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Mentre in Italia i nostri politici sono in corsa per trovare gente da inserire nelle proprie liste elettorali, sull’International Herald Tribune (IHT) è apparso un annuncio di lavoro un po’ particolare che sta facendo il giro del mondo (nel video in alto un bel servizio di Sky Tg24, vi consiglio di vederlo). Aprendo il prestigioso giornale (nell’edizione di lunedì 25) alla pagina 4 si può leggere un annuncio che recita più o meno così:

Un gruppo di cittadini italiani sta cercando disperatamente politici onesti quanto basta per correre alle prossime elezioni per il Parlamento. Lo stipendio è estremamente competitivo (tra i più alti del mondo) e benefici al di là dell’immaginabile sono compresi. E’ anche garantita l’immunità penale. Una volta eletti i candidati possono portare con se amici e parenti a cui saranno offerti posti di alto livello nell’amministrazione pubblica e nella televisione nazionale. Il luogo di lavoro è uno dei più esclusivi nel centro di Roma. Non sono richieste particolari abilità (si può essere anche incapaci). Non è richiesto che si lavori, eccetto qualche apparizione nei salotti televisivi, dove però non ci si aspetta che i politici rispondano a delle domande, ma sono invitati insieme a note soubrette per cantare canzonette“.

Adesso si stanno cercando i “simpatici” autori di questa iniziativa che se, come dicono alcuni, danneggerebbe ulteriormente l’immagine dell’Italia all’estero (dopo le violenze negli stadi, la monnezza di Napoli e tutto il resto), secondo me può far capire a chi ci guarda da fuori come funziona la nostra politica in vista di queste elezioni. Dal momento che non è stata cambiata la legge elettorale, infatti, si impedirà ancora agli elettori di indicare una preferenza diretta. Nelle urne, quindi, si potrà scegliere solo tra liste pre-confezionate create ad hoc dai vertici dei partiti.

Ed è così che è in atto tra i nostri politici una vera e propria ricerca finalizzata a riempire queste liste con nomi più o meno noti capaci di creare un certo appeal tra gli elettori (QUI e QUI).

Veltroni candida gente del calibro dell’oncologo Veronesi o del prefetto Serra, ma anche giovani 30enni (es. Marianna Madia, giovane ricercatrice 27enne, capolista alla Camera nel Lazio), operai e pure figli di personaggi noti (es. il figlio di Roberto Colaninno);

Berlusconi mette sé stesso come capolista e Gianfranco Fini per secondo in tutte le circoscrizioni (Veltroni non è il primo in nessuna lista) e non manca di inserire a seguire nomi altisonanti come il famigerato Generele Speciale o la giornalista Fiamma Nirenstein, ma anche Eugenia Roccella (una delle portavoci del Family day) o Paolo Galimberti (presidente dei Giovani di Confcommercio) oppure personaggi “ambigui” come Zakaria Najib, un immigrato proposto dalla Lega (sembra una contraddizione, ma lui è uno straniero molto particolare: vive a Cadoneghe (Padova), ha sposato un’italiana, dal 1986 ha la nostra cittadinanza ed è stato consigliere comunale della Lega. A novembre ha scritto al presidente della Repubblica chiedendo, provocatoriamente, di tornare nello status di extracomunitario con tutte le facilitazioni che, secondo lui, comporta per casa e lavoro).

In questo contesto di ricerca ossessiva di parlamentari, l’annuncio sull’International Herald Tribune potrebbe pure essere verosimile; anzi, nel testo c’era anche un referente da contattare per chi fosse interessato (Lucrezia Marforio: rescue.italy@gmail.com), io un bel curriculum lo manderei, non si sa mai!!! ;-)

Qualcuno di voi se ne sarà accorto. Ieri per circa due ore Youtube è rimasto bloccato. Un black-out totale che non farebbe notizia (su Youtube a volte capita) se la causa non fosse riconducibile ad un attacco informatico ordinato da un governo.

