Archive for Ottobre 2008
Studenti violenti: un video e le testimonianze confermano la presenza di agenti provocatori
Qualche giorno fa abbiamo parlato dell’inquietante intervista al Presidente Cossiga in cui il vegliardo consigliava a Berlusconi e al Ministro degli Interni di infiltrare tra gli studenti degli agenti provocatori al fine di scatenare tafferugli necessari per giustificare interventi duri da parte delle forze dell’ordine (QUI).
Un video che è stato pubblicato su Youtube (quello che ho inserito nel post) sembrerebbe confermare il fatto che, dopo l’approvazione del decreto al Senato, tra i manifestanti c’erano davvero Poliziotti camuffati da studenti (QUI per approfondire). E’ partita la caccia all’uomo e di sicuro il Web aiuterà a individuare al vera identità del ragazzo protagonista del video.
Inoltre, ieri a Piazza Navona quando è scoppiata la rissa tra due fazioni opposte di studenti, c’era un camion pieno di caschi, mazze e altro materiale necessario per scatenare una guerriglia urbana (QUI). Ma chi ha fatto entrare quel mezzo nella piazza dove c’era la manifestazione degli studenti?
Qualcuno parla di complicità da parte della Polizia stessa. Un camion infatti non passa inosservato, ci vuole un certo livello di accondiscendenza da parte delle forze dell’ordine per farlo arrivare in una piazza durante un corteo di protesta (a meno che la situazione non sfugga completamente di mano).
Pare quindi che Maroni e Berlusconi abbiano seguito il consiglio di Cossiga. Se è davvero così, hanno fatto infiltrare tra gli studenti i famosi agenti provocatori e hanno fatto in modo che gli agenti chiudessero un occhio quando è arrivato quel camion (che si può osservare in tutte le foto e in tutti i video relativi agli scontri).
Il giornale laRepubblica ha seguito da vicino l’avventura di alcune professoresse che accompagnavano i propri studenti:
Una delle cariche del gruppo di facinorosi colpisce un gruppetto di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell’università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. “Basta, basta, andiamo dalla polizia!”, dicono le professoresse.
Docenti a alunni si spostano verso il Senato e incontrano il funzionario capo. “Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!” protesta un’insegnate dai capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: “E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!“.
Il funzionario urla: “Impara l’educazione, bambina!”. La professoressa incalza: “Fate il vostro mestiere, fermate i violenti”. Risposta del funzionario: “Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra“. C’è un’insurrezione generale: “Di sinistra? Con le svastiche?”.
Una professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: “Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un’azione di violenza da parte dei miei studenti. C’è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c’entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire”.
Il funzionario nel frattempo nota la presenza dei giornalisti: “Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra”. Monica, studentessa di Roma Tre: “Ma l’hanno appena sentito tutti! Chi crede d’essere, Berlusconi?”. “Lo vede come rispondono?” dice Laura, di Economia. “Vogliono fare passare l’equazione studenti uguali facinorosi di sinistra”.
La professoressa è angosciata: “Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov’è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri”.
“Molti – continua l’insegnante – non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l’avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto”.
Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. “È contento, eh?” gli urla in faccia un anziano professore.
Insomma, probabilmente è stato attuato davvero il piano di Cossiga. In questo modo tutte le TV e i giornali hanno potuto parlare degli scontri interni tra gli studenti distogliendo l’attenzione dalla protesta. Per di più, come ha detto l’anziano Presidente, se l’opinione pubblica si convince che gli studenti stanno lì solo per fare casino, è molto più semplice sopprimere le manifestazioni a colpi di manganello.
Uno degli studenti, Duccio, sintetizza in pieno quanto è accaduto: “Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l’idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo“.
A me tutta questa storia sembra assurda, ma i fatti sembrano confermare quello che non avrei voluto sentire. Che ne pensate?
> AGGIORNAMENTO: In serata è stato identificato il ragazzo che nel video di Youtube – messo in evidenza poi anche da Beppe Grillo (QUI) – sembrava essere un agente infiltrato. Si tratta di un militante 21enne di ”Blocco studentesco” che in un’intervista ha spiegato il perchè del suo comportamento sospetto (QUI la notizia e QUI un video di RepubblicaTV). Resta il mistero della presenza di un camion a Piazza Navona e restano da chiarire tante incongruenze e tanti fatti poco limpidi…
Vedremo se il Web ci verrà ancora in aiuto…
Università, la riforma terrà conto del business dei laureati precoci?

