LA FORZA DEL BLOGGING

La Rete produce un’opinione pubblica più autonoma e libera!!!

Archive for Maggio 2008

YouTube si da al giornalismo fatto dai cittadini!!!

con 15 commenti

In questo blog se ne parla spesso del potere che acquistano gli utenti della Rete in relazione all’informazione (già il nome del blog dice tutto! ;-) ). In questigiorni, navigando in Internet, mi sono imbattuto in una iniziativa di YouTube riguardante il giornalismo partecipativo che, quindi, non potevo non citare. Riporto un articolo di Webnews, uno dei migliori che ho trovato sull’argomento:

Il più grande portale per la condivisione di video online ha da poco avviato una nuova sezione, interamente dedicata al citizen journalism, l’attività informativa svolta in prima persona dai cittadini in tutte le parti del mondo. L’innovativo canale lanciato da YouTube mira ad aggregare e segnalare alle centinaia di migliaia di utenti del portale i migliori contenuti realizzati per raccontare le notizie spesso trascurate dai grandi mezzi di comunicazione.

Ogni giorno sono infatti migliaia i video caricati dagli utenti a puro sfondo informativo. Spesso meno conosciuti e sopraffatti dalla popolarità dei filmati creati per puro svago e divertimento, i piccoli reportage – confezionati direttamente da chi è coinvolto in prima persona nella notizia – raccontano realtà affascinanti e ignote dalle enormi distese africane alle grandi realtà metropolitane densamente abitate, passando per la miseria delle baraccopoli e delle loro genti dimenticate. Armati di strumenti spesso rudimentali, i fautori del giornalismo partecipativo vanno alla ricerca delle notizie sul posto, riportando in auge i reportage di inchiesta, ormai in via di totale estinzione e sostituiti dall’immobilismo del desk.

La nuova responsabile per le news assoldata da YouTube avrà dunque il compito di riportare in luce le storie raccontate sul portale con i meccanismi del citizen journalism. Un incarico non semplice, che potrà essere realizzato con sufficiente meticolosità solamente con l’aiuto delle centinaia di migliaia di utenti che ogni giorno frequentano YouTube.

Anche se, in una scala differente ed esclusivamente orientata ai nuovi media, è difficile non scovare una certa analogia tra l’iniziativa da poco lanciata da YouTube e l’esperienza di Current TV (ne parlavo QUI), il canale televisivo voluto dal premio Nobel Al Gore. Recentemente lanciata anche in Italia sulla piattaforma satellitare Sky, l’emittente televisiva basa i propri palinsesti sui contributi multimediali inviati dai suoi telespettatori che hanno anche modo di votare i filmati migliori sul sito Web di Current.

In misura più contenuta, ma con la forza di un bacino molto più ampio di utenti, anche YouTube sembra compiere i primi passi nel crescente, e sempre più fecondo, settore del giornalismo partecipativo. Avviata quasi in sordina, attraverso il passaparola della Rete, l’iniziativa del portale di video sharing potrebbe rivelarsi particolarmente efficace e, sicuramente, meno dispendiosa dell’ambizioso progetto portato avanti da Current TV.

Che dire? Dopo il blogging, le piattaforme di giornalismo partecipativo come FaiNotizia e altre, l’arrivo in Itali a di Current TV, adesso anche Youtube si apre all’informazine fatta dagli utenti. Forse finalmente qualcosa si sta muovendo in questa direzione e probabilmente presto si potrà sfuggire ai filtri editoriali, ai condizionamenti politici, economici e ideologici che condizionano l’informazione!
Sono troppo ottimista? ;-)

Il viral marketing scomoda i fantasmi dall’aldilà!!! ;-)

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Il marketing, si sa, è il motore dell’economia. Pensate a come sarebbe la nostra vita quotidiana senza la pubblicità (molti diranno che sarebbe migliore! ;-) ). Per fortuna o per sfortuna, dipende dai punti di vista, ormai ci siamo più o meno abituati all’invadenza pubblicitaria nella nostra vita, così il marketing ha bisogno di nuove tecniche per sorprendere e attirare l’attenzione.

Una nuova frontiera per i pubblicitari è il marketing virale che in maniera non convenzionale sfrutta il passaparola per diffondere un idea o un concetto oppure per attirare l’attenzione o creare suspense su un evento, un prodotto, un servizio, ….

