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BUON NATALE in tutte le lingue del Mondo

Buon Natale a tutti!!!

Aggiungo anche tantissimi auguri di…

Navigando sul Web ho scoperto molti siti e molti servizi interessanti. Vi riporto alcune “scoperte” che ho fatto nel mondo del Web 2.0, ovvero in quella parte di Internet dove le parole d’ordine sono condivisione e partecipazione. Spero che possano essere utili anche a voi (anche se sono certo che molti già li conoscerete di sicuro). Il post è un po’ lungo, speriamo che abbiate la pazienza di arrivare fino in fondo… ;-)

Il Web assume, infatti, sempre più una dimensione “sociale“. Sulla base dello spirito collaborativo e di condivisione nascono, quindi, servizi quali il social bookmarking che permettono di segnalare ad altri navigatori siti ritenuti interessanti, inoltre si sviluppa sempre più la possibilità di condivisione (sharing), si avranno quindi sistemi di image sharing, video sharing, data sharing, file sharing, …. La cooperazione interviene anche nella stesura di testi (strumenti di collaborative authoring, come la celebre enciclopedia Wikipedia o di collaborative writing & word Processing, come ad esempio Google Docs). Nel Web 2.0, ovviamente, si moltiplicano anche le possibilità di mettere in contatto tra loro gli utenti (social network, blogging, communication tools di vario tipo, …).

Il social bookmarking è un servizio dove vengono resi disponibili elenchi di segnalibri (bookmark) creati dagli utenti. Questi elenchi sono liberamente consultabili e condivisibili con gli altri utenti appartenenti alla stessa comunità virtuale. La sua utilità non è tanto quella di organizzare i propri bookmark (per quello, volendo, bastano i Preferiti di Internet Explorer o i Segnalibri di Firefox), il punto è condividere la conoscenza: segnalare ad altri navigatori un sito considerato interessante, sia per motivi professionali che per motivi prettamente ludici. Le tendenze del momento, i siti più interessanti, quelli più originali, ma anche quelli più utili per una professione o per svolgere qualche attività, vengono raccolti, segnalati e condivisi.
Oltre al più noto del.icio.us, abbiamo StumbleUpon. Il servizio combina la condivisione umana delle opinioni e l’apprendimento automatico delle preferenze. Il nome StumbleUpon (”Inciampare in”) ed è dovuto al carattere parzialmente casuale della ricerca delle informazioni. Mentre un utente sta navigando normalmente può esprimere un giudizio positivo o negativo del sito che sta navigando. Automaticamente l’indirizzo del sito viene salvato nel profilo dell’utente. Se il sito non èstato segnalato da nessun altro utente, si può comporre una breve recensione del sito e segnalare l’argomento e la lingua. Il servizio fornisce quindi la possibilità di formare comunità virtuali di persone che condividono gli stessi interessi ed ogni utente è membro sia attivo che passivo della comunità.

Tutto si può condividere, anche il proprio calendario personale. Strumenti quali Google Calendar, Yahoo! Agenda, iCal, permettono di condividere la propria agenda giornaliera con altri utenti. Un calendario può essere condiviso per intero, operazione che può risultare utile quando fai parte di un gruppo con eventi condivisi, ma che può essere utile anche per segnalare eventi o attività cui si prende parte.

Nella cultura della condivisione, ovviamente non si possono non condividere le foto e i video, cioè la condivisione delle nostre esperienze. Tra le applicazioni più utilizzate di image sharing c’è sicuramente Flirk che offre un’ampia scelta di servizi. Uno degli usi più socilai, se così si può dire, l’iscrizione a qualche gruppo tematico. Nei gruppi si discute, si guardano le foto degli altri utenti e le si commenta, eventualmente si può segnare una foto nei propri preferiti, si scambiano opinioni e riflessioni. Al pari di Flirk c’è Zoto, con la sua interfaccia facile da usare e il suo funzionamento user friendly.
Il video sharing è di certo uno delgi utilizzi del Web tra i più utilizzati. Il successo di servizi quali Youtube e simili ne è la dimostrazione. Esistono anche altre applicazioni Web in grado di trasformare il Pc in un piccolo studio di regia televisiva, un live broadcasting fai da te. Uno di questi è Ustream. Il presupposto su cui si fonda è che chiunque abbia un Pc, un microfono e una webcam può creare il suo programma. Il motto di Youtube è “Broadcast Yourself“, ma esso trova piena realizzazione con Ustream e applicazioni simili (es. Mogulus che permette di creare una vera e propria emittente televisiva da condividere nel Web. Oltre alla diretta, si possono mandare in onda video presenti sul proprio pc e video di Youtube). Insomma, adesso si possono condividere anche le TV (fatte in casa in modo del tutto amatoriale) ed è veramente semplice incorporare i clip video nelle pagine Web o nei blog.

