Cina, in Xinjiang come in Tibet. E il presidente cinese passeggia indisturbato per Roma…

E’ arrivato in Italia, primo tra i leader mondiali del G8, il presidente della Cina. Hu Jintao sta facendo il turista per le strade di Roma e, mentre lui si diverte, nel suo Paese ancora una volta vengono negati i diritti umani.
L’anno scorso era il Tibet, oggi è la regione dello Xinjiang a essere scenario di violenze e soprusi. In questa regione è in atto una vera e propria pulizia etnica messa in atto dal Governo cinese che vuole cacciare via gli abitanti autoctoni, gli Uiguri.
Lo Xinjiang è una vasta regione della Cina nord-occidentale, la cui maggioranza della popolazione è uighura, un etnia musulmana accusata da Pechino di condurre una campagna terroristica per l’indipendenza.
Per questo motivo, oggi, al culmine di una serie di scontri che si protraggono da tempo, sono morti più di 140 manifestanti e ci sono stati oltre 800 feriti durante una manifestazione di protesta; per non parlare del numero degli arresti (QUI). Come al solito si è attivata anche la macchia della censura (QUI) e il governo cinese ha bloccato l’accesso a Internet nella capitale dello Xinjiang, Urumqi, e nelle zone limitrofe.
Naturalmente nessun politico italiano ha chiesto spiegazioni a Hu Jintao. Non sarà perché l’altro giorno sono stati firmati degli importati accordi economici con l’Italia che prevedono addirittura la costruzione di un aeroporto in Sicilia a spese del governo cinese? Oppure perché oggi Berlusconi ha firmato degli altri accordi con Hu Jintao per un ammontare di ben 38 miliardi di euro!?
Così, mentre il nostro Presidente del consiglio dice di apprezzare la la politica portata avanti dalla Cina, definendola coerente con una “politica dell’armonia” e del “dialogo”, i cinesi devastano indisturbati il territorio dello Xinjiang, hanno distrutto Kashgar (QUI), un tempo la città più bella sulla via della Seta, hanno ucciso più di 140 persona, censurano l’informazione e così via…
Laggiù si muore e qui Hu Jintao mangia un gelato davanti al Pantheon ammirando con incanto le bellezze italiane, per di più lodato dal nostro Governo.
Certo che quando di mezzo ci sono i soldi ci si dimentica di tutto!
Fa le corna in aula, si dimette ministro portoghese. Un pò quello che accade da noi!!! ;-)
Sicuramente tutti voi avete ben presente quali bagarre avvengono nelle nostre aule parlamentari quando si discute di temi su cui lo scontro tra maggioranza e opposizione è molto acceso o quando il dibattito assume una forte connotazione ideologica.
Rimarrà negli annali, ad esempio, il festeggiamento a base di Champagne e mortadella messo in scena quando cadde il Governo Prodi (tra i principali protagonisti i senatori Strano e Gramazio di Alleanza Nazionale ). Ma sono tanti gli episodi in cui il nostro parlamento è diventato peggio di una osteria con tanto di risse, baruffe e litigate. Sono celebri anche gli insulti che i nostri parlamentari si scambiano in maniera molto colorita quando dalla dialettica politica si passa alle trivialità.
Naturalmente nessun parlamentare “sgarbato” è stato mai lontanamente sfiorato dall’idea di dimettersi. Forse qualcuno penserà che le dimissioni per qualche parolaccia, per qualche goliardata, per qualche insulto gratuito, siano esagerate. Eppure, in Portogallo, un Ministro si è dimesso per molto meno.
Durante una importante seduta del parlamento portoghese, il ministro dell’Economia, Manuel Pinho, si è rivolto a un deputato dell’opposizione facendo il gesto delle corna (nel video in alto). Questo suo agire poco consono a una aula del Parlamento ha portato alle dimissioni del Ministro (QUI).
Il premier portoghese, Josè Socrates, ha definito il gesto del Ministro Pinho “inaccettabile” e ha reso noto di aver accolto senza remore le sue dimissioni.
