Avviso a tutti i blogger: la blogosfera è morta (di morte naturale)!!!

Il mondo dei blog fino a poco tempo fa era la parte più dinamica e rivoluzionaria del Web. Probabilmente lo è ancora oggi, ma forse qualcosa sta cambiando.
Per chi mi segue fin dall’inizio sa che questo blog è nato proprio dopo un’attenta analisi di quello che allora era un rilevante fenomeno sociale emergente. Oggi, invece, la sua fama è stata oscurata dai cosiddetti social network, Facebook in primis.
A tal proposito, Nicholas Carr (celebre blogger e scrittore americano, noto in Italia sopratutto per il suo libro “Il lato oscuro della rete. Libertà, sicurezza, privacy“) ha scritto pochi mesi fa un articolo sul suo blog dall’evocativo titolo “Who killed the blogosphere?“.
Carr sostiene che il blogging si trova in una sorta di “crisi di mezza età“: prima era nuovo e fresco, oggi appare banale e stanco. Forse non sa che direzione sta prendendo. In altre altre parole, sta perdendo quella forza che da il titolo a questo blog. Probabilmente in qualche modo uscirà da questa crisi, ma per il momento la blogosfera è, secondo Carr, in un momento di smarrimento.
Allora, è finito quel mondo in cui gli autori spontaneamente, con molta passione e fuori dai media tradizionali condividevano osservazioni, pensieri, discussioni, informazioni, critiche, elogi?
Io credo di no, ma purtroppo il trend sembra essere proprio questo.
Ma chi ha ucciso la blogosfera? A questa domanda Carr risponde che non esiste un assassino, si tratta solo di morte naturale. I blog da fenomeno nuovo e rivoluzionario sono diventati un fenomeno di massa e di tendenza; è questo che sta uccidendo la spontaneità e le freschezza del blogging. Sopratutto se si pensa che spesso dietro ai blog più letti si trovano vere e proprie redazioni anche con professionisti.
“Quel vasto scambio intimo, a ruota libera e fonte di meraviglia, in cui degli individui scrittori si scambiavano osservazioni, pensieri e argomenti al di fuori dei limiti dei media tradizionali – scrive Carr – è scomparso. Quasi tutti i blog popolari oggi sono delle imprese commerciali con delle equipe di redattori, che producono operazioni pubblicitarie aggressive e siti gonfiati, con delle strategie di self-linking. Alcuni sono buoni, altri sono noiosi, ma farli passare per parti di una blogosfera che si distingue dai media mainstream sembra sempre di più un gesto di nostalgia, se non di auto-illusione”.
Parole piene di amarezza queste di Carr che però sembrano essere sostenute dai dati. Secondo Technorati, i blog veramente amatoriali (che spesso sono i più originali e freschi) perdono sempre più visibilità e vengono spinti sempre più verso la periferia della blogosfera da queste società che operano in Rete.
Technorati ha recensito 133 milioni di blog dal momento in cui ne ha cominciato l’indicizzazione, nel 2002. Secondo il suo ultimo Rapporto sullo stato della blogosfera, però, soltanto 9 milioni di blog aggiornano relativamente spesso le loro pagine. Di questi la maggior parte è composta da blog che hanno alle spalle professionisti o gente pagata appositamente per tenerli aggiornati.
In realtà ci sono sempre meno blog intesi nel senso originario del termine di quanto si possa pensare. Il blogger puro non guadagna nulla dal suo lavoro di scrittura (semmai vi dedica tempo rubato ad altre attività) e per questo fa sempre più a fatica a competere con i finti blog amatoriali o con i blog di professionisti.
I blog più letti, quindi, sono ormai una sorta di rivista online e nemmeno Beppe Grillo fa eccezione (anche lui ha la sua redazione). Se pensiamo inoltre al successo dei blog dei giornalisti (es. Marco Travaglio), si capisce come il blogging vero sia diventato solo una parte marginale della blogosfera.
Quando c’è stato il boom dei blog, i post fatti bene schizzavano in cima ai risultati dei motori di ricerca grazie anche ai generosi link degli altri blogger che apprezzavano il lavoro svolto. Oggi non è più così e i post dei blogger amatoriali per quanto ben fatti e accurati, non riescono a godere della visibilità che meriterebbero.
