You are currently browsing the monthly archive for Giugno, 2007.

Questo sarà un post breve, lascerò che sia il video a parlare. Nasce dopo aver appreso dal blog di Beppe Grillo una notizia apparentemente banale: qualche giorno fà, una giornalista americana di origine polacca, Mika Brzezinskisi, si è rifiutata in diretta di dare come notizia di apertura la scarcerazione di Paris Hilton (come previsto dalla scaletta preparata dalla redazione), ritenendo più opportuno parlare di un fatto relativo alla guerra in Iraq. La giornalista ha prima tentato di bruciare il foglio e poi ha infilato le notizie nel trita-documenti.

Il fatto è banale, ma dimostra come alcune “notizie soft” spesso trovino molto più risalto del dovuto; a volte, come dice Marco Travaglio, per coprire fatti più importanti che si vuol tacere o nascondere ai più. Per fortuna che c’è la Rete dove certe notizie trovano lo spazio dovuto.

Visto che il messaggio lanciato dalla Brzezinskisi è fin troppo chiaro, non aggiungo nessun altro commento. Mi limito solo a postre il video sperando che questo filmato diventi l’emblema del giornalismo in Italia, Paese che secondo la classifica di Freedom House sulla libertà di informazione, stà al 79esimo posto (a parimerito con la Repubblica del Botswana) ed è indicata come partly free!!! ;-)

Oggi voglio raccontarvi una storiella che, però, non ha il lieto fine: “C’era una volta in un posto in Africa una tranquilla popolazione che purtroppo fu insidiata da una brutta malattia che colpiva i bambini. Gli stregoni pensarono che si trattasse di una punizione divina, ma gli scienziati di tutto il Mondo si misero a ridere e lanciarono un appello a tutti i grandi farmacisti volenterosi che avessero avuto voglia di aiutare questa buona popolazione. Rispose all’appello una grande casa farmaceutica che disse: “C’è l’abbiamo noi la medicina. E’ un nuovo prodotto che funzionerà di sicuro”. Tutti furono contenti, sia la popolazione africana che gli scienziati mondiali. Iniziata la somministrazione del farmaco, però, i bambini non solo non guarivano, ma addirittura si ammalavano ancora di più. Gli scienziati capirono che qualcosa non aveva funzionato e gli stregoni si convinsero ulteriormente che si trattava di una punizione divina“.

Questa non è solo una storia, ma è un fatto realmente accaduto. La popolazione africana è quella nigeriana, la brutta malattia è la meningite che colpisce i bambini. Gli scienziati sono quelli dell’OMS e la casa farmaceutica è la Pfizer, oggi nota soprattutto perché produce il Viagra.

I fatti risalgono al 1996, quando si diffuse in Nigeria una grossa epidemia di meningite. L’OMS chiese aiuto alle industrie farmaceutiche internazionali e all’appello rispose subito la Pfizer, la quale dichiarò di aver appena messo a punto un farmaco nuovo, il Trovan, che di sicuro sarebbe stato di grande aiuto per sconfiggere l’epidemia di meningite. Il farmaco fu somministrato a 200 bambini che inconsapevolmente hanno svolto la funzione di vere e proprie cavie umane. La medicina, infatti, non era stata testata, lo si stava facendo in quel momento. Duecento bambini, quindi, usati come oggetti per poi scoprire che la medicina non funziona e, soprattutto, che ha effetti collaterali micidiali. Dei 200 piccoli malati, infatti, 11 sono morti poco dopo, molti sono rimasti paralizzati, molti altri hanno perso la vista, altri ancora l’udito.

Adesso il governo nigeriano, dopo aver per anni esitato di fronte alle richieste disperate dei genitori delle piccole vittime, si è deciso a chiedere alla Pfizer un risarcimento di 7 miliardi di dollari. L’accusa del governo nigeriano è chiara: “La Pfizer non ha mai detto di voler sperimentare un farmaco o di voler eseguire dei test clinici sulla popolazione, ma ha sempre sostenuto di voler portare aiuto umanitario“.

Il colosso farmaceutico ha ovviamente respinto tutte le accuse, sostenendo che il medicinale “ha salvato molte vite” e di aver agito esclusivamente nell’interesse dei bambini. Inoltre, la Pfizer si difende sostenendo che non si può affermare con certezza che la trovafexocina, il principio attivo del Trovan, sia stato l’effettiva causa delle morti e delle gravissime menomazioni. Ma a smentirli c’è un preciso documento della Food and drug administration del 1999, secondo cui l’uso del Trovan non è mai stato approvato per il trattamento della meningite in quanto “legato a tossicità epatica e mortalità“. L’elenco delle controindicazioni è tale che appare evidente perchè quel farmaco non sarebbe mai dovuto essere somministrata a 200 poveri innocenti.

Io ovviamente tifo per il governo nigeriano. Non credo nella buona fede della Pfizer che oggi è diventata plurimilionaria grazie al Viagra. Per denaro si fa di tutto e con la scusa degli aiuti umanitari la casa farmaceutica ha risparmiato tutti i soldi della sperimentazione medica. Ma come si possono fare certe cose in modo così cinico, per lo più approfittando della scusa degli aiuti umanitari e sui bambini!? Io non riesco a capirlo!!!

Image Hosted by ImageShack.us

Molte volte mi sono trovato in questo blog a dover avere una posizione critica nei confronti della Chiesa (es. QUI e QUI). Questa volta, però, devo parlare di un fatto che seppur indirettamente difende le posizioni della Chiesa. Bisogna essere obiettivi, no!? ;-)

L’episodio riguarda la molto tollerante e multi-culturale Inghilterra dove nelle scuole è permesso qualsiasi tipo di elemento distintivo di una cultura o di una religione (ad esempio, sono permessi il velo islamico o i braccialetti sikh), ma una cosa proprio non va giù agli inglesi: il fatto che una ragazza possa dire di voler arrivare al matrimonio senza aver fatto sesso, ovvero vergine!!!