Quello di Manuel Pinho è un gesto sempre meno grave di quello che ha costretto il Ministro degli Interni inglese, Jacqui Smith a dimettersi. La Signora Smith ha rassegnato le dimissioni perché il marito, a sua insaputa, aveva messo nel conto dei rimborsi parlamentari anche l’affitto di due film porno (per altro, per poche decine di Sterline).
Insomma, in Inghilterra e in Portogallo i politici si dimettono anche per questo tipo di episodi. Qui da noi non se ne vanno nemmeno se commettono reati gravi quali corruzione, abuso di ufficio, collusione con la Mafia, peculato, …
Certo che negli atri Paesi sono priopio strani!!!
La nuova cripta di Padre Pio è in oro massiccio. Quanto c’è di francescano in tutto questo!?

Durante la recente visita in Puglia, il Papa ha inaugurato la nuova Cripta che a San Giovanni Rotondo conterrà le spoglie di Padre Pio, il frate cappuccino con le stimmate che la Chiesa ha prima perseguitato e poi ha innalzato agli onori degli altari.
Il corpo del Santo, morto nel 1968, è stato riesumato di recente e verrà ricollocato in questa nuova dimora alla fine di Settembre. Se non si trovasse in un paesino del Gargano, la Cripta sembrerebbe il mausoleo di un faraone egizio.
Questa nuova Cripta di 2000 metri quadrati, infatti, è stata realizzata interamente in oro massiccio ed è stata abbellita con splendidi mosaici da padre Marko Rupnik, uno dei più grandi esperti di arte sacra e dal suo il suo Atelier (composto da artisti provenienti da otto Paesi diversi).
Eppure l’ordine cui apparteneva l’umile frate diventato Santo si rifà alla dottrina di San Francesco (”il poverello d’Assisi”) che di certo non predicava la ricchezza, lo sfarzo e l’opulenza!
Lo stesso padre Pio si è contraddistinto per l’umiltà, per la sua semplicità e per la sua riservatezza. La Chiesa cattolica, inoltre, dovrebbe essere ben lontana da questo tipo di ostentazione di ricchezza, chissà quante opere caritatevoli si potevano compiere con tutto quell’oro (donato nel corso degli anni dai fedeli)!
Su alcuni siti cattolici, tra cui uno dei più noti forum di discussione del mondo cattolico, si sono iniziate a vedere alcune lamentele. La polemica sta montando a partire proprio dalla Rete.
Di certo né San Francesco, né San Pio da Pietralcina (la vita dei due santi è narrata in parallelismo nei mosaici) avrebbero voluto tutto ciò. Non fu San Francesco a spogliarsi delle vesti e scegliere la povertà? Non fu Padre Pio (oggi San Pio da Pietralcina) a devolvere tutte le offerte in beneficenza per costruire un’ospedale (”Casa sollievo della sofferenza”) in quelle terre che ne avevano bisogno?
Non si conosce il valore monetario di quest’opera (di certo molto elevato!), ma di certo se Padre Pio fosse stato vivo avrebbe devoluto tutto ai poveri e a chi ne aveva bisogno piuttosto che crearsi una dimora tutta d’oro. La stessa cosa avrebbe fatto di sicuro San Francesco…
Il Papa, invece, ha benedetto la nuova Cripta ed è sembrato entusiasta del lavoro svolto dagli artisti. D’altronde, il Santo Padre è abituato allo splendore di San Pietro, mica alle piccole e spoglie celle dei conventi cappuccini!
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In Iran l’informazione passa dal Web. Mousavi pubblica dossier sui brogli!

La situazione in Iran si fa ogni giorno più difficile e l’informazione è sempre più controllata. Ieri sono stati addirittura arrestati 25 giornalisti del giornale Kalemeh Sabz perchè avevano scritti degli articioli a favore di Mosuavi, lo sfidante di Ahmadinejad.