Il governo del Pakistan, infatti, ha ritenuto di dover oscurare Youtube sul suo territorio. Così la Pakistan Telecommunication Authority (PTA) ha ordinato ai provider locali di servizi Internet di bloccare l’accesso al popolare sito. Il motivo? Youtube diffonderebbe video dal “contenuto blasfemo” che danneggiano l’immagine dell’Islam.

In particolare, a toccare la sensibilità del governo pakistano sarebbe stato il trailer dell’ultimo film di Geert Wilders; nelle brevi sequenze inserite su Youtube, infatti, l’Islam viene definita una religione violenta, soprattutto nei confronti delle donne e degli omosessuali. Ma a scatenare la furia censoria del governo pakistano pare siano stati anche alcuni video in cui appaiono le famigerate vignette su Maometto ripubblicate dai giornali danesi.

A causa di un errore, però, il blocco si è allargato a macchia d’olio di Paese in Paese spiazzando Google, propietario di Youtube, che adesso parla di sabotaggio. Ci sono volute due ore per scoprire l’artefice del black-out: il service provider pakistano PCCW, obbedendo alla direttiva della PTA, non permetteva ai suoi clienti di accedere al sito dirottando l’indirizzo IP di YouTube verso i suoi server bloccando così ogni tentativo di accesso al sito. Le informazioni però sono state mandate per errore a tutti gli altri provider nel mondo che inconsapevolmente hanno bloccato anch’essi l’accesso ad Youtube reindirizzando gli utenti nel buco nero creato da PCCW sui suoi server.

Il Pakistan non è l’unico Paese che cerca di censurare la Rete (tra i più noti c’è la Cina, ma anche l’Arabia Saudita, la Bielorussia, la Birmania, la Corea del Nord, Cuba, l’Iran, la Libia, il Sudan, la Siria, la Tunisia e molti altri). Sono molti gli Stati in cui per vari motivi si vuole porre un freno alla libera circolazione di idee e di informazioni permessa da Internet. I più maliziosi sostengono che anche il malriuscito tentativo pakistano di censura sia stato attuato più per motivi politici che religiosi.

E’ probabile, infatti, che l’ordine della PTA fosse in realtà destinato a colpire qualcosa di diverso dall’offesa all’Islam, nella fattispecie una serie di video ritraenti attivisti politici impegnati a compilare schede elettorali. La censura sarebbe, quindi, scattata per bloccare il tentativo di smascherare brogli elettorali in un Paese con una forte instabilità politica che sta attraversando una fase cruciale per la democrazia dopo l’uccisione della leader dell’opposizione Benazir Bhutto.

Di blocco totale di YouTube per “discutibili video non-islamiciparla anche Reporters Sans Frontières che condanna l’iniziativa e sottolinea come “una tale decisione dovrebbe essere presa dai tribunali, e non da una organizzazione sotto diretto controllo del governo“.

Che si tratti di motivi religiosi o politici, la censura è tuttavia da condannare. Questa vicenda, oltre a far correre ai ripari Youtube che si è scoperto vulnerabile, dimostra ancora una volta che la Rete è uno strumento libero e democratico di cui i grandi potentati (economici, politici, ideologici) hanno paura. Questa volta a causa di un grossolano errore il tentativo di censura è stato smascherato e denunciato, spero che in futuro la lotta alla censura non passi esclusivamente attraverso gli errori dei potenziali censori!!! ;-)

La campagna elettorale è alle prime battute e ancora si stanno definendo le alleanze, ma il clima pacato e disteso che Berlusconi e Veltroni hanno promesso ha rischiato per un attimo di cedere il passo alle solite accuse e alle solite polemiche. A dar fuoco alla miccia è stato Antonio Di Pietro che nel suo blog commentando le frasi di Berlusconi su Enzo Biagi e l’editto bulgaro pronunciate davanti al direttore del TG1 Gianni Riotta che non ha fatto una piega e non ha replicato (QUI), ha lanciato una proposta che io ritengo di buon senso, ma che su tutti i TG è passata come il peggiore dei mali.

