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Archive for Luglio 2008

Olimpiadi: uomo ucciso davanti a Sarkozy; è solo un video di protesta

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Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha reso noto che parteciperà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi che si svolgeranno in Cina. Da molte parti è giunta la richiesta di non andare per protestare contro i diritti negati al popolo tibetano. Adesso, per sensibilizzare l’opinione pubblica francese sui soprusi che la Cina opera ai danni del Tibet e per convincere Monsieur le President a non andare,  il Théâtre du Soleil (storica compagnia teatrale francese), in collaborazione con dissidenti cinesi, rifugiati tibetani e l’organizzazione Reporters sans Frontières, ha realizzato alcuni video choc.

Uno di questi (il video ad inizio post) vede come protagonisti proprio il presidente francese insieme a Carla Bruni. La coppia presidenziale sta guardando una gara. Lui appare nervoso, tenta una chiamata al cellulare, gioca con l’orologio. In quel momento appare un manifestante con una bandiera in mano che urla “Tibet libero!“. Subito parte la macchina di repressione messa in atto dal Governo cinese: l’uomo che protesta viene ucciso da un colpo di pistola. Uno schizzo di sangue macchia il braccio della Bruni.

Il video è agghiacciante.  Alla fine, su uno sfondo nero, appaiono delle scritte: “Tranquilli, non vedrete mai questa scena. Sarà già avvenuta prima che voi arriviate!“. Si capisce che è diretto proprio a Sarkozy. La regista del video, Ariane Mnouchkine ha infatti detto: “A Sarkozy chiediamo, almeno, di non presenziare alla cerimonia d’apertura. Ha detto che ci andrà perché non si possono boicottare 1,2 miliardi di cinesi. Ma questa è disonestà intellettuale poiché il boicottaggio non sarebbe stato al popolo, ma ai dirigenti cinesi. Che sui diritti umani hanno fatto mille promesse, senza mai rispettarne alcuna“.

Ci sono poi altri video diretti agli atleti affinché approfittino della visibilità di cui possono godere grazie alle Olimpiadi per denunciare la mancanza di diritti umani in Tibet e perché boicottino questa edizione dei giochi. E diretti ai turisti e ai tifosi che si recheranno in Cina per i giochi olimpici (tutti i video QUI). “Nessuno – conclude la Mnouchkine – può andare innocentemente a questi Giochi. Che sia atleta, capo di stato, o semplice turista“.

Questa edizione dei giochi olimpici passerà alla storia come l’Olimpiade della vergogna a causa dell’impegno profuso dal Governo cinese nel nascondere e camuffare la sistematica violenza che arreca nei confronti del popolo tibetano. Ben vengano, quindi, i boicottaggi e le manifestazioni di protesta come questa (fin’ora forse tra le più toccanti).

E’ anche vero, però, che forse proprio grazie alle Olimpiadi di Pechino, si sono accesi i riflettori anche sul Tibet. Probabilmente la Cina, perché ad ogni costo cerca di dare un’immagine potente, sfarzosa e democratica (non curandosi delle violazioni dei diritti umani che ogni giorno avvengono in quel Paese), finisce per dare risalto proprio a quegli aspetti negativi che cerca di nascondere.

In altre parole, se non vi fossero state le Olimpiadi a Pechino, tutto il Mondo avrebbe discusso allo stesso modo e con la stessa forza dei diritti umani in Tibet?

Ciò non toglie che questa iniziativa del Théâtre du Soleil, insieme a tutte le altre manifestazioni che ci sono state e che di sicuro ci saranno, sono importantissime per la causa tibetana e sono di grande rilevanza sociale.
Piena solidarietà col popolo tibetano!!! ;-)

Written by salpetti

20 Luglio, 2008 alle 16:55

Il prossimo anno accademico è a rischio: mancano i soldi!!!

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Il 25 giugno scorso, con il decreto che anticipa la manovra Finanziaria, il Governo ha ridotto drasticamente i fondi dell’università e della ricerca. La protesta è cominciata piano, ma desso si sta allargando a macchia d’olio coinvolgendo tutti: rettori, docenti, ricercatori, studenti e pure il personale amministrativo.