Il principio del viral marketing, come dice l’enciclopedia Wikipedia, si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente tra la gente. Come un virus, qualcosa che può rivelarsi interessante o curiosa per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “passaparola” (buzz factory) e coinvolge un numero sempre maggiori di persone.

Alla base, dunque sta la forza dell’idea, si deve creare qualcosa che funzioni da catalizzatore dell’attenzione e che per le sue caratteristiche si diffonda rapidamente. L’ultimo grande caso di Viral marketing uscito allo scoperto di recente è quello del fantasma nell’ascensore, “elevator gost” (nel video ad inizio post).

Le riprese di una telecamera di sicurezza di un hotel di Singapore, il Raffles Place, sarebbero la prova dell’esistenza di entità soprannaturali. Un video tra i più visti del mese su YouTube ha riacceso l’annosa discussione tra scettici e possibilisti. Il filmato, che dura poco meno di due minuti, verso la fine (nel riquadro in basso a destra), mostra accanto a due ignari impiegati quello che sembrerebbe il fantasma di un’anziana donna.

Subito si sono accese le discussioni in Rete. Sui forum e i blog di tutto il mondo si è parlato di questo strano fenomeno e più se ne parlava e più il video veniva visto. Due settimane fa, però, un altro video è stato caricato su YouTube e il mistero è stato svelato: il filmato originale sarebbe stato realizzato da un’agenzia giapponese di risorse umane, la Gmp Group. Ecco il nuovo slogan che mette sotto accusa il fenomeno della “dipendenza dal lavoro”: “I pericoli di dipendenza da lavoro sono molteplici. Stress, fatica e problemi di salute, sono solo un paio. Nessuno dovrebbe lavorare fino a tardi: se siete sfortunati potrebbe capitarvi anche di incontrare un fantasma. Affidatevi a noi, troveremo la carriera giusta per le vostre esigenze. Senza straordinari”.

Insomma, l’operazione è perfettamente riuscita. Complimenti ai pubblicitari della Gmp che sono riusciti impiegando poche risorse ad attirare l’attenzione di migliaia di persone (per sensibilizzare sul problema del workaholism e per farsi pubblicità).

E se invece fosse il secondo video un bufala e la Gmp avesse solo sfruttato il video esistente? ;-)

Written by salpetti

22 Maggio, 2008 alle 20:33

Il male di vivere: anche le balene si suicidano!!!

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La notizia è un pò da Studio Aperto, lo ammetto… Mi ha particolarmente colpito, però, per il possibile parallelismo esistenzialista che se potrebbe fare con gli esseri umani: circa centinaio di balene si è suicidato sulle coste senegalesi!!!

A darne notizia è Seneweb, un sito di informazione francofone del Senegal (ripreso anche da laRepubblica). Ieri sera gli abitanti di un villaggio sulla costa vicino Dakar, il litorale di Tongor, si sono trovati ad essere spettatori di queso macabro spettacolo. C’erano sulla spiaggia un numero impressionante di balene, per la maggior parte ancora vive che spontaneamente erano uscite dall’acqua per finire sulla sabbia e, quindi, perdere la vita.

La gente non sapeva che fare e ha cercato in tutti i modi di aiutare i poveri mammiferi acquiferi finendo poi per capire che ogni sforzo sarebbe stato inutile e che si sarebbero dovuti arrendere di fronte a quel suicidio collettivo.

Sì, un suicidio collettivo, perché di questo si è trattato. Il concetto non è privo di senso se si tiene conto che, come afferma Seneweb, gli studiosi lo ipotizzano da tempo. Pare che alcuni ricercatori dell’università della Georgia ritengano infatti che l’insabbiamento sarebbe una risposta delle balene allo stress, in condizioni particolari seguirebbero un antico istinto di ritorno verso la sicurezza della terra ferma, da cui essendo mammiferi provengono. Anche secondo altri scienziati inglesi (dell’Università di Cambridge), le balene potrebbero essere propense al suicidio di massa. Si insabbierebbero quando sono turbate dalle variazioni improvvise del magnetismo terrestre seguendo così delle linee che portano generalmente sulla costa.

