LA FORZA DEL BLOGGING

La Rete produce un’opinione pubblica più autonoma e libera!!!

Archive for Luglio 2007

BUONE VACANZE!!! ;-)

con 14 commenti

BUONE VACANZE!!!
Cari lettori (anche per chi fosse passato di qui per caso), il blog va in vacanza. Anzi, il blogger va in vacanza! ;-)
Credo che da ora fino ai primi di settembre sarà un pò difficile per me aggiornare il blog. Risponderò a tutti i commenti, ma probabilmente non sarò molto tempestivo…

Vi linko alcuni post tra quelli che hanno riscosso più successo dall’aperura del blog (29/04/2007). Se qualcuno durante l’estate volesse leggere o rileggere qualche mio post, volendo potrà evitare di rovistare nell’archivio:

BUONE VACANZE A TUTTI!!! ;-)
A prestissimo!!!

Written by salpetti

20 Luglio, 2007 alle 20:18

Pubblicato in Presentazione del blog

Alla faccia dell’unità dei cristiani!!! ;-)

con 9 commenti

Ultimamente mi sono ritrovato spesso in questo blog a “parlar male” dei vertici ecclesiastici (es. QUI e QUI). Non che io c’è l’abbia particolarmente con la Chiesa, ma ultimamente mi sembra che Benedetto XVI ne stia combinando un pò troppe. L’ultima in ordine di tempo si riferisce al documento della Congregazione per la dottrina della fede intitolato “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa” i cui contenuti sono stati approvati ufficialmente dal Papa che è stato per anni presidente di quest’organo (la versione riveduta e corretta del Sant’Uffizio) e che dovrebbe far chiarezza su alcuni punti della dottrina della Chiesa su cui si discuta sin dal Concilio Vaticano II.

Sembra che Benedetto XVI sia ossessionato per la verità e per la certezza. Su questo non ci sarebbe niente di male, d’altra parte è il Capo di una Chiesa e non potrebbe essere vago sui principi e sui precetti che la guidano. Il problema è che questa sua verità e queste sue certezze vuole imporle a tutti. Il documento in questione, infatti, tra le altre cose, dice che l’unica Chiesa di Cristo, “comunità visibile e spirituale” continua e permane nella Chiesa cattolica. Le altre Chiese e comunità ecclesiali non cattoliche hanno in sé elementi “di santificazione e di verità”, ma anche delle “carenze”.

Insomma, la Chiesa cattolica è quella perfetta, quella che detiene la Verità, tutte le altre potrebbero contenere frammenti di questa verità, ma non possono essere mai perfette come la Chiesa cattolica. Ovviamente tutte le altre Chiese sono state contente di questa affermazione e hanno detto che sicuramente questa affermazione è un passo avanti verso la riconciliazione!!! ;-)

Ironia a parte, come può un Papa che si dice pronto ad aprire un dialogo con tutte le altre Chiese per la riconcilizione e per l’unità, far uscire un documento simile? Secondo me si sta ritornando indietro. Benedetto XVI nella sua ossessiva ricerca della Verità (con la V maiuscola) ha allontanato ulteriormente le altre confessioni. Le reazoni, infatti, sono state molto dure. Ve ne propongo alcune…

Un teologo della Chiesa valdese, Paolo Ricca, ha detto in proposito: “Questa idea monopolistica del cristianesimo disturba ed è difficile da digerire. E’ un duro attacco all’identità altrui, anzi una vera e propria negazione [...] La mia reazione è piuttosto negativa perché il documento, affermando che la chiesa di Cristo esiste esclusivamente nella chiesa cattolica, chiude definitivamente quelle porte che il Concilio Vaticano II sembrava aver aperto [...] Ora, con questo documento, si azzerano anni di storia ecumenica e si torna alla situazione pre-conciliare [...] Ancora una volta il Vaticano ci tratta come credenti di serie C, dopo gli ortodossi di serie B“.

La Chiesa avventista in risposta al documento ha detto: “Questi documenti rassicurano le frange più conservatrici della Chiesa cattolica e mortificano coloro che hanno riposto molte speranze nel Concilio Vaticano II, creando contemporaneamente diversi altri problemi. Non giova a nessuno sentirsi superiori agli altri, nemmeno agli stessi cattolici, alcuni dei quali in questi giorni ci hanno manifestato la loro solidarietà, sentendosi offesi loro per noi”.

