Ambivalenze: parla di sesso in TV, rischia di essere frustata. Fa sesso in TV, diventa una star!

Se in Sudan una donna può essere condannata a 40 frustate perché ha indossato dei pantaloni in pubblico, non ci si può stupire del fatto che una giornalista, in Arabia Saudita, possa subire lo stesso trattamento per aver organizzato e preso parte a una trasmissione dove si parla di sesso (QUI la notizia).
La giornalista, Rozanna al Yami, lavora per il canale satellitare libanese LBC. Ha scandalizzato i telespettatori invitando nello studio del suo programma un uomo che ha parlato della sua vita sessuale non tralasciando qualche particolare un pò piccante.
L’ospite della trasmissione è stato condannato a cinque anni di reclusione e a ben 1.000 frustate, mentre a Rozanna al Yami – colpevole solo di averlo inviato nella trasmissione di cui ha curato anche la pubblicità online – spettano solo 60 frustate.
Per noi che siamo ormai abituati al “Grande Fratello” dove di sesso si parla molto e dove pure si pratica (magari sotto le coperte per non essere ripresi dalle telecamere), che siamo abituati a vedere in TV scene di film dove la sessualità gioca un ruolo fondamentale, che che acclamiamo programmi ammiccanti come “Uomini e donne“, questa vicenda ci sembra estrema. E lo è!
Al tempo stesso, però, dovrebbe farci riflettere su quanto accade in questa nostra parte di mondo. Senza ricorrere agli estremismi islamici, è possibile che noi siamo talmente assuefatti alla mercificazione del corpo, alla sessualità spiattellata ai quattro venti, alla pubblicizzazione della sfera sessuale così come – in maniera del tutto opposta – ci sono dei Paesi dove è scandaloso solo farne cenno?
Est modus in rebus, c’è una misura nelle cose, dicevano già gli antichi romani.
Naturalmente, episodi come questo della giornalista saudita sono da condannare fermamente: violano i diritti umani, denigrano al dignità delle persone, limitano la libertà di espressione, sono anti-democratici. Ma come ha detto qualcuno: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che è nel tuo?” (credo valga anche per comportamenti opposti, ma speculari).
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Calcio e lotta alla Mafia, ad Agrigento dedicata vittoria a un boss

Gioacchino Sferrazza
Che in Sicilia stia avvenendo un lento, ma significativo cambiamento culturale nella lotta alla Mafia è indubbio. Lo dimostrano le tante associazioni che nascono per arginare il fenomeno del “pizzo” e della criminalità organizzata e le tante manifestazioni di solidarietà, di protesta e di indignazione che si registrano in occasione degli anniversari delle grandi stragi di Mafia.
Eppure c’è ancora qualcosa che frena questo processo di cambiamento. La strategia mafiosa è chiaramente cambiata ed è finito il tempo dei grandi attentati, ma – nonostante il silenzio – la sua presenza si fa ancora pesantemente sentire. C’è lo dimostrano piccoli episodi che, però, ci dicono molto della realtà siciliana.
Uno di questi episodi è rappresentato dalla vittoria che il presidente della squadra “Akragas Calcio” ha dedicato ad un boss mafioso arrestato qualche giorno prima (il 17 settembre).
Gioacchino Sferrazza, presidente della piccola squadra di Agrigento, dopo la strabiliante partita di ieri finita 5-0 contro un’altra squadra locale, dai microfoni di un’emittente radiofonica ha espresso solidarietà nei confronti di quello che ha definito un “amico fraterno”, Nicola Ribisi. A lui ha dedicato la vittoria domenicale della sua squadra.
Peccato che Nicola Ribisi sia stato arrestato dalla Polizia di Agrigento con l’accusa di associazione mafiosa in quanto nuovo capo della Mafia di Palma di Montechiaro (AG). Davanti alle proteste dei cronisti increduli, però, il presidente dell’Akragas si è infuriato e ha imposto ai giocatori e all’allenatore il silenzio stampa. Sfrerazza ha anche ribadito la sua vicinanza a Ribisi e ha spiegato di non riuscire a capire per quale motivo non potesse dedicare una vittoria ad un caro amico.
