Archive for Gennaio 2009
Berlusconi e lo stupro: lui dice di scherzare, ma i militari arrivano davvero!!!

Innanzitutto voglio rassicurare i lettori del blog: non avete sbagliato indirizzo, ho solo cambiato la veste grafica. Ogni tanto bisogna rinnovarsi!
Poi voglio parlarvi dell’ennesima battuta di spirito del nostro Presidente del Consiglio che – come ormai è noto – di belle donne se ne intende e lo ha sempre dimostrato. E così, forte dell’autorevolezza che la sua fama di latin lover gli concede, Berlusconi ha deciso di pronunciarsi sulla delicata questione della violenza sulle donne (QUI).
Ecco quello che Berlusconi stesso ha definito un complimento: “Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai“. Il discorso del nostro Presidente del Consiglio è semplice, non riesco a spiegarmi come mai tanta gente faccia fatica a capirlo: gli stupri possono sempre succedere, è quasi inevitabile; è naturale essere oggetto dell’attenzione depravata degli uomini quando si è belle ragazze. Mi pare ovvio, no!?
Davvero un bel complimento, peccato che nelle orecchie di molti (quelli che non hanno riso inneggiando all’ormai celebre simpatia incontenibile del Premier) è risuonato più come un insulto. Berlusconi, infatti, ha messo in relazione due elementi che solo superficialmente potrebbero sembrare legati: lo stupro e le belle donne. Come se una sorta di principio primitivo e animalesco, simile a quello che spinge gli animali selvatici ad accoppiarsi durante i periodi fertili, fosse la norma in Italia. I maniaci sessuali e gli stupratori, inoltre, non discriminano certo tra belle e brutte ragazze perché spesso sono vittime di deviazioni psichiche o hanno dei problemi sociali e relazionali (quando non sono sotto l’effetto di droghe o alcool). Per di più si è pure fatto cenno a uno Stato militarizzo…
Successivamente Berlusconi è tornato sulla vicenda, probabilmente il vespaio di polemiche che ha sollevato la sua affermazione gli ha fatto capire d’aver commesso una gaffe. Ha quindi affermato che lo stupro è incivile (come se ci fosse bisogno di ricordarlo!) e si è giustificato dicendo: “Il mio era un complimento alle ragazze italiane che sono alcuni milioni, io penso che in ogni occasione serva sempre il senso della leggerezza e dell’umorismo“.
Il suo quindi era solo umorismo, lo stesso che lo spinge ormai da anni a raccontare barzellette in giro per il Mondo durante le cerimonie ufficiali, a fare battute discutibili con gli altri capi di Stato (se non sugli altri capi di Stato, anche del passato), a dire che Obama è abbronzato, a fare le corna nella foto ufficiale di un vertice UE, a dare del Kapò nazista a uno dei rappresentati tedeschi al Parlamento europeo, ecc…
Mentre Berlusconi insiste nel dire che queste sue uscite infelici sono solo un elogio alla leggerezza e nulla più, c’è però chi lo prende sul serio. Uno di questi è Roberto Calderoli al quale utilizzare i militari in funzione anti-strupro non dispiacerebbe, anzi vorrebbe ridurre il numero di militari impegnati nelle missioni all’estero proprio per impiegarli contro i violentatori. Il Ministro per la Semplificazione normativa ha, infatti, affermato: “Non si può militarizzare tutto il territorio (che notizia, ci voleva Calderloli!). Detto ciò, per quanto riguarda tante missioni internazionali possiamo utilizzare i militari meglio per le nostra sicurezza. Sui numeri si può discutere, ma è anche necessario che l’esercito garantisca la sicurezza” (QUI).
Anche ad Ignazio La Russa, Ministro della Difesa, l’idea di Berlusconi (che ricordo, per ammissione dello stesso Premier, altro non era che una battuta scherzosa che voleva essere una sorta di complimento alle belle donne italiane, no a quelle brutte) è piaciuta. Secondo La Russa, infatti, i militari fungerebbero da deterrente e, fatti salvi i tempi tecnici, entro 6 mesi potrebbero essere impiegare 30.000 soldati, almeno in 100 capoluoghi italiani (QUI).