La conoscenza nel senso tradizionale del termine passa invece attraverso il collaborative authoring, il collaborative writing & word Processing e il data sharing. Testi scritti grazie alla collaborazione di più persone che vengono condivisi. Wikipedia è un esempio su tutti. Se Wikipedia ha totalmente cambiato il modo in cui veniamo a conoscenza delle cose e collaboriamo per approfondirle, PBwiki ha però fatto un passo più: da la possibilità a chiunque di creare gratuitamente un propio wiki e di condividerlo con chi si vuole, una sorta di Wikipedia personale, una per ciascun utente. Oltre a creare un wiki, si può partecipare a quelli creati dagli altri o amministrare pagine in collaborazione con altri utenti, anche se queste non sono state create da noi.

Chiunque abbia un personal computer ha usato almeno una volta un word processor. Il Web offre la possibilità di lavorare in collaborazione sugli stessi documenti. E’ questo ciò che si propone Google Docs. I documenti sono condivisibili in tempo reale tra diversi utenti, che possono perciò aprire i file, modificarli e salvarli in contemporanea. Si possono produrre documenti direttamente all’interno di Google Docs, importarli da una mail o da un preesistente file: il sistema supporta tutti i formati più diffusi di office automation e può anche salvare in diversi formati (per intenderci, file di Word, file di Excel, .pdf, ecc). Con applicazioni quali Slide share, poi, si possono condividere anche presentazioni (es. quelle create con Powerpoint).

Anche i dati possono essere condivisi e scambiati. Swivel, ad esempio, definito dai suoi fondatori come il “YouTube dei dati“, permette di inserire dati (es. formato Excel o tab), visualizzare i dati inseriti, usare i dati inseriti da altri utenti, cambiarne le modalità di visualizzazione, comparare dataset diversi alla ricerca di covariazioni. Grafici, tabelle, database, elaborazioni statistiche, non sono più solo dati su cui lavorarci da soli, ma possono diventare pubblici e condivisi.

E addirittura anche la propria libreria personale si può condividere grazie a piattaforme come aNobii finalizzata alla condivisione di pareri e idee sui libri letti o che si vorrebbe leggere. I suoi utenti catalogano, votano, raccomandano, recensiscono libri, con la possibilità di scambiare, prestare o vendere i volumi. Ci si registra carica la propria libreria con i libri letti e le relative informazioni. Navigare tra gli scaffali di libri degli altri utenti leggendo recensioni e commenti, potrebbe essere l’occasione per conoscere nuovi titoli di cui altrimenti non si sarebbe mai sentito parlare o per saperne di più su libri che si vorrebbe leggere.

Vi è poi il famigerato file sharing che ai più è noto per il peer to peer (P2P) e il download “illegale”, come ad esempio per la musica quando si viola in diritto d’autore. Ma non è solo questo: vi sono strumenti quali Last.fm che ad esempio uniscono un potente sistema di ascolto di canzoni in streaming con la condivisione di gusti su vasta scala. Il suo funzionamento si basa su un filtraggio collaborativo dei brani musicali ascoltati su Web radio. Si possono segnalare con un clic se la canzone in onda fosse gradita o meno, in modo da adattare lo stream sempre di più alle preferenze dell’ascoltatore. Last.fm è il servizio di musica online più usato. L’utilità di Last.fm è proprio la condivisione delle proprie passioni musicali con gli altri utenti che contribuiscono con i loro ascolti alla generazione di classifiche e di “consigli per l’ascolto”.

