LA FORZA DEL BLOGGING

La Rete produce un’opinione pubblica più autonoma e libera!!!

Archive for Novembre 2008

Nel trevigiano si fa “pulizia etnica” camuffata da misura anti-crisi!

con 4 commenti

trasloco

Mentre il Governo vara le misure anti-crisi (QUI), anche i Comuni pensano a come rimpinguare le proprie casse. Così, da un Comune del Trevigiano guidato da una giunta della Lega Nord, arriva una notizia che farà discutere: l’amministrazione comunale di Spresiano (TV) darà un bonus di duemila euro per tutti quei nuclei familiari formati da stranieri che decideranno di lasciare il paese per trasferirsi altrove (QUI e QUI).

A beneficiare del bonus saranno solo gli immigrati regolari con un basso tenore di vita. L’assessore Manola Spolverato spiega così questa iniziativa: “Il Comune è in crisi e così risparmiamo su affitti agevolati e cure mediche. Per noi - continua l’assessore - è più conveniente dare 2000 a famiglia a ogni famiglia che va ad abitare altrove piuttosto che erogare contributi in loco. Ci costa meno che garantire i contributi alle famiglie in difficoltà. Non è possibile  – conclude – che il Comune si trovi costretto a mantenere a proprie spese gli immigrati che, pur avendo perso il posto di lavoro, continuano ad avere il permesso di soggiorno valido“.

Subito si è sollevato un vespaio di polemiche attorno a questa iniziativa. Enrico Quarello, coordinatore provinciale del Partito Democratico, parla di “Pulizia etnica in salsa padana“. Antonio Confortin, il segretario della Uil, chiede le dimissioni dell’assessore Spolverato spiegando che questa iniziativa a suo parere è indecente: “Dopo gli sforzi fatti per regolarizzare gli immigrati che lavorano – dice - è incomprensibile come Spolverato voglia ripensare lapartheid in chiave trevigiana“.

Prende posizione contro il provvedimento anche Franco Lorenzon, segretario generale di Cisl Treviso che dice: “Molti immigrati sono arrivati in Italia per lavori che gli italiani non fanno più. Ora la crisi provoca risposte che, dietro il buon senso, si rivelano molto pericolose, perché si fa strada l’idea che ci siano lavoratori di riserva che possono essere utilizzato quando serve e che si debbano togliere dai piedi quando non sono più necessari“.

Insomma, le accuse nei confronti del Comune di Spresiano sono pesanti. L’amministrazione, tuttavia, sembra voler andare avanti comunque. Tra l’altro, i leghisti di Spresiano non sono nuovi a certi tipi di iniziative. Non molto tempo fa, infatti, avevano annunciato l’erogazione di contributi comunali riservati alle famiglie in cui entrambi i coniugi utilizzano come lingua esclusivamente l’italiano

Sono molte le critiche che riguardano il bonus di trasferimento, ma l’iniziativa ha trovato l’appoggio di Franco Manzato, anche lui leghista e vice-presidente della Regione Veneto: “Chi non è in grado di mantenere se stesso e la famiglia ricongiunta, deve lasciare il Paese. Il Veneto è al collasso, non ce la fa più a sopportare il peso sociale di centinaia di migliaia di immigrati disoccupati“.

Insomma, si tratta di un provvedimento irrazionale e razzista (come dicono i suoi detrattori), oppure di una proposta di buon senso finalizzata a risolvere la crisi a livello locale (come dicono i suoi sostenitori)?

A voi la risposta… ;-)

India, ucciso un 15enne: si era innamorato di una ragazza di casta superiore

con 7 commenti

India

Può una semplice (e romantica) lettera scritta alla ragazza che si ama essere la causa dell’omicidio atroce di un giovane adolescente? In India pare proprio di sì.

E’ successo in un piccolo villaggio vicino Patna, nello Stato indiano del Bihar. La notizia è stata riportata dalla Reuters India (QUI e QUI)e ha fatto il giro del mondo (QUI il Times e QUI il Corriere). Ad essere brutalmente ucciso è stato un ragazzo di 15 anni colpevole d’aver scritto una lettera d’amore a una ragazzina appartenete a una casta superiore alla sua.