Adesso gli abitanti del posto non sanno che fare, i giovani che cominciavano ad abituarsi al triste spettacolo e la presenza di un fotografo ha creato un effetto strano: hanno voluto immortalare la scena chiedendo di essere fotografati in piedi o seduti sopra una balena. Sembra insomma che una macabra voglia di spettacolo abbia fatto passare il destino dei cetacei in secondo piano.

Insomma, anche le balene sono turbate dal male di vivere, tanto da tentare (con successo) il suicidio di massa sotto gli sguardi divertiti dei ragazzini. Dicevo all’inizio che si potrebbe fare un parallelismo esistenzialista con gli esseri umani, ma lascio alla sensibilità di ciascuno questa possibilità. Perché intristirci ulteriormente? ;-)

> AGGIORNAMENTO (24/11/2008): Nel nord della Tasmania, in Australia, c’è stato un altro inspiegabile insabbiamento (QUI). Su 65 balene, solo 11 sono riuscite a riprendere il largo. Forse è colpa dei sonar utilizzate dalle navi e dai sottomarini a fuorviare le balene che sbagliano rotta, ma le ipotesi sono diverse… Insomma, il male di vivere dilaga tra le balene (e forse anche tra gli uomini).

Written by salpetti

21 Maggio, 2008 alle 21:58

Il Premier britannico su Youtube: è question time!!!

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Ci aveva già provato la Regina Rania di Giornania per spiegare l’Islam agli occidentali (QUI), adesso anche il Premier britannico, Gordon Brown, cerca di parlare ai cittadini attraverso la Rete tramite Youtube. “I politici possono fare domande al primo ministro. Penso che sia arrivato il momento che anche i cittadini abbiano questa possibilità“, è con queste parle che si inaugura il primo “Question time” su Youtube.

Il nome scelto per l’iniziativa non è un caso: proprio come nel “question time” tradizionale il primo Ministro risponde alle domande dei politici, così Brown risponde alle domande degli internauti in Rete. Basta collegarsi alla pagina di Youtube dedicato all’iniziativa e caricare un breve video. Vista la mole di richieste, sono gli stessi utenti a votare le domande più interessanti da cui aspettarsi delle risposte da Brown (per il momento è stata fissata come data di scadenza 21 giugno).

Per la verità il procedimento non è ancora così immediato e intuitivo, ma l’esperimento è ancora all’inizio e quindi in fase di sperimentazione. Probabilmente si trasformerà in un appuntamento settimanale fisso e sarà pertanto migliorato.

I più maliziosi sostengono che questa iniziativa sia finalizzata soltanto a raccogliere consensi tra il pubblico giovane e a ridare luce all’immagine di Brown che non riesce a essere all’altezza del suo predecessore, Tony Blair. Per i sostenitori del Premier si tratta della prima vera forma di democrazia diretta.

In ogni caso, secondo me si tratta di un’iniziativa lodevole e molto interessante che potrebbe essere seguita in molti altri Paesi. L’Inghilterra, si sà, è all’avanguardia su certe cose e la regina Rania è una sovrana illuminata…

Chissà quando anche in Italia saremo all’avanguardia o avremo un Premier “illuminato” a tal punto da comprendere il potere e la forza della Web? ;-)

Ancora Marco Travaglio: l’affondo di D’Avanzo

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Come la penso sul caso Travaglio-Schifani potete leggerlo nel mio post precedente. Fabio Fazio si è dissociato, ma oltre a quelli che si dissociano ci sono quelli che fanno notare a Travaglio che il suo “metodo” è errato perchè nessuno è puro e tutti ci possono incappare.

Così, mentre l’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ha dato il via ad un’istruttoria contro la Rai per via di Travaglio, un attacco al giornalista arriva dal suo collega di Repubblica Giuseppe D’Avanzo che, facendo lo stesso gioco di Travaglio, ha sottolineato il fatto che un condannato per mafia ha pagato il conto di un albergo in Sicilia allo stesso Travaglio (che smentisce). Riporto parte di un interesante articolo del Corriere in cui si ricostrisce la vicenda:

Correva l’anno 2002. Era l’estate in cui il giornalista Travaglio con la sua famiglia, moglie e due figli, inizia ad andare in villeggiatura a Trabìa in compagnia di un noto sottufficiale della Guardia di Finanza: si tratta di quel maresciallo in forza alla Dia, Giuseppe Ciuro, sempre elegante e disponibile con tutti i giornalisti di giudiziaria di passaggio a Palermo, che poi verrà condannato anche in appello a quattro anni e sei mesi per violazione del sistema informatico della procura di Palermo e favoreggiamento dell’ingegner Michele Aiello.