Un’inchiesta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (per quei pochi che non li conoscessero, sono i due giornalisti autori del libro La Casta) ha messo in evidenza un fenomeno relativo all’Università italiana che in questo periodo di grandi agitazione dovrebbe far riflettere.
I due giornalisti, dati alla mano, si sono interrogati sul perché nell’ultimo periodo c’è stato un vertiginoso aumento di studenti che si laureano in tempi brevissimi (da record!). La stragrande maggioranza di essi è di sesso maschile e oltre la metà proviene da due atenei: l’Università di Siena e la Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara.
Vediamo bene di cosa si tratta (QUI l’articolo sul Corriere):
Non c’è da stupirsi se ci sono studenti che si laureano prima dei termini previsti, ma tra il 2006 e il 2007 il loro numero è improvvisamente cresciuto del 57%. Questa cifra è il campanello di allarme di qualcosa che non va. Non è possibile, infatti, che le nostre università abbiano cominciato ad immatricolare solo geni e super-secchioni!!!
Questo aumento sproporzionato di speed-laureati è il risultato di diversi fattori. Uno di questi è una certa “generosità” riscontrata in alcuni atenei che favorisce lo scorrere veloce degli esami. E’ il caso dell’Università di Siena e della Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara. Da questi due atenei è uscito il 46% di tutti coloro che hanno tagliato il traguardo della laurea prima dei tempi canonici.
Ma come è possibile tutto questo? Prendiamo cosa è successo alla Gabriele D’annunzio. Qui sono presenti dei corsi di laurea telematici finanziati da una Fondazione privata finanziata da molte delle maggiori case farmaceutiche. Nel 2007, questi corsi telematici hanno fatto laureare 5.718 persone (lauree triennale) di cui più della metà si era immatricolata nell’anno accademico 2005/2006 o dopo. Significa che circa 3.000 studenti si sono laureati in soli due anni o addirittura in pochi mesi.
Quelli che si laureano in tempi brevi, inoltre, sono in grande maggioranza di sesso maschile. Sempre riferendoci alle 2 università dove la laurea è più veloce, questa volta prendiamo ad esempio l’ateneo di Siena. Qui, nel 2007, a laurearsi precocemente è stata quasi la metà di tutti gli immatricolati, cioè 1.918 persone. Tra questi ci sono soltanto 21femmine.
Com’è possibile questo dato? Non si tratta di superiorità intellettuale maschile, ma del fatto che l’Università di Siena aveva stipulato una convenzione con l’Arma dei Carabinieri secondo la quale i Marescialli potevano farsi riconoscere la bellezza di 124 crediti formativi su un totale di 148 necessari ad ottenere la laurea triennale in Scienza dell’amministrazione. Bastava poi fare un solo esame oppure presentare tre tesine da 8 crediti ciascuna e si andava a discutere la tesi.
Ci pensò il ministro Mussi (Governo Prodi) a porre rimedio al fenomeno dei crediti regalati quasi per intero; fu posto il limite massimo di 60 crediti a chi – come previsto dalla riforma Berlinguer che istituì le lauree triennali e il sistema dei crediti – poteva ottenere un “sconto” in virtù dell’esperienza e della professionalità acquisita nel proprio lavoro.
Quando Mussi intervenne le cifre erano paradossali: alla Libera università degli Studi San Pio V di Roma ci sono stati 645 laureati precoci su 886 (73%). Alla Tel.M.A., l’università telematica legata al Formez, l’ente di formazione che dipende dal Dipartimento della funzione pubblica, sono stati 428 su 468, cioè il 91,4%.
Il decreto di Mussi arrivò nel maggio 2007, ma ormai la frittata era fatta e la maggior parte di quelli che poterono approfittarne avevano già provveduto a prendere la laurea. Nonostante il divieto, ci fu addirittura un ateneo che continuò per un altro anno accademico a stipulare convenzioni regala-crediti: l’Università Kore di Enna. Sapete quanti studenti immatricolati alla Kore nel 2007 risultano aver preso la laurea triennale in tempi record? Il 79% di laureati; paradossalmente grazie a convenzioni “illegali” con la Polizia di Stato!
