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Archive for Novembre 2007

Adesso anche la Chiesa parla di “uso criminoso” dei media…

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Il segretario della CEI, il neo Cardinale ed ex generale dei cappellani militari Angelo Bagnasco, ha detto che contro la Chiesa cattolica italiana ci sarebbe in atto una “strategia denigratoria” portata avanti dai mass media. Secondo il presidente della Conferenza Episcopale Italiana,  il fatto che la quella cattolica si configuri come Chiesa popolare “evidentemente dà molto fastidio a qualcuno, anzi a diversi soggetti“.

Non mi meraviglio più di tanto, dunque – ha continuato – di quegli attacchi sistematici portati attraverso i media, nel contesto di una strategia denigratoria contro la Chiesa. [...] A livello mediatico – ha rilevato Bagnasco senza mai citare specificamente niente e nessuno – è ricorrente una certa posizione critica, spesso addirittura polemica, se non ironica verso la Chiesa, verso il suo magistero, innanzitutto quello del Papa, e poi quello dei vescovi“. Bagnasco ha poi tenuto a sottolineare che tutto questo in ogni caso non indebolisce il sentimento di stima, fiducia e amore che la maggior parte degli italiani prova nei confronti della Chiesa cattolica.

Non sappiamo di preciso a chi si riferisce Bagnasco. Forse riprendendo un monito del giornale l’Avvenire (il gornale edito dalla Conferenza Episcopale Italiana da lui oggi presieduta) c’è l’ha con la Littizzetto che a “Che tempo che fa” ironizza spesso sul Papa e ancor prima con il Cardinal Ruini (“Eminens“), con Crozza che fa una parodia del Papa nel suo programma su La7 o con Fiorello e la sua ormai celebre imitazione alla radio di Padre Georg, il segretario del Papa. Forse però il riferimento non è chi fa satira, ma a chi fa informazione. In questo caso potrebbe trattarsi dell’inchiesta de laRepubblica sui costi e i privilegi della Chiesa. A chiunque si riferisse Bagnasco, questa vicenda mi ricorda qualcosa di simile che aveva come protagonista un importante personaggio politici italiano… ;-)

Ebbene sì, sembra che Bagnasco stia prendendo spunto da Silvio Berlusconi e dal suo famigerato “uso criminoso” della TV. Deve essere un virus che contagia tutti quelli che, essendo per un motivo o per un altro particolarmente esposti (in prima persona o come membri rilevanti di una organizzazione), vengono a trovarsi inevitabilmente sotto i riflettori. Il fatto che certe persone, certi atteggiamenti, certi fatti diventino “bersaglio” della satira oppure diventino oggetto di un’inchiesta giornalistica (si pensi ad esempio al libro “L’odore dei soldi“ di Marco Travaglio, quello di cui si discuteva nella puntata del programma di Daniele Luttazzi che gli causò l’allontanamento dalla TV) non va giù a chi detiene il potere. Questa gente, anzichè farsi una risata di fronte alla satira oppure cercare di chiarire le propie responsabilità di fronte a inchieste che portano a galla certi fatti, si sente attaccata personalmente.

Comici a parte (dei quali si dovrebbe ridere e non avere paura), è di oggi, ad esempio, la notizia che un altro prete pedofilo è stato arrestato. Per Bagnasco, far sapere alla gente che  il vice-direttore del seminario di Brescia molestava un ragazzino di 14 anni, è un atto denigratorio nei confronti della Chiesa oppure è informazione?

Vi ricordate tutto lo scalpore che fece la trasmissione di Santoro sui preti pedofili? Anche lì poi si disse che si trattava di denigrazione. La Chiesa voleva continuarea trasferire preti pedofili da una Diocesi all’altra senza far sapere nulla alla gente perchè altrimenti probabilmente si sarebbe commesso un atto denigratorio

Per concludere, non si può fare di tutta l’erba un fascio. La Chiesa fa delle cose mirabili e importantissime per l’umanità, ma ha anche qualche sassolino nella scarpa (per non parlare di Berlusconi ;-) ). E’ ovvio che in presenza di reati (es. diffamazione) è giusto intervenire, ma in linea di massima credo che chi non ha nulla da nascondere, non abbia nemmeno nulla da temere (nè dalla satira su cui ci può ridere sopra, nè dalle inchieste giornalistiche che non potrebbero far mergere nient’altro che la verità).

Al contrario, quando si tenta di nascondere qualche misfatto (nel caso della Chiesa, anche i “semplici” privilegi dei suoi membri e i costi che questi comportano sugli italiani, come emerge dalla recente inchiesta de laRepubblica), si inizia a credere (o a cercare di far credere) che siano i media a mettere in atto strategie denigratorie;-)

Mastella blocca una fiction antimafia, perchè?

