Il prossimo anno accademico è a rischio: mancano i soldi!!!

Il 25 giugno scorso, con il decreto che anticipa la manovra Finanziaria, il Governo ha ridotto drasticamente i fondi dell’università e della ricerca. La protesta è cominciata piano, ma desso si sta allargando a macchia d’olio coinvolgendo tutti: rettori, docenti, ricercatori, studenti e pure il personale amministrativo.
La richiesta del mondo accademico è sostanzialmente unanime: stralciare dal decreto alcune delle principali novità oppure modificarle durante l’iter parlamentare per la conversione in legge. Una posizione che sarà probabilmente ribadita il 22 luglio a Roma, quando alla Sapienza si svolgerà un’assemblea nazionale dei rappresentanti di tutte le componenti universitarie.
Sono molti i punti criticati, tra i più contestato ci sono: la graduale riduzione del Fondo di finanziamento ordinario di di circa 1,5 miliardi entro il 2013 (prevede anche ad una forte stretta sulle assunzioni); la trasformazione degli scatti di anzianità negli stipendi dei docenti da biennali diventeranno triennali; una riduzione del Fondo di contrattazione integrativa del personale amministrativo; la possibilità per gli atenei di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato e, quindi, di essere non essere più finanziati dallo Stato.
Secondo la CRUI (Conferenza dei Rettori Universitari Italiani), questi tagli porteranno inevitabilmente il sistema (che già non naviga in buone acqua) al dissesto e dai vertici delle università continuano a piovere critiche nei confronti del decreto legge. In molte università si stanno già mettendo a punto forme concrete di protesta. A parte qualche defezione e qualche accesa manifestazione di dissenso, a rischio è il prossimo anno accademico, dicono rettori, docenti, ricercatori e studenti.
Il Coordinamento Giovani Accademici, intanto, ha pubblicato sul proprio sito internet una petizione con cui si chiede un nuovo approccio da parte del Governo nei confronti dell’università italiana e con cui si manifesta il proprio dissenzo a quello che è stato ribattezzato “decreto taglia finanziamenti” che, tra le altre cose, riduce ulteriormente i fondi dedicati alla ricerca di base. La petizione ha già raccolto più di 3.500 firme.
Non è un caso, quindi, che secondo l’ultimo Rapporto di Federculture, l’Italia è al 17° per quota di pil destinata a investimenti in ricerca e sviluppo. La nostra migliore università pubblica, inoltre, è al 173° posto nella classifica degli atenei. Secondo il World economic forum, poi, l’Italia è al 46° posto nella classifica della competitività; seimila cervelli ogni anno lasciano il paese e vanno all’estero e i professori sotto i 40 anni sono solo il 17% del totale.
E poi ci stupiamo nel leggere certi dati…
Impressionanti tutti questi dati! Chissà quanti occuperanno abusivamente o immeritatamente i pochi posti che la ricerca e le università mettono disposizione.
marven72
15 Luglio, 2008 alle 21:41
Bè, sì… Che spesso i ricercatori che meritano vengano tenuti lontani dai posti prestigiosi perché vige in molti casi la regola del clientelismo e del familismo, quello è un altro discorso. Ci sarebbe da farci un post apposta!!!
Sarebbe necessario, infatti, riformare radicalmente il sistema universitario. il problema è che non si può partire tagliando i fondi che, per altro, sono già troppo pochi!!!
salpetti
15 Luglio, 2008 alle 22:07
Ma mi sembra logico: dove li trovano i soldi per aumentarsi periodicamente gli stipendi, sennò?
alianorah
16 Luglio, 2008 alle 3:32
esatto Salpetti. I fondi sono già troppo pochi…
Andrew
16 Luglio, 2008 alle 4:11
ok, i soldi sono pochi, ma perchè quei pochi non darli a chi li merita? O sto parlando di utopia? Se ci sono pochi soldi probabilmente da qualche parte c’è una tasca bucata.
marven72
16 Luglio, 2008 alle 14:11
@ alianorah: E già, altrimenti da dove li prenderebbero!?
@ Andrew: E sì, sono già pochi e vorrebbero ridurli ulteriormente….
@ marven72: Io sono perfettamente d’accordo con te. Nell’assegnazione delle cattedre e dei fondi per le ricerche occorrerebbe introdurre criteri meritocratici, occorrererebbe anche ridurre gli sprechi, cacciare chi occupa ingiustamente il proprio posto, servirebbero più giovani e sarebbe necessario interrompere una volta per tute il baronato; tutto questo più molti altri interventi necessari a far sì che il nostro sistema universitario riparta senza tutte le zavorre che ha adesso.