La letterina romantica era stata spedita qualche mese fa, ma solo adesso i genitori dei lei si sono accorti del grave smacco subito dalla figlia: essere oggetto di attenzioni da parte di un membro di una casta inferiore!

Il ragazzo è stato per questo punito in una maniera sanguinaria e atroce: è stato buttato sotto un treno in corsa, per di più dopo essere stato deriso e denigrato (ad esempio gli hanno rasato la testa ed è stato portato in giro per tutto il villaggio. In India è una cosa umiliante avere i capelli tagliati a zero).

La polizia ha arrestato sei uomini (i parenti della ragazzina) e ha sospeso dall’incarico un agente, ritenuto incapace di impedire il massacro (forse anch’egli accondiscendente perché convinto della giusta motivazione da parte degli aggressori).

Alla scena ha assistito pure la madre del ragazzo che urlava e chiedeva pietà per il figlio tra le lacrime. A nulla è valso il suo dolore: per i carnefici quel ragazzo si era macchiato di un crimine troppo grave per essere perdonato!

Ufficialmente il sistema delle caste in India è stato abolito da circa 50 anni, ma rimangono ancora forti retaggi culturali di quel sistema per per secoli ha regolato la vita sociale di un intero Paese.

Nonostante le molte leggi anti-discriminazione, quindi, poco è cambiato nella mentalità indiana: i pasti, le occupazioni, i luoghi di preghiera sono ancora rigidamente suddivisi per casta. Addirittura, anche sui siti per incontri di coppia (esistono anche in India, ad esempio Shaadi) si deve specificare l’appartenenza di casta (anche se non è un campo obbligatorio).

Può avvenire così che un adolescente venga barbariamete ucciso sotto gli occhi della  madre e della polizia soltanto perchè -  come tutti i ragazzini – comincia a scoprire le prime cotte, si innamora di una coetanea e le scrive una lettera d’amore. Lascio a voi i commenti…

Written by salpetti

24 Novembre, 2008 alle 16:14

Latorre (PD) manda un “pizzino” a Bocchino (PDL): destra e sinistra contro Di Pietro

con 6 commenti

L’altra mattina nel programma di La7 Omnibus si discuteva della questione della Commissione di Vigilanza Rai. Gli ospiti in studio erano Nicola Latorre (vice-capogruppo del Pd al Senato), Italo Bocchino (vice-capogruppo del Pdl alla Camera) e Massimo Donadi (capogruppo dell’Idv alla Camera).

Mentre l’esponete dell’Italia dei Valori di Di Pietro stava parlando dell’elezione di Villari (dimostrando come in questo caso la maggioranza avesse fatto un vero e proprio strappo istituzionale), Bocchino si trovava in difficoltà e non riusciva a replicare. Non era stato particolarmente brillante quando cercava di spiegare a che titolo il Pdl ha preteso di scegliere il presidente della Vigilanza in casa dell’opposizione.

A togliere dall’impaccio Bocchino ci ha pensato quello che in realtà avrebbe dovuto essere il suo avversario: Nicola Latorre. Il senatore del Pd afferra furtivamente un giornale che stava sul tavolo e scrive qualcosa. Poi passa il quotidiano a Bocchino che legge e subito chiede la parola come se fosse stato raggiunto da un’improvvisa illuminazione (il video ad inizio post).

Caro Donadi – dice – voi non volevate Pecorella alla Consulta e noi l’abbiamo ritirato. Ora dovete fare lo stesso con Orlando“. A parte il fatto che l’accostamento non regge perché le circostanze sono del tutto diverse, il fatto grave è che questo episodio dimostra come sia Pd che Pdl siano perfettamente d’accordo quando si tratta di screditare un membro dell’Italia dei Valori che, a quanto pare, è avversa a Berlusconi in quanto corrente “giustizialista” ed è avversa a Veltroni in quanto sta lì a ricordare che in realtà l’opposizione in Italia è ombra (come quel famoso governo alternativo di cui nessuno ha più sentito parlare).

Dopo che il suggerimento è stato accolto da Bocchino, Latorre ha ripreso in mano il giornale e ha strappato la parte della pagina in cui aveva scritto gli appunti. Poi l’ha appallottolata e l’ha messa in tasca (per buttarla a fine trasmissione).

