LA FORZA DEL BLOGGING

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Archive for Settembre 2008

Cuba impedisce alla blogger dissidente di venire in Italia!!!

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Yoani Sanchez

Yoani Sanchez

Si chiama Yoani Sanchez ed è una blogger cubana dissidente. In realtà di mestiere fa la giornalista per la rivista Desde Cuba, ma nel suo blog pubblica notizie “scomode” per  i fratelli Castro. Non è un caso, infatti, che il suo spazio Web non è accessibile da Cuba (per via della censura) e che, quindi, solo chi sta fuori dall’isola può leggere ciò che scrive.

Il regime cubano ha paura di ciò che lei potrebbe dire o fare una volta recatasi all’estero e per questo motivo le impedisce di andare via anche solo temporaneamente. Non gli viene infatti concesso il visto che a Cuba è necessario per chi vuole allontanarsi.

La scorsa primavera le è stato negato il permesso per recarsi in Spagna (dove avrebbe dovuto ritirare un premio giornalistico), adesso gli è stato negato il permesso anche per venire in Italia (QUI).

Dal 3 al 5 Ottobre, infatti, si tiene a Ferrara il festival del giornalismo e dell’informazione globale ”Internazionale a Ferrara”  e una delle ospiti era proprio lei. Sarebbe dovuta essere presente anche al “Pisa Book Festival” (dal 10 al 12 ottobre). Successivamente sarebbe dovuta andare anche a Piombino per l’iniziativa “Ottobre Piovono Libri“. Tutti gli appuntamenti ai quali avrebbe dovuto prendere parte la Sanchez sono stati annullati (salvo un ripensamento da parte del governo cubano).

Sulla vicenda alcuni senatori dei Radicali e del PD hanno presentato un’interrogazione al Ministro degli esteri Frattini per sapere “se sia possibile acquisire informazioni, tramite Ambasciate, sulle motivazioni che hanno respinto per ben due volte la richiesta di visto di uscita alla signora Sanchez, e se il Governo intenda intervenire per permetterle di venire in Italia e di partecipare alle conferenze che richiedono anche la sua presenza“. Vedremo se qualcosa si muove…

Spero che Yoani Sanchez possa essere presente a tutte le manifestazioni cui è stata inviata nel corso delle quali potrà parlare liberamente del regime cubano e di tutte le sue contraddzioni. In ogni caso, resta la consolazione del fatto che grazie al Web si può far sentire ugualmente la voce di una “dissidente” in tutto il Mondo. Peccato che proprio i diretti interssati (i cubani) non possano accedere liberamente al suo blog
Ma i regimi, si sà, hanno paura delle voci libere!!! ;-)

Transparency International: in corruzione l’Italia sta peggiorando!

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Non tutti sanno che annualmente l’organizzazione Transparency International pubblica un rapporto sulla percezione della corruzione da parte della popolazione nei confronti della pubblica amministrazione del proprio Stato.

Nella classifica di quest’anno i Paesi più virtuosi (a pari merito) sono Danimarca, Finlandia e Nuova Zelanda, seguiti da Singapore; mentre Iraq, Myanmar (ex Birmania) e Somalia sono agli ultimi posti. Per corruzione si intende “l’abuso di pubblici uffici per il guadagno privato“.

Fin qui niente di strano, sono risultati che in un certo senso ci si potrebbe aspettare. Quello che non ci aspetta è, invece, che un Paese come l’Italia si trova soltanto al 55esimo posto. Prima di noi ci stanno pure, oltre a quasi tutti i paesi industrializzati, il Botswana, la Repubblica Ceca e il Sud Africa (solo per fare qualche nome); ci precede anche Israele dove da poco si è dimesso il primo ministro perché coinvolto in un’inchiesta giudiziaria su presunte tangenti (la stessa cosa che avviene qui da noi! ;-) ).