Il presidente dell’Akragas è titolare, insieme al fratello ed ad altri familiari, di una catena di negozi che vendono dai giocattoli agli articoli da regalo. L’ipotesi è che – in un contesto dove ogni attività commerciale debba in qualche modo fare i conti con la Mafia – Gioacchino Sferrazza volesse platealmente dimostrare la sua vicinanza alla famiglia mafiosa che, più o meno direttamente, può condizionare le attività e gli introiti dei suoi negozi.
Per il questore di Agrigento, Girolamo Di Fazio, questo episodio è molto grave perché potrebbe influenzare negativamente i giovani visto che “tende a dare valore a chi invece valore non ha”. La Procura di Agrigento, come ha spiegato il procuratore, Renato Di Natale, sta invece valutando se aprire un’inchiesta. Il consigliere comunale di Agrigento Giuseppe Arnone ha intanto chiesto al Comune e alla Provincia di interrompere qualunque rapporto di sponsorizzazione con la società calcistica finché sarà presieduta da Sferrazza (QUI).
“La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”, aveva detto Giovanni Falcone in una delle ultime interviste. Episodi come questo, per quanti piccoli e marginali, dimostrano come – nonostante tutti i progressi che si stanno facendo per sconfiggere questo fenomeno – ci siano sacche di resistenza che remano contro il cambiamento.
Speriamo che in Sicilia, così come nel resto d’Italia, possa avvenire il prima possibile quel cambiamento culturale in favore della legalità che da più parti si auspica.
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Facebook e gli omosessuali, altro che privacy!!! ;-)

Il problema della privacy in Facebook è molto dibattuto. Involontariamente e senza esplicito consenso potrebbero infatti essere divulgati dati che non si vuole rendere pubblici.
La possibilità di connettersi e condividere file e informazioni con gli amici sta alla base del social networking e ne costituisce il punto di forza. Se, però, si rischia di rivelare anche a gente sconosciuta e magari interessata per fini commerciali o per altri fini a informazioni che ci riguardano (soprattutto quelle più riservate), i social network possono diventare una trappola infernale.
Alcuni ricercatori del MIT, ad esempio, hanno messo a punto un software detto “Gaydar” che è in grado di stabilire se un soggetto è omosessuale. Gaydar, infatti, è un termine gergale che indica la capacità mentale di un gay di individuare altre persone con le stesse preferenze sessuali. In pratica questo software è in grado di analizzare la rete dei contatti di un soggetto e – in base all’orientamento sessuale dichiarato dei contatti – ne prevede l’orientamento sessuale (QUI).
Naturalmente i risultati dell’analisi non garantiscono la certezza e, anzi, spesso sono stati errati. Il solo fatto però, che sia stato possibile realizzare un software del genere lascia perplessi. Con tecniche simili si possono, ad esempio, analizzare le relazioni sui social network per stabilire l’orientamento politico di una persona o per capire indirettamente a quale fascia di reddito appartiene. Dati che molto spesso con molta difficoltà vengono rivelati volontariamente online.
È questo, allora, il prezzo da pagare per mantenere costantemente i contatti con amici e per condividere passioni, informazioni, file con un gruppo di persone a noi affini? Se il prezzo da pagare è l’abbattimento della privacy, a questo punto non sarebbe meglio ritornare ad usare il telefono!
Che ne pensate?
Mike Bongiorno, un mito o un personaggio negativo?

Il blog riprende la sua attività dopo la prolungata pausa estiva parlando di un avvenimento spiacevole: la morte di Mike Bongiorno.
Il popolare presentatore rappresenta in un certo senso tutta la televisione italiana e ha fatto parte in maniere significativa di della quella grande macchina che i sociologi della comunicazione chiamano “industria culturale”.