Sulla proposta hanno avuto la parola politici, opinionisti, direttori di TG e quant’altri… tutti si sono sentiti in dovere di dire qualcosa. Nel marasma generale, però, si è persa di vista quello che è l’oggetto del contendere, la proposta di Di Pietro che quasi nessuno ha chiarito e spiegato agli spettatori. Cerchiamo di fare chiarezza:

  1. una sola televisione pubblica senza pubblicità, pagata solo dal canone e sottratta all’influenza dei partiti;
  2. esecuzione sentenza europea su Europa 7 e spostamento di Rete4 sul satellite;
  3. limite di una sola rete televisiva per i concessionari privati (anche per Mediaset).

Andiamo per ordine:

1) Quante volte si è parlato di lottizzazione e di RAI politicizzata? Quante volte ci si è lamentati di programmi scadenti o non riconducibili al servizio pubblico pagato dal canone? Quante volte ci si lamenta della pubblicità all’interno di canali di servizio pubblico? Quante volte si è parlato della continuo rincorrersi di RAI e Mediaset in funzione degli ascolti a discapito della qualità dei programmi?
Tutto questo potrebbe risolversi semplicemente riducendo la RAI ad una sola rete finanziata solo dal canone e per questo priva di pubblicità (il canone per mantenere 3 reti sarebbe troppo alto). I contenuti sarebbero solo di servizio pubblico (documentari, informazione, approfondimento politico, ecc…), una sorta di BBC italiana.

2) Sul caso Europa7 c’è poco da discutere. Ecco i fatti in sintesi:

  • Dal 1994 la Corte costituzionale (sentenza n. 420/94) intima a Fininvest di cedere una rete o di spedirla su satellite. Berlusconi perde tempo e tergiversa finché la legge Maccanico (n. 249 del 31 luglio 1997) concede a Rete4 una proroga pressoché illimitata. Nel 1999, Europa7 vince la concessione delle frequenze su cui trasmette abusivamente Rete4 che tuttavia continua a occupare le frequenze come se nulla fosse.
  • Nel 2002, la Corte costituzionale con la sentenza 466/02, ribadisce quanto affermato nel 1994, cioè che nessun privato può possedere più di 2 frequenze televisive (fissa così il tetto massimo di due reti per Fininvest diventata Mediaset e le dà tempo fino al 31 dicembre 2003 per mandare Rete4 sul satellite). Berlusconi con il decreto legge “Salva Rete4” (del 23 dicembre 2003) e la legge Gasparri del 2004 chiudono la partita sostenendo che quando arriverà il digitale terrestre (previsto nel 2006) sbocceranno talmente tanti canali da rendere inutili le sentenze della Corte costituzionale sul pluralismo. La successiva legge Gentiloni non cambia nulla in proposito e si limita a spostare il digitale terrestre al 2012 rinviando a tale data la questione di Europa7 che già dal 1999 avrebbe dovuto trasmettere al posto di Rete4.
  • Intanto, il 19 giugno 2007, il commissario europeo per la Concorrenza mette in mora il governo italiano perché modifichi subito la Gasparri (che consente l’accesso al digitale solo a Rai e Mediaset) e annuncia la procedura d’infrazione contro l’Italia. Investito da Europa7, il Consiglio di Stato chiede alla Corte di Lussemburgo se le regole italiane siano legittime. La Corte, il 31 gennaio 2008, risponde che sono illegittime (la Maccanico, la Gasparri e implicitamente anche la Gentiloni) proprio perché consentono a Rete4 di trasmettere a discapito di Europa7, pertanto il Consiglio di Stato dovrà risarcire Europa7 per i mancati introiti e per le frequenze negate.
  • Il Commissario per la Concorrenza ha annunciato recentemente che questa è anche la posizione UE: se nel 2009 l’Italia non cambierà sistema, si beccherà una multa di 350-400 mila euro al giorno, con effetto retroattivo dal 2006. Cioè, gli italiani pagheranno alla UE e a Europa7 cifre da capogiro perché tutti i governi, dal 1994 a oggi, hanno favorito Berlusconi. A questo punto, attendere il Consiglio di Stato (che dovrà applicare la sentenza di Lussemburgo) o appellarsi all’ormai inutile legge Gentiloni (superata dalla sentenza di Lussemburgo) non sarebbe una genialata. Eseguire le sentenze della Consulta e della Corte europea non è fare un favore a Di Pietro o un dispetto a Berlusconi, ma è un dovere!!!