Mi spiego meglio: in un liceo vicino Londra è stato impedito ad una ragazza di 16 anni di indossare l’anello di castità. Non si tratta della cintura di castità indossata dalle donne nel Medioevo quando i mariti stavano lontano casa, ma di un sottile anello di argento su cui sono incisi i versi del Nuovo Testamento che esortano i cristiani a evitare la dissolutezza, cioè quelli secondo i quali si dovrebbe arrivare illibati al matrimonio. Lo scopo, ovviamente, è quello di rendere noto a tutti questa scelta, sopratutto ai ragazzi che vorrebbero in qualche modo avvicinarsi… ;-)

Pare che indossare oggetti del genere sia contrario al regolamento scolastico. Lo stesso regolamento, tra l’altro, ammette qualsiasi altro simbolo religioso o culturale, ma non prevede l’anello in argento della castità. Questa forma simbolica di “cintura della castità” è al centro di un programma denominato Silver Ring Thing, nato negli Stati Uniti a metà anni ‘90 ad opera di alcune associazioni cristiane per contrastare l’elevato numero di gravidanze tra le adolescenti. Il programma è arrivato negli ultimi anni anche nel Regno Unito e i genitori della ragazza fanno parte del gruppo di volontari che si occupa del progetto Silver Ring nel Regno Unito.

La famiglia della ragazza ha fatto ricorso presso l’Alta corte britannica perchè ritiene che questa sia una discriminazione. In una cultura sempre più aperta e multietnica che accoglie tutto e tutti, è assurdo che una ragazza non possa manifestare apertamente una propria scelta (condivisibile o meno).

A perte il fatto che, secondo me, questa cosa viola la libertà di espressione, ritengo che si debba in ogni caso rispettare la scelta di questa ragazza che per motivi religiosi ha deciso di non avere rapporti sessuali prima del matrimonio. Molti si metteranno a ridere al pensiero che ai giorni nostri ci sia gente che ancora pensa queste cose, altri saranno compiaciuti nel sapere che le “brave ragazze” illibate di una volta esistono ancora, comunque la si pensi bisogna rispettare la volontà di questa giovane donna e bisogna difendere la libertà di esprimere questa sua scelta nel modo che ritiene più opportuno (ovvimante non distrurbando o offendendo nessuno).

L’anello della verginità non credo possa arrecare danno a nessuno e non credo che sia una cosa così disdicevole da non poter essere indossato a scuola, soprattutto in un contesto dove è ammesso e tollerato qualsiasi simbolo religioso o culturale. Non voglio dire, come fanno genitori della ragazza, che aprirsi a nuove culture ha comportato la messa in secondo piano delle posizioni dei cristiani e dei valori tradizionali, ma credo che al pari di tutti gli altri simboli, il “silver ring” debba essere tollerato, qualsiasi posizione si abbia in merito all’argomento. Che ne dite? ;-)

Come tutti i fenomeni editoriali, più si alza la suspence è più saranno le copie vendute, soprattuto se si tratta di una saga e si è giunti finalmente, dopo sette libri, all’ultimo episodio. Mi riferisco ovviamente alla saga di Harry Potter. La scrittrice, J. K. Rowling, ha fatto di tutto per tenere nascosto al pubblico cosa c’è in serbo per i suoi lettori nell’ultimo capitolo delle vicende del giovane apprendista mago, ma ad un mese dall’uscita del libro in Inghilterra, in Rete cominciano a girare alcune voci che potrebbero rovinare la sorpresa ai fans del maghetto e potrebbero non far dormire sonni tranquilli all’autrice a all’editore.

Pare che un hacker britannico che si firma Gabriel (come l’angelo Gabriele, quello dell’Annunciazione), sia riuscito ad entrare in uno dei computer della casa editrice e sia riuscito a leggere il plot del libro “Harry Potter and the Deathly Hallows”. Evidentemente i bit sono poco sensibili agli incantesimi e nessuna magia è riuscita a fermare l’hacker (credo che sia questa la pagina dove si è diffusa la notizia).

Gabriel ha spifferato tutti i dettagli della storia del maghetto, ma ovviamente, da buon hacker, il pirata informatico dal nome angelico, si è pure vantato di come sia riuscito a portare a termine la sua missione. Ha spiegato che si sarebbe limitato a mandare una mail infetta a uno che lavora nella casa editrice: “E’ stata una delle più semplici strategie d’attacco ed è davvero incredibile il numero delle persone all’interno di Bloomsbury che sono in possesso del libro e delle bozze“.

La notizia è già curiosa di per sè, ma a renderla ancora più “suggestiva” sono le motivazione che il pirata informatico ha portato. Pare che sia stato il Cardinal Ratzinger ad ispirarlo in questo suo gesto. Qulache tempo fa, infatti, quello che oggi è Papa Benedetto XVI era stato duro nei confronti della saga di Harry Potter sostenendo che questa storia corromperebbe i giovani e fomenterebbe al neopaganesimo. La punizione ideale per tutto ciò, secondo Gabriel, sarebbe quella di rovinare l’uscita dell’ultimo episodio attraverso una serie di anticipazioni. Queste le parole del Papa che avrebbero suscitato nell’hacker il sentimento di vendetta.

Tutta questa storia potrebbe essere una semplice trovata pubblicitaria per il grande evento della presentazione del libro il 21 luglio. Visto il grande successo riscosso dal Codice da Vinci dopo che la Chiesa si era espressa contro la sua pubblicazione facendogli pubblicità indiretta, magari la Rowling vuole fare il colpaccio, tuttavia Harry Potter gode già di una tale popolarità che, secondo me, non ha bisogno di questi mezzucci. Potrebbe essere davvero il frutto della bravura di un un hacker che ha dato una motivazione fantasiosa o che fanaticamente ha davvero agito per punire gli istigatori al neopaganesimo, ma potrebbe essere anche una bufala di quelle che circolano in Rete. La casa editrice intanto tace e nell’attesa di sapere quale sarà l’esito di questa vicenda, vi riporto le notizie principali diffuse dall’hacker Gabriel, non si sa mai…

Tranquilli, non voglio rovinare al sorpresa a nessuno, non lo scrivo nel post, chi vuole può leggerle QUI.   ;-)

> AGGIORNAMENTO: Se volete sapere come è andata a finire, QUI trovate tutto.