Giornali, riviste, quotidiani, siti e blog fanno a gara in questo momento nel raccontare aneddoti che lo riguardano, nel ricostruire la sua storia, nello scavare nei momenti più belli della sua vita. Ed è giusto che adesso sia così.
Si parla del suo arrivo in Italia, di quando era un partigiano poco più che adolescente, della sua detenzione avvenuta per mezzo dei nazisti, di quando in carcere incontrò Montanelli e naturalmente di tutta la sua vita.
Si parla ovviamente dei suoi programmi, delle vallette, delle sue celebri gaffe, del suo finto antagonismo con Pippo Baudo, dei suoi successi e della sua carriera. Ci sono gli inizi in bianco e nero alla Rai, la fondazione di Canale5 insieme a Silvio Berlusconi, le televendite, l’amicizia con Fiorello e tutto il resto.
Si parla anche, in misura minore e con toni per lo più entusiastici, del suo ultimo passaggio a Sky dove il presentatore avrebbe dovuto vivere una seconda giovinezza dopo che Mediaset lo mise da parte con poca riconoscenza.
Ma chi è stato veramente Mike Bongiorno? Ci sono opinioni discordanti a proposito. È stato colui che ha contribuito per la sua parte ad alfabetizzare l’Italia nel dopoguerra o uno dei personaggi che ha contribuito di più imbarbarimento della cultura italiana attraverso la TV? Un ignorante che della sua ignoranza ha fatto un’arma vincente oppure un grande professionista che sapeva bene come muoversi?
È stato un maestro di vita per tutti oppure colui che con le vallette mute ha dato il via a un velinismo ante litteram? È stato colui che ha dato un forte contributo al successo di Berlusconi (nel ’94 fece uno spot in diretta per appoggiare la candidatura del Cavaliere) oppure è stato un grande intrattenitore che non prese mai una posizione? È stato colui che ha imposto il modello culturale della TV commerciale basato sul marketing oppure è stato un esempio per tutti noi?
Le domande sono tante e ciascuno si sarà fatto una sua opinione. Di sicuro l’identità di Mike Bongiorno è strettamente legata alla televisione italiana e, dunque, l’opinione che ognuno di noi avrà di lui dipende dalla considerazione che si ha di questo mezzo.
Di sicuro, però, tutti si ricorderanno di Mike perché – nel bene o nel male – rappresenta la storia della TV italiana. Anche quelli che, immersi nella musica del loro iPod o assorti nei video di Youtube, poco hanno a che fare con questo personaggio non potranno fare a meno di confrontarsi con lui se vogliono capire la TV e l’universo culturale italiano.
Che ne pensate?
BUONE VACANZE A TUTTI!!! ;-)

Cari lettori (anche per chi fosse passato di qui per caso), il blog va in vacanza. Anzi, il blogger va in vacanza!
Credo che da ora fino ai primi di settembre sarà un pò difficile per me aggiornare il blog, anche se già sono in crisi di astinenza da Web!!!
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Risponderò come al solito a tutti i commenti, ma probabilmente non sarò molto tempestivo…
Spero che comunque qualcuno durante la pausa estiva abbia voglia di leggere (o rileggere) qualche mio post; basta rovistare nell’archivio o scorrere a ritroso le pagine!!!
BUONE VACANZE A TUTTI!!!
L’Unità e lo “sbattezzo, l’ira della Binetti e del PD cattolico!

Quello che adesso diventato il giornale del PD, L’Unità, a partire da venerdì 17 luglio, ha cominciato a pubblicare alcune tavole tratte dal fumetto “Quasi quasi mi sbattezzo” di Alessandro Lise e Alberto Talami (QUI una pubblicazione).
Fin qui non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che questa iniziativa ha dato molto fastidio ai cosiddetti ‘teodem’ (corrente interna al PD di stampo democristiano e cristiano-sociale).