Insomma, il Premier scherza (facendo spesso battute offensive e di pessimo gusto), ma i suoi lo prendono troppo sul serio!!!
Una buona notizia: anche i dentisti diventano low-cost!!!

Quanta paura fa il dentista. Non solo per il dolore e il disagio che si prova mentre si è sdraiati sulla poltrona e lui armeggia con strani utensili nella bocca del paziente, ma anche per il conto che spesso è molto alto!!!
Adesso, forse complice la crisi che spinge molti cittadini ad affidarsi ai dentisti delle Asl dove le liste d’attesa sono sempre più lunghe, i dentisti stanno cominciando a ridimensionare il tariffario (QUI).
A luglio, infatti, era stato firmato un accordo tra l’ANDI (Associazione nazionale dentisti italiani), l’OCI (Associazione odontoiatri cattolici italiani) e il Ministero della Salute che prevedeva prestazioni dentistiche a prezzi ridotti per le fasce più deboli. Adesso stanno arrivando le prime adesioni da parte di dentisti e odontoiatri.
Spetta ai singoli dentisti iscritti alle due associazioni, infatti, decidere se o meno il tariffario scontato. Coloro che lo applicano otterranno in cambio una defiscalizzazione per le prestazioni effettuate.
Finalmente, quindi, una buona notizia dall’ambito sanitario che arriva, come di consueto, con molta lentezza. Era stata, infatti, Livia Turco nel precedente Governo ad avviare le trattative per questo accordo che solo oggi finalmente trova piena esplicazione (stanno arrivando lentamente le prime adesioni che si possono verificare QUI).
Le tariffe calmierate riguarderanno solo alcune prestazioni. Ad avvantaggiarsene saranno le fasce più deboli, coloro con un reddito ISSE annuo inferiore a 8000 euro, le donne incinte solo per visita e ablazione del tartaro e i possessori della “social card” (QUI i dettagli).
Io vi auguro di non averne bisogno (e di non rientrare nelle fasce deboli), ma nel caso in cui aveste la necessità di andare da un dentista e spendere pure poco, è bene sapere che una volta tanto il Governo interviene concretamente in materia di sanità andando a rimediare ad alcune lacune presenti nel settore pubblico (i dentisti delle Asl sono infatti pochissimi).
In bocca (curata da un dentista low-cost) al lupo!!!
Studio Aperto bestemmia sui bus atei!!!
Dopo le festività natalizie che hanno raccolto tutta l’Italia intorno al Presepe, pare che adesso gli atei e gli agnostici razionalisti italiani vogliano prendersi una rivincita facendo in modo che anche la loro voce venga ascoltata (QUI). Subito alcuni giornalisti ne hanno approfittato per gridare allo scandalo.
Ma andiamo con ordine…
Per tutto il mese di Febbraio su alcuni autobus del trasporto pubblico di Genova ci sarà al posto delle normali pubblicità lo slogan lanciato dalla UAAR (Unione dgli Atei e degli Agnosticoi Razionalisti) che recita: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno” (QUI un’immagine degli autobus).
Ma perché in Italia un’iniziativa del genere – per altro analoga a quelle lanciate già in Inghileterra, negli Stati Uniti, in Australia e in Spagna (QUI) – deve essere accolta come una “bestemmia”!?
Si tratta soltanto – dicono i promotori dell’iniziativa – di un invito alla riflessione per permettere anche ai non credenti di avere un proprio spazio nel flusso delle comunicazioni. Un modo per far sentire la propria voce in un Paese dove da ogni parte si avverte la pervasività della presenza cattolica.
Non la pensano allo stesso modo i giornalisti di Studio Aperto (Italia1) che hanno cercato di gettare benzina sul fuoco per far scoppiare a tutti i costi un caso. Nello specifico mi riferisco a un servizio dal titolo molto forte “L’ultima bestemmia: gli autobus anti-Dio“.