3) Visto che siamo in una condizione di oligopolio (se non di duopolio), togliere due reti alla RAI e lasciarne 2 a Berlusconi (sempre che Rete 4 vada sul satellite) o a qualsiasi altro imprenditore sarebbe un vero e propio regalo che avrebbe ripercussioni anche sulla libertà di informazione (che passa attraverso il pluralismo). Finchè la maggior parte della gente continuerà a fruire della TV attraverso l’etere, quindi, è necessario fare in modo che le frequenze (che per altro sono in numero limitato) siano assegnate al maggior numero possibile di soggetti. E’ in quest’ottica che si collocaca la terza proposta di Di Pietro. Le frequenze, infatti, sono dello Stato (non di Berlusconi) che le assegna in concessione a chi ritiene più opportuno e con le modalità che preferisce. Beppe Grillo, ad esempio, ha fatto sapere che se la proposta di Di Pietro va in porto, vorrebbe comprare RAI3 attraverso una raccolti fondi tramite il suo blog. Al contrario di quanto si è detto, nessun lavoratore di RAI e Mediaset perderebbe il posto di lavoro perché le reti andrebbero sul satellite e quindi chi ci lavora continuerebbe a lavorarci, oppure sarebbero vendute ad altri imprenditori che continuerebbero a fare TV.

Che ad accusare Di Pietro e a sollevare polemiche siano Berlusconi e i suoi, non stupisce (d’altra parte è il loro mestiere), a me ha colpito particolarmente l’atteggiamento dei 3 direttori dei TG della Mediaset che si sono coalizzai nell’attaccare Di Pietro e per gettare benzina sul fuoco contribuendo a confondere le idee ai loro ascoltatori e infischiandosene della deontologia professionale e dell’obiettività dell’informazione. Così i tre direttori sono apparsi in video (cronologicamente: Giorgio Mulé, direttore di Studio aperto alle 18.30; Emilio Fede, Tg4, alle 19; Clemente J. Mimun, TG5, alle 20) con tre editoriali. Ognuno con il suo stile: tagliente Mulè, irridente Fede, pragmatico Mimun. Tutti e tre d’accordo (si erano telefonati): Veltroni deve essere chiaro e prendere le distanze da Di Pietro. E poi dicono che grazie a questi 3 TG contrapposti a quelli della RAI (politicizzati) in Italia c’è maggiore pluralismo nell’informazione… ;-)

Inoltre, mi ha colpito l’atteggiamento dei politici del Partito Democratico o comunque avversari a Berlusconi. La Sinistra Arcobaleno, ad esempio, ha preso le distanze dal programma dell’Italia dei Valori sull’informazione. Sergio Bellucci (Rifondazione comunista) ha detto: “Lo spazio pubblico delle comunicazioni è un bene comune che appartiene a tutti i cittadini. Per questo deve essere difeso e valorizzato contro ogni tentativo di ridimensionamento o depotenziamento. Le proposte di Di Pietro in materia di comunicazione sembrano al momento troppo vaghe per prestarsi a una vera discussione. Aspettiamo di conoscere il programma del Pd per confrontarci su proposte concrete“.

