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Navigando in Internet, ho trovasto questa notizia che mi è sembrata curiosa. Stento a credeci, ma sembra che sia proprio vero. Pare che in Bielorussia, il governo abbia varato una nuova legge in base alla quale chiunque entri in macchina nel Paese deve evere con sè oltre ai documenti anche dei preservativi.  

Non è un invito al sesso facile (come sembrerebbe), ma una nuova norma introdotta di recente nel codice di sicurezza sanitaria. Tutti gli automobilisti (non si capisce perchè non quelli che arrivano in treno o in aereo, forse perchè lì non si possono appartare, boh!!! ;-) ) devono avere con sé obbligatoriamente dei profilattici da esibire alla dogana insieme ai documenti. L’arte di arangiarsi non è una esclusiva italiana, così pare che sia nato addirittura un mercato sotterraneo dei “condom” nei pressi delle dogane.

La nuova norma è entrata in vigora da poco ed è valida per qualunque soggetto di sesso maschile oltrepassi i confinidella Bielorussia, senza eccezione alcuna. Non tutti però sono a conoscenza dei nuovi regolamenti e pare che ci siano stati anche dei simpatici equivoci, a volte anche imbarazzanti. Come ad esempio nel caso di Monsignor Piotr Mrozik che tutti i gorni si reca in Bielorussia a dir messa, ma che abita poco fuori il confine. Intervistato da un giornale locale ha detto: “E’ stato davvero imbarazzante. Potete immaginare la reazione di sconcerto alla stazione di benzina, quando ho chiesto di poter comprare una scatola di preservativi”. Marcin Zlotnicki, camionista di una società di trasporti di Lubino (in Polonia), ha detto arrabbiato allo stesso giornale: “A che mi servono i preservativi? Non vado mica lì per fare sesso!?”. A questa domanda stanno cercando di rispondere in molti…

Ma la singolare norma bielorussa si sta già rivelando un vero e proprio business. Una nuova fonte di guadagno per venditori più o meno autorizzati di profilattici, che hanno visto inaspettatamente innalzare le loro vendite. Accanto alle tradizionali bancarelle con frutta e ortaggi, si stanno attrezzando banchetti abusivi che vendono profilattici a prezzi “concorrenziali”. I profilattici devono far parte di un kit che non poteva avere che il nome di “Kit di precauzione sessuale“. Oltre ai condom, deve contenere anche i normali strumenti per il primo soccorso.

La notizia ha del’incredibile [QUI altre informazioni], sarà vero? E se sì, quale potrebbe essere il motivo che sottostà a quest’obbligo? Mah!!!??!?!??!??!? ;-)

Ieri sera, nella puntata di Report (una delle poche trasmissioni che si può e si deve guardare in TV) hanno ripreso un fatto di cui si erano occupati nell’aprile del 2006 e di cui aveva parlato pure Beppe Grillo nel suo blog. Si tratta dei contributi pubblici all’editoria.

Pochi conoscono le normative in merito ai contributi all’editoria e i nostri cari editori ovviamente fanno di tutto per non diffondere la notizia. Per legge, ad esempio, se un prodotto editoriale riceve finanziamenti pubblici, questo dovebbe essere segnalato all’interno del quotidiano o della rivista, ma spesso ciò è scritto molto piccolo (serve quasi la legge di ingrandimento per vederlo) o in modo che nessuno pur leggendo capisca nulla (Su Libero, ad esempio, c’è solo scritto: contributi diretti legge…7 agosto 1990).

In Italia, non solo non ci sono editori puri, ovvero editori che si occupano solo di editoria e che guadagano soldi solo attraverso i giornali che stampano (essendo per questo più liberi e meno condizionati), ma le testate giornalistiche ricevono pure finanziamenti dallo Stato. E poi ci lamentiamo che l’informazione in Italia non è libera, per forza!!! ;-)
Credo che in nessun altro Paese democratico succeda qualcosa del genere. I giornali si devono pagare all’edicolante e non all’esattore delle tasse!!!

La cosa assurda è che i soldi pubblici vanno praticamente a chiunque. Con le tasse di tutti, ad esempio, arrivano contributi alla Gazzetta di Foligno (ma i Valdostani o i Siciliani perchè devono pagare la Gazetta di Foligno, con tutto rispetto per i folignati!!!), Giornata della comunità parrocchiale (il nome è tutto un programma!!!), Ortobene (Cosa?!), Distribuzione carburanti, Notizie settimanali della diocesi di Capri (la pagano anche gli atei e tutti i credenti di ogni altra diocesi italiana!!!), Noi donne (la pagano anche gli uomini!!!), Sportsman – Cavalli e Corse, ecc. ecc.

Queste sono soltanto alcune voci bizzarre che non si capisce perchè debano essere finanziato con le tasse degli italiani tutti, se volete divertirvi a trovarne altre, vi linko le liste dei quotidiani e delle riviste che hanno percepito soldi pubblici nel 2003 (l’unico anno che sono riuscito a trovare in Rete):

Il caso del finanziamento pubblico all’editoria è anche un esempio dell’arte di arrangiarsi italica. I finanziamenti pubblici ai giornali nascono, infatti, con una legge del 1981 (n.416 del 5 agosto 1981) che, tra le altre cose, prevedeva un contributo statale per i giornali di partito che riferendosi ad un pubblico di nicchia rischiavano di essere sempre sull’orlo del fallimento. Fin qui tutto “normale”, anche se secondo me era meglio dare i soldi direttamente ai partiti e non ai giornali, ma qualche anno dopo (1987) la legge cambia e basta che due deputati dicano che il tal giornale è organo di un movimento politico, che esso può attingere ai fondi (legge n. 67 del 25 febbraio 1987 a favore dei giornali organi di movimenti politici che vantino almeno due deputati eletti in parlamento), così i giornali aventi diritto ai finanziamenti si moltiplicano e numerose coppie di parlamentari scoprono riviste e giornali collegati ad un movimento politico (a volte fittizio).
Nel nel 2001, la legge cambia di nuovo: bisogna diventare cooperativa e tutti si adeguano, nascono nuove cooperative e vecchie testate subiscono la metamorfosi (ci sono anche grandi gruppi editoriali). Così dai 28 milioni di euro che lo Stato spendeva inizialmente nel 1987, oggi siamo arrivatia a ben 667 milioni euro annui, una vera e propria Editoria di Stato, per dirla alla Beppe Grillo!!! ;-)

Oltre al danno c’è pure la beffa. A tutti i giornali indistintamente, in quanto prodotti editoriali, inoltre, arrivano dei finanziamenti per i rimborsi delle spese postali, elettriche e telefoniche. Ancora soldi pubblici che ingiustificatamente vanno ai giornali. Il problema è che non esiste una chiara definizione di prodotto editoriale, succede così, ad esempio, che il mensile che riporta tutti i programmi di SKY che arriva a casa degli abbonati costa allo Stato e, quindi, a tutti noi (anche chi non è abbonato a SKY) ben 25 milioni di euro all’anno.
Sky Italia non potrebbe includere queste spese nel costo dell’abbonamento? Sarà questo un modo per favorire gli investimenti esteri nel nostro Paese, visto che Murdoch oltre a guadagnare con i soldi degli abbonati usufruisce solo in Italia di finannziamenti pubblici.

Pare che a breve sarà presentato un decreto che ridefinirà le forme e i modi dei contributi statali agli editori, ma nel mentre i presupposti per essere un pò incavolati per lo sperpero di denaro pubblico nel mondo editoriale ci sono tutti.

A parte l’inamissibile sperpero di denaro, c’è anche un’altra considerazione da fare. Nei paesi non democratici e illiberali, i governi usano metodi coercitivi per irreggimentare la stampa e i media, in Italia ai vari governi in carica basta chiudere il rubinetto del finanziamento pubblico per ottenere lo stesso risultato.
Il già anomalo sistema dell’informazione italiano è ulteriormente intaccato per ciò che riguarda la libertà d’informazione: testate “indipendenti” e organi di stampa dei partiti trasformati in appendici dirette dello Stato!!!
Come ripeto spesso: per fortuna che c’è la Rete!!!

Emma, la ragazza a cui è morto il padre

Lo spettacolo deve continuare, è questo l’imperativo che vige nel mondo dello spettacolo. Ma questa volta si è toccato proprio il fondo: ad una concorrente del Grande Fratello australiano (nella foto) è morto il padre mentre lei è rinchiusa nella Casa, e i responsabili della trasmissione non vogliono dirglielo, così lei continua a “giocare” come se niente fosse ignara di tutto.

Non è la prima volta che il GF australiano si trova al centro delle polemiche. Nella precedente edizione, ad esempio, due inquilini della casa più spiata d’Australia sono stati espulsi perchè hanno tentato uno stupro su una loro compagna mentre lei dormiva, sotto gli occhi delle telecamere e senza alcun intervento da parte della redazione. Nell’edizione del 2005, invece, gli animalisti protestarono perchè gli inquilini terrorizzavano con le loro azioni un piccolo gatto introdotto nella casa. Addirittura l’anno prima furono chiamati i poliziotti per sedare i tafferugli e gli scontri che avvennero tra i protagonisti dello show. Ma quest’anno gli organizzatori del Big Brother l’hanno fatta grossa!!!