La richiesta del mondo accademico è sostanzialmente unanime: stralciare dal decreto alcune delle principali novità oppure modificarle durante l’iter parlamentare per la conversione in legge. Una posizione che sarà probabilmente ribadita il 22 luglio a Roma, quando alla Sapienza si svolgerà un’assemblea nazionale dei rappresentanti di tutte le componenti universitarie.

Sono molti i punti criticati, tra i più contestato ci sono: la graduale riduzione del Fondo di finanziamento ordinario di di circa 1,5 miliardi entro il 2013 (prevede anche ad una forte stretta sulle assunzioni); la trasformazione degli scatti di anzianità negli stipendi dei docenti da biennali diventeranno triennali; una riduzione del Fondo di contrattazione integrativa del personale amministrativo; la possibilità per gli atenei di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato e, quindi, di essere non essere più finanziati dallo Stato.

Secondo la CRUI (Conferenza dei Rettori Universitari Italiani), questi tagli porteranno inevitabilmente il sistema (che già non naviga in buone acqua) al dissesto e dai vertici delle università continuano a piovere critiche nei confronti del decreto legge. In molte università si stanno già mettendo a punto forme concrete di protesta. A parte qualche defezione e qualche accesa manifestazione di dissenso, a rischio è il prossimo anno accademico, dicono rettori, docenti, ricercatori e studenti.

Il Coordinamento Giovani Accademici, intanto, ha pubblicato sul proprio sito internet una petizione con cui si chiede un nuovo approccio da parte del Governo nei confronti dell’università italiana e con  cui  si manifesta il proprio dissenzo a quello che è stato ribattezzato “decreto taglia finanziamenti” che, tra le altre cose,  riduce ulteriormente i fondi dedicati alla ricerca di base. La petizione ha già raccolto più di 3.500 firme.

Non è un caso, quindi, che secondo l’ultimo Rapporto di Federculture, l’Italia è al 17° per quota di pil destinata a investimenti in ricerca e sviluppo. La nostra migliore università pubblica, inoltre, è al 173° posto nella classifica degli atenei. Secondo il World economic forum, poi, l’Italia è al 46° posto nella classifica della competitività; seimila cervelli ogni anno lasciano il paese e vanno all’estero e i professori sotto i 40 anni sono solo il 17% del totale.

E poi ci stupiamo nel leggere certi dati… ;-)

Forse l’Iran non ha la bomba atomica, ma di sicuro ha Photoshop!!! ;-)

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Non sappiamo se l’Iran possiede la bomba atomica, ma di certo possiede una copia di Photoshop, il celebre programma per ritoccare le immagini ;-) .
Il governo iraniano ha, infatti, ritoccato una foto di una esercitazione militare facendo apparire più missili di quanti ve ne fossero (foto in alto).

A scoprire la magagna (fatta anche in maniere grossolana usando l’opzione “timbro clone” del programma) è stato un bloggerJohn Sinteur; il blogger ha messo a confronto un fotogramma di un video andato in onda su una TV iraniana con le foto ufficiali dell’evento. La notizia è stata pure ripresa dal Corriere che l’ha messa in home page. E poi i giornalisti dicono che i blog non fanno informazione!!! ;-)

Insomma, milioni di persone che interagiscono e che si scambiano informazioni sulla Rete possono essere più efficaci delle organizzazioni di professionisti. Tutti i media, infatti, hanno preso per buone le foto diramate dal governo iraniano, nessuno si è accorto della pseudo-truffa.

Tornando all’Iran, forse sentendosi sotto pressione e inquieti per un possibile attacco da parte di Israele o degli Usa, gli iraniani “gonfiano i muscoli” e fanno vedere di avere a disposizione più mezzi di quanti ne posseggono in realtà. Non è la prima volta che l’esercito iraniano tende ad esagerare le potenzialità del suo arsenale.