L’Italia, per di più, è scesa vertiginosamente in classifica rispetto all’anno scorso. ll punteggio di quest’anno è di 4,8 su un massimo di 10, mentre nel precedente rapporto aveva un punteggio di 5,2: ben 14 posti più in basso!!!

Huguette Labelle, direttore dell’ong Transparency International, ha sottolineato come “arginare la corruzione necessita di una stretta sorveglianza dei parlamentari, dell’applicazione della legge, di media indipendenti e di una società civile viva. Quando queste istituzioni sono deboli, la spirale della corruzione esce fuori controllo con conseguenze terribili per la gente comune, per la giustizia e per l’uguaglianza della società“.

La presidente di Trasparency Italia, Maria Teresa Brassiolo, ha chiesto al Ministro Brunetta di nominare con la massima urgenza un nuovo sottosegretario con la funzione di “Alto commissario alla lotta alla corruzione“, una sorta di autorità super partes in grado di proseguire il monitoraggio iniziato dalla ONG e di indagare caso per caso al fine di debellare questa piaga. Vedremo se Brunetta accoglierà la proposta…

L’Italia ha registrato casi acuti di corruzione e frode nel sistema sanitario nazionale che si sono tradotti nell’arresto di politici di primo piano e funzionari pubblici in Abruzzo“, si può leggere nella parte del rapporto di Transparency International che riguarda l’Italia”. Ma non è solo la sanità…

A me questa notizia sembra molto grave, nonostante ciò i media non le hanno dato il risalto che merita (anzi, spesso hanno propio taciuto). Per fortuna che c’è la rete…

O forse non dicono nulla perché si prospetta una nuova mani-pulite!? ;-)

Roma, rischiano la multa le ragazze in mini o scollate!!! ;-)

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In attesa che entri in vigore il divieto di prostituzione in strada o in luoghi pubblici previsto dal decreto Carfagna, il sindaco di Roma ha pensato di anticipare il provvedimento nella Capitale (QUI l’ordinanza). Alemanno ha disposto multe per i clienti e per le prostitute e, a una settimana dall’entrata in vigore di queste norme, la situazione a Roma è diventata paradossale.

Il malumore si fa sentire ovviamente tra le lucciole capitoline e tra i loro clienti, ma sono stranamente anche le forze dell’ordine a lamentarsi per vari motivi (QUI). Tra questi c’è la norma del provvedimento che recita: “E’ fatto divieto di assumere atteggiamenti, modalità comportamentali o di indossare abbigliamenti che manifestino inequivocabilmente l’intenzione di adescare o esercitare l’attività di meretricio“.

Non è stabilito, infatti, quale sia il contesto di riferimento e quali siano i criteri che rendono una minigonna troppo corta o un pantalone troppo attillato oppure una scollatura troppo provocante. La discrezionalità e l’ambiguità del testo rendono il provvedimento praticamente inattuabile e genera molta confusione tra chi deve applicare le sanzioni.

L’applicazione di tale norma può essere è talmente equivoca che il sindacato dei vigili urbani, Sulpm, sottolinea: “Qualunque ragazza in abiti succinti in giro per Roma da oggi è a rischio: chi dirà quanto corta deve essere una gonna per manifestare l’intenzione di adescare?“.

Un’ordinanza quella di Alemanno che a quanto pare non sta in piedi. Questi “inequivocabili” atteggiamenti, comportamenti, abbigliamenti, non sono anche gli stessi ai quali chiunque può assistere in qualsiasi discoteca o pub di Roma? Non dimentichiamo, poi, che il 13 agosto scorso, due ragazze peruviane sono state fermate dalla Polizia perché scambiate per prostitute (erano sedute sugli scalini di una Chiesa). Le vittime erano due ragazze normalissime di quelle che si incontrano tutti i giorni in giro per la città: jeans attillati, t-shirt a girocollo, ballerine, occhiali a goccia, capelli legati e un filo di trucco. La loro colpa? Forse non essere italiane (QUI).