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Graziella Campagna

Il nostro Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ne ha combinata un altra delle sue. Non gli è bastatao tutto il polverone sollevato con le vicende che riguardano lui e il giudice De Magistris (QUI una ricostruzione fatta da Marco Travaglio), adesso se la prende pure con le fiction. Ma veniamo ai fatti…

Lunedì 27 novembre sarebbe dovuta andare in onda su RAI1 una fiction antimafia (l’ennesima) dal tittolo “Una vita rubata. La storia raccontata è quella di Graziella Campagna , una ragazza siciliana di 17 anni che lavorava come stiratrice in una lavanderia di un paesino in provincia di Messina per aiutare economicamente la famiglia. Un boss mafioso latitante un giorno ha dimenticato un’agendina nella tasca della giacca lasciata in lavanderia. Graziella scoprì così che quello che tutti in paese conoscevano come l’ingegnere Cannata, altro non era che il boss Gerlando Alberti, nipote dell’omonimo boss di Palermo. Il mafioso, per paura di essere scoperto decide di eliminare la ragazza.

La sera del 12 dicembre 1985 Graziella non tornò a casa. Qualche giorno dopo il suo cadavere è stato trovato a pochi chilometri di distanza dal paese, con il volo sfigurato e il corpo crivellato di colpi. L’indagine è durata 20 anni, fra inchieste stoppate e procedimenti giudiziari annullati. Il processo si concluse nel dicembre 2004 con la condanna all’ergastolo di Alberti e del suo complice Giovanni Sutera.

Gerlando Alberti solo dopo un anno e mezzo tornò in libertà perché i giudici della Corte d’assise non depositarono entro i termini stabiliti le motivazioni della sentenza di condanna e quindi venne annullata per decorrenza dei termini la custodia cautelare. Alberti, infatti, rimasto in cella per altri reati, ha lasciato il carcere perché avendo già scontato una condanna per traffico di droga e potendo beneficiare dell’indulto per gli altri reati di cui è stato ritenuto colpevole torna un uomo libero. La vicenda suscita scalpore e il ministro Mastella nel settembre 2006 invia gli ispettori, che dopo alcuni mesi archiviano il caso sul magistrato che era stato accusato di avere ritardato il deposito delle motivazioni della sentenza (QUI e QUI per saperne di più).

La Rai ha stoppato per ora la messa in onda della fiction su segnalazione dello stesso Mastella. Secondo il Ministro, infatti, la messa in onda della fiction “avrebbe potuto turbare la serenità dei giudici della Corte d’Assise di Appello che dal 13 dicembre si riuniranno in udienza proprio per il processo che riguarda l’assassinio di Graziella Campagna“.

Anche se si fosse trattato di un documentario-inchiesta, ma ancor più che si tratta di una fiction, non si comprendono i motivi che hanno spinto il Ministro della Giustizia a chiederne la sospensione. La storia di Graziella Campagna è stata scritta sui giornali, approfondita e conosciuta dalla tv italiana ed è difficile che possa portare ad una turbativa per l’udienza di appello il 13 dicembre. Che il Ministro abbia invece paura che la fiction possa riportare nelle prime pagine di giornale le tristi vicende relative all’inutile indulto che ha dato la libertà a migliaia di delinquenti? Oppure che abbia paura di essere accusato di non aver saputo agire concretamente dopo aver inviato gli ispettori?

Non si spiega, infatti, come mai Mastella si sia scagliato propio contro questa ficton e non contro tutte le altre che affrontano il tema della mafia o temi legati all’attulità. Come fa notare il giallista Carlo Lucarelli: “Si tratta di un brutto precedente. In base a questo principio non potremmo fare fiction su quasi niente. Paradossalmente, anche la fiction “Il capo dei capi” dovrebbe essere sospesa.

Il fratello di Graziella Campagna, parlando della vicenda si è detto tupito del fatto che Mastella fosse intervento solo ora per vietare la messa in onda della fiction e ha poi detto: “Mi chiedo dov’era il ministro della Giustizia Mastella quando il giudice della Corte d’assise di Messina ha ritardato il deposito della sentenza di condanna di Gerlando Alberti, accusato della morte di mia sorella, consentendo in questo modo la sua scarcerazione“.

Insomma, la povera Graziella è stata uccisa tre volte: dai colpi di arma da fuoco, dalla negligenza (forse voluta) dei giudici e dall’indulto che hanno fatto uscira dal carcere il suo aguzziono e adesso dallo stop alla messa in onda di questa fiction che avrebbe fatto conoscere a tutta Italia la sua storia e le torbide vicende che coinvolgono mafia e poteri.

In un Paese normale sarebbero già stati cacciati sia Mastella (che forse non sarebbe mai diventato ministro) sia il direttore generale della RAI. In Italia, invece, dove informazione e poteri sono strettamente legati e dove la politica perde sempre più aderenza con la realtà diventando sempre più una questione di poltrone, si nascondono i fatti e si lasciano impuniti i colpevoli (sia degli omicidi e sia degli insabbimenti dell’informazione).

Written by salpetti

24 Novembre, 2007 alle 18:47

Internet chiuderà nel 2010?

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BOLLETTINO DEL TRAFFICO INTERNET: Attenzione, code e rallentamenti sono previsti sull’intera rete a partire dal 2010.