La settimana scorsa (il 16 maggio) è morto il padre della concorrente ventiquatrenne Emma Cornell [QUI la sua scheda sul sito ufficiale del programma], ma lei per regolameto non potrà sapere del tragico evento fino alla sua uscita dalla casa quando sarà eliminata. Ovviamente sulla vicenda si è sollevato un polverone di polemiche e di critiche, ma gli organizzatori si giustificano dicendo che il padre della ragazza era già seriamente malato quando la ragazza ha deciso di partecipare al programma e che, quindi, sarebbe spettata a lei la decisione di non partecipare. Inoltre, il fidanzato della ragazza ha affermato che lo stesso padre della ragazza avrebbe chiesto in punto di morte di non avvisare la figlia per non rovinarle questa esperienza. Sarà vero!? :roll:

Le conseguenze psicolgiche cui potrebbe anadare incontro la ragazza per non poter elaborare il lutto posono essere gravi e io credo che questa scelta degli organizzatori del GF australiano sia del tutto sbagliata. La notizia oltre ad aver indignato i cittadini australiani ha fatto il giro del mondo ribalzando all’interno della blogosfera dove ovviamente si possono trovare solo commenti di biasimo. Adesso l’unica non sapere della morte del pade è lei!!!

Mi si dirà che le regole sono regole, ma non si può calpestare la dignità umana e il rispetto della vita (quella vera, altro che reality show!!!) per uno stupido programma televisivo. Probabilmente il cinismo ha preso il sopravvento perchè gli ascolti sono cresciuti a dismisura e quindi anche gli introiti pubblicitari. Credo, infatti, che questa vicenda stia portando alla trasmisione un sacco di pubblico perchè anche chi non è intereresato al grande fratello, adesso inizierà ad appassionarsi alle vicende di questa povera e sfortunata concorrente all’oscuro di tutto. Insomma, credo che stia prevalendo la filosofia propagandistica del purchè se ne parli…

Mi immagino già quello che potrebbe succedere in Italia (sempre pronti a recepire le novità estere), dove il nostro Grande Fratello ormai giunto alla ottava edizione (gli organizzatori non sanno più che inventarsi per coinvolgere il pubblico) e costretto a lottare con decine di altri reality show, subisce un’emoraggia di pubblico costante. Ai prossimi provini, magari sarà necessario presentare le cartelle cliniche dei parenti più stretti!!! Si sa, per avere un pò di pubblico in più si farebbe di tutto, soprattutto in una TV commerciale!!! ;-)

Come ripeto spesso nei miei post, anche perchè è la filosofia che sottostà a questo blog, la Rete è uno strumento che contiene in sè un potenziale democratico inestimabile e gli esempi del video della BBC che trasmetterà Santoro Giovedì prossimo o la notizia che Marcello Dell’Utri è stato condannato in secondo grado a 2 anni di reclusione e ciò, eccetto poche eccezioni, non è stato detto nè in TV, nè nei giornali, sono rappresentativi di questo fenomeno.

In una democrazia liberale, i cittadini dovrebbero essere il più informati possibile per poter decidere consapevolmente. In Italia sappiamo che ciò spesso non avviene perchè i media sono in qualche modo condizionati dai poteri  (economici: es. editori - politici: es. pressioni politiche - ideologici: es. Vaticano). Ai cittadini, allora, non resta atro che riversare il proprio bisogno di informazione online, ma a questo punto tra i vari problemi che si presentano c’è quello del digital divide.

Con il termine digital divide si fa riferimento al divario informativo fra chi ha accesso al computer e a Internet e chi non ce l’ha, e in generale, fra chi ha accesso alle nuove tecnologie e chi non ne ha la possibilità per vari motivi .
“Divario digitale” è un termine che racchiude in sè molte differenze: il divario fra chi possiede computer recenti e veloci e chi utilizza computer obsoleti; fra chi ha conoscenze informatiche e chi non ne ha; fra chi può sfruttare connessioni veloci e chi non può farlo; fra chi paga molto per connettersi e chi paga poco, ecc, ecc. 
Per non parlare poi del divario digitale globale, inteso come divario fra il livello di informazione disponibile ai cittadini del Nord del mondo rispetto a quelli del Sud attraverso l’accesso alle moderne tecnologie. Questa situazione è molto rischiosa perchè potrebbe portare ad un ulteriore incremento del divario economico fra le due aree del globo.

Premesso tutto ciò, veniamo alla notizia del giorno correlata al digital divide: l’ADSL italiana è la più costosa d’Europa!!!

Un’inchiesta di Altroconsumo ha rilevato come in Italia, rispetto a Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito e Spagna, i contratti di connettività siano più costosi (QUI il grafico di confroto tra i prezzi italiani e quelli degli altri paesi). Una delle cause più rilevanti di questo fenomeno è  il fatto che nel nostro Paese la concorrenza continua a essere praticamente assente e Telecom Italia continua a farla da padrone.

Leggendo questa notizia non ho potuto fare a meno di fare un’amara considerazione: in Italia non solo abbiamo i media mainstream che non forniscono un’informazine del tutto completa (secondo la classifica di Freedom House sulla libertà di informazione, l’Italia stà al 79esimo posto - a parimerito con la Repubblica del Botswana! - ed è indicata come partly free), ma i cittadini vengono discriminati anche per ciò che concerne l’accesso alla Rete dove l’informazione potrebbe essere in un certo senso più libera.

Ma forse qualcosa sta cambiando, non che stia aumentando la libertà di informazione, ma è probabile che si abbassino i prezzi dell’ADSL e forse finalmente, fatto salvo il problema dell’alfabetizzazione informatica e i costi dei PC, i cittadini italiani potranno accedere a quelle informazioni di cui vengono privati da TV e giornali, o potranno approfondire fatti che vengono esposti solo parzialmente. L’Agcom, infatti, questo mercoledì ha approvato  una delibera che secondo Altroconsumo (che ha presentato i risultati della comparazione tra le tariffe europee) potrebbe apportare benefici significativi sul mercato italiano. La delibera dell’Agcom permetterà - almeno sulla carta - di cambiare radicalmente il panorama dell’ADSL in Italia. D’ora in avanti gli ISP (Internet Service Provider) alternativi a Telecom potranno offrire una banda più ampia rispetto al passato e accedere alla Rete a costi più bassi di quelli vigenti. Questo provvidemento dovrebbe innanzitutto portare maggiore concorrenza e, si pensa, costi più bassi per gli utenti finali [QUI maggiori dettagli].
Staremo a vedere…

Nell’attesa di sapere se la direttiva Bitstream (così si chiama la direttiva varata dall’Agcom) darà i frutti sperati, mi è venuto in mente un vecchio proverbio che dice: CORNUTI E MAZZIATI!!! ;-)

MARCELLO DELL'UTRI

Prendo spunto per scrivere questo post dal commento lasciato da fahrenheit451 al mio post sull’anniversario della strage di Capaci in cui morì il giudice Giovanni Falcone.

Una democrazia libera dovrebbe fondarsi sul confronto e sul dibattito con un’opinione pubblica consapevole. Ai media spetta il compito di dare le informazioni e di fornire i fatti. Spetta poi ai cittadini informati decidere e farsi un’idea. In Italia, però, pare che ci sia una sistematica scomparsa di fatti controbilanciata da una sovraesposizione a certe notizie (come ha evidenziato nel suo libro Marco Travaglio). Succede allora che i cittadini vengono informati parzialmente e che la realtà che viene loro presentata sia un pò distorta, a discapito di quella grande fetta di pubblico che si informa soltanto tramite i canali tradizionali e non acede in Rete dove spesso si possono trovare le notizie depistate da TV e giornali.

Sono moltissimi i casi che potrei riportare come esmpio di tutto ciò, ma qui mi soffermerò solo sull’ultimo in ordine di tempo: il senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri insieme ad un boss mafioso è stato condannato a 2 anni di reclusione dalla Corte d’appello di Milano per tentata estorsione (QUI il testo integrale della sentenza). Questa notizia non si è saputa (se ne è parlato solo online). Come si legge nel blog di Beppe Grillo, infatti, dei media traizionali ne hanno parlato solo l’Unità e il Corriere della sera, men che meno la notizia è stata data in TV, se ne è fatto cenno solo da Michele Sanrtoro. L’Ansa, onde evitare che qualcuno se ne accorgesse ;-) , ha dedicato alla cosa solo sette righe.  Forse pechè Dell’Utri è un uomo molto vicino a Silvio Berlusconi che in un certo senso è anch’esso coinvolto nella vicenda? Ci lo sa!? ;-)

Ma veniamo ai fatti. Ecco la ricostruzione che ne ha fatto Marco Travaglio sul blog di Grillo:

“Nel 1990 il presidente della Pallacanestro Trapani, Vincenzo Garraffa, medico e futuro deputato del Pri, cerca uno sponsor per la sua squadra, neopromossa in serie A2. Publitalia, la concessionaria Fininvest presieduta da Dell’Utri, lo mette in contatto con la Dreher-Heineken. Si firma il contratto: per 1 miliardo e mezzo di lire, i giocatori esibiranno sulle magliette il logo della “Birra Messina”, marchio italiano della multinazionale tedesca. Garraffa paga la provvigione a Publitalia: 170 milioni. Ma due funzionari della concessionaria berlusconiana battono cassa e pretendono da lui altri 530 milioni, in nero. In pratica, Publitalia vuole indietro la metà del valore della sponsorizzazione, ovviamente sottobanco. Garraffa rifiuta e, ai primi del ’92, incontra Dell’Utri a Milano. Gli spiega di non disporre di fondi neri e di non poter pagare senza fattura. Dell’Utri – come denuncerà Garraffa – lo minaccia: “Ci pensi, abbiamo uomini e mezzi per convincerla a pagare”. Garraffa non paga. E, qualche settimana dopo, riceve nell’ospedale di cui è primario una visita indimenticabile: quella del capomafia Vincenzo Virga, scortato da un guardaspalle. Virga è di poche parole: “Sono stato incaricato da Marcello Dell’Utri e da altri amici di vedere come è possibile risolvere il problema di Publitalia”. Garraffa ribatte: “Senza fattura, non intendo pagare”. E Virga: “Capisco, riferirò. Se ci sono novità, la verrò a trovare…”. L’anno seguente la Pallacanestro Trapani, nonostante i successi sul campo, non trova più uno sponsor. Garraffa s’inventa un’autosponsorizzazione antimafia, ovviamente gratuita, con lo slogan “L’Altra Sicilia”. Che gli porta fortuna: la squadra viene promossa in serie A. Maurizio Costanzo invita lui e i suoi giocatori a parlarne al “Costanzo Show”, su Canale5. Ma poi, all’ultimo momento, cambia idea e disdice l’invito. Garraffa ci vede lo zampino di Dell’Utri. E denuncia tutto ai magistrati di Palermo. Che trasmettono gli atti, per competenza, al Tribunale di Milano. Qui Dell’Utri e Virga vengono condannati per tentata estorsione aggravata a 2 anni a testa. L’altro giorno, la Corte d’appello ha confermato le condanne.

A questo punto una domanda sorge spontanea: Cosa accadrebbe se il falco di Bush venisse condannato percè scoperto essere colluso con la mafia italo-americana oppure se il co-fondatore del partito di Sarkozy fosse riconosciuto da un Tribunale come referente dei marsigliesi all’interno della sua forza politica? In una democrazia libera la notizia campeggerebbe per giorni sulle prime pagine di giornali e telegiornali, con successivi approfondimenti.  Il pregiudicato in questione sarebbe cacciato con infamia da tutta la classe politica.

In Italia, invece, la notizia non si fa sapere, Dell’Utri entra ed esce tanquillo dal parlamento dove è un politico rispettato e va tranquillamente in giro a presentare libri, a presenziare ad eventi pubblici di rilievo e a rilasciare interviste in varie trasmissioni televisive come se nulla fosse. Ad esempio, racconta ancora Travaglio, Daria Bignardi l’ha recentemente invitato alle “Invasioni barbariche” su La7 e ha subito premesso: “Non parliamo dei suoi processi”. Ovviamente Dell’Utri non ha avuto nulla da obiettare.

Insomma, l’Italia è un Paese strano dove scompaiono i fatti. Per fortuna che a volte i fatti occultati riescono ad emergere e a raggiungere il pubblico tramite la Rete. Peccato che essa in Italia non sia fruibile alla totalità della popolazione che dipende dai media tradizionali per appagare il suo bisogno di informazione.

Concludo con le parole stesse di Dell’Utri: “I miei guai dipendono dal fatto che sono mafioso…cioè, volevo dire che sono siciliano!“. ;-)

In attesa di sapere come andrà a finire quello che ormai possiamo chimare il caso “Santoro contro il Vaticano“, che era oggetto del mio precedente post (la RAI ha aquistato i diritti per il video della BBC, ma pare che il video non sarà trasmesso domani sera, ma il prossimo giovedì, staremo a vedere…), oggi vorrei soffermarmi su un importante anniversario: la strage di Capaci (vicino Palermo) in cui con una carica di 500 chili di tritolo furono uccisi il giudice Giovanni Falcone, sua moglie, Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.

Nella giorata di oggi sono state dette molte parole da parte dei politici per commemorare questo eroe dell’anti-mafia (QUI una rassegna stampa sull’argomento), tuttavia credo che il miglior modo per commemorare Falcone e tutte le vittime della mafia [QUI il calendario realizzato dallo staff del blog di Beppe Grillo che giorno per giorno riporta le vittime delle mafie] sia quello di ricordare ai politici che anzichè riempirsi al bocca con tanti buoni propositi e con frasi ricche di retorica, è bene che si muovano concretamente nella lotta anti-mafia. Per questo motivo voglio qui riportare le parole dello stesso giudice Falcone:

Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.

Questa frase tratta dal libro intervista Cose di Cosa Nostra che consiglio di leggere, è rappresentativa di quello che successe al giudice Falcone e al suo staff. Oggi Falcone, insieme a Paolo Borsellino, viene ricordato come emblema dell’anti-mafia, ma allora il loro lavoro fu in un certo senso osteggiato. Credo che ricordare questi aspetti meno noti della vicenda di Falcone sia il miglior modo per ricordarlo.

Un esempio del fatto che pima della mafia era lo Stato a voler mettere fuori gioco Falcone potrebbe ssere rappresentato dal mal riuscito attentato dell’Addaura del 1989. L’Addaura è il tratto di costa che collega Palermo con la contrada balneare di Mondello. Falcone si trovava lì un giorno d’estate del 1989, in una villa in Riva al mare insieme ad altri giudici. Qualcuno piazzò in quella villa ben 58 chilogrammi di tritolo che per fortuna non esplosero. Su quell’attentato ne sono state dette e scritte di tutti i colori, anche che Falcone si era preparato l’attentato a solo allo scopo di farsi pubblicità. Questo è un chiaro tentativo di denigrare lo “scomodo” lavoro del giudice anti-mafia. Solo nel 2004 la Cassazione parlò di ”infame linciaggio” ai danni di Falcone (QUI un articolo che approfondice l’argomento).

Un altro esempio: nel 1987, il pool antimafia di cui faceva parte Falcone riuscì ad organizzare il primo maxi-processo affondando un primo colpo alla mafia, così quando si trattò di scegliere il nuovo consigliere istruttore di Palermo che sarebbe dovuto succedere a Caponnetto (che andava in pensione), tutti si aspettavano che la nomina riguardasse Falcone, ma il CSM, scelse Antonino Meli semplicemente seguendo il criterio di azianità che poi si sarebbe scontrato duramente con Falcone e con il pool anti-mafia (che poi fu sciolto da Meli). Tutto ciò perchè i successi di Falcone cominciavano ad essere scomodi.

Falcone fu poi chiamato, nel 1988, a dirigere la sezione Affari Penali del Ministero di Grazia e Giustizia, fu così allontanato da Palermo, dalle indagini antimafia e dal suo ruolo di magistrato che egli svolgeva mirabilmente. Manterrà questo incarico fino al giorno dell’attentato. Paolo Borsellino, in un discorso pronunciato a Palermo il 25 giugno 1992, dirà che “Giovanni Falcone in questa sua brevissima esperienza ministeriale lavorò soprattutto per potere al più presto tornare a fare il magistrato. Ed è questo che gli è stato impedito, perché è questo che faceva paura”.  

Ma anche dopo la strage le cose non sono cambiate. Rosaria Schifani ha detto in un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera: “Sciolsero il Gruppo Stragi quando ancora stavano lavorando sui mandanti occulti di Capaci e via D’Amelio. E’ come se lo Stato avesse voluto interrompere quel lavoro. Quanti libri sono usciti su quelle ed altre inchieste. I magistrati diventano scrittori. Ma non ci dicono fino in fondo in quali misteri si sono impantanati. A cominciare dalla cassaforte vuota di Riina, dal databank di Falcone con la memoria cancellata, dalla borsa fatta sparire dalla macchina di Borsellino con l’agenda dentro“.

Insomma, Falcone è stato lasciato solo (questi sono solo alcuni esempi) e quando si è soli si muore!!! Probabilmente la mafia nell’uccidere Falcone aveva dei complici più o meno consapevoli…  

Ne aveva parlato Beppe Grillo nel suo blog qualche giorno fa, adesso è scoppiata la polemica. Si tratta di un documentario agghiacciante della BBC in cui si spiega come la Chiesa cerchi di occultare i reati sessuali (leggi pedofilia) e in cui si accusa il cardinal Ratzinger (oggi papa Benedetto XVI) di essere direttamente coinvolto nella copertura dei responsabili di tali nefandezze, in particolare per delle vicende accadute negli Usa, in Irlanda e in Brasile.Il video è già presente online da tempo (è andao in onda sulla BBC nell’ottobre del 2006), ma adesso Michele Santoro vorrebbe trasmetterlo durante una puntata del suo pogramma. Per far ciò, Santoro non può utilizzare il video che circola in Internet e che, tra l’altro, è stato sottotitolato in italiano da Bispensiero, ma deve aquistare i diritti dalla BBC.Il video che si intitola Sex Crimes and the Vatican (Crimini sessuali e Vaticano), parla della Crimen sollicitationis, ovvero un documento emesso nel 1962 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (la versione riveduta e corretta della Santa Inquisizione) e approvato da Papa Giovanni XXIII che stabiliva la procedura da seguire secondo il diritto canonico nelle cause di sollicitatio ad turpia (dal latino: “provocazione a cose turpi” - in pratica, il documento si riferisce a tutti quei casi in cui un uomo di Chiesa è accusato di usare il suo sacramento per fare avances sessuali ai penitenti o commettere azioni turpi quali stupri o sesso con animali). La BBC ha presentato anche le testimomianze di alcune vittime che all’epoca dei fatti erano bambini e altri casi in cui la Chiesa ha protetto i colpevoli di tali reati e ha impedito che essi si venissero a sapere.