Il contenuto del servizio è molto populistico è ha ben poco a che vedere con l’informazione. Addirittura si è messa in relazione l’iniziativa della UAAR con quella che chiamano “l’occupazione” del Sagrato del Duomo di Milano da parte di “integralisti islamici” e, come se non bastasse, si fa anche allusione a un progetto “irritante” che mette in discussione il “rispetto per la Fede”.
Io credo, invece, che siano proprio certi servizi urlati e poco equilibrati a far male al rispetto della Fede (e di chi non la pensa allo stesso modo), non le iniziative come quella dell’UAAR che – almeno secondo il mio parere – è perfettamente in linea con i principi di libertà di pensiero e di espressione presenti nelle maggiori democrazie nel Mondo e (si spera) anche in Italia.
Dal canto suo, la Chiesa è ben lontana dal farsi intrappolare nel vortice delle polemiche e naturalmente non ha risposto in alcun modo a quella che Studio Aperto chiama provocazione. Addirittura sono esponenti della Chiesa stessa a smentire i giornalisti di Italia1. Ad esempio, Don Andrea Gallo ha interpretato l’iniziativa della UAAR come un invito al dialogo. “Non la prenderei come una crociata di cattiveria, di malizie, o di desiderio di persecuzione della chiesa, o addirittura verso il presidente della Cei (che è il Cardinale di Genova)”, ha affermato il prete.
Insomma, la vera “bestemmia” in questo caso non è l’iniziativa in sé, ma il fatto che un’informazione scorretta e poco responsabile mischi volutamente capre e cavoli per poter gridare allo scandalo e guadagnarci in termini di ascolti.
Che ne pensate?
AGGIORNAMENTO (16/01/2009): La concessionaria IGP Decaux, che si occupa di raccogliere pubblictà per l’Amt, la società di trasporti di Genova, non concederà più gli spazi pubblicitari alla UAAR per la sua campagna (QUI). Ecco il commento polemico di Raffaele Carcano, segretario generale dell’UAAR: “Biancheria intima e villaggi vacanze sì, ma guai a chiedere uno spazio pubblicitario e a usarlo per dire che Dio non esiste. Sembra che in questo paese non ci sia spazio per dichiararsi atei, che sia qualcosa di cui parlare con vergogna, o non parlare affatto, pena la censura. Alla IGP vorremmo chiedere se direbbero davvero di no a uno slogan che sostiene che Dio esiste“.
La “zingarata” del prequel: Facebook contro De Sica

Potrebbero andar bene i sequel in cui film celebri e molto amati dal pubblico trovano una sorta di continuazione che spesso però lascia perplessi i fan del film originale, ma mettersi a fare anche i prequel (ambientati prima) mi sembra un po’ troppo.
Soprattutto pensare di mettere mano a uno dei capolavori della commedia italiana quale “Amici miei” di Mario Monicelli potrebbe risultare alquanto fuori luogo.
Già “Amici miei atto III” non riscosse lo stesso favore di pubblico dei primi due (il terzo fu girato da Nanni Loy anziché da Monicelli), figurarsi quanto potrebbe piacere un prequel di questo mitico film ambientato addirittura nel ‘400 e girato in costume.
I fan di “Amici miei” (tra i quali ci sono anche io) si stanno mobilitando sul Web per evitare che avvenga lo scempio e Facebook – che pare stia diventando lo specchio della società su cui, quindi, passano anche le ribellioni – è in prima fila nella protesta.
Il regista dovrebbe essere Neri Parenti e la produzione sarebbe affidata alla “Filmauro” di Aurelio De Laurentis, la stessa accoppiata che puntualmente propina “cinepanettoni” a ogni fine anno. Ovviamente uno dei protagonisti non può che essere Cristian De Sica.
Fare il prequel di “Amici miei” mi sembra proprio una “zingarata“, per usare un termine caro a chi ama il film in cui il gruppo di amici toscani ne combina di tutti i colori.
Gli attori che dovrebbero interpretare i ruoli che furono di Philippe Noiret, Gastone Moschin, Duilio Del Prete, Adolfo Celi e Ugo Tognazzi dovrebbero essere, oltre a De Sica, Claudio Bisio, Massimo Ghini, Fabio De Luigi, …
“Ciò che chiediamo a Christian De Sica e al produttore De Laurentis – scrive il giornalista Franco Bagnasco nel gruppo che ha creato su Facebook per protestare contro la realizzazione del prequel – è di rinunciare all’idea di sfruttare questo marchio nobile per fare quattrini. Peraltro incerti, perché è evidente che il pubblico vive quest’idea come un corpo estraneo ed è pronto a boicottarla. Ci vorrebbe un po’ di decenza e di rispetto in più. E non ci vengano a parlare di omaggio, perché si tratta soltanto di una speculazione. Facciano pure il loro film, ma non tirino in ballo Amici miei“.
Si sta pensando anche di mettere in atto alcune manifestazioni a Firenze, dove sono stati girati i tre episodi dell’indimenticabile pellicola, al fine di fare uscire la protesta dal Web e renderla concreta per le strade. Addirittura si pensa di rifare la famosa scena degli schiaffi al treno (QUI) utilizzando cartonati di Christian De Sica ad altezza naturale.
Nella storia del cinema ci sono capolavori che entrano nel cuore della gente. Andarli a toccare può essere molto pericoloso, perché sarebbe come andare ad incidere sugli affetti più cari.
Vedremo come andrà a finire questa storia…
Per uscire vincitori dalla crisi serve più meritocrazia!!!

Il blog riprende la sua attività. Mi scuso con tutti per la mia assenza di queste ultime settimane, ma purtroppo ho avuto prima problemi con il PC, poi con la connessione e per ultimo le vacanze mi hanno ulteriormente tenuto lontano. Adesso si ricomincia…
Il primo post del nuovo anno vorrei dedicarlo alla meritocrazia. La crisi economica e finanziaria sta cominciando a farsi sentire pesantemente; occorre trovare quindi il modo per fronteggiarla egregiamente e per poterne uscire vittoriosi. Sono tante le ricette proposte in questi giorni, a me è piaciuta quella che – seppur indirettamente - giunge da Roger Abravanel, autore del libro che si intitola per l’appunto Meritocrazia.
Nella nostra società il termine meritocrazia assume spesso una connotazione negativa, ma è proprio la mancanza di meritocrazia nell’economia italiana a far sì che non emergano leader eccellenti (sia nel settore pubblico, sia in quello privato) e che impedisce a chi ne ha davvero le capacità e le competenze di trovare di fronte a sè un percorso privo di ostacoli nel raggiungimento dei “posti di comando”.
La nostra economia e il nostro sistema di mobilità sociale non stanno messi bene e la crisi peggiorerà la situazione. Se proprio vogliamo trovare qualche aspetto positivo nella recessione globale, potrebbe essere quindi il possibile azzeramento della classe politica e dirigente e un conseguente rinnovamento.
Ma come potrebbe avvenire questo rinnovamento senza creare un meccanismo capace di selezionare persone nuove tra quelle realmente capaci di portare una boccata di aria pulita al sistema Paese? Ecco che ritorniamo a ciò che dice Abravanel a proposito della meritocrazia.
La mancanza di effettivi criteri di merito ha fatto sì che i posti strategici fossero occupati prevalentemente in base a raccomandazioni e a fedeltà amicali o familiari; ciò ha portati ad avere una società basata non sulle competenze, ma su appartenenze sociali, economiche, politiche, ecc.
Come fare, allora, per rendere la nostra società più equa? Per fa sì che la mobilità sociale diventi la norma? Per fare in modo che a dirigere il nostro Paese e le aziende più importanti ci siano coloro che ne sono veramente capaci e non chi in un certo senso è stato designato dall’alto a farlo?
