C’è sicurezza e sicurezza. Il problema è la percezione!

In questo blog si parla spesso della potenza dell’informazione e di quanto conoscere i fatti sia fondamentale per una democrazia. Ma sapere le cose può non bastare. Anche attraverso fatti veri si può “distorcere” la realtà. Come? Enfatizzandone alcuni aspetti e nascondendone altri: si martella continuamente su un problema e se ne nascondono altri. La percezione che ne avranno i cittadini è che il problema di cui si parla di più sia il più rilevante.
Ad esempio, i morti sul lavoro in Italia nell’ultimo anno sono stati circa 1300. Sapete quanti sono stati gli omici? Meno della metà (600). Allora, tra la sicurezza nei posti di lavoro (e il problema delle morti bianche) e la sicurezza in genere (tra poco ci sarà pure l’esercito per le strade) quale dovrebbe essere il problema da trattare con più urgenza e che dovrebbe generare maggiore allarme sociale?
A tal proposito vi riporto un bell’articolo (QUI) di Pino Corrias, molto significativo:
“Comunque la si calcoli la contabilità sulla Sicurezza non torna mai. In Italia ci sono 600 omicidi l’anno, più o meno quanti nella sola città di Los Angeles. Eppure la sensazione diffusa è l’assedio, il campo di battaglia, la perpetua notte dei morti viventi che ci aspetta al di là della soglia di casa, appena oltrepassate le telecamere che ci sorvegliano e ci proteggono. Il volto del sindaco Letizia Moratti, prosciugato dalla tensione, non fa che confermare l’allarme. Non bastano più i 100 mila poliziotti, né i 100 mila carabinieri. Ci vuole l’esercito: 2.500 ragazzi ben armati. Da distribuire come? Uno ogni 3 comuni (che sono 8 mila)? Ma allora perché non arruolarne 25 mila?
Eppure. Se è davvero la sicurezza a ossessionarci, come mai non altrettanta attenzione è dedicata a quella sul lavoro? Nelle fabbriche e nei cantieri si muore più del doppio, 1300 salme l’anno, con fiammate anche spettacolari, come l’anno scorso alla Thyssent e l’altra settimana a Catania, con i telegiornali che lacrimano e i politici che portano i fiori della solidarietà e dell’indignazione da prima serata. Come mai il ministro Ignazio La Russa non ha ancora proposto l’impiego dei Bersaglieri a vigilanza dei cantieri? O quello dei Lagunari per stanare i reclutatori di manodopera clandestina? Gli operai liquidati per asfissia valgono meno di un tabaccaio ucciso per rapina?
E la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta? Perchè ci spaventano meno dei nomadi che lavano vetri, chiedono l’elemosina, rubano qualche portafoglio? E perché non ci allarma, ma anzi incassa consensi crescenti, un governo che organizza leggi contro i magistrati, dimezza i tempi delle prescrizioni, allestisce trappole contro le intercettazioni? Dovrebbero essere le incongruenze (e la potenza della propaganda) a farci un po’ di paura.”
Che ne dite?
La semplice riflessione che mi viene da fare è, come (quasi) sempre, sulla natura della convenienza prettamente politica. Queste false “emergenze”, come quella della sicurezza in generale, sono dettate dall’agenda politica all’agenda dei media. Vi è sempre un problema di fondo; il ruolo scarsamente indipendente dell’informazione nostrana a scapito della sua funzione di “controllo”. L’attuale Governo ha indotto e cavalcato, già in campagna elettorale, una percezione generale d’insicurezza e di paura, (verso l’immigrato ad esempio) che pur esiste ma è invece incentrata su questioni di lavoro ed economia. Ora sta cercando di far passare il messaggio dell’essere capace di attutire queste paure; ma i problemi veri, come quello dei caduti sul lavoro di cui hai scritto, sono altri e restano in secondo piano. Il problema principale, comunque, è a mio parere da additare al ruolo subalterno dell’informazione, di un’informazione corretta.
Fab
21 Giugno, 2008 alle 18:55
Fab, hai colto nel segno: il problema dell’informazione. Se l’informazione fosse davvero pluralista, libera e corretta, i giornalisti avrebbero, ad esempio, dovuto chiedere al Ministro La Russa a cosa potrebbero mai servire 2500 militari in un Paese con oltre 8000 Comuni. Siccome l’informazione è quella che è, i giornalisti si sono limitati a dire che finalmente il Governo agisce per garantire la sicurezza del Paese…
Sono pochi i giornalisti onesti e liberi, ma vengoo ghetizzati, emarginati e ridotti quasi a fenomeni da baraccone!!!