Allora, tiriamo le somme:
A causa delle crescenti ristrettezze economiche, alcune università sono state costrette lanciarsi in una corsa ad accumulare più iscritti per avere più rette possibili e chiedere al governo più finanziamenti. Ecco che, in virtù dell’autonomia gestionale, è nata una vera e propria gara tra gli atenei per accaparrarsi il maggior numero di studenti.
Come si fa ad attirare studenti? Di certo puntando sul prestigio, sull’ottima formazione, sulla qualità della didattica e dei servizi offerti. Ma il metodo più semplice è essere buonisti… A Siena e alla D’Annunzio, visti i dati, probabilmente è successo questo. Poi c’è l’escamotage delle convenzioni con le categorie professionali che devono essere il più vantaggiose possibili. Prendere la laurea in poco tempo e facilmente, soprattutto se aiuta a far carriera, può attirare un sacco di iscritti.
Ma che senso ha regalare lauree così? È una domanda di grande rilievo da fare a tutti coloro che hanno governato questo Paese (sia di destra che di sinistra). In questo momento così delicato per via della possibile riforma, è quindi importante tener conto anche di questi dati al fine di rendere migliore l’Università italiana.
Di certo il problema si accentuerà se si tagliano ulteriormente i fondi e quindi le Università saranno sempre più costrette a fare in modo di accaparrarsi il maggior numero di iscritti possibili (soprattutto se si trasformano gli atenei pubblici in fondazioni private). Spero che la Riforma Gelmini tenga in giusta considerazione questi dati…
Riforma della scuola. Cossiga: picchiate tutti i manifestanti!!!
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Ieri, intervistato sul giornale Il Giorno (QUI), il senatore a vita Francesco Cossiga si è lasciato andare a dichiarazioni davvero preoccupanti. Ha consigliato al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Interni un sistema per porre fine alle proteste degli studenti che manifestano contro la riforma Gelmini. Il metodo di Cossiga prevede anche un ampio consenso dell’opinione pubblica.
Il sistema è di facile attuazione: picchiare brutalmente tutti i manifestanti!!!
Sì, avete capito bene… Cossiga ha detto proprio che si dovrebbero picchiare tutti i manifestanti dopo aver ottenuto il consenso popolare con metodi subdoli. Vi riporto parte dell’intervista:
Cossiga: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…”
Giornalista: “Gli universitari, invece?”
Cossiga: “Lasciarli fare. Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città“.
Giornalista: “Dopo di che?”
Cossiga: “Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri”.
Giornalista: “Nel senso che…”
Cossiga: “Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano“.
Giornalista: “Anche i docenti?”
Cossiga: “Soprattutto i docenti”.
Giornalista: “Presidente, il suo è un paradosso, no?”
Cossiga: “Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!”
Giornalista: “E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? In Italia torna il fascismo, direbbero”.
Cossiga: “Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio”.
Giornalista: “Quale incendio?”
Cossiga: “Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese”.
Queste frasi sono agghiaccianti e si commentano da sole. Ma voglio essere ottimista e, senza volerle associare ai fatti del G8 di Genova o a fatti simili accaduti in passato (anche quando il Ministro degli Interni era Cossiga), voglio pensare che siano il frutto dello sproloquio di un 80enne che forse sta perdendo lucidità.
Se poi Berlusconi e Maroni volessero far proprie queste indicazioni, sappiano che non si tratta di un rigurgito di Fascismo, bensì di una “ricetta democratica”. A pensarci bene, infatti, in quale altro Paese veramente democratico non farebbero come ha proposto da Cossiga!?
Studentesse fuori sede: sesso in cambio dell’affitto!!!
Il SUNIA, il sindacato che si occupa di case e di affitti (QUI il sito ufficiale), ha condotto un’indagine sugli affitti degli studenti universitari fuori sede. Il risultato era scontato: aumentano sempre più gli affitti delle case per gli universitari in tutte le maggiori città sedi di grandi atenei.
Il fenomeno ha assunto ormai caratteri molto gravi al punto che si può prospettare il rischio di escludere intere fasce di giovani dal diritto allo studio. Affittare un posto letto (non una stanza!) può costare anche 400 euro a Firenze, 450 a Napoli, 500 a Milano. Una camera singola può costare anche 650 Napoli e Milano, addirittura 700 euro a Firenze (QUI tutti i risultati del monitoraggio).