Il web offre ovviamente la possibilità di comunicare agevolmente da una parte all’altra del Globo aumentando i flussi di comunicazione (si pensi ad esempio, a Skype, a strumeti di mssaggistica immediata come Messenger, alle chat, ecc.) e non possiamo dimenticare il fenomeno sempre più rilevante dei blog di cui ho parlato spesso. Ma è nei social network che trova adesso incarnazione la cultura del web. Tra i più diffusi c’è di certo MySpace e tra quelli i più in voga del momento c’è Facebox (da poco rinominato Netlog) da non confondere con l’altrettanto popolare Facebook (che ha funzioni simili). I membri di Netlog possono creare una loro pagina web, estendere la propria rete sociale, pubblicare playlist musicali, condividere video, postare blog e unirsi a gruppi chiamati “clan”. Netlog è una summa personale della propria identità, delle proprie competenze, dei propri interessi e della propria voglia di partecipare, anche giocando. Ogni utente ha un proprio spazio dove condivide con gli altri interessi personali, musicali, fotografici, bibliografici, ecc. Tra gli altri social network più usati c’è anche il celebre Twitter, un sisterma di micro-blogging.
Ma vi sono social network finalizzati anche alla ricerca del lavoro, come LinkedIn o Neurona che permettono di rendere disponibili i propri curricula e di mettere in contatto persone che lavorano in posti diversi con vari ruoli.

Nell’era del Web 2.0, le possibilità che hanno gli utenti di produrre e scambiare contenuti, nonché di collaborare sono moltissime. Addirittura esiste anche il cosiddetto social lending (tra i siti più importanti c’è Zopa), ovvero la possibilità di scambiare denaro in prestito direttamente tra persone, senza banche e finanziarie di mezzo. Chi possiede qualcosa la presta direttamente a chi ne ha bisogno e la community regola tutti i passaggi…

Questa è solo una piccola passeggiata all’interno dello sconfinato mondo del Web 2.0. L’immagine che ne viene fuori è ovviamente parziale e incompleta. Aspetto altri suggerimenti e segnalazioni…
Insomma, le risorse sono tante, spetta a noi internauti andarle a scoprire e usarle al meglio… ;-)

Più guardo al sistema editorile italiano e meno ci capisco… L’unica cosa certa è che a guadagnarci non è mai la libertà di informazione.

Vi spiego da dove deriva la mia perplessità: la Tosinvest, il gruppo economico della famiglia Angelucci che opera nell’ambito sanitario, sta per aquistare l’Unità (l’ex giornale del Partito Comunista Italiano, fondato da Antonio Gramsci). Fin qui non ci sarebbe niente di male, se non fosse che gli Angelucci sono editori anche di Libero (giornale filo-berlusconiano) e de ilRiformista (giornale d’opinione che guarda alla sinistra moderata, diciamo centro-centro-sinistra).

Non basta: la raccolta pubblicitaria dei giornali controllati dagli Angelucci è gestita da una società che appartiene al 50% a Daniela Santanchè, ex esponente di An e oggi portavoce de La Destra di Storace, alleata di Berlusconi nel nuovo partito. E c’è dell’altro: Vittorio Feltri, direttore di Libero, è anche consigliere di amministrazione della Tosinvest.

A parte che io non riesco a capire come lo stesso editore possa essere propietario di tre giornali con tre orientamenti politici diversi e spesso opposti, c’è il rischio che l’Unità dipenda dalle decisioni di Feltri e che sia soggetta per i finanziamenti dalla portavoce del nuovo partito che stà po’ più a destra di Fini.

Intanto venerdì 14 dicembre scioperano i giornalisti de l’Unità contro la possibilità che la famiglia Angelucci diventi “unico padrone” del giornale fondato da Gramsci. “Ad una settimana dalla probabile definizione dell’accordo - scrive la redazione - che porterà l’editore di Libero ad assumere il controllo del giornale, i giornalisti de l’Unità rinunciano a una giornata di salario. In questo modo, “ribadiscono con il massimo della forza che si debbono percorrere tutti i canali perché la Tosinvest della famiglia Angelucci non diventi la padrona assoluta de l’Unità“.

Il direttore designato de l’Unità sarebbe Antonio Polito (senatore Margherita) che prima di dare una risposta ha chiesto di poter approfondire gli obiettivi editoriali, la missione informativa, le garanzie economiche per il futuro del giornale. Mentre Polito è indeciso, pare che Giuliano Ferrara, preso dalla nostalgia di quando era al PCI (prima che si innamorasse di Berlusconi), si sia candidato come possibilie direttore lasciando ilFoglio. Insomma, la partita è aperta. Staremo a vedere… ;-)

APPROFONDIMENTI:

L’Unità e gli Angelucci (blog di Francesco Costa favorevole all’aquisto de l’Unità da parte degli Angelucci)

L’Unità verso gli Angelucci/ Polito direttore? (articolo di Affari Italiani)

Il conflitto, gli interessi e la tutela dell’informazione (blog relativo al V-day dell’informazione di Grillo)

L’editore di Libero conquista l’Unità (dalla rassegna stampa di Palazzo Chigi)

I fatti della vita: l’Unità (raccolta di articoli ad opera di Franco Abbruzzo)

Niente fidi per L’Unità alla famiglia Angelucci (dal blog di Panorama: dove hanno preso i soldi gli Angelucci per comprare l’Unità).