Per di più, il quotidiano filo-governativo Kayhan, voce degli ultraconservatori vicini al presidente Mahmoud Ahmadinejad, ha pubblicato un editoriale in cui viene chiesto con vigore l’arresto di Mir-Hossein Mousavi, il leader dei riformisti.
Secondo questo quotidiano sarebbe colpevole per aver fomentato la protesta e per questo si meriterebbe qualche anno di carcere se non addirittura la pena di morte (nel caso in cui il tribunale islamico lo riconoscesse “mohareb”, ovvero nemico di Dio).
Ma è sul Web che le informazioni circolano numerose facendo sì che non cali il sipario sulla protesta in Iran e sui presunti brogli elettorali. L’intento dei sostenitori di Mahmud Ahmadinejad è, infatti, quello di discreditare gli oppositori e fare in modo che le manifestazioni di dissenso vengano silenziate.
Proprio per via dei video apparsi su Youtube (e riportati su vari blog), ad esempio, la polizia iraniana per la per la prima volta è stata costretta a confermare le violenze compiute. Le autorità di polizia hanno, infatti, ammesso che Neda – la giovane diventata il simbolo della protesta con la sua tragica morte avvenuta durante una manifestazione – è stata effettivamente uccisa da un proiettile.
Anche Twitter sta mandando in affanno i media iraniani che cercano di nascondere alcune notizie. Ieri sera, ad esempio, tramite il portale di microblogging, il mondo ha appreso che a Teheran “tutti gli ospedali sono circondati dalla milizia per controllare perché la gente ci entra, se per ferita da arma da fuoco o da manganello. Ti arrestano e ti picchiano“, è questo ciò che ha postato ieri sera un utente iraniano (QUI un approfondimento).
Per fortuna il Web fa sì che i dissidenti trovino voce nei confronti del mondo intero. Ed è da Web che arriva oggi un dossier sui brogli redatto da Mosuavi (QUI). In questo dossier si spiega come attraverso un uso improprio di fondi pubblici, grazie a delle nomine pilotate tra gli organizzatori della consultazione, all’uso di schede senza numero di serie, di troppi timbri in circolazione, di rappresentanti di lista dell’opposizione tenuti alla larga dai seggi dove forse sono arrivate urne già piene di voti, si siano falsati i risaluti delle elezioni.
Così come era accaduto per la rivolta in Myanmar (Birmania), il Web si sta dimostrando uno strumento molto efficace laddove i giornalisti siano impossibilitati a svolgere correttamente il loro ruolo. Come abbiamo detto altre volte in questo blog, le reti sociali impongono una ridefinizione del giornalismo che viene sistematicamente messo a tacere o posto sotto controllo quando avvengono situazioni di questo tipo. Nelle situazioni di emergenza e durante le manifestazioni di protesta, ad essere più efficace è infatti l’informazione amatoriale fatta da gente comune che entra in relazione tramite il Web .
Speriamo che la complessa situazione socio-politica iraniana si risolva nel migliore dei modi possibili, nel mentre non possiamo far altro che tifare per il citizen journalism per fare in modo che l’opinione pubblica globale vigili su ciò che accade in Iran.
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Ahmadinejad ritocca le foto per aumentare il numero dei suoi sostenitori. La Rete lo smashera!!!
L’anno scorso l’Iran diffuse delle fotografie ufficiali di un’esercitazione militare in cui, grazie al foto-ritocco, fu aggiunto un missile e furono modificati alcuni dettagli. A scoprire la falsificazione fu un blogger e ne parlammo in questo articolo.
Adesso, non riuscendo ad imporre il silenzio sulle proteste post elettorali perché la Rete è riuscita a far circolare immagini, video e informazioni, Ahmadinejad ha tentato nuovamente di utilizzare Photoshop per rendere più imponete e rilevante un’azione svolta dai suoi sostenitori.
