Archive for Ottobre 2007
Giornata mondiale del risparmio: in Italia c’è poco da stare contenti!
Sono tornato al mio blog prima del previsto, giusto in tempo per parlare della Giornata mondiale del risparmio che si celebra il 31 ottobre da ben 83 anni. Mai come quest’anno, però, il tema del risparmio è stato tanto particolarmente sentito dalla gente che non riesce più a mettere un soldo da parte. Aumentano sempre più, infatti, le famiglie italiane in difficoltà: due italiani su cinque non riescono a risparmiare nulla perché consumano tutto il reddito. Sempre più spesso è necessario ricorrere a prestiti o a mettere mano ai risparmi accumulati negli anni passati per arrivare alla fine del mese. Questa situazione non fa vivere tranquilli gli italiani che hanno paura di non riuscire a fronteggiare eventuali imprevisti.
Questo senso di insicurezza e l’impossibiità di mettere da parte qualcosa emergono da una ricerca realizzata da ACRI e IPSOS proprio in occasione dell’83esima giornata del risparmio. Vediamo sinteticamente quali sono le principali conclusioni cui è giunta questa indagine dal titolo Gli italiani e il risparmio (QUI i risultati completi):
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aumentano le famiglie che si dichiarano in difficoltà;
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diminuisce il numero di coloro che riescono a risparmiare (33% rispetto al 37% del 2006) mentre aumenta il numero di chi non riesce ad accumulare risparmio perché consuma tutto il reddito disponibile (39% degli intervistati);
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aumenta il numero delle famiglie che hanno dovuto ricorrere a prestiti o utilizzare il risparmio accumulato (saldo negativo): negli ultimi sette anni sono passate infatti dal 13% del 2001 al 27% di quest’anno;
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Un numero crescente di persone non vive tranquillo perchè non mette da parte dei risparmi: erano il 26% nel 2001, il 36% nel 2006 e il 43% quest’anno;
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il 52% del campione dichiara di attendersi un peggioramento per l’economia italiana, un atteggiamento di pessimismo.
Insomma, gli italiani hanno sempre meno soldi da mettere da parte e per questo motivo vivono nell’insicurezza. Inoltre sono pessimisti sul futuro e rassegnati su un possibile miglioramento del tenore di vita. In questo quadro tutt’altro che ottimista, sono le parole incertezza e difficoltà a farla da padrona. Pare proprio che nella nella giornata in cui si celebra il risparmio, noi italiani abbiamo poco da celebrare…
Torno subito!!! ;-)

Cari lettori (anche per chi fosse passato di qui per caso), mi devo assentare dal blog per qualche giorno…
Credo che il blog tornerà nuovamente vivo e pimpante nella prima settimana di Novembre. Cercherò comunque di rispondere a tutti i commenti, ma probabilmente non sarò molto tempestivo…
Vi linko alcuni post tra quelli che hanno riscosso più successo dall’aperura del blog (29/04/2007), nel caso in cui qualcuno volesse approfittarne per leggerli o rileggerli (ovviamente si può anche spulciare nell’archivio).
Lo so che sarete disperati senza i miei scritti, ecco perchè sono costreto a fare tutto questo…
A PRESTO!!!
Nuova legge bavaglio sull’editoria: come è andata a finire…

Questo sarà un post breve ad integrazione del mio precedente post in cui mi dicevo abbastaza preoccupato per le nuove norme contenute nel Ddl sull’editoria che se fosse tramutato in legge avrebbe ripercussioni pesanti sul mondo dei blog. Forse adesso è il caso di essere un pò più ottimisti. Pare, infatti, che alcuni Ministri e lo stesso autore della legge si siano accorti del tragico errore. Il Ministro delle Comunicazioni, ad esempio, ha reso noto nel suo blog che il Ddl sull’editoria deve essere corretto. “Va bene applicare anche ai giornali on line le norme in vigore per i giornali – ha scritto Gentiloni - ma sarebbe un grave errore estenderle a siti e blog“.
Anche il Ministro Di Pietro nel suo blog si è scagliato contro questa legge definendola “liberticida”. Ha pure affermato che per quanto è in suo potere “questa legge non passerà mai, anche a costo di mettere in discussione l’appoggio dell’Italia dei Valori al Governo“. Evidentemente Riccardo Franco Levi quando ha realizzato questo disegno di legge non aveva la minima idea di cosa fosse un blog, adesso si sarà informato. Dal sito della Presidenza del Consiglio, infatti, ha risposto a tutte le accuse con una lettera aperta a Beppe Grillo. Nelle prime righe della lettera si legge: “Con il provvedimento che tra pochi giorni inizierà il suo cammino in Parlamento non intendiamo in alcun modo né “tappare la bocca a Internet” né provocare “la fine della Rete”. Non ne abbiamo il potere e, soprattutto, non ne abbiamo l’intenzione”. Una bella rassicurazione…
Staremo a vedere cosa succederà. Non bisogna, però, abbassare la guardia. E’ vero che se due Ministri si sono sentiti in dovere di rispondere direttamente ai blogger italiani e se chi ha materialmete scritto il Ddl ha pubblicato sulle autorevoli pagine del sito della presidenza del Consiglio una lettera aperta in risposta ad un post di Beppe Grillo, allora il fermento che si è creato nella blogosfera italiana è stato ascoltato e ha dato i suoi frutti, ma è sempre meglio continuare a far sentire la nostra voce…
Nuova legge sull’editoria: legge bavaglio!!!

Quante volte si è ripetuto in questo blog che il Web è libero (si sono segnalati dei tentativi di limitare in qualche modo questa libertà). I politici e i poteri non finiscono mai di provare a porre limiti a questo strumento di democrazia, da qualsiasi orientamento politico provengano. Anche il governo in carica ci stà provando in modo scandaloso. La nuova disciplina dell’editoria, infatti, prevede che qualsiasi attività Web dovrà registrarsi al ROC (Registro degli operatori di Comunicazione). Questo significa che anche chi vuole gestire un blog dovrà produrre dei certificati, pagare un bollo (e forse delle tasse), seguire un iter burocratico ed essere perseguibile secondo il codice penale per i reati di diffamazione come per un giornale, anche per i commenti agli articoli.