Su questa vicenda, dopo che il video ha fatto il giro dei blog ed è stato ripreso in TV da Striscia la notizia, si sono dette molte cose e sono state fatte molte ipotesi sul contenuto degli appunti scritti da Latorre per Bocchino.

Finalmente oggi, sempre a Omnibus, si è fatta luce sulla vicenda: la redazione ha recuperato il bigliettino e, dopo aver rimandato in onda le immagini con il “suggerimento” al deputato del Pdl in difficoltà per gli attacchi di Donadi,  il conduttore ha mostrato il testo incriminato (QUI il video).

Sul pezzo di giornale c’era scritto: “Io non lo posso dire. Ma il precedente della Corte Costituzionale? E Pecorella?“. Insomma, Latorre consiglia a Bocchino una risposta politicamente efficace per quel momento (anche se non del tutto corretta) aiutandolo a controbattere all’avversario.

La reazione di Massimo Donadi è stata durissima: “Che un rappresentante dell’opposizione, mio alleato, suggerisca a un autorevole esponente della maggioranza come attaccarmi durante un dibattito televisivodice Donadiè una rappresentazione visiva della politica del compromesso che mira solo all’esercizio del potere. L’Italia dei Valori è il peggior nemico di questa politica e per questo siamo bersaglio persino di una parte dei nostri alleati“.

Insomma, per chi ancora non ci credesse, questa è l’ennesima dimostrazione che la nostra politica è malata. Pare pure che Provenzano abbia fatto scuola e che i “pizzini” siano adesso ritenuti più sicuri delle telefonate (che possono essere intercettate), tanto da essere usati anche dai politici! ;-)

Si apre il processo Politkovskya: si giungerà alla verità?

con 8 commenti

politkovskaya

Si è aperto oggi il processo per l’omicidio della giornalista russa Anna Politkovskaya. Dopo le polemiche relative alla decisione del tribunale militare che sta giudicando la vicenda di svolgere le udienze a porte chiuse, c’è una prima buona notizia: il giudice militare Yevgeny Zubov ha annunciato la volontà a voler rendere pubbliche le udienze, ma ha avvertito che “al primo sentore di pressioni sui giurati” le porte saranno subito chiuse.

Mia madre era una giornalista ed è impossibile avere un processo a porte chiuse – aveva denunciato Ilya Politkovskya, figlio della vittimatanto non c’è alcuna speranza che qualcuno faccia il nome del mandante“.

Nonostante l’inizio del processo e il fatto che il tribunale ha acconsentito di rendere pubbliche le udizenze, tuttavia, rimangono i dubbi sull’imparzialità della corte e sul fatto che realmente ci sia l’intenzione di fare luce sulla vicenda. Ma andiamo per ordine…

Anna Politkovskaja era una giornalista russa molto conosciuta per il suo impegno sul fronte dei diritti umani. In veste di inviata in Cecenia del giornale Novaja Gazeta ha scritto alcuni articoli e libri fortemente critici sulla conduzione della guerra in Cecenia da parte di Putin e del governo ceceno. In un Paese dove c’è una forte limitazione della libertà di espressione, queste sue inchieste-denuncia gli causarono una sorta di persecuzione politica, nonché delle vere e proprie minacce.

Nel 2001, la Politkovskaja fuggì dalla Russia rifugiandosi a Vienna, talmente si erano fatte forti le pressioni le le minacce ricevute in Russia. La giornalista, però, non si arrese e denunciò Sergei Lapin, un ufficiale dell’OMON (la polizia dipendente direttamente dal ministero degli Interni con emanazioni nelle varie repubbliche russe) che l’aveva minacciata personalmente più volte. Dopo una serie di interruzioni e interferenze politiche, il processo contro lapin si concluse nel 2005 e il poliziotto fu condannato per abusi e maltrattamenti aggravati su un civile ceceno (accuse che la Politkovskaja gli aveva rivolto in un suo articolo) e per falsificazione di documenti.