Il garante dell’applicazione delle direttive presenti nella Crimen sollicitationis fu alcuni anni la sua promulgazione Benedetto XVI, all’epoca dei fatti ancora cardinale Joseph Ratzinger che fece di tutto per nascondere questi scandali e che, eletto Papa, secondo la BBC avrebbe ancor di più favorito l’impunità dei preti pedofili sebbene la Crimen sollicitationis fosse stata formalmente abolita nel 2001.

Tornando a Santoro, lui è il direttore editoriale della sua trasmissine, pertanto non ha bisogno di particolari autorizzazioni per aquistare il video (che la CEI ha bollato come un’infame calunnia e che costerebbe circa 20.000 euro) e pare che le procedure stiano facendo il loro corso…

Il problema in Italia, come al solito, non è il pluralismo informativo, bensì la censura preventiva. Così, per evitare che la RAI trasmetta qualcosa che possa dar fastidio al Vaticano, Mario Landolfi (AN) che è l’attuale presidente della Commissione di Vigilanza della RAI ha fatto pressioni su Claudio Cappon, il Diretore generale, affinchè blocchi l’iniziativa di Santoro. Tutto ciò ha scatenato la polemica. C’è chi parla di censura preventiva, chi difende la Chiesa sostenendo che adesso la faziosità di Santoro ha raggiunto l’apice, chi parla di vendetta santoriana nei confronti del Family day, chi dice che queste accuse contro la Chiesa sono false, ecc, ecc, ecc. [QUI trovate una rassegna stampa sull'argomento].

Al di là delle polemiche, secondo me, il focus della vicenda è il problema della libertà di informazione. In Rete è possibile raggiungere un pluralismo delle fonti tale da veder rappresentati tutti i punti di vista, mentre nei media tradizionali, i poteri interferiscono sempre sulla libera circolazione delle informazioni. Soprattutto per quanto riguarda il Vaticano che è sempre pronto ad occultare le notizie ad esso sgradite (pare anche in casi gravi come quelli della pedofilia). Anche se a me Santoro non sta paticolarmente simpatico, questa volta spero che riesca a trasmettere il video per far sì che esso arrivi anche al grande pubblico.

Per quanto riguarda i terribili fatti raccontati nel documentario, è bene che si apra un dibattito. Una democrazia libera dovrebbe fondarsi proprio sul confronto e sul dibattito. Spetta poi al cittadino decidere liberamente dopo aver confrontato i diversi punti di vista. La Chiesa avrà modo di smentire, rettificare e controbattere, ma non può pretendere che avvenga una censura preventiva perchè ciò è anti-democratico. In Italia purtoppo spesso non funziona così…

In attesa di sapere come andrà a finire, consoliamoci con la Rete dove le informazioni girano. Il video in questione è quello che stà ad inizio post, mentre QUI trovate la testimonianza di un ragazzo siciliano che ha subito abusi sessuali in seminario e che è stato perseguitato dalla Curia e QUI c’è un servizio delle Iene sui preti pedofili.

> AGGIORNAMENTO: Alla fine Santoro ha trasmesso il video durante la puntata del 31 maggio.

.I calzini bucati di Wolfowitz nella Moschea in Turchia Wolfowitz che lecca il pettine nel documentrio di Moore

Paul Wolfowitz, noto al grande pubblico più che per il suo operato alla Banca Mondiale, per il fatto che recentemente le sue immagini avevano fatto il giro del Mondo perchè in visita ad una Moschea in Turchia, appena si è tolto le scarpe è stato immortalato con due vistosi buchi nei calzini ad altezza dell’alluce, si è dimesso da Presidente della Word Bank. Wolfowitz è anche noto perchè l’11 Settembre 2001, prima di farsi intervistare nei pressi del Pentagono martoriato, lo si vede bagnare di saliva il pettine (vedi seconda foto in alto) prima di sistemarsi i capelli: è una delle scene “forti” del documentario Farhenheit 9/11 di Michael Moore.

Wolfowitz si è dovuto dimettere perchè accusato di nepotismo: avrebbe sponsorizzato la promozione e l’aumento di stipendio della sua compagna, Shaha Riza.

Non so a voi, ma a me dispiace che Wolfowitz sia stato costretto a dare le dimissioni. Quest’uomo è troppo simpatico e poi… in fondo è una brava persona!!! ;-)

Mi spiego meglio: una persona del suo calibro che va in giro con i calzini bucati (il commento sarcastico del quotidiano turco «Hürriyet» è stato: “Il capo dei soldi ha buchi nelle calze”) e che si pettina con la saliva prima di essere ripreso dalle telecamere, a me sembra una persona vicina alla gente. Pensate ai grandi nomi della poitica e della finanza, mai vi verrà in mente di immaginarli in situazioni simili nelle quali, a limite, ci si può imbattere nel goffo vicino di casa o nel “paesano” che cerca di darsi delle arie in città. L’umanità di  Wolfowitz, lo rende simpatico.

Ma veniamo alle accuse di nepotismo che poi sono le cose più gravi. Anche in questo caso Wolfowitz è umano e simpatico, anzi direi è proprio una figura tipica del costume italiano: siamo o no, il paese del “familismo amorale“!!!! ;-)

Marco Travaglio, ha stilato un breve elenco non esaustivo di parenti favoriti da “pezzi grossi”. In Rai, ad esempio, ci sono decine di cognomi famosi, soprattutto politici: Andreatta, Berlinguer, Donat-Cattin, Leone, Letta, Mancini, Rauti, Ruffini, Scelba, Squillante, Sottile. La Rai ha addirittura assunto come dirigenti il capoautista e l’assistente di Berlusconi, e persino il figlio della segretaria di Gelli. Pare che a Mediaset sia la stessa cosa. Ad esempio al Tg5 alcuni cognomi sono: Geronzi, Confalonieri, Agnes, Loiero, Buttiglione, Sterpa, Caputo, Reviglio.

In Parlamento le cose non vanno meglio. Ci sono i figli di Craxi e il figlio di Forlani. Cossiga ha portato il figlio Giuseppe e il nipote Piero Testoni. Al Senato è arrivato il fratello di Pecoraro Scanio che era terzino nell’Avellino calcio. Alla Camera ora siede la prima moglie di Paolo Berlusconi. Al Senato c’è la moglie di Bassolino e anche la moglie di Fassino. In questo elenco non poteva mancare Mastella, sua moglie è presidente del consiglio regionale della Campania, suo è
deputato, sua nuora lavora all’Authority delle Comunicazioni. Bossi, ha sistemato il fratello Franco e il figlio Riccardo al Parlamento europeo, come assistenti degli onorevoli Salvini e Speroni. I curricula sono di tutto rispetto: Riccardo è studente fuori corso, Franco ha un negozio di autoricambi a Fagnano Olona. Altri due leghisti si sono scambiati le mogli a Montecitorio: l’on. Ballaman assume come assistente la moglie dell’on. Balocchi, che ricambia ingaggiando come portaborse la signora Ballaman.
La moglie di Marco Follini è direttore del Demanio. Giorni fa Cristiano Di Pietro, consigliere provinciale di Campobasso, è stato ricevuto per una riunione sull’energia eolica dal ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, che è pure suo padre.

Nel calcio, continua Travaglio, è la stessa musica. Fino all’anno scorso regnava una cupoletta chiamata Gea World, inventata da Luciano Moggi riunendo tanti figli e figlie di papà: il suo e quelli del banchiere Geronzi, del C.T. Lippi, dell’on. De Mita, dei bancarottieri Tanzi e Cragnotti. Da quelle parti si faceva le ossa un giovane procuratore in erba, Pellegrino Mastella. Che non è omonimo del ministro: è proprio suo figlio, il marito di quella dell’Authority.

Si potrebbe continuare all’infinto in tutti gli ambiti, perchè siamo in Italia e non negli Stati Uniti. Da noi c’è la “raccomandazione”, la “bustarella”, l’amicizia con il signor tal de tali, il favoritismo, l’essere figlio o parente di, ecc.
Ecco perchè Wolfowitz a me sta simpatico: oltre ad essere “umano” è anche di indole italica!!! ;-)

 Mi dispiace che sia stato costretto a dimettersi, magari se fosse stato in Italia sarebbe diventato Ministro, invece negli Stati Uniti ha dovuto “agire eticamente nella convinzione di fare gli interessi di questa istituzione”, come si legge nella sua lettere di dimissioni.

