Cacciare gli immigrati in nome del Natale: proprio un valore cristiano!!!

Sia il Papa e sia eminenti Cardinali ai vertici dell’istituzione ecclesiastica hanno preso di recente posizione a favore degli immigrati (regolari, irregolari e clandestini). Ma non ci sarebbe nemmeno bisogno di ricorrere ai vertici della Chiesa per sapere che la carità, il perdono, la fratellanza fanno parte della dottrina cattolica.
Sin da bambini lo impariamo al catechismo e anche la gente più lontana dalla Chiesa sa che questi sono principi e valori che fanno parte del cristianesimo. Per di più in questo periodo dell’anno in cui si inizia a respirare l’atmosfera natalizia.
Ma a Coccaglio, in provincia di Brescia, è proprio il Natale che spinge nella direzione opposta: l’amministrazione leghista ha dato il via all’operazione “White Christmas” (bianco Natale), dove di bianco non c’è la neve, ma il colore della pelle cittadini del paese che si distinguono dagli extracomunitari.
Questa iniziativa “natalizia” scade proprio il 25 dicembre. Entro questa data i vigili urbani dovranno aver finito il controllo a tappetto (fatto porta a porta) per individuare chi ha il permesso di soggiorno scaduto o non ne è in possesso. Ovviamente chi non è in regola deve andare via.
L’Assessore leghista alla Sicurezza, Claudio Abiendi, spiega il motivo per cui si è deciso di avviare questi controlli proprio a dicembre: “Per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità“.
Naturalmente sono molti i cittadini che hanno protestato, a questi ha risposto ancora l’Assessore Abiendi che rimanda la mittente l’idea di tradire lo spirito stesso del Natale e – ricordando che secondo lui e il suo partito la situazione è diventata ormai insostenibile per via dei troppi immigrati presenti in paese – ha detto: “Io sono credente, ho frequentato il collegio dai Salesiani. Questa gente dov’era domenica scorsa? Io a Brescia, dal Papa“.
L’iniziativa del Comune di Coccaglio, nata dopo l’approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco in materia di immigrazione, ha ricevuto l’appoggio del Ministro Maroni ed è stata ripresa anche da due Comuni vicini, Castelcovati e Castrezzato.
E’ chiaro che gli immigrati irregolari e i delinquenti devono essere perseguiti a norma di legge. Ma iniziare un controllo “persecutorio” a tappeto proprio in nome del Santo Natale è quasi una contraddizione in termini, sopratutto se fatto da politici che si definiscono “difensori dei valori cristiani”. È proprio vero quello che diceva De Andrè: “Lo sanno a memoria il diritto divino e scordano sempre il perdono!”
Che ne dite? ![]()
Ambivalenze: parla di sesso in TV, rischia di essere frustata. Fa sesso in TV, diventa una star!

Se in Sudan una donna può essere condannata a 40 frustate perché ha indossato dei pantaloni in pubblico, non ci si può stupire del fatto che una giornalista, in Arabia Saudita, possa subire lo stesso trattamento per aver organizzato e preso parte a una trasmissione dove si parla di sesso (QUI la notizia).
La giornalista, Rozanna al Yami, lavora per il canale satellitare libanese LBC. Ha scandalizzato i telespettatori invitando nello studio del suo programma un uomo che ha parlato della sua vita sessuale non tralasciando qualche particolare un pò piccante.
L’ospite della trasmissione è stato condannato a cinque anni di reclusione e a ben 1.000 frustate, mentre a Rozanna al Yami – colpevole solo di averlo inviato nella trasmissione di cui ha curato anche la pubblicità online – spettano solo 60 frustate.
Per noi che siamo ormai abituati al “Grande Fratello” dove di sesso si parla molto e dove pure si pratica (magari sotto le coperte per non essere ripresi dalle telecamere), che siamo abituati a vedere in TV scene di film dove la sessualità gioca un ruolo fondamentale, che che acclamiamo programmi ammiccanti come “Uomini e donne“, questa vicenda ci sembra estrema. E lo è!
Al tempo stesso, però, dovrebbe farci riflettere su quanto accade in questa nostra parte di mondo. Senza ricorrere agli estremismi islamici, è possibile che noi siamo talmente assuefatti alla mercificazione del corpo, alla sessualità spiattellata ai quattro venti, alla pubblicizzazione della sfera sessuale così come – in maniera del tutto opposta – ci sono dei Paesi dove è scandaloso solo farne cenno?
Est modus in rebus, c’è una misura nelle cose, dicevano già gli antichi romani.
Naturalmente, episodi come questo della giornalista saudita sono da condannare fermamente: violano i diritti umani, denigrano al dignità delle persone, limitano la libertà di espressione, sono anti-democratici. Ma come ha detto qualcuno: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che è nel tuo?” (credo valga anche per comportamenti opposti, ma speculari).
Che ne pensate?
Calcio e lotta alla Mafia, ad Agrigento dedicata vittoria a un boss

