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Giustizia fai da te? Sul Web si può…

con 13 commenti

Navigando qua e là per la Rete ho trovato questo vecchio articolo di RAI News del 2005 che parla di un fatto che io non conoscevo e che, da appassionato di argomenti relativi al Web, mi ha colpito particolarmente.

L’articolo parla di Aaron Weisburd (e della sua Internet-Haganah), un programmatore informatico dell’Illinois (USA), che dopo i tragici fatti dell’11 settembre 2001 ha deciso di intraprendere una personale guerra contro il terrorismo islamico attravrso la Rete.

Weisburd, con l’aiuto di pochi collaboratori, ha iniziato la sua attività navigando tutto il giorno su Internet alla ricerca di siti islamici jihadisti, quando li trovava li segnalava ai provider e, se questi non intervenivano ad oscurare il sito, ci pensava lui autonomamente: metteva in atto un attacco informatico ai danni dei server che ospitavano i siti da lui ritenuti pericolosi, mettendoli così offline.

L’atteggiamento delle forze dell’ordine verso questa attività è stato ambivalente. Da un lato si tratta un’attività illegale che può interferire in alcuni casi con le indagini della polizia, dall’altro però può essere un modo per rendere un servizio di utilità pubblica aiutando gli USA nella lotta al terrorismo.

Vista la grossa ferita che l’11 settembre ha aperto sul cuore degli Stati Uniti, si può comprendere lo stato d’animo degli americano dopo l’attentato alle Torri Gemelle e in un certo senso si può giustificare questo tipo di atteggiamento. Ma adesso, a 7 anni dall’attentato, ho cercato di capire com’è andata a finire: siamo nel 2008 e Aaron Weisburd è ancora lì.

Con il passare degli anni, infatti, l’attività di Weisburd non è terminata, ma è andata consolidandosi. Oggi Weisburd è a capo di un’organizzazione che, oltre a mantenere la struttura di base (attacchi contro i siti della jihad), è inoltre diventata una sorta di movimento che ha come scopo quello di sensibilizzare le imprese che operano in Rete a non fornire servizi basati sul web a gruppi islamici (QUI su Wikipedia e QUI il sito ufficiale).

Vorrei soffermarmi particolarmente su un aspetto: “la giustizia fai da te“. Haganah, il nome dell’organizzazione, è infatti una parola ebraica che significa difesa e l’intento dichiarato di Weisburd è proprio quello di difendere gli USA e Israele dagli estremisti islamici. Per quanto nobile possa sembrare questa iniziativa, secondo me è meglio usare sempre gli strumenti della legge.

Come reagiremmo se esistesse, ad esempio, un progetto simile con il fine di oscurare i siti abortisti o quelli che palano di procreazione assistita? A pensarci bene il principio è lo stesso, ma che fine farebbe la libertà di espressione? ;-)

Credo, quindi, che la polizia americana dovrebbe intervenire per porre fine all’attività dell’associazione Haganah, oppure (se la ritiene così utile) dovrebbe fare in modo che essa operi all’interno delle strutture e degli spazi previsti dalle leggi americane. Non si può limitare a collaborare con Weisburd solo in certe occasioni lasciandogli invece libertà di manovra per tutto il resto.

Allora, se è giusto mettere le proprie competenze al servizio della collettività, credo che sia anche giusto regolamentare in qualche modo queste attività. Nel film Il giustiziere della notte, un architetto a cui è stata distrutta la famiglia da dei criminali, scettico nelle capacità della legge di catturare i colpevoli, si procura una pistola e va in giro per New York a farsi giustizia con le proprie mani.

Se nella vita reale queste vicende di “giustizia fai da te” sono difficili da realizzare, pare che sul Web possano diventare facilmente realtà… ;-)

13 Risposte

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  1. Mi sembra un’iniziativa pericolosa. Ricordo un bel film, che ti consiglio, “Condannato a morte per mancanza di indizi”, la cui morale finale era che, per quanto imperfetta, la “giustizia” legale è sempre meglio di quella “fai da te”. Se lo vedrai, mi saprai dire.

    alianorah

    17 Giugno, 2008 alle 0:31

  2. Quoto Alianorah. E’ molto pericoloso tutto questo.

    Ciao Salpetti :-) ))
    Daniele

    Daniele Verzetti, Rockpoeta

    17 Giugno, 2008 alle 2:57

  3. molto pericoloso, quasi assurdo.

