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In Inghilterra gli insegnanti non dovranno più parlare ai propri alunni usando le parole “papà e mamma“, è ammesso solo il termine “genitori” (QUI la notizia). Questa norma sarà introdotta a breve per evitare di offendere i bambini che hanno genitori omosessuali e per far abituare i piccoletti al fatto che possono esistere coppie omosessuali composte da due uomini o due donne.
Si tratta di un’iniziativa del Ministro per la Scuola, Ed Balls, che ha fatto propia una proposta giunta da un’organizzazione per i diritti degli omosessuali finalizzata alla lotta all’omofobia. Oltre a “mamma e papà” sono vietate espressioni del linguaggio comune quali “devi essere un uomo” o “non fare la femminuccia“. Sono previste, inoltre, pene severe per chi utilizzerà il termine “gay” in senso dispreggiativo o per offenderà un compagno. E’ ben accetta, invece, la parola “gay” se utilizzata in senso positivo, come ad esempio: “you’re such a gay boy” (letteralmente: sei un ragazzo gaio!).
Credo che la lotta all’omofobia sia ai giorni nostri un atto di civiltà, ma penso che introdurre certe norme non rappresenti affatto un passo avanti, ma un ipocrita e grottesco tentativo di far valere i diritti delle coppie omosessuali.
Sarebbe stato più utile, a mio parere, introdurre elementi di educazione sessuale nelle scuole spiegando ai ragazzi con naturalezza (senza malizia o pregiudizi) che i bambini nascono dall’unione tra un uomo e una donna, ma che è anche possibile che vi siano coppie omosessuali con gli stessi diritti le quali però non possono avere bambini propri se non adottandone uno o ricorrendo all’inseminazione artificiale. I bambini, infatti, tendono più ad ascoltare le storie raccontate loro serenamente piuttosto che andare dietro a divieti o seguire certe imposizioni.
Voi che ne pensate?

Oggi Silvio Berlusconi è stato assolto nel processo stralcio per la vicenda Sme. Sull’accaduto si potrebbero dire moltissime cose (che sicuramente usciranno fuori nei commeti
), per il momento voglio restare il più neutro possibile e per questo motivo citerò solo fonti giornalistiche.
Dice l’agenzia di stampa AGI: “Silvio Berlusconi è stato prosciolto dai giudici della prima sezione penale perchè «il fatto non è più previsto come reato» dopo la modifica di legge sul falso in bilancio [legge modificata dal Governo presieduuto dallo stesso Berlusconi]. I fatti contestati all’ex premier risalivano al periodo che va dal 1986 al 1989, e quindi sarebbero comunque stati coperti dalla prescrizione. I giudici hanno, però, deciso di prosciogliere Berlusconi perchè il fatto non è più previsto come reato, invece che dichiarare la prescrizione, come richiesto dal pm Ilda Boccassini. Il procedimento in cui Berlusconi era imputato di falso in bilancio era stato stralciato dal troncone principale del processo Sme, in quanto i giudici avevano investito la Corte europea affinchè valutasse la congruità della normativa italiana sul falso in bilancio con le direttive comunitarie. La Corte europea aveva deciso di non entrare nel merito delle leggi in vigore nei singoli Paesi“.
Uno dei commenti più significativi della vicenda è quello di Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Camera che ha detto: “L’assoluzione nel caso Sme perchè il falso in bilancio non è più reato è la conferma che Berlusconi ha governato per tutelare i suoi interessi personali e non quelli di tutti gli italiani. Il falso in bilancio è un reato punito severamente negli altri Paesi, dove ci sono state condanne molto dure per chi ha gettato sul lastrico migliaia di risparmiatori. Siamo di fronte ad un caso di applicazione di una vergognosa legge ad personam, esemplificativo di cosa potrebbe tornare a verificarsi con un eventuale governo di centrodestra”.
A voi i commenti…

La crisi di Governo che si è consumata giovedì ha avuto delle conseguenze nefaste su tutto il Paese, ma a piangere di più per quanto è successo forse sono gli stessi parlamentari. Non che gli dispiaccia il non poter più servire il Paese, semplicemente perché quasi mille persone (630 alla Camera e 322 al Senato) rischiano di “trovarsi in mezzo a una strada” e per di più per circa 400 di queste probabilmente non ci sarà l’agognata pensione da parlamentare.