Allora concludo fcendo un in bocca al lupo al presidente dimissionario della Word Bank e lo invito a trasferirsi in Italia dove sicuramente grazie alla sua personalità e alle sue caratteristiche, sarà molto più apprezzato che negli USA.

Siccome, però, credo che lui non leggerà mai questo post, se lo vedete, potreste rivolgergli questo invito da parte mia? ;-)

Siamo nell’era del consumismo, del marketing e dei prodotti standardizzati costruiti in serie. Cosa c’è di più sfizioso di un bel panino fatto ad un pic-nic con pane apppena sfornato dalla nonna imbottito con salumi e formaggi tipici? Sfido chiunque a trovaredue panini fatti in questo modo che siano uguali per forma e sapore. Invece, arriva il McDonalds e tutti i panini diventano uguali per forma, colore, odore e sapore!!!

Lo stesso discorso si potrebbe fare per moltissimi altri prodotti, ma qui voglio sofermarmi sui mobili. Un falegname, un tempo, costruiva con tanta fatica e tanta passione per il proprio lavoro una sedia, un comodino, un tavolo. Grazie alla propria abilità e ai suoi poveri utensili uscivano fuori pezzi unici, non c’erano due sedie, due comodini o due tavoli che erano perfettamente uguali tra loro.

Anche nell’ambito del mobilificio, con Ikea,  è arrivata la produzione di massa che ha introdotto la standardizzazione dei prodotti (che si montano a casa da soli) e quindi la pubblicità. Infatti, poichè tutti i tavoli, le sedie e i comodini sono uguali, come invogliare la gente a comprare e a scegliere tra i tanti prodotti? Ovviamente aggiungendovi “valore” con le strategie di marketing (il famoso catalogo Ikea e la pubblicità).

Assurto agli onori delle cronache già da qualche anno per la sua efficacia comunicativa, per la crescente richiesta da parte dei consumatori e per la capillare distribuzione, il catalogo Ikea, per l’edizione dell’anno scorso, ha superato le attese, collocandosi al primo posto della classifica dei best-selling books.

Agli inizi dl 2007 erano 160.000.000 (160 milioni!) le copie in circolazione del catalogo dei mobili standardizati. Tantissime, direte voi. Certo, sono proprio tante, ma senza un termine di paragone eficace non si riesce a capire quanto il signor Ikea, Ingvar Kamprad, sia riuscito a diffondere il catalogo del suo marchio.

Allora, per farvi capire… Qual’è il libro più diffuso al Mondo? Ovviamente la Bibbia, direte voi, invece NO!!!

Il “libro dei libri” è stato superato proprio dal Catalogo Ikea!!! La Bibbia ha una diffusione di poco più di 100.000.000 (100 milioni), quindi è stata superata di gran lunga dal catalogo del falegname più ricco del modo!!!

Non c’è più religione!!! Questa frase l’abbiamo sentita spesso. Invece, una religione c’è e sta già soppiantando quelle vecchie: il consumismo di massa e la standardizzazione!!! ;-)

Come il libretto rosso di Mao ha segnato la rivoluzione culturale cinese, il catalogo Ikea sta segnando, superando anche la Bibbia in quanto a diffusione, la rivoluzione dei nosri tempi, cioè quella che porterà il consumismo di massa a diventare la nuova religione ufficiale!!!

C’è già chi si preoccupa e anche in ambienti cattolici; ad esempio, il fervente cattolico Martin Roth nel suo blog che tratta di “Christian news”, si pone un emblematico quesito : “China,Russia, Japan. Western Christians are spending heavily to reach people in such countries with the Gospel. Will we win hearts as readily as Ikea?” Che tradotto più o meno significa: La Cina, la Russia, il Giappone. I cristiani occidentali si stanno spendendo molto per raggiungere la gente di tali paesi con il Gospel. Vinceremo prontamente i cuori quanto Ikea? 

Ingvar Kamprad ha sicuramente vinto i cuori dei suoi aquirenti visto che lui è uno degli uomini più ricchi del Mondo!!! ;-)

Che ne dite di questa nuova religione del futuro fondata sul consumismo di massa? Cosa preferireste avere come divinità? Un panino McDonalds, una bottiglia di Coca-Cola o proprio un comodino dell’Ikea, visto che il suo catalogo è più popolare della Bibbia!? ;-)

Chissà cosa ne pensa Benedetto XVI di questa vicenda? Non è che anche Kamprad sarà etichettato come terrorista (tra l’altro, pare che in gioventù, il signor Ikea abbia fatto parte degli Engdahl’s pro-Nazi un gruppo nazista)!!!! 

P.S. Scusate la pubblicità involontaria ed “occulta”!!! ;-)

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Il blogging è oggi prevalentemente condotto dalla mera voglia di partecipare dei bloggers, dalla passione, dalla soddisfazione personale ricavata dal sapere che in qualche mondo si è contribuito alla costruzione di quella che Pierre Levy chiama “intelligenza collettiva”. E’ probabile che col tempo, come afferma Lovink , esauritasi la spinta propulsiva derivata dall’entusiasmo per questa forma nascente di plucazione online, ad investire e a credere su Internet resteranno solo in pochi, dal momento che essa non è retribuita.

Ma come è possibile ottenere guadagno con un blog?

Ho fatto qualche ricerca per voi e per me…. ;-)

Sono molto diffusi i bottoni di PayPal, azionando i quali i lettori possono fare un’offerta libera ai gestori dei blog tramite carta di credito indicando la somma che si vuole donare. Nel 2003, con questo sistema Christopher Allbritton è riuscito ad auto-finanziare le cronache di guerra presenti sul suo blog. In poche settimane, come ricorda Giancarlo Mola su laReppublica, gli sono arrivati più di diecimila dollari che gli hanno permesso di trasferirsi in Iraq da dove si collegava a Internet per aggiornare il suo blog con un telefono satellitare. Sul suo blog anche adesso c’è il bottone di PayPal con la scritta “Make a Donation“.

Un altro esempio di blogger che si auto-finanzia con le donazioni è quello di Jason Kottke che, come lui stesso racconta, riesce a “vivere di blogging”. Il suo blog si occupa di high-tech e design, evidentemente lo fa talmente bene da convincere i suoi lettori a finanziarlo.

Ma non tutti i bloggers sono così popolari da potersi permettere tali finanziamenti e casi come quelli descritti sono solo marginali ed episodici che costituiscono l’eccezione e non la regola. Alla maggior parte dei blogger, secondo me, il ricavato delle offerte consente al massimo di pagarsi il cinema una volta la mese!!! ;-)

La situazione non dovrebbe essere molto diversa per quanto riguarda i programmi di affiliazione tipo quelli proposti da Amazon che, nonostante non permettano alti ricavi, sono molto diffusi. Il programma Amazon Associate offre l’opportunità di promuovere come affiliati qualsiasi prodotto in vendita su Amazon ( libri, DVD, cd musicali, ecc). In pratica il blogger deve indicare ai propri lettori i prodotti in vendita su Amazon inserendo dei particolari link che permettono al negozio online di riconoscere il blog da cui il potenziale acquirente è stato indirizzato, se i visitatori comprano l’articolo, Amazon assegna una piccola commissione sulla vendita. Non è difficile calcolare di quante vendite vi sia bisogno prima di raggiungere una somma considerevole.

Anche Google offre un servizio che dovrebbe permetere di guadagnare (credo sia il più diffiuso tra i bloggers). Il servizio si chiama Google AdSense ed è una evoluzione della pubblicità online tradizionale. AdSense permette ai blogger di pubblicare pubblicità di testo in relazione agli argomenti trattati. Il motore di ricerca Google associa automaticamente i messaggi pubblicitari a seconda delle parole che vengono utilizzate nei post. Per esempio, ad un post che racconta delle vacanze in Irlanda del blogger verranno affiancati con molta probabilità messaggi promozionali (in uno spazio della pagina scelto dal blogger) in cui vengono presentati delle promozioni riguardanti voli aerei o viaggi organizzati verso l’Irlanda. Per ogni click sulle pubblicità il blogger riceve una piccola somma di denaro a prescindere dal fatto se si effettua o meno un acquisto.

Un metodo che può rivelarsi redditizio è quello della vendita di spazi pubblicitari. Il più diffuso servizio di pubblicità dei blog è BlogAds che si incarica di vendere gli spazi pubblicitari trattenendo una percentuale sui ricavi. Ovviamente, i prezzi degli spazi pubblicitari non possono avere tutti lo stesso valore, ma variano in relazione alla popolarità del blog e in relazione al livello di specializzazione. Se un blog tratta argomenti specifici o di settore, il prezzo dei suoi spazi pubblicitari aumenta perché ciò permette di inserire pubblicità mirate ad un target specifico.