Il problema è che l’adescamento e l’attività di meretricio si possono dimostrare solo avendo prove tangibili, come ad esempio l’aver ascoltato e registrato il cliente e la potenziale meretrice nel momento in cui in cui viene stabilito il prezzo della prestazione sessuale o immortalare il momento del passaggio di denaro. Un’impresa praticamente impossibile…

Così, la maggior parte delle multe fino ad oggi registrate non dovranno essere pagate (se si fa ricorso). Inoltre, l’ironia e la furbizia dei romani si è già messa in moto (QUI): c’è chi dice di essersi perso e di aver bisogno di un’indicazione stradale per tornare a casa, chi invece di essersi fermato dopo aver pensato che quella ragazza in minigonna all’angolo della strada gli sembrava una parente, una vecchia amica, perfino una ex compagna di scuola e così via… Come faranno i vigili a dimostrare inequivocabilmente che in realtà si stava contrattando il prezzo di una prestazione sessuale? ;-)

Insomma, a quanto pare i risvolti pratici di questa ordinanza saranno minimi e non si farà nulla per combattere quello che è il vero problema: lo sfruttamento della prostituzione. La giornalista Flavia Amabile, per verificare se alle parole fossero seguiti i fatti, ha trascorso una notte “in minigonna” per le strade romane della prostituzione (Via Salaria e Cristoforo Colombo); dice di aver visto tanti clienti, ma nessun controllo!!!

Un ultimo consiglio: ragazze di Roma, quando uscite state attente al’abbilgiamento, non si sa mai!!! ;-)

Alitalia, perchè i dipendenti esulatano!? ;-)

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Quello che nessuno si auspicava è successo: la cordata di 16 imprenditori che avrebbe dovuto comprare l’Alitalia (CAI) ha ritirato l’offerta dopo una lunga ed estenuante trattativa con i sindacati.

Quando si è appresa questa notizia, a Fiumicino i dipendenti hanno esultato. Qualcuno ha detto che sembrava di assistere alla tragedia del Titanic, l’orchestra che suona mentre la nave va giù. Altri hanno solidarizzato con i dipendenti che vedevano nelle proposte della CAI condizioni per loro molto sfavorevoli (riduzioni dello stipendio, aumento delle ore di lavoro e della produttività, eliminazione di alcune prassi organizzative ormai consolidate nel tempo, …).

Se l’Alitalia chiuderà per fallimento, allora davvero tutta questa esultanza sarà stata fuori luogo, ma se adesso in fretta e furia si trovasse un’altra soluzione (più vantaggiosa per i dipendenti), a questo punto i festeggiamenti di Fiumicino acquisterebbero un significato diverso.

Credo che adesso siano 4 i possibili scenari futuri:

  1. La CAI, nonostante le molte perplessità sulla redditività dell’operazione di alcuni soci (tra cui Benetton), non si è ancora sciolta (QUI). Questo significa che ancora si potrebbe riaprire la trattativa giungendo ad una soluzione che possa andar bene a imprenditori, sindacati e dipendenti.

  2. Berlusconi potrebbe avere una carta segreta da giocare pur di non ammettere la sconfitta (che comunque attribuisce ai sindacati): una nuova CAI con altri imprenditori. Adesso, infatti, esiste un piano industriale, un’offerta di contratto e una controproposta dei sindacati. Non tutti gli imprenditori dell’attuale, inoltre, sono completamente sfavorevoli alle proposte dei sindacati. Basterebbe quindi trovare nuovi imprenditori che avessero voglia di entrare a far parte della cordata. Questi prenderebbero il posto dei più scettici e forse la trattativa riprenderebbe senza grandi ostacoli.

  3. Mettere da parte la storia dell’italianità della compagnia di bandiera e richiamare Air France o un altro partner straniero (Iberia, British Airways, KLM, Lufthansa, …) intenzionato a comprare tutta o una parte consistente dell’Alitalia.