La foto è apparsa sul quotidiano iraniano Keyhannews, ma ancora una volta la Rete ha scoperto l’inganno (QUI in inglese). Sarà per questo che il Presidente della Repubblica islamica dell’Iran odia così tanto Internet e tutto ciò che vi ruote intorno!?
Le foto che documentano la contro-manifestazione organizzata dai sostenitori di Mahmud Ahmadinejad – contestato per aver vinto le elezioni iraniane contro il suo sfidante moderato, Mir Hossein Mousavi, probabilmente grazie a brogli elettorali – sono state modificate per far sembrare la folla più numerosa.
È proprio vero: i “dittattori” (Ahmadinejad in un certo senso lo è) non sanno giocare con lealtà e ad armi pari. Utilizzano soltanto la forza della violenza (verbale e fisica), della prepotenza, della censura e della mistificazione propagandistica della realtà.
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Digitale terrestre, quando i fatti diventano interpretazione

Ieri, in anticipo su tutte le altre capitali europee, Roma si è svegliata con la TV digitale. Due canali (RAI2 e Rete4) sono adesso visibili solo attraverso il decoder del digitale terrestre. Entro la fine dell’anno tutti i canali saranno visibili nel Lazio con il digitale terrestre (switch-off).
Oltre 4,5 milioni di persone, tra romani e cittadini di altri 166 Comuni del Lazio, sono stati coinvolti da questo evento che per alcuni è un importante passo verso la modernizzazione del Paese e per altri rappresenta solo uno spreco di denaro e di risorse (solitamente a seconda dell’orientamento politico).
Lo switch-over (questo è il termine tecnico) è, tuttavia, avvenuto con successo, salvo alcuni piccoli disagi che sono normali quando avviene una trasformazione di questo tipo su larga scala. Questi sono i fatti, ma veniamo all’informazione.
I nostri giornalisti hanno riportato la notizia non limitandosi a raccontare ciò che è accaduto, ma mischiandoci anche delle interpretazioni che risentono dell’orientamento politico. In particolare, mi hanno colpito due titoli: ilGiornale e laRepubblica.
La stessa notizie era così riportata su ilGiornale: Tv digitale, partenza senza scossoni. Lascia intendere che sì, ci sono stati dei piccoli inconvenienti ma che è stata roba da poco (nessun scossone).
Ecco, invece, il titolo de laRepubblica Roma: Digitale terrestre, debutto con disagi. Qui l’enfasi è sulle difficoltà e sugli inconvenienti.
Perché non limitarsi a dare semplicemente la notizia? Lo sforzo di Viola Giannoli de laRepubblica è stato quello di enfatizzare i lati negativi, quello di Marzio Fianese de ilGiornale è stato quello di minimizzare sugli inconvenienti.
Se avviene ciò su una notizia che, tutto sommato, non ha una così rilevanza politica e ideologica, figuriamoci cosa possono inventarsi i nostri titolisti quando si tratta di questioni più delicate.
Sul perché si è introdotto il digitale, sulle modalità operative, sull’effettivo vantaggio derivato dalla digitalizzazione dei canali televisivi si può discutere, ma sul fatto che adesso a Roma RAI2 e Rete4 non sono più visibili in analogico mi pare che siamo tutti d’accordo.
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Aumento dei biglietti dei treni, Ferrovie vs. Governo: nel mezzo sempre i viaggiatori!!! ;-)

Quante volte abbiamo sentito i pendolari lamentarsi del viaggio in treno o siamo stati vittime di disagi causati dalle pessime condizioni di un nostro viaggio ferroviario. I treni italiani, infatti, sono sempre più sporchi e vecchi, per di più non arrivano mai in orario.
E mentre le Ferrovie lanciano il nuovo orario pieno di allettanti di novità (con la speranza che funzionino davvero), inizia a diffondersi la voce che a breve ci saranno dei rincari sui biglietti che al momento non vengono venduti certo a prezzi stracciati.