Tutto questo parlare di sicurezza non è altro che fumo negli occhi per far passare in secondo piano problemi altrettanto presenti, ma che meriterebbero qualche riflessione in più: precariato, morti sul lavoro, caro vita, pensioni e stipendi inadeguati, ecc… Per non parlare di conflitto di interessi e leggi ad personam!!!
Un caro saluto!!!
salpetti
22 Giugno, 2008 alle 14:13
Lo straniero fa paura più del mafioso forse perché c’è l’idea distorta che comunque il mafioso è italiano, quindi non possa fare più di tanto del male ai compatrioti.
Per quanto concerne questa amplificazione dell’allarme violenza, temo sia solo un modo, da parte di certi politici, di giustificare un ritorno alle maniere forti, al, passami l’espressione, braccio violento della legge”. Spero sia solo una mia impressione.
alianorah
23 Giugno, 2008 alle 1:37
Io a quest’ idea di cittadini “manipolati” dai media non ci ho mai creduto e mai ci crederò. Rispetto troppo l’ intelligenza umana per pensare che essa si definisca in base a ciò che passano i mezzi di informazione! O meglio, questo poteva in parte accadere qualche tempo fa, agli albori della cosidetta “società della comunicazione”, ma non ora, perché i media vengono “consumati” con un livello molto alto di maturità e consapevolezza.
La questione a mio avviso non sta nei numeri ma nella mentalità: il cittadino si é letteralmente stufato di subire comportamenti che lui vive personalmente nella vita reale e non in quella virtuale.
La donna si é stufata dell’ obbligo di evitare certe strade in certi orari, il pensionato di dover stare attento al portafogli in autobus, l’ imprenditore di convivere con la paura che la sua casa venga svaligiata, il giovane che va a ballare di dover pagare 3 euro ai parheggiatori abusivi, pena la macchina graffiata o aperta (mi é successo!). E la lista é interminabile.
Quindi non si tratta solo di omicidi ma di problematiche che la gente non tollera più che siano incluse nella loro vita privata e quotidiana.
Inoltre, veramente a pochi interessano certe statistiche assurde, tipo che nell’ 800 (come mi é capitato di leggere) si commettevano più azioni illegali di oggi o che le rapine sono scese in questi anni dell’ 1,5%. Ripeto se vogliamo capire qualcosa di più sugli italiani di oggi e il loro rapporto con la sicurezza, non bisogna cercare nei numeri ma nella mentalità che si é diffusa: “basta così” – ragionano in molti – “certe cose non vogliamo più che accadano, chi se ne frega se dieci anni fa erano più frequenti di oggi, vogliamo decisioni, fatti, governatori che mostrino un impegno reale su esigenze che sono dettate dai noi stessi cittadini.”
Sono convinto che anche per la sicurezza sul lavoro ci potrà essere presto un cambiamento simile.
Mentre per la mafia la questione é più complessa, e tu che segui ilcomunicatore sai che ha a che fare con la percezione positiva che putroppo e assurdamente esiste nei confronti di questa piaga.
Un saluto!
simone
23 Giugno, 2008 alle 13:32
bel post Salpetti
buon inizio di settimana
Andrew
23 Giugno, 2008 alle 15:08
@ alianorah: c’è nell’aria il sentore di quello che dici… Speriamo sia solo un’impressione…
@ simone: E’ ovvio che ormai l’approccio ai media avviene con uan certa consapevolezza. L’ago ipodermico di ci si parlava un tempo o i timori della Scuola di Francoforte fanno parte del passato…
E’ anche vero che quello della sicurezza è un problema reale che molti di noi sentono sulla propria pelle…
E’ anche vero che tutti noi vogliamo decisioni, fatti, governatori che mostrino un impegno reale su esigenze che sono dettate dai cittadini…
Non credo sia contestabile, invece, il fatto che al pari del peoblema della sicurezza vi siano altri problemi che meritano la stessa attenzione e il fatto che i nostri politici imparano sempre più ad utilizzare i media.
Non si tratta di manipolazione, è una questione di agenda…
Ti faccio un esempio: campagna elettorale a Roma. Ho visto alcuni servizi che parlano della Stazione Anagnina e del suo degrado. Tutto vero. Ma la stazione Anagnina è così da decenni perché se ne è parlato così approfonditamente solo in campagna elettorale proprio mentre uno dei due candidati aveva come slogan quello del degrado delle periferie e della sicurezza?