Ebbene sì, dopo 2 anni e mezzo i nostri rappresentanti ricevono una congrua somma pensionistica (QUI il countdown sul blog di Beppe Grillo a partire dal 28 aprile 2006, inizio della legislatura). È proprio dura la vita dei nostri politici che per circa 17mila euro al mese lottano al fine di rendere migliore l’Italia, tanto che a metà legislatura sono talmente esausti da ricevere già la pensione (quella che noi comuni mortali non avremo mai!).
Il presidente Napolitano ha concluso oggi le consultazioni, a breve quindi ci sarà la decisione. Napolitano potrebbe interromperebbe la legislatura subito e così non scatterebbe l’indennizzo della pensione per ben 382 parlamentari alla prima esperienza. Vi ripropongo alcuni nomi tra i più famosi (QUI una lista più completa) di quelle persone che auspicherebbero la continuazione della legislatura (con un governo tecnico, istituzionale o di qualsiasi altro tipo purché continui almeno fino alla soglia dei 2 anni e mezzo):
- Tommaso Barbato, capogruppo dell’Udeur, quello dell’aggressione al suo ex compagno di partito Nuccio Cusumano proprio durante l’ultimo voto di sfiducia; Paola Binetti del Pd (la parlamentare che ha ammesso di usare il cilicio); Marco Pecoraro Scanio (fratello del ministro dell’Ambiente); Antonio Polito (giornalista, ex direttore del IlRiformista); Franca Rame (l’attrice, moglie di Dario Fo); Luigi Pallaro, il senatore italo-argentino; tre ministri, Linda Lanzilotta (Affari Regionali), Cesare Damiano (Lavoro) e Paolo De Castro (Agricoltura); il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa; Daniele Capezzone, l’ex dei Radicali; Mara Carfagna (la bella di Forza Italia); Giulia Bongiorno (di An, avvocato di Giulio Andreotti); Stefania Craxi (la figlia); Maria Grazia Laganà (vedova Fortugno), Giorgia Meloni (l’attuale vicepresidente della Camera); Silvio Sircana (portavoce unico del presidente del Consiglio); il noto ex no-global Francesco Caruso.
Insomma, tutta l’Italia aspetta la decisione del Presidente della Repubblica per conoscere chi e come guiderà il Paese nel prossimo futuro, ma ci sono 382 deputati nuovi-eletti (266 alla Camera e 116 al Senato) che aspettano con ancora più trepidazione la decisione perché sentono traballare non solo propria la poltrona, ma anche il loro vitalizio!!!
Chissà se si è formato un partito trasversale per bocciare l’ipotesi del voto subito!? ![]()

In passato le reliquie del patrono erano portato in giro per la città in occasione di eventi catastrofici come pestilenze, guerre, carestie o terremoti. Normalmente, infatti, le ampolle contenenti il sangue del Santo vengono tenute in cassaforte ed estratte solo durante le tre celebrazioni annuali in onore di San Gennaro (nel sabato che precede la prima domenica di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre). Questa volta, invece, si è chiesto aiuto al Santo per la spazzatura che invade le strade della città e di molti comuni campani.
Pare però che San Gennaro non abbia gradito essere scomodato per la “munnezza“: quando il cardinale ha mostrato le reliquie ai fedeli il miracolo della liquefazione del sangue non si è compiuto, un presagio funesto per la città. Il Santo ha deciso di non intervenire per risolvere l’emergenza rifiuti…
Adesso ai napoletani non resta che votarsi nuovamente all’altro Gennaro (De), il commissario per i rifiuti che, se riuscirà sul serio a ripulire la città, avrà fatto davvero un miracolo!!!

Vi ricordate di quel gioco in flash che aveva come protagonisti la polizia, i preti pedofili, i bambini vittime di abuso e i loro genitori? Ne ho parlato un po’ di tempo fa perché il videogame venne censurato. Adesso la stessa casa di produzione ci riprova realizzando un altro giochino che ha come protagonisti le divinità e i profeti delle principali religioni: è subito polemica!