Secondo l’amministratore delegato di Trenitalia (Mauro Moretti), infatti, il costo dei servizi ferroviari in Itali sarebbe troppo basso. Eppure i biglietti del treno hanno subito un aumento costante a cui, però, non è seguito un miglioramento dei servizi.
Una risposta a Moretti arriva dal viceministro dei Trasporti, il leghista Roberto Castelli, che ha affermato: “Finché non arrivano i treni nuovi non ci sarà nessun aumento perché la domanda è al 250% e quelli attuali sono sporchi e non puntuali”.
La questione sarebbe, insomma, questa: se non si aumentare il costo dei biglietti non si possono combattere i disservizi, ma finché nel sistema ferroviario ci sono delle inefficienze non è giustificabile un aumento del prezzo dei biglietti.
Le posizioni di Mauro Moretti e Roberto Castelli sono inconciliabili come possono esserlo quelle di un amministratore delegato chiamato a risanare i conti di un’azienda e di un uomo politico che deve cavalcare l’onda del consenso assecondando gli umori dei pendolari inferociti. Sembra un cane che si morde la coda.
Speriamo che da questa situazione se ne esca il prima possibile con una soluzione che avvantaggi quelli che fino a questo momento sono stati i più disagiati: pendolari e viaggiatori. Magari il nuovo orario su cui le Ferrovie hanno risposto molte aspettative potrà rappresentare la chiave di volta di questa complessa situazione…
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La Cina colonializza l’economia italiana. Oppure è il contrario!?

Quante volte abbiamo sentito i nostri politici e i nostri imprenditori lamentarsi della Cina che con i suoi prodotti contraffatti e di poco costo? L’impero asiatico riesce a rubare fette di mercato consistenti ai nostri produttori e ai nostri commercianti. Adesso è giunto forse il momento in cui la Cina si farà perdonare (QUI).
Pare, infatti, che “il governo cinese effettuerà una missione di acquisto a fine giugno in Italia per acquistare beni strumentali e prodotti italiani, in particolare energia e tecnologia“. Così ha detto Adolfo Urso, viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero.
Il governo italiano ha stilato una lista di oltre 300 aziende italiane interessate a vendere beni e prodotti a investitori cinesi. “La lista – ha detto Urso – è stata elaborata d’intesa con Ice, Confindustria, Confapi e diverse associazioni di categoria, da Ucimu a Federmacchine. Quasi la metà delle aziende presenti nella lista appartengono al settore dei macchinari, il resto ai comparti moda e arredo-casa, farmaceutica, agro-alimentare e alta e altissima tecnologia. La Cina dispone di molta liquidità, un forziere di oltre 100 miliardi di dollari. Risorse fresche pronte per essere investite in Europa. Fino ad ora a beneficiarne erano state Germania, Gran Bretagna e Svizzera“.
L’ultima campagna acquisti del governo cinese in Europa risale allo scorso febbraio e si concluse con una spesa di 13,5 miliardi di euro. Allora l’Italia rimase fuori, ma adesso dovremmo guadagnarci molto visto che tra gli investimenti è previsto addirittura anche un nuovo aeroporto in Sicilia costruito dalla compagnia cinese HNA.
La Cina vuole trasformare la Sicilia in una piattaforma per la logistica, un sistema integrato per smistare le merci provenienti dall’Asia e spedirle in Europa e in Africa. L’isola si trova, infatti, a metà strada tra i due continenti ed è l’ideale per un Paese che ha fatto dell’export il suo punto di forza.
Quello Sicilia-HNA non è l’unico accordo in arrivo, anche Genova otterrà benefici dallo shopping cinese in Italia. L’autorità portuale di Tianjin Est, grazie all’accordo firmato con l’Italia, farà di Genova un suo snodo commerciale importante.