Oggi su tutti i giornali e nei TG, una delle notizie più importanti è che finalmente la disoccupazione è diminuita, addirittura sarebbe ai minimi storici. E’ stato pubblicato dall’Istat, infatti, il dato relativo all’occupazione nel primo trimestre 2007. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, il tasso di disoccupazione, sceso al 6.2 %, miglior risultato dal 1992.

Questa notizia dovrebbe rallegrare tutti, basta leggere gli articoli de laRepubblica oppure, ancor meglio, de l’Unità, per capire di fronte a quale prodigioso evento ci troviamo. Ma qualcuno sa come si calcola il tasso i disoccupazione? La formula sta ad inizio post: si divide il numero delle “persone in cerca di lavoro” per la “forza lavoro”, cioè la somma delle “persone in cerca di lavoro” e gli “occupati” e si moltlipica per 100. Detto questo (è più facile a farlo che a dirlo, mi perdonino gli economisti), a me è venuto il dubbio che i giornali abbiano un pò “parafrasato” il dato Istat. Il dato, infatti, potrebbe essere un pò falsato dal fatto che molta gente stufa di cercare lavoro perchè non riesce a trovarlo, abbia smesso di cercarlo e qìuindi abbia fatto abbassare il numero che viene fuori facendo tutti i calcoli. Ciò non significa che ci sono meno disoccupati, come urlano giornali e TV, ma che la gente si è stufata di cercare lavoro e si “accontenta” di essere disoccoccupata assistendo magari i genitori anziani (leggi pensioni) opppure per le donne, facendo le casalinghe.

Può essere che questa è solo una mia impressione, visto che la maggior parte di media dice che ci sono meno disoccupati, ma forse è il caso di verificare un pò meglio. Per fare ciò è sufficiente leggere ciò che scrive l’Istat sul suo sito. La verifica è stata fatta sul blog di Epistemes; sapete a quale conlusione sono giunti questi ricercatori? Ve lo dico subito: il numero di persone appartenenti alla forza lavoro è diminuito, ma il numero di quelle in cerca di occupazione è diminuito maggiormente, facendo scendere il tasso di disoccupazione. Per contro, il tasso di attività delle persone in età lavorativa si è contratto di quasi un punto percentuale nell’ultimo anno!!! :shock:

I numeri da soli non dicono nulla, ma se ai numeri si affianca una più attenta riflessione che tenga conto delle persone e non delle fredde cifre, si possono interpretare meglio. Una cosa mi ha insegnato questa vicenda: diffidare sempre dalle statistiche e soprattutto dalle statistiche sbandierate sui giornali!!! ;-)

I funerali di Anna Politkovskaja

Si è svolto ieri per le strade della Capitale il Gay Pride, una manifestazione colorata e pittoresca che chiedeva “Parità, Dignità, Laicità“, come c’era scritto sullo striscione che ha aperto la sfilata. Subito si sono levate le polemiche, le contestazioni e gli accesi dibattiti che in Italia seguono ad ogni evento. Io non voglio entrare nell’argomento del quale se ne è parlato, se ne sta parlando e se ne parlerà ancora a lungo, ma prendo spunto da ciò che è successo a Roma per parlare di un altro argomento a mio avviso molto importante: la libertà di stampa nel Mondo.

I ministri dovrebbero varare provvedimenti per le famiglie, non partecipare alle carnevalate“, ha detto Maurizio Gasparri a proposito del Gay Pride, dimenticando forse che in una democraia liberale ogni manifestazione dovrebbe avere pari dignità, anche quelle pù goliardiche e pittoresce. In Italia dovremmo essere contenti che si possano fare le “carnevalate”, perchè in mole altre parti del Mondo, la libertà a manifestare a espimere il proprio pensiero non è praticamente riconosciuta, anche in Paesi che se si dichiarano libere democrazie. Il riferimento è qui alla Russia di Putin, l’ex dirigente del KGB che a volte si dimentica di come la libertà di paroa e di stampa sia fondamentali per uno stato libero.

Il 27 maggio scorso anche a Mosca doveva esserci il Gay Pride, ma le autorità non hanno dato il permesso per svolgere la manifestazione, così gli organizzatori dell’evento hanno deciso di recarsi a protestare nella piazza di fronte al municipio di Mosca con l’intento di presentare al sindaco una lettera di protesta sottoscritta da cinquanta deputati di tutta Europa. Ad attenderli, però, non c’era il sindaco, ma la polizia in tenuta anti-sommossa che si è scontrata con i manifestanti, tra i quali gli italiani Vladimir Luxuria (parlamentare di Rifondazione comunista) e il deputato radicale del Parlamento europeo Marco Cappato. Ma questo non è niente rispetto a quello che avviene in Russia a proposito della libertà di parola.

A volte la gente paga con la propria vita per dire ad alta voce ciò che pensa”, aveva detto Anna Politkovskaya in convegno di Reporters sans frontièrs. Una che ha pagato con la vita il dire la verità è stata proprio lei. Nota per aver raccontato senza mezzi termini i lati più controversi della Russia postsovietica, a pochi giorni dall’uscita di un suo articlo in cui avrebbe denunciato le nefandezze compiute dalla Russia in Cecenia ad opera di Ramzan Kadyrov, uomo fedelissimo di Putin, è stata ritrovata nell’androne della sua casa a Mosca uccisa da quattro colpi di arma da fuoco. In Italia è uscito di recente una raccolta di alcuni fra i suoi articoli più sconvolgenti ed emozionanti nel libro postumo intitolato Proibito parlare. Cecenia, Beslan, Teatro Dubrovka: le verità scomode della Russia di Putin.