Se nei media tradizionali il problema è legato all’accesso, nei new media (dove tutti possono accedere) il problema è legato all’attenzione. Come può un blogger armato solo della sua bravura, della sua pazienza e delle sue competenze combattere contro organizzazioni che mettono in atto strategie SEO/SEM, che investono denaro nei propri network di blog, che utilizzano strategie di marketing per guadagnare con la pubblicità derivata dagli accessi al blog, che utilizzano professionisti pagati per scrivere?
In altri termini, la storia dei blog sarebbe come quella della “radio libere“ degli anni ’70: un’esplosione di radio amatoriali a cui è seguito un sistema dominato da un numero relativamente ristretto di aziende editoriali che sono sopravvissute alla spontaneità e alla semplicità originaria. Molti speaker amatoriali furono assunti dalle aziende radiotelevisive e così la produzione “sociale” dei contenuti radiofonici venne trasformata in produzione “commerciale“.
Questo non significa che le “radio libere” non hanno cambiato il mondo dei mezzi di informazione, così come i blogger hanno influito sul sistema di diffusione delle informazioni. Quello che sostiene Carr è che bisogna abbandonare l’idea secondo cui i blog possono diventare una forma di informazione più libera dai condizionamenti politici, economici e ideologici rispetto ai media tradizionali.
Io che sono un convinto sostenitore del blogging sin dalle sue origini, faccio fatica a sposare in pieno la tesi sostenuta da Nicholas Carr. Debbo dire, però, che guardandomi intorno trovo ancora quella spontaneità e quella genuinità dei primi tempi, ma mischiata a tantissimi blog che del blogging hanno solo l’aspetto grafico.
Leggere questo articolo di Carr mi ha fatto riflettere molto, voi che ne pensate?
ho letto giusto stamattina la traduzione dell’articolo di carr su internazionale di questa settimana, in parte mi trova d’accordo, ma noi siamo l’eccezione, che ne pensi?
tommi
tommi
17 febbraio 2009 alle 21:40
non sono molto d’accordo
ciao salpetti
Andrew
18 febbraio 2009 alle 01:57
@ tommi: Anche io non posso che essere d’accordo in larga misura con Carr (ahimè) perché per esperienza posso dirti che ci sono network di finti blog amatoriali in cui i blogger vengono pagati per scriverci e che vengono “pompati” sui motori di ricerca tramite il SEM. Ci sono blog dei giornalisti (che godono già della fama offline), ci sono i blog delle aziende, ci sono blog che hanno come scopo solo quello di vendere spazi pubblicitari… E potrei continuare.
Insomma, non penso che la blogosfera sia morta, ma che abbia subito una grande trasformazione in negativo sì.
Restano sempre le eccezioni che, come dicevi tu, noi due rappresentiamo egregiamente!!!
Un caro saluto!!!
@ Andrew: Neanche io inizialmente, ma quando ci ho pensato un pochino, ho dovuto in parte arrendermi. Pensa alle radio libre degli annoi ’70 e tutto ti sarà più chiaro…
salpetti
18 febbraio 2009 alle 16:59
dicciamo che è difficile trovare chi è un VERO BLOGGER.
oramai o non si aggiorna piÙ, vedi me, o si perde motivazione, vedi me.
ecc
cmq grazie per questa bellissima riflessione
Lune
18 febbraio 2009 alle 20:41
Lune,
hai detti bene. i veri blogger, quelli pieni di entusiasmo ormai si sono stancati.
Di certo i motivi sono tanto, ma uno è sicuramente quello della concorrenza sleale contro questi blog che blog non sono.
Io stesso, come avrai potuto notare, adesso ho molto meno tempo per aggiornare il mio blog. Ho pure meno tempo per fare quei post attenti e approfonditi di un tempo. Questo perché lavoro e non sono più libero come prima.
Dal blog non guadagno nulla, mentre con il lavoro sì.
Come posso competere con gente che per lavoro scrive sui blog!?
Penso, tuttavia, che la blogosfera non sia morta, ma che si trova in una fase di riorganizzazione; vedremo in che termini avverrà questo riassestamento…
Un caro saluto!!!
salpetti
20 febbraio 2009 alle 11:25
Io noto davvero un calo di attività dei blog. Stanchezza nel postare, assenza nel commentare, ripetitività. Credo che, anche se sembra una tesi semplicistica, molta colpa l’abbia FaceBook et similia. Cercherò di oppormi al trend negativo, ammesso che il mio ADSL torni a funzionare come si deve!
alianorah
23 febbraio 2009 alle 02:34
alianorah,
come ho detto a Lune, anche io adesso ho molto meno tempo per aggiornare il mio blog. Ho pure meno tempo per fare quei post attenti e approfonditi di un tempo…
Alla lunga, come tu dici, scema anche l’entusiasmo e la voglia di fare.
Come può un blogger da solo così disarmato combattere contro le multinazionali dei grandi network di blogging?
Eppure dobbiamo resistere per non soccombere…
Per quanto riguarda Facebook, poi, ci vorrebbe un post apposito, anzi un libro apposito.
Io non riesco a spiegarmi il perché del grande successo di questo social network, anzi me lo spiego ed è peggio di non sapere come mai tanta gente passa il tempo ad oziare e a spiare gli altri piuttosto che impiegarlo in cosa più produttive…
Un caro saluto!!!
salpetti
24 febbraio 2009 alle 21:04
è tempo di Gossip e di grande Fratello…ma alla lunga tutto questo passerà di moda.. e allora la ruota ricomincerà a girare…forse con un altro nome, un’altra aggregazione…ma la voglia di comunicare al di là del coro fa parte di noi…nonostante tutto, soprattutto se il vociare dei potenti diventa assordante e ripetitivo.. forse
arial
25 febbraio 2009 alle 23:20
Secondo la logica che vede l’essere umano predatore e fagocitatore di tanto di tutto,non mi stupisce l’assalto organizzato alla blogosfera;ma essendo sopravissuto alle radio libere prima e alle TV liberepoi,non mi piego e resto libero di scrivere ciò che mi pare.
sapo
26 febbraio 2009 alle 00:37
sapete che stavo parlando proprio di questo con gli amici stasera?
l’argomento è attinente al periodo, ma comunque tutti risponderanno facebook finirà presto…….. Prima era msn ora facebook… domani twitter
bravoreal
26 febbraio 2009 alle 01:39
il problema non è tanto dato dal fatto che i blog professionali hanno fatto piazza pulita dei blog amatoriali come scrive Carr, ma dalla maggiore o minore visibilità dei blog: sarebbe come paragonare un quotidiano a tiratura nazionale come il Corriere della Sera o la Repubblica con il bollettino parrocchiale rionale…ormai il blog spontaneo ha la stessa frequentazione da salottino delle chiacchiere dei 4 amici al bar alla Gino Paoli. Il grande problema della rete (non solo dei blog) è la polverizzazione dell’informazione, indipendentemente dalla qualità; è il prezzo da pagare inevitabilmente per qualsiasi innovazione delle tecniche di comunicazione di massa in una “civiltà” tecnologica …
Marco
26 febbraio 2009 alle 01:43
Marco, hai ragione da vendere. E altrettanto Lune più sopra. E Arial. Ma fortunatamente anche Sapo.
Il punto è che i blog liberi, quelli veramente liberi, devono resistere. Resistere ai motori di ricerca, al SEO, al SEM, agli aggregatori che mettono in risalto questa o quella corrente. Ma soprattutto resistere alle statistiche. Alla fine quello che conta è che noi si continui a scrivere quello che pensiamo. E non quello che riteniamo piacerebbe leggere agli altri. Oltre alla polverizzazione dell’informazione, inevitabile d’altronde, il pericolo grosso è la prostituzione della stessa.
Buona giornata e grazie del bel post!
Franz
26 febbraio 2009 alle 07:53
Sono daccordo in parte.
In particolare non me la sento di distinguere tra veri blogger e finti blogger.
O quanto meno non me la sento di indicare come segno di divisione il fatto che il blogger venga pagato per scrivere.
Proprio ieri ho parlato dello stesso argomento dal punto di vista della diminuzione dei commenti nei blog. Colpa dei social network?
http://www.soloparolesparse.com/2009/02/i-social-network-stanno-ammazzando-i-blog/
soloparolesparse
26 febbraio 2009 alle 08:47
Forse allora il fenomeno che descrivevo qualche giorno fa non è solo relativo ai Blog di Web Marketing.
http://blog.giorgiotave.it/index.php/l-arte-della-citazione/
Credo che ci sia un grosso problema: la non citazione.
All’inizio tutti citavano.