La giornalista continuerà sempre il suo lavoro in nome della libertà di espressione e per amore della libertà, incurante delle minacce. Si è recata  Cecenia più volte sostenendo le famiglie delle vittime civili, visitando ospedali e campi profughi, intervistando sia militari russi che civili ceceni. I risultati di queste inchieste giornalistiche venivano regolarmente pubblicate e tradotte in varie lingue. Ovviamente nei suoi scritti non possono mancare critiche sull’operato delle forze russe in Cecenia, sui numerosi e documentati abusi commessi sulla popolazione civile e sui silenzi e le presunte connivenze dei capi di Stato ceceni sostenuti e appoggiati da Mosca.

In uno dei suoi ultimi libri (“Proibito parlare. Cecenia, Beslan, Teatro Dubrovka: le verità scomode della Russia di Putin“), la coraggiosa giornalista ha denunciato la guerra brutale in corso in Cecenia, in cui migliaia di cittadini innocenti sono torturati, rapiti o uccisi dalle autorità federali russe o dalle forze cecene, non risparmiando critiche a Putin. Durante la stesura del libro, la Politkovskaja si è avvalsa anche delle testimonianze di militari e ufficiali russi. Per questo  suo scritto si pensa che ci fu un tentativo di avvelenarla, ma non si sono mai trovate le prove.

Sempre sotto accusa da parte del governo russo e da uan parte di quello ceceno, la Politkovskaja continuava a ricevere minacce di morte finché, rientrata da qualche tempo in Russia, il 7 ottobre del 2006, è stata assassinata nell’ascensore del suo palazzo, mentre stava rincasando. Nel suo computer è sono stati trovati degli scritti appartenti all’ultima sua inchiesta in cui denunciava le torture commesse dalle forze di sicurezza cecene legate al Primo Ministro, Ramsan Kadyrovcon, con l’avvallo di Putin.

Al funerale parteciparono migliaia di persone (oltre ai colleghi anche moltissimi ammiratori), ma non vi partecipò nessun rappresentante del Governo russo.

Adesso si apre il processo in un tribunale militare di Mosca. Sono in pochi, però, a credere che il dibattimento possa servire a far luce sui veri mandanti dell’omicidio perché sono coinvolte troppe personalità importanti e perchè probabilmente parte della responsabilità spetta allo stesso Putin e al governo ceceno.

Uno dei principali imputati è Pavel Ryaguzov, è un agente dell’Fsb (il servizio segreto russo che una volta si chiamava KGB); l’accusa che lo riguarda è di avere indicato al killer l’indirizzo di casa della Politkovskaya. Gli altri tre imputati sono un ex detective della polizia, Sergei Khadzhikurbanov e due fratelli ceceni, Dzhabrail e Ibragim Makhmudov, che avevano pedinato la giornalista nei giorni prima dell’omicidio per capire l’orario del rientro a casa.

Il presunto killer, Rustam Makhmudov, è ancora latitante, pare che lui sia stato pagato da non si sa chi per uccidere al giornalista. Il mandante (e il movente) dell’omicidio restano però nell’ombra. Pare che non si riesca a capire quale fosse il motivo per cui la giornalista è stata uccisa e chi ha assoldato il Killer!!!

I legali della famiglia Politkovskya vogliono che il presidente ceceno Ramzan Kadyrov sia chiamato a deporre perchè il suo nome compare più volte nelle testimonianze e nei dossier, ma fino ad oggi l’ex presidente ceceno non è stato scomodato.

A volte la gente paga con la propria vita per dire ad alta voce ciò che pensa. Una persona, infatti, può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Io non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare, aveva detto la Politkovskya”. Questa profezia si è avverata e lei ha pagato con la vita l’aver raccontato senza mezzi termini i lati più controversi della Russia post-sovietica e le nefandezze compiute dalla Russia in Cecenia ad opera di Ramzan Kadyrov, l’uomo fedelissimo di Vladimir Putin.

Speriamo che così come lei si è immolata per andare alla ricerca della verità, anche il tribunale militare che sta seguendo il processo metta da parte le logiche di potere e si pronunci in piena libertà. Fino ad oggi, però, non ci sono segnali della volontà della Corte di voler giungere realmente a scoprire chi fosse il mandante dell’omicidio, colui che ha assoldato un banda di criminali per far fuori la giornalista.