Addirittura 15 parlamentari hanno inviato una lettera di protesta al direttore (Concita De Gregorio) in cui, oltre a protestare, le chiedono “se è consapevole del grado di disagio che crea il giornale in molti dei suoi potenziali nuovi lettori, a cominciare da noi parlamentari, quando si arriva a quelle pagine che rivelano un clima tutt’altro che rispettoso di idee, valori e convinzioni”?
Il primo firmatario è Paola Binetti, nota per essere rimata l’unica a portare il cilicio dopo il Medioevo!
In effetti, il fumetto è di una ironia dissacrante, ma da qui ad arrivare a protestare pubblicamente contro il proprio giornale perché arreca disagio ai nuovi elettori (nuovi in che senso?) del Partito Democratico mi sembra esagerato!
La direzione dell’Unità ha risposto apprezzando la premessa politica della lettera e riconoscendo il delicato momento in cui si trova il PD in questa fase di rilancio e prima di un congresso, ma ha sottolineato i toni ironici e satirici della vignetta.
La storia che si racconta ne fumetto e che ha fatto arrabbiare la Binetti e i teodem è la seguente: Alberto è un operaio 30enne che da piccolo – come tutti – è stato battezzato nel paesino d’origine. Da grande, però, è diventato ateo e non frequenta più la Chiesa.
Alberto, un giorno, tornato dalla fabbrica, di fronte all’immagine di un TG in cui si vede di Papa Ratzinger che stringe la mano a George W. Bush, decide che è arrivato il momento di dire basta. Per coerenza vuole annullare quel sacramento che ormai per lui non rappresenta più nulla.
Da questo momento per Alberto comincia un’odissea assurda e paradossale raccontata con molto sarcasmo (ma molto simile a quella che potrebbe dover affrontare qualcuno che volesse sbattezzarsi sul serio). Tutto ciò ha fatto infuriare i 15 parlamentari del PD.
Non voglio fare altri commenti, ciascuno può farsi una propria idea su questa vicenda. Faccio sol alcune considerazioni: Don Gallo oggi ha detto: “Se la Chiesa non accetta neppure una stimolazione ironica vuol dire che ritiene i credenti sudditi“. Per la verità la Chiesa non ha detto nulla, ma i sudditi politici sì.
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La Nasa ammette: non abbiamo i video dell’allunaggio. Rispuntano le teorie del complotto!!!
Quarant’anni fa, in tutto il mondo fu possibile assistere in diretta al primo sbarco dell’uomo sulla Luna. In molti non credevano ai loro occhi e molti continuarono e continuano a non credere che davvero degli esseri umani si siano potuti spingere fin là.
Si era nel pieno della Guerra fredda ed per gli americani era necessario dimostrare di non erano rimasti indietro rispetto ai sovietici, ma che addirittura la corsa allo Spazio era stata vinta dagli USA. Era, quindi, necessario raggiungere la Luna anche a costo di barare.
Così, da subito iniziarono a girare teorie complottistiche a cui la Nasa inizialmente tentò di rispondere (spesso in maniera poco convincete) e a cui oggi ha smesso di dare peso. Nel 1987, fu il libro di uno scienziato che aveva partecipato in maniera marginale ad Apollo, William Kaysing, ad avere rilanciato in maniera corposa le teorie del complotto. In questo libro, “Non siamo mai stati sulla Luna” (uscito in Italia nel 1997), vengono presentate delle argomentazioni che smaschererebbero la truffa planetaria, in primo luogo delle incongruenze che si possono riscontrare nelle foto ufficiali (QUI per approfondire – tesi anticomplottistiche).
Secondo Kaysing, il paesaggio lunare sarebbe stato costruito in laboratorio, il film sarebbe girato al Norton Air Force Base di San Bernardino che in quel periodo aveva le migliri apparecchiature in circolazione e uil regista sarebbe stato Stanley Kubrick, il genio che pochi anni primva aveva girato “2001: Odissea nello spazio“.