Gioacchino Sferrazza
Che in Sicilia stia avvenendo un lento, ma significativo cambiamento culturale nella lotta alla Mafia è indubbio. Lo dimostrano le tante associazioni che nascono per arginare il fenomeno del “pizzo” e della criminalità organizzata e le tante manifestazioni di solidarietà, di protesta e di indignazione che si registrano in occasione degli anniversari delle grandi stragi di Mafia.
Eppure c’è ancora qualcosa che frena questo processo di cambiamento. La strategia mafiosa è chiaramente cambiata ed è finito il tempo dei grandi attentati, ma – nonostante il silenzio – la sua presenza si fa ancora pesantemente sentire. C’è lo dimostrano piccoli episodi che, però, ci dicono molto della realtà siciliana.
Uno di questi episodi è rappresentato dalla vittoria che il presidente della squadra “Akragas Calcio” ha dedicato ad un boss mafioso arrestato qualche giorno prima (il 17 settembre).
Gioacchino Sferrazza, presidente della piccola squadra di Agrigento, dopo la strabiliante partita di ieri finita 5-0 contro un’altra squadra locale, dai microfoni di un’emittente radiofonica ha espresso solidarietà nei confronti di quello che ha definito un “amico fraterno”, Nicola Ribisi. A lui ha dedicato la vittoria domenicale della sua squadra.
Peccato che Nicola Ribisi sia stato arrestato dalla Polizia di Agrigento con l’accusa di associazione mafiosa in quanto nuovo capo della Mafia di Palma di Montechiaro (AG). Davanti alle proteste dei cronisti increduli, però, il presidente dell’Akragas si è infuriato e ha imposto ai giocatori e all’allenatore il silenzio stampa. Sfrerazza ha anche ribadito la sua vicinanza a Ribisi e ha spiegato di non riuscire a capire per quale motivo non potesse dedicare una vittoria ad un caro amico.
Il presidente dell’Akragas è titolare, insieme al fratello ed ad altri familiari, di una catena di negozi che vendono dai giocattoli agli articoli da regalo. L’ipotesi è che – in un contesto dove ogni attività commerciale debba in qualche modo fare i conti con la Mafia – Gioacchino Sferrazza volesse platealmente dimostrare la sua vicinanza alla famiglia mafiosa che, più o meno direttamente, può condizionare le attività e gli introiti dei suoi negozi.
Per il questore di Agrigento, Girolamo Di Fazio, questo episodio è molto grave perché potrebbe influenzare negativamente i giovani visto che “tende a dare valore a chi invece valore non ha”. La Procura di Agrigento, come ha spiegato il procuratore, Renato Di Natale, sta invece valutando se aprire un’inchiesta. Il consigliere comunale di Agrigento Giuseppe Arnone ha intanto chiesto al Comune e alla Provincia di interrompere qualunque rapporto di sponsorizzazione con la società calcistica finché sarà presieduta da Sferrazza (QUI).
“La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”, aveva detto Giovanni Falcone in una delle ultime interviste. Episodi come questo, per quanti piccoli e marginali, dimostrano come – nonostante tutti i progressi che si stanno facendo per sconfiggere questo fenomeno – ci siano sacche di resistenza che remano contro il cambiamento.
Speriamo che in Sicilia, così come nel resto d’Italia, possa avvenire il prima possibile quel cambiamento culturale in favore della legalità che da più parti si auspica.
Che ne pensate?
Facebook e gli omosessuali, altro che privacy!!! ;-)