Sì, l’ingegner Aiello, il “re delle cliniche” che a gennaio del 2008 è stato condannato in primo grado a 14 anni per associazione di stampo mafioso e truffa nel dibattimento sulle “talpe” che ha coinvolto con una pesante sentenza (5 anni per favoreggiamento di singoli mafiosi) anche l’ex governatore dell’Udc Totò Cuffaro. Per Travaglio il colpo è duro anche perché si tratta, ma solo in apparenza, di “fuoco amico”.

Sull’onda delle polemiche innescate dalla vicenda Schifani, si muove infatti Giuseppe D’Avanzo, autore di tante inchieste sulla mafia e molto stimato negli ambienti giudiziari di mezza Italia, che senza troppi complimenti fa a pezzi il metodo Travaglio. D’Avanzo, per dimostrare come “il metodo Travaglio” possa coinvolgere tutti noi, tira fuori un verbalino rimasto in naftalina dal 2003: l’estate in cui gli investigatori di Palermo mettono sotto intercettazione il telefonino del maresciallo Ciuro mentre dialoga amichevolmente col giornalista [Travaglio] durante la comune villeggiatura a Trabìa. Ciuro poi, ma la ricostruzione di D’Avanzo è controversa, avrebbe chiesto all’ingegnere Aiello di saldare il conto dell’albergo.

Racconta Travaglio che non è stato affatto contento di leggere sul giornale per il quale collabora un attacco così duro e che nega di essersi fatto pagare alcunché: «Quella fu una esperienza davvero fantozziana. A una cena, dopo un convegno, chiesi a Pippo Ciuro, un vero personaggio perché aveva collaborato anche con Giovanni Falcone, di indicarmi un posto per le vacanze in Sicilia. Lui mi disse che c’era un posto vicino a quello in cui di solito andavano lui e il pm Antonino Ingroia, di cui era collaboratore. Così, per mail, mi mandò un depliant di un albergo, se non ricordo male si chiama Torre del Barone, che però era veramente troppo lussuoso per me. Ma lui, davanti alle mie obiezioni, mi disse di non preoccuparmi perché le tariffe non sarebbero state poi così care. Mi fidai. Quando poi sono andato a pagare, alla reception la signorina mi ha presentato un conto pazzesco, il doppio del previsto. Sei o sette anni fa, devo aver pagato l’equivalente di otto, dieci milioni…Telefonai a Ciuro e gli dissi: “E meno male che me lo hai segnalato tu ’sto posto!”. E lui: “Paga, paga. Che poi magari ti fanno lo sconto un’altra volta”. Insomma, io mi sono pagato tutto di tasca mia e di questo Aiello non ho mai sentito parlare, almeno fino al giorno del suo arresto… Io comunque in quel posto non ci sono mai più tornato visto che la sòla l’avevo già presa».

L’anno successivo, nell’agosto del 2003, Travaglio torna in vacanza in Sicilia: «Andai con la famiglia per dieci giorni al residence Golden Hill di Trabìa dove di solito alloggiavano Ciuro e Ingroia e ci fu quella buffa storia dei cuscini poi finita nei brogliacci delle intercettazioni. Io chiamai Ciuro e gli dissi: “Qui manca tutto. I cuscini, la macchinetta del caffé perché i precedenti affittuari si erano portati via tutto. Poi gli ospiti del residence mi aiutarono: chi con un cuscino, chi con la Moka…».

E l’affondo di D’Avanzo? «Ecco, se non fosse per la mascalzonata che ha fatto adesso questo signore contro di me ci sarebbe solo da ridere». Ma al Golden Hill chi pagò il conto? Risponde Travaglio: «Io ho pagato la prima volta il doppio di quanto stabilito e per il residence ho saldato il conto con la proprietaria. Tutto di tasca mia, fino all’ultima lira e forse se cerco bene trovo pure le ricevute. Ma poi vai a sapere cosa cavolo diceva questo Ciuro al telefono. Magari millantava come fece con Aiello quando gli raccontò che lui e Ingroia avevano ascoltato a Roma un pentito il quale, in realtà, non si era mai presentato».