Nella maggioranza dei casi, fa notare il SUNIA, le offerte d’affitto contengono anche una serie di violazioni della legge (affitti in nero, contratti di tipo libero non registrati, sub-affitti, nessuna indicazione di limiti per aumenti, …).
Leggendo la relazione del SUNIA, mi è venuta in mente un’inchiesta condotta da laRepubblica qualche mese fa. Il quotidiano denunciava un fenomeno di malcostume che si sta diffondendo e che è legato proprio all’aumento vertiginoso degli affitti: alcuni “furbi”, approfittando del fatto che gli studenti non hanno abbastanza risorse per pagare il mensile, hanno cominciato a richiedere prestazioni sessuali in cambio di un sostanziale sconto o addirittura per l’intero affitto; un ritorno al “pagamento in natura” (QUI e QUI gli articoli; ad inizio post il video-inchiesta).
Ad aiutare questi proprietari di casa o subaffittuari ci pensano i siti di annunci online come Kijiji o Bakeka.it. Bisogna naturalmente saper cercare tra gli annunci perché raramente nelle inserzioni compare esplicitamente la parola “sesso”. L’indizio, di solito, è camuffato sotto espressioni tipo “per ragazza, in cambio di prestazioni o di servizi”. Il prezzo dell’affitto, ovviamente, non viene specificato oppure è troppo basso in relazione ai prezzi standard.
Non è difficile, quindi, imbattersi in annunci che recitano più o meno così: “Offro a ragazza italiana max 30 anni posto in camera doppia. Vicinissimo all’università. Servizi saltuari da concordare. Sono un giovane sano e pulito”.
Chi mette questi annunci spera che dall’altra parte ci sia una studentessa fuori sede senza troppi soldi (condizione che spesso rappresenta quasi la normalità) che sia pronta a scendere a compromessi pur di trovare casa pagando poco. E purtroppo pare che le risposte a questi annunci non manchino…
La giornalista di Repubblica che ha condotto l’inchiesta ha risposto ad alcuni di questi annunci a Roma (ma è un fenomeno che si sta verificando in tutta Italia). Riporto alcune battute scambiate con due dei potenziali affitta-camere:
Valerio (nome di fantasia) ha trentun anni, è laureato in economia e ora lavora in un albergo. Ha un appartamento di sua proprietà. Una stanza è libera ed ha messo uno di questi annunci ambigui. Ecco la discussione:
Valerio: “La stanza costerebbe quattrocentocinquanta euro al mese, spese escluse. La casa è grande e ammobiliata. Per te, però, posso fare un prezzo speciale. Diciamo che sono disposto a farti lo sconto di trecento euro”.
Giornalista: “Nell’annuncio si parlava di pagamento in “natura”. Io però non voglio essere sempre disponibile. Va bene se ci accordiamo per quattro incontri sessuali al mese?”.
Valerio: “Mmm…. Ti sei fatta i tuoi conti. No, così è troppo poco. Dobbiamo venirci incontro”.
Giornalista: “Allora quanto?”
Valerio: “Meglio non decidere adesso. Prima voglio fare una prova. Ti offro l’alloggio per alcuni giorni e poi vediamo come va la cosa. Se tra noi funziona, se siamo sessualmente compatibili, l’accordo si può fare. Non possiamo impegnarci in una cosa del genere senza prima conoscerci meglio. Se ci impegniamo, ad esempio, per un mese e poi non va bene, siamo fottuti per un mese”.
Giornalista: “Ma che tipo di prestazioni hai in mente?”
Valerio: “Prova a immaginare… Tutto però deve essere fatto nella maniera più spontanea possibile. Non voglio che i nostri incontri siano freddi”.
Giornalista: “E quando posso vedere la stanza?”
Valerio: “Possiamo andare anche adesso. E per la nostra prova, potremmo iniziare già questa sera”.
Marco (nome di fantasia) studia Giurisprudenza a Roma. Anche lui è uno studente fuori sede. Nell’annuncio diceva che era disposto a dividere la stanza con una ragazza senza fargli spendere soldi:
Marco: “Ci sono dei miei amici che lo fanno, hanno delle ragazze in casa. Sono studentesse pure loro. Solo che facendo sesso risparmiano sull’affitto. Io sto in una camera grande. C’è un letto a una piazza e mezza. Se vuoi quello lo do a te, ne possiamo mettere uno più piccolo vicino. Tu magari potresti trasferirti pian piano. Così non se ne accorge il proprietario”.