Dopo il gioco che critica il modello di business di “McDonald’s” e il già citato “Operazione Pretofila” in cui i giocatori vestono i panni di preti che girano per diocesi a sedurre bambini cerando di restare impuniti (si può chiedere anche l’aiuto di Dio), è arrivato da pochi giorni “Faith Fighter” (Combattimento della fede). Dice la presentazione: “Faith Fighter è un picchiaduro per questi tempi oscuri. Scegli il tuo credo e spacca il culo a chi non la pensa come te. Dai sfogo alla tua intolleranza! L’odio religioso non è mai stato così divertente“.
Il gioco è gratuito (QUI per giocare online o per fare il download) ed è molto semplice, ricorda vagamente il più celebre gioco di combattimento Street Fighter. Si sceglie il proprio personaggio da far combattere (Buddha, la divinità induista Ganesha, Gesù, Dio Padre, Maometto, …) e usando la tastiera iniziano i combattimenti. Lo scopo è uccidere di botte tutte le altre divinità e profeti. Non mancano ovviamente mosse segrete e trucchetti.
C’è pure una versione con il volto di Maometto coperto per far sì che anche i musulmani possano giocare (secondo il loro credo è infatti vietato raffigurare il volto del profeta).
I videogiochi non sono “armi di distrazisone di masa“, dicono quelli della Molleindustria. Anche il videogioco “produce senso”, cioè dà messaggi, diffonde pensieri o quanto meno crea l’orizzonte psicologico e culturale dei fruitori. Grazie a questi giochini i loro produttori vogliono sensibilizare l’opinione pubblica su certe tematiche e far riflettere intorno ad alcuni argomenti e combattere la loro battaglia contro le grandi softwarehouse di videogame. Riusciranno gli sviluppatori di questi semplici giochini a raggiungere i loro obiettivi? Non lo sappiamo, quel che è certo è che, come si legge nel sito: “MolleIndustria non ama i videogiochi, per questo motivo li crea“.
l tema della religiosità e dell’intolleranza religiosa è molto delicato. Probabilmente non è con un videogioco di questo tipo che si può trovare una soluzione, ma con Faith Fighter è stata lanciata una provocazione che farà di certo discutere…
Si tratta di satira religiosa, di attivismo videoludico (come si legge nel sito della Molleindustria), di blasfemia o di irriverenza? La risposta a questa domanda dipende in larga misura dalla sensibilità della gente…

Fa riflettere la decisione coraggiosa di un’insegnante di Teorie dei Media dell’Università di Brighton in Inghilterra di vietare ai propri studenti l’uso di Internet (Google, Wikipedia, ecc.) per le proprie ricerche e l’attività didattica (QUI e QUI la notizia).
La docente, Tara Brabazon, ha spiegato che gli strumenti messi a disposizione ai ragazzi dalla Rete “rappresentano l’opzione più facile quando si chiede ai ragazzi di effettuare una ricerca”. L’opzione più facile ma non quella che consente di ottenere i migliori risultati, dice la professoressa. I ragazzi non meditano abbastanza su quello che trovano online, “non usano abbastanza il cervello“, approfittano degli strumenti della Rete per “ottenere risposte semplificate a domande complesse“.
Internet, accusa la Brabazon, attribuisce lo stesso valore ad ogni contenuto sia che tratti di un autorevole trattato accademico o di un saggio semiserio. I motori di ricerca quali Google, infatti, ad oggi non sono in grado di classificare il tipo di informazione a cui offrono l’accesso, fanno semplicemente una classifica e non una classificazione per tipo di contenuto. Il risultato è, secondo la docente, che “non possiamo più dare per scontato che gli studenti arrivino all’università capaci di selezionare ciò che dovrebbero leggere: non conoscono gli standard a cui devono rispondere i materiali che consultano“.