Il fatto che in Italia si sia potuto svolgere il Gay Pride [comuque la si pensi è un diritto poter esprimere il propri punto di vista] che è stato negato in Russia, mi ha fatto riflettere sul fatto che nell’ex URSS c’è ancora molto da fare per ciò che riguarda la democrazia e mi ha fatto tornare in mente la vicenda di questa coraggiosa giornalista che ha perso al vita a 48 anni ”soltanto” per aver cercato di dire la verità. Anche al G8 si è parlato della democrazia in Russia, Bush che non  uno stinco di santo, ha affermato che “Putin ha deragliato dal processo di riforme democratiche che aveva cominciato ad allargare il potere del popolo in Urss“. Vedendo la cronaca recente riguadante questo Paese, è comunque evidente che la Russia ha imboccato la strada dell’autoritarismo. Putin vuole fare della ex Unione Sovietica una grande potenza, senza garantire ai propri cittadini quella libertà di pensiero che è alla base di ogni Stato che si rispetti. Uno stato che si definisce democratico, infatti, dovrebbe considerare i suoi giornalisti, come una ricchezza aggiunta, e non come dei pericolosi informatori per i quali sia opportuno commissionare addirittura degli omicidi.

Nella Russia di Putin non è così. Non è stata uccisa solo Anna Politkovskaya, ma da quando Putin è al potere sono più di 20 i giornalisti morti in Russia, come denuncia il Press Freedom Round-up 2006 di Reporters sans frontierès. La verità può essere pericolosa per i poteri che spesso la temono e possono reagire in modo violento e repressivo, come nel caso di Anna Politkovskaya che era riuscita a restare indipendente anche sotto le pressioni sempre più forti dell’amministrazone del presidente Vladimir Putin. Le indagini sulla morte della giornalista ovviamente, a quasi un anno dalla morte, sono ad un punto morto perchè il governo russo non ha alcun interesse a far luce sulla vicenda, ma per fortuna i colleghi della Politkovskaja del giornale Novaja Gazeta  scavano, indagano, non si rassegnano e stanno cercando di  capire cosa sta succedendo nel Paese guidato da quello che è stato ribattezzato Zar Vladimir.

Ci lamentiamo della situazone italiana riguardante la libertà di stampa, ma purtroppo ci sono Paesi che pur dichiarandosi democratici, stanno messi molto peggio di noi:-(

Argomento scottante quello dell’aborto. Se qualche giono fa da lassù qualcuno si è mosso per mandare un segnale forte a Rudy Giuliani mentre parlava dell’aborto, anche qua giù le cose non stanno messe meglio. E non si guarda in faccia proprio nessuno, nemmeno chi si occupa di diritti umani. ;-)

La vicenda di cui voglio parlare riguarda la campagna di Amnesty International dedicata alle violenze sulle donne. In seguito alla messa in opera di questa campagna che appunto si chiama “Mai più violenza sulle donne”, Amnesty ha adottato una propria policy su alcuni specifici aspetti riguardanti l’aborto che consente all’associazione di occuparsi dell’interruzione di gravidanza nei casi di donne e bambine vittime di violenza sessuale che vedono violare e i loro diritti sessuali e riproduttivi.

Ieri, il sulla rivista National Catholic Register (QUI l’articolo), è stata pubblicata un’intervista al Cardinale Renato Martino che tra le altre cose ha detto che “schierarsi per la depenalizzazione dell’interruzione volontaria della gravidanza rappresenta un tradimento delle finalità istituzionali dell’organizzazione [...] Le lobbies abortiste stanno continuando la loro propaganda che si inquadra in quella che il Servo di Dio Giovanni Paolo II chiamava la ‘cultura di morte’, ed è estremamente grave che una benemerita organizzazione come Amnesty International si pieghi ora alle pressioni di tali lobbies [...] Conseguenza inevitabile di tale decisione sarà la sospensione di ogni finanziamento a Amnesty da parte delle organizzazioni ed anche dei singoli cattolici”.

Non è la prima volta che il Vaticano interviene in maniera simile. Alla fine del 1996, come ricorda ilMessaggero, la missione permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite sospese il proprio contributo finanziario all’Unicef per condannare la pubblicazione di un manuale sui contraccettivi. Ma l’affermazione del Cardinale Martino ha dell’incredibile. Come è possibile etichettare Amnesty International come abortista e quindi non degna di ricevere alcun finanziamento non solo da parte della Chiesa, ma anche di ogni singolo cattolico!?

Ma la vicenda è molto complessa. In un comunicato, Amnesty Internatonal ha precisato la propria posizione sull’aborto e ha replicato al Cardinale Martino di non aver mai ricevuti finanziamenti dal Vaticano o da organizzazioni che dipendono dalla Chiesa perchè ciò andrebbe contro il suo statuto. Vi sintetizzo brevemente il comunicato:

  • Amnesty International è indipendente da governi, partiti politici, chiese, confessioni religiose, organizzazioni, enti e gruppi di qualsiasi genere, pertanto non riceve fondi dalla Chiesa;

  • Le misure relative all’interruzione di gravidanza sono applicabili nella misura in cui queste sono direttamente legate alle attività di Amnesty International sulla violazione del diritto alla salute e dei diritti sessuali e riproduttivi;

  • Amnesty International sta lottando per modificare o abrogare le leggi per effetto delle quali le donne possono essere sottoposte a imprigionamento o ad altre sanzioni penali per aver abortito o cercato di abortire;

  • Amnesty International non da giudizi di merito sull’aborto e non consiglierà o indurrà nessuno a interrompere o meno una gravidanza, ma lavora affinchè gli Stati assicurarino la possibilità di ricorrere all’aborto in maniera sicura e accessibile e prevengano gravi violazioni dei diritti umani correlate alla negazione di questa possibilità;

  • Amnesty International si è sempre opposta e proseguirà ad opporsi a misure di controllo demografico coercitive come la sterilizzazione e l’aborto forzato.

Kate Gilmore, vice-segretario generale di Amnesty, in una intervista rilasciata alla Reuters è stato molto duro: “La Chiesa Cattolica attraverso un resoconto mistificante della nostra posizione su alcuni particolari aspetti dell’aborto, sta mettendo in pericolo il lavoro per i diritti umani [..] Noi viviamo accanto alle esperienze di vita delle persone. Non esercitiamo una teocrazia. Dobbiamo avere a che fare con una sopravvissuta a uno stupro nel Darfur che, messa incinta da una nemico è ulteriormente discriminata con un ostracismo da parte della sua comunità? [...] Se il cardinale andasse nel Darfur tra le vittime di stupri e le pietre che vengono lanciate loro addosso, dopo potrebbe parlare del fatto che Amnesty debba o meno essere inflessibile sui diritti umani“.