Giornalista: “Non voglio diventare una fidanzata, cosa ti aspetti, due o tre volte al mese?
Marco: “Non lo so, te l’ho detto. Ma io non faccio beneficenza. Tu non sei l’unica, all’annuncio hanno già risposto tre ragazze prima di te”.
E pensare che questi esempi sono probabilmente i meno disgustosi!!!
Insomma, il fenomeno è allarmante e, in un contesto senza regole dove per di più c’è gente che ha davvero bisogno di trovare un alloggio economico, gli approfittatori non mancano…
Allora, ragazze che state cercando casa – a meno che non siate interessate a questo tipo di risparmio nelle spese – state attente alle offerte speciali!!!
L’eredità di Haider fa arrabbiare gli ebrei italiani!!!

Joerg Haider
Sabato scorso è morto in un incidente stradale (forse perché guidava ubriaco a ben 142 Km/H) il leader del partito di estrema destra austriaco BZÖ (Alleanza per il futuro dell’Austria), Joerg Haider.
Adesso si cerca l’erede politico di questo controverso leader (che probabilmente sarà il suo braccio desto, Stefan Petzner) e anche gli eredi dei beni materiali (che saranno la moglie e le due figlie).
Proprio in relazione a questa seconda eredità ci sono dei dettagli che fanno discutere. Il patrimonio ammonta a più di 15 milioni di euro.
Questa somma non deriva dallo stipendio da governatore della Carinzia (per quanto alto) e nemmeno dalle proprietà immobiliari (la famiglia viveva in una modesta villa a Vienna), bensì dal possesso di una intera vallata sulle Alpi (QUI): la “Valle degli orsi” (Bärental), al confine della Slovenia (anche se Haider in tutta la sua proprietà terriere ha fatto togliere tutte le insegne in sloveno perché, da buon nazionalista, gli davano fastidio).
Si tratta di 1.600 ettari di proprietà che si allungano per 7 Kilometri: prati, boschi, pascoli, una parte della catena montuosa delle Caravanche (Karawanken), una casa forestale e pure la cappella di San Michele. L’invidiabile possedimento gli era stato donato da uno zio, Wilhelm Webhofer, che a sua volta l’aveva ereditato dal padre.
È qui che la storia si fa drammatica: il pro-zio aveva comprato tutto questo territorio per un prezzo irrisorio nel 1939 approfittando delle leggi razziali. Quel possedimento, infatti, apparteneva a una famiglia di ebrei che, proprio a causa delle leggi promulgate dal fascismo contro i non ariani, fu costretta a svendere. La famiglia finì poi in un campo di concentramento, ma alcuni membri riuscirono a tornare a casa dopo la guerra.
Nel 2000, l’erede legittima di questa immensa vallata, Noemi Merhav, aveva citato a giudizio Haider: reclamava la sua proprietà sostenendo che il suo pro-zio l’aveva acquisita in maniera quasi fraudolenta. Allora Haider vinse la causa perché, almeno dal punto di vista formale, il contratto di vendita era regolare nonostante il prezzo pagato fosse davvero bassissimo. Dal canto suo, Haider ha sempre difeso la sua mega-proprietà in diverse circostanze.
Insomma, la comunità ebraica italiana si sente nuovamente ferita e defraudata dopo che la morte del leader austriaco ha riportato in auge questa storia. Probabilmente sarà un’altra macchia nella memoria di un politico molto controverso.
Che ne dite?
Gira un sacco di cocaina tra gli adolescenti: è noia?

Pare che l’uso delle droghe stia purtroppo dilagando trai i giovani. I dati sono allarmanti e ancora più preoccupante è il fatto che l’età di chi inizia a fare uso di droghe (non solo cannabis) è sempre più bassa; già a 12 anni è possibile avere un primo approccio con cocaina e altre droghe pesanti.
Una recente inchiesta de laRepubblica ha messo in risalto questo preoccupante scenario a Roma, ma la situazione è molto simile in tutte le grandi città italiane e non solo. I genitori sentendo nei TG e leggendo sui giornali certe notizie sono sempre più allarmati e preoccupati per i proprio figli.