> AGGIORNAMETO (19/11/2008): Il processo proseguirà a porte chiuse (QUI). Lo ha stabilito oggi il giudice Evgheny Zubov dopo che nella prima udienza di lunedì aveva invece autorizzato la presenza del pubblico. Il provvedimento è stato giustificato con la tutela dei 12 membri della giuria popolare che pare abbiano timore di ricevere minacce o ritorsioni. “Quando arriveranno minacce concrete sarà troppo tardi per ordinare le porte chiuse“, ha spiegato il magistrato.

Written by salpetti

17 Novembre, 2008 alle 18:34

Vogliono imbavagliare la Rete: ancora un Ddl ammazza blog!!!

con 8 commenti

noallaleggeantiblog

Nell’ottobre del ottobre 2007 il Consiglio dei Ministri approvava il famigerato disegno di legge che prevedeva per tutti i blog l’obbligo di registrarsi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione) e la conseguente estensione dei reati a mezzo stampa anche ai blogger (era il cosiddetto “Ddl Levi-Prodi” e ne avevamo parlato QUI).

Subito scoppiò la polemica in Rete e la blogosfera iniziò a palpitare. Si pubblicavano ovunque articoli infuocati contro la legge, due ministri del Governo di allora (Di Pietro e Gentiloni) si dissociarono, il Times fece un articolo in cui sbeffeggiava i nostri politici definendoli incapaci di capire il Web, Beppe Grillo pubblicò un articolo di denuncia in cui annunciava di voler trasferire il suo blog su un server straniero nel caso in cui fosse passata le legge. Insomma, la Levi-Prodi fece talmente scalpore che il progetto subì una brusca frenata (poi il Governo cadde e non se ne fece più nulla).

Oggi Ricardo Franco Levi, autore del famigerato disegno di legge, è un deputato del Partito Democratico ed è membro della Commissione cultura alla Camera. Non contento del precedente flop, adesso ha riprovato a proporre lo stesso disegno di legge (DdL C. 1269) apportando alcune modifiche quasi irrilevanti (QUI e QUI per approfondire).

C’è voluto un pò per accorgersi dell’inghippo, ma appena scoperto l’ennesimo tentativo di imbavagliare la Rete italiana subito la blogosfera si è rimessa in fermentazione.

Anche questa volta si è mobilitato Antonio Di Pietro che sul suo blog inviata alla disobbedienza civile nel caso in cui passasse la nuova versione del decreto-bavaglio offrendo assistenza legale a chi verrà perseguito per la violazione della legge. Cito una frase di Di Pietro che sintetizza bene la ratio di questa legge: “E’ chiaro che la legge è stata fatta e modificata da chi non conosce la Rete oppure da chi la conosce troppo bene e proprio per questo la teme“.

Ma è proprio dai blog della gente comune che si arrivano le maggiori proteste e che si esprime tutta l’indignazione. Questo blog fa parte del grandissimo gruppo di coloro che stanno cercando di diffondere la notizia al fine di correre ai ripari e che cercano di denunciare quanto sta accadendo alla Camera in relazione al mondo del Web.

Anche il Social Network più in voga del momento, Facebook, raccoglie la voce di quanti sono contrariti per il Levi bis: è nato un gruppo che si chiama “Salva i Blog!” di cui gli iscritti aumentano vertiginosamente. Cresce anche la petizione contro l’iscrizione al ROC dei siti italiani, che conta al momento quasi 14mila firme, nonché un’altra iniziativa specificaNo alla Legge AntiBlog“, una petizione rivolta al Presidente della Camera  affinché si blocchi l’iter di questo Ddl.

Una proposta di legge, tuttavia, non è un decreto che può passare in pochi giorni, il suo cammino istituzionale è lungo. Un’opinione pubblica informata e consapevole può così interloquire con la politica e far sentire la propria voce. Ecco perché è importante che questa notizia si diffonda e che la gente sia il più informata possibile per tutto ciò che riguarda il Ddl Levi.