Robin Good propone ai bloggers per guadagnare di vendere gadget o di vendere prodotti affiliandosi con particolari marchi, produrre e-book con i miglior post da vendere ai lettori più affezionati o miniguide per orientarsi sul Web indicando, ad esempio, delle recensioni dei siti preferiti, ma anche miniguide su argomenti che si conoscono bene (ad esempio, un blogger che parla di high-tech potrà realizzare una guida all’acquisto dei nuovo prodotti tecnologici in vendita) e molti altri espedienti che non possono di certo portare grossi guadagni. Ma questi consigli lasciano il tempo che trovano.

Non mancano certo esempi originali come quello di un video-reporter olandese che produce in proprio video-news che mette gratis sul proprio sito e che fornisce gratuitamente ad altri siti di news, al loro interno inserisce dei piccoli spot pubblicitari per i quali gli inserzionisti pagano circa 10 centesimi di dollaro a visitatore (Fonte: Poynter).

Negli Stati Uniti, esiste un sito, Pixelpass, che permette in pratica di rendere il proprio blog a pagamento. Basta aggiungere un’applicazione fornita da Pixelpass nel blog e ogni post viene coperto in parte da un’immagine su cui i lettori se vogliono leggere ciò sta sotto devono cliccare venendo indirizzati in uno spazio dove si chiede loro di versare una piccola somma di denaro. Ovviamente questi pagamenti riguarderebbero specifici tipi di blog particolarmente ricchi, interessanti e magari specializzati in settori di nicchia in cui i lettori non solo potrebbero trovare le informazioni ricercate, ma potrebbero anche avere modo di innescare prolifiche conversazioni con gli altri utenti e con il blogger. Come si può facilmente intuire, solo pochi bloggers potrebbere permettersi di fare uan cosa simile.

Queste sono solo alcuneforme di guadagno tentate dai bloggers. La maggior parte dei modi per guadagnare attraverso un blog, tuttavia, si sono rivelate poco efficaci. Negli Stati Uniti, invece, dei bloggers riescono a guadagnare vendendo i loro contenuti a degli appositi network. Casi rapresentativi di questa tendenza sono, ad esempio, la Gawker Media di Nick Denton e la Weblogs Inc. dell’AOL, entrambe basate su una piattaforma tecnologica (di diffusione e di pubblicità comune) in cui vengono aggregati dei blog personali selezionati in base alla qualità del lavoro degli autori.

I bloggers vengono letteralmente “assunti” e sono retribuiti come se fossero dei redattori (generalmente si assumono l’impegno di garantire una certa frequenza di pubblicazione). La vera novità di questi network di blog rispetto a una redazione tradizionale, oltre a quella della riduzione dei costi per gli editori, è quella di poter affrontare temi diversi e spesso di estrema nicchia. La tendenza generale relativa al guadagno è, quindi, quella di specializzarsi per sfruttare al meglio le inserzioni pubblicitarie che hanno un valore superiore se dirette ad un target specifico.

La Gawker Media è una comunità di blog specializzati che totalizza un numero di contatti mensili di circa cinque milioni di utenti. Uno dei blog più noti di questa comunità è Gizmodo, specializzato in gadget tecnologici e disponibile in diverse lingue. La prospettiva di Denton è che i blog migliori possano affiancarsi o sostituirsi alle riviste specializzate e in tal senso diventare attrattori di pubblicità mirata. Un blogger che entra nel circuito della Gawker Media, pare che possa guadagnare oltre 2000 euro mensili (Fonte: EJO).

Weblogs Inc. è un altro network di blog specializzati composto da più di cento bloggers. Gli introiti sono talmente elevati che la retribuzione dei bloggers può arrivare anche a 1.500 dollari mensili (Fonte: EJO).

Questo sembra il modo per poter guadagnare un pochino atraverso un blog. Ma che fine fa la spontaneità e la libertà del blogging? Non si rischia di ingabbiare la forza del blogging che sta nel’essere totalmente libero e svincolato da ogni forma di condizionamento (politico, economico, sociale) che ne influenzi la linea editoriale? E poi… che differenza c’è tra un network organizzato di bloggers retribuiti e una testata online? Nessuna, a parte che l’editore spende meno… ;-)

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Da qualche giorno in TV si può vedere un’enigmatica pubblicità della trasmissione REPORT condotta su RAI3 da Milena Gabanelli, a mio avviso una delle migliori trasmissini che il servizio pubblico italiano abbia mai realizzato.

In questa pubblicità si parla di ua “scatola magica” tenuta segreta dalle compagnie di telecomunicazioni per non si sa quali motivi . Sul sito della trasmissione si legge:

“E poi c’è la storia della macchina magica. Ovvero la GSM BOX. Uno strumento complesso che permette a grandi e piccoli operatori del mondo delle telecomunicazioni di macinare guadagni astronomici sulle telefonate fisso-mobile, le chiamate che da casa partono verso un cellulare. E che di solito sono anche le più care. Un mondo di complicità e silenzi vastissimo. Nel frattempo, le procure indagano”.

La puntata sembra appetitosa, una di quella capace di denunciare fatti assurdi e inaccettabili ma che puntualmente il giorno dopo vengono commentati, approfonditi e discussi sul Web, senza che i media mainstream ne facciano il minimo cenno. ;-)

La suspense sale e la curiosità monta… Quando ho visto per la prima volta la pubblicità della puntata avevo pensato che una semplice ricerca su Internet avrebbe risolto ogni dubbio e che sarei arrivato alla puntata “preparato”. Invece nemmeno online c’è molto materiale…

Dan Gillmor nel suo libro che si intitola We The Media in cui pala del giornalismo diffuso, ha introdotto il concetto di lettori che sanno more-than-we-do. Secondo Gillmor, i lettori di un giornale, di un blog, di una rivista, ecc, messi tutti insieme sicuramente ne sapranno di più di chi ha scritto. Allora, io adesso vi dico cosa ho scoperto, anzi vi parlo dell’idea che mi sono fatto e magari grazie al contributo di voi lettori, arrivermo insieme a vedere la puntare di REPORT di stasera più informati. Vediamo chi ci prende di più…. ;-)

Navigando sul Web ho trovato questa pagina di un sito di un’azienda che opera nel campo della telefonia in cui si descrvono le caratteristiche e le funzionalità di un aparechio che si chiama GSM Box;che sia qualcosa di simile alla scatola magica della Gabanelli grazie alla quale gli operatori del mondo telefonico possono “macinare guadagni astronomici”?

Se è così, basta analizzare l’apparecchio. Si tratta di uno strumento capace di connettere le reti fisse con le reti mobili GSM. A questo punto il ragionamento è facile:

  • le compagnie telefoniche gestiscono la rete fisica
  • i costi di gestione influenzano notevolmente le tariffe telefoniche
  • utilizzando la rete GSM che è costituita dall’etere e non da supporti fisici, questi costi si abassano moltissimo
  • le compagnie ci farebero pagare uguale, ma loro spenderebbero meno (guadagando di più)
  • questo guadagno sarebbe esorbitante soprattutto per quanto riguada le alte tariffe delle chiamate verso i numeri mobili 
  • Le compagnie mantengono il segreto perchè altrimenti sarebbero costrette ad abbassare i prezzi utilizzando questa tecnologia oppure perchè vogliono utilizzarla senza dire nulla.

Inoltre, nella pubblicità della trasmissione si intravede questa GSM Box che contiene numerose schede telefoniche (forse anche l’apparecchi di cui vi ho parlato, ma leggendo le caratteristiche tecniche non l’ho capito). Se così fosse, un altro motivo per cui l’esistenza di questa scatoletta miracolosa dovrebbe essere tenuta nascosta potrebbe essere il fatto che essa consentirebbe agli utenti di utilizzare diverse schede mobili con vari piani tariffari (anche di operatori diversi) e quindi di scegliere via via quello più conveniente a seconda della chiamta. In questo modo i gestori andrebbero a perderci…

Insomma, queste sono le mie deduzioni, voi che ne dite?

In ogni caso, stasera sapremo esattamente di cosa si tratta….

> AGGIORNAMENTO: Bè, vista la puntata, un pochino ci avevo preso… ;-)

Marco Travaglio ad AnnoZero, il programma di Santoro, invia una video-lettera (QUI il testo) al Monsignor Ruini…

Vedete il video, si commenta da solo:

Premesso che Travaglio non mi sta molto simpatico, questa volta ha colto proprio nel segno!!! ;-)

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Lo so che ne hanno parlato in molti e di certo dopo il mio post c’è ne saranno molti altri sull’argomento, ma come ha scritto Hugh Hewitt

…quando molti blog scelgono un tema o iniziano ad inseguire una notizia si forma un blog swarm [...], un massiccio movimento di opinione pubblica che, quando esplode, è in grado di alterare profondamente la percezione collettiva di una persona, di un prodotto, di un fenomeno.

Allora, anche io non posso non parlare del doppio evento che ci sarà domani: la manifestazione e la contro-manifestazione per la famiglia. D’altronde in un blog che si chiama “La forza del blogging” dove regna sovrana la convinzione che il blogging è strettamente connesso con i processi di formazione dell’opinione pubblica, non potrebbe essere altrimenti. ;-)

Passando per Piazza San Giovanni a Roma, già da qualche giorno si può vedere pronto un mega-palco . I più distratti avranno pensato che si tratta di quello del concerto del Primo maggio, ma in realtà appena è stato smontato quello ne è stato costruito subito un altro sul quale campeggia la scritta Family Day, seguita dallo slogan della manifestazone: “Ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese”.