Ma non ci sono solo le donne stuprate in Darfur che se rimangono incinte vengono lapidate, nel Mondo esistono molti altri casi di violazione dei diritti umani delle donne, come in alcune zone dell’America latina. In Nicaragua, ad esempio, con la “benedizione” della Chiesa, è prevista la prigione per donne e medici colpevoli di aborto anche quando è in pericolo la vita della madre. Questo induce spesso le donne a ricorrere ad aborti clandestini che possono essere a loro volta molto pericolosi per la salute.

Insomma, ancora una volta la Chiesa interviene basandosi su principi dogmatici che poco hanno a che vedere con poblemi reali e pretende di imporre la propria visone a tutti i credenti, anche se ciò ha poco a che fare con la dottrina. Che il Vaticano non dia più soldi ad Amnesty (se gliene abbia mai dati) poco importa, ma pretendere che ogni cattolico debba fare lo stesso mi sembra una pretesa assurda! E poi, come si può intervenire in questo modo cieco ed ottuso quando si è davanti a stupri, incesti, violenze, violazioni del diritto alla salute e dei diritti sessuali e riproduttivi? Io non lo capisco… :roll:

Un'immagine del gioco

Cosa accade se un colosso multinazionale delle tecnolgie digitali riproduce per un suo videogame un importante luogo di culto d’Inghilterra, utilizzandolo come teatro di azioni parecchio violente? La risposta è semplice: la Chiesa anglicana non resta a guardare e gli si scaglia contro.

Pur essendo facile intuire la risposta a questa domanda, evidentemente la Sony non ci ha fatto caso ed ha prodotto un videogame per PlayStation3 ambientato nella Cattedrale di Manchester. Il gioco si chiama Resistance: Fall of Man e vede come protagonista un eroe che spara a centinaia di nemici tra i banchi di preghiera della chiesa.

In particolare, secondo l’arcivescovo di Manchester, la chiesa è stata usata in maniera altamente irresponsabile dagli sviluppatori. È inaccettabile, dice l’arcivescovo, ospitare un sanguinoso scontro a fuoco in uno dei più grandi e famosi edifici religiosi del Paese situato in una città che soffre, tra l’altro, di problemi di criminalità legati all’uso delle armi. Inoltre, sembra che non sia stata chiesta alcuna autorizzazione alla Chiesa d’Inghilterra per l’uso dello scenario (QUI la notizia). 

La Chiesa anglicana, dunque, ha chiesto alla Sony di ritirare immediatamente il gioco dal mercato, di fornire scuse ufficiali, di fare una notevole donazione derivata dai profitti del gioco al dipartimento di formazione della Cattedrale, e di contribuire con tutti i mezzia disposizione ad aiutare la lotta alla criminalità nella città (esagerati!!! ;-) ). In caso contrario la Chiesa Anglicana provvederà a muovere un’azione legale nei confronti del colosso giapponese.

Dal canto suo, la Sony replica di essere estremamente dispiaciuta e di prendere molto seriamente le preoccupazioni espresse dall’arcivescovo di Manchester e dalla curia, ma afferma che ha assolto a tutti gli obblighi di legge necessari per la creazione del gioco. Resistance, infatti, è un gioco fantascientifico e non è basato sulla realtà. I nemici da combattere, infatti, sono degli alieni e l’ambientazione è quella della Manchester degli anni ’50

Vedremo come andrà a finire questa vicenda, una cosa è certa: chi tocca la Chiesa si scotta, anche quella anglicana!!! ;-)

I due amiconi...

Si è appena consumato l’ultimo grande evento in ordine di tempo che ha messo a soqquadro la città di Roma. La visita del Presidente americano, George W. Bush. Il presidente degli Stati Uniti si è detto felice di essere stato in Italia, terra che ama e che da sempre è amica dell’America e ha detto pure di avere grandi amici in Italia, primo fra tutti Silvio Berlusconi con il quale si sono incontrati per un caffè nella residenza dell’ambasciatore americano in Italia.

Ma questo viaggio è servito a Bush anche per incontrare il Papa con il quale ancora non si erano visti (l’ultima volta di Bush a Roma era stata per il funerale di Giovanni Paolo II) e soprattutto per ritrovare un amico che credeva perduto: Romano Prodi.

Prima di partire per il suo viaggio in Europa, infatti, Bush in un incontro con alcuni giornalisti europei aveva detto a proposito del nostro presidente del consiglio: “…E poi il primo ministro Romano Prodi, con cui ho un lungo rapporto. L’ho conosciuto quando era a capo dell’Ue. Mi ricordo, mi ricordo con affetto che andavo sulla mountain bike a tutta birra mentre lui faceva jogging sulle spiagge della Georgia, incitandolo…”.

Sembrano i ricordi nostalgici nei confronti di un vecchio amico quasi perduto. Ma a questa lontananza tra George e Romano si è conclusa ieri a Palazzo Chigi dove finalmente i due cari amici si sono ritrovati. “Il nostro è stato un colloquio molto interessante e amichevole“, ha detto infatti Prodi nella conferenza stampa congiunta con il presidente americano. I due leader si erano salutati sorridenti con un abbraccio davanti al picchetto d’onore sulla soglia di Palazzo Chigi, e poi si sono presentati con un sorriso smagliante sulle labra davanti ai giornalisti. Insomma, i due amici di sempre si sono ritrovati e non hanno avuto niente da discutere sul quale non fossero d’accordo (Berlusconi di sicuro ci è rimasto male!!! ;-) )

Per un attimo sono riusciti ad imbambolare tutta l’Italia. Bush e Prodi sorridenti e festosi che rispodono anche con qualche battutina ironica alle domande dei giornalisti. Ma subito a qualcuno è venuto un dubbio: non è che l’entusiasmo per questa amicizia ritrovata ha fatto dimenticare ai due amiconi che su molte questioni c’ è un totale disacordo se non un vero e proprio scontro? ;-)

Il risultato prevalente dell’incontro, infatti, si può sintetizare, con l’aver trovato un’agenda comue tra l’italia e gli USA su  clima, interdipendenza globale, Kosovo e Libano con l’avvio  di un nuovo inizio nei rapporti con il governo italiano di centrosinistra. Ma i dissensi su Afghanistan, sull’Iraq, sul caso Abu Omar, sulla morte di Calipari, che fine hanno fatto? 