L’allargamento cinese nel porto di Genova e il nuovo aeroporto siciliano non serviranno solo alla Cina per portare da questa parte del mondo i suoi prodotti, ma anche per far arrivare in Cina prodotti italiani. Nel 2008, ad esempio, l’export italiano in Cina è stato di 6,4 miliardi di euro, in crescita del 2,5% rispetto al 2007. L’Italia è il quinto Paese nella UE per flusso di investimenti diretti in Cina. I principali settori in cui operano le imprese italiane sono: autoveicoli, trasporti aerei e marittimi, idrocarburi, petrolchimica e ingegneria, aeronautico, telecomunicazioni, opere civili, farmaceutico e sanitario.
Insomma, adesso tutti hanno smesso di parlare male dei cinesi e dei loro prodotti che rovinano la nostra economia e ci si dimentica anche dei diritti negati in Tibet, della libertà di espressione che manca e di tutte le nefandezze che rigurdano la Cina. Ma si sà, quando ci sono di mezzo i soldi, tutto il resto non conta…
Elezioni europee, serve gente preparata e competente!!!

La campagna elettorale per le elezioni europee si è conclusa. Ognuno si sarà fatto la propria idea su chi votare. Gossip a parte, a dominare le tematiche politiche per quanto riguarda i nostri rappresentati europei sono state, però, solo tematiche nazionalistiche.
Anche le elezioni europee in Italia vengono presentate secondo la contrapposizione tra berlusconiani e antiberlusconiani. Poche sono state le proposte concrete che siano andate oltre le Alpi e al di là dei confini nazionali.
Eppure il Parlamento europeo, con tutti i suoi limiti, è un’istituzione importante che meriterebbe molta più attenzione rispetto a quella che ha in Italia dove le elezioni europee sono viste solo come un momento di verifica delle coalizioni e per misurare il consenso popolare.
E’ vero che il Parlamento della UE subisce la supremazia del Consiglio e della Commissione, ma è anche vero che esso rappresenta l’unico organismo dell’Unione Europea che supera le logiche nazionalistiche e che rappresenta veramente il popolo europeo.
La Commissione è un organo tecnico, il Consiglio è il luogo dove i singoli Paesi cercano di spuntarla sugli altri, il Parlamento rappresenta la sovranità sovrastatale europea. Nonostante la percezione che noi italiani ne abbiamo, quindi, l’influenza del Parlamento sulla politica di tutti gli Stati membri è rilevante. Un numero crescente di leggi europee deve passare dall’approvazione del Parlamento che, anche se dovrebbe acquistare maggiore potere, riesce a condizionare le decisioni politiche dei Governi nazionali.
Occorre, quindi, mandare a Strasburgo persone competenti e preparate che sappiano far valere la posizione italiana all’interno del Parlamento. In molti Paesi europei, ad esempio, si è formata una classe politica di euro-esperti, ma da noi non è così. Spesso i candidati italiani sono “scarti”, giovani inesperti da lanciare, persone da sistemare, gente a cui i segretari di partito non possono dire di no, pensionati della politica e così via. Tutte persone che sono quasi digiune di questioni europee e dei meccanismi che regolano l’Unione. La percezione in Italia è, infatti, questa: per quello che serve il Parlamento europeo va bene chiunque!
Ma il Parlamento europeo è una cosa seria, non va bene chiunque. A volte i nostri politici, per inesperienza o perché abituati ai meccanismi lenti ridondati italiani e non a quelli agili ed efficaci della UE (nel Parlamento europeo, ad esempio, non parla chiunque, ma solo chi ha dimostrato di avere specifiche competenze sul tema che si sta affrontando), fanno una pessima figura oppure non godono della visibilità che meriterebbero i rappresentanti di un Paese quale l’Italia (uno dei Paesi fondatori). Non a caso sono detenuti proprio dai i politici italiani i record di astensionismo e di proposte irrilevanti.
Allora, credo che - qualunque sia l’orientamento politico – domani e dopodomani ciascuno di noi debba fare un esame di coscienza e votare per un candidato che non sia solo di facciata o di cui non si capisca bene quali siano i suoi meriti specifici, bensì votare per persone esperte e competenti che sappiano gestire il loro ruolo con professionalità e con autorevolezza. Ne va del bene dell’Italia e dell’Europa intera che potrebbe avere un po’ più di italianità al suo interno.