Il fatto strano è che anche a Piazza Navona sono iniziati da qualche giorno i preparativi per un’altra manifestazione che al grido di “Coraggio laico” si propone obiettivi opposti a quelli del Family Day (questa manifestazione è promossa da Rosa nel Pugno, Sdi e Partito Radicale) e, tra le altre cose, ricorderà l’anniversario del referendum sul divorzio.

Il nocciolo della questione è rappresentato dai DICO (DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi).  C’è chi dice che essi minerebbero l’istituto della famiglia e chi dice che, al contrario, sono necessari nella società italiana attuale (in cui c’è un forte bisogno di laicità).

Al di là delle polemiche [QUI, QUI e QUI potete torvare una raccolta di notizie sull'evento], credo che tutta la vicenda si fondi su un equivoco di fondo. Equivoco che è stato ben sintetizzato dalle parole del presidente del Senato, il quale ha detto che il ddl sui DICO non mette in discussione la visione della famiglia così come è prevista dalla Costituzione (Fonte: adnkronos).

I DICO, secondo il mio modesto parere, non sono nè contro la famiglia, nè a favore. Essi sempliemente allargano il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali  a chi non li ha (non mi riferisco solo alle coppie omosessuali). Senza esasperare questo tema, come fanno quelli del Coraggio laico, e senza demonizzare le coppie di fatto, come fanno quelli del Family Day, credo che i DICO interferiscano poco con l’istitto della famiglia. Anche con i DICO ci si continuerà a sposare e non credo che con i DICO tutti ci ritroveremo ”uniti” con persone del nostro stesso sesso.

Il problema, a mio avviso, è sempre il solito. In Italia ci si diverte a farsi la guerra. Quello a cui assisteremo domani a Roma non sarà altro che la riproposizione in chiave moderna delle “amichevoli” diatribe tra Don Camillo e Peppone! ;-)

Avremo così i preti, ad esempio, che distribuendo volantini nelle parrocchie sottolineranno il valore della famiglia [Ma loro perchè non si sposano!? ;-) ] e i “mangia-preti” che ricordando l’aborto, il divorzio e le altre battaglie laiche vinte, invitano al laicismo. Così, domani, al centro dell’attenzione non ci sarà la famiglia (in qualunque modo vogliate intenderla), bensì  l’atavico scontro italico tra due posizioni opposte apparentemente inconciliabili.

Come nei romanzi di Guareschi, tra i parrocchiani di Don Camillo e i compagni di Partito di Peppone, alla fine non vincerà nessuno perchè in fondo sono tutti amici!!!! L’importante è farsi la guerra!!! ;-)

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Google Maps, come si legge nel sito ufficiale,  è un servizio offerto da Google che consente la ricerca e la visualizzazione di mappe geografiche di buona parte della Terra. Oltre a questo, è possibile ricercare informazioni sulle aziende locali, tra cui indirizzi e dati di contatto. Un’altro dei principali punti di forza del servzio è costituito dal fatto che è possibile ricavare indicazioni stradali. Google Maps, infatti, è in grado di individuare e ricostruire un percorso tra due punti.

La Google, è un’azienda giovane e dinamica e per questo credo che mal sopporti la pigrizia e la sedentarietà. Inoltra è noto che da Google, la salute fisica e psichica dei dipendenti sia tenuta in elevata considerazione. I dipendenti, ad esempio, dispongono di un campo da beach volley, di due piccole piscine per il nuoto, di biliardi e spazi per i propri figli. Dentro la Google, c’è chi gira in rollerblade e chi in mini-moto. Alcuni alti dirigenti conservano la scrivania degli antichi tempi spartani, quando la nascente Google prendeva forma sotto la spinta propulsiva di due giovani studenti, ovvero una porta appoggiata su due cavalletti. Chi lavora per Google può anche portare il proprio cane al lavoro, e può dedicare parte del tempo lavorativo per svolgere gli affari personali indisturbato. Il clima di lavoro è disteso, non esistono differenze di trattamento ai diversi livelli gerarchici Chiunque, in Google, può proporre un suggerimento attraverso un apposito canale (il cosiddetto bidone dei suggerimenti). Le discussioni lavorative non avvengono in sala riunioni, ma davanti alla macchina del caffè o giocando a beach volley. Questa mentalità è condivisa per tutte le sedi Google nel mondo. Insomma, l’obiettivo di Google è di essere una grande famiglia e di accrescere il senso di appartenenza dei dipendenti, favorendo un ambiente sereno da cui possano scaturire nuove idee.

Vista la filosofia dell’azienda, vedere la gente non Googleiana impigrirsi e annoiarsi condcendo una vita monotona e sedentaria, deve dare fastidio a Google, al punto che Google Maps, spesso nel dare le indicazioni stradali fa “allungare ” un pochino (a volta un tantino ;-) )

Ad esempio, vi ricordate della conferenza del file sharing a Roma? In quel caso chiesi a Google Maps come arrivarci e, partendo da un posto che si trova a meno di 300 metri, guardate  QUI che percorso mi aveva suggerito… In pratica avrei dovuo fare il giro dell’isolato finchè non sarei tornato nel posto da cui ero partito per poi proseguire verso la meta da ragiungere! ;-)

Ma questo è niente!!! Provate a:

  • andare su Milano in Google Maps
  • sul fumetto che appare selezionate “DA QUI”
  • inserite l’indirizzo: Long beach, California e premere INVIO
  • leggete il punto 45!!!
  • se voltete, iniziate il percorso…

Non voglio rovinare la sorpresa a chi vuole tentare di andare in Calfornia seguendo le indicazioni di Google (comunque un suggerimento stà nll’immagine che ho messo ad inizio post ;-) ), vi anticipo solo che ci vuole un grande sforzo fisico. Ovviamente questo farà bene alla salute, alla mente (”mens sana in corpore sano”) e alla Google che penso abbia iniziato una campagna contro la sedentarietà e a favore dell’esercizio fisico.

Per chi ha seguito il percorso: non vi sembra un pò troppo esagerato!!! ;-)

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Per i pochi che ancora non conoscessero YouTube, dico che si tratta di un sito che consente agli utenti di caricarvi e/o vedere video in streaming, quindi si tratta di una piattaforma finalizzata alla condivisione di video. Non a caso il motto di YouTube è “Broadcast yourself”.

Dice l’enciclopedia Wikipedia che la grande popolarità di YouTube è dovuta tra le alte cose, al fatto che nononstante il regolamento lo vieti, normalmente è possibile fare anche l’upload di video protetti da diritto d’autore, come ad esempio show televisivi e video musicali. Ciò è possibile perchè al contrario di piattaforme simili, come ad esempio Google Video, il sito effettua un controllo solo ex-post su quanto immesso.

Il video sharing così come proposto da YouTube è nella logica del Web 2.0 perchè non consiste solo nel dare la possibilità di vedere video, ma è anche un mezzo che permette anche interazione tra gli utenti che possono condividere il video su un blog in pochi minuti e semplicemente, possono poi commentarlo e presentarlo in diversi modi. Possono addirittura votarlo sullo stesso YouTube che stila una classisica, c’è il rating, ci sono i tag, le statistiche, le categorie, la community. Insomma, YouTube è un’applcazione del Web 2.0 [per un aprofondimento sulle altre applicazioni del Web 2.0 e sui loro usi sociali potete leggere questo post sul blog Tecnoetica].

Fin qui dovremmo esserci tutti (spero ;-) ). Quello che spesso ignorano gli utenti di YouTube è che è possible scaricare sul proprio PC i video presenti su questa piattaforma senza dover essere collegati ad Internet per vederli . A tal proposito voglio dare qualche informazione in più.

Esistono diversi siti che offrono la possibilità di scaricare i video di Youtube, tra questi uno dei più noti è il giapponese Qooqle, che oltre a essere un motore di ricerca dedicato alla ricerca di video, fornisce l’opportunità di fare il download dei video inserendone l’URL nell’apposito spazio cliccando sulla voce YouTube Downloader. Vi è poi Keepvid che permette di saricare i video oltre che da YouTube anche da altre piattaforme simili; il suo funzionamento è semplice, anche in questo caso basta inserire l’URL del video e il gioco è fatto. Oppure ancora c’è dlThis che funziona sempre con il sistema dell’URL.

Esistona anche dei programmi finalizzati al download dei video di YouTube, ve ne sono diversi. Qui voglio segnalare YouTube Grabber, un programmino stand-alone (cioè che non necessita di installazione) molto semplice da usare, che funziona sempre con il sistema dell’URL dei video che si vuole scaricare. QUI trovate una recensione del prgramma e anche un link da cui scaricarlo.

Sia tramite i siti che ho segnalato e sia tramite YouTube Grabber, i video vengono scaricati in formato .Flv (Flash Video), quindi, per vederli si possono utilizzare appositi players, come VLC player (ma c’è ne sono molti altri), oppure si devono convertire in altri formati con appositi software reperibili facilmente in Rete (anche freeware).