Una notizia importante arriva dagli Stati Uniti dove è stato recentemente pubblicato uno studio che prevede la fine di Internet. Secondo il Nemertes Research Group, infatti, quello che ho pubblicato ad inizio post potrebbe essere benissimo il testo di un fantomatico bollettino del traffico Internet diramato tra qualche anno (QUI e QUI un’attenta analisi).

Secondo questo studio, Internet avrebbe davanti a sé ancora pochi anni di vita serena, dopodiché si troverebbe a dover trasportare più dati di quanti in realtà le infrastrutture non possano fare. I termini sono chiari: se non verranno investiti 137 miliardi di dollari in nuove linee di comunicazioni, nel 2010 i contenuti potrebbero superare la capacità delle reti. Significa che il Web potrebbe trasformarsi in una specie di tangenziale nell’ora di punta: tutti in coda! Sarebbe una caccia aperta al download, i video di YouTube andrebbero avanti molto lentamente e diverrebbero inutilizzabili, la navigazione tornerebbe veloce come ai tempi delle connessioni telefoniche analogiche.

Il problema è legato il larga misura al successo di alcuni servizi Web, in particolare i ricercatori hanno accusato quelli legati alla distribuzione di video (come YouTube) e al P2P (eMule o BitTorrent). Il boom di questi servizi è inarrestabile e a causa loro la quantità di dati che circolano in Rete cresce sempre più in maniera esponenziale. Si calcola poi che complessivamente in un anno in Rete si muovano circa 161 exabyte (cioè 161 miliardi di gigabyte!).

Già qualcuno solleva dubbi sull’obiettività di questa previsione. Techdirt sottolinea la ciclicità di simili dichiarazioni e l’allarme di un possibile collasso che periodicamente viene lanciato da diverse fonti. Non è la prima volta, quindi, che si pensa al futuro della Rete come una scommessa per le infrastrutture e per la gestione dell’enorme quantità di informazioni, ma questa volta la crisi potrtebbe essere inevitabile, secondo i ricercatori del Nemertes. 

Allarmare utenti e governi su una possibile fine di Internet è però un modo per richiamare nuovi investimenti e incentivi, alleggerendo i costi dei provider. E la ricerca condotta dal Nemertes, infatti, è stato svolto per conto della Internet Innovation Alliance, di cui fa parte anche il carrier At&t, una delle più grandi compagnia telefonica del Mondo, interessata all’aumento degli investimenti. Alcuni dubbi sulla bontà dello studio sorgono spontanei…

Internet ormai si è integrato perfettamente nella nostra esistenza, nella nostra quotidianità, diventando uno strumento prezioso per il lavoro, per lo studio, per l’informazione, per lo scambio e la circolazioe di idde, per il tempo libero. A prescindere dalla bontà e dall’obiettività di questo studio, pensare che un giorno la Rete possa sparire o non essere più così facilmente accessibile, è un’immagine apocalittica (almeno per me che sono quasi un Internet-dipendente). ;-)

Mossa geniale di Berlusconi: scioglie Forza Italia

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Si è svolta in questi giorni una sorta di gara a “chi c’è l’ha più lungo“. Scusatemi l’espressione, ma la raccolta di firme berlusconiana mi sa tato di scaramuccia tra bambini. Alle primarie del’Unione si raccolsero oltre 4.000.000 di voti (vinse Prodi), alle primarie del Pd si ebbero 3.000.000 di voti (vinse Veltroni). Il povero Berlusconi non aveva mai giocato con delle primarie e così, come i bambini dispettosi e invidiosi, ha messo in scena una raccolta firme che sa di primare visto che si è conclusa con l’annuncio dello scioglimento di Forza Italia e la nascita di un nuovo soggetto politico. I voti (le firme) raccolte da Berlusconi che è il più basso e quindi c’è l’ha più lungo sarebbero oltre 7.000.000!!!

Scherzi a parte, però, a Berlusconi tutto si può dire (giustamente visto quante ne ha combinate), ma non che non che non sappia sfruttare i momenti a lui favorevoli e che non sappia ritornare in auge nei momenti difficili. L’annuncio della nascita del nuvo partito, infatti, secondo me è geniale. Vi spiego perchè…

Lo scioglimento di Forza Italia è stata una mossa a sorpresa e arriva poco dopo l’annuncio del raggiungimento delle oltre 7 milioni di firme. La nuova formazione politica si chiamerà “Partito del popolo italiano della libertà“. Con un tempismo eccezionale e un fiuto straordinario, Berlusconi con una mossa sola si è riscattato dalle critiche di Fini e Casini sul fatto di non essere riusciti a far cadere il Governo e, soprattutto, ha fatto sì che gli alleati siano costretti a confermare nuovamente la sua leadership.

Fini, infatti, eroso a destra da Storace e Santanchè, non potendo andare verso il centro-sinistra si troverà costretto ad aderire in pieno alla nuova formazione per non restare emarginato politicamente. Allo stesso modo, Casini non ha alternative se non vuole lasciare i suoi elettori a Berlusconi. Inoltre, il fondatore di Forza Italia in un sol colpo si è liberato del suo storico partito che ultimamente iniziava a stargli un po’ stretto. Tutto l’apparato che costituiva la direzione del partito di Berlusconi, infatti, è adesso da ripensare. Il Cavaliere, ha così la possibilità di creare una struttura più agevole e più dinamica dove con molta probabilità le correnti a lui meno congeniali non avranno un ruolo predominante.