A Roma, padri e madri sono corsi ai ripari trasformandosi in detective. Gli viene in aiuto un laboratorio di analisi in cui basta portare un capello o del materiale organico dei figli per smascherare i ragazzi che fanno uso di droghe.
I risultati che escono da questo laboratorio sono sconcertanti. Oltre al dato che ci si potrebbe aspettare sull’uso di marijuana (è nota la larga diffusione che questa droga ha tra i più giovani), il 60% degli adolescenti su cui è stata fatta l’analisi negli ultimi 6 mesi (i più giovani hanno appena 13 anni, il più grande 17) è risultato positivo al test della cocaina; poi spicca l’uso di anfetamine, ecstasy, LSD, ketamine e altre droghe.
Il campione non è certo rappresentativo dell’universo giovanile romano e men che meno italiano, ma il dato è sicuramente degno di nota. Così, sono sempre più i genitori che “rubano” nel sonno un capello ai lori figli per portarlo ad analizzare (bastano anche le magliette sudate usate per le partite di calcetto o lo spazzolino da denti oppure ancora la gomma da masticare).
Le testimonianze dei giovani sono agghiaccianti: “Con la coca ho iniziato a 13 anni nei bagni della scuola, dice un ragazzo. E´ stato per superare la vergogna di essere deriso dalla prof. e dalla classe che ho fatto il primo tiro della mia vita. La cocaina – continua il giovane – ormai la trovi dappertutto: in centro, in periferia, nei locali, per strada, dove vuoi“.
Per i genitori scoprire che il figlio fa uso di droghe pesanti è frustrante: “Ho capito che mia figlia assumeva cocaina solo dopo un anno che ne faceva uso, dice una mamma. Lo so, sono una mamma da condannare per questo, ma le assicuro che rendersi conto e accettare che la propria bambina tira cocaina è difficilissimo“. La donna racconta poi che quando la figlia è stata messa di fronte all’evidenza ha risposto con naturalezza che tirare cocaina è oggi di moda: “Mamma, lo fanno tutti, perché io no!?“.
Ecco la testimonianza di uno dei giovani spacciatori più noti dei licei romani: “Ho iniziato a spacciare quando avevo dodici anni. Ora ne ho 14 e, non per vanto, ma sono uno dei più richiesti tra i liceali della capitale. Perché ho roba buona, non vendo schifezze. Con la coca che ho io, nessuno s´è mai sentito male con me. Garantito“.
Tra i ragazzi, dunque, di droga ne gira parecchia. Sia nelle strade delle periferie e dei quartieri degradati che nei cosiddetti “quartieri alti”. A fare uso di droghe sono i ragazzini che vanno a scuola, che incontriamo per strada, i meno sospettabili…
Insomma, non si può e non si deve generalizzare, ma una piccola riflessione su questi dati e su queste testimonianze è d’obbligo. Addirittura, dicono gli esperti, l‘uso della cocaina si è talmente diffuso che anche il suo valore commerciale si è abbassato: pare che una dose si trovi anche a meno di 30 euro!!!
E’ ovvio che non si risolve il problema con la solita accusa nei confronti dei giovani che non hanno valori e che non sono più come quelli di una volta; il problema è molto più complesso.
Ci sono tantissimi ragazzini che sono assolutamente convinti che la droga è la rovina e che fa male; mai avvicinerebbero le narici a una pista di cocaina. E’ anche vero però che i giovani adolescenti di oggi vengono sollecitati dalla televisione e dalla pubblicità in continuazione e che quindi il loro stile di vita è orientato all’estetica e all’edonismo.
Il mondo che gli ruota intorno sembra dirgli che possono avere tutto e subito, così per loro è facile cercare il piacere in ogni attimo della loro vita. I più inconsapevoli esigono per questo una soddisfazione perenne e le attese fasulle con le frustrazioni che ne seguono possono indurre facilmente a pensare che la cocaina è un buon rimedio a tutto.
Credo che sia una questione di consapevolezza. Internet è uno strumento importante nelle mani dei giovani: informazioni, scambi di idee, reti sociali, ecc. sono un utile arma contro quella noia, quella frustrazione dell’essere giovani in questa società e quella voglia di trasgredire che spesso (i dati lo dimostrano) portano a effettuare scelte non proprio corrette. Sapere a cosa si va in contro se si assume droga e essere coscienti che con la coca ci si fa solo del male è l’arma più potente.