Marco Follini, responsabile delle politiche dell’informazione del PD ha così risposto: “La posizione del Pd in materia di informazione è contenuta nei due disegni di legge che giacciono in Parlamento. Il nostro obiettivo è portarli a buon fine. Punto. È ovvio che tutti coloro che saranno candidati sottoscriveranno il programma della coalizione“.

Lo stesso Veltroni ha precisato: “Il programma del PD sarà realizzato e sottoscritto anche da Di Pietro. Le cose che si dicono lì, sono quelle che valgono. Nessuno si alzerà per dire no”. Lascia così poco spazio a equivoci l’ex sindaco di Roma che frena la proposta del leader dell’Idv (sul programa del PD, infatti, non c’è traccia di nessuno dei 3 punti proposti da Di Pietro).

Pare, allora, che da destra e da sinistra si voglia difendere il Cavaliere (i fatti di Europa7 lo dimostrano e non si spiegherebbe altrimenti il motivo per cui non è stata fatta una legge sul conflitto di interessi che per altro se passasse la proposta di Di Pietro svanirebbe da solo).
Che abbia ragione Grillo quando dice che Veltroni e Berlusconi sono fratelli gemelli, chierichetti che servono la stessa messa!!! ;-)

Blu ray e pornografia

E’ di questi giorni la notizia secondo cui il formato di disco ottico Blu-Ray della Sony si sarebbe assicurato la vittoria finale nella guerra contro il suo diretto concorrente, Hd-Dvd di Toshiba. Trovo interessante l’accostamento (inpensabile!) tra questo successo e il mercato della pornografia (QUI nella discussione sulla pornografia di ROTOCALCO e QUI sul blog Tecnoetica).

Mi spiego meglio…
L’industria del porno si fonda ovviamente sulla capacità di diffusione delle immagini. Per questo motivo il settore della pornografia è stato da sempre molto attento all’evoluzione dei sistemi di comunicazione. Addirittura io parlerei di un rapporto stretto tra evoluzione dell’industria del porno ed evoluzione dei mass-media.

Credo che la pornografia, infatti, sia nata da subito, da quando l’uomo ha cominciato a lasciare tracce di sé nel mondo. Certe pitture rupestri, alcuni affreschi e mosaici antichi ne sono un esempio. Seguendo l’evoluzione dei media, si è sposata poi sulla carta. Io direi che già alcuni racconti medioevali potrebbero essere tacciati di “pornografia” (ovviamente sempre in relazione al contesto socio-culturale del tempo), ha continuato con i disegni e i fumetti e si è affermata raggiungendo il grande pubblico grazie all’invenzione delle macchine fotografiche. Si è poi espansa con il cinema e poi via via con tutti gli altri media assumendo forme sempre più consone ai nuovi media.

Leggenda vuole addirittura che nella lotta tra la Sony betamax e il VHS di JVC ebbe la meglio il VHS proprio perché JVC diffuse per prima contenuti porno nel suo standard video. E’ certo, invece, che il successo del sistema telematico francese Minitel finì quando si impedì di utilizzare questo strumento (nato per la consultazione di elenchi telefonici) come un apparecchio di “messaggistica rosa” attraverso una sorta di BBS.

Adesso è inutile dire che ci sono grandi rapporti tra Internet e l’industria del porno. Media digitali e porno probabilmente sono più legati di quanto si pensi e, se il loro legame è davvero così stretto, non possiamo escludere che oggi l’industria del porno influenzi lo sviluppo dei media (non soltanto il contrario).

Per tornare alla disputa tra due standard digitali HD DVD di Toshiba e Blu Ray di Sony, infatti, pare proprio che il mondo del porno si è avvicinato allo standard video della Sony che, avendo imparando la lezione derivatagli dalla sconfitta del Betamax, ha fatto in modo di giocarsi anche l’arma del porno

Come per la vicenda Betamax/VHS, quindi, pare che alla fine abbia avuto la meglio il Blu Ray (in quel caso si tratta forse di una leggenda, ma adesso possiamo verificare). I motivi di questo successo ovviamente sono diversi, ma credo che anche l’industria del porno, prescindendo dalle questioni morali ed etiche, abbia potuto rivestire un ruolo importante.