Il “Partito del popolo italiano della libertà” può poi essere una formazione politica capace di calamitare quelle forze moderate che non si riconoscono più nel centro-sinistra o che mal volentieri convivono con la sinistra. Berlusconi, quindi, potrebbe attrarre a sé Lamberto Dini e i suoi seguaci e altri soggetti politici che oggi trovano ospitalità nella maggioranza di Prodi.

Trovano finalmente collocazione i Circoli della libertà di Michela Vittoria Brambilla, la quale ha dichiarato che i suoi circoli saranno i primi ad aderire al nuovo partito. Insomma, l’annuncio di Berlusconi ha creato scompiglio sia a destra che a sinistra. Solo la Lega sembra non essere interessata al Partito delle libertà. Umberto Bossi, interpellato sul nuovo partito di Berlusconi, dice: “Ho paura che sia solo un favore a Prodi“, mentre Roberto Maroni ha detto che il Carroccio non è interessato a questo nuovo partito del centrodestra. La Lega, ha spiegato Maroni, è orientata soprattutto alle riforme, infatti, lui in settimana incontrerà il segretario del Pd, Walter Veltroni.
Che anche il disinteressamento della Lega vada a favore di berlusconi che finalmente col nuovo partito avrà l’occasione per liberarsi di un alleato spesso scomodo?

Insomma, nel momento in cui Berlusconi sembrava sconfitto e isolato, si è rivelato più forte che mai. Credo che questa sia una sorta di nuova “discesa in campo” del Cavaliere. Una doppia mossa che gli permette di attaccare la maggioranza di governo in modo più incisivo e di ribattere vigorosamente alle critiche degli alleati ricomponendo le tensioni nel centrodestra rafforzando al sua posizione. Ne sa na più del diavolo!!! ;-)
Voi che ne pensate?

Written by salpetti

18 Novembre, 2007 alle 23:36

Ancora preti pedofili: il lupo perde il pelo ma non il vizio

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Ne abbiamo parlato più volte in questo blog (tra cui QUI e QUI), adesso ne dobbiamo riparlare: si tratta del controverso rapporto tra preti e pedofilia. Un sacerdote è stato condannato dal tribunale di Siracusa ad un anno e mezzo di reclusione e al risarcimento di 2000 euro da versare a Telefono Arcobaleno, l’associazione che si occupa della tutela dell’infanzia

Il sacerdote era anche un docente universitario e l’indagine su du lui è scaturita da una serie di dettagliate denunce presentate dall’Associazione Telefono Arcobaleno. Le denunce riguardano una fitta rete internazionale dedita alla condivisione di materiale pedopornografico. La condivisione avveniva attraverso un sito in cui era possibile accedere soltanto da parte degli utenti in possesso di una password che si acquisiva pagando.

A dare notizia della sentenza è stato proprio Telefono Arcobaleno. Le indagini erano partite nel 2005: l’operazione video privé, condotta dal Nucleo Investigativo Telematico, aveva coinvolto 186 persone in tutta Italia. Tra i soggetti indagati c’erano tre sacerdoti, uno è quello condannato.

La sentenza presenta delle novità. Oltre al risarcimento e al carcere, il Tribunale ha anche disposto la vendita del computer sequestrato al prelato dopo aver distrutto tutte le immagini pedo-pornografiche rinvenute presso l’abitazione del sacerdote.

Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno, non ha risparmiato parole dure nei confronti del condannato e delle istituzioni in seno alle quali potrebbe continuare ad operare se la Chiesa non interviene direttamente: “Non è sufficiente che la Chiesa risarcisca materialmente il danno delle vittime, come è successo e succede, se colui che ha commesso quello che è un crimine contro l’umanità, continua a praticare il proprio ufficio sacerdotale tra la gente. In Italia sono diversi i casi di sacerdoti condannati o in attesa di giudizio, da undici anni lottiamo per far emergere i casi di abuso sull’infanzia, ci confrontiamo quotidianamente con il sommerso e con la diffidenza delle vittime o di coloro che vorrebbero ma non denunciano“.

Insomma, a leggere questa notizia pare proprio che il lupo perda il pelo ma non il vizio. Ovviamente non si può e non si deve generalizzare, ma un altro prete pedofilo è stato smascherato. Staremo a vedere quale sarà la reazione della Chiesa: farà finta di niente e insabbierà tutto come al solito limitandosi a difendere la sua posizione a spada tratta in ogni caso, oppure deciderà finalmente di intervenire?
Io una risposta me la sono già data… ;-)

Written by salpetti

16 Novembre, 2007 alle 19:54

In Cina i preservativi diventano elastici per capelli

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Uno dei temi su cui si dibatte a livello internazionale è la cosiddetta “questione cinese“. I mercati di tutto il mondo devono fare i conti con i prodotti che arrivano dalla Cina.