Dopo il fatto di censura, chiamiamola così, compiuto ad opera di Daniele Luttazzi su La7, vorrei parlarvi di un episodio meno grave, ma che la dice lunga su quale influenza abbia la Chiesa nel nostro Paese. Il Suo “potere” non agisce solo sulla politica, ma anche sull’economia, incidendo addiruttura sulla pubblicità di un prodotto di una multinazionale.

Molti di voi lo sapranno già perchè è accaduto qualche giorno fa: si tratta della pubblicità natalizia della Red Bull (lo spot è quello che ho inserito ad inizio post). Secondo me, lo spot è molto carino ed originale (come quasi tutti quelli della Red Bull), anche ironico e privo di malizia. Ve lo racconto, ma è meglio se lo vedete direttamente: alla grotta della natività giungono 4 (quattro) Re Magi anzichè tre. Il primo porta oro, il secondo incenso, il terzo mirra (come nella tradizione) e il quarto? L’ultimo Re Mago porta Red Bull. Quando Maria stupita chiede come mai ci fosse un quarto dono e perchè fosse una bevanda energetica, il Re Mago risponde che per far volare tutti gli angioletti ci vuole una bevanda che “Mette le ali!

Mi sembra simpatico come spot, non trovate? Ma un prete si è imbufalito sostenendo che lo spot è blasfemo. I Magi non possono essere quattro e gli angeli per volare non hanno bisogno di bere drink energetici. Se non è bigottismo questo… ;-)

Insomma, il prete (Don Marco Damanti di Menfi, un paesino in provincia di Agrigento), ha inviato una e-mail di protesta alla società (multinazionale) che produce la Red Bull, la quale ha ritirato lo spot andato in onda solo la prima settimana di Dicembre. “L’immagine della sacra famiglia - dichiara Don Marco - è stata raffigurata in modo blasfemo. Malgrado gli intenti ironici della Red Bull e degli autori dello spot è stata intaccata la Natività, e con essa la sensibilità dei cristiani“.

Come può un piccolo prete di provincia fare pressioni su una azienda così grande e importante? Credo che la soluzione stia in quelle ultime paroline: “sensibilità dei cristiani“. Se la vicenda si fosse allargata, figuratevi quale sarebbe stata la caduta di immagine per il prodotto. I politici avrebbero subito strumentalizzato la vicenda, chi a favore dell’istituzione ecclesiastica, chi contro lo strapotere della Chiesa in uno Stato laico. Le associazioni dei consumatori sarebbero insorte, la gente avrebbe cominciato a parlarne schierandosi per questo o quella posizione (è abitudine italiana) e magari il Cardinal Bagnasco sarebbe nuovamente intervenuto per dire che i media denigrano volutamente l’immagine della Chiesa.

La Red Bull GmbH credo che abbia cercato di evitare tutto questo trambusto (cosa che avviene regolarmete in Italia quando c’è di mezzo la Chiesa) e ha prontamente ritirato lo spot dopo l’e-mail del povero prete. Credo che le cose siano andate così, non mi spiego altrimenti la repentina risposta di una grossa azienda di fronte alla richiesta di un parroco di provincia…

Voi che dite? ;-)

Scusate se ultimamente ho aggiornato poco il blog, ma sono stato molto impegnato, prometto che tornerò ad aggiornare “La forza del blogging” spesso. Detto questo, vorrei parlare di quanto è accaduto a Daniele Luttazzi che con la TV ha avuto da sempre un rapporto controverso.

Adesso era tornato in TV dopo il famigerato “Editto Bulgaro“. Mediaset ovviamente non lo avrebbe mai potuto averlo tra i suoi, la RAI iper-politicizzata e perbenista non lo avrebbe più riaccolto, l’unica rete che gli ha ridato uno spazio suo è stata La7. La rete dove Crozza, Boncompagni, Chiambretti hanno un loro programma, dove trasmettono gli spettacoli di Marco Paolini, dove va in onda Sex and the city e dove fanno molti altri programmi che lascebbero pensare che non sia proprio una rete bigotta.