  4. E’ l’ipotesi peggiore: il fallimento.

Voi pensate che hanno avuto ragione i dipendenti ad esulatare sperando in una delle prime 3 possibilità oppure che quei festeggiamenti di Fiumicino siano stati una sorta di preludio a un suicidio collettivo?
Fatemi sapere… ;-)

Written by salpetti

19 Settembre, 2008 alle 13:18

La chiesa anglicana chiede scusa a Darwin, il Vaticano no!!!

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L’anno prossimo ricorrerà il 150esimo anniversario della pubblicazione del libro di Charles Darwin Origine delle Specie“. Lo studioso naturalista, dopo anni di attenti studi e osservazioni in tutto il Mondo, formulava in quel libro la famosa teoria dell’evoluzione di cui i principi generali sono ancora oggi consolidati presso la comunità scientifica.

L’opera di Darwin fu molto apprezzata sin da subito, tanto che alla sua morte ricevette i funerali di Stato e fu sepolto addirittura accanto a Isaac Newton, considerato una delle più grandi menti di tutti i tempi. Fu la Chiesa a non apprezzare le sue teorie perché, si diceva allora, erano in netto contrasto con il creazionismo.

Adesso, ad un secolo e mezzo di distanza, la Chiesa anglicana chiederà scusa per quelle aspre critiche. Come anticipato da un tabloid inglese, infatti, a breve sul sito ufficiale della Church of England sarà pubblicato un articolo di rammarico per l’incomprensione mostrata alla gerarchia ecclesiastica nei confronti dello studioso inglese.

Niente di nuovo, anche il Vaticano aveva fatto lo stesso con Galileo Galilei, ma per Darwin non c’è clemenza ;-) . A chi chiedeva a Mons. Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, se anche la Chiesa di Roma avesse fatto lo stesso ha risposto: “[...] L’ iniziativa degli anglicani non è priva di interesse ma è nel loro stile, che è diverso dal nostro. E’ vero, ci sono state polemiche aspre, ma non voglio parlare di ‘perdoni’, e dovremmo smetterla di considerare la storia come un tribunale in continuo allestimento“.

Le teorie evoluzioniste delle origini - ha continuato Mons. Ravasi - non sono incompatibili a priori con il messaggio della Bibbia e della teologia, né con il magistero della Chiesa. [...] Il dibattito su un tema dell’evoluzionismo è diventato ormai una sorta di vessillo, un emblema del rapporto tra fede e scienza. Dall’incontro, nessuno ha detto di attendersi un pieno accordo, ma il riconoscimento delle diverse specificità: fotografie della realtà da diversi punti di vista. Occorrerebbe chiudere per sempre l’era degli anatemi e del sopracciglio alzato per far posto a un sereno confronto finalizzato a capire l’uomo e il mondo“.

Mi pare che le parole di Mons. Ravasi siano condivisibili da credenti e non. Molte cose, però, mi fanno pensare che – nonostante la dichiarazione di intenti di Mons. Ravasi – la guerra tra Chiesa e Scienza continuerà ancora per molto tempo;-)

Written by salpetti

17 Settembre, 2008 alle 0:22

Pillola del giorno dopo: a Roma tutti i medici sono obiettori!

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Della cosiddetta “pillola del gioro dopo” e del suo controverso rapporto con la Chiesa e i movimenti cattolici ne avevamo parlato qualche tempo fa (QUI). Adesso a riaprire la polemica è l’associazione Radicali Roma che autonomamente ha condotto un indagine presso gli ospedali della Capitale. Ebbene, nonostante i medici siano tenuti a prescriverla in quanto non si tratta di un farmaco abortivo e, quindi, non possono nemmeno appellarsi all’obiezione di coscienza, nella metà degli ospedali romani non è stato possibile ottenerne la prescrizione.