Una scelta (QUI la pagina in cui la professoressa ne parla) che fa sicuramente discutere. Dal punto di vista del ragionamento proposto non si può dire nulla: è pura verità. Chi di noi non si è avvalso di Internet per trovare informazioni che avremmo avuto solo con un minimo di ragionamento e/o di riflessione? E quanti libri e enciclopedie restano ad impolverarsi sui scaffali perché ai noiosi trattai si preferisce leggere il più agevole e più semplice Web? Quanti di noi selezionano tra le migliaia di pagine di Google con molto senso critico quelle ritenute più appropriate alla ricerca senza fermarsi ai primi 10 link proposti?
E’ anche vero, però, che attraverso Internet si possono ottenere milioni di dati a cui altrimenti non si avrebbe accesso e che il Web favorisce la libera circolazione di informazioni e idee. La professoressa, tuttavia, non è aprioristicamente contro gli strumenti del Web, vorrebbe che gli studenti imparassero ad usarli con criterio e con molto senso critico, recuperando il valore della ricerca e dell’analisi in modo tale che ciascuno studente si re-impadronisca in pieno dell’uso del suo cervello.
La docente vuole che i suoi studenti usino il Web, ma impone a tutti i suoi alunni di utilizzare un’ampia bibliografia da lei proposta e fornisce agli studenti del materiale didattico sottoposto al “peer review”, per trasmettere ai discenti il valore di un approccio collaborativo al sapere. Ha infatti precisato: “Voglio che saggino l’esperienza delle pagine stampate e voglio che sappiano muoversi nell’ambito del digitale. Questi strumenti hanno entrambi valore e voglio che i ragazzi sappiano trarre il meglio da entrambi“. In sostanza la professoressa anti-Web sostiene che imparando a ragionare sui contenuti, i ragazzi potranno partecipare in maniera più consapevole al processo di selezione, di affinamento e di condivisione della conoscenza, sia sui libri che in Rete.
Insomma, il rapporto tra Rete e conoscenza è ambivalente. Internet rappresenta una grande risorsa che, però, come dice la docente inglese, si deve sapere usare…
Voi che ne pensate? ![]()
Come spesso accade è la Rete a far emergere delle notizie che restano sotto-silenzio perché non si vogliono far sapere o semplicemente perché non ci si fa caso. L’ultimo episodio di “riscoperta” riguarda un’affermazione di Benazir Bhutto alla TV Al Jazeera del 2 novembre 2007 (la Bhutto fu uccisa poco tempo dopo, il 27 dicembre).
Durante l’intervista, la leader dell’opposizione pachistana ha parlato anche di quelli che lei riteneva fossero suoi potenziali nemici per vari motivi. Tra questi c’era il terrorista Omar Sheikh Ahmad del quale dice: “quello che ha assassinato Osama bin Laden”. Stranamente il giornalista non fece una piega e passò alla domanda successiva.
L’affermazione della Bhutto apparve così assurda che la Bbc, nel riportare l’intervista tagliò la frase incriminata, ma fu poi costretta a ripubblicarla integralmente in seguito alle proteste di alcuni spettatori, di fronte ai quali la Bbc si è giustificata dicendo che non c’era nessuna intenzione di distorcere il senso dell’intervista, ma solo quella di eliminare un evidente lapsus che avrebbe solo confuso gli spettatori.
Di questa affermazione non se ne parlò più nei media tradizionali, ma il video dell’intervista finito su Youtube (l’ho messo ad inizio post) ha iniziato da subito a fare il giro dei blog e dei forum: in Rete se ne parla da tempo. Anche nella Rete italiana si parlava di questa intervista, ma adesso la notizia ha avuto maggiore risonanza grazie ad un articolo di Giulietto Chiesa apparso su laStampa.