Dopo alcune puntate, però, anche La7 ha chiuso Decameron, il programma di Luttazzi. La decisione è stata presa dal direttore di rete, Antonio Campo Dall’Orto in seguito a una battuta che aveva come protagonista Giuliano Ferrara, altro personaggio di spicco di La7. Eccola: “Voce fuori campo: Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi. Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? E Lutazzi risponde: Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri… (per il resto vedete il video che ho inserito nel post, troppe parolacce ;-) )”.

In un’intervista a Il Manifesto (che trovate QUI), Luttazzi ha detto che il suo pezzo “si inserisce nella tradizione satirica italiana. Ti posso portare pagine e pagine di Ruzante ma anche di Dario Fo che utilizzano questo tipo di immaginario e non solo, anche Rabelais, lo stesso Lenny Bruce… sono un nano sulle spalle di giganti. Se avessi insultano Ferrara, dicendo Ferrara tu sei così o cossà, lo capirei”.

Pare che Giuliano Ferrara non si sia pronunciato sulla vicenda. La decisione è stata presa dalla direzione della rete che non può sorvolare sul fatto che un conduttore insulti un altro conduttore di La7. Subito si è parlato di censura, ma la rete ha tenuto a precisare che “ciò che è accaduto con Daniele Luttazzi riguarda l’uso inappropriato del mezzo televisivo, non la libertà di satira”. Così ha detto Campo Dall’Orto che poi ha continuato: “La7 vive infatti proprio dei capisaldi di libertà di espressione, di rispetto verso le persone che vi lavorano e verso il pubblico che la segue quotidianamente, come dimostrato ampiamente dagli ultimi anni di lavoro. Non vi è quindi nessuna limitazione della satira, ambito nella quale ritengo Luttazzi sia tra i più bravi se non addirittura il più bravo in Italia, e rispetto alla quale a La7 ha avuto libertà assoluta come le cinque puntate andate in onda stanno a dimostrare. Ritengo - conclude Campo Dall’Orto - in questo caso specifico si sia invece trattato di insulti rivolti ad una altra persona, tra l’altro parte della stessa rete. E per questo la nostra decisione vuole difendere il principio dell’uso responsabile di un bene prezioso come la libertà di espressione, vero punto al centro della nostre riflessioni e della nostra decisione di sospendere il programma“.

Che in Italia la satira non è ben vista dalle persone più in vista (Ferrara compreso) non è un mistero, ma anche sul buon gusto della battuta du Luttazzi c’è da discutere…
Forse La7 ha esagrato a chiudere il programma (pare anche in malo modo) e, se è vero che la satira grottesca e scurrile fa parte dell’antica cultura letteraria italiana, forse Lutazzi in TV ha esagerato a sua volta.

Credo che ci debba essere una misura in tutte le cose: Luttazzi avrebbe potuto ammorbidire i termini, mentre La7 avrebbe potuto cercare di trovare un punto di incontro con Luttazzi evitando di chiudere drasticamente lo show. Il rapporto tra satira, tv e personaggi importanti del nostro Paese è però difficile da delineare. Voi che ne pensate? Si tratta di censura, di insofferenza da parte di La7, di un’esagerazione di Luttazzi o cos’altro? ;-)

 > AGGIORNAMENTO: Finalmente Giuliano Ferrara si è espresso sulla vicenda inviando una lettera a laRepubblica. Ha detto che secondo lui il pezzo di Luttazzi è satira e che per questo non si è indignato e non ha detto nulla quando Luttazzi lo ha fatto in teatro durante i suoi spettacoli. Il problema, dice Ferrara, è che in Tv ci sono certi limiti da rispettare: “C’è la libertà di guidare, anche a trecento all’ora in una pista riservata a un pubblico pagante, ma in autostrada esistono limiti. In una tv generalista, insomma, è diverso“. Poi il Giulianone nazionale ha invitato Luttazzi e Campo Dall’orto a parlare di questa vicenda e della satira in genere nel suo programma. Staremo a vedere se ci andranno. Comunque secondo me Ferrara ci sta marciando su: vuole fare la parte del liberale e vuole fare una puntata di “8 e mezzo” con un numero di ascoltatori mai avuto prima!!! ;-)