Una coppia munita di telecamera nascosta si è presentata all’accettazione di ben 20 ospedali romani (il video integrale lo trovate sul sito dell’associazione). La domanda era più o meno questa: “Il preservativo si è rotto e ora ho paura di rimanere incinta… Ho bisogno urgente che un medico mi prescriva la pillola del giorno dopo“. La risposta in più della metà degli ospedali è stata di questo tipo: “Mi dispiace il nostro è un ospedale religioso, qui da noi ci sono solo medici obiettori di coscienza… Niente pillola, deve rivolgersi altrove“.

Dal centro alla periferia, a Roma è quasi impossibile trovare un medico che non sia obiettore; non solo negli ospedali legati a strutture religiose, ma anche in ospedali civili come, ad esempio, all’Aurelia Hospital dove la pillola non è stata prescritta. Al Cto Sant’Andrea, poi, l’avrebbero pure prescritta, ma non avevano i moduli per il consenso informato.

Oltre al rifiuto, regna sovrana la disinformazione e il disinteresse. Non è stato infrequente, infatti, trovare medici o infermiere che hanno dato risposte imprecise o addirittura sbagliate. Solo in tre strutture (Sandro Pertini, Grassi di Ostia e al Policlinico Umberto I) sono state fornite spiegazioni esaurienti.

All’ospedale San Giovanni, ad esempio, il personale ha invitato la coppia a presentarsi il giorno dopo presso qualche consultorio “tanto ha tre giorni di tempo per prendere il farmaco“. In realtà, invece, il farmaco deve essere assunto il prima possibile perché più tempo passa e più cresce il rischio di restare incinte. Entro 12-24 ore dal rapporto sessuale la pillola riduce la possibilità di rimanere incinta fino al 90-95%, successivamente l’efficacia si riduce e, se assunta tra le 48-72 ore, il rischio di una gravidanza è maggiore di 6-8 volte. Negli ospedali spesso non viene sottolineato questo aspetto, anzi, per ragioni burocratiche o ideologiche, si tende ad allungare i tempi.

In questa pagina trovate la trascizione di tutte le risposte ottenute nei 20 ospedali della Capitale. Ci sarebbe da ridere se non si trattasse di un momento drammatico per l’eventuale coppia (o per la ragazza) che si trova in quel momento in difficoltà e se tutta questa vicenda non fosse così paradossalmente assurda.

La pillola in questione, come dicevamo anche nell’altro post, non provoca aborto perchè agisce inibendo e ritardando l’ovulazione; non si capisce perchè ci siano medici abiettori e perchè debba essere così difficile per una donna ottenere una prestazione medica che le spetta di diritto. Non si capisce nemmeno perchè non si faccia una corretta informazione a riguardo, ma piuttosto si ricevano spiegazioni vaghe o imprecise, quando non del tutto errate.

Written by salpetti

10 Settembre, 2008 alle 12:47

Stampa clandestina: i blog sono in pericolo e chi ci difende è il carnefice!!!

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Ha fatto scalpore la notizia della chiusura del blog dello storico siciliano Carlo Ruta. Il giudice di Modica (in Sicilia) ha ritenuto Ruta colpevole del reato di “stampa clandestina“. Il blog incriminato,  però, non faceva niente di male se non raccogliere testimonianze, appunti e articoli sulla storia recente della Sicilia. Questa sentenza costituisce, quindi, un precedente pericoloso per tutti i blogger perché, in sostanza, non fa altro che condannare ogni forma di informazione online (eccetto quella delle testate giornalistiche registrate).

Se il giudice di Modica avesse avuto un’idea seppur vaga di come funziona il mondo di Internet, non avrebbe interpretato alla lettera la legge cui si fa riferimento la sentenza e, forse, avrebbe avuto un punto di vista diverso su tutta la vicenda. Evidentemente non è così e oggi, a causa di una normativa ambigua e poco chiara, ci troviamo in una situazione in cui potenzialmente ogni blog potrebbe essere fuori legge.