Pornografia ed evoluzione dei media sono correlate? Probabilmente gli studiosi di comunicazione dovrebbe osservare più attentamente questo fenomeno cui non si presta (giustamente) molta attenzione. Magari si scoprirebbero cose interessanti e forse alcuni ricercatori si divertirebbero pure di più!!! ;-)

A quanto pare in Inghilterra il “Grande fratello” piace molto, tanto da realizzare una sorta di controllo generale su tutti i teenager. A breve, infatti, tutti i giovani inglesi con più di 14 anni saranno “schedati” perché i loro dati saranno memorizzati in un grande archivio elettronico consultabile online (ovviamente non da tutti indistintamente). A darne notizia è il “Times” di Londra (QUI) anticipando l’annuncio ufficiale che con molta probabilità giungerà entro questa settimana.

Sarà costituito un database elettronico contenete, oltre ai dati personali, anche tutte le informazioni inerenti all’intero percorso scolastico/formativo di ogni singolo giovane (comprese eventuali espulsioni dagli istituti e l’eventuale cattiva condotta). La finalità è quella di dare alle università o ai possibili datori di lavoro delle notizie più dettagliate possibili sui ragazzi con cui vengono a contatto (solo istituzioni accademiche e imprese, infatti, potranno avere accesso al grande archivio elettronico).

La notizia ha subito sollevato delle polemiche e i pareri sono contrastanti. Il rischio è che i dati sensibili di questi ragazzi (che saranno identificabili a vita grazie ad un codice personale) finiscano più o meno involontariamente in mani sbagliate oppure che imprese e università ne facciano un uso improprio. C’è chi sostiene, invece, che il database elettronico sarà uno strumento in grado di aiutare i ragazzi ad inserirsi nel mercato del lavoro o ad avere accesso alle università e nient’altro.

L’iniziativa del premier britannico, tuttavia, non piace all’opposizione, né agli insegnanti, né ai genitori e nemmeno alle organizzazioni per i diritti umani che non solo non ne vedono la necessità, ma ritengono che la privacy di milioni di adolescenti possa essere compromessa a causa di questo sistema di “schedatura”.

Personalmente ritengo inopportuno e iniquo fare in modo che i selettori sappiano già tutto (magari anche qualche piccola marachella adolescenziale che andrà a compromettere l’esito del colloquio) su un giovane candidato. Penso, infatti, che ciascuno debba poter concorrere alla pari con gli altri concorrenti evitando che chi sceglie i candidati si formi preventivamente dei preconcetti o dei pregiudizi consultando l’archivio elettronico. C’è in ballo, inoltre, anche la questione della tutela della privacy che è molto delicata…

Probabilmente l’idea premier britannico, Gordon Brown, è quella di semplificare il rapporto tra i giovani e le imprese/università, ma credo che la creazione di questo enorme database in molti casi possa invece rendere questo rapporto ancora più complesso di quanto già non lo sia…

Voi che ne pensate? ;-)

La Comunità ebraica di Roma ha denunciato un blog antisemita e di estrema destra che aveva pubblicato un “lista nera” di docenti universitari colpevoli (secondo l’autore del blog) di fare lobby all’interno dell’università e di sostenere pubblicamente e politicamente Israele (QUI la notizia).

Adesso il blog è stato chiuso e sono in corso le indagini della Polizia postale per cercare di risalire all’autore (il blog era scritto in forma anonima), tuttavia grazie alla cache di Google è possibile rintracciare il post incriminato [fino a questa mattina (10/02/200 8) l'indirizzo della cache di Google era presente all'interno di questo post, ma ho ricevuto molte segnalazioni che mi hanno convinto a toglierlo. Probabilmente nel tentativo di rendere l'informazione di questo blog più completa e motivato da buoni intenti ho commesso una leggerezza, me ne scuso!].