Scenderemo adesso nei dettagli, ma è evidente come questa legge, se fosse approvata definitivamente, sarebbe una condanna a morte per i blog italiani. I blog, infatti, nascono spontaneamente e liberamente, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto, video e poter partecipare direttamente al dibattito pubblico. Se passerà questa legge, tutti i blog dovranno trasformarsi in testate giornalistiche perdendo la spontaneità e la libertà che li contraddistingue, perdendo al caratteristica di essere uno strumento aperto a tutti, quindi davvero pluralista (QUI e QUI trovate degli interesanti approfondimenti).
Trattandosi di una legge che regolamenta il settore dell’editoria (QUI il testo completo), non dovrebbe riguardare i blog. Il punto focale è, infatti, la definizione di prodotto editoriale che viene data: “Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso. [...] Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico“.
Più avanti poi arriva un ulteriore chiara conferma che il riferimento è anche ai blog personali che vengono gestiti in modo amatoriale senza scopo di lucro: “Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative“.
Insomma, i blog non hanno scampo!!! Su Civile.it è spiegato come funziona il sistema adesso e come funzionerà nel caso passasse questa legge: oggi è prodotto editoriale quello realizzato da una casa editrice. Chi ha un prodotto editoriale (anche un sito) può registrarlo al ROC. La registrazione non è obbligatoria se non si è editori, ma è necessaria se si vogliono richiedere contributi pubblici. La nozione di prodotto editoriale è adesso vincolata al lucro, l’iscrizione al ROC impegna in una dichiarazione annuale su come e quanto si guadagna e al pagamento di diritti annuali in rapporto agli stessi.
Se il testo della nuova legge sull’Editoria, scritto da Ricardo Franco Levi, braccio destro di Romano Prodi, fosse tramutato in legge, le cose cambieranno: diventerà prodotto editoriale pure un blog o un sito che non si prefigge di guadagnare, anche se gestito da un privato e non da na azienda. Ogni blog personale diventerà, quindi, prodotto editoriale, soggetto alla normativa sulla stampa con ma responsabilità penali aggravate in caso di denuncia penale. In sostanza diventerà attività editorile qualsiasi cosa scritta su Internet e ogni blogger sarà ritenuto responsabile per i commenti lasciati dai lettori.
Già Beppe Grillo ha fatto sapere che nel caso in cui la legge Levi-Prodi fosse approvata, lui trasferirebbe il blog su un server straniero. Credo che questa sia l’unica soluzione per tutti i blogger che vogliono continuare ad avere un proprio spazio in cui scrivere liberamente i propri pensieri e in cui pubblicare liberamente foto e video. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre, spero vivamente che non venga convertito in legge o che almeno venga modificato. La Rete è uno srumento libero e democratico, evidentemente questo non piace ai nostri politici…
Caso Eluana: la Chiesa e il monopolio dell’etica

Sebbene certe storie meriterebbero rispetto e sarebbe meglio fare in modo che i riflettori non restassero puntati su determinate situazioni, per quanto riguarda il caso di Eluana Englaro non si può tacere perchè la storia umana, sanitaria e giudiziaria di questa ragazza introduce, per la prima volta in Italia, una sorta di “diritto alla morte“. Ma veniamo ai fatti…
Eluana Englaro era una giovane di soli 20 anni quando, nel 1992, a causa di un incidente stradale, è entrata in stato di coma vegetativo permanente. Da allora i genitori si sono battuti in tribunale affinchè venisse interrotta l’alimentazione artificiale alla figlia fino al sopraggiungere della morte. I giudici hanno sempre respinto le richieste della famigia, ma l’altro ieri la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito alla vicenda sconfessando le precedenze sentenze dei giudici cui era stato sottoposto il caso. La Corte Suprema ha affermato che “si può staccare la spina” se si verificano due condizioni, una di carattere tecnico e una di carattere umano:
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lo stato vegetativo deve essere irreversibile senza alcuna possibilitá di recupero della coscienza e delle capacitá di percezione;
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deve essere accertato, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai suoi convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che il soggetto, se avesse potuto pronunciarsi avrebbe voluto che il trattamento medico fosse interrotto.
Nelle motivazioni della sentenza si legge che c’è una “attuale carenza di una specifica disciplina legislativa” che fornisca indicazioni da seguire nel caso di richiesta di sospensione di cure e trattamenti sanitari di un malato in coma e senza speranza di miglioramenti. Anche in tale situazione di vuoto normativo, si è reso necessario – dicono i giudici della Cassazione - dare una “immediata tutela al valore primario ed assoluto dei diritti coinvolti“. Ecco perchè la Suprema Corte ha deciso di spingersi a dare indicazioni concrete per risolvere i casi dei pazienti in coma irreversibile colmando l’assenza di una normativa in tal senso.
Alla luce di questa sentenza, ci sarà un nuovo processo che potrebbe dar ragione al padre della ragazza ponendo fine alla vita (seppur vegetativa) della figlia. Che lo stato vegetativo di Eluana sia irreversibile, lo stabiliranno i medici, resta da dimostrare la volontà della ragazza. Già da anni, i genitori di Eluana raccontano episodi della vita della figlia e parlano del suo modo di concepire la vita da cui si capirebbe chiaramente il pensiero della giovane in merito all’eutanasia. Pare, ad esempio, che una volta Eluana avesse fatto visita a un amico motociclista, gravissimo che comunicava soltanto con il battito delle ciglia e che lei avesse acceso una candela perché morisse, a tal punto era rimasta colpita da quella scena. Lei, dice il padre, non ha nemmeno il potere sul battito di ciglia, figuratevi se adesso non volesse morire anche lei come auspicava per quel suo amico.
Al di là del caso specifico di Eluana, in questa situazione di vuoto normativo, la sentenza della Cassazione fissa i criteri perchè anche in Italia venga introdotta la “dolce morte“. Ovviamente, subito è arrivata la reazione della Chiesa che dalle colonne dell’Osservatore Romano, il giornale della CEI, ha avuto toni duri contro la sentenza definendola inaccettabile. “Nel caso specifico della sentenza della Cassazione – si legge sull’Osservatore Romano - è inaccettabile il relativismo dei valori, soprattutto se riguarda la conservazione o meno della vita. [...] Accettare pure nel vuoto legislativo una tale posizione significa orientare fatalmente il legislatore verso l’eutanasia. Di più: introdurre il concetto di pluralismo dei valori significherebbe attribuire a ciascuno una potestà indeterminata sulla propria esistenza. [...] Sulla vita stessa, e sulla sua interruzione, nessun uomo ha alcuna signoria“.