Serve anche, come dici tu, una forte riduzione degli sprechi e una razionalizzazione dei fondi…
Io, quindi, sono favorevole a una riforma dell’intero sistema universitario. Il punto è che quanto previsto da questo decreto non cambia nulla rispetto a sistema attuale (che è malato), ma riduce ancora una volta soltanto i fondi. Così facendo il governo non aiuta il sistema dell’università e della ricerca a ripartire secondo criteri razionali ed efficienti, ma gli da il colpo di grazia!
A presto!!!
salpetti
16 Luglio, 2008 alle 14:35
Considerando che del Turco, se non sbaglio, ha la terza media a cosa serve l’università, deve essersi detto qualcuno.
lealidellafarfalla
16 Luglio, 2008 alle 19:57
I miei commenti sono legati al fatto che i rettori protestano per i mancati fondi, mentre non mi sembra si lamentino con altrettanto vigore per tutto il resto o sbaglio?
marven72
16 Luglio, 2008 alle 22:06
Salpetti ti invito a leggere il post Ecocho sul nostro blog, non so se la sapevi questa cosa
Andrew
17 Luglio, 2008 alle 3:16
@ lelidellafarfalla: E’ già, a che serve l’università? In Italia mica “vanno avanti” quelli che meritano, ma quelli che possono godere di appoggi politici ed economici!!!
@ marven72: Certo che i rettori non protestano per tutto il resto, sarebbe come protestare contro se stessi!!! Ma una volta che protestano (giustamente) per qualcosa, lasciamo li fare….
@ Andrew: Vengo a vedere…
salpetti
17 Luglio, 2008 alle 15:34
petizione firmata. nella mia facoltà di parla della possibilità che fra qualche anno (ma si parla anche di meno tempo) non esisteranno più università private e questo sarebbe quanto di peggio potrebbe capitare alla già decadente istruzione italiana. dopodiché toccherebbe alla sanità.
addio italia.
tommi
tommi
17 Luglio, 2008 alle 17:17
ciao salpetti sono mirco sirignano del blog diego garcia…senti io ho aperto un nuovo blog personale… http://www.mircosirignano.blogspot.com io ora ti link spero tu faccia lo stesso…
mirco
Anonimo
17 Luglio, 2008 alle 18:46
A me sembra sia in cammino un percorso elitario e di privatizzazione dell’università. La possibilità di trasformazione degli atenei in Fondazioni va in questo senso. Lasciare che sopravvivano università con fondi e finanziamenti privati, diminuendo quelli pubblici. Purtroppo il taglio del FFO alle università e alla ricerca è una costante in atto da un po’ di anni e in maniera trasversale dai governi.
Probabilmente per il nuovo a.a. ci saranno degli inevitabili (stando alle proposte) aumenti delle tasse per gli studenti e così si taglierà lo sviluppo del Paese dalla fondamenta.
Saluti
Fab
18 Luglio, 2008 alle 16:50
Ciao Fab e tommi,
l’università italiana ha bisogno di una riforma che razionalizzi il suo funzionamento e l’uso delle risorse. Occorre anche introdurre criteri meritocratici e rendere più agevole la carriera dei ricercatori anche eliminando il baronato…
Spesso accade che le università private funzionino meglio di quelle pubbliche proprio perchè sono meno condizionate da certi vincoli e da certi meccanismi (e perché hanno più soldi o gestiscono meglio quelli che hanno).
La soluzione non è tagiare ulteriormente i fondi alla ricerca pubblica e nemmeno quella di rendere tutta l’università privata, così facendo si rischia di far tornare l’università un qualcosa di elitario.
Purtroppo, come giustamente hai detto tu, tutti questi tagli si ripercuoteranno sugli studenti che dovranno pagare tasse più alte e sui ricercatori precari (che in Italia sono la maggior parte) che non avranno i contratti rinnovati.
Quando in un Paese elimini la ricerca pubblica (e libera), rendi le università accessibili solo a chi può permetterselo e crei le condizioni perché anche settori delicati quali quali la ricerca finiscano in mano ai privati, hai distrutto un Paese perché non si avrà più la possibilità di progredire al pari degli altri Stati.
Un caro saluto!!!
salpetti
18 Luglio, 2008 alle 19:27