Le interpretazioni sono diverse, le dietrologie non mancano e sono state fatte molte ipotesi di ogni tipo. Si va da chi sostiene che si tratti di un banale errore dovuto alla distrazione della Bhutto che sovrappensiero disse Osama bin Laden convinta di dire invece Daniel Pearl (un reporter americano per il cui assassinio è stato accusato Omar Sheikh Ahmad), a chi sostiene che l’assassinio della leader politica pakistana sia stato compiuto proprio da alQaeda perchè lei sapeva troppo…
Purtroppo la Bhutto non può ne correggersi, nè fornire chiarimenti. Credo che sarà molto difficile capire quale sia il vero significato di quelle parole. Quel che è certo è che ancora una volta la Rete si presenta come un mezzo di informazione veramente libero…

Sulla questione dell’emergenza rifiuti si è detto tutto e il contrario di tutto, non voglio aggiungere altro sulla questione specifica. Mi voglio soffermare, invece, su un caso italiano (non bisogna arrivare in Germania per osservare “buone pratiche” in materia di smaltimento rifiuti) che ci dimostrano come la spazzatura da emergenza possa diventare una risorsa.
Ovviamente affinché la spazzatura non diventi un’emergenza è necessario innanzi tutto produrre meno rifiuti, cioè ridurre di peso e volume gli imballaggi, cosa che le aziende non hanno ancora cominciato significativamente a fare e di cui si trova poco riscontro anche nelle nostre case. Se poi a una riduzione corrispondesse anche un’attenta raccolta differenziata e un buon riciclo, i vantaggi sarebbero notevoli: si allungherebbe la vita delle materie prime, si ridurrebbero gli inquinamenti, si farebbe risparmiare energia e si tutelerebbe il paesaggio dall’apertura di nuove discariche (che puzzano, inquinano e che nessuno vuole vicino casa propria).
Fintanto che in Italia manca un’adeguata cultura della riduzione della produzione di rifiuti e di un ottimo riutilizzo di essi, si può però prendere esempio dal piccolo Comune di Peccioli (Pisa) che ha fatto di necessità virtù (ma ve ne sono altri): alla fine degli anni ‘80, Peccioli ospitava una discarica che la gente del luogo come spesso accade voleva far chiudere.
L’amministrazione comunale di allora, però, ebbe un’idea di cui solo oggi se ne comprende la genialità: invece di chiudere al discarica, essa fu ampliata e di riclassificata come punto di raccolta dell’intera Toscana. La gestione della discarica fu affidata a una società il cui capitale è suddiviso tra il Comune e piccoli azionisti (poco più della metà dei cittadini del paesello ne possiede una parte). In sostanza, i cittadini ricavano degli utili dalle azioni, mentre il Comune riesce a contenere le tasse (sono tra le più basse) provvedendo alle spese correnti e anche a quelle straordinarie con i soldi derivati dagli introiti della discarica. L’impianto di smaltimento dove vengono trattati i rifiuti, inoltre, produce anche energia elettrica e vapore per il riscaldamento facendo ridurre i costi che normalmente i cittadini affrontano per i consumi energetici.
Se nel Comune toscano c’era un’emergenza rifiuti, oggi a Peccioli sono proprio i rifiuti la vera risorsa della comunità pecciolese.
E’ vero, le discariche puzzano e inquinano, ma forse se ben sfruttate possono costituire una risorsa e forse anche l’alternativa ai termovalorizzatori (inceneritori), la soluzione più in voga del momento (QUI un volantino di Beppe Grillo in cui il comico attacca fortemente la costruzione dei famigerati inceneritori e propone un’altenativa che si avvicina di molto all’esperienza pecciolese).
Insomma, finché non si arriverà a un drastico ridimensionamento della produzione dei rifiuti e fintanto che anche in Italia non si diffonda una massiccia cultura del riciclo e della raccolta differenziata, il modello-Peccioli potrebbe essere quello vincente. Di certo nel piccolo Comune toscano non c’è la Camorra, le istituzioni sono più presenti, i politici meno corrotti, lo stile di vita meno lassista e più attento al bene pubblico, ma credo che anche in Campania potrebbero esserci altre Peccioli…

Della presenza del fenomeno della pedofilia all’interno della Chiesa e del relativo atteggiamento ambiguo che l’istituzione ecclesiastica ha in molti casi tenuto ne abbiamo parlato più volte in questo blog (es. QUI - QUI - QUI). Ogni volta il nostro atteggiamento è stato più o meno critico nei confronti degli uomini di Chiesa (ovviamente non si può generalizzare). E’ di pochi giorni fa, invece, una notizia che sposta un po’ in favore della Chiesa l’ago della bilancia: il Vaticano chiama alla mobilitazione diocesi, parrocchie, monasteri, conventi e seminari per una preghiera mondiale e un’adorazione eucaristica perpetua in favore delle vittime dei preti pedofili.