Le reazioni dure e polemiche giungono da ogni parte. La Chiesa Battista indignata dice: “Nessuna comunità o gruppo di credenti, piccolo o grande, può pretendere di avere l’esclusiva per il corretto uso del termine “Chiesa”. Allo stesso modo, nessuna comunità o gruppo di credenti, e nessun ministro di tale gruppo, piccolo o grande, può pretendere che la propria dottrina sia universalmente considerata infallibile solo per il fatto che la proclama tale“.

Il documento manda segnali sbagliatiha commentato un pastore protestantele vedute dottrinali sono molto importanti, ma non devono spaccare la Chiesa“. Secondo il presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, il documento è “un vistoso passo indietro nei rapporti tra la Chiesa cattolica romana e le altre comunità cristiane“.

I Copti, addirittura si sono sentiti offesi dal documento. Il vescovo copto Abdel Massih Bassit ha detto: “Il Vaticano offende regolarmente milioni di persone nel mondo. Invito Papa Benedetto XVI a svegliarsi dal coma [...] Non contento di avere offeso milioni di musulmani in tutto il mondo, il Vaticano colpisce ora anche la sensibilità dei seguaci delle Chiese ortodosse e protestanti”.

Il Metropolita ortodosso Kirill, ha detto che Il principio dell’unicità rivendicato dalla Chiesa cattolica vale a pieno diritto anche per la Chiesa ortodossa, in quanto erede di diritto e per successione apostolica dell’antica Chiesa unita. Per avere un dialogo onesto e fondato sulla Parola di Dio bisogna avere una chiara visione sulla posizione dell’altra parte“.

Mi fermo qui per non annoiarvi (forse l’ho già fatto ;-) ), ma questa carrellata di reazioni serve per far capire quanto polemiche e critiche nei confronti di Benedetto XVI e di questo documento sono le risposte da parte delle altre Chiese (ne ho citate solo alcune). Le reazioni sono state talmente accese che il Card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (che secondo me dopo qusto documento non ha senso di esistere) è intervenuto gettando acqua sul fuoco. Il Cardinale ha invitato a rileggere con calma il testo per capirlo bene insistendo sul fatto che si tratta di “reazioni a caldo” quelle che manifestano irritazione tra i cristiani non cattolici ed ha invitato ad “una seconda lettura più serena” perchè alla base del dialogo “non vi è ciò che ci divide, ma ciò che ci unisce che è più grande di ciò che ci divide“. Insomma, il Cardinal Kasper sta cercando di attutire il rumore che si è scatenato in seguto alla pubblicazione di questo documento.

Secondo me, alla base di ogni convivenza serena c’è il dialogo. E’ impensabile cercare di raggiungere l’unità, o almeno la pacifica coesistenza imponendo il proprio punto di vista. Chiunque si attribuisce il diritto di possedere la Verità non potrà mai dialogare con chi non la pensa allo stesso modo. Questi atteggiamenti allontanano e dividono piuttosto che unire e pacificare. Benedeto XVI, secondo me, sbaglia a porsi in questo modo nei confronti delle altre Chiese. Si è introdotta la messa in latino (insultando pure il popolo ebraico per via di una vecchia preghiera che loda Dio perchè mostra pietà “perfino per gli ebrei“) per riconciliarsi con i più conservatori e poi si introducono certe imposizioni che allontanano le altre Chiese? A me tutto questo sembra assurdo, non so a voi… ;-)

Written by salpetti

16 Luglio, 2007 alle 1:35

Hanno censurato chi gridò Buffone a Berlusconi!!!

con 30 commenti

Chi si ricorda l’episodio in cui un ragazzo gridò a Berlusconi: “Buffone, fatti processare!” venendo querelato dall’allora presidente del consiglio? Era il 5 maggio 2003 e i fatti si sono fuori dall’aula del processo Sme al palazzo di giustizia di Milano. Berlusconi denunciò il ragazzo, ma poi fu assolto dall’accusa di ingiurie. Quel ragazzo si chiama Piero Ricca e non si è limitato a colpire Berlusconi, ma anche altri illustri personaggi. Uno in particolare si è talmente infuriato che ha fatto in modo che il blog di Ricca fosse bloccato.