Allora, vi invito a divulgare il più possibile il testo di questo nuovo Ddl ammazza-blog e a seguire  la discussione istituzionale che lo riguarda (la Rete permette tutto questo a tutti) per poter manifestare il proprio dissenso in maniera consapevole e informata. La Rete, infatti, rende tutti più informati e per questo più liberi… ;-)

> AGGIORNAMENTO (18/11/2008): Ricardo Levi è tornato sui suoi passi. In un comunicato pubblicato sul sito del PD ha rassicurato i cittadini sulle sue intenzioni e ha annunciato che cancellerà dal Ddl le parti riguardanti Internet. Pare che siano state tutte le mobilitazioni avviate  sul Web a convincere il deputato a fare retromarcia: la Rete ha vinto!!! ;-)

Anche papà Paolo contro la Carfagna: la famiglia Guzzanti contro la calendarista!!! ;-)

con 5 commenti

mara_carfagna_ministro_pari_opportunita

Forse non tutti sanno che la comica Sabina Guzzanti (nonchè Corrado e Caterina) sono figli di Paolo Guzzanti, deputato di Forza Italia-Popolo delle Libertà. Sembrerà strano, ma i tre comici sono figli di un parlamentare vicino a Berlusconi (per quanto molto critico nei confronti del Presidente del Consiglio).

La figlia, Sabina, era stata querelata dal Ministro delle Pari Opportunità dopo che l’ 8 Luglio al “No Cav-day” di Piazza Navona rivolse parole non esattamente di elogio alla ministra; per di più in quella sede fece allusioni a un presunto scandalo sessuale che coinvolgerebbe la Carfagna insieme al Premier (ne avrebbe parlato un giornale argentino e si cercherebbe di nascondere a tutti i costi in Italia – QUI l’articolo del giornale argentino).

Adesso anche papà Paolo si è fatto querelare dal Ministro Carfagna a causa di un articolo scritto nel suo blog. Nel post il deputato si dice indignato del fatto che una “calendarista” stia alle Pari Opportunità. Paolo Guzzanti si chiede anche quali siano i meriti politici di questa donna che ha avuto una carriera politica così fulminea (alla prima esperienza in politica è diventata Ministro e ora diventerà anche portavoce del Governo).

E’ ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente?“, si chiede Paolo Guzzanti. Il deputato del Popolo delle Libertà dice di parlare in linea di principio e del tutto teorica, ma i riferimenti alle presunte prestazioni sessuali offerte dalla Carfagna a Berlusconi sono palesi.

Ovviamente il post del deputato forzista ha avuto numerosi commenti, alcuni di plauso e altri molto critici. Paolo Guzzanti, però, ha risposto difendendo le sua posizioni. A chi, ad esempio, gli chiedeva indignato di spiegare cosa intendesse con il termine “calendarista” ha risposto: Una sola cosa è finora certa ed è che la signorina Carfagna abbia un bel corpo e lo abbia fatto ben fotografare. La sua intelligenza politica, a suo stesso dire (parole sue, non mie) è nulla. Il resto sono chiacchiere” (QUI le foto del calendario della Carfagna che adesso ha cambiato decisamente look).

La risposta del Ministro non si è fatta attendere. Il suo ufficio stampa ha annunciato la decisione di presentare una querela penale per diffamazione nei confronti di Paolo Guzzanti per “quanto di falso da lui sostenuto nel suo blog”. Alla figlia erano stati chiesti un milione di euro per una causa solo civile (QUI), per il padre si va nel penale.

Sabina Guazzanti aveva detto che la Ministra nel suo caso non aveva proceduto sul piano penale perché altrimenti si sarebbero dovute andare a cercare le prove del “Sexgate all’italiana“, cosa che il Ministro – a detta della comica – non vuole assolutamente.

Vediamo se questa volta con la denuncia per diffamazione, si può far davvero luce una volta per tutte sulla vicenda per poter capire fialmente se nel nostro governo si praticano “nomine di scambio o di compenso” (come ha scritto Paolo Guzzanti rispondendo a un commenti al suo post) oppure se tutto fila per il verso giusto. In questo secondo caso il problema riguarderebbe solo attori satirici e politici che di cognome fanno Guzzanti!!! ;-)

Written by salpetti

4 Novembre, 2008 alle 15:29