Prodotti a basso costo che turbano l’economia di molti Paesi e che spesso risultano essere di scarsa qualità se non nocivi. Dopo i giocattoli per bambini che contenevano vernici potenzialmente tossiche per i piccoli acquirenti e i molti oggetti, spesso bizzarri e particolari che giungono dalle fabbriche cinesi, adesso potrebbero arrivate nei nostri mercati dei prodotti a dir poco “atipici”. Si tratta di elastici per capelli prodotti riutilizzando preservativi usati. E’ vero che quella del riciclo è una buona pratica, ma questa pare proprio un’esagerazione.

La notizia (QUI e QUI)arriva direttamente dal China Daily. Il giornale avrebbe le prove del fatto che nella provincia meridionale del Guangdong, nelle città Dongguan e Guangzhou, questi elastici per capelli realizzati con materiali “originali” avrebbero una grande diffusione per via del loro costo di gran lunga più basso rispetto agli elastici normali.

La notizia potrebbe suscitare ilarità se non fosse che i condom usati contengono numerosi virus e batteri e, anche se puliti e trasformati in elastici per capelli, rimangono comunque uno strumento pericoloso perché possono favorire il contagio e la diffusione di certe malattie.

Appresa la notizia, vista l’invasione di prodotti cinesi nel nostro Paese, alcune associazione di consumatori hanno lanciato l’allarme chiedendo ai ministri competenti se lo strano articolo è stato già importato in Italia. Il segretario dell’Aduc, Primo Mastrantoni, ha fatto sapere che ci sarà un’interrogazione parlamentare in tal senso.

Non si può escludere, dice l’Aduc, che l’uso di questo accessorio per capelli sia causa di trasmissione per le malattie genitali, compresa l’AIDS. Le donne, infatti, hanno l’abitudine di tenere in bocca l’elastico mentre si fanno la treccia o un nodo ai capelli.

Insomma, in Cina non si butta via niente e i cinesi commerciano di tutto. Gli economisti di tutto il mondo si stanno scervellando con scarso risultato per cercare di capire come arginare il fenomeno dell’invasione dei prodotti cinesi. Forse sarà proprio per questa loro fantasia che i cinesi mettono in crisi il sistema economico globale, anche se spesso le conseguenze sono devastanti.

Guangdong, la regione dove si producono questi elastici per capelli, negli ultimi decenni è stata protagonista (QUI), infatti, di una crescita economica senza regole, che ha portato inevitabili strascichi come carenze di energia, disoccupazione e corruzione, con conseguenti crisi di vertice nella classe dirigente locale.

“L’economia della provincia è prospera e la situazione stabile” – ha dichiarato recentemente Zhang Deijang, alto dirigente del partito comunista cinese ed economista. Poi lo stesso Zhang ha ammesso. Seppur eufemisticamente, che si sono verificati “incidenti di massa” legati al disagio sociale. Tali “incidenti” sarebbero però diminuiti di un quarto nel 2006 rispetto all’anno precedente, e continuerebbero a calare nell’anno in corso. “Abbiamo fatto tutto il possibile per risolvere i problemi sociali – ha concluso – e ci stiamo occupando con successo del rapporto tra sviluppo e stabilità”. L’attenzione degli attivisti per i diritti umani sul Guangdong è elevata da quando, nel 2005, la polizia sparò sui contadini che protestavano per la costruzione di una fabbrica sui loro terreni.

Forse la creatività e l’originalità con cui gli abitanti del Guangdong affrontano i problemi legati alla produzione economica, se da un lato li spingono a produrre prodotti a basso costo molto competivi, dall’altro non li aiutano a risolvere i problemi sociali che affliggono il loro territorio, anzi forse ne sono proprio la causa.

> AGGIORNAMENTO: In un commento al post si dice che questa notizia sarebbe un falso. Ne hanno parlato, comunque, un TG autorevole e molti altri blog. Inoltre, propio sul sito dell’Aduc si denuncia il fatto. Se si tratta davvero di una bufala, ci sarebbe cascato chiunque!
Metto il link al post in cui l’autore del commento spiega perchè si tratterebbe di una bufala. Decidete voi…

 

Written by salpetti

15 Novembre, 2007 alle 14:10

La tassa sulla verginità!!! ;-)

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Credo che chiunque stia leggendo questo post abbia acquistato almeno una volta nella sua vita un supporto vergine per fare il backup di dati o masterizzare qualcosa. CD, DVD e tutti i supporti ottici di ogni tipo costerebbero meno se non ci fosse una sorta di tassa che la SIAE ha imposto a chi compra supporti vergini per compensare il diritto d’autore sui materiali eventualmente copiati su quei supporti (“Equo compenso” – QUI un post che spiega cos’è).

Per dirla con la SIAE: “A fronte del beneficio che il consumatore persona fisica trae dalla facoltà di “copia privata” è previsto un compenso a favore di autori, artisti e produttori”. Criticata e osteggiata da diverse associazioni di produttori di contenuti, oggetto di denunce da parte di associazioni di produttori e di consumatori, questa è una tassazione assurda perchè si fonda sul presupposto che prima o poi su un CD o un DVD vergine sarà registrato materiale protetto da copyright, come canzoni, film giochi, software, ecc. Si basa cioè su una possibilità eventuale e non su una certezza.