Anche se dopo il suo arresto non ha più visto il giornalista Travaglio, l’ex maresciallo Ciuro ricorda bene quella vacanza al «Golden Hill» con Travaglio e il dottor Ingroia durante la quale «si stava insieme, si giocava a tennis e si facevano lunghe chiacchiere a bordo piscina ma poi ognuno faceva la sua vita anche perché c’erano i figli piccoli». E il conto? «Di questa vicenda io non ne so niente, lui ebbe i contatti con la signora del residence. Per il pagamento se l’è vista lui, io non me ne occupai».

Più di un dubbio, invece, ce l’ha l’avvocato Sergio Monaco, difensore di Aiello: «Premesso che non sono io la fonte di D’Avanzo, che non conosco, posso solo dire che l’ingegner Aiello conferma che a suo tempo fece la cortesia a Ciuro di pagare un soggiorno per un giornalista in un albergo di Altavilla Milicia. In un secondo momento, l’ingegnere ha poi saputo che si trattava di Travaglio».

QUI per approfondire…

Travaglio e Schifani: la Costituzione, il contraddittorio e la censura!!!

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Molti politici (in egual misura a destra e a sinistra) hanno attaccano duramente Marco Travaglio per aver raccontato degli episodi rigurdanti la vita del neo presidente del Senato, il siciliano Renato Schifani, durante la trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa”. Lo stesso Fazio si è scusato in diretta per quanto accaduto.

La cosa che ha fatto scalpore facendo montare le polemiche è che le frasi di Travaglio si siano riferite proprio al Presidente del Senato, per di più in una trasmissione mandata in onda sulla televisione di servizio pubblico e per giunta senza contraddittorio. Nello specifico si contesta a Travaglio di aver parlato di presunte vicinanze con ambienti mafiosi di Schifani [Travaglio ha citato una pagina del libro "Se li conosci li eviti", in cui si riportano i " curricula" di tutti i politici].

Nel video ad inizio post trovate l’intervista, QUI la pagina del libro citata in TV da Travaglio. Credo, tuttavia, che in qualsiasi modo la si pensi su Schifani e su tutta la vicenda, sia necessario tener presente almeno tre cose fondamentali:

  1. L’articolo 21 della Costituzione recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure“. La RAI non fa eccezione!!!

  2. La seconda carica dello Stato è prima di tutto un cittadino e secondo l’articolo 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“. Schifani compreso!!!

  3. Un giornalista che cita episodi specifici non ha bisogno di alcun contraddittorio. Si sta parlando di fatti, non di questioni opinabili o tali da poter essere messi in discussione. Come ha scritto nel suo blog Antonio Di Pietro (uno dei pochi politici a non essersi unito al coro delle polemiche nei confronti di Travaglio), seguendo questa logica si avrebbe che ogni qual volta un giornalista “riporti la cronaca di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore“.

Fondandomi su questi tre assunti vorrei “schierarmi” dalla parte di Travaglio, reo soltanto d’aver fatto il suo dovere di giornalista (nei confronto del Presidente del Senato, in RAI e senza l’irragionevole contraddittorio).

Le donne italiane solo ottime mamme, per il resto come l’Africa!!!

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In occasione della festa della mamma, l’associazione Save The Children ha pubblicato un rapporto sullo stato delle madri nel Mondo che mette a confronto 146 Paesi. L’Italia, se da un lato si colloca al primo posto per il benessere dei bimbi, dall’altro si colloca solo al 19° posto per quanto riguarda la situazione delle donne (le mamme). Dal rapporto emerge, infatti, che le donne italiane sono più vicine all’Africa che alla Svezia!!! ;-)

Le donne italiane, ad esempio, partecipano alla vita politica nazionale come quelle di Bolivia, Gabon e Nepal, utilizzano la contraccezione quanto le donne del Botswana, il loro reddito (dal raffronto con quello maschile) risulta equivalente a quello nel Benin. L’Italia sta dietro a Paesi come Slovacchia ed Estonia e solo di poco prima di Lituana e Lettonia.