Il problema della privacy in Facebook è molto dibattuto. Involontariamente e senza esplicito consenso potrebbero infatti essere divulgati dati che non si vuole rendere pubblici.
La possibilità di connettersi e condividere file e informazioni con gli amici sta alla base del social networking e ne costituisce il punto di forza. Se, però, si rischia di rivelare anche a gente sconosciuta e magari interessata per fini commerciali o per altri fini a informazioni che ci riguardano (soprattutto quelle più riservate), i social network possono diventare una trappola infernale.
Alcuni ricercatori del MIT, ad esempio, hanno messo a punto un software detto “Gaydar” che è in grado di stabilire se un soggetto è omosessuale. Gaydar, infatti, è un termine gergale che indica la capacità mentale di un gay di individuare altre persone con le stesse preferenze sessuali. In pratica questo software è in grado di analizzare la rete dei contatti di un soggetto e – in base all’orientamento sessuale dichiarato dei contatti – ne prevede l’orientamento sessuale (QUI).
Naturalmente i risultati dell’analisi non garantiscono la certezza e, anzi, spesso sono stati errati. Il solo fatto però, che sia stato possibile realizzare un software del genere lascia perplessi. Con tecniche simili si possono, ad esempio, analizzare le relazioni sui social network per stabilire l’orientamento politico di una persona o per capire indirettamente a quale fascia di reddito appartiene. Dati che molto spesso con molta difficoltà vengono rivelati volontariamente online.
È questo, allora, il prezzo da pagare per mantenere costantemente i contatti con amici e per condividere passioni, informazioni, file con un gruppo di persone a noi affini? Se il prezzo da pagare è l’abbattimento della privacy, a questo punto non sarebbe meglio ritornare ad usare il telefono!
Che ne pensate?
Mike Bongiorno, un mito o un personaggio negativo?

Il blog riprende la sua attività dopo la prolungata pausa estiva parlando di un avvenimento spiacevole: la morte di Mike Bongiorno.
Il popolare presentatore rappresenta in un certo senso tutta la televisione italiana e ha fatto parte in maniere significativa di della quella grande macchina che i sociologi della comunicazione chiamano “industria culturale”.
Giornali, riviste, quotidiani, siti e blog fanno a gara in questo momento nel raccontare aneddoti che lo riguardano, nel ricostruire la sua storia, nello scavare nei momenti più belli della sua vita. Ed è giusto che adesso sia così.
Si parla del suo arrivo in Italia, di quando era un partigiano poco più che adolescente, della sua detenzione avvenuta per mezzo dei nazisti, di quando in carcere incontrò Montanelli e naturalmente di tutta la sua vita.
Si parla ovviamente dei suoi programmi, delle vallette, delle sue celebri gaffe, del suo finto antagonismo con Pippo Baudo, dei suoi successi e della sua carriera. Ci sono gli inizi in bianco e nero alla Rai, la fondazione di Canale5 insieme a Silvio Berlusconi, le televendite, l’amicizia con Fiorello e tutto il resto.
Si parla anche, in misura minore e con toni per lo più entusiastici, del suo ultimo passaggio a Sky dove il presentatore avrebbe dovuto vivere una seconda giovinezza dopo che Mediaset lo mise da parte con poca riconoscenza.
Ma chi è stato veramente Mike Bongiorno? Ci sono opinioni discordanti a proposito. È stato colui che ha contribuito per la sua parte ad alfabetizzare l’Italia nel dopoguerra o uno dei personaggi che ha contribuito di più imbarbarimento della cultura italiana attraverso la TV? Un ignorante che della sua ignoranza ha fatto un’arma vincente oppure un grande professionista che sapeva bene come muoversi?
È stato un maestro di vita per tutti oppure colui che con le vallette mute ha dato il via a un velinismo ante litteram? È stato colui che ha dato un forte contributo al successo di Berlusconi (nel ’94 fece uno spot in diretta per appoggiare la candidatura del Cavaliere) oppure è stato un grande intrattenitore che non prese mai una posizione? È stato colui che ha imposto il modello culturale della TV commerciale basato sul marketing oppure è stato un esempio per tutti noi?
Le domande sono tante e ciascuno si sarà fatto una sua opinione. Di sicuro l’identità di Mike Bongiorno è strettamente legata alla televisione italiana e, dunque, l’opinione che ognuno di noi avrà di lui dipende dalla considerazione che si ha di questo mezzo.
Di sicuro, però, tutti si ricorderanno di Mike perché – nel bene o nel male – rappresenta la storia della TV italiana. Anche quelli che, immersi nella musica del loro iPod o assorti nei video di Youtube, poco hanno a che fare con questo personaggio non potranno fare a meno di confrontarsi con lui se vogliono capire la TV e l’universo culturale italiano.
Che ne pensate?
BUONE VACANZE A TUTTI!!! ;-)

Cari lettori (anche per chi fosse passato di qui per caso), il blog va in vacanza. Anzi, il blogger va in vacanza!
Credo che da ora fino ai primi di settembre sarà un pò difficile per me aggiornare il blog, anche se già sono in crisi di astinenza da Web!!!
.
Risponderò come al solito a tutti i commenti, ma probabilmente non sarò molto tempestivo…
Spero che comunque qualcuno durante la pausa estiva abbia voglia di leggere (o rileggere) qualche mio post; basta rovistare nell’archivio o scorrere a ritroso le pagine!!!
BUONE VACANZE A TUTTI!!!