Il compenso per “copia privata”si legge nel sito della SIAE – si applica a tutti i supporti di registrazione vergini, analogici e digitali, dedicati (audio e video) e non dedicati comunque idonei alla registrazione di fonogrammi e videogrammi. Il compenso è costituito da un importo per supporto variabile in funzione della sua categoria e capacità. [...] I compensi unitari per i supporti più diffusi sono indicati nel tracciato di dichiarazione delle vendite dei supporti“.

Le associazioni dei consumatori e i produttori dei supporti ottici si auspicano da tempo che questa “tassa sulla verginità” venga abolita, ma ancora non si è fatto nulla. L’equo compenso sui supporti vergini non esiste solo in Italia, ma in tutta Europa (tranne Inghilterra e Irlanda), quindi, adesso ci si aspettava che almeno l’Unione Europea intervenisse una volta per tutte per eliminarla o ridurla. Una sostanziale modifica era stata proposta, infatti, dal commissario europeo Charlie McCreevy, ma è stata accantonata. E’ ormai ufficiale che anche la Commissione Europea è impotente dvanti alle pressioni delle case discografiche e di chi ha interessi a che i prezzi di CD e DVD vergini rimangano alti.

Seguiamo il ragionamento di Punto-Informatico per capirne un pò di più:

  • L’equo compenso, odiato dai produttori di tecnologia e da quelli dei supporti di riproduzione digitale, è sostenuto dalle società di raccolta del diritto d’autore perchè rinpingua le loro casse. Ad esempio, secondo GESAC, che raccoglie 34 società di raccolta, l’ammontare di questa tassazione equivarrebbe a una cifra enorme, circa il 5% del totale delle vendite di elettronica di consumo nell’Unione.

  • Moltissimi supporti non vengono utilizzati per fare copie di opere coperte da diritto d’autore, ma tutti i supporti ottici indistintamente vengono tassati nell’eventualità che questo avvenga. Tutto ciò sembra senza senso ed è un tantino illiberale e va a discapito dei consumatori e dei produttori.

  • Ogni paese europeo decide per conto proprio. Ci sono paesi dove l’equo compenso è molto ridotto e altri dove è molto più elevato. In un contesto dove c’è libera circolazione di beni e persone, ciò crea una vera e propria turbativa di mercato. Tutte queste cose sono state stigmatizzate dai produttori, soprattutto da quelli italiani, che ne soffrono particolarmente perchè qui da noi l’equo compenso è molto alto: questa tassazione è, infatti, responsabile della chiusura di aziende, di importatori e di stabilimenti italiani perché i consumatori (soprattutto grazie ad Internet) si rivolgono all’estero per recuperare supporti e prodotti più economici.

  • Si fomentano, inoltre, fenomeni di illegalità e si permette lo sviluppo di un “mercato grigio” alimentato da importatori che aggirano la tassa per concorrere con i prezzi europei e, di fatto, per mettere fuori gioco i distributori che seguono alla lettera la legge.

Insomma, le conseguenze negative di questa legge sono molte (di sicuro non le ho citate tutte). Se non si riesce ad eliminarecompletamente l’equo compenso, almeno l’entità di questa tassa dovrebbe essere regolata a livello europeo con una riduzione generale del costo che porti tutti i Paesi a pagare nella stessa misura livellando il prezzo verso il basso. L’idelae sarebbe ovviamente elininare questo prelievo economico insensato, ma come al solito il potere economico e politico delle lobby musicali (e non solo) fa sì che a subire le conseguenze negative del sistema siano come al solito i consumatori costretti a pagare di più. Ma anche alcuni produttori che, visto il calo delle vendite, hanno chiuso i loro stabilimenti o hanno ridotto il personale (specialmente in Italia dove la SIAE ha un introito sulla vendita di supporti vergini tra i più alti in Europa).

Ora che anche la UE si è tirata indietro, possimo dire che siamo alle solite: per continuare a far arricchire certa gente, si penalizzano sempre i meno “potenti”, cioè i consumatori e i piccoli produttori…

Written by salpetti

11 Novembre, 2007 alle 14:17

Enzo Biagi è morto, ma si sente ancora l’eco dell’editto Bulgaro

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L’uso che Biagi, Santoro, … come si chiama quell’altro … Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga.Vi dicono nulla queste parole? Furono pronunciate nel 2002 dall’allora presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, mentre si trovava in visita a Sofia (in Bulgaria).

Berlusconi auspicava che i giornalisti Enzo Biagi e Michele Santoro, insiema al comico Daniele Luttazzi, fossero allontanati dalla RAI (ovviamente non li avrebbe mai accolti a Mediaset). Quest’auspicio si avverò poco tempo dopo e i tre sparirono dalla scena per anni. Quelle parole passarono alla storia come “Editto BulgaroEditto Sofia oppure ancora come Diktat bulgaro“. L’episodio fu molto discusso perché Biagi, Santoro e Luttazzi avevano più volte espresso posizioni critiche nei confronti del governo Berlusconi, ma allo stesso tempo erano personaggi che godevano di una notevole popolarità e garantivano anche buoni risultati di ascolti alla televisione nazionale (soprattuto in un momento in cui i dirigenti delle TV parlano di qualità televisiva, ma si guarda solo alla qantità degli ascolti). Le dichiarazioni di Berlusconi furono quindi lette come un attacco alla libertà di stampa.