Bisogna essere il più possibile consapevoli di quello che si fa e per questo non servono slogan pubblicitari e modelli fasulli, ma corrette informazioni e confronti costruttivi.
Che ne pensate?
Ingiustizia al Nobel: esclusi i fisici italiani!!!

Sono stati assegnati ieri i premi Nobel per la Fisica (QUI). L’ambito premio è andato ai fisici giapponesi Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa e allo allo statunitense Yoichiro Nambu, ma subito si sono sollevate polemiche. L’assegnazione del premio Nobel, infatti, quest’anno è stata amara per l’Italia perché sono state premiate teorie alla cui base ci sta il lavoro di ricercatori italiani che però non hanno avuto alcun riconoscimento.
C’erano due piccoli gruppi di ricercatori tra i possibili premiati: Nicola Cabibbo insieme a Kobayashi e Maskawa (per la scoperta dell’origine della rottura di simmetria che predice l’esistenza di almeno tre famiglie di quark in natura) e Giovanni Lasinio insieme a Nambu (per per la scoperta del meccanismo della rottura spontanea di simmetria nella fisica subatomica). In tutti e due i casi il premio è arrivato, ma i nomi italiani sono spariti!!!
Eppure gli scienziati tagliati fuori sono assolutamente illustri e riconosciuti come tali dalla comunità scientifica internazionale (scusate i tecnicismi):
- Le ricerche di Nicola Cabibbo hanno gettato le basi basi per comprendere il fenomeno per cui quark si mescolano dando origine alle particelle elementari; il suo modello è stato integrato successivamente dai due giapponesi premiati ed è oggi noto appunto come Matrice di Cabibbo-Kobayashi-Maskawa (CKM).
- Giovanni Lasinio è riconosciuto come il pioniere della ricerca teorica sulla rottura spontanea di simmetria. Il suo contributo è stato fondamentale per la realizzazione del cosiddetto modello che si chiama, appunto, Modello di Nambu-Lasinio.
Nessuno è riuscito a spiegarsi questa scelta nell’assegnare i Nobel da parte dell’Accademia reale di Svezia (nemmeno la comunità scientifica internazionale che da più parti ha espresso il proprio disappunto, anche il prestigioso CERN di Givevra). Perché escludere solo gli italiani il cui lavoro è stato sicuramente determinante per l’elaborazione delle teorie premiate?
Prima lo stupore è stato unanime, poi la delusione e la rabbia hanno colpito tutti coloro che in Italia fanno ricerca. Luciano Maiani, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), pur non volendo alimentare le polemiche ha rilasciato una dichiarazione che per quanto cauta possa essere equilibrata e pacata lascia trapelare questo senso di delusione.
Ecco le parole di Maiani: “La fisica italiana esce molto bene con diverse persone presenti nei passaggio cruciali. Viene nominato Giovanni Lasinio che era stato il collaboratore principale di Nambu nel lavoro fondamentale che ha lanciato questa idea nel mondo della fisica e viene citato correntemente sotto il nome di Nambu-Lasinio. Poi c’è Nicola Cabibbo, senza il suo lavoro gli studi di Kobayashi e Maskawa sarebbero stati impensabili. Cabibbo ha fornito il linguaggio per descrivere queste cose. Trovo giustificata la delusione di miei colleghi, e anche mia, che pensavano che il suo lavoro avrebbe meritato di per sè un premio Nobel, però il giudizio della storia sul lavoro di Cabibbo è stato già dato. È un lavoro che ha segnato l’inizio di una nuova epoca“.
Già il nostro Paese in quanto a ricerca non sta messo bene e le migliori teste sono costrette a fuggire all’estero (“fuga di cervelli”). E’ questo l’incoraggiamento che si vuole dare ai giovani ricercatori italiani?
Probabilmente il nostro Paese ha uno scarso prestigio internazionale e conta poco nei posti dove si prendono le grandi decisioni. Forse è questo il motivo dell’esclusione degli scienziati italiani. Di certo questa esclusione dal premio Nobel non è una buona pubblicità per l’Italia e denigra ulteriormente chi a fatica riesce a fare ricerca qui da noi in condizioni precarie…
Voi che ne pensate?