La vicenda si riferisce ad un episodio legato ad Emilio Fede e il sequestro preventivo che si è applicato è stao fatto in modo tale che nessuno potesse accorgersene: alcuni agenti della Finanza di Roma si sono presentati a casa di Ricca per notificare l’atto che segue una querela per diffamazione presentata da Emilio Fede. Il direttore del Tg4 era stato contestato da Ricca al circolo della stampa di Milano (QUI il video). Come ricorda Punto-Informatico, nei casi di denunce per diffamazione, di solito il sito o le pagine denunciate vengono poste sotto-sequestro e rimpiazzate con un avviso. In questa occasione, invece, i finanzieri si sono fatti dare la password, hanno cancellato le pagine in questione e poi hanno cambiato la password impedendo al gestore del blog di postare. Chi arriva sul blog può anche non accorgersi di nulla se non legge i commenti che si stanno scrivendo nell’ultimo post.

Piero Ricca ha inviato a molti siti un suo comunicato dove spiega quello che è successo e inneggia alla libertà di espressione. Io ho visto il video e credo che Ricca sia stato molto duro con Fede (anche se probabilmente si meriterebbe questo e anche di più). Chiunque al posto di Fede lo avrebbe querelato. Non intendo difendere nessuno (nè Fede, nè Ricca), vorrei soffermarmi però su questo tipo di censura preventiva che ci avvicina sempre più alla Cina, come dicevo nel mio precedente post. E’ il modo subdolo con cui hanno applicato le leggi che mi ha colpito in questa vicenda. Il blog è stato sequestrato per decisione del pubblico ministero, senza necessità di un’ordinanza del Tribunale così come previsto dalla legislazione sulla stampa. Non è stato oscurato e non è stato posto nessun avviso, si è solo cambiata la password.

I finanzieri che hanno eseguito l’ordinanza hanno avuto paura di una possibile reazione di tutti i lettori del blog? Hanno agito così subdolamente per non fare scalpore? I finanzieri volevano giocare a fare i bloggers? Si vogliono intimorire e terrorizzare i bloggers? E’ un modo per censurare facendo finta che è tutto a posto? Non lo so…

Sulla vicenda si pronunceranno i giudici e molto probabilmente anche questa volta Ricca sarà assolto, ma credo che questo episodio possa rappresentare un pericoloso precedente per tutti coloro che hanno un blog e che sono per la totale liberà di espressione! Applicare forme di censura così subdole, non mi sembra tanto democratico…

Written by salpetti

11 Luglio, 2007 alle 13:12

In nome dell’antiterrorismo vogliono snaturare Internet!

con 19 commenti

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Il terrorismo internazionale è purtroppo un problema che ci riguarda tutti. Gli sventati attentati a Londra di pochi giorni fa ne sono l’ultimo esempio. A tal proposito, il commissario europeo con delega per la Giustizia, Franco Frattini, ha detto che “I terroristi continueranno sempre a provarci, sta a noi arrivare prima“, pertanto l’Unione Europea sta preparando un nuovo pacchetto anti-terrorismo che presenterà nei prossimi mesi.

Fin qui non ci sarebbe niente da ridire se non fosse che le nuove norme in materia di antiterrorismo riguardano anche Internet e, in nome della sicurezza, si vuole proporre in Europa un meccanismo simile a quello adoperato in Cina per praticare la censura sul Web. Il fine giustifica i mezzi o si sta rischiando di rovinare la natura democratica di Internet?

Per oscurare le pagine ospitate su server europei bastano le leggi degli stati membri (il sito dell’orgoglio pedofilo ne è un esempio), il problema rimane per tutte le pagine che risiedono in altri Paesi, per le quali sarebbe necessario un intervento dei provider, ovvero di quelle compagnie che ci permettono di accedere a Internet. Se chi ci permette di andare in Rete intervenisse impedendo sistematicamente di raggiungere certi indirizzi IP, allora l’accesso a certi siti indicati dai governi sarebbe praticamente impossibile. Ma se in Cina fanno ciò per praticare la censura (QUI si spiega come avviene la censura cinese online, detta “Grande muraglia digitale”), da noi ciò si farebbe per prevenire il terrorismo. A questo punto sorgono però dei dubbi…

I primi ad avere qualcosa da ridire sulla leicità di queso provvedimento sono stati gli inglesi sostenendo che ciò va contro la natura di Internet perchè questo va contro la libertà di espressione e che non è compito dei provider monitorare il traffico in Rete. ISPA, l’associazione dei provider britannici, si è detta pronta ad opporsi a qualsiasi tentativo di rendere responsabili gli ISP del contenuto criminale disponibile in Rete. Secondo un portavoce dell’organizzazione, i provider “non sono editori, non hanno alcun controllo sul materiale posto sui loro server da terzi“.