Se era scontato l’attacco frontale dell’Osservatore Romano contro la sentenza della Cassazione, non era altrettanto scontato il silenzio e l’imbarazzo dei politici italiani di fronte all’attacco del Vaticano contro la magistratura, accusata di “orientare il legislatore verso l’eutanasia” e di promuovere “il relativismo dei valori“. In realtà, la gerarchia cattolica quando si tratta di valori si scaglia contro tutti quelli che non hanno lo stesso suo pensiero perché ritiene di avere il monopolio dell’etica. Chi non la pensa come al Chiesa è OUT, chi dice le stesse cose che dice la Chiesa è IN. Anche la magistratura, se cerca di colmare un vuoto normativo che in certi casi diventa pesante (si pensi al caso Welby), viene tacciata di essere fautrice del relativismo dei valori, il male del secolo.
Nessun politico ha avuto il coraggio di sottolineare la sentenza o di dire qualcosa in difesa della magistratura perchè in Italia è difficile mettersi contro al Chiesa. Si stà ripetendo anche questa volta la farsa andata in scena per ciò che riguarda i DICO (qualcuno ne ha più sentito parlare?) oppure sul testamento biologico (il documento che contiene le disposizioni di una persona sulle cure mediche da affrontare verso il termine della vita, come la rinuncia all’accanimento terapeutico ) per il quale sono stati depositati in parlamento, fin dalla scorsa legislatura, diversi disegni di legge senza che l’argomento sia mai entrato nell’ordine del giorno.
Allora, al di là del caso specifico, credo che sia giusto che la Chiesa faccia sentire la propria voce e che renda nota la sua posizione, non è altretanto giusto però che Essa si attribuisca il monopolio dell’etica precludendo apriori qualsiasi altra possibilità. Anche la magisratura, a quanto pare, deve necessarimante adeguarsi ai suoi principi se no viene tacciata di essere causa di relativismo valoriale.
Ci sarà chi vede nella vita vegetativa del coma il compimento di un disegno divino al quale non ci si può sottrarre artificialmente continuando in ogni modo a restare attaccati al “valore della vita“, ma ci sarà anche chi preferisce far valere il “diritto alla morte“ pur di non restare immobile e incosciente per decenni su di un letto. Credo che la politica, quella laica sul serio, dovrebbe tener conto di entrambe le posizioni senza temere di esser accussata di diffondere “relativiso etico” e che in questo caso dovrebbe spendere qualche parola in difesa della magistratura. Almeno dovrebbe cercare di colmare quel vuoto legislativo cui solo in parte ha messo fine la Cassazione…
> AGGIORNAMENTO (09/07/2008): La Corte d’appello civile di Milano ha autorizzato oggi il padre di Eluana Englaro, in qualità di tutore, a interrompere il trattamento di idratazione e alimentazione forzato che da 16 anni tiene in vita la figlia in stato vegetativo permanente.
> AGGIORNAMENTO (16/11/2008): Dopo che la sentenza della corte d’appello civile di Milano era stata impugnata, la La Cassazione ha definitivamente respinto il ricorso autorizzando la famiglia di Eluana a “staccare la spina” (QUI). Probabilmente tra pochi giorni avverrà quello che il signor Englaro chiede da tempo per la figlia. Ancora una volta, però, la Chiesa tende a far valere la sua predominanza ideologica attaccando ripetutamente e in vario modo la decisione della Cassazione. Da ultimo, il Cardinale Ruini (in pensione) che oggi ha affermato che quella della Cassazione è “una decisione tragicamente sbagliata” (QUI).
Totò mi ha detto che ci spiano… Totò chi, Cuffaro? ;-)
Il video che vedete qui sopra è un momento di alta televisione di quelli che il Presidente della Regione Sicilia ama regalare ai suoi conterranei e a tutta l’Italia. Dopo l’ormai celebre attacco a Falcone, Totò Cuffaro in questo video registrato per una rete locale dell’agrigentino, ironicamente (ma non troppo) ha polemicizzato contro il governo perchè non gli farebbe realizzare il ponte sullo stretto e gli imporrebbe una serie d vincoli e restrizioni che gli impedirebbero di esercitare al meglio le sue funzioni. La soluzione è semplice: la Sicilia deve fare guerra all’America! Perdendo la guerra, la Sicilia diverrebbe colonia americana e, quindi, il ponte si farebbe (come quello di Brooklyn!) e tutti i problemi finirebbero. Ovviamente si tratta di uno sketch per pubblicizzare un programma al quale avrebbe preso parte come ospite lo stesso Cuffaro, ma l’ironia del Presidente siciliano è un pò maliziosa, anche perchè indossava la coppola facendo riferimento alle polemiche suscitate tempo prima per una sua apparizione in una puntata di AnnoZero (16 novembre 2006) in cui si parlava di Mafia e dove lui ad un certo punto si è messo una coppola ridacchiando e sminuendo il problema, per di più dopo che su di lui erano e sono ancora in corso alcune indagini proprio perchè ritenuto vicino ad ambienti mafiosi, se non colluso (QUI Travaglio che parla di Mafia facendo riferimento agli episodi che rigurdano Cuffaro mentre lui è presente – QUI l’intera puntata di AnnoZero con Cuffaro tra gli ospiti).
Scherzi a parte, oggi è giunto alle ultime battute uno dei processo in cui è convolto Totò Cuffaro. Il Procuratore aggiunto di Palermo ha chiesto la condanna a 8 anni di carcere per il Governatore siciliano imputato di favoreggiamento a “Cosa Nostra” e rivelazione di notizie riservate. Il processo, infatti, è iniziato in seguito all’indagine sulle cosiddette talpe della Dda (Direzione distrettuale antimafia). Tra le altre cose, il processo si riferisce a un episodio accaduto nel 2001: tra febbraio e giugno del 2001, i Carabinieri ascoltavano colloqui tra due boss, Filippo Guttadauro e Salvatore Aragona, perchè erano riusciti a mettere delle cimici nello studio di Guttadauro. Il 15 giugno del 2001, i due smettono di parlare perchè dicono che Totò (Cuffaro?) gli ha fatto sapere che i dialoghi venivano registrati…
“…Mai, come in questo processo – ha affermato il procuratore di Palermo, Giuseppe Pignatone – è stato ricostruito in un’aula giudiziaria il fenomeno delle fughe di notizie, rivelando un panorama desolante di sistematico tradimento anche da parte di esponenti degli apparati investigativi“. Pignatone ha poi sottolineato “la gravità della condotta di Cuffaro, che in quei giorni veniva eletto presidente della Regione siciliana“.
Nel pomeriggio, al governatore siciliano dell’UDC, che ha detto di essere innocente, sono arrivati i comunicati di solidarietà di amici e colleghi: Pierferdinando Casini, Lorenzo Cesa, Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia ha anche fornito un suo parere sull’operato del presidente della Regione: “La stima che nutro nella sua intelligenza mi fa escludere in maniera assoluta che egli possa essere coinvolto in quelle vicende in cui si pretende di coinvolgerlo“. Intanto i legali di Cuffaro hanno fatto sapere che 8 anni sono eccessivi aggiungendo poi che per Cuffaro “anche la richiesta di un solo giorno di carcere, sarebbe stata ritenuta eccessiva“.
La presunzione di innocenza non si deve negare a nessuno (anche se in certi casi il dubbio potrebbe starci
), quindi aspetteremo la sentenza definitiva per fare commenti sulla vicenda. Vedremo come andrà a finire… Quel che è certo è che la Mafia ha cambiato aspetto, non è più quella di campagna e dei “pizzini” di Provenzano, adesso è quella dei colletti bianchi nei palazzi…
Internet per tutti!!! Arriva in Italia WiMax, però…

Finalmente anche in Italia arriva il WiMax, una tecnologia che consente l’accesso a Internet in banda larga grazie alle frequenze radio, in grado di garantire una connessione veloce pressochè a tutti. Finalmente il Ministero delle Comunicazioni ha presentato il bando di gara per l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze (QUI la pagina dedicata sul sito del Ministero e QUI un interessante articolo di Punto-Informatico).
Il WiMax permette trasmissioni di dati ad alta velocità a basso costo e non necessita di supporti fisici quali cavi. Ciò permette di poterne usufruire ovunque con il semplice ausilio di un’antennina. Per capirci meglio, è come avere una connessione Internet che ha una copertura simile a quella che oggi serve per parlare col telefonino. Il bando del Ministero è necessario perchè WiMax opera su bande di frequenza sottoposte a licenza (cioè porzioni dello spettro frequenziale assegnate in uso esclusivo dalle istituzioni governative. In Italia fin’ora solo per scopi militari), ma in teoria potrebbe funzionare anche su bande “non licenziate” e quindi Internet sarebbe gratis per tutti ovunque, ma questa è un’altra storia…
Sarà, quindi, più facile e più economico accedere ad Internet. Sembrerebbe che finalmente si ha una buona notizia per i consumatori e una cattiva notizia per gli operatori fissi, in primo luogo Telecom che praticamete detiene il monopolio dell’ultimo miglio condizionando direttamente o indirettamente i prezzi delle connessioni.
L’introduzione del WiMax in Italia (quasi gli ultimi in Europa!) è un evento rivoluzionario, “un passo in direzione della democrazia digitale”, come si legge in una nota di Palazzo Chigi. Ci si dovrebbe, quindi, solo rallegrare di tutto ciò, ma siccome siamo in Italia sorgono dei dubbi…
Quello che segue adesso forse può sembrare un pò tecnico, ma è importante per capire se davvero nel futuro degli italiani ci sarà l’accesso per tutti alla Rete in banda larga a basso costo, oppure se tutto resterà così com’è.
Dicevo che il WiMax opera su frequenze radio sottoposte a licenze. Il bando del Ministero prevede che vengano concesse 35 licenze. Per 14 di queste potranno concorrere tutti, purchè non siano già in possesso di licenze UMTS (quindi non i gestori telefonici già presenti), mentre per le restanti 21 (aggiudicate su base regionale) potranno concorrere solo società con “autorizzazioni generali per le reti e i servizi di comunicazione elettronica a uso pubblico” o almeno che possono “dimostrare la propria idoneità tecnica e commerciale nel settore“, in pratica gli operatori telefonici già esistenti. Le lincenze hanno durata di 15 anni (che per quanto riguarda la tecnologia è uno spazio di tempo infinito!) e la base d’asta è di 45 milioni di euro.
Adesso arriva la parte scottante della vicenda: nel bando mancano indicazioni sulla gestione della rete che si verrà a creare. Chi deciderà, quindi, a chi sarà permesso di accedere al Wimax e a chi no? Chi stablirà i prezzi?
Visti gli alti costi previsti e i requisiti che si richiedono per prendere parte all’assegnazione delle frequenze (“criteri di idoneità tecnica e commerciale“), è molto probabile che i maggiori investimenti che si potranno dedicare al WiMax saranno operabili da quelle società che già oggi offrono tecnologie di connessione a Internet. Il rischio è, quindi, che i prezzi restino uguali se non più alti o che la possibilità di utilizzare il WiMax sia ristretta solo a pochi, come ad esempio, alle aziende e non ai singoli. Come fa notare l’Adiconsum, gli operatori che già posseggono altre tecnologie per la banda larga (soprattutto se anch’esse senza fili come l’UMTS) non hanno alcun interesse a spingere sul WiMax perchè hanno investito molte risorse sulle tecnlogie esistenti, pertanto saranno poco propensi ad incentivarne l’uso.
Inoltre, nel bando si legge che è necessario “un particolare impegno nelle aree a digital divide” e sono previste delle condizioni particolari, ma per chi sbaglia oppure non utilizzasse la licenza acquisita non è prevista nessuna penale, solo l’obbligo di rivenderla.