Di certo Alemanno non ha vinto grazie a questi servizi, ma l’uso dei media che fanno i nostri politici è chiaro…
Allo stesso modo i cittadini percepiscono giustamente un bisogno di sicurezza, ma se i nostri politici parlano di esercito, di leggi dure, di punizioni esemplari, i media sono costretti a dare più risalto a questo tema a discapito di altri altrettanto degni di attenzione.
Insomma, i media non manipolano le opinioni (e la mentalità), ma possono suggerire in una certa misura gli argomenti più rilevanti su cui farsi delle opinioni e quindi schierarsi!!!
Un caro saluto!!!!
@ Andrew:
salpetti
23 Giugno, 2008 alle 16:09
Ah su questo siamo d’ accordo…i media sono spesso orientati da strategie tese a diffondere certe informazioni piuttosto che altre, valorizzarne alcune e celarne altre…talvolta questo avviene in modo esplicito (penso alla premiata ditta Santoro-Travaglio o a Fede) talvolta le tattiche sono più sottili, come nell’ esempio che riporti tu….bisogna vedere però se la gente oggi ci casca! Secondo me no, non più, quantomeno in una buona maggioranza…
ciao ciao!
simone
23 Giugno, 2008 alle 22:55
Però è anche vero che molte persone sono facilmente influenzabili, specialmente se non hanno mai avuto gli strumenti per formarsi una propria opinione. Se non si hanno le conoscenze per approfondire in modo critico certi argomenti alla fine ci si fida di ciò che vine detto alla tv. E quante sono queste persone? Un 5% dell’elettorato? Un 10%? A volte per vincere o perdere le elezioni è sufficiente l 1%. Pochi influenzabili che alla fine possono fare la differenza. In questo contesto Fede è fondamentale
lealidellafarfalla
24 Giugno, 2008 alle 8:53
@ simone e lealidellafarfalla: E’ innegabile che ormai molti di noi posseggono gli strumenti per “difendersi” dai media. Ma è anche vero che c’è un’ampia fetta di persone che questi strumenti non li ha: sono ad esempio molte persone anziane (numerose nel nostro Paese), gente che non ha studiato e che non ha mai letto un giornale (sempre meno per fortuna, ma ci sono), ecc…
Allora, concordo con Simone quando dice che una buona maggioranza non ci “casca più”, ma sono perfettamente d’accordo con lealidellaferfalla quando dice che che quella minoranza influenzabile può fare (e spesso la fa) la differenza!!!
Un caro saluto!!!
salpetti
24 Giugno, 2008 alle 14:52
Guai fare interventi seri per quanto riguarda la sicurezza nei luoghi di lavoro!! Come può un governo andare contro agli imprenditori e alle associazioni datoriali come Confindustria e Confartigianato, meglio che muoia un lavoratore che vedere un “povero” imprenditore essere costretto ad aprire il portafogli per investire in sicurezza o peggio ancora per pagare le eventuali sanzioni che gli organi di vigilanza eleverebbero. Un operaio, (perché solitamente chi muore è un operaio) in meno non disturba nessuno, nemmeno lo Stato e tanto meno disturbano i familiari delle vittime… chi muore non è nemmeno degno di essere citato nei telegiornali o nei quotidiani, fatta eccezione se a morire in un unico incidente sono più di due persone… le rendite che vengono erogate ai familiari delle vittime sono insufficienti al sostentamento…ma poco importa, ciò che importa è agevolare la classe datoriale, già si è cominciato a fare emendamenti che fanno slittare alcune norme del Testo Unico a gennaio 2009, e si è abrogato anche qualche articolo, come quello che consentiva agli organi di vigilanza del MinLavoro di adottare provvedimenti di sospensione dell’attività qualora fossero state riscontrate reiterate violazioni della disciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, di riposo giornaliero e settimanale considerando le specifiche gravità di esposizione al rischio di infortunio.
Archimede39
7 Luglio, 2008 alle 1:00
Archimede39, sottoscrivo in pieno il tuo commento…
Quando a morire sono i “poveracci”, non importa a nessuno. E’ sempre stato così… Magari ci si indigna per un po’ o se ne parla una sera in TV, ma poi tutto riprende come prima.
Grazie per il tuo prezioso intervento!!!
salpetti
7 Luglio, 2008 alle 14:35