Ma poi, chi decide quali siti censurare e quali no? Secondo quali criteri? E se un giorno si adoperasse questo sistema per praticare forme di censura come quelle cinesi? E con la privacy, come la mettiamo? Frattini ha risposto indirettamente a tutte queste domande in una intervista, riportando l’esempio dei siti che insegnano a produrre bombe in modo artigianale. “Semplicemente non dovrebbe essere possibile permettere alle persone di insegnare in rete come costruire una bomba. [...] Tutto questo non ha niente a che vedere con la libertà di espressione. [...] Troppo spesso scopriamo siti che contengono tutte le istruzioni per la creazione di una bomba“.

In effetti, non è dificile imbattersi in un sito che spiega come costruire ordigni (questo è uno dei tanti, ma cercando su un motore di ricerca se ne trovano centinaia), ma ciò non giustifica il fatto che l’Europa debba operare come fa il governo illiberale della Cina. Il rischio è, secondo me, che in nome dell’antiterrosrismo si introducano nella gestione dei siti Web dei meccanismi che potrebbero condizionare il principio democratico che sottostà alla Rete, limitando la libertà di espressione che è propio un punto di forza di Internet.

Ovviamente il problema del terrorismo è serio e richiede un intervento. Il pericolo che il Web possa diventare un mezzo utilizzato dai terroristi per scambiarsi messaggi e informazioni che potrebbero minare la sicurezza internazionale è concreto. Ma questo è un rischio insito nel fatto che Internet è un medium del tutto libero. Non bisogna, quindi, secondo me, predisporre meccanismi censori o di selezione, ma vigilare il più possibile affinchè certi comportamenti pericolosi vengano arginati in qualche modo.

Mi rendo conto che il problema è molto complesso e di non facile risoluzione, ma operare meccanismo censori simili a quelli adoperati per mettere a tacere i dissidenti e imporre una visione distorta della realtà utilizzati dalla Cina, mi sembra troppo richioso per la libertà di espressione. Faccio un esempio per far capire da dover nascono le mie preoccupazioni: questi meccanismi di prevenzione al terrorismo ovviamente non riguardano la televisione perchè lì c’è un controllo ex-ante. Non tutti possono avere accesso all TV, ci sono dei meccanismi di selezione. In Rete, invece, chiunque può avere un proprio punto di presenza (i blog ne sono un esempio e non a caso sono tra le pagine Web più censurate in Cina – QUI una rassegna sulla censura online in Cina). Tramite il Web chiunque può partecipare al dibattito pubblico e ciò comporta un aumento della libertà di espressione. Introdurre dei meccanismi di controllo ex-ante anche in Internet (sebbene per un fine nobile), andrebbe in ogni caso contro la sua natura democratica… Io la penso così, voi che ne pensate? ;-)

Written by salpetti

7 Luglio, 2007 alle 17:41

Attenti a Google: sta dalla parte dei cattivi!!!

con 13 commenti


Google, il regista Michael Moore, il sistema farmaceutico americano e le grandi aziende farmaceutiche sono al centro di un polverone mediatico che ruota intorno al nuovo film-documentario del regista statunitense. Google è prima di tutto un’azienda, è un concetto che dobbiamo ricordarci, ma siamo talmente abituati all’uso di questo motore di ricerca e di tutti i servizi che esso offre, che a volte c’è ne dimentichiamo. C’è addirittura chi identifica Google con Internet stesso. Nella realtà le cose sono ben diverse e l’episodio che stò per raccontarvi lo dimostra…

Tutto è iniziato con l’uscita dell’ultmo film-documentario del regista statunitense Michael Moore che come nel suo stile è molto satirico, ma anche molto feroce contro i poteri (famoso il suo documentario sull’11 settembre, Fahrenheit 9/11 in cui si accusa pesantemente Bush). Oggetto di questo suo utimo documentario che si intitola Sicko, è il sistema sanitario nazionale americano legato alle grandi case farmaceutiche, con le sue lacune, le sue mancanza e le sue contraddizioni. In particolare, la sanità statunitense viene dipinta come un sistema mosso semplicemente dal profitto e dal marketing che, incurante del benessere dei pazienti e della loro salute, è più orientato a battere cassa piuttosto che a far guarire le persone che assiste.