La legge sulla Stampa è del 1948, allora il Mondo era ben diverso da oggi e Internet non esisteva; il sistema della comunicazione era legato prevalentemente alla carta stampata. Oggi le cose sono ben diverse e quella legge è anacronistica. I nostri parlamentari provarono a porre rimedio all’invecchiamento di questa legge nel 2001, con conseguenze disastrose. Allora si ampliò il concetto di “prodotto editoriale” anche alle pagine web creando quella confusione normativa che ha portato il giudice di Modica a ritenere “stampa clandestina” il blog di Ruta (QUI un approfondimento).

Tutta questa vicenda è già di per sè sconvolgente; da sola basterebbe a far indignare anche il più pacifico dei blogger, ma c’è di più. Oggi in Parlamento a difendere Ruta (e conseguentemente tutti i blogger italiani)  c’è Giuseppe Giulietti, deputato dell’Italia dei Valori di Antonio di Pietro (lo stesso Di Pietro nel suo blog da il pieno sostegno a Carlo Ruta e a tutti i blogger italiani). Nel 2001, però, Giulietti era un esponente dei DS e fu relatore di quella famigerata legge che metteva sullo stesso piano blog e testate giornalistiche, quella che  ha permesso al giudice di Modica di accusare un blogger per il reato di stampa clandestina previsto dall’art. 16 della legge sulla stampa del 1948.

Adesso Giulietti invece di fare pubblica ammenda e ritirarsi in silenzio a vita privata, si cala con disinvoltura nei panni di paladino della libertà di espressione, chiedendo addirittura al Ministro della Giustizia se non sia vero che “secondo la logica prevalsa, la quasi totalità dei siti web italiani, per il solo fatto di esistere, potrebbero essere considerati fuorilegge, in quanto appunto “stampa clandestina”, e ciò  in spregio a ogni regola della democrazia”.

Ma nel 2001 in molti avevano già sollevato il problema, ma a tranquillizzare tutti ci pensò lo stesso Giulietti che affermava: “La legge sull’editoria non ha mai avuto tra i suoi obiettivi quello di imbrigliare le attività editoriali sulla rete. Sono quindi falsi gli allarmi e le preoccupazioni diffusi in tal senso“. Insomma, come ha detto Massimo Mantellini su PI, se Internet in Italia è clandestina è colpa anche “di questi signori capaci di confezionare norme che nessun paese civilizzato si sogna, per poi pacificamente dimenticarsene“.

Oggi la Rete, che sempre più va a coincidere con democrazia e libero confronto, in Italia è praticamente tutta furoi legge per clandestinità. Paradossalmente chi si è fatto paladino della giustizia e oggi attacca questa condizione, è proprio colui che ha contributo a che si sia giunti a ciò. Noi blogger, quindi, possiamo stare tranquilli: siamo in buone mani!!! ;-)

Strip tease contro il precariato. Brunetta rimane impassibile

con 16 commenti

Dopo la pausa estiva (che si è protratta più del previsto), rieccomi qua a dar vita a questo blog. Riparto parlandovi di un fatto che potrebbe sembrare una “notizia da spiaggia”, quelle di StudioAperto, ma può fornirci degli spunti di riflessione interessanti…

Veniamo ai fatti (QUI e QUI): undici centraliniste precarie, con contratti a tempo determinato, dopo ben 6 anni di lavoro, sono adesso disoccupate; erano impiegate al call-center dell’ospedale di Legnano (MI). Il motivo? Una norma anti-precariato del decreto legge 112/2008, detto “decreto Brunetta“.

Le ragazze (o quasi, visto che la media è di 35 anni con il picco a 50 anni) sono “colpevoli” di aver lavorato per l’ospedale di Legnano per più di 3 anni nel quinquennio che è appena trascorso. Secondo la norma di Brunetta, loro non hanno necessariamente diritto ad essere assunte con contratto a tempo indeterminato, ma non potranno più lavorare in quel posto.

La ratio della norma dovrebbe essere quella di impedire alle aziende pubbliche di erogare servizi continuando a tenere la gente in uno stato di precariato a vita. Gli effetti della norma  sono stati più disastrosi del precariato a vita: la nascita di nuovi precari e la formazione di nuovi disoccupati.