Oggi in Italia è pieno di blogger che vogliono dimostrare di essere “i detentori unici del sapere”.
Ci vorrebbe una campagna di sensibilizzazione, facendo capire a tutti che le citazioni sono la linfa del web
Giorgio Taverniti
26 febbraio 2009 alle 09:15
Penso che facebook rappresenti una svolta per internet. Nessuno lo ha detto ma è una sorta di rete della rete. Ne risentono gli scambi per mail: ora si preferisce scrivere sulla bacheca del profilo dell’amica/o piuttosto che mandare una mail che non si sa quando sarà letta; si pubblicano su fb i video di you tube per condividerli più facilmente; si pubblicizzano eventi in modo più diretto, piuttosto che inviare mail che sarebbero scambiate (o giustamente considerate) puro spam e come tale eliminate. Anche i blog si devono adeguare. Pubblicando i proprio contenuti sul proprio profilo si raggiungono più facilmente i nostri amici che senno non andrebbero mai con regolarita a visitare i nostri post o lo farebbero tanto x farci contenti una volta tanto.
Quindi, secondo me, è vero quando si dice che la blogosfera sta vivendo in italia un periodo di transizione. E’ finita la fase di sviluppo, siamo entrati in quella di assestamento. Se la blogosfera dimostrerà di poter adattarsi mettendo in pratica la sua flessibilità allora ci sarà ancora strada da fare. In caso contrario, se non sarà proprio morte, sarà di certo iniziata la “terza età” per i blog.
Grazie x l’opportunità, lo spazio e l’intelligenza del post odierno…
Roberto Bonuglia
26 febbraio 2009 alle 09:46
Bah. Non è che mi convinca poi molto la tesi di Carr.
Il blog è morto, viva il blog!
Napolux
26 febbraio 2009 alle 10:12
Quoto Giorgio e Roberto
soloparolesparse
26 febbraio 2009 alle 10:30
Dire che la blogosfera è morta a mio parere è esagerato. Più che altro è stata “oscurata” da colossi come i social network. La gente ormai presta più attenzione alla propria lista degli amici, ai nuovi gruppi, ai contatti più che a blog, amatoriali e non, che magari affrontano argomenti più seri.
Volevo rispondere a Roberto Bonuglia che sostiene che Facebook sia rivoluzionario in quanto è “una rete nella rete”. Ricordiamoci che la rete di per se è degli utenti, la rete di Facebook appartiene a qualcuno (ovvero i proprietari di Facebook), e permettetemi di dire che non è la stessa cosa.Inoltre un blogger non deve “adeguarsi”, sopratutto non nei confronti di Facebook, in quanto perderebbe l’essenza e lo spirito che distingue un blogger da un normale utente di internet.
AciD34
26 febbraio 2009 alle 11:45
Poco male, meglio un buon libro che leggere amenita’ ed insulti. E’ meglio esprimersi con le persone dal vivo, se si ha qualcosa da dire…
Mau
26 febbraio 2009 alle 12:00
Caro AciD34,
il mio ritenere “rivoluzionario” Facebook è solo una constatazione e di certo non me ne rallegro. Però noto che molte persone che hanno un profilo su FB che usano regolarmente, non si sarebbero mai sognate prima di andare a leggere il post di un amico che ha un blog o di aprirne uno tutto loro. Invece con Fb hanno deciso di usare uno spazio, di farlo in modo veloce, diretto, come scrive “soloparolesparse” nel suo bel post.
E’ in tal senso che, secondo me, facebook è una “rete nella rete” perchè unifica in sè, SEMPLIFICANDOLI, molti degli stimoli che prima la propria casella di posta elettronica, you tube, i blog, Second Life, e poi i social network hanno SINGOLARMENTE offerto al popolo del web.
E non mi rallegro di questo, ma ne prendo atto…
Roberto Bonuglia
26 febbraio 2009 alle 12:11
quanto sarebbe “la maggior parte dei 9 milioni di blog” scritta da professionisti e/o persone stipendiate per farlo? Ci sarebbero più di quattro milioni e mezzo di blog siffatti?
L’articolo mi sembra Eine Grosse Kazzate. Anni fa i blog spuntavano perché erano relativamente pochi: adesso il singolo bloggher ha meno probabilità di apparire, tutto qua.
.mau.