Il WiMax è, secondo me, la chiave per un accesso globale e aperto a Internet, ovvero un importante strumento a servizio della democraza. L’Italia è già arrivata tardi, ora rischia di trasformare questa occasione nel solito “affare all’italiana” in cui a spartirsi i benefici sono in pochi a discapito dei citttadini. Mi auguro che tutto vada per il verso giusto…
> AGGIORNAMENTO (17/10/2007): Pare che i timori erano fondati. Leggete QUI gli ultimi sviluppi della vicenda WiMax all’italiana.
Mastella vs. De Magistris: un pò di chiarezza

Dopo lo slittamento della decisone del CSM sulla richiesta di trasferimento avanzata dal Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, nei confronti del Pm di Catanzaro, Luigi De Magistris (e del procuratore capo Mariano Lombardi), gli italiani continuano a discutere e a schierarsi, come accade sempre. C’è chi si trova a favore di De Magistris e chi a favore di Mastella, c’è chi ne approfitta anche per ribadire l’autonomia decisionale e operatia del Consiglio Superiore della Magistratura.
Il dibattito verte prevalentemente su temi come l’esistenza di un comitato d’affari trasversale tra partiti e istituzioni, di una casta che gestisce fondi europei e appalti contro l’interesse dei cittadni che ora cercherebbe di difendersi dalle inchieste facendo trasferire il pm calabrese (in mezzo ci sarebbe forse anche Romano Prodi!) oppure sulla negligenza di De Magistris che non si sarebbe fatto scrupolo d’intervenire pubblicamente nel merito dei processi commettendo anche gravi errori e omissioni. Il dibattito si è inasprito anche in seguito alle dichiarazioni di Mastella secondo cui “questo clima rischia di essere un terreno di coltura di un neo-terrorismo che in Italia non è mai sparito completamente“. Insomma, in tutto questo blaterare, giornali e TG spesso si dimenticano di dirci una cosa importante: i fatti.
Sento nei Tg un susseguirsi di dichiarazioni spesso opposte e contradditrie, leggo editoriali e articoli in cui si appoggia una tesi o l’altra, sento le dichiarazioni di Mastella sul terrorismo e molte altre che criticano Mastella, ma in tutta questa baraonda, nessuno dice cosa è realemte successo. Allora ho fatto una ricerca personale per capire cosa ci stà sotto, ovvero quali sono i presupposti di tutta la vicenda…
Allora, cercherò di ricostruire per sommi capi la vicenda, sia per chiarirla a me e sia per aiutare qualcuno che come me si è perso tra le polemiche e le dichiarazioni senza riuscire a cogliere l’essenza della questione. Iniziamo:
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Mastella, dopo aver inviato gli ispettori del Ministero a Catanzaro, ha richiesto al CSM (che agisce in piena autonomia) di vagliare la possibilità di trasferire il Pm De Magistis che avrebbe commesso “gravi violazioni deontologiche” all’interno dell’indagine sulle cosìdette “Toghe lucane“. Si tratta di indagini su un presunto comitato di affari in Basilicata all’interno del quale operavano magistrati insieme a politici, imprenditori e appartenenti alle forze dell’ordine al fine di gestire e pilotare vari interessi, in particolare nei settori del turismo, della sanità e delle banche. Le violazioni deontologiche sarebbero fughe di notizie, decreti di perquisizione con troppe informazioni delicate, un numero eccessivo di interviste, errori formali nella compilaione dei verbali.
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De Magistris, però, non stà indagando solo in Basilicata, ma anche sull’inchiesta “Why Not” che riguarda l’attività di un altro presunto comitato d’affari con sede a San Marino del quale avrebbero fatto parte a vario titolo esponenti politici (anche Prodi per abuso d’ufficio!), imprenditori e funzionari dei servizi segreti. Il comitato avrebbe gestito illecitamente finanziamenti statali e della UE pilotandone la destinazione e farebbe capo ad una sorta di loggia massonica.
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A questo punto nasce il sospetto secondo cui Mastella volesse far trasferire De Magistris per coprire alcuni uomini politici importanti (e forse lui stesso!). Centinaia di calabresi sono scesi in piazza per protesta (alcuni hanno anche dato via a una petizione online) e hanno sottolineato il presunto conflitto d’interessi di Mastella che molto probabilmente risulta coinvolto anch’egli nell’inchiesta. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato Michele Santoro. In una puntata del suo programma le insinuazioni si sono fatte più insistenti e anche le polemiche e i dibattiti si sono accesi (è dopo questa puntata che Mastella ha parlato di terrorismo). Santoro ha dato anche visibilità a una lettera di Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla mafia. Borsellino ringrazia polemicamente Mastella perché – dice – “mi ero ormai convinto che a seguito delle campagne di delegittimazione e di aggressioni di ogni tipo nei confronti della magistratura la gente si fosse ormai assuefatta all’arroganza ed all’impunità dei politici e avesse accettato come normale ed ineluttabile questo stato di cose. Ora invece la reazione provocata da questa iniziativa nell’opinione pubblica, nella gente comune, reazione che sta provocando in tutta Italia raccolte di firme e mobilitazioni spontanee, soprattutto di giovani, a sostegno del magistrato perche’ possa continuare il suo lavoro senza intimidazioni e interferenze esterne, mi ha fatto rinascere la speranza che le cose possano ancora cambiare“.
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La decisione del CSM era prevista per lunedì 9 ottobre, ma il Consiglio Supriore della Magistratura ha deciso di non decidere rinviando il tutto al 17 dicembre, per la contentezza dei comitati costituitisi per difendere l’operato di De Magistris. Pare che Mastella – il quale ha sempre affermato la sua estraneità nelle vicenda Why Not e che ha ribadito di stare facendo solo il suo dovere di Ministro della Giusizia di fronte a gravi errori e omissioni – abbia iniziato un’ulteriore azione disciplinare nei confronti di De Magistris per “nuovi fatti” riguardanti altre inchieste tra cui la stessa Why Not. Il CSM ha così deciso di pronunciarsi quando avrà vagliato attentamente anche i nuovi documenti inviati dal Ministero.