Ora arriva la parte da StudioAperto ;-) . Pare che ciò che la vicenda di queste ragazza abbia riscosso scarso interesse nell’opinione pubblica, così le 11 centraliniste hanno pensato di attirare l’attenzione sul loro caso (e quindi sugli effetti perversi del “decreto Brunetta”) in un modo particolare:  dopo un video (in alto) in cui annunciavano la loro iniziativa, venerdì faranno una video conferenza nella quale metteranno in atto uno streap tease collettivo!

Se è l’unico modo per farci ascoltare - spiegano le ragazzeben venga: ci spoglieremo. Tanto ci hanno già denudato dei nostri diritti. [...] Vogliamo - continuano – che venga a cessare il continuo scorrere del tempo senza che nessun diritto per noi precari venga acquisito [...] Ci spoglieremo davanti a macchine fotografiche e telecamere, ci venderemo per un posto di lavoro. Per tutti i precari“.

Era un lavoro precario – sembra che lascino intendere – ma era pur sempre meglio della disoccupazione!!! Questa provocazione, però, non sembra aver colpito il Ministro Renato Brunetta, autore della norma incriminata. Il Ministro ha ribadito che ”il contratto di lavoro a tempo determinato ha per sua natura un carattere temporaneo e il suo protrarsi per lunghi periodi di tempo, in quanto segnale di un utilizzo improprio della tipologia contrattuale, non può essere assecondato”.

In attesa dello strip di venerdì, le ormai ex centraliniste si sono radunate davanti all’ospedale di Legnano per un presidio di protesta, organizzato con il sostegno del sindacato. Vedremo che sorprese hanno in serbo per questa singolare protesta… :-)

Se questa storia ha una morale, potrebbe essere questa: non sempre le leggi ottengono i risultati per cui nascono e poi… a farci le spese sono sempre quelli che si trovano già in difficoltà, cioè gli anelli deboli della catena!!! ;-)

Scherzi a parte, il ragionamento di Brunetta non è del tutto sbagliato. Non è possibile, infatti, che un’azienda (ancor di più se pubblica) lavori sfruttando il precariato a vita. Limitando a un certo periodo di tempo il rinnovo dei contratti precari si dovrebbe disincentivare questa pratica negativa. Non è nemmeno possibile, però, che chi ha lavorato per un lungo periodo in una stessa azienda non debba essere necessariamente assunto a tempo determinato, ma debba però lasciare per forza il posto di lavoro. Ovviamente le aziende per risparmiare preferiscono assumere altri lavoratori con contratti a tempo determinato piuttosto che trasformare i precari in lavoratori con contratti a tempo indeterminato.

Questo meccanismo fa sì che allo scadere dei 3 anni nascano altri precari (e disoccupati) e poi altri ancora… Ciò accadrà finché che non si modificherà la normativa oppure finché in Italia non cambierà la cultura del lavoro o addirittura l’intero sistema economico.

Che ne pensate? ;-)

> AGGIORNAMENTO (05/09/208): Come promesso, le centraliniste hanno attuato uno strip-tease, sia pur come si dice in gergo “velato” (dietro un lenzuolo bianco con retroilluminazione).  Allo streap, che si è svolto come prologo a una conferenza stampa al Teatro della Cooperativa in zona Niguarda a Milano, hanno preso parte 9 delle 11 manifestanti (QUI le foto e QUI il video).

> AGGIORNAMENTO (16/10/2008): Nella puntata di oggi di Annozero si è parlato della vicenda delle 11 centra liste. Sapete come è andata a finire questa storia? L’ospedale ha deciso di assumere le ex centralinista con mansione di donne delle pulizie. Per chi accetta ci sarà anche un corso di formazione ad hoc: oltre al danno la beffa!!! ;-)
Intanto l’azienda ospedaliera si ritrova senza un centralino e sta cercando di rimediare al problema con personale interno…