Sicko (per farvi un’idea vi consiglio di andare QUI, nello spazio ad esso dedicato sul sito del regista) ha ovviamente sollevato un vespaio di polemiche e subito in Rete si è aperto il dibattito che di certo non ha portato un buon ritorno in termini di immagine al sistema sanitario americano. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano. Gli americani sono abituati ai documentari di Moore e alle reazioni che essi provocano all’opinione pubblica del loro Paese e non solo. Il film-documentario ha ricevuto un’accoglienza più che positiva da critici, blogger e giornalisti e il Web pullula di recensioni del film e articoli che prendendo spunto dalla pellicola mollano fendenti violentissimi contro il sistema sanitario e le grandi case farmaceutiche.

A complicare la vicenda è intervenuto però Google. Alcuni giorni fa, su uno dei blog del colosso americano è apparso un post in cui si critica il documentario di Moore e si invitano le aziende farmaceutiche a contrapporre alla pessima pubblicità apportata loro da “Sicko”, massicce campagne pubblicitarie di annunci Google (quelli per intenderci che appaiono sulla parte destra della pagina internet quando si effettua una ricerca sul motore di ricerca o nei blog che tentano di guadaagnare con la pubblicità di Google AdSense) legati alle parole-chiave “Michael Moore” e “Sicko”, in modo da bilanciare l’effetto negativo sull’opinione pubblica del documentario e in modo da garantirsi una grande visibilità visto che il dibattitto in Rete sul documentario è talmente acceso che quelli legati a Moore e al suo ultimo lavoro sono i termini tra i più ricercati dagli utenti del motore di ricerca.

Un articolo simile non poteva che sollevare ulteriori polemiche, questa volta rivolte a Google. A poco è servito un secondo articolo apparso nello stesso blog, nel quale l’autore ha dichiarato che le cose espresse nel precedente post erano solo opinioni personali e non il punto di vista della società. La blogosfera è insorta, e sono migliaia i commenti e i post critici (se non ingiuriosi) apparsi in poche ore sull’argomento. Google è stato accusato di aver venduto l’anima al diavolo, di pianificare campagne più propagandistiche che pubblicitarie, di considerare i navigatori internet solo polli da spennare nonostante i proclami politically correct, ecc, ecc.

Probabilmente è vero quello che dice l’autore del blog di Google e magari il noto motore di ricerca non ha previsto una politica di questo tipo a riguardo del documentario di Moore, ma ormai la frittata è fatta. Tutta questa vicenda deve però farci riflettere sulla natura commerciale di Google e sul fatto che, come ha scritto l’Inquirer, ci dobbiamo svegliare dal sonno e porre fine al sogno Google. Non è soltanto il miglior motore di ricerca al Mondo, ma una compagnia finalizzata al profitto che per di più usa vecchi trucchi pubblictari.

A questo punti mi sorge spontanea una domanda: visto che Google è il motore di ricerca più usato al Mondo, cosa succederebbe se esso decidesse di pilotare i risultati delle ricerche? La sua policy fin ora, per quanto se ne sa, è andata nella direzione opposta, ma potremmo svegliarci un giorno e capire che il sogno Google in realtà era un incubo!!! ;-)

Written by salpetti

5 Luglio, 2007 alle 0:43

Il cinema europeo è eccitante o eccitato? La solita scusa per fare polemiche…

con 25 commenti

Un fotogramma dello spot

Il cinema europeo è eccitante o eccitato? Questa è la domanda che si pongono le persone vedendo uno degli spot che sono stati realizzati dall’Unione Europea per promuovere il cinema del Vecchio Continente. Sono tre gli spot della UE per il Cinema: uno centrato sul romanticismo, uno su solitudine e rapporti umani e il terzo sulla passione.

Proprio quest’ultimo ha fatto discutere molto ed è stato diffuso tra le polemiche. Io non ci vedo niete di male, ma evidentemente da alcune organizzazioni ci si aspettano comportamenti e modi di comunicare più “istituzionali”. Ma veniamo ai fatti…

Lo spot delle polemiche dura solo 44 secondi, ma racchiude 18 spezzoni di scene di amplessi tratti da altrettanti film d’autore europei. Per fare solo alcuni nomi, c’è “Il favoloso mondo di Amelie” del francese Jean-Pierre Jeunet, “La mala educacion” dello spagnolo Pedro Almodovar, “Le onde del destino” del regista danese Lars von Trier e per l’Italia “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana e “The Dreamers” di Bernardo Bertolucci.