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Ridurre i parlamentari? In realtà non lo vuole nessuno e forse non è nemmeno auspicabile!!!

Da qualche giorno un tema predominate nell’agenda politica e dei media è quello della riduzione dei parlamentari. Sul taglio pare che siano tutti d’accordo (ma non è così). Pd e Idv hanno presentato da tempo dei disegni di legge riguardanti la riduzione dei parlamentari; il Pdl e la Lega hanno questo tema nei propri programmi quasi dalla loro fondazione. Anche l’UDC è d’accordo.
Allora qual è il problema? Il problema è che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare… e che dietro agli slogan spesso non ci sono reali intenzioni.
Il Pd vuole strumentalizzare questo tema per contrastare ancora una volta l’avversario Berlusconi sfidandolo a duello in un campo di battaglia che, però, lui conosce bene e domina (i media). Il Pdl vuole usare questo tema per fare leva sugli elettori in vista delle elezioni europee.
Insomma, il numero dei parlamentari va ridotto, ma finché non si affronterà la questione con serietà non si concluderà nulla, come dimostra quello che è accaduto oggi al Senato (QUI).
Il nostro ordinamento giuridico nasce dopo la guerra. C’era stato il ventennio fascista, la seconda guerra mondiale e la resistenza partigiana. I membri dell’assemblea costituente si lasciavano alle spalle tutto questo e volevano che nulla di tutto ciò si ripetesse. Nacque così il nostro Parlamento con tutti i meccanismi di controllo, le procedure lente e burocratiche, due camere, regole e procedure rigide, ferree norme da rispettare e tutto il resto.
Prima di prendere una decisione, infatti, occorreva pensarci due volte e rifletterci bene. Per di più lo scenario culturale, economico e politico del tempo era molto più semplice e lineare di quanto lo sia oggi e tutto il mondo camminava più lentamente. Oggi le cose sono cambiate e le democrazie moderne hanno bisogno di apparati governativi snelli, veloci, efficienti che sappiano gestire in tempo reale la complessità della società e la velocità con cui si muove il mondo.
Per quanto mi riguarda, quindi, credo che sia necessario ridurre il numero dei parlamentari, ma prima si pone un altro problema che si presenterebbe in maniera ancora più marcata se ci fossero meno parlamentari: il modo in cui si eleggono.
In questo momento i nostri rappresentati vengono praticamente nominati dai segretari di partito ed è a loro che devono rispondere, non ai cittadini. Chi vota non sa nemmeno chi andrà a rappresentarlo. Se ci fosse un sistema elettorale a collegio uninominale, ad esempio, ogni cittadino potrebbe scegliere il proprio parlamentare allo stesso modo in cui oggi sceglie il proprio Sindaco. L’opinione pubblica locale potrebbe essere più informata su chi sono i candidati e le campagne elettorali tornerebbero a essere il momento in cui il candidato scende in piazza con la sua storia, la sua figura e le sue proposte. Ci metterebbe, insomma, la faccia!
Il Parlamentare, per essere rieletto, dovrebbe rendere conto del suo operato agli elettori della circoscrizione che, essendo relativamente pochi e concentrati n un territorio specifico, potrebbero esercitare un potere di controllo molto più grande di quello che hanno adesso (che è pari allo zero).
Tagliando il numero dei parlamentari e lasciando inalterato il sistema elettorale, si peggiorerebbero solo le cose: pochi uomini al comando (quini ancora più fedeli e ancora più “servili”) coordinati da un’élite molto ristretta (con i soliti nomi e le solite facce!).
Io credo che purtroppo nemmeno questa volta ci sarà l’auspicabile taglio di parlamentari. Se non si cambia sistema elettorale, però, forse è meglio così. Che ne pensate?