Insomma, tra Roberto Benigni e Padre Cantalamessa, Benedetto XVI ha dato ragione al predicatore. Recentemente in TV, infatti, il comico toscano aveva citato la frase di Sant’Agostino che dice: “Dammi la castità e la continenza, ma non ora”, alludendo al fatto che forse prima bisognasse “provare tutto” e poi da vecchi praticare la castità secondo i dettami di Santa Madre Chiesa. Estendendo il concetto, lo stesso discorso potrebbe valere anche per i preti…
Padre Raniero Cantalamessa aveva ripreso Benigni sostenendo che “l’attore ha attribuito erroneamente la frase a sant’Agostino, ma essa è invece di Agostino ancora peccatore, di prima della conversione“. Il Santo, invece, in età matura dirà: “Tu mi comandi di essere casto; ebbene, concedimi quello che mi chiedi e poi chiedimi quello che vuoi“.
Scherzi a parte, Padre Raniero Cantalamessa (un cognome che gli ha segnato l’esistenza
) non è nuovo a queste affermazioni. Lo scorso 15 dicembre 2006, alla presenza di Benedetto XVI, il sacerdote aveva sottolineato come la Chiesa Cattolica avrebbe dovuto fare un giorno di digiuno e penitenza per chiedere perdono per gli abusi sessuali che hanno visto coinvolti alcuni suoi rappresentanti. In un certo senso il Papa adesso lo ha ascoltato, seppur con 2 anni di ritardo. Forse si è ricordato di lui in seguito alla polemica con Benigni, ma adesso tutti i presidi cattolici nel Mondo hanno ricevuto una lettera della Congregazione per il Clero che chiede di pregare per le vittime dei preti che hanno compiuto abusi sessuali e per la santificazione del Clero.
L’iniziativa annunciata da Hummes è importantissima perché rappresenta un un mea culpa significativo da parte della Chiesa. Quello dei preti pedofili o violentatori è, infatti, un fenomeno che ha squassato il cattolicesimo americano nei primi anni di questo secolo, ma che interessa anche molti altri paesi tra cui Australia, Canada, Messico, Brasile, Gran Bretagna e anche l’Italia. Fino ad oggi l’atteggiamento dei vertici ecclesiastici era stato ambiguo, eccetto in alcuni casi come quando sulla scia del grande scandalo scoppiato in America che ha travolto anche vescovi accusati di aver coperto i colpevoli e che ha portato alla bancarotta le diocesi chiamate a risarcire le vittime, Giovanni Paolo II si era espresso duramente (Motu proprio “Sacramentorum sanctitatis tutela” del 2001 - QUI). Per il resto nessuna vera grande risposta della Chiesa era arrivata prima di adesso.
“Chiediamo a tutti - dice il Cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il Clero - di fare l’adorazione eucaristica per riparare davanti a Dio quello che di grave è stato fatto e per accogliere di nuovo la dignità delle vittime. Sì, abbiamo voluto pensare alle vittime affinchè ci sentano vicini. Ci riferiamo soprattutto a loro, è importante dirlo. E’ una priorità aprire cenacoli eucaristici suscitando un grande movimento spirituale di preghiera per tutti i sacerdoti e per la loro santificazione. Sono davvero tante le cose da fare per il vero bene del clero e la fecondità del ministero pastorale nel mondo di oggi. Ma la consapevolezza che l’agire consegue all’essere e che l’anima di ogni apostolato è l’intimità divina ci ha portato a promuovere urgentemente proprio una grande adorazione eucaristica, se possibile perpetua“.