26 febbraio 2009 alle 12:22
Carr è un osservatore acuto ma ha sbagliato a generalizzare. Basta fare una semplice divisione tra
1 blog personali
2 blog tematici
Se 3-4 anni fa, uno avrebbe scritto “mi sono fidanzato/a” nel suo blog personale, oggi lo scrive su Facebook (e Carr ha ragione, se parla della blogosfera “personale”).
Ma chi cura un blog tematico (o di approfondimento, se preferite), non sposta i suoi post su Facebook: scrive informazioni personali su Facebook e scrive post di approfondimento sul suo blog.
Secondo me, i blog personali sono stati praticamente uccisi da Facebook, ma i blog tematici sono più vivi che mai.
Hamlet
26 febbraio 2009 alle 16:29
@ arial: Che debba esserci un canale libero e democratico che accolga la voglia di comunicare fuori di cui parli penso che sia fuor di dubbio.
Dubito sul fatto che questo possa essere Facebook, i blog – secondo me – incarnano meglio l’essenza del Web democratico, libero e aperto.
@ sapo: E’ di gente come te che ha bisogno la nostra società…
@ bravoreale: Come ho avuto già modo di dire, dubito che Facebook diventi un canale libero e democratico al pari dei blog, come per MSN paserà di moda…
I blog – secondo me – incarnano meglio l’essenza del Web democratico, libero e aperto. Speriamo che Carr abbia torto sulla morte del blogging…
@ Marco: hai colto perfettamente nel segno. Come può un semplice blogger combattere con grandi organizzazioni dell’informazione? E sopratutto – pur quando riesce a scrivere cose più libere e più rilevanti – come fa ad avere visibilità?
E’ questo quello che denuncia Carr…
@ Franz: Grazie a te per essere passato da qui e per aver commentato. Cmq debbo dire che sono pienamente d’accordo con quello che hai scritto.
@ soloparolesparse: probabilmente sì, i social network rubano utenza ai blog. Il problema è che spesso (vedi Facebook) chi passa il tempo sui Social resta meno informato perché lì si pratica solo “divertissemant”.
Il problema è composto da almeno due questioni: i social network che “rubano” tempo e le grandi organizzazioni che “rubano” visibilità.
@ GiorgioTave: Ciao Giorgio e grazie per essere passato. E’ interessante sentire su questo argomento un parere da una voce autorevole come la tua.
Di blogostar o Ablogger se ne parlvava sin dall’inizio del fenomeno. Io che ho avuto modo di studiarlo ai suoi albori avevo già criticato questo tipo di atteggiamneto di cui parli.
Mentre il fenomeno era in espansione, quindi, era solo un problemino da combattere. Adesso che pare che il blogging sia in crisi, l’autoreferenzialità fa parte del problema a pieno titolo.
Ciao, a presto!!!
@ Roberto Bonuglia: Grazie a te per essere passato e per aver lasciato un commento così interessante. Quello che dici è vero e lo sottoscrivo, ma come afferrava McLuhan il mezzo è il messaggio e io sono molto critico sul mezzo.
Penso che Facebook sia ottimo per fare quattro chiacchiere, per passare il tempo, per ritrovare vecchi amici, ma non credo che possa essere un fenomeno sociale importante per quello che concerne la formazione dell’opinione pubblica.
@ Napolux:
@ AciD34: Quella di Carr è una provocazione. E’ chiaro che la blogosfera non è morta. Serve però a farci riflettere su un problema serio. Quoto in pieno le tue parole sui Facebook.
@ .mau.: Quello che dici è vero, ma erano sempre i blog migliori ad emergere. Oggi fanno difficoltà a spuntare dal mucchio tutti i blogger perché ci sono grandi organizzazioni contro cui non può competere, la lotta è impari.
@ Hamlet: Quello che dici sui blog personali è vero, ma sui blog tematici/di approfondimento sono più vicino alla posizione di Carr:
1. Facebook ruba tempo agli utenti che leggono meno i blog e commentano altrettanto meno
2. Grandi società rubano visibilità perché pagano gente per creare cotenuti ad hoc
3. Il marketing e il SEO/SEM fa sì che i blog amatoriali non compaiono nei motori di ricerca
4. Ecc, ecc…
E’ chiaro che i blog non sono morti e che quella di Carr è solo una provocazione, ma occorre rifletterci con attenzione sulle questioni che lui solleva
salpetti
26 febbraio 2009 alle 18:45