Nel nostro Paese, le donne sono lontane anni luce da quelle svedesi che primeggiano in vetta alla classifica. Ad esempio, in Svezia ogni parto avviene con l’assistenza di personale medico, il 72% delle donne svedesi usa i contraccettivi, l’istruzione media delle donne è di 17 anni, l’aspettativa di vita femminile è di 83 anni e solo una donna su 185 rischia di perdere il proprio figlio prima che compia cinque anni.

Per capire questi dati basta confrontarli con quelli del Niger, ultimo in classifica dove solo il 4% della popolazione femminile usa la contraccezione, una donna va a scuola in media per 3 anni, ha un’aspettativa di vita di 45 anni e, considerando che un bambino su quattro muore prima di aver raggiunto i cinque anni, ogni donna rischia di veder morire suo figlio e, addirittura, nove madri su 10 perdono ben due bimbi nel corso della propria vita.

L’Italia per fortuna non è il Niger, ma purtroppo nemmeno la Svezia!!! Alcuni esempi: da noi è il 39% delle donne che fa uso di contraccettivi (72% le donne svedesi), le donne italiane percepiscono uno stipendio pari al 47% rispetto a quello dell’uomo mentre le svedesi hanno un salario di poco inferiore a quello maschile. Per quanto riguarda i benefici per la maternità, una donna italiana in maternità prende l’80% del suo stipendio ordinario, mentre una svedese percepisce lo stipendio pieno. Nel 2008 poi la partecipazione delle donne italiane al governo del Paese è pari solo al 17% contro quasi il 50% in Svezia. E potrei continuare con questa lista negativa…

Unico fiore all’occhiello del nostro Paese è il benessere dell’infanzia che conferma il primato sul panorama mondiale (stiamo proprio al primo posto). Insomma, da noi c’è ancora quella vecchia abitudine di vedere le donne solo come ottime madri (e mogli!). ;-)

Written by salpetti

6 Maggio, 2008 alle 16:48

Se San Francesco fosse vivo, i vigili lo multerebbero… ;-)

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il saio di San Francesco

In questo periodo il problema della sicurezza è entrato prepotentemente nell’agenda politica e nell’agenda dei media. A volte è stato esasperato, a volte si sono toccati alcuni nervi scoperti…

Quel che è certo è che la sicurezza è ormai un tema “di moda”. Nessun amministratore pubblico può farne a meno senza sentirsi obsoleto. Si rischia così di incorrere in casi di eccessivo zelo che portano a conseguenze paradossali. Ne è un esempio quanto è avvenuto ad Assisi, nella città del “poverello”: San Francesco.

Ad Assisi, infatti, è entrata da poco in vigore un’ordinanza del Sindaco Claudio Ricci, eletto con Forza Italia, che proibisce ai mendicanti di chiedere l’elemosinaa meno di 500 metri da chiese, luoghi di culto, monumenti, piazze ed edifici pubblici“, praticamente ovunque.

Se lo stesso San Francesco tornasse miracolosamente nei prossimi giorni nel suo paesello, quindi,  di sicuro verrebbe fermato e allontanato dai vigili urbani! E’ proprio sulla povertà (e pertanto sul fare la carità) che infatti si fonda la santità di Francesco (nella foto probabilmente il suo saio conservato a Firenze).

Immaginate la scena: il giovane Francesco che girovaga affamato per la città per predicare il Vangelo e che affamato chiede a un turista un pezzo di pane o qualche centesimo. A questo punto arrivano i vigili urbani e gli fanno una multa!!! ;-)

Sembra paradossale, ma fare un’ordinanza del genere proprio ad Assisi è davvero contraddittorio. I mendicanti come lo era San Francesco disturbano e danno fastidio, ma a chi? Ovviamente ai fedeli, ovvero al commercio di ogni rosario, candela, centrino, lumino,santino, soprammobile, acquasantiera, sciarpa, maglietta, cappello dove è raffigurato il Santo che parla con gli uccelli, accoglie i lupi e… mendica insieme ai mendicanti!!! ;-)

Che proprio Assisi voglia cacciare chi chiede l’elemosina andando contro quella che è la dottrina dello stesso San Francesco è assurdo. Ma si sa: il Santo con la sua povertà ha portato la ricchezza in città (grazie al giro di affari che oggi gira intorno alla sua figura) perciò poco importa ricordare quali siano state le gesta e le parole di Francesco, adesso l’importante è non disturbare chi nel suo nome nome fa compere e lascia offerte