La comunità ebraica romana, oltre a denunciare l’accaduto alla Polizia, ha lanciato un appello alle istituzioni per costituirsi parte civile al fine di “bloccare un cancro che può espandersi e colpire chiunque“. All’appello hanno risposto in già in tanti tra cui il Rettore dell’Università dell’Università La Sapienza di Roma (alla quale appartiene il maggior numero di professori), i Ministri delle Comunicazioni e dell’Istruzione, il leader del PD e Sindaco di Roma Walter Veltroni, …

La lista nera era stata estrapolata, come ha spiegato lo stesso anonimo autore del blog, dalla “elencazione dei nomi presenti nella petizione pubblica proposta dalla comunità ebraica di Roma nelle università italiane contro il boicottaggio culturale e civile attuato dalle università inglesi nei confronti di Israele e dei docenti ebrei/israeliani… iscritto al ruolo nelle università inglesi ed espulsi per svolgere attività politica in favore dello Stato di Israele“.

La circostanza a cui sembra riferirsi il blogger antisemita risale al maggio 2006, quando l’assemblea del maggiore sindacato britannico dei docenti universitari (UCU) approvò (con una maggioranza risicata) una mozione che esortava al boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane che non avevano dichiarato apertamente di opporsi alla politica di Israele nei confronti dei palestinesi (QUI). In Italia, molti docenti firmarono una petizione contro questa decisione. Secondo quanto scritto nel blog, quindi, l’università italiana sarebbe stata “strumentalizzata da un minoranza etnica ideologizzata culturalmente e politicamente solidale ad una entità politica extranazionale“, il riferimento è a Israele.

Siamo in presenza di un evento inquietante“, ha affermato la docente di Storia moderna Anna Foa, presente nella lista di 162 professori. “Chi si è reso autore di questa iniziativa delirante - ha detto la professoressa - ha commesso un reato e va punito. Siamo - ha aggiunto - al limite della follia, una lista di nomi, slogan antisemiti: si tratta di un salto di qualità che sinceramente spaventa. Su internet - ha proseguito Anna Foa - se ne trovano a decine di siti del genere però non si era mai arrivati a vere e proprie liste“.

Insomma, la vicenda è un pò complicata. Una cosa è la libertà di espressione (che trova spesso massima realizzazione in Rete con i blog) e un’altra cosa è la diffamazione e la pubblica accusa (in questo caso probabilmente del tutto infondata). Il tutto diventa più inquientante se si pensa che in questo caso siamo quasi in presenza di liste di proscrizione antisemite che possono ricodare quanto è avvenuo in un passato nemmeno molto lontano…

AGGIORNAMENTO (12/02/2008): Ieri la Polizia postale aveva individuato l’autore della lista che oggi è stato ufficialmente iscritto nel registro degli indagati (QUI e QUI) per i reati di violazione della privacy, diffamazione e discriminazione di razza. Si tratta di un 40enne di Rieti (figlio dell’ex sindaco della cittadina di Forano). Il provider su cui si trovava il blog ha annunciato che si costituirà parte civile nel processo.


Sapete dove si trova la più grande discarica del Mondo? I più maliziosi avranno già esclamato Napoli, invece si tratta di un luogo insospettabile: l’Oceano Pacifico (QUI la notizia).

Gli americani la chiamano “rubbish soup” (minestrone di spazzatura) o “plastic soup” (minestrone di plastica). Si tratta di un’enorme distesa di rifiuti che copre un’area addirittura doppia a quella degli Stati Uniti. L’immensa massa di spazzatura (divisa in bue grandi blocchi) viene tenuta insieme dalle correnti, un po’ galleggia finendo periodicamente sulle spiagge e un po’ si deposita sul fondale. L’enorme discarica ha inizio a circa 900 kilometri dalla costa californiana e si estende lungo l’Oceano, supera le Hawaii e sfiora pure il Giappone.