In febbraio, ad esempio, hanno annunciato il lancio di un missile in grado di mettere in orbita un satellite; gli esperti americani, dopo aver analizzato le immagini, hanno concluso che il vettore non sarebbe mai potuto arrivare così lontano. A partire dal 2007, poi, le autorità iraniane hanno affermato di aver messo a punto armi mirabolanti, tra cui “barche volanti”: nuovi sottomarini capaci di lasciare l’acqua e volare; in realtà, non si è mai visto nulla di tutto questo.

Insomma, il governo iraniano prova a dimostrarsi più forte di quello che è. Adesso, però, non dovrà temere solo gli esperti incaricati da Bush di controllare la veridicità di certe affermazioni, ma anche il mondo dei blog. Spero che questa notizia sia un monito pure per i nostri politici: sappiano che quando mentono su qualcosa può esserci qualcuno pronto a verificare e a smascherarli sul proprio blog!!! ;-)

Written by salpetti

10 Luglio, 2008 alle 22:27

Caso Eluana: i giudici autorizzano a “staccare la spina”

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Eluana Englaro

Foto di Eluana

Io sono del parere che certe storie meritano rispetto e che, quindi, sarebbe meglio fare in modo che i riflettori non restassero puntati su determinate situazioni, tuttavia per quanto riguarda il caso di Eluana Englaro non si può tacere perchè la storia umana, sanitaria e giudiziaria di questa ragazza introduce, per la prima volta in Italia, una sorta di “diritto alla morte“ (ne avevamo già parlato nel blog).

Eluana Englaro era una giovane di soli 20 anni quando, nel 1992, a causa di un incidente stradale, è entrata in stato di coma vegetativo permanente. Da allora i genitori si sono battuti in tribunale affinché venisse interrotta l’alimentazione artificiale alla figlia fino al sopraggiungere della morte. I giudici hanno sempre respinto le richieste della famiglia, ma oggi la Corte d’appello civile di Milano ha autorizzato il padre, in qualità di tutore, a interrompere il trattamento di idratazione e alimentazione forzato che tiene in vita la figlia. In altri termini,  i giudici hanno autorizzato il padre a lascir morire la figlia.

Già l’anno scorso, la Corte di Cassazione si era pronunciata in merito alla vicenda sconfessando le precedenze sentenze dei giudici cui era stato sottoposto il caso. Per la prima volta si affermava che “si può staccare la spina” nei casi in cui dovessero verificarsi due condizioni, una di carattere tecnico e una di carattere umano:

  1. lo stato vegetativo deve essere irreversibile senza alcuna possibilitá di recupero della coscienza e delle capacitá di percezione;

  2. deve essere accertato, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai suoi convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che il soggetto, se avesse potuto pronunciarsi avrebbe voluto che il trattamento medico fosse interrotto.

Nel caso di Eluana queste due condizoni si sone verificate e il Tribunale di Milano, recependo le indicazione della Cassazione,  ha dato l’OK affinchè chi di dovere “staccasse la spina”. Da oggi stesso il provvedimento del Tribunale di Milano è applicabile, ma probabilmente il signor Englaro aspetterà 60 giorni,  il termine di legge per l’eventuale impugnazione della sentenza.

Questa sentenza, tuttavia, pone fine ad anni di battaglie condotte dalla famiglia di Eluana. Ora Giuseppe Englaro finalmente può dire: “Ha vinto lo stato di diritto!“. La battaglia della famiglia Englaro è destinata ad entrare nella storia della giurisprudenza italiana, un po’ come il caso di Terry Schiavo negli Stati Uniti. Riporta in auge anche un’altra drammatica vicenda, quella di Piergiorgio Welby.

Sul caso Welby la Chiesa cattolica ha tenuto una posizione critica e si è rifiutata di celebrare i funerali religiosi che erano stati richiesti dal malato, dicendo che Welby chiaramente voleva morire e tutto ciò in contrasto con la dottrina cattolica. C’è da aspettasi che anche in questo caso le posizioni della Chiesa saranno molto critiche.

Le vicende relative a Eluana Englaro, al caso Welby o a Terry Schiavo, si muovono su un terreno molto delicato che tocca l’etica e la morale. Ci sarà chi vede nella vita vegetativa del coma il compimento di un disegno divino al quale non ci si può sottrarre artificialmente continuando in ogni modo a restare attaccati al “valore della vita“, ma ci sarà anche chi preferisce far valere il “diritto alla morte“  pur di non restare immobile e incosciente per decenni su di un letto.