Buona visione!!! ;-)

AGGIORNAMENTO (07/05/2007): Punto-Informatico di oggi (QUI l’articolo) segnala che YouTube inizia a pagare attraverso gli introiti pubblicitari gli uploaders più proliferi e creativi. Inoltre, pare che il premier britannico (Tony Blair) oltre a congratularsi col nuovo Presidente francese attraverso i canali istituzionali, abbia messo due video su YouTube (QUI l’articolo del blog di Panorama che riporta la notizia). I politici all’estero sono sempre più avanti! ;-)

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Sarà perchè oggi sono andato a quel Convegno di cui vi ho parlato, ma mi è venuta l’idea di scrivere un post sul file sharing prendendo solo in piccola parte spunto da quanto è stato detto [il convegno è stato molto interessante. A breve QUI sarà possibile scaricare il report della ricerca].

I ricercatori dell’Osservatorio su Libertà e Comunicazione della Fondazione Einaudi di Roma diretti dal Prof. Davide Bennato che ho avuto il piacere di conoscere questa mattina alla fine del convegno, hanno diviso gli utenti di Internet in relazione al file sharing in due macro-categorie: chi scarica e chi non scarica.

Ognuna di queste due categorie, a loro volta, si divide in altre due sotto categorie: 

  1. chi scarica a pagamento (downloader pay),
  2. chi scarica gratuitamente tramite i sistemi P2P (downloader free),
  3. chi non scarica perchè non ha consapevolezza del fatto che può farlo,
  4. chi non scarica però è consapevole di questa possibilità (non downloader consapevoli).

Ovviamente in un discorso che verte intorno al file sharing l’attenzione si concentra soprattutto sui downloader di entrambi i tipi e meno su coloro che non scarcano file dalla Rete.

Prendendo spunto da questa sintetica considerazione, voglio segnalarvi alcuni siti utili (divisi per categoria) che tuttavia non ho conosciuto al convegno, ma che sono frutto di una mia personale ricerca ospirata dal convegno:

  • Non downloader inconsapevoli: svegliatevi!!! Da Internet si possono scaricare in vari modi file di ogni genere!!! ;-)
  • Non downloader consapevoli: ma cosa state aspettando per iniziare a scaricare!!! ;-)
  • Downloader free: in questa pagina trovate una raccolta dei migliori progammi Peer-to-Peer (P2P), inoltre ho trovato molto interessante questo post nel blog di Energio in cui si parla di sistemi di condivisione di file grtuiti, ma non P2P.
  • Download pay: questo sito raccoglie link a più di 200 rivenditori online di musica in tutto il mondo divisi per area geografica, compreso il famosissimo iTunes della Apple legato agli iPod.

A proposito di condivisione, me sembra interessante ricordare che c’è Google che mette a disposizione (tra le altre cose) un sistema di condivisione di documenti e fogli di lavoro (Google Docs & Spreadsheets) che in un certo senso è un diretto concorrente di Word ed Excel. Esso permette di creare e salvare documenti di testo e fogli di calcolo in remoto, non richiedendo l’installazione di alcun software sul computer locale. Questo consente di condividere il file con altri utenti mediante diversi livelli di accesso (sola lettura, accesso in scrittura ad alcune parti o a tutto il documento) e di utilizzare il file da qualunque computer collegato alla Rete.

Questa raccolta di link è sicuramente parziale e incompleta (per chi volesse alungare la lista dei link, ci sono i commenti…). Per scaricare qualunque tipo di fie da Internet, le possibilità e i modi sono tantissimi: c’è solo da cercare.

Buon download a tutti!!! ;-)

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I blog sono sempre più al centro dell’attenzione dei sociologi perchè il modo in cui si diffondono le informazioni nella blogosfera interessa l’ambito della formazione dell’opinione pubblica, oggetto di studio da sempre importante per gli studiosi del sociale. Oltre ai sociologi, ovviamente ci sono gli “scienziati della comunicazione” ad interessarsi del mondo dei blog e anche il mondo giornalistico che in un certo senso si sente minacciato dall’avvento di questa forma di comunicazione dal basso. Fin qui niente di nuovo.

Vi sono poi gli studiosi di strategie di marketing che si interessano sempre più del blogging. Questo secondo me è sintomatico del fatto che il blogging contiene in sè una forza comunicativa enorme che bisogna saper fare emergere. Di solito il marketing ha l’occhio lungo (come si suol dire) e se i blog assumono un ruolo sempre più centrale per ciò che concerne l’e-marketing, ciò significa che i blog sono davvero capaci di influenzae l’opinione pubblica, come stanno iniziando a dire i sociologi .

In particolare, i blog sono al centro dell’attenzione di quello che viene detto marketing virale, un tipo di marketing che si fonda sull’evoluzione in Rete del passaparola (buzz factory). Nello specifico il “viral marketing” si fonda sul fatto che grazie alla capacità comunicativa di pochi soggetti si può trasmettere un messaggio ad un numero esponenziale di utenti finali. In tal modo, commenti, pensieri, suggerimenti o opinioni trovati su un blog vengono linkati, suggeriti, “passati” ad altri utenti diffondendosi come un “virus” (da qui il nome).

I blog si prestano bene a questo tipo di promozione più o meno volontaria grazie alla loro natura colloquiale, diretta, chiara, veloce e alla facilità con cui le informazioni si diffondono nella blogosfera. I potenziali acquirenti sono molto più propensi a rivolgersi a familiari, amici o altri “esperti” personali, piuttosto che utilizzare i media tradizionali per avere informazioni o farsi un’idea su determinati prodotti e servizi. I blog rappresentano a tal proposito una risorsa importante.

Un esempio che secondo me è emblematico dell’uso dei blog come strumento pubblicitario è rappresentato da uno spot della Sony (si può vedere QUI), che oggi ho ritrovato per caso girando per la Rete e che mi ha dato l’idea per scrivere questo post.

Qualche tempo fà, per promuovere un nuovo modello di televisione, la Sony invece di affidarsi al marketing tradizionale, ha deciso di affidarsi a tecniche non convenzionali di pubblicità lanciando per le strade di San Francisco circa 250.000 palline colorate ribalzanti. Grande passaparola si è scatenato tra gli abitanti della città che si sono visti invasi dalle palline. Questa particolare e inusuale esperienza ha fatto sì che in molti hanno realizzato foto e video amatoriali che si sono diffusi in Rete grazie alla pubblicazione in vari blog. Tutto ciò ha fatto indirettamente pubblicità alla Sony e ha creato forti aspettative per il video commerciale relativo al nuovo modello di televisione che quando è stato trasmesso ha ottenuto subito molta attenzione (alcune foto del backstage dell’evento sono disponibili QUI e uno dei tanti video amatoriali dell’evento è disponibile per il download QUI).

Ecco che il potenziale comunicativo dei blog inizia ad esprimesi. Questo esempio riguarda il mondo della pubblicità, ma ci lascia intendere quale potere di nfluenza possono avere i blog. Secondo me, davvero in fututo potremo avere una sfera pubblica che grazie ai blog sarà svincolata dai poteri economici, politici e quelli che potremmo chiamare sociali o ideologici (es. Chiesa).

Voi che ne pensate? Chi è d’accordo con me? ;-)

Che ne dite dello spot della Sony? ;-)

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Qualche tempo fà, giravo a Roma per le vie del quartiere Trastevere e la mia attenzione, così come quella di tutta la gente che in quel momento passava da quelle parti, fu attirata dal suono di una chitarra che stava in mano ad un giovane molto simpatico che sbeffeggiava tutti i passanti inventando sul momento ironiche battute a seconda delle caratteristiche della gente che passava. Tra una battuta e l’altra rivolta alla gente, l’arguto ragazzo non mancava di inserire qualche frecciatina riguardante temi di attualità come politica, economia, religione, ….

Devo dire che era proprio bravo. Non molto tempo tempo dopo ho rivisto lo stesso ragazzo in televisione nel programma della Dandini e sono stato contento perchè si vedeva proprio che era un tipo “in gamba” che avrebbe fatto strada. Dopo essersi esibito per tre anni come artista di strada, finalmente era stato notato da qualcuno ed era approdare in televisione. Volete sapere di chi sto parlando? Di Andrea Rivera, co-conduttore del grande Concerto del Primo maggio.

Nel suo percorso artistico c’è stata una grande evouzione: da artista di strada a co-condutore del Concertone di Piazza San Giovanni a Roma, passando per citofonaro” a Parla con me. Essendosi evoluto così rapidamente si è reso conto che tutto quello che gli stava intorno è rimasto pressochè immutato, anche la Chiesa cattolica ;-) . Ed essendo protagonista dell’evoluzione, Andrea Rivera non può non prendersela con chi all’evoluzione non ci crede, così l’ex “citofonaro” appena ne ha avuto l’occasione, durante il concerto, davanti a svariate migliai di persone e in diretta su Rai3 ha detto. “Il Papa ha detto che non crede nell’evoluzionismo. Sono d’accordo, infatti la chiesa non si è mai evoluta (…) Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, a Franco e per uno della banda della Magliana. E’ giusto così assieme a Gesù Cristo non c’erano due malati di Sla [sclerosi