Come afferma Maurizio Molinari su LaStampa.it, la Casa Bianca  in collaborazione con lo staff di Prodi, ha preparato l’agenda del colloquio di Palazzo Chigi al fine di dare risalto alle possibilità di una pragmatica collaborazione nell’immediato futuro tra i due governi, lasciando sullo sfondo i dissensi e i punti di scontro. A prevalere sono stati, dunque, i dossier che consentono ai due leader di operare in sintonia e in tempi stretti.

Sorrisi, pacche sulle spalle, convergenze politiche e silenzi sui permanenti disaccordi, hanno trasformato il colloquio di Palazzo Chigi in un nuovo inizio brillante per le relazioni fra i governi di Bush e di Prodi. Ma se nell’immediato ciò sembra un successo per l’amico Romano che, al contrario di quanto afferma l’opposizione non è per niente in difficoltà per ciò che riguarda al politica estera, in realtà a uscirne vincitore è stato, secondo me, Bush.
Il leader statunitense, infatti, ha fatto una comparsata in Italia ed è già riparito. Per lui è più facile fingere, chi lo rivede più? E chi si informerà se effetivamente le sue promesse saranno mantenute? ;-)
Ma Prodi è rimasto qui da noi (alcuni dicono purtroppo, altri per fortuna!) e per lui non sarà molto facile fingere ancora quando dovrà affrontare sul serio le questioni spinose dei rapporti tra l’Italia e gli USA. Sono convinto che i sorrisi e le pacche sulla spalla si trasformeranno presto in disaccordi e scontri…

Se nell’immediato l’incontro tra i due leader è stato un successo, credo che in futuro questo sarà un boomerang che si rivolterà contro il nostro premier. E se in questo momento i rapporti tra Italia e Usa sembravano simmetrici, a vedere i due leader amici sorridersi a vicenda, tutti noi sappiamo come funzionano realmente le cose nei giochi di potere della politica internazionale…

Il diritto a manifestare è sacrosanto in una democrazia che si rispetti. Non si può pretender che la partecipazione popolare si abbia solo al momento di votare e che poi il popolo non si faccia più sentire lasciando totalmente arbitri i politici eletti. C’è poi la libertà di parola, un diritto fondamentale che riconosce a tutti la possibilità di dissentire su certi fatti e certi argomenti.

Oggi, però, in occasone della visita di George Bush a Roma, è successa una cosa senza precedenti: il mancato riconoscimeto di un diritto dei manifestanti ha rallentato (e secondo gli organizzatori voleva impedire) l’arrivo nella Capitale di centinaia di persone che volevano partecipare alla manifestazione di protesta contro quello che ritengono il presidente guerrafondaio!!!

Questa cosa è già grave di per sè, ma ad aggravare la situazone si aggiunge il fatto che in occasione del Family Day furono applicate delle tariffe speciali da parte delle Ferrovie per favorire l’arrivo di persona nella Capitale. Che ci sia discriminazione ache per ciò che riguarda la partecipazione alle manifestazioni di piazza? ;-)

L’Unità riporta le parole di Francesco Raparelli, portavoce di uno dei comitati che hanno organizzato la manifestazione anti-Bush: “Il governo di centrosinistra ha pesanti e gravi responsabilità sul “blocco” al diritto a manifestare. Una cosa che non si è mai verificata. Una cosa che non ha precedenti, nemmeno con il governo Berlusconi”. Se Raparelli che non è di certo un esponente del centro-destra se la prende così tanto con il governo e quasi quasi dice che con Berlusconi ciò non sarebbe success0, la situazione è proprio grave!!! ;-)

Ma cerchiamo di capire meglio cosa è successo: questa mattina, in alcune stazioni del Nord Italia sono stati bloccati i treni per Roma sui quali dovevano partie i manifestanti. Alcuni blocchi sono arrivati dalle Ferrovie, altri dagli stessi manifestanti che per protesta hanno invaso i binari delle stazioni paralizzando il traffico ferroviario. La causa di questi stop è dovuta al prezzo del biglietto. Le ferrrovie intendevano far pagare ai viaggiatori diretti a Roma per la manifestazione il prezzo pieno, quando in realtà esiste la possibilità di ottenere uno sconto in occasione delle grandi manifestazioni che ammonta a circa il 20% del biglietto. Agevolazione che è stata riconosciuta per il Family Day (per il quale sono partiti anche alcuni treni charter speciali a prezzi ancora più bassi) e che non era prevista in questa occasione.

Ovviamente c’era chi voleva fare il furbo e viaggiare in modo del tutto gratuito o con biglietti inadeguati, ma in linea di principio era giusto applicare lo sconto previsto per le grandi manifestazioni. Alla fine ci si è messi d’accordo e, ridotto il prezzo del biglietto (in alcuni casi come ad Ancona, Trenitalia ha appicato un prezzo politico di 15 € perchè i manifestanti hanno bloccato la strada Statale), i gruppi di manifestanti sono partiti dal Veneto, dalla Lombardia, dall’Emilia-Romagna e dalle Marche. Il corteo che doveva partire alle 15:00 da Piazza Esedra, però, è partito con qualche ora di ritardo per aspettare l’arrivo di questi treni.