Insomma, sebbene da punto di vista delle vittime reali e potenziali cambi poco, forse qualcosa si sta muovendo…

Dopo la pausa per le festività, il blog riprende vita. E visto che siamo alle prime battute di un nuovo anno voglio cercare di fare una fotografia della situazione attuale per vedere se tra 12 mesi il nostro Paese sarà migliore o peggiore di oggi (momento storico-sociale sicuramente non buono). Per fare questa fotografia dell’Italia, mi affiderò all’analisi puntuale e ironica di un noto giornalista, Marco Travaglio. Nel blog che tiene insieme a Pino Corrias e Peter Gomez, oggi ho trovato un post molto interessante. Il suo titolo è emblematicamente “Rifiuti“:
“La Campania affoga nei suoi escrementi dopo aver ingurgitato quelli di tutti noi. Bassolino e la Jervolino, invece di chiudersi in un cassonetto e sparire per sempre, opinano ed esternano come se fossero due passanti. Il Sole 24 ore, edito anche dall’Impregilo che s’è ingrassata a spese nostre sul non-smaltimento dei rifiuti a Napoli, pontifica sul “fallimento della classe dirigente” (esclusi i presenti, s’intende, cioè gli editori).
Per la strada si muore di freddo, nel senso che due clochard nella civilissima Roma del molto democratico Veltroni vanno al creatore per il gelo, mentre il molto democratico Veltroni insegue Berlusconi per un dialogo sulla riforma elettorale, ma trova occupato perché intanto il Cainano è partito alla volta di Antigua per farsi un’altra villa.
Mentre Torino seppellisce il settimo operaio della ThyssenKrupp, molto opportunamente D’Alema domanda ai compagni se siano per caso impazziti, ma non perché si fanno le pippe coi Vassallum, i Mattarellum, i Franceschinum, i Biancum alla francese corretti alla tedesca ritoccati alla olandese corrotti alla spagnola mentre nel mondo reale succede di tutto, bensì perché si fanno le pippe in ordine sparso.
Il Molto Intelligente Ferrara, in compenso, fa la dieta contro l’aborto, riuscendo a trasformare un’immane tragedia in farsa con la collaborazione della Binetti e di James Bondi, e nei ritagli di tempo chiede la grazia per Contrada: non per i morti in Irak e in Afghanistan, non per i morti sul lavoro, non per le vittime della criminalità e per gli avvelenati dai rifiuti, ma per Contrada, cioè per l’unico esponente dello Stato in galera per mafia.
Lamberto Dini, dal canto suo, si appresta a far cadere il governo se Prodi non accetterà a scatola chiusa 12 proposte che non risolverebbero uno solo dei problemi dell’Italia, ma in compenso riporterebbero Berlusconi al potere.
La Moratti, cioè Berlusconi con la lacca, riserva il centro di Milano ai ricchi che pagano, come se la merda che respirano i milanesi dipendesse da qualche auto in più o in meno (nelle pagine economiche, i giornali segnalano trionfalmente che ogni due italiani ci sono cinque auto e tutti ad applaudire la Fiat che ha fatto il miracolo).
Chiude in bellezza Mastella, che denuncia una gravissima intimidazione: un artista gli ha inviato un’opera d’arte e lui l’ha scambiata per una minaccia terroristica. Dulcis in fundo, i politici si aumentano di nuovo gli stipendi. Questo il bilancio, purtroppo provvisorio, dei “professionisti della politica”, gente che ha fatto le scuole alte. Quelli che invece non lo sono, come Rita e Salvatore Borsellino, trovano le sole parole adeguate per rispondere a Contrada e al suo pittoresco avvocato. E non a caso due professori prestati alla politica, come Prodi e Padoa Schioppa, riescono a far pagare un filo di tasse agli evasori e a sistemare un po’ i conti pubblici. Il che - di questi tempi e vista l’armata brancaleone che li sostiene - è un miracolo a cielo aperto. Infatti, nei sondaggi, sono impopolarissimi.
Dimenticavo: ieri, alle 13.30, il Tg1 dell’ameregano Johnny Raiotta aveva un lungo servizio sulle flatulenze dei canguri. Questa sì che è controinformazione“.
Ecco, già ai primi 4 giorni del 2008 è questa la situazione italiana. Tra i tanti auguri che si fanno in questo periodo, quindi, ci metterei pure un Paese più sano, democraticamente più maturo, più prosperoso e più competitivo, magari con una classe politica e dirigenziale più “seria”…

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