Insomma, spero di aver fatto un pò di chiarezza. I nostri giornali e i nostri Tg sono molto attenti a dare lo stesso spazio a tutti i politici per evitare di essere rimproverati, mentre non sono altrettanto bravi a spiegare cosa accade. Avviene in questo modo che i servizi dei Tg e gli articoli dei giornali siano un collage di frasi incoerenti e contraddittorie, oppure delle disamine particolaristiche e di parte dei fatti. Alla fine nessuno capisce nulla, per fortuna che c’è la Rete…
Io non voglio entrare nel merito della vicenda, ma ora che forse ho capito un pò meglio di cosa si tratta, di certo mi sono fatto un’idea più decisa. Adesso so per chi tifare!!!
> AGGIORNAMENTO (20/10/2007): La procura generale di Catanzaro ha avocato l’inchiesta Why not escudendo, quindi, dalle indagini il giudice De Magistris. Il provvedimanto è stato preso per “incompatibilità” dal momento che adesso Mastella è ufficialmete coinvolto nell’inchiesta.
BLOGGERS FOR BURMA: UNITI PER LA BIRMANIA
Ho partecipato molto volentieri all’iniziativa lanciata da Daniele Verzetti del blog L’Agorà del Rockpoeta per realizzare un post comune formato da diversi penseri di vari bloggers su quello che sta accadendo in Birmania. Oggi, in contemporanea, tutti i partecipanti stiamo postando sui nostri blog il post che abbiamo realizzato (in basso trovate i link ai blog dei partecipanti). Ecco il post:
Chi sono i Bloggers for Burma? Sono 16 bloggers che vogliono far sentire la loro voce a sostegno di chi lotta pacificamente per la libertà. O, forse, solo 16 pazzi utopici che credono ancora che i diritti umani e la democrazia siano e debbano essere dei valori cardine del mondo di oggi e di quello di domani. Queste le nostre parole:
“I diritti umani, la libertà e la democrazia sono la linfa della società in cui noi viviamo. Diritti acquisiti e forse un po’ scontati per quelli nati, come me, dopo la nascita della Repubblica che ne hanno sentito il profumo nell’aria, per la prima volta, inspirata.
I diritti umani, la libertà e la democrazia sono, invece, per molti popoli concetti astratti di cui è persino vietato parlare. Per il Popolo Birmano una ragione valida per farsi massacrare.
Pacificamente, senza opporre resistenza.
In tempi di fanatismi religiosi che costano vite innocenti e minacciano i fondamenti della società civile, i monaci buddisti si uniscono al loro Popolo per chiedere il rispetto della loro grandissima dignità di uomini, di cittadini.
Non lasciamo che la loro giusta e onorevole protesta resti confinata in una piccola regione del mondo. I diritti umani, la libertà e la democrazia devono essere patrimonio di tutta l’umanità.
E perciò in un abbraccio mondiale gridiamo: “Free Burma!”
ArabaFenice
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“Non entro in argomentazioni socio-politiche essendoci sicuramente persone più competenti e preparate del sottoscritto a farlo.
Preferisco soffermarmi su quelle che sono le sensazioni e analizzare l’incedere di questi accadimenti.
Spero tanto di sbagliarmi ma le trovo molto simili a quelle già vissute per il Darfur.
Un’ondata iniziale di sdegno, accompagnata da immagini crude (si pensi all’esecuzione di quel giornalista o ai monaci investiti dai camion militari senza troppi complimenti!), da notizie che facevano crescere sempre di più l’angoscia, da una preoccupazione sempre crescente per quelle popolazioni. All’inizio aperture di Tg, radio, prime pagine dei quotidiani ed oggi invece? … Oggi niente di più di qualche trafiletto “riempitivo” nell’home page di qualche sito e nulla più. Al radiogiornale delle 8.30 neanche menzione. Aldilà di tutte le parole e le elucubrazioni che si possono fare relativamente alla vicenda, la mia preoccupazione è che però stavolta non ci si dimentichi di loro perchè quando si comincia a dimenticare chi soffre si diventa complici dei loro aguzzini!”
Chit.
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“Quando la mattina, aprendo gli occhi, sancisco la nascita di un nuovo giorno, ringrazio chi di dovere per questo dono.
Quando, attraverso i giorni che si susseguono, sono artefice della mia vita e del mio destino, ringrazio i miei Avi.
Li ringrazio per il dono che mi hanno fatto. Li ringrazio per la libertà di cui oggi godo.
Ogni giorno che passa, ogni istante che vivo, mi rendo conto della fortuna che ho. Sono un uomo libero.
Non per tutti è così. Il popolo della Birmania, guidato dai monaci buddisti, lotta per la libertà.
E’ una lotta fatta attraverso la parola, attraverso la pace. Parole di libertà e di pace che si scontrano contro armi e intolleranza.
Diamo un’eco a quelle parole. Non lasciamoli soli. Insieme si può. Libero uomo in libero Stato”.
Davideelle
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“Finchè ci saranno uomini di guerra pronti a colpire, soffocare, uccidere ed imprigionare uomini di pace, noi ci saremo ad additarli, a condannarli, a non dimenticare.
Contro tutti i regimi di ogni colore urliamo l’urgenza di vedere la Birmania libera.
Finazio.
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“Una comunità internazionale “distratta” in tutti questi anni ha ampiamente ignorato la Birmania e quello che vi succedeva.
In pochi hanno però ignorato le possibilità economiche che offre questo paese.
Non è un mistero che, a dispetto delle condanne ufficiali, fra i maggiori investitori in Birmania ci siano Francia, USA e Gran Bretagna.
Compiamo tutti un gesto concreto per aiutare il popolo birmano.
Chiediamo con forza che l’Unione Europea applichi sanzioni economiche severe; nel frattempo ognuno faccia un piccolo significativo gesto boicottando le multinazionali che sfruttano le risorse energetiche del paese”.
Franca.
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“Abbiamo imparato qualcosa da Piazza Tien an men? I monaci birmani, oggi, da soli non possono farcela.
Siamo noi, quelli che non verranno incarcerati o torturati se protestiamo, che dobbiamo aiutarli a liberarsi della dittatura che soffoca il loro desiderio di libertà.
Restiamo uniti per la Birmania e non dimentichiamola”.
Luca.