Lo spot è approdato su YouTube entrando in poco tempo nella classifica dei video più visti. Il titolo dello spot è allusivo “Film lovers will love this” (Gli amanti dei film lo ameranno) e il video si conclude in un modo ancoa più allusivo invitando ad andare al Cinema con la scritta “Let’s come together” (Veniamo insieme!).

Lo spot, come dicevo, ha fatto molto discutere, in particolare un parlamentare europeo ha criticato l’operazione, mentre la Commissione europea la difende a spada tratta. Riporto da TGCOM, una parte della querelle: Il deputato polacco Maciej Giertych, esponente della “Lega delle famiglie polacche“, già famoso per la diffusione di un opuscolo antisemita e per la crociata per l’abolizione dell’omosessualità ha dichiarato: “L’Unione europea usa metodi immorali per promuovere le proprie attività”. La Commissione europea ha replicato tono su tono. “Il vero scandalo è che si sia creata polemica su questo video, che oltretutto, al momento della presentazione al Film Festival di Berlino, lo scorso febbraio, ha avuto un’ottima accoglienza”, ha ribattuto la commissaria all’informazione, Viviane Reding, tramite il suo portavoce Martin Selmayr. “Quegli spezzoni, tratti da film di grandi registi europei rispecchiano i valori su cui si costruisce l’Europa multiculturale. La gioia, la tristezza, l’amore e la diversità sono i sentimenti che esprimono l’identità più forte ed apprezzata del nostro cinema, ed è assurdo che tutto questo venga messo in discussione”, ha concluso Selmayr.

Insomma, per farla breve e per non annoiarvi, io non penso che questo post possa turbare gli animi di nessuno o possa essere immorale. Le famiglie che stanno tanto a cuore a Maciej Giertych, famoso per essere contro gli omosessuali, non hanno niente di cui temere. Tra l’altro facendo zapping in Tv si possono vedere scene molto peggiori e poi… si tratta pur sempre di cinema d’autore, non credo si possa parlarte di spot pornografico (come ha detto qualcuno). Inoltre, lo spot fa parte di una trilogia che cerca di cogliere tutti gli aspetti dei sentimenti umani rappresentati tradizionalmente dal Cinema, perchè dimenticare gli aspetti passionali?

Chi ha mosso queste accuse contro il video credo che voglia solo strumentalizzare la vicenda per farsi pubblicità e per perorare la propria causa omofoba (QUI un articolo che sintetizza la posizione di sul mondo omosessuale di Giertych e della destra polacca). Un pò quello che avviene in Italia quando c’è di mezzo il Family Day o il Gay Pride: ogni occasione è buona per fare polemiche e per accusare gli altri.

Ma Maciej Giertych non poteva trovare uno spazio migliore o un’occasione più importante per mettere in scena certe polemiche? Il cinema è arte e lo spot della UE, secondo me, non è nè osceno, nè di pessimo gusto. A me è piaciuto anche per l’ironia delle frasi e degli slogan che lo accompagnano. Si accusano sempre le istituzioni di essere noiose quando comunicano, finalmente abbiamo una comunicazione istituzionale giovane e ci lamentiamo pure!? ;-)

Non metto il video dello spot nel blog per non “scandalizzare” o offendere nessuno, ma chi vuole può visionarlo QUI. Aspetto un vostro parere su tutta la vicenda…

Censurare la pedofilia anche nei videogames?

con 24 commenti

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Sono terreni di gioco delicatissimi quelli della libertà di espressione e della tutela dei minori. Al loro interno occorre muoversi con molta delicatezza sebbene qualsiasi movimento risulti goffo come quello di un elefante dentro un negozio di cristalli. Le questioni che riguardano i due temi messi insieme sono molto complesse e particolarmente delicate. In nome della libertà di espressione, ad esempio, si è celebrato in Rete la giornata dell’orgoglio pedofilo e in nome della tutela dei minori spesso si censurano siti innoqui. Se in questo già difficile sistema si inseridce anche la Chiesa la situazione diventa molto complicata.