    Http500

    17 Giugno, 2008 alle 9:20

  4. Le potenzialità di Internet non finiscono mai di sorprenderci!
    E’ una storia ambivalente….io sono perfettamente d’ accordo con te.
    Il ragazzo ha mostrato importanti capacità, del tutto utili nella lotta al terrorismo: gli jihadisti si muovono e si organizzano su Internet, quindi intercettarli sul loro stesso campo d’ azione é una necessità che non può essere aggirata.
    Ma é ugulamente vero che l’ “iniziativa” di questo giovane va indirizzata nei giusti canali, di tipo più istituzionale.
    Il pericolo dell’ emulazione é molto alto….
    Cmq grazie, bella segnalazione!!

    simone

    17 Giugno, 2008 alle 12:16

  5. pericoloso si

    Andrew

    17 Giugno, 2008 alle 12:17

  6. non lo so… sono assolutamente d’accordo sul fatto che la “giustizia fai da te” sia da combattere e remprimere, però è anche vero che questa deriva da un malessere e da una situazione di sfiducia verso lo Stato. Inoltre, come dici tu, esistono casi in cui l’ideologia può sconfinare con la repressione di libertà. Quindi che fare? Come in ogni situazione la legge deve essere applicata, ma con un piccolo spazio riservato al buon senso e all’etica. Come condannare, per assurdo, un privato che ha oscurato un sito che magari promuoveva un attentato? O, in Italia, come perseguire uno che ha sventato un crimine, magari infrangendo altre leggi?
    Siamo uomini non macchine, ricordiamocelo.

    tommi

    17 Giugno, 2008 alle 13:05

  7. @ alianorah – Daniele Verzetti, Rockpoeta – http500 – Andrew: Sì, potrebbe rappresentare un precedente molto pericoloso perchè, seguendo questa stessa logica, chiunque potrebbe diventre giustiziere di qualcosa!!!
    Per alianorah: il film non di cui parli non l’ho visto, mi documento e ti faccio sapere… ;-)

    @ simone: Internet è il regno in cui non sono le organizzazioni a governare, ma il singolo soggetto. Il fenomeno dell’informazione ne è forse l’esempio più eclatante: il blog del singolo soggetto fa informazione al pari di un giornale. Io stesso ho più volte parlato in questo blog degli aspetti positivi dell’individualizzazione della Rete che diventa più democratica in quanto è accessibile a tutti e mette tutti sullo stesso piano.
    In questo contesto di “individualismo in rete” (frase di un noto sociologo) non c’è da stupirsi se un programmatore informatico decide da solo di combattere la guerra al terrorismo. Tuttavia, ci sono degli ambiti (come la difesa e la giustizia) in cui è necessario passare esclusivamente dai canali istituzionali affinché si possa essere equi ed efficaci.
    Un caro saluto!!!

    @ tommi: Sì, è vero: siamo essere umani e non macchine. E il problema che poni tu è controverso… Non possiamo incolpare qualcuno d’aver agito contro la legge se il suo operato era finalizzato ad esempio a sventare un attentato. Anche se molti avrebbero da ridire su tutto questo….
    Come dicevo a simone, però, ambiti come la difesa non possono essere affidati a singoli. Sembrerà assurdo, ma è lo Stato ad avere il monopolio della forza.
    Pensa cosa succederebbe se nascessero decine di eserciti paralleli per difendere gli interessi di una parte di cittadini: sarebbe il caos.
    Allora, penso che la difesa sia una delle poche cose che debba passare necessariamente attraverso canali istituzionali. Così come non è pensabile che esistano eserciti privati, non è nemmeno giustificabile che ognuno di noi si improvvisi giustiziere!!! ;-)
    Un caro saluto!!!

    salpetti

    17 Giugno, 2008 alle 19:24

  8. Cerco come logica è errata “la giustizia fai da te“, anche perchè ci dovrebbe pensare lo stato a proteggere i cittadini altrimenti se viene a mancare la giustizia si perde la fiducia nello stato.
    Collaborare non è male con la giustizia, nei limiti del possibile, non è male, ma da qui a farsi giustizia da se…

    Giovanni Greco

    18 Giugno, 2008 alle 17:56

  9. Caro Giovanni, come ho già detto, penso che la difesa sia una delle poche cose che debba passare necessariamente attraverso canali istituzionali. Farsi giustizia da soli non è il modo migliore per risolvere le cose, anche se come ci ricorda Tommi, in alcuni casi si può essere più efficienti dello Stato stesso…
    Ad ogni modo, se l’esempio di Aaron Weisburd fosse seguito da altri anche in alti ambiti ci sarebbe il caos, meglio la collaborazione!!!
    Un caro saluto!!!

    salpetti

    18 Giugno, 2008 alle 19:30

  10. Hello,

    This video is better:

    http://www.youtube.com/watch?v=7knxgWSEgr8

    Best,

    Aaron

    Aaron

    19 Giugno, 2008 alle 0:05

  11. Hi Aaron,

    thanks for the link to the interesting video.

    Regards,

    salpetti

    salpetti

    19 Giugno, 2008 alle 12:37

  12. La vendetta non è che una forma primitiva di giustizia che può tornare, se la giustizia, in uno stato di diritto, venisse a mancare, o non dovesse essere uguale per tutti.

    lealidellafarfalla

    19 Giugno, 2008 alle 18:03

  13. Lealidellafarfalla, quello che dici è vero, per questo io sostengo che la difesa è una delle poche cose che spetta esclusivamente allo Stato: elimina la vendetta.
    Tutto questo, però, a condizione che lo Stato faccia il suo dovere. Si presuppone che sia sempre così in uno Stato di diritto… ;-)
    Un caro saluto!!!

    salpetti

    20 Giugno, 2008 alle 3:06


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