Credo che i nostri poltici dovrebbe tener conto di entrambe le posizioni senza temere di esser accussata di diffondere “relativiso etico” o di offendere qual si voglia condotta morale. Penso che sia doveroso cercare di colmare quel vuoto legislativo sul testamento biologico a cui solo in parte ha messo fine la sentenza di oggi…

> AGGIORNAMETO (13/11/2008 ): La Cassazione ha respinto il ricorso che la procura di Milano aveva presenato dopo la sentenza che permetteva di “staccare la spina” ad Eluana (QUI). L’alimentazione e l’idratazione, quindi, possono essere legalmente sospese. Probabilmente tra pochi giorni avverrà quello che il signor Englaro chiede da tempo per la figlia.

In Slovacchia l’Enel costruisce centrali o bombe atomiche?

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E’ da tempo che se ne parla e non sono mancate le polemiche, ma l’Enel va avanti nel progetto di produrre energia nucleare in Slovacchia, a Mochovce, un minuscolo centro sede della centrale nucleare di proprietà della Slovenske Elektrarne, la società di cui l’ Enel ha aquisito il 66% delle azioni nel 2005 (QUI il profilo dell’Enel).

Forse non ci sarebbe nessun problema se non fosse che  i reattori presenti a Mochovce e quelli che si stanno per costruire sono delle potenziali bombe atomiche, nel senso che hanno livelli di protezione bassi.

La centrale di Mochovce fu costruita dai russi quando l’allora Cecoslovacchia faceva parte dell’Unione Sovietica e in quel periodo (negli anni ‘80, con la guerra fredda e prima che entrassero in vigore le moderne norme sulla sicurezza e sull’impatto ambientale di certe costruzioni) fu facile ottenere i permessi. La sua acquisizione da parte dell’Enel fu accolta da polemiche e critiche perché gli ambientalisti protestarono facendo appello ai  risultati del referendum del 1987 con il  quale l’80% della popolazione italiana si era pronunciata contro l’uso dell’energia atomica.

Dopo vari ritardi e tanti fermi, adesso l’Enel (probabilmente incoraggiata dal riaprirsi del dibattito sul nucleare in Italia) pare voglia procedere definitivamente alla costruzione di alcuni nuovi reattori in Slovacchia secondo i vecchi progetti. L’Enel si appella al fatto che il caro-petrolio costringe sempre più a ricorrere ad altre forme di energia e che a beneficiare deli vantaggi derivati dalla produzione di energia nucleare a Mochovce saranno in larga misura gli italiani.

Il problema è che i reattori di Mochovce sono una vecchia progettazione sovietica, quindi, usano vecchie tecnologie e per di più non hanno nessun guscio di contenimento che possa prevenire il rilascio di radioattività nell’ambiente nel caso di incidenti rilevanti.

Benché oggi i reattori nucleari di terza generazione debbano avere due gusci di contenimento, l’Enel vuole quindi continuare a costruire secondo i vecchi progetti senza predisporre alcun guscio protettivo. Pertanto, se sciaguratamente  un aereo entrasse in collisione con la struttura (l’11 settembre insegna) si potrebbe innescare una catastrofe nucleare senza precedenti nel bel mezzo d’Europa (per intenderci, a 500 Km da Venezia).

Greenpeace critica da tempo il progetto (il video in alto è un suo spot contro la costruzione di questi reattori senza guscio), la posizione del governo Slovacco è ambigua e per questo è stato citato in giudizio dall’associazione ambientalista e anche i paesi vicini quali l’Austria non sono contenti di avere una potenziale bomba atomica a pochi kilometri di distanza.

Insomma, il problema energetico è sicuramente di enorme gravità e va affrontato, ma se qualche volta si pensasse davvero di più agli interessi collettivi (salute, ambiente, risparmio energeico, …) piuttosto che ai soli interessi economici forse il problema sarebbe di più facile soluzione… ;-)

Che ne pensate?