Ho fatto questa premessa perchè non è facile parlare di certi temi ed è ancora più difficile riuscire a prendere uan decisione netta. L’ultimo caso che riguarda i temi di libertà di espressione, pedofilia e Chiesa è relativo ad un giochino in flash della celeberrima factory Molleindustria.

Il gioco si chiama provocatoriamente Operazione: Pretofilia ed è stato sviluppato dopo la trasmissione del video Sex crimes and Vatican nella trasmissione televisiva di Santoro che aveva rischiato al censura. Secondo la Molleindustria, ci sarebbe un torbido intreccio tra tra Chiesa, silenzi e pedofilia. L’attenzione mediatica, però, può far sì che molte cose cambino.

Lo scopo del gioco è distogliere l’attenzione mediatica dagli abusi sessuali in seno alla Chiesa e far perpetuare il silenzio. Degli “agenti silenziatori” pagati dal Vaticano sono capaci di intimidire testimoni e sottrarre alle forze dell’ordine turpi membri del clero. Occorre far sì che nessun prete colpevole venga arrestato, quindi bisogna fare in modo che i parenti delle vittime non denuncino i fatti e bisogna fare in modo di veicolare l’attenzione mediatica altrove. Vince chi riesce a far arrestare meno preti e a mantenere l’attenzione mediatica bassa.

L’intento è nobile. Far sì che si parli della vicenda il più possibile in modo che i cittadini siano informati su ciò che avviene in certi casi all’interno della Chiesa. La provocazione è voluta. In nome della libertà di espressione si cerca di richiamare l’attenzione dei media e dei cittadini su una questione spinosa.

Ma questa intenzione nobile forse non è stata ben colta da alcuni parlamentari che quando c’è di mezzo la Chiesa sono sempre pronti ad intervenire per riscuotere consensi. Questa volta è toccato a Luca Volontè che ha definito il gioco “provocatorio e offensivo“, tanto da far intervenire il Governo a provvedere “con urgenza a oscurare il sito“.

La solita censura? Ha ragione Volonte? E’ difficile dirlo proprio perchè in ballo ci sono temi molto delicati. “Nessuno – avverte il deputato dell’UDC – cerchi alibi con la scusa della libertà di espressione di sedicenti artisti offendendo così la sensibilità umana e religiosa. È necessario che il Governo adotti provvedimenti tali da evitare che anche in futuro possano verificarsi casi analoghi di offese al sentimento religioso e alle confessioni religiose in generale e a quella cattolica in particolare“.

Dal canto loro, quelli di Molleindustria si difendono sostenedo che il loro scopo era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica a riapire un dibattito interessente avviatosi con la trasmissione di Sex Crimes and Vatican e finito in quello stesso momento. Le notizie scomode, per quanto dolorose da divulgare, debbono lo stesso raggiungere i citttadini. “Chiaramente la libertà di espressione in Italia non può essere garantita a chi non è supportato da una potente istituzione [...] Siamo convinti che perseguire un videogioco satirico con l’accusa di pedopornografia sia, oltre che un attacco alla libertà di espressione, anche un danno alla sacrosanta lotta agli abusi sui minori“. Intanto, Molleindustria prima di venir censurata dalla Polizia Postale si è auto-censurata togliendo il giochino dal suo sito (Volontè voleva censurare tutto il sito!)

Per chi volesse farsi un’idea del gioco e capire se realmente può offendere qualcuno e se sia stato giusto chiedere la censura, il giochino è disponobili in lingua inglese (su server non italiani) in molti altri siti, tra cui QUESTO e in italiano QUI. Uno dei punti di forza della Rete è, infatti, che non si può facilmente censurare. Se si chiude da una parte, le cose rispuntano da un’altra parte. Se ciò è un bene per la libertà di informazione, a volte può essere nocivo. Come nel caso del sito dell’Orgoglio pedofilo, oscurato in Italia, ma raggiungibile con un apposito link inserito in alcuni siti pedofili. Ovviamente vale la pena correre il rischio affinchè ci sia piena libertà di informazione, ma in questo caso è difficile pronunciarsi perchè in ballo c’è la questione spinosa della pedofilia e nel caso del giochino degli abusi contro i minori all’interno della Chiesa.

Io sarei più propenso a lasciare in circolazione il gioco e a non praticare nessuna forma di censura, ma quando ci si trova di fronte a certi temi diventa dfficile scegliere… Voi che ne pensate?