A lanciare l’allarme dalle pagine dell’Independent è Charles Moore, l’oceanografo americano che ha scoperto i 100 milioni di tonnellate di scarti che fanno il bagno nelle acque oceaniche. Moore, erede di una famiglia di petrolieri, si era imbattuto per caso in questa enorme distesa di rifiuti mentre navigava a margine di una regata. “Per una settimana - ha detto - mi sono ritrovato in mezzo a un mare di immondizia. Come avevamo potuto insozzare un’area così gigantesca?“. Sconvolto dalla scoperta, Moore vendette le sue partecipazioni nell’impero di famiglia e divenne un ambientalista militante. Con i soldi ricavati fondò la Algalita Marine Research Foundation, una fondazione per la ricerca sugli ecosistemi marini.

Pare che circa un quinto della spazzatura arriva lì perché gettato dalle navi, il resto giunge dalla terraferma. A preoccupare maggiormente è la smisurata quantità di plastica perché si degrada difficilmente. Ci si trova di tutto: palloni da football, mattoncini del Lego, siringhe, accendini… e una quantità enorme di buste di plastica. La discarica marina è iniziata a formarsi oltre mezzo secolo fa ed è sconvolgente sapere che ogni pezzo di plastica finito lì dagli anni ‘50 ad oggi è imprigionato ancora nell’enorme “minestrone”.

La plastica galleggiante provoca ogni anno la morte di migliaia di mammiferi marini e di circa un milione di uccelli, ma rappresenta un rischio anche per la salute dell’uomo. Alcuni minuscoli pezzetti di plastica, infatti, assorbono agenti inquinanti (ad esempio, idrocarburi e pesticidi) che poi entrano in diversi modi nella catena alimentare. ”Ciò che cade nell’Oceano finisce dentro agli animali e prima o poi nel nostro piatto”, ha detto Marcus Eriksen, direttore della ricerca della Algalita Marine Research.

Insomma, abbiamo trasformato l’Oceano Pacifico in un contenitore per la raccolta della plastica, ma la produzione di materiali plastici (e di rifiuti in genere) non accenna a diminuire. Quando impareremo a rispettare l’ambiente e noi stessi producendo meno plastica (e meno rifiuti in genere) e a riciclare?

ryan

Pare che la Ryanair, una delle compagnie aeree low-cost di più successo, abbia deciso di utilizzare per le sue campagne pubblicitarie anche testimonial low-cost. Infatti, dopo la coppia Sarkozy-Bruni (che l’ha denunciata per essere apparsi a loro insaputa su un quotidiano francese all’interno di una sua pubblicità), ora a fare pubblicità alla Ryanair sono i rifiuti campani.

”Paga le tasse! Non per i rifiuti ma per scappare via. 250.000 posti, paghi solo le tasse!. Recita così il nuovo slogan, corredato dalle immagini di una via piena di spazzatura (QUI). Per la verità non c’è alcun riferimento esplicito a Napoli, ma in questo periodo il collegamento è immediato.

L’annuncio per ora è apparso solo su ilMessaggero e non si sa se avrà altra diffusione. Ma non è la prima volta che i rifiuti napoletani diventano parte integrante di uno spot. Anche il MADRE, il museo d’arte contemporanea, ha recentemente realizzato una pubblicità che aveva come slogan: “Pigliateve ‘sta munnezza“.

Questa iniziativa del MADRE è stata accolta con opinioni contrastanti. Tra i meno entusiasti si è detto che mettere in primo piano i rifiuti non fa altro che sottolineare la condizione di disagio in cui versa al città in questo momento anziché evidenziare i suoi punti di forza. Adesso si ci mette pure la Ryanair!!! ;-)

Con sottile ed elegante ironia, la compagnia aerea ha preso spunto dall’emergenza rifiuti che sta mettendo in ginocchio Napoli e provincia per realizzare uno spot originale, ma chissà se i napoletani saranno contenti…

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