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Il 29 ottobre, la TV araba “al-Jazeera” ha trasmesso alcuni spezzoni di un file audio contenete una registrazione di Bin Laden. In poco tempo, il testo completo era già su Internet (QUI la traduzione italiana). Non è la prima volta che Bin laden fa pervenire suoi video o sue registrazioni ad “al-Jazeera” e ogni volta il fatto fa notizia. Questa volta in Italia si è sentito in modo particolare l’eco della vicenda perché nella registrazione Bin Laden nomina anche Silvio Berlusconi: “Non è più un segreto - afferma nel messaggio Bin Laden - che Blair, Brown, Berlusconi, Aznar e Sarkozy e i loro sostenitori amano stare all’ombra della Casa Bianca. E in questo non sono molto diversi dai leader di molti Paesi del Terzo mondo”.

Secondo l’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, tutta questa vicenda sarebbe una montatura di Berlusconi che trovandosi in difficoltà per via del caso delle intercettazioni RAI-Madiaset ed essendo in procinto di formare un nuovo partito, ha bisogno di popolarità e solidarietà. In un intervista al Corriere della Sera, Cossiga ha detto:

“A quanto mi è stato detto, domani o dopo domani la più potente catena quotidiani-periodici del nostro Paese dovrebbe dare le prove, con uno scoop eccezionale, che il video [in realtà si tratta di un audio] nel quale riappare Osama Bin Laden, leader del Grande e potente movimento di Rinvicita Islamica Al Qaeda, che Allah lo benedica!, nel quale sono formulate minacce anche all’ex premier Silvio Berlusconi, sarebbe nient’altro che un videomontaggio realizzato negli studi di Mediaset a Milano e fatto giungere alla rete televisiva islamista Al Jazira che lo ha ampiamente diffuso. La trappola sarebbe stata montata, secondo la sopra citata catena di stampa, per sollevare una ondata di solidarietà verso Berlusconi, nel momento nel quale si trova in difficoltà anche a causa di un altro scoop della stessa catena giornalistica sugli intrecci tra la Rai e Mediaset. Da ambienti vicini a Palazzo Chigi, centro nevralgico di direzione dell’intelligence italiana, si fa notare che la non autenticità del video è testimoniata dal fatto che Osama Bin Laden in esso confessa che Al Qaeda sarebbe stato l’autore dell’attentato dell’11 settembre alle due torri in New York, mentre tutti gli ambienti democratici d’America e d’Europa, con in prima linea quelli del centrosinistra italiano, sanno ormai bene che il disastroso attentato è stato pianificato e realizzato dalla Cia americana e dal Mossad con l’aiuto del mondo sionista per mettere sotto accusa i Paesi arabi e per indurre le potenze occidentali ad intervenire sia in Iraq sia in Afghanistan. Per questo nessuna parola di solidarietà è giunta a Silvio Berlusconi, che sarebbe l’ideatore della geniale falsificazione, né dal Quirinale, né da Palazzo Chigi né da esponenti del centrosinistra!”

Berlusconi ci aveva riso su di questa minaccia personale, attaccando come al suo solito Prodi. “Arrivando qui - ha detto durante la conferenza stampa tenuta al termine dell’incontro con Walter Veltroni - mi è stato chiesto se mi fosse arrivata una telefonata di Prodi. Ebbene, no. E ho risposto che spero non abbia telefonato a Bin Laden…“.

Un rappresentante della TV “al-Jazeera” ha detto in merito alle osservazioni espresse da Cossiga: “Non vogliamo commentare queste dichiarazioni che hanno carattere interno: ci limitiamo a confermare che a nostro giudizio l’audio è autentico“.

Insomma, quest’ultimo messaggio audio di Bin Laden (ammesso che sia vero, ci sono stati molti falsi) non credo che intimorisca gli americani che ormai ci sono abituati (anche se per loro Bin Laden è morto da qualche anno ;-) ) e non credo nemmeno che abbia importanti ripercussioni sulla politica internazionale, ma probabilmente farà scoppiare un acceso dibattito in Italia. Berlusconi, lo sappiamo, è capace di tutto e non mi stupirei se si venisse a sapere che Cossiga ha ragione, ma ritengo che sia altamente improbabile che Mediaset abbia davvero inviato il messaggio audio (che Cossiga dice essere video) ad “al-Jazeera”.

Per quanto riguara Cossiga, penso che il “picconatore“, quasi ottantenne, questa volta abbia sbagliato la mira del suo piccone… ;-)

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