Abravanel mette in campo 4 proposte:
1. Un miglioramento dei servizi pubblici (ridurre i tempi delle liste di attesa negli ospedali, miglioramento dei rendimenti scolastici, abbattimento degli sprechi, …). Ma come fare? Non attraverso i soliti slogan e le solite promesse, bensì attraverso quelle che lui chiama soluzioni SMART: Specifiche, Misurabili, Achievable (realizzabili), Realistiche, Tempificabili.
A trovare queste soluzioni intelligenti che servono a migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini dovrà essere una sorta di commissione costituita da giovani brillanti e non dai soliti volti noti. Mettere alla guida della grande macchina pubblica una cinquantina di eccellenti giovani pieni di energia, entusiasmo e di grandi capacità è probabilmente molto più efficace di “licenziare i fannulloni”. Insomma, ci vuole gente gente capace, dinamica e brillante in grado a gestire al meglio la cosa pubblica, questa è la soluzione.
2. Introdurre un test nazionale standard di valutazione delle competenze delle capacità nel sistema scolastico. Occorre, quindi, valutare gli studenti in base al loro merito effettivo.
Nei test del Programma per la valutazione internazionale dell’allievo (un’indagine internazionale promossa dall’OCSE nata con lo scopo di valutare con periodicità triennale il livello di istruzione degli adolescenti dei principali Paesi industrializzati), i ragazzi del Sud-Italia hanno raggiunto livelli pari a quelli thailandesi o uruguayani, mentre i ragazzi nel Nord rientrano nella media dei maggiori Paesi dell’Occidente. Ciò perché gli studenti del Sud pagano le conseguenze di un sistema scolastico iniquo in cui la qualità dell’insegnamento non è uguale in tutto il Paese e dove le condizione sociali ed economiche del posto in cui si vive e delle famiglie impediscono ai ragazzi di poter dare il meglio di sé a scuola. E questo è solo un esempio.
Introdurre un test standard univoco simile a quello americano significherebbe dare borse di studio ai ragazzi meritevoli al fine di farli proseguire negli studi prescindendo da fattori economici, sociali e culturali, nonché dalla famiglia di provenienza (in America è grazie a un un sistema simile che Barack Obama è riuscito a laurearsi diventando oggi il presidente degli Stati Uniti. Se fosse stato in Italia probabilmente non sarebbe riuscito a conseguire la laurea oppure lo avrebbe fatto, ma faticando il triplo rispetto ai suoi colleghi).
3. La creazione di un organismo terzo, una sorta di Authority, con la finalità di sbloccare l’economia, accelerare la deregolamentazione e controllarne l’attuazione nei servizi locali pubblici e privati in quei settori totalmente immobili come quello delle libere professioni, dei trasporti, del commercio, …
Insomma un organismo finalizzato a liberalizzare e a creare più concorrenza trai servizi al fine di migliorarne l’efficienza, ridurne i costi e limitare il potere delle lobby familiari e corporative.
4. Rimuovere gli ostacoli che impediscono alle donne di fare carriera perché non si può discriminare una persona capace e meritevole solo perché di sesso femminile.
Le donne restano confinati ai gradi più bassi delle gerarchie aziendali (quando ci arrivano), mentre potrebbero essere una grande risorsa per rilanciare l’economia italiana e introdurre un sistema meritocratico equo anche tra i due sessi.
Queste sono le quattro proposte di Abravanel espresse in estrema sintesi e semplificate al massimo. Mi sembrano proposte ragionevoli, per quanto si possano prestare a critiche e a legittimi dubbi. “Meritocrazia – scrive Abravanel nel suo libro – significa che i migliori vanno avanti in base alle loro capacità e ai loro sforzi, indipendentemente da ceto, famiglia di origine e sesso“. Su questo penso che siamo tutti d’accordo…
Allora, auguro a tutti un anno più meritocratico!!!