Oggi è morto Enzo Biagi, decano dei giornalisti italiani, e il mondo giornalistico (e non solo) lo piange. Era rientrato nell’editto di Sofia a causa di una puntata de “Il Fatto“, la sua trasmissione, andata in onda in piena campagna elettorale, dove era ospite Roberto Benigni. Il comico non aveva risparmiato battute all’allora leader dell’opposizione.

Sono passati quasi 6 anni dall’editto bulgaro, ma quell’episodio continua a suscitare plemiche. A riaprire la ferita è stato il premier Romano Prodi: “Non ci siamo visti, ma ci siamo sentiti al telefono – ha detto Prodi ricordando i momenti che seguirono l’allontanamento di Biagi dalla RAI – in lui dominava lo sdegno, l’arrabbiatura forte. E anche il senso che era venuta meno una delle libertà fondamentali del Paese. Mi disse esplicitamente: attenzione, che questo è un attentato alla libertà, dopo un cronista quante altre voci saranno eliminate?“. 

A Prodi ha risposto seccato il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi, che avrebbe preferito che si parlasse solo del cordoglio per la perdita di un grande giornalista e che non si tirasse fuori questo argomento disdicevole: “Mai avrei pensato – ha commentato Bondi – che il presidente del Consiglio potesse suscitare una polemica artefatta e immotivata il giorno stesso della morte di Enzo Biagi“.

Lo stesso Berlusconi, quando Biagi era tornato di recente in Tv, si disse soddisfatto. Biagi ebbe da Berlusconi anche una sorta di marcia indietro, seppur parziale: “Ho assistito alla prima delle due puntate - disse il Cavaliere quando pochi mesi fa Biagi torno finalmente in RAI - e l’ho trovata veramente avvincente, quindi, complimenti al dottor Biagi per questa nuova trasmissione“. Berlusconi, però, negò di aver chiesto l’espulsione di Biagi (e di Santoro e Luttazzi) dalla TV, ma per la prima volta ammise un errore: “Forse ho calcato la mano quando dissi che Biagi e gli altri facevano un uso criminoso della tv pubblica“.

Oggi che Biagi non c’è più, tutti lo piangono e lo rimpiangono, dai colleghi giornalisti alla gente comune, dai politici agli uomini di Chiesa. Anche le dichiarazioni di Berlusconi sono molto diverse da quelle del 2002 (“Al di là delle vicende che ci hanno qualche volta diviso – ha detto – rendo omaggio ad uno dei protagonisti del giornalismo italiano cui sono stato per lungo tempo legato da un rapporto di cordialità che nasceva dalla stima“), ma l’eco di quelle parole pronunciate a Sofia rimbomba ancora fragoroso nelle orecchie di chi crede nella democrazia e nella libertà.

Emergenza romeni: perchè ce ne accorgiamo solo ora?

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L’indignazione per quanto accaduto a Roma nei pressi della Stazione di Tor di Quinto è totale. Immancabili arrivano le polemiche politiche. Una donna è stata derubata, seviziata, forse stuprata ed è morta. Ad ucciderla un cittadino romeno (nella foto). Ovviamente non voglio dire che i romeni siano tutti dei criminali, ci sono quelli che lavorano onestamente, quelli che studiano, quelli che stanno vivendo il sogno di una vita migliore così come quando noi italiani siamo emigrati all’estero (infatti credo che bisogna colpire solo la criminalità e non tutti i romeni indistintamente). Alcuni dati, però, fanno riflettere. All’inizio del 2007, la Romania è entrata nell’Unione Europea e gli immigrati provenienti da quel Paese hanno cessato di essere extracomunitari. Il loro numero in Italia è così cresciuto di molto.

Da sempre molti romeni sono stati coinvolti in fatti di cronaca, alcuni dei quali molto gravi. Quello di Giovanna Reggiani è solo l’ultimo di una lunga serie di eventi delittuosi che si sono moltiplicati proporzionalmente al crescere del numero della popolarione romena in Italia. A questo punto sorgono alcuni interrogativi importanti: Perchè i provvedimenti che adesso si stanno prendendo d’urgenza (come ad esempio l’espulsione anche per cittadini europei) non son stati adottati prima? Perchè il Governo in generale e il Sindaco di Roma nello specifico si sono accorti solo ora di questa emergenza? Perchè si è dovuto aspettare un fatto di cronaca così eclatante per agire quando ogni giorno accadono in Italia molte storie simili a quella della signora Reggiani? Perché si è fatto così poco contro quelle baraccopoli che infestano la città di Roma e molte altre italiane e che si allargano sempre più tra le proteste dei cittadini?