Anche in Rete girano da tempo varie teorie cospirazionistiche secondo cui in qualche modo la Nasa avrebbe ingannato il mondo intero. Eppure basterebbe poco per mettere a tacere una volta per tutte queste voci: tirare fuori dagli archivi nastri originali che dimostrano che non si tratta di una film realizzato ad hoc. Sì, ma che fine hanno fatto queste bobine originali?
Le registrazioni originali sono sparite, come adesso hanno ammesso ufficialmnte alla Nasa. Il fatto che non esistano più (o che non siano mai esistite, come dicono gli scettici) è di certo un punto a favore di chi sostiene la teoria del complotto.
I video ufficiali che la Nasa sta diffondendo in questi giorni sono il frutto del lavoro compiuto in occasione del 40esimo anniversario dalla società Lowry Digital (sito ufficiale), nota per essere tra le migliori per quanto riguarda il restauro dei vecchi film di Hollywood. Le immagino sono tratte dagli archivi televisivi.
Richard Nafzger, un responsabile della Nasa, ha detto di non essere preoccupato del fatto che il ricorso a una ditta di Hollywood possa alimentare ulteriormente le teorie del complotto lunare. Io credo, tuttavia, che questo anniversario – proprio per essere quello della conferma definitiva della scomparsa delle bobine del 1968 – potrebbe rilanciare ancora con più forza la teoria della finzione cinematografica.
Che ne pensate? Il primo uomo sulla Luna è stato “un grande passo per l’umanità” oppure un altro capolavoro di Stanley Kubrick?
Il Web è contro la censura, anche quella del cinema italiano!!!

Qualche tempo fa avevamo parlato della polemica nata a proposito di uno spot per promuovere il cinema europeo definito “pruriginoso” (QUI). Quel promo era composto da una sequenza di scene di baci o di sesso tratti dai più grandi film della nostra storia del cinema.
Adesso ci sono tutti i presupposti perché esploda una nuova polemica dello stesso genere a proposito del nuovo portale “Italia Taglia“, un progetto della Cineteca di Bologna in collaborazione con l’A.N.I.C.A. (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e multimediali), sulla censura di tutte le pellicole distribuite in Italia dal 1913 fino a oggi.
Questo progetto di studio e di ricerca si fonda su un paradosso archivistico per cui proprio ciò che doveva scomparire è stato perfettamente conservato negli archivi e ora va a completare la storia del cinema e del costume italiano.
L’intento è educativo e sociologico. Attraverso la storia della censura si può ripercorrere la storia del cinema italiano, nonché l’evoluzione della cosiddetta morale pubblica nella nostra società. Il problema è, infatti, che spesso le scene tagliate si riferisco a comportamenti sessuali. Da semplici ammiccamenti o bacetti, a scene di sesso. Quello che un tempo era indecente, oggi in certi casi è spesso la normalità…
Senza ricorrere alla celebre sequenza del burro di Ultimo tango a Parigi (1972), possiamo citare, ad esempio, il film Totò e Carolina (1955) che il Presidente del Consiglio di allora (Mario Scelba) definì “un oltraggio al pudore, alla morale, alla religione e alle forze armate” (Totò recitava la parte di un poliziotto che – rimasto vedovo – accoglie in casa una ragazza incinta che aveva arrestato per errore e di cui i parenti non ne volevano sapere più nulla).
Ad oggi nello spazio Web di “Italia Taglia“ sono contenute tutte le informazioni dettagliate sui film oggetto di censure in Italia con i relativi documenti ufficiali. A partire da settembre saranno disponibili anche gli spezzoni dello scandalo, tutti visionabili in streaming sul sito.
Spero che questa volta – al contrario di quanto avvenuto per lo spot del cinema europeo – nessuno si scandalizzi. Sarerebbe una pagina in più da aggiungere al sito di “Italia Taglia”!!!