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“I Paesi Democratici di tutto il mondo non possono tacere sulle nefande azioni repressive dell’attuale governo birmano. Ci vogliono azioni concrete a sostegno della popolazione oppressa.
La diplomazia da sola non basta a salvaguardare il rispetto dei diritti umani, tanto più in questo caso dove le relazioni di opportunità tra governi sembrano prevalere sulla salvaguardia dei diritti umani fondamentali”.
Mariad.
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“Quello che accade in Myanmar, ma noi preferiamo parlare di ex-Birmania, è la palese dimostrazione che la libertà di parola e di manifestazione del proprio pensiero, come è nel diritto di ogni essere umano, è continuamente minata e minacciata da chi usa e abusa del suo potere.
Il nostro contributo vuole essere perciò una sorta di marcia che simbolicamente avviene di pari passo assieme a quella degli straordinari monaci birmani e dei tanti cittadini che con ammirevole forza e determinazione hanno deciso di non arrendersi e sono scesi pacificamente in piazza per opporsi alla dittatura e affermare con coraggio i valori della democrazia e della libertà. Un sacrificio per un grande e nobile ideale che sta avendo però degli orribili risvolti di dura e inaudita repressione e violenza che stanno superando il varco dei crimini contro l’umanità.
Noi scegliamo di dare voce al loro urlo soffocato da meschini e sanguinari criminali. Noi siamo con loro.
Il nostro è perciò un grido che vuole e deve andare al di là di qualunque interesse economico, oltre qualunque pregiudizio culturale e politico.
Aiutaci anche tu.
Diamo voce al gesto dei monaci birmani…alla loro libertà. Alla pace”.
Mimmo.
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“Marciando in silenzio
abbiamo fatto sentire la nostra voce
Ora tocca agli altri gridare”
Osteria dei Satiri
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“La Libertà e la Democrazia sono dei valori assoluti, nessun fucile o manganello potranno mai soffocarli.
Aldo Moro diceva ai suoi sequestratori: -”se mi ucciderete farete di me un Martire della Democrazia”.
La Storia diede ragione a Moro, il suo sacrificio divenne un martirio in nome della Libertà e divenne la Tomba Politica del Terrorismo Brigatista!!!
Il popolo birmano grazie ai suoi martiri vincerà la tirannia militare, il sacrificio dei monaci e del popolo è stato un esempio mondiale e ha acquisito una Forza Politica molto importante per la democrazia e la libertà della Birmania”.
Polis.
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“Quando un Paese non è una grande potenza, non ha una forza economica sufficiente, viene da una storia di occupazione e sfruttamento coloniale, chi lo può difendere dagli appetiti degli Stati “avanzati” o emergenti?
Quando un popolo non ha mai conosciuto la democrazia, o ha visto soffocare la sua breve stagione di democrazia perchè il leader che si era scelto non era quello gradito a chi decide le sorti del mondo, chi lo può aiutare?
Quando qualcuno di quel popolo e di quel Paese riesce a trovare la forza ed il coraggio di esporre la propria vita al rischio di vedersela strappare, pur di risvegliare le coscienze e di interrompere una tirannia ultradecennale, sopportata e supportata da interessi economici esterni, chi può fargli sentire che non è solo?
Per noi che la democrazia la conosciamo e la viviamo, è un dovere morale non tacere su ciò che succede in Birmania, come in Darfur.
Per uno Stato come l’Italia e per un’entità come l’Unione Europea dovrebbe essere un dovere
premere in ogni modo per porre fine alla dittatura, anche con misure plateali.
Io vorrei che l’Italia desse un segnale fortissimo a chi sta lottando per liberarsi, boicottando le Olimpiadi di Pechino”.
Raser
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“Non riesco a trattenere le lacrime, le parole non escono, vorrei aggiungere solo una citazione che mi accompagna da sempre e che ho scolpito nel cuore; mi ha sempre guidata, come un maestro:
Libertà vo cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta.
Dante Alighieri
Cercando in rete mi rendo conto che non abita solo il mio cuore
http://www.flickr.com/photos/barbarageraci/1442930561/
Remyna in preghiera”.
Remyna
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“Da bambino mi piaceva ambientare le mie fantasie di principesse e castelli suntuosi, elefanti giganti e monaci che lottano contro le tigri, in Birmania.
Non sapevo esattamente dove fosse collocato geograficamente quel paese e questo toglieva ogni limite alla mia fantasia.
Ora sono diventato grande, ho imparato esattamente dove si trova la Birmania. Tra confini delineati con il sangue e la violenza.
Sogno che i bambini, nati sotto la dittatura militare, il prima possibile tornino, a loro volta, a fare sogni di luoghi incantati, sotto un cielo di riacquisita libertà”.
Richard Gekko
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Non si muore soltanto quando si cessa di vivere, ma anche quando il terrore invade l’esistenza quotidiana, e la possibilità d’esprimere liberamente le proprie opinioni viene brutalmente stroncata.
Nessuno ha il diritto d’uccidere la libertà altrui.
Romina
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E’ impensabile che nel III millennio ci siano ancora posti dove vengono calpestati i diritti umani e dove non c’è libertà, ma purtroppo è così.
Quello che stà succedendo nell’ex Birmania lo dimostra. L’esempio dei monaci è da seguire: la democrazia esce dai monasteri che sono da sempre espressione di moralità, tradizione, cultura.
Spero che il popolo birmano riesca nel suo intento di liberarsi dal regime in modo non-violento con l’ausilio della sola forza di risorse apparentemente intangibili come moralità, cultura, conoscenza, informazione libera, ma che però sono i veri pilastri di un sistema democratico.
I monaci, con la loro protesta pacifica, sono convinti che la democrazia potrà essere ristabilita senza lotte violente o spargimento di sangue.
Auspico che abbiano ragione e che si possa concludere tutto nel migliore dei modi pacificamente. Per far questo occorre far sì che non si distolga l’attenzione da ciò che accade da quelle parti e fare pressioni affinché la Comunità internazionale non si dimentichi di loro; a telecamere spente si possono compiere crimini orribili.
Non smettiamo di parlare del Burma, della sua storia e di quello che sta accadendo. Noi, insieme ai blogger di tutto il Mondo possiamo davvero rappresentare un grande aiuto per il popolo birmano. FREE BURMA!!!
Salpetti.
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Never Alone
Aria acre
pungente
odora di zolfo
puzza di stantio.
Cenere avvolge
I cieli morenti di Rangoon
Vuoto, Deserto, Nulla Assoluto,
Riempiono con suono assordante
luoghi un tempo vivi
Allietati dal silenzio
E da raggi di sole arancione in preghiera.
Ed ecco un altro Tibet
Un altro Cile
Un’altra Cambogia
Un altro Darfur
Un altro Nazismo.
Ecco altro odio.
E questo mio tenue respiro
Per non lasciarvi soli MAI!
Daniele Verzetti, Rockpoeta.
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Come avrete potuto osservare leggendoci, tanti modi diversi di sentire e raccontare questa tragedia, ma in gola, ciascuno di noi, ha un solo urlo: FREE BURMA!
F.to: BLOGGERS FOR BURMA.
BLOGGERS FOR BURMA are:
(rigorosamente in ordine alfabetico di nick e di apparizione nel post)
Anna Maria Stufano, “ArabaFenice” del blog “Non solo Giovinazzo”
http://nonsologiovinazzo.blogspot.com
Claudio Chittaro, “Chit”, de “Il Blog di Chit”
http://www.chitblog.net/?
Davide Longo, “Davideelle” del blog “Bar Mario”
http://davideelle.blogspot.com/
Ignazio Finizio, “Finazio”, del blog “Finazio, la musica che gira intorno”
http://finazio.blogspot.com
Franca Bassani, “Franca” del blog “Francamente”
http://franca-bassani.blogspot.com/
Luca Zerbato, “Luca” del blog “Libero di pensare”
http://liberodipensare.blogspot.com
Maria D’Ordia, “Mariad” del blog ” Non solo sogni”
http://mariad-nonsolosogni.blogspot.com
Mimmo, del blog “Cliccare Mimmo”
http://mimmoworld.blogspot.com/
Max, “Osteria dei Satiri” del blog omonimo: “Osteria dei Satiri”
http://osteriadeisatiri.blogspot.com/
Francesco Spallacci, “Polis” del blog omonimo “Polis”
http://polisfs.blogspot.com/
Stefano Ravasio, “Raser” del blog omonimo “Raser”
http://raser.ilcannocchiale.it/
Marina Remi, “Remyna” del blog “Remyna’s blog”
http://marinaremi.wordpress.com
Richard Gekko, del blog “Parole di un maniaco omicida”
http://richardgekko.altervista.org/
Romina, stesso nick, del blog “Intersezioni”
http://intersezioni.awardspace.com/
Salpetti, stesso nick, del blog “La forza del blogging”
http://salpetti.wordpress.com
Daniele Verzetti, “Rockpoeta” del blog “L’agorà”
http://agoradelrockpoeta.blogspot.com
Giustiziato omosessuale in Iran. Ma non si era detto che lì non c’erano gay!? ;-)

Il 24 settembre scorso, tra tante polemiche, il presidente iraniano, Maḥmūd Aḥmadinejād (quello che vuole distruggere Israele, che nega l’Olocausto, che vuole costruire la bomba atomica, che “litiga” spesso con Bush, …) si trovava in America per partecipare all’assemblea generale dell’ONU ed è stato invitato per uno “speech” alla Columbia University. Il discorso del presidente iraniano è stato molto contestato, lo stesso Presidente dell’Univesità, finito nell’occhio del ciclone per aver invitato quello che in America chiamano dittatore, lo ha introdotto con parole sprezzanti: “Signor Presidente, lei mostra tutti i segni di un piccolo e crudele dittatore. E allora le chiedo: perché le donne del Bahai Faith, gli omosessuali e molti altri nostri colleghi accademici sono vittima di persecuzione nel suo paese?”. Poi ha proseguito chiedendo conto della corsa al nucleare, dell’Olocausto negato, della volontà di distruggere Israele e del sostegno ai terroristi. Concludendo ha affermato: “Dubito che lei avrà il coraggio intellettuale di rispondere a tutte queste domande”.
Aḥmadinejād ha praticamente ignorato le domande rivoltegli dal presidente della Columbia University e, dopo aver recitato alcuni versetti del Corano e essersi lamentato per la cattiva accoglienza, ha iniziato un discorso astratto, irreale e praticamnte finto. Un passaggio in particolare ha suscitato ilarità tra i presenti (circa 700 persone tra studenti e professori), quello in cui ha affermato che in Iran non ci sono omosessuali come in America, è un fenomeno che non conoscono (In Iran we don’t have homosexuals like in your country. In Iran we do not have this phenomenon, I don’t know who has told you that we have it).
Peccato che ormai da tempo le organizzazioni umanitarie denuncino i gravi abusi che il governo di Teheran commette nei confronti di gay e lesbiche (QUI la foto di una impiccagione avvenuta nel 2005 di due rgazzi accusati di essere omosessuali). Ovviamente questa affermazione di Aḥmadinejād non ha alcun fondamento (ad esempio, sono recenti le vicende di Pegah, fuggita in Inghlilterra dall’Iran perchè condannata a morte in quanto ritenuta lesbica), ma adesso a smentire il presidente iraniano è la stessa stampa dell’Iran che a riportato la notizia di una impiccaggione nella pubblica piazza per omosessualità. Ma non si era detto che in Iran non c’erano omosessuli!?
Il quotidiano Jomhuri Eslami ha dato oggi la notizia dell’esecuzione di un uomo, Shanuz Morovati, riconosciuto colpevole di “sodomia, costituzione di una banda per la corruzione, consumo di alcol, rissa e omicidio“. Corruzione è un termine usato normalmente nella Repubblica islamica per la prostituzione o comportamenti sessuali giudicati immorali. La sodomia, così come l’omosessualità femminile, è uno dei delitti per i quali è prevista la pena capitale, in base alla legge islamica.
Insomma, i fatti vanno contro le parole del presidente iraniano, sebbene non è che ci fosse bisogno di prove per capire che l’affermazione di Aḥmadinejād era del tutto infondata. D’altra parte, da uno che nega l’esistenza dell’Olocausto non ci si può aspettare niente di più serio e concreto!!!