Nel nostro Paese, nonostante le tragedie vengano annunciate da tempo, non si fa mai nulla di concreto finchè una vicenda tra le altre fa più scalpore, forse perchè accade a Roma (in un quartiere relativamente centrale) e non nella provincia, magari perchè la vittima è moglie di un ufficiale della Marina militare, oppure perchè il Sindaco della città è diventato anche leader di un partito, … 
Sul sito de laRepubblica è stato fatto un resoconto di tutti i più gravi atti di violenza commessi dai romeni da quando, all’inzio di quest’anno, la Romania è entrata nella UE. L’elenco è allucinate se si considera anche che non riporta gli atti criminali commessi da romeni quando erano “solo” clandestini. Lo voglio riportare per dare un’idea del fenomeno:

  • 7 febbraio. Nei boschi di Roccavivi (l’Aquila) viene trovato il corpo di un pensionato 61enne di Sora (Frosinone), ucciso a bastonate. Vengono arrestati due romeni: una donna che il pensionato pagava per avere rapporti sessuali, e il marito di lei.

  • 14 marzo. A Caselle d’Asolo (Treviso) due romeni rapiscono una studentessa di 25 anni chiedendo un riscatto di 50 mila euro. Il sequestro si conclude il giorno dopo.

  • 10 aprile. In una stazione della metropolitana di Milano un romeno uccide l’ex moglie, anche lei romena, accoltellandola alla gola.

  • 26 aprile. Dopo una lite per motivi banali su un vagone della metropolitana di Roma, Vanessa Russo, 23 anni, viene colpita a un occhio con la punta di un ombrello e muore il giorno dopo. Il colpo è stato sferrato da Doina Matei, giovane prostituta romena, che si allontana con una connazionale minorenne. Il 29 aprile le due ragazze vengono fermate in un centro commerciale di Tolentino (Macerata).

  • 2 maggio. In una casa di Mendicino (Cosenza) vengono rinvenuti i cadaveri di due anziani coniugi uccisi a colpi d’ascia. Per l’omicidio viene fermato un romeno, marito della badante delle due vittime.

  • 29 maggio. Una donna di 67 anni viene trovata sgozzata nel suo appartamento a Sant’Angelo di Santa Maria di Sala (Venezia). Per l’omicidio viene arrestata Delia Croitoru, 37 anni, una romena che avrebbe compiuto l’omicidio per vendetta nei confronti del suo ex compagno, figlio della donna.

  • 23 luglio. A Roma, tre romeni uccidono a martellate un loro connazionale, un ragazzo di 23 anni, ne fanno sparire il corpo e poi tentano un’estorsione con la madre, simulando un sequestro di persona.

  • 8 agosto. Alla stazione ferroviaria di Rimini, Dimitru David, 42 anni, romeno, accoltella la moglie e la figlia di 17 anni, che muore subito dopo il ricovero all’ospedale.

  • 17 agosto. A Roma, sulla pista ciclabile vicino all’ippodromo di Tor di Valle, un uomo di 60 anni viene aggredito, colpito alla testa con un palo di legno e rapinato. L’uomo morirà il 5 ottobre, dopo una lunga agonia. Per l’aggressione vengono arrestati due giovani romeni, uno dei quali ha 15 anni.

  • 21 agosto. A Roma, tre romeni aggrediscono il regista Giuseppe Tornatore mentre torna a casa e lo rapinano di telefonino, iPod e portafogli.

  • 28 agosto. Nei boschi di Morterone (Lecco) vengono trovati, avvolti in sacchi della spazzatura, i corpi di Luminita Dan, 17 anni, e Ionela Dragan, 19 anni, giovani prostitute romene, seviziate e uccise.

  • 26 settembre. A Roma, nel sottopasso della stazione Nomentana, un romeno viene ucciso e altri due feriti. La vittima sarebbe stata fatta inginocchiare prima di essere raggiunta da colpi d’arma da fuoco alla testa. Anche gli altri due romeni sono raggiunti da colpi di pistola. Si tratta probabilmente di un regolamento di conti tra organizzazioni criminali romene.

Insomma, i presupposti per intervenire prima c’erano tutti. E mentre il dibattito sull’integrazione della comunità romena in Italia si fa sempre più aspro, Giancarlo Germani, presidente del Partito dei Romeni d’Italia, alleato alle scorse elezioni amministrative con l’Udeur di Clemente Mastella (sempre lui!), ha dichiarato: “Il decreto sulle espulsioni è solo fumo negli occhi: l’insediamento a Tor di Quinto c’è dal 2002 e nessuno ha mai fatto niente. I provvedimenti d’urgenza del governo sono pura demagogia perché le espulsioni non funzionavano già con gli extracomunitari figurarsi adesso, quando dovrebbero riguardare cittadini della Ue in assenza di frontiere“. Come dire che il Governo si è svegliato tardi che quello che sta facendo è pure inutile!!!

Credo proprio che tutti i quesiti che mi sono posto all’inizio (e molti altri) resterano inesorabilmente irrisolti…

Written by salpetti

2 Novembre, 2007 alle 22:44