alla Rete e regolamentarlo in maniera rigida, ma fanno male anche coloro che vedono nella rete un porto franco perché così facendo si apre la strada a speculatori e delinquenti (es. pedofilia, truffe online, ecc.). Se i pedofili e i truffatori sono perseguibili per legge offline, non vedo perché debbano agire liberamente in Rete…
Allo stesso modo, se la censura è deplorevole nel mondo offline, deve essere anche eliminata su Internet (forse in maniera più forte).
Così, se vendere cimeli nazisti e le ossa di Hitler è immorale e in alcuni Paesi anche illegale, lo è anche su Intenet…
salpetti
14 marzo 2009 alle 15:41
penso che gente come david irving faccia bene il suo lavoro e debba essere lasciato in pace.il mondo rimpiangera il nazismo solo loro hanno potuto fare pulizia etnica.sieg heil!!!
BIAGIO
16 ottobre 2009 alle 14:41
BIAGIO, se lo dici tu ci crediamo!
salpetti
16 ottobre 2009 alle 15:06