Non giurerei sulla buona fede di tutte le persone che stavano in quei treni e in quelle stazioni con un biglietto “non adeguato” e non voglio commentare l’atteggiamento in alcuni casi un pò eccessivo dei manifestanti, ma che Trenitalia applichi due pesi e due misure in relazione al tipo di manifestazione mi sembra poco democratico. E’ proprio vero: in Italia bisogna avere certi “agganci” e bisogna disporre di una certa somma di denaro per ottenere favori!!! ;-)

> AGGIORNAMENTO: Pare che al ritorno i NO-WAR abbiano avuto i treni gratis. Non sarà l’eccesso opposto!? ;-)

Questa notizia ha dell’incredibile! Pare che un fulmine abbia interrotto un discorso di Rudolph Giuliani che stava parlando a favore dell’aborto. Da ora in poi bisogna stare attenti quando qualcuno imprecando dice: “Che il cielo ti fulmini!!!” ;-)

Ma veniamo ai fatti… Un vescovo ha accusato Giuliani, l’ex sindaco di New York candidato alle presidenziali in America, di essere come Ponzio Pilato non prendendo una decisione ferma contro l’aborto. Giuliani, infatti, ha più volte affermato che secondo lui abortire è sbagliato, ma che il governo non deve imporre una sua decisione su di una donna. Questa posizione liberale di Giuliani non è stata ben accolta dalla Chiesa e a giudicare dai fatti, pare che il Padre Eterno in persona si sia scomodato per punire colui che “se ne lava le mani” in questo modo.

Ospite in una trasmissine televisiva, Giuliani stava per parlare di questa accusa rivoltagli dal Vescovo, ma appena ha aperto bocca è caduto un fulmine nelle vicinanze del luogo dove si teneva la trasmissione interferendo con l’audio e interrompendo per un attimo il funzionamento del microfono (QUI la notizia - in inglese). Questa apparente “punizione” dall’alto ha suscitato un momento di imbarazzo e di ilarità. Quando il conduttore gli ha fatto notare che era stato un fulmine ad interferire con l’audio, l’ex sindaco newyorkese ha scherzosamente risposto che per uno come lui che ha frequentato le scuole cattoliche, ciò che è successo fa molta paura. Questa frase ha generato una risata fra i presenti in sala. Giuliani è l’unico tra i candidati repubblicani che non è contrario all’interruzione di gravidanza, per questo è stato attaccato dalla Chiesa.

Non credo che sia stato Dio in persona a voler colpire Giuliani per la sua posizione che potremmo definire abortista (anche perchè credo che abbia molte altre cose più serie cui pensare ;-) ), ma questa vicenda mette paura. Io, prima di scrivere un altro post che parla della Chiesa, da ora in poi ci penserò due volte!!! ;-)

L’Italia è ancora un popolo di Santi, Poeti e Navigatori? Leggendo i dati emersi dalla ricerca Liquidi e mutanti. Industrie dei contenuti & consumatori digitali, commissionata dall’Osservatorio permanente dei contenuti digitali ad ACNielsen e presentata oggi a Roma (in alto le slides della presentazione - QUI il report della ricerca), pare proprio di no.
Saremo rimasti Santi e Poeti, ma non siamo più un popolo di Navigatori, almeno per ciò che riguarda il Web. Pare, infatti, che ancora il 52% degli italiani non usi Internet, ovvero ben 27 milioni di persone!!!

Ma non è solo questo. Abbiamo già parlato del digital divide italiano, ma adesso sembra che si stia andando oltre perchè questa indagine ha evidenziato in modo chiaro che l’utilizzo consapevole ed evoluto delle tecnologie dipende in gran parte dagli strumenti culturali di cui gli utilizzatori sono dotati. Tra quelli che usano Internet, infatti, si assiste ad una ulteriore suddivisione tra chi ne fa un uso consapevole, interattivo ed evoluto sfruttando anche le potenzialità del Web 2.0 (sono quelli con un’elevata propensione al consumo di contenuti culturali) e chi  utilizza le tecnologie digitali per lo più in modo passivo, come svago o per comunicare.
Non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma dai dati emersi sembra che i migliori utilizzatori della Rete sono coloro che leggono, che comprano CD e DVD, che vanno al cinema, ecc. Al contrario, i forti fruitori di programmi TV tendono ad un consumo tecnologico limitato (e poi dicono che la TV non fa male!!! ;-) ).

La tecnologia di per sè, potremmo dire, è uno strumento neutro,  quello che fa la differenza è l’abitudine alla fruizione di consumi culturali (spesso collegata al reddito). Maggiore è il consumo di cultura e maggiore è la propensione all’uso di tecnologie innovative. A questo punto non c’è solo il digital divide, ma anche un vero e proprio cultural divide!!!

Anche nella democratica Rete dove vigono le regole della parità di opportunità per tutti, si riprodurrebbero dunque certe diseguaglianze tipiche della società off-line? Io rimango ottimista, ma questi dati dovrebbero farci riflettere…

Non c’è dubbio che la Rete sia uno strumento democratico e libero. Secondo alcuni anche troppo, soprattutto per quelli che pensano di poter salvaguardare ancora oggi il diritto d’autore e la propietà intellettuale così come è stata fino ad oggi, non tenendo conto delle tecnologie digitali.

Il riferimento è agli autori di contenuti artistici che nascondendosi dietro al copyright pretendono di mantenere immutato il mercato delle opere “intellettuali” anche in un contesto dove tutto ciò che vi gira attorno, dalla produzione alla distribuzione, è cambiato. Non tutti sanno, infatti, che il 30 e il 31 maggio si è tenuto a Bruxelles un vertice organizzato dalle associazioni degli autori di tutto il Mondo, il Copyright Summit, al quale ha partecipato anche la nostra SIAE.

Al summit si è discusso di molte cose e si sono prese molte decisioni, ma un in particolare a mio avviso sarà quella che farà parlare di più di sè e che alzerà un polverone di polemiche: la SIAE ha indetto uno sciopero di una settimana che molto probabilmente avrà luogo tra fine giugno e inizio luglio. Avete capito bene: la SIAE sospenderà per una settimana ogni permesso di utilizzazione delle opere protette da copyright bloccando di fatto ogni spettacolo (film, teatro, musica, ecc.).

