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Archive for Settembre 2007

Protesta in Birmania: la democrazia senza bombe e sanzioni?

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Al decimo giorno di marce non violente, la situazione in Birmania (o Myanmar, come la chiamano le forze militari) si fa drammatica: una decina di morti, centinaia di feriti, mgliaia di arresti, …
Tutto questo il giorno dopo che il Consiglio di sicurezza dell’ONU non ha trovato un accordo sulle sanzioni da infliggere al Myanmar. Durante le consultazioni a porte chiuse del Consiglio, Russia, Cina e Indonesia si sono opposte alla proposta avanzata da Unione europea e Stati Uniti di discutere misure contro il regime militare birmano.

Secondo me, sulle spalle della vicenda Birmana si sta giocando un pericoloso gioco di poteri le cui conseguenze ricadono sul popolo birmano e che rimarca quelli che sono le relazioni che contano a livello internazionale. Sono, infatti, motivazioni di carattere politico, economico e ideologico quelle che impediscono un intervento decisivo contro il regime illiberale in Myanmar. Secondo Sergio Romano (intervistato da Panorama), Mosca e Pechino si sarebbero opposti ad un eventuale embargo perchè sono i maggiori partner economici della Birmania (che produce tra le altre cose Teck, zaffiri, rubini, ecc.) e perchè vedono nelle iniziative dell’ONU che partono dagli Stati Uniti una pericolosa interferenza nella propria area di influenza. In altre parole, con il regime birmano Cina e Russia hanno buoni rapporti e se quel regime venisse rovesciato per decisione dell’Occidente, il prossimo governo sarebbe quasi certamente filo-occidentale, un rischio che né i russi né i cinesi si possono permettere, per loro va bene così.

Penso, dunque, che questa situazione non faccia altro che sottolineare quelli che sono gli equlibri politici, economici e di forza che vigono tra gli stati più potenti del Mondo. Gli Americani, ad esempio, sempre pronti ad esportare la loro democrazia con ogni mezzo, questa volta sembrano sì interessati, ma alla lontana. Questo perchè il confine tra interesse economico e ideologia diventa sempre più labile. Per Bush, l’America è il faro della democrazia nel mondo (lo dice quasi ad ogni suo discorso), ma forse è un faro che illumina di più le zone dove è lui ad avere interessi economici (petrolio) e non i suoi avversari ideologici (Cina e Russia con le materie prime birmane). Gli USA, quindi, hanno cercato di far sentire al propria voce all’ONU, non ci sono riusciti e anche a loro va bene così.

L’ONU, poi, secondo me, si è rivelata ancora una volta per quello che è: un’organizzazione che finge di essere “super partes“, ma che si trova spesso nell’impossibilità di agire per via di limiti strutturali che la costingono a sottostare ai soliti giochi di potere internazionali, perciò quando si verificano situazioni come questa si trova con le mani legate venendosi a trovare così involontariamente schierata.

La Cina continua a rivelarsi illiberale e dimostra di portare avanti una politica di spartizione del territorio ormai superata, insime alla Russia di Putin, il quale sembra avere nostaglia della “Guerra fredda” (si legga, ad esempio, quanto scrivevo su Putin QUI). Insomma, in mezzo al caos internazionale dei giochi di forza ci si sono trovati i poveri monaci buddisti (che protestano pacificamente) e la popolazione del Myanmar, costretta a subire repressioni da parte di un regime che non vogliono e di cui non riescono a liberarsi che, oltre a privare il popolo della libertà, lo costringe a vivere in condizioni di miseria.

Ma le sanzioni sarebbero servite davvvero? Sicuramente non servono i bombardamenti, metodo con il quale è stata “esportata” la democrazia in altri luoghi (ma non è queso il caso), neanche con le sanzioni economico-diplomatiche (embargo) credo si possa risolvere nulla. Un regime isolato, infatti, secondo me, diventa più forte, non si indebolisce. Restando isolato e non avendo altri termini di paragone o non presentando alla gente altre alternative, un regime chiuso in sè stesso finisce per aquistare forza e autorevolezza (Cuba docet). Inoltre, nei Paesi colpiti solitamente si rafforza una sorta di “casta” delle sanzioni che utilizza il contrabbando e la speculazione sfruttando la mancanza di merci sul mercato e gli inevitabili aumenti dei prezzi. Il popolo birmano è già stato ridotto in miseria, un embargo peggiorerebbe la situazione e, a mio avviso, come dicevo, non farebbe indebolire affatto il potere del regime militare.

Cosa fare, dunque? Non sarò certo io a trovare una soluzione, ma credo che solo grazie all’informazione libera [già i blogger birmani si stanno muovendo QUI, QUI e QUI], alla cultura e allo sviluppo economico è possibile liberare un popolo da un regime illiberale. La questione riguarda tutti gli stati. Si potrebbero fare investimenti in quel territorio, incentivare il turismo, creare le condizioni affinchè la gente entri in contatto con altre realtà, evolva culturalmente, economicamente e riesca a sollevare la testa autonomamente e consapevolmente contro l’oppressore. Certo, tutto questo non è facile, ma credo che sia meglio di imporre sanzioni che costringono alla fame e rafforzano il potere autoritario.

L’esempio dei monaci buddisti è da seguire: la democrazia esce dai monasteri che sono da sempre espressione di moralità, tradizione, cultura. Spero che il popolo birmano si liberi dal regime in modo non violento con l’ausilio della sola forza di risorse apparentemente intangibili come moralità, cultura, conoscenza, informazione libera, ma che però sono i veri pilastri di un sistema democratico. I monaci, con la loro protesta pacifica, sono convinti che la democrazia potrà essere ristabilita senza spargimento di sangue e sperano che la comunità internazonale si interessi finalmente al loro Paese. Mi auspico che i monaci abbiano ragione e che si possa concludere tutto pacificamente. Spero anche che non cali l’attenzione mediatica (la Rete li sta aiutando) perché a telecamere spente si possono compiere indisturbati crimini orribili.

> AGGIORNAMENTO: Da oggi (28/09) in Birmania non funziona più Internet (informazioni QUI e QUI) ed è iniziata una vera e propria “caccia al giornalista“. Il regime ha capito che restando isolato può avere ampi margini di manovra. Speriamo che non si ripeta una strage come nell’89 appena si ridurrà il flusso di informazioni sulla rivolta pacifica dei monaci.

 

Monopolio Microsoft: forse qualcosa sta cambiando

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La maggior parte delle persone che aquistano un PC trovano già installato un sistema operativo che quasi sempre è della Microsoft (eccetto nei casi in cui si scelga un Mac). Anche Antoine, un ragazzo francese, ha dovuto comprare necesariamente insieme al suo nuovo portatile dell’Acer, anche Windows XP Home Edition e altri programmi che lui non voleva. Antoine si è arrabbiato per questo, come moltissimi altri utenti che avebbero, ad esempio, risparmiato un bel pò usando sistemi operativi e software OpenSource, ma a differenza di tutti gli altri, ha fatto causa all’Acer. Il tribunale gli ha dato ragione e sapete quanto ha risparmiato? La metà del costo del PC. Su su un portatile da 599€, infatti, Antoine ha ottenuto il rimborso di circa 135€ per Windows XP, 60€ per Microsoft Works, 41€ per PowerDVD, 39€ per Norton Antivirus e 37€ per NTI CD Maker, tutto software che lui non voleva e che è stato costretto a prendere perchè installato già sul computer (ben 312€ in più!).

Nella sentenza del tribunale francese è specificato che la vendita di hardware e quella di software dovrebbe essere effettuata separatamente. Questa sentenza è rivoluzionaria perchè può costituire un precedente pericoloso soprattutto per la Microsoft che riesce ad avere una posizione dominante sul mercato grazie al fatto che in quasi tutti i PC in vendita c’è installato un suo sitema operativo. Questa sentenza può essere un punto di partenza per una svolta nel mercato dei software che potrebbe diventare più libero a vantaggio di chi aquista un Computer.

Già la Dell aveva deciso di lanciare nel mercato dei PC con sistema operativo Linux Ubuntu (gratuito) abbassando i costi, ma adesso il quasi-monopolio Microsoft potrebbe essere del tutto superato se passasse l’idea secondo cui i PC andrebbero venduti “naked“, cioè senza software. Spetta all’utente decisere quali software installare, aquistandoli a parte (scegliendo liberamente a seconda delle proprie necessità e/o dei costi) o scaricandoli gratuitamente dalla Rete nei casi di software liberi. Ed è in questo senso che – forte della sentenza francese – si sta muovendo il Globalisation Institute facendo pressioni sulla Commissione Europea affinchè si eliminino gli ostacoli alla libera competizione rappresentati dalla vendita di PC con software pre-installati.

In sintesi, la proposta che il Globalisation Institute fa alla Commissione europea è di fare una legge che permetta all’utente di agire a monte, riconsegnandogli la possibilità di scegliere il sistema operativo da far girare sulle macchine acquistate, restituendo così all’utente la possibilità di decretare e di premiare il leader di un mercato realmente competitivo. Se l’acquisto di un sistema operativo non fosse, infatti, una scelta imposta dagli accordi tra costruttore e softwarehouse, dicono gli esperti dell’Institute, entrerebbero sul mercato numerosi competitors, le cui offerte potrebbero stimolare una salutare competizione al ribasso dei prezzi e al rialzo in termini di qualità.

La strada da imboccare, allora, è quella della separazione dell’acquisto di hardware e software, l’unico modo per porre fine al Monopolio della Microsoft. La softwarehouse di Bill Gates per ora tace, staremo a vedere cosa farà l’Unione Europea e se sarà recettiva nei confronti delle proposte del Globalisation Institute. Io spero che questa proposta sia ben accolta dalla UE. Probabilmente la maggior parte degli utenti comprerà ugualmente prodotti Microsoft, ma almeno ci sarà la possibilità di poter scegliere…

Pubblicità da malato cronico: Francesco Storace

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I politici le studiano tutte per farsi publicità. Ma a volte la loro ricerca affannata di poplarità e visibilità è utile per inserire nell’agenda dei media certi episodi ce altrimenti rimarrebbero oscuri. E’ questo il caso di Francesco Storace, ex ministro della Salute e fondatore del nuovo partito “La Destra“, che si è recato a Piacenza per denunciare quello che possiamo chiamare “un caso Welby” al contrario.

Si tratta della vicenda di Gian Piero Steccato, un ex impiegato delle Ferrovie di 58 anni con moglie e due figli, colpito nel 1999 da “locked-in syndrome” (sindrome del chiavistello), un forma rarissima di ictus che immobilizza totalmente il corpo (respira addirittura solo grazie alla tracheotomia, viene spesso broncoaspirato e non ha nemmeno deglutizione, viene alimentato artificialmente). Il signor Steccato è costretto a vivere nella sua abitazione comunicando solamente con il polpastrello dell’indice sinistro, l’unica parte del corpo rimasta sensibile. A provvedere all’assistenza ci pensa quasi in tutto la famiglia che spende ogni mese migliaia di euro per i macchinari, i medicinali e l’asssitenza, ricevendo solo un contributo regionale di 23 euro giornalieri (quello standard per i malati gravi), il semplice assegno d’accompagnamento di 600 euro mensili e solo tre ore al giorno di assistenza da parte di un’operatore tecnico assistenziale. “E’ vergognoso – ha affemato Storace – che non ci sia un’assistenza degna di questo nome”.

Sembra che Gian Piero Steccato – nonostante la malattia – abbia lanciato un appello: “Aiutatemi a vivere!”. Ha ancora tanta voglia di vivere, ma continuare in queste condizionidiventa troppo oneroso per la famiglia e diveta difficoltoso anche per lui. Se Welby voleva morire perchè in condizioni simili, Steccato vuole vivere, ma vorrebbe delle condizioni asssitenziali migliori. La questione è molto delicata e credo che richieda una particolare attenzione da parte delle istiuzioni e degli organi competenti.

Starace, ha avuto un buon ritorno in termini di immagine; sono contento se il “caso Steccato” trova la stessa risonanza del “caso Welby” e si possa trovare una soluzione, ma questa strumentalizzaione politica della malattia mi sembra fuori luogo, soprattutto ad opera di un ex ministro della salute. Non credete che Strace se ne sia accorto troppo tardi? Non poteva farci qualcosa quando poteva in veste di Ministo e non adesso in veste di esponente dell’opposizione? Quali importanti provvedimenti ha preso durante il suo ministero a favore dell’assistenza ai malati cronici?

Non è un mistero che i politici usino strategie di marketing per trovare consensi, ma sfruttare queste situazioni limite, mi sembra di pessimo gusto. Spero solo che il signor steccato tragga vantaggio dalla visita di Storace, ma vedere il corpo immobile e inerme di Gin Piero Steccato attaccato ai macchnari e circondato di medicine affianco a Storace che parla davanti alla telecamere facendo politica, mi è sembrato disgustoso, per Storace ovvimente…

Written by salpetti

15 Settembre, 2007 alle 22:33

La sociologia e il V-day di Grillo

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Grillo a Bologna per il V-day

In un blog che si chiama “La forza del blogging” non si poteva trascurare il V-day (Vaffa-day) oraganizzato da Beppe Grillo. Un’iniziativa che ha avuto origine esculsivamente in Rete tramite un blog, sfruttando al capacità di mettere in relazione le persone del Web. Non ho parlato dell’evento prima e adesso non voglio entrare nel merito delle polemiche. Sul V-day, infatti, è stato detto tutto e il contrario di tutto, ma da osservatore dei fenomeni sociali (ho studiato sociologia e mi sono laureato con una tesi sui blog), voglio riprendere un bel post del blog Tecnoetica di Davide Bennato in cui si analizza il Vaffa-day da un punto di vista sociologico

Davide Bennato sintetizza questa sua riflessione in 4 punti:

  • Il V-day ha mostrato la nascita un nuovo spazio politico basato sulla conversazione su Internet (i commenti al blog)
  • Ha mostrato la necessità di un nuovo linguaggio per la politica che deve essere chiaro (più chiaro del nome della manifestazione!
  • Ha mostrato la forza dell’auto-organizzazione permessa da Internet prescindendo dagli altri media
  • Ha mostrato l’incapacità della cultura circolante (politici, giornalisti, “esperti”, …) di capire il mondo sociale che li circonda

Date queste premesse, forse ha ragione Grillo quando dice che la politica e il modo di condurre il dibattito pubblico hanno bisogno di rinnovarsi, sono vecchi. Con il Web e il blog tutto potrebbe cambiare. Nelle città-Stato della Grecia classica, tutti i cittadini (eccetto donne e schiavi) contribuivano all’amministrazione della collettività senza rappresentanti. E’ utopico pensare che con il Web e i blog oggi si possa ripresentare la stessa situazione, ma credo che la politica dovrebbe imparare da questa manifestazione e cercare di tenere più in considerazione le potenzialità democratiche della Rete. In quel “gioco dei poteri” di cui parlo spesso in questo blog, potrebbe entrare a breve a pieno titolo il potere del blogging, ovvero la possibilità di ciascun individuo di poter partecipare direttamente al dibattito publico, di auto-organizzarsi, di bypassare le forme tradizionali di mediazione (politici, giornalisti, ecc.), …

Credo che il V-day ha ha dato davvero origine a un “nuovo Rinascimento“, come ha detto Grillo, perchè ha messo in evidenza i punti critici dell’attuale sistema e ha evidenziato le potenzialità dello strumento dei blog. Spero di non essere troppo ottimista… ;-)

Lo Stato spende troppo e male. Usare software liberi, perchè no?

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Eccoci ancora qui. Dopo un mese di riposo, sono di nuovo pronto a scrivere sul blog. Le vacanze sono finite e il rientro come sempre è duro. Quest’anno sembra che sia ancora più duro perchè pare che ci siano rincari e aumenti di prezzo su tutto, anche sul pane. Gli italiani che riprendono la loro normale attività dopo le vacanze hanno trovato questa amara sorpresa. Anche il Ministro dell’Economia ha avuto un brusco rientro, si è accorto (forse troppo tardi) che lo Stato sperpera i soldi. Finalmente ha avuto un’illuminazione e ha visto una cosa che stà da sempre sotto gli occhi di tutti e che tutti sanno: i soldi statali, che poi sono quelli di noi cittadini, molto spesso si perdono e si sprecano tra i vari enti, le varie istituzioni, i vari disservizi, …

Se Padoa-Schioppa riuscisse davvero a tagliare la spesa pubblica e a migliorarla, entrerebbe a pieno titolo nei libri di storia e si dovrebbe sollevare un movimento popolare per fare pressioni alla Santa Sede affinchè il Ministro diventi “Santo subito!” ;-) , ma credo proprio che come tutti gli italiani pur con rabbia e amarezza devono imparare a convivere con il caro-prezzi autunnale, così il povero Ministro dovrà rassegnarsi a consegnare al prossimo governo una pubblica amministrazione che fa acqua da tutte le parti che si è ormai trasformata una macchinetta mangia-soldi.

Sono servite oltre 150 pagine al Ministro per descrivere le spese spesso eccessive e cervellotiche delle amministrazioni pubbliche, ma se la diagnosi è buona, la terapia appare ancora lontana. Tuttavia, è positivo che il ministro almeno ne parli e provi a trovare una soluzione. “Einaudi diceva: Conoscere per deliberare. Qui siamo ancora al conoscere, non al deliberareha sintetizzato Padoa-Schioppa in conferenza stampa al Ministero. Il «Libro verde sulla spesa pubblica», preparato dalla Commissione tecnica per la finanza pubblica, è quindi una disamina di ciò che non funziona, capito il problema le soluzioni forse arriveranno.

A non funzionare è praticamente quasi tutto ciò che riguarda le pubbliche amministrazioni. Ad esempio, il costo medio giornaliero di una degenza negli ospedali italiani è di 670 euro, il costo di una camera matrimoniale in un albergo a 5 stelle; negli altri Paesi europei si offre spesso un servizio sanitario più afficiente a costi molto più bassi per lo Stato. Per fare un altro esempio potremmo parlare del numero dei dipendenti pubblici e del loro stipendio. Dal 2001 al 2006, le retribuzioni nella pubblica amministrazione sono cresciute di circa il 30%, il 10% in più di quelle dell’industria e il doppio rispetto all’inflazione. Che dire poi dell’elevata spesa delle giustizia che però non riesce a snellire i tempi dei processi? E dei professori universitari di gran lunga in numero superiore ai ricercatori con retribzioni da capogiro? E dei corsi di laurea che non sono giustificati dalle esigenze del mercato, ma che servono solo a impiegare docenti? Mi fermo qui, ma potrei continuare un bel pò descrivendo tutte le spese che lo Stato affronta ogni giorno e che si potrebbero ridurre o addirittura evitare…

Nel mio piccolo vorrei aiutare il Ministro suggerendo un piccolo ma efficace aiuto nella riduzione della spesa pubblica: l’introduzione di software liberi o open-source (gratuiti) nella pubblica amministrazione. Ovviamente non si risolve il problema delle spese eccessive, ma un piccolo aiuto arriverebbe. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di andare lontano per vedere cosa si dovrebbe fare, baserebbe guardare cosa accade nella provincia di Bolzano dove, come ha sottolineato in una puntata di Report, risparmiano un bel pò di soldi con il sistema operativo Linux, con il pacchetto per ufficio OpenOffice e altri software simili. Si tratta di più di un milioni di euro, non di poco!

Quasi tutti i dipendenti pubblici per fare il loro lavoro usano il pc. I programmi che servono per utilizzarli  coincidono quasi sempre con quelli della Microsoft, hanno quindi un costo. Bisogna poi aggiornarli periodicamente e ci sono altri costi. Il software libero, invece, si può scaricare direttamente da Internet gratuitamente, si scaricano anche gratis gli aggiornamenti e tutto ciò che serve, compresi i manuali di istruzione.

Se a Bolzano ha funzionato, perchè non estendere a tutta la pubblica amministrazione l’uso dei software liberi? Secondo me potrebbe essere un primo passo verso il risparmio. Questa piccola soluzione digitale sarebbe quasi indolore e farebbe risparmiare da subito allo Stato qualche milione di euro, senza aspettare l’utopico licenziamento di impiegati, la riduzione degli stipendi, l’abbassamento dei costi per le prestazioni sanitarie, la riduzione del tempo di durata dei processi, ecc, ecc, …

Che ne dite? Il Ministro potrebbe iniziare da qui la sua battaglia contro l’eccessiva spesa pubblica? ;-)