Ad onor del vero, lo stesso presidente della SIAE non è tanto d’accordo con questo sciopero perchè ritiene che possa essere nocivo e che possa arrecare notevoli danni collaterali, ma la delegazione dei rappresentanti degli autori italiani sta facendo delle presioni tali che lo sciopero sembra ineviabile. In una nota della SIAE si possono leggere le dichiarazioni preoccupate di alcuni dei promotori dello sciopero. Nicola Piovani, ad esempio, ha detto: “Mi preoccupa che passi il concetto che chi ruba l’opera di un autore, il prodotto del suo ingegno, in realtà non ha rubato nulla“.

Ma quando si fa uno sciopero si hanno delle rivendicazioni nei confronti di qualcuno. Questo sciopero degli autori contro chi potrebbe essere? Credo contro i loro clienti che anzichè andare a comprare prodotti originali, preferiscono scaricarli online gratuitamente tramite il file sharing o preferiscono acqistare a prezzi molto bassi dalle bancarelle per strada CD e DVD pirata, oppure ancora preferiscono riprodurre a casa loro podotti originali magari facendoseli prestare da amici e conoscenti. Secondo me, questo che è il nocciolo del problema, rappresenta però al tempo stesso la soluzione di esso.

Quello che sto cercando di dire è che gli autori dovrebbero, a mio avviso, tenere conto delle tecnologie digitali e del fatto che i prodotti digitali sono riproducibili facilmente infinite volte e non continuar ad arroccarsi nella loro pretesa di continuare a mantenere certi costi e certi metodi di distribuzione in un contesto, quello del digitale e di Internet, in cui le cose funzionano in modo del tutto diverso.

Ecco perchè sostengo che la Rete, uno dei principali “nemici” degli autori, rappresenti in realtà la soluzione del problema. Il nocciolo della questione stà, quindi, a mi avviso, nella distribuzione. Non si può pretendere che gli utenti vadano, ad esempio, a comprare un CD musicale ai prezzi attuali, quando possono trovarlo gratuitamente sui programmi di file sharing. Nell’era digitale, si può fare anche a meno del supporto fisico del CD, occorre abbassare i prezzi e distribuire esclusivamente tramite Internet (il successo degli iPod dovrebbe dire qualsosa, no?).
Mi spiego meglio: invece di vendere il supporto fisico del CD in cui sono registrati i brani, le case discografiche potrebbero distribuitre i loro prodotti solo tramite il Web con il download legale gratuito a prezzi bassisimi. Vendere ogni brano a 0,10 € (ma anche molto meno, già i prezzi di iTunes, secondo me, sono alti e poi i brani scaricati hanno dei limiti nella loro copia e diffusone!), credo che significherebbe aumentare moltissimo la fetta dei potenziali clienti. E non è la stessa cosa per una casa discografica vendere online tramite il download 10.000 pezzi a 10 centesimi di euro o vendere 100 CD a 10 €!? ;-)

Non se la possono prendere con gli utenti che scaricano musica attaverso il file sharing, come è accaduto di recente, perchè sarebbe come condannare qualcuno che trova dei soldi per strada, stanno lì a terra e si possono prenere facilmente e senza sforzi. Ovviamente, al contraio di ciò che accade per i soldi trovati, il problema della violazione del diritto di autore resta. Il presidente della SIAE ha detto a proposto: “…è il caso, per esempio, delle tecnologie digitali, rispetto alle quali si ritiene che ogni utilizzo di contenuti artistici (musiche, film, immagini ecc.) debba essere gratuito, senza alcuna remunerazione per autori, editori o produttori, mentre l’industria tecnologica ricava enormi profitti proprio dalla diffusione dei contenuti culturali e artistici. Considerare il diritto d’autore uno strumento superato, incitare al downloading “selvaggio”, equivale a espropriare di fatto gli autori del loro lavoro e a deprimere tutta l’industria dei contenuti. In una parola, significa minare seriamente la cultura e la creatività. Per questa ragione gli autori italiani propongono di impedire l’utilizzo delle loro opere”.

Allora occorre trovare nuove vie che integrino il download gratuito (che ormai è una realtà forse ineliminabile) con la questione della proprietà intellettuale. Peter Gabriel sta lanciando un nuovo sistema di distribuzione della musica gratuito che, a mio parere, è rivoluzionario. Nel mese di luglio partirà questo nuovo progetto in base al quale gli utenti potranno scaricare musica e video gratuitamente ed in modo legale, a pagarne i costi sarà la pubblicità. Come vediamo la tv generalista o ascoltiamo le radio senza pagare, perchè in cambio vediamo e ascoltiamo la pubblicità, così sarà possibile sul nuovo sito di questo progetto scaricare le canzoni preferite gratuitamente perchè contengono 10 secondi di pubblicità all’inizio di ogni brano. I messaggi pubblicitari saranno orientati, cercando di offrire prodotti che abbiano un senso a seconda dell’età e dei gusti degli utenti, e sopratutto non interferiranno con l’ascolto del brano.

Questa iniziativa di Peter Gabriel secondo me è sensazionale e potrebbe risolvere la questione del copyright per la quale ci sarà questo sciopero a fine mese. Ma indovinate come hanno risposto le case discografiche? Sono molto critiche nei confronto del progetto e nessuna grande etichetta ha aderito al progetto. Probabilmente il sito sarà lanciato con un catalogo molto ridotto, di poche migliaia di canzoni.

Allora, per concludere, credo che per risolvere il problema del copyright, non bisogna necessariamente ripensare al diritto d’autore, come sostengono, ad esempio, i fautori del copyleft (anche Michelagelo si è fatto pagare per la Cappella Sistina ed era geloso dei propri lavori, no!? ;-) ), ma bisogna ripensare ai canali di distribuzione tenedno conto della Rete e delle tecnologie digitali. Scioperare contro i propri clienti per sensibilzare i governi ad asprire le pene nei confronti della “pirateria” e del download free, credo che non risolva affatto il problema, anzi aumenta gli screzi tra gli autori e i potenziali aquirenti delle loro opere che già si lamentanoi per i prezzi e per le modalità di fruizione.

Blog Stats

  • 